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Discrasia tra Istruzione e Formazione Professionale.

Associazione Insegnanti Chimici

[email protected] e [email protected]

 
Rilasciato alla redazione TS il 12 Febbraio 2002
Autori Proff.: Giuseppa Mauro (Pres. A.I.C.),
Mario Gottuso
(V.Pres. A.I.C.)

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In questi ultimi anni si è fatta una gran confusione sul significato di istruzione e formazione. In molti documenti governativi, leggi e accordi sindacali nazionali spesso è stato scisso il rapporto tra istruzione e formazione, senza darne nuove definizioni rispetto a quelle tradizionali.

Infatti “istruzione” (secondo quanto definito dal dizionario della lingua italiana “Garzanti”) sia per la scuola pubblica che privata, “…rappresenta il complesso delle cognizioni acquisite e le conoscenze che sono alla base della cultura…” (sapere); mentre per formazione si intende “…la progressiva acquisizione, attraverso lo studio e l’esperienza, di una fisionomia culturale o morale o anche di specifiche competenze…” (saper fare).

Pertanto, l’errore più grande che si continua a perpetrare è quello di scindere le due funzioni e i due ruoli che sono in realtà complementari. Infatti, l’insegnamento che è la loro base comune, può essere paragonato ad una nave e i due termini che lo qualificano alla relativa poppa e prua. La scissione di queste due parti causerebbe l’affondamento del natante; la loro stretta unione porta la nave a galleggiare e quindi a navigare. Istruzione eFormazione sono le due facce di una stessa medaglia;dunque non può esservi formazione senza istruzione e viceversa Facendo un ragionamento limite, con la sola formazione si rischierebbe di creare delle brave scimmie ammaestrate, con la sola istruzione si creerebbero dei tuttologi con nessuna capacità applicativa.( si saprà tutto ma non si saprà fare alcunchè).


Ciò che occorre precisare ai “Tanti” che si occupano di scuola, che i professionisti dell’insegnamento sono quelli che hanno conseguito “una abilitazione all’insegnamento” ed esercitano la professione!.

Tutto ciò viene continuamente ignorato sia dalle classi dominanti, sia dalle istituzioni (inclusi i vari organismi del Miur:leggasi Ministero della Istruzione, dell’Università e della Ricerca), sia dalle stesse Organizzazioni di Categoria, tra le quali quelli sindacali, che avrebbero dovuto tutelare meglio gli interessi dei docenti della scuola, spesso bistrattati sia sul piano professionale che su quello economico, dimenticando che con abnegazione e spirito di sacrificio non corrisposto, la grande maggioranza degli insegnanti della scuola pubblica, ai vari livelli ha garantito il funzionamento di una scuola culturalmente, strutturalmente e tecnicamente arretrata ed ostile ai propri operatori.

Ed ecco che di tanto in tanto assurgono i paladini rinnovatori della scuola sotto le vesti di valutatori eccelsi, ispettori integerrimi, formatori indiscutibili, infarciti di neologismi anglo/americani,che nella maggior parte dei casi non avendo mai conseguito una abilitazione all’insegnamento o fatto nella propria vita un’ora di lezione oppure lontani dalla cattedra chissà da quanti anni, hanno la pretesa di sapere tutto sulla scuola e di volerla cambiare senza tenere conto di coloro che vi operano e che ogni giorno si barcamenano tra mille difficoltà (didattiche, gerarchiche, organizzative, amministrative e sociali).

E’ chiaro che con il crescente sviluppo tecnologico e l’avvento della globalizzazione vanno tenute in debito conto le trasformazioni (anche quelle formative) in atto nella società e le strategie idonee per riuscire a governarle, affinché siano rivolte a migliorare le condizioni di vita dell’uomo e non rivolte contro l’uomo.




Il primo obiettivo di un insegnante responsabile è quello del continuo aggiornamento, che quasi sempre è autoaggiornamento, effettuato a proprie spese, per migliorare il dialogo educativo con i discenti e tenere il passo con i tempi. Ciò, anche se previsto contrattualmente, spesso non è attuato dallo Stato e dai suoi organi periferici. Inoltre, con l’autonomia scolastica, le risorse dei vari istituti sono diminuite di molto e di contro, spesso, lo spreco di denaro pubblico sacrifica quelle esigenze che potrebbero migliorare da un lato l’offerta formativa e l’aggiornamento professionale degli insegnanti e dall’altro poter disporre dei supporti tecnici necessari per effettuare strategie didattiche che tengano alto il livello di apprendimento dei discenti. Per tutto ciò mancano “i soldi”, ma, ad esempio, con Agenda 2000 quanti miliardi si bruceranno senza tenere in debito conto quanto precisato? Magari si realizzeranno corsi che non serviranno ad alcuno oppure che le statistiche pur dandoli vincenti creeranno al massimo o lavoro precario o temporaneo senza dare reali risposte alla disoccupazione.

Occorre utilizzare tutte le energie disponibili per potenziare e migliorare il nostro sistema formativo anche nella realizzazione dei corsi del FSE, utilizzando istituzionalmente le scuole pubbliche (come gli istituti tecnici e quelli di istruzione professionale), dotate nella maggior parte dei casi delle attrezzature e dei laboratori necessari allo svolgimento dei corsi di specializzazioni professionali.

Ormai è opinione diffusa che è importante saper fare molte cose per eventuali riconversioni professionali future, pertanto possedere più qualifiche, illusoriamente, induce a pensare che si possano aumentare le possibilità di opportunità lavorative. Invece, è necessario puntare sulla “qualità” della formazione e non sulla “quantità”.


Una buona società si costruisce giorno dopo giorno con una buona scuola, rigorosa, comprensiva e coerente. Una buona scuola si costruisce giorno dopo giorno dando i giusti meriti a chi vi opera e investendo su di essa in mezzi ed uomini. Se autonomia o libertà di insegnamento vuol dire che chiunque può fare scuola e insegnare al di fuori delle proprie competenze e delle regole professionali, allora vuol dire che siamo entrati in quella logica aberrante la cui conclusione è quella di poter fare a meno della SCUOLA e quindi della pur minima preparazione culturale, eventualmente colmabile con moderne tecniche multimediali (Internet, ecc.).


Facendo riferimento all’avviso pubblico n. 7 del 22/06/2001 dell’Assessorato Regionale del Lavoro, della Previdenza Sociale, della Formazione Professionale e dell’Emigrazione della Regione Sicilia, sui corsi di formazione cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo per gli anni 2000/2006, non ancora avviati, non entrando nel merito di alcuni punti contraddittori e discutibili del bando, ci si può soffermare su due aspetti: chi può insegnare e quanto si può guadagnare nei corsi FSE.

Iniziamo a dire subito che il bando prevede docenti interni ed esterni alla struttura che organizza i corsi. I docenti interni, necessariamente dipendenti dalla struttura, per le ore di lezione svolte avranno un massimale di riferimento della paga oraria di £. 165.000/h (¬ 85,22/h). I docenti esterni & sono divisi in tre fasce diverse in base alle caratteristiche e allesperienza professionale in relazione allarea di intervento; la fascia A richiede una esperienza decennale e comprende: docenti universitari, ricercatori (dirigenti di ricerca, primi ricercatori), dirigenti di azienda, imprenditori, esperti di settore, professionisti; la fascia B richiede un’esperienza triennale e comprende ricercatori universitari, esperti di settore, professionisti; la fascia “C” comprende altri docenti, anche neolaureati, esercitatori di pratica, operai specializzati; …”). Come si nota non c’è menzione o intendimento alcuno per gli insegnanti abilitati all’insegnamento della scuola secondaria, tranne che questi non siano inclusi nel termine“altri docenti” previsti per la fascia “C” !! ?? Si deve dedurre che non è previsto un loro coinvolgimento perché considerati docenti di istruzione e non di formazione ?.


I massimali economici di riferimento precisati nel bando sono: fascia A £. 165.000/h (¬ 85,22/h); fascia B £.110.000/h (¬ 56,81/h); fascia C £. 80.000/h (¬ 41,32/h). Per i codocenti interni e quelli esterni di fascia B, i massimali di riferimento sono £. 110.000/h (¬ 56,81/h) e di fascia C £. 80.000/h (¬ 41,33/h). Per i tutor interni ed esterni (laureati o diplomati ) £. 60.000/h (¬ 30,99/hUtilizzando questi dati e ricordando che un docente di ruolo nella scuola pubblica che ha una cattedra di 18 ore/sett guadagna mediamente, in base all’anzianità, £. 3.500.000/mese ca. lorde è facile calcolare che per un docente esterno impegnato per 18 ore/sett. nei corsi del FSE può guadagnare: di fascia alta “A” £. 11.880.000/mese ca. lorde; di fascia media “B” £. 7.900.000/mese ca. lorde e di fascia bassa“C” £. 5.760.000/mese ca. lorde). Ciò non è tutto, infatti spesso si verifica nella scuola pubblica una diversificazione delle paghe orarie per lezioni con analoghi contenuti a secondo dei progetti, dei corsi e delle risorse finanziarie assegnate in quelle determinate attività.


Inoltre, si precisa che gli estensori e gli ideatori di questi bandi discutibili che fanno quasi sempre riferimento ai docenti universitari, non hanno capito lo spirito della riforma universitaria.I corsi per le lauree brevi triennali sono essenzialmente di istruzione e non di formazione professionale. La formazione specialistica è rimandata al 4° e 5° anno di laurea oppure ai corsi post-lauream. Il percorso didattico dei saperi di base viene potenzato nelle scuole secondarie superiori (attuali licei ed istituti tecnici). Infatti nel processo di insegnamento/apprendimento a livello universitario, le discipline vengono nella grandissima maggioranza dei casi curate più per la quantità dei contenuti che per le strategie didattiche finalizzate a una migliore acquisizione dei concetti.


Pertanto è necessario difendere la dignità degli insegnanti e protestare contro questo stato di cose. E’ necessario ribellarsi contro quei burocrati e quei politici, picconatori dell’istruzione, che seduti nei loro scanni stanno contribuendo a sminuire e svendere il valore della scuola e il valore professionale degli insegnanti. Per meglio evidenziare questo concetto si può fare riferimento, tra i tanti, ad un comportamento ormai istituzionalizzato dell’Assessorato Regionale. della Sicilia. Quando si conclude un corso di formazione professionale, questo Assessorato, per la sua validazione e certificazione invia dopo mesi e mesi un funzionario non docente, da affiancare alla commissione esaminatrice per lo svolgimento degli esami finali (collaudo!). Sarebbe opportuno che qualcuno ci spiegasse il perché di tanto ritardo, da un lato non compatibile con le esigenze dei docenti che sono pagati con notevole ritardo e dall’altro con le esigenze degli allievi che devono sostenere gli esami dopo tanti mesi dalla conclusione del corso.

A tal uopo, l’Associazione Insegnanti Chimici (AIC) si propone di aprire una discussione su Internet al sito – WWW.infcom.it/aic - sia con gli insegnanti tutti che con le istituzioni e i vari enti e scuole chiamati in causa, ed inviare messaggi e-mail ai seguenti indirizzi: [email protected] e [email protected] .

La AIC, al di la del proprio specifico ruolo, potrà farsi portavoce nei riguardi del Ministero e dei vari enti interessati e delle Organizzazioni Sindacali di Categoria, delle problematiche e delle posizioni che saranno sviluppate ed assunte nel forum, alfine di poter contribuire al miglioramento della scuola e alla definizione di una riforma che valorizzi la professionalità dei docenti e garantisca quindi gli operatori della scuola e dell’utenza.


V. Presidente della A.I.C.

. Prof. Mario Gottuso


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