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La Crisi delle Strutture Logiche del Discorso

Associazione Progetto Per La Sscuola

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"Qual è la percezione de sapere dal punto di vista dei giovani? La letteratura, la storia, la scienza richiederanno un'evoluzione dei linguaggi? Come mai la scuola italiana non è ancora in grado di valorizzare la creatività e l'intelligenza dei soggetti? Forse l'intelligenza intrapersonale potrebbe darci una mano? I nuovi media: come si collocano nei contesti di apprendimento attuali?" (Davide Suraci)

Pubblicato su TS il 20 Gennaio 2004
Vincenzo Fano, Alberto Mioni
(conduce Francesco Piero Franchi, Associazione Progetto per la Scuola)
Bologna, Emeroteca del Mulino

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La professoressa Rossella D’Alfonso, nella sua qualità di presidente dell’Associazione Progetto per la Scuola, apre questo nuovo ciclo di seminari ricordando i temi dibattuti nel ciclo del 2001 e in quello del 2002, entrambi in stretta continuità con quello che sta per iniziare. Curricolo delle competenze, nuclei fondanti, selezione dei contenuti, rifiuto dell’enciclopedismo, profili formativi individualizzati. Queste categorie concettuali oggi diffuse come coesistono con i diversi saperi disciplinari? Come viene messa in discussione l’identità epistemica delle discipline? Come si devono tradurre in materie dell’apprendimento?

Dopo avere cercato risposte a queste domande a partire dai saperi, riconsiderandone criticamente l’identità, attraverso il confronto impregiudicato di angoli visuali diversi, che mettessero in luce gli incroci possibili fra i domini linguistico-letterario, storiografico-antropologico e scientifico-epistemologico, R. D’Alfonso ricorda che a questo nuovo ciclo è stato affidato il compito di portare la riflessione su di un altro piano. Al centro della riflessione sarà la domanda: in quali condizioni apprendimento si trova oggi lo studente?

Il primo incontro ha affrontato dunque il tema della crisi delle strutture logiche del discorso.
Lo hanno introdotto il professor Vincenzo Fano (filosofo della scienza presso l’università di Urbino1) e il professor Andrea Mioni (linguista presso l’università di Padova).
Ha condotto il dibattito il professor Francesco Piero Franchi,docente di greco e latino al liceo Galvani di Bologna.

Il professor Franchi, nel presentare il tema dell’incontro, si interroga sulla portata dell’iniziativa definendo la questione da indagare: i nuovi media potrebbero aver trasformato il mezzo nel messaggio e aver modificato le strutture cognitive, soprattutto dei giovani?
Diffusione dell’intelligenza artificiale e pressione di quelle tradizioni culturali capaci di mantenersi, avvento di altre culture: ecco i soggetti che agiscono sullo sfondo di questo problema.


LA PROPOSTA DI VINCENZO FANO

Il professor Fano inizia il proprio esame soffermandosi prima di tutto sulle condizioni epistemologiche dell’apprendimento. C’è un rapporto biunivoco tra fondamento epistemologico della disciplina e sua didattica. Oggi dovremmo capire se, dal punto di vista degli adolescenti, le loro caratteristiche cognitive sono mutate.

Io - sostiene il relatore - vorrei affrontare tale questione limitandomi ad un solo problema, in genere scarsamente dibattuto. Lo studente secondario, quando incontra i saperi così come gli sono presentati dalla scuola (manuali ad es.), che impressione epistemologica ne ricava? Come si sente davanti ai fondamenti di questo sapere e alle loro immagini?

Per rispondere a questa domanda, ho fatto un rapido esame di alcuni manuali:
il primo esempio si riferisce ad un manuale di storia del triennio, un manuale considerato universalmente innovativo, il Desideri della casa editrice D’Anna. Esso presenta la storia come una ricerca scientifica incapace, però, di pervenire a risultati certi;
anche il manuale di letteratura italiana di Guido Armellini e di Adriano Colombo presenta un’immagine alquanto problematica della disciplina, iniziando così: “Non esiste una cosa chiamata letteratura. Esistono uomini e donne che scrivono libri, uomini e donne che li leggono. Nessuno però è riuscito a trovare criteri universalmente accettati che possano definire cos’è la letteratura” (la citazione è a memoria).

Non sfugge alla medesima impronta anche il terzo esempio, il manuale di filosofia, “Il testo filosofico”, B. Mondatori, curato da Cioffi e altri: “La filosofia è una forma di indagine razionale … e di essa è possibile discutere mostrando la transitorietà delle teorie filosofiche” (anche questa citazione è a memoria).

Non cambia l’approccio anche estendendo l’analisi ai manuali di discipline scientifiche. La fisica viene proposta non solo come un elenco di fatti, ma soprattutto come un’attività attraverso la quale gli uomini tentano di comprendere la natura del mondo fisico.

Fanno eccezione a questo quadro generale i manuali di matematica e di biologia:
nel campo della matematica l’identità della disciplina è presentata in modo molto più forte. Emma Castelnuovo (autrice di un manuale notissimo) afferma che gli studenti troveranno nel suo libro di testo la matematica, la matematica che risolve i grandi problemi;
i manuali di biologia danno un’immagine molto trionfalistica della disciplina, forse perché questa disciplina si può fregiare dei risultati straordinari delle scoperte biologiche dell’ultimo mezzo secolo.

Come reagisce il ragazzo davanti a queste immagini? Più che la ricchezza problematica della storia, della filosofia, della fisica, della letteratura egli coglie la loro fragilità, la loro debolezza nell’avanzare risposte certe. Nonostante la forte proposta che viene fatta della matematica, gli adolescenti non ne sono attratti e non riescono a coglierne l’utilità, l’importanza. Il campo è sovrastato dalla biologia. L’adolescente ne ricava che l’immagine del proprio sé è di carattere strettamente biologico. Non solo la scuola, ma anche tutti i soggetti che gestiscono l’informazione culturale accreditano questa idea.


Un bambino che proviene da una storia personale di certezze, proprio nel momento in cui ristruttura interamente la propria prospettiva logica e psicologica, si imbatte in un sapere di cui viene enfatizzata la fragilità. La reazione è la paura poiché è chiamato a passare da un insieme di solide condivisioni provenienti dal senso comune ad una dilatazione delle possibili risposte offertegli dai saperi.

La ricchezza problematica di questi saperi scatena profondo disagio anziché motivazione per la conoscenza. Ecco una delle cause per cui assistiamo ad un grande successo della new age che sa presentare le sue certezze in pillole.

In un mondo in cui i valori individualistici hanno una forte presa su di lui, questo modo di presentare i saperi non dà forza alla costruzione dell’identità individuale.

Io ritengo (prosegue Fano), confortato anche da altre autorevoli opinioni compresa quella di Alberto Mioni, che ci sia ragione di essere ottimisti, che i giovani siano portatori di una grande creatività. Il vero problema è capire perché questa creatività non si esprima a scuola.

Gardner, nel suo tesro Formae mentis, Feltrinelli, illustra la sua, ormai celeberrima, teoria delle intelligenze multiple riferendosi sia all’esistenza di una intelligenza personale sia all’esistenza di un’intelligenza interpersonale.

Ma come si può fare per valorizzare nella scuola tutte queste intelligenze? La scuola italiana, nella sua tradizione, non ha saputo valorizzare adeguatamente l’intelligenza personale, vale a dire la capacità di comprendere il proprio sé. Questa incomprensione mutila inevitabilmente la creatività individuale e mortifica molte potenziali risorse cognitive.

Più che mai, soprattutto nel mondo presente, sarebbe importante valorizzare l’intelligenza intrapersonale, poiché, in un mondo che propone un modello individualistico, ogni individuo dovrebbe essere aiutato a imparare quello che è in grado di fare.

Il dibattito sviluppatosi attorno alla prospettiva della riforma scolastica ha mostrato di comprendere l’importanza dell’intelligenza intrapersonale, ma sarebbe un grave limite trascurare il genere di intelligenza di cui si diceva prima: l’intelligenza interpersonale ha il grande merito, infatti, di mettere insieme la percezione fragile di sé con la fragilità degli altri, di mostrare che i punti di vista parziali non sono sempre indice di incapacità, ma sono costitutivi dell’individuo e di ogni sapere, e che dall’interazione e collaborazione di punti di vista nasce un sapere non onnisciente ma più forte perché condiviso.

E’ su questo incontro intersoggettivo che si fondano le speranze della presente e futura vita democratica. La vita activa va distinta tra l’azione dell’homo faber e l’azione etica, politica. Il pericolo della individualizzazione dei curricoli sta proprio qui: curare la costruzione del “fai da te” e trascurare la dimensione del rapporto con gli altri.


LA PROPOSTA DI ALBERTO MIONI

Al centro della riflessione del professor Mioni c’è il problema dell’apprendimento, più precisamente dell’apprendimento linguistico.

Come avviene in rapporto alle nuove strutture mediatiche? A proposito di ogni media Mioni ha voluto indicare, con una dovizia di esempi e citazioni impossibili da ricordare qui, la struttura comunicativa del media e come l’adolescente li riceve: che operazioni richiedono l’uso e la fruizione comunicativa di questi media? Come utilizzare correttamente ciò che offrono?

LA TELEVISIONE

Prevalenza dell’immagine, ricchezza degli stimoli, scarsa attenzione pedagogica: ecco le caratteristiche salienti dell’informazione televisiva. Nei telegiornali odierni, per es., tabelle e carte geografiche sono scomparse: quel che rimane è la parola “volante”.
La televisione, con tutte queste peculiarità, si impone come un media di grande autorevolezza in aperta contraddizione con il carisma famigliare o scolastico.
Questo vale anche per i film. Essi raccontano la letteratura a modo loro definiscono con imporne la loro visione.

NUOVI MEDIA

Essi ripropongono l’importanza della scrittura. Il personal computer incoraggia le competenze linguistiche di pianificare il discorso, di redigere testi, di gerarchizzare le parti del discorso. Inoltre, esso rafforza le competenze linguistiche grazie alla ’perfezionabilità’ del testo e alle abilità classificatorie.

Per quanto riguarda la redazione dei testi, il testo a computer è un’opera sempre aperta. Se fossi un romanziere, dice, sarei tentato di riscrivere sempre il testo. Questa plasmabilità testuale rischia di rendere obsoleta, con le conseguenze che si possono immaginare, la critica delle varianti, facendo decadere una delle principali attività della filologia. Ma non ci si può fermare qui. La restaurazione dell’uso della scrittura si è accentuata anche con le varie applicazioni di Internet a dimostrazione del fatto che la centralità della scrittura in rapporto alle nuove multimedialità non è un fenomeno transitorio o estrinseco. ‘Chattare’ in Internet, scrivere ‘messaggini’ (con figure, abbreviazioni ecc.): ecco altre forme emergenti di scrittura.

Ad un certo momento la centralità della scrittura sembrò minacciata dall’affermazione del carattere “interfacciale” dei sistemi operativi, in cui la grafica predominava. Ma la tendenza si è invertita. Negli ultimi anni, ad es., è tornata in auge la lettera che sembrava decisamente condannata a morte dal telefono.

In conclusione, sono da respingere le affermazioni apocalittiche sul destino della scrittura, ritenuta da molti alla fine dei suoi giorni a causa dello sviluppo dei linguaggi informatici e dai programmi di videoscrittura.

Ipertestualità e multimedialità, piuttosto, attendono di essere comprese nel loro significato profondo in riferimento alle modalità della loro fruizione: vario è il modo di fruirne.
La più meccanica delle fruizioni è l’inserimento in rete di un testo scritto. E’ una fruizione che non presenta caratteristiche multimediali né ipertestuali. Si tratta semplicemente di una trasposizione di un testo da un supporto cartaceo ad uno elettronico senza che questo trasferimento mobiliti competenze specifiche.

Diversi sono altri casi: distinguiamo tra media asincroni (forum) e media sincroni (chat line). Una chat line prevede testi brevissimi, simultaneità dello scambio comunicativo, prontezza sintetica. Il forum, in quanto media asincrono, invece presenta un sapere programmato, un testo pianificato, un testo lungo.

Tutte queste attività sono attività scritte, ma è la solita scrittura? Prima di tutto ci sono differenze semiotiche: la multimedialità, soprattutto nel caso del media sincrono, comporta un certo ritorno dell’oralità: scarsa aggettivazione, brevità. Ci sono anche differenze grafiche; nelle chat ci sono iconografia, logografia, grafia a rebus, grafie difettive come quelle delle lingue semitiche, abbreviazioni e sigle, innovazione lessicale.

C’è da allarmarsi? Non credo. Non siamo in presenza della morte della scrittura, ma di una sua trasformazione ancorché profonda. C’è da chiedersi, invece, se questi media concorrono positivamente o negativamente alla crescita personale dei bambini e degli adolescenti.

Il protagonista della propria crescita può essere solo lo studente stesso con l’aiuto dell’insegnante. La crescita non è però sempre facilitata da questi media. Da un punto di vista dell’acquisizione delle conoscenze essi fanno accedere ad una massa informativa non vagliata. Chiunque può scrivere su un sito delle sciocchezze su temi come l’anima, la morte ecc…

Da un punto di vista della maturazione personale e della socializzazione, questi media favoriscono spesso cattive socializzazioni e gli esempi sono innumerevoli. Ma la valutazione può essere capovolta se si pensa che questo contatto possiede una potenzialità estremamente positiva: offre aperture culturalmente molto ampie e diverse provincializzando il punto di vista dei “navigatori”.

(sintesi di Mario Pinotti, Associazione Progetto per la scuola e Istituto Storico Parri)

14 marzo 2003
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