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Giovani e Dio: otto ragazzi italiani su dieci sono credenti

EURISPES

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"Ecco la versione integrale, a cura di EURISPES , del rapporto sullo stato delle convinzioni religiose dei giovani italiani. Per il documento in formato pdf, clicca su "Download Documento".

Pubblicato su TS il 22 Aprile 2004

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La stragrande maggioranza dei ragazzi italiani è credente. In particolare i bambini lo sono per l’81,9%, gli adolescenti per il 73,2%. Tra i piccoli appena il 5,1% afferma di essere ateo, mentre un bambino su dieci non ha ancora un’idea precisa al riguardo. Tra gli adolescenti invece, poco più di un ragazzo su dieci afferma di non credere in Dio, mentre il 15,6% non sa rispondere. E’ quanto emerge da un recente sondaggio Eurispes-Telefono Azzurro, contenuto nel Quarto Rapporto Nazionale sulla condizione dell’Infanzia e dell’adolescenza, condotto su un campione di ragazzi appartenenti alle fasce di età compresa tra 7-11 anni, e 12-19 anni. La rilevazione sul campo ha riguardato circa 84 scuole italiane di ogni ordine e grado, e ha interessato 5.076 bambini e 5.710 adolescenti.
La distribuzione dei dati rileva una maggiore presenza di credenti tra le bambine: l’84,7% contro l’81,2% dei bambini. Tra questi ultimi è maggiormente diffusa la percentuale di coloro che affermano di non essere credenti (il 6,4% contro il 3,7% delle intervistate) e gli “indecisi”.
La percentuale di bambini credenti, molto elevata in tutte le aree geografiche, assume un valore variabile dall’80,6% (Nord-Est) all’84,4% (Centro). Sopra la media anche la quota di bambini che affermano di essere credenti nel Nord-Ovest (83,3%). Le Isole si collocano in posizione mediana (i bambini credenti costituiscono l’81,5% del complesso), seguite dal Sud (80,8%). Le regioni del Nord-Est e del Sud si distinguono anche per una maggiore presenza di “indecisi” rispetto al sentimento religioso, pari rispettivamente al 10,8% e al 10,9%, contro una media nazionale del 9,9%.
Anche la pratica religiosa risulta essere molto diffusa. La frequenza in chiesa o in altri luoghi di culto interessa infatti poco meno di nove bambini su dieci. Nello specifico, il 46% degli intervistati si reca in chiesa con cadenza settimanale; una percentuale lievemente minore, il 43,3%, lo fa qualche volta. Nel complesso, la mancata frequenza ai luoghi di culto interessa una piccola minoranza di bambini: il 7,6% del campione.
L’indagine rileva come tra le bambine vi sia non solo una maggiore diffusione del sentimento religioso ma anche della pratica religiosa. Appena il 5,9% delle intervistate afferma di non recarsi mai in chiesa, contro il 9,3% dei maschietti. Nel complesso, il 92,2% delle intervistate frequenta i luoghi di culto qualche volta o tutte le settimane, contro l’88,5% dei coetanei di sesso maschile.
Inoltre, la maggioranza di chi frequenta i luoghi di culto tra i bambini lo fa solo qualche volta. Tra le bambine praticanti prevalgono, al contrario, coloro che si recano in chiesa tutte le settimane (il 50,2% contro il 42% di chi frequenta il luogo di culto solo qualche volta).
La pratica religiosa è maggiormente diffusa tra i bambini delle regioni meridionali. È possibile osservare, infatti, come la percentuale di coloro che affermano di recarsi in chiesa qualche volta o tutte le settimane raggiunge, nel complesso, il 91% nelle Isole e il 92,1% al Sud mentre registra il valore più basso al Centro (86,7%).
Da evidenziare, inoltre, come sia al Sud che nelle Isole la percentuale di coloro che frequentano i luoghi di culto ogni settimana supera, contrariamente a quanto avviene nelle altre aree geografiche, quella dei frequentatori occasionali, che si recano in chiesa solo qualche volta.
Il Centro, seguito dal Nord-Ovest e dal Nord-Est, si distingue per una più elevata presenza di non praticanti: sono l’11% del complesso, contro una media del 7,6%.
Per quanto concerne la frequentazione dei luoghi di culto, è possibile osservare come le motivazioni ad essa sottese non siano sempre legate al sentimento di fede. Sebbene infatti il 42,2% dei bambini dichiari di andare in chiesa perché deve ricevere un sacramento e il 22,8% perché lo trova piacevole, per il 19,2% il recarsi in chiesa costituisce l’assolvimento di un dovere o, più di rado, un’occasione di incontro con gli amici. Nello specifico, il 5% lo fa per accontentare i propri genitori, il 12,5% “perché si usa così”, mentre l’1,7% dei bambini si reca in chiesa perché ci vanno gli amici e il 10,4% per altre ragioni.
Come prevedibile, data l’età degli intervistati, i bambini di entrambi i sessi frequentano la chiesa, nella maggior parte dei casi (oltre il 40%), perché devono ricevere un sacramento. Relativamente alle altre motivazioni, è possibile evidenziare alcune differenze. In particolare, è più diffusa tra le bambine l’idea della chiesa come luogo in cui trascorrere il tempo piacevolmente (“vado in chiesa perché mi piace”), espressa dal 23,3% delle intervistate (contro un dato maschile del 21,7%).
Ragioni di socializzazione o legate all’assolvimento di un dovere caratterizzano, al contrario, più gli intervistati di sesso maschile. Nello specifico, il 2,3% dei bambini, contro l’1,1% delle bambine, afferma di recarsi in chiesa per incontrare gli amici; il 5,8% per far contenti i genitori e il 13,4% “perché si usa così” (forniscono queste motivazioni rispettivamente il 3,9% e l’11,6% delle bambine).
I bambini meridionali si distinguono rispetto agli altri anche in relazione alle motivazioni legate alla frequentazione dei luoghi di culto. Rispondono infatti di recarsi in chiesa perché è piacevole il 29,4% dei bambini del Sud e il 27,3% di quelli isolani, contro una media del 22,8%; tra gli intervistati delle Isole si registra inoltre una percentuale particolarmente elevata di motivazioni legate al dover ricevere un sacramento (46,2%), il che contribuirebbe a spiegare l’elevata percentuale di praticanti assidui riscontrati in questa area geografica.
Ragioni estranee al sentimento religioso caratterizzano maggiormente i bambini del Centro-Nord. Nello specifico, è possibile osservare come il 7,9% degli intervistati del Nord-Est e il 7% di quelli del Nord-Ovest affermino di andare in chiesa per far contenti i genitori (contro una media nazionale del 5%), mentre l’assolvimento di un senso comune (“si usa così”) è la motivazione fornita da una percentuale di bambini superiore alla media sia al Nord-Est (15,9%) che al Centro (13,2% contro un dato nazionale del 12,5%).
Per quanto riguarda gli adolescenti l’indagine rileva che la fede risulta più diffusa tra le ragazze: il 76,4% delle adolescenti è credente, contro il 71,1% dei coetanei di sesso maschile. Gli atei rappresentano il 12,2% degli intervistati e il 7,6% delle intervistate.
Il sentimento religioso è sensibilmente più diffuso tra gli adolescenti più giovani, di età compresa tra i 12 e i 14 anni, tra i quali la percentuale di credenti è pari all’80,6%. In corrispondenza della fascia d’età 15-19 anni si registra infatti un crollo della fede: il sentimento religioso è avvertito dal 67,3% dei ragazzi. Tra gli adolescenti più grandi si rileva inoltre una maggiore presenza di indecisi: il 18,7% del campione fra i 15 ed i 19 anni, contro il 12,5% registrato nella classe d’età 12-14 anni.
La pratica religiosa coinvolge circa otto adolescenti su dieci. Come rilevato in relazione al sentimento religioso, nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza anche la frequentazione dei luoghi di culto registra una caduta d’interesse (i praticanti diminuiscono del 10%).
Nello specifico, la percentuale degli adolescenti che affermano di non frequentare i luoghi di culto è pari al 18,3% del campione. La maggioranza degli intervistati (il 52,9%) afferma di recarsi in chiesa solo qualche volta, mentre appena il 27,5% pratica con regolarità.
Lo scorporo dei dati per il sesso dell’intervistato rileva come tra le ragazze vi sia non solo una maggiore diffusione del sentimento religioso, ma anche della pratica religiosa. Nel complesso, ben l’88,4% delle intervistate si reca in chiesa qualche volta o con regolarità, contro il 77,4% dei coetanei.
Appare opportuno evidenziare, inoltre, come anche in relazione alla frequentazione dei luoghi di culto, l’indagine rilevi tra le ragazze una maggiore percentuale di praticanti assidui: il 31,1% delle intervistate si reca in chiesa con regolarità, contro il 24,5% dei ragazzi.
Alla caduta della fede, si accompagna, nei ragazzi più grandi, l’allontanamento dai luoghi di culto. Infatti, ben il 23,8% degli intervistati di età compresa tra i 15 e i 19 anni afferma di non recarsi mai in chiesa, contro l’11,7% dei giovanissimi.
Gli intervistati di età compresa tra i 12 e i 14 anni si distinguono per una maggiore presenza di praticanti assidui: il 34,9% del campione, contro il 20,9% rilevato per i ragazzi più grandi. Nel complesso, la percentuale di chi si reca in chiesa o in altri luoghi di culto qualche volta o con regolarità ammonta all’87,4% in relazione alla classe d’età più giovane, mentre scende al 75,2% tra gli adolescenti più grandi.
L’indagine ha rilevato come non sempre la pratica religiosa sia legata al sentimento di fede. Una percentuale piuttosto elevata di adolescenti (il 30,8%) motiva la frequentazione dei luoghi di culto con ragioni estranee al sentimento religioso: nello specifico, il 16,8% degli intervistati afferma di recarsi in chiesa perché si usa così, il 10,7% per far contenti i genitori, il 3,3% per incontrare gli amici.
Il recarsi in chiesa è invece fortemente legato al sentimento religioso per il 15,1% degli adolescenti, che affermano di cercare nei luoghi di culto un contatto più profondo con Dio. Circa la metà degli intervistati risponde di recarsi in chiesa per ricevere un sacramento (25,2%) o perché individua nel luogo di culto un posto in cui trascorrere il tempo piacevolmente (24,4%).
Lo scorporo delle risposte in base al sesso dell’intervistato rileva come siano soprattutto i ragazzi (il 29,6%, contro il 25,1% delle ragazze) a motivare la frequentazione dei luoghi di culto con ragioni estranee al sentimento religioso (perché si usa così o per far contenti i miei genitori). Le ragazze, al contrario, rispondono più frequentemente di recarsi in chiesa per piacere (nel 27,7% dei casi contro il 21,2% del dato maschile) o per avere un contatto più profondo con Dio (15,3% contro il 14,8%). Il 26,4% dei ragazzi e il 24,3% delle ragazze vanno in chiesa perché devono ricevere un sacramento.
Dalla distribuzione delle risposte per classe d’età emergono differenze significative. Prevedibilmente, la percentuale di giovanissimi che frequentano i luoghi di culto per ricevere un sacramento è più che doppia rispetto a quella rilevata per i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 19 anni (33,9% contro il 15,4%).
Tra questi ultimi è più diffusa l’idea della chiesa come luogo in cui trascorrere il tempo piacevolmente (26% contro il 22,7% degli intervistati più giovani) o in cui ricercare un contatto più profondo con Dio (19,3% contro l’11,4%).
È inoltre possibile osservare come per una percentuale significativa di intervistati, anche e soprattutto per i ragazzi più grandi, la pratica religiosa sia scarsamente legata a motivazioni religiose. Il 29,9% degli adolescenti più grandi ed il 25,3% dei giovanissimi affermano di frequentare i luoghi di culto per far contenti i genitori o perché si usa così. Ragioni legate alla socializzazione sono infine addotte dal 3,8% dei ragazzi più giovani e dal 2,8% di quelli più grandi.
Il rapporto che gli adolescenti hanno con la religione è piuttosto eterogeneo, complesso, difficilmente riconducibile ad una relazione lineare, come emerge dall’incrocio tra sentimento di fede e pratica religiosa.
Sebbene la stragrande maggioranza dei credenti si rechi in chiesa qualche volta (56,5%) o con regolarità (35%), è possibile osservare come per alcuni di essi (l’8,2%) l’atto di fede sia scisso o indipendente dalla frequentazione dei luoghi di culto. Appare opportuno evidenziare, inoltre, come benché tra i non credenti la percentuale di non praticanti superi il 70%, il 23,5% di essi afferma di recarsi in chiesa qualche volta e il 4,3% con regolarità.
Il rapporto con i luoghi di culto è significativo per circa i 2/3 dei cosiddetti “indecisi”; i frequentatori assidui, tuttavia, costituiscono una piccola minoranza (il 9,1%).


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