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Diritto allo Studio e Integrazione.
Handicap-Integrazione-Scuola

 
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Pubblicato su TS il 10 Agosto 2007
Autrice: Lucia Scuteri

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Occorre prevenire l'emarginazione anche a partire dalla scuola.



Fino a pochi anni fa il riconoscimento della disabilità avveniva tramite diverse fasi (diagnosi neonatale, segnalazioni della famiglia o della scuola,ecc..). Non poche si sono rivelate le incertezze sui criteri per la valutazione del grado di invalidità. Attualmente alle commissioni delle aziende Usl è affidato il compito di accertare lo status di persona in situazione di handicap (legge n.104\92 art.4).

Nel 1980 L'OMS(Organizzazione Mondiale della Sanita') ha fornito a tutti i Paesi e a tutti gli operatori sociali e sanitari uno strumento comune per lo studio delle disabilità e per uniformare definizioni come "menomazione,disabilità e handicap".

Nel 1984 il Consiglio d'Europa ha classificato queste definizioni come segue:

"menomazione" è qualsiasi perdita di una funzione psicologica,fisiologica, o anatomica;
"disabilità" è la riduzione o perdita di capacità funzionali che seguono una menomazione;
"handicap" è lo svantaggio subito a causa della menomazione o della disabilità.

Ne consegue che l'handicap non puo' essere identificato con la disabilità, bensì col tipo di relazione che intercorre tra il soggetto disabile e il contesto economico-socio-culturale in cui vive.

Il Consiglio d'Europa ha definito l'anno 2003 "Anno europeo dei disabili".

La conseguenza diretta di questa scelta è stato un crescendo di attenzione verso questa tematica .
La terminologia stessa si è evoluta: handicappati, portatori di handicap, disabili, diversamente abili (legge 517\77).

Cio' ha spostato l'attenzione dagli aspetti di medicalizzazione , alla salute globale dell'uomo. Come lo slogan di Don Milani "I care" , curiamo nel senso di "prendiamo in carico", quindi "teniamoci" davvero a queste persone, nella loro interezza e nella loro diversità.

E' l'imperativo illuministico "curare e socializzare" di Cesare Beccaria che si deve riproporre in chiave moderna, globalizzata, in sintonia con i nuovi linguaggi , usati come strumenti di integrazione.

Una riflessione merita il neologismo coniato da Canevaro "diversabilità": non si intende focalizzare cio' che manca rispetto ad uno standard, cio' che non si riesce a fare, bensì il valore della diversità.

Oggi la grande sfida della scuola è la ricaduta sulla didattica di tutti, l'integrazione del "diverso".

La scuola è il luogo dove si deve attuare il diritto allo studio (art. 1, D.P.R. 249\1998).

La vecchia formula aveva carattere riduttivo: riconosceva ai piu' bravi il diritto di percorrere tutti i gradi dell'istruzione, anche se privi di mezzi economici, a tutti gli altri solo l'accesso alla scuola. Come recita la Costituzione, l'obiettivo da perseguire era l'abbattimeno degli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano l'eguaglianza dei cittadini nell'accesso all'istruzione superiore.

Al fine di offrire un diritto allo studio veramente per tutti occorre ancora:

-valorizzazione delle differenze che aumentano in proporzione alla maggiore scolarizzazione;
-offerta a ciascuno di strumenti idonei, varie opportunità e interventi diversificati per raggiungere un risultato;
-abbattimento della dispersione scolastica;
-raggiungimento del successo formativo e di una integrazione per tutti, veramente per tutti, piu' o meno capaci o "bravi".

Si è affrontata, quindi, la tematica del diritto allo studio, in termini nuovi.

Una prima risposta è contenuta nell'art.1 dello Statuto,dove la scuola è definita "comunità scolastica" e indica le finalità che la scuola deve perseguire: la crescita, la formazione e lo sviluppo della persona umana nella sua interezza. L'allievo cessa di essere considerato semplicemente come "fruitore di un servizio" e diventa "protagonista", in quanto partecipa attivamente nel suo stesso processo di apprendimento. Nella scuola nuova si promuove la democrazia partecipata e gli studenti hanno una rappresentanza negli organi collegiali.

Il fine ultimo della formazione umana e critica dei giovani (art.395 D.L.gs 297\94) è perseguito nella scuola moderna. In questa scuola il diritto allo studio significa far acquisire la consapevolezza di una propria identità personale e far conseguire un successo anche minimo ai soggetti in difficoltà. L'art. 2 del D.L.gs citato, infatti , riconosce come priorità "la crescita della persona umana in tutte le sue dimensioni".Questa è la scuola"di tutti e a misura di ciascuno" (art. 1 L. 53\2003).

La vera civiltà di una nazione si misura nell'attenzione che essa dedica alle persone in difficoltà e, come sosteneva Don Milani, "la vera giustizia si attua nel dare di piu' a chi ha piu' bisogno".

Sin dal momento della nascita non siamo tutti uguali e i nostri comportamenti sono diversi. Molti incontrano problemi nel loro sviluppo psicofisico. Il ruolo della scuola è appunto quello di mediare e di interpretare i bisogni di tutti gli studenti, proprio per attenuare il piu' possibile le situazioni svantaggiose di partenza .

Il passaggio da una scuola selettiva ad una scuola formativa è stato faticoso .Oggi, per corrispondere a un diritto primario di istruzione , si deve aiutare ciascuno a:

-utilizzare i codici preferiti;
-ricorrere a forme di conoscenza e di espressioni piu' adatte;
-estrinsecare in pieno le proprie potenzialità.

La sentenza n.215 della Corte costituzionale ha affermato il principio secondo cui ai soggetti portatori di handicap deve essere assicurata e non "facilitata" la frequenza presso le scuole superiori. Tale sentenza ha esteso il diritto di frequentare gli istituti superiori ai diversamente abili, fino ad allora ammessi solo nella scuola dell'obbligo.

L'art. 3 della Costituzione richiede, infatti , il superamento di tutte le discriminazioni, comprese quelle connesse alle condizioni personali e sociali, suscettibili di ostacolare il pieno sviluppo della personalità del cittadino .Cio' si puo' ottenere solo rapportando i meriti alla particolare condizione del soggetto,non misurandoli in base a criteri assoluti e predeterminati. I docenti sono invitati ad adottare iniziative ditattiche specifiche, quali le attività di integrazione e di recupero che assicurano una selezione di contenuti, ritmi piu' distesi, il concorso di operatori specialisti, fino a ridefinire un percorso individualizzato e personalizzato "su misura" del singolo.

Questo progetto educativo impegna tutti i docenti in un'azione didattica collegiale finalizzata ad estrinsecare tutte le potenzialità dei soggetti e incentivare le capacità operative relazionali presenti in ciascuno, anche se in forme e modi diversi e ridotti. Ogni persona ha diritto al successo formativo e devono essere fornite a ciascuno le condizioni piu' adeguate per raggiungerlo.

Questo principio è sancito dalla legge quadro per l'assistenza agli handicappati (legge n.104\92). L'art. 12 garantisce il diritto all'istruzione e all'educazione in ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie.

Il quadro normativo è coerente con la tesi della scuola intesa come comunità scolastica che accoglie, valorizza, educa, integra, sostiene , supporta e forma. Si otterrà non solo nelle carte, ma anche nella realtà ,se e quando nella comunità scolastica tutti i membri si relazioneranno nel reciproco rispetto e collaborazione: siamo chiamati a costruire un ambiente educativo ed efficace finalizzato all'apprendimento e alla formazione della persona umana. E' il senso socratico del termine "persona", quello a cui ci riferiamo, quella che contiene già in se' tutte le potenzialità che gli educatori "tireranno fuori", come vuole l'etimologia del termine e-ducere, senza distinzione culturale,ideologica e quale sia l'età o la particolare condizione del soggetto.




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