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Gli Italiani e la Chiesa: tra Fedeltà e Disobbedienza.
EURISPES

http://www.eurispes.it

 
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Pubblicato su TS il 17 Gennaio 2005
Autori: EURISPES.

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Negli anni Sessanta e Settanta i sociologi discutevano di “morte delle Chiese” e il tema della crisi della religione caratterizzava il pensiero dell’epoca a tal punto che alcuni presagirono addirittura la sua estinzione. Già molto tempo prima Auguste Comte, il padre del positivismo, formulò la legge dei tre stadi attraversati dall’umanità: lo stadio teologico, lo stadio metafisico e lo stadio positivo. Quest’ultimo avrebbe – secondo il filosofo – caratterizzato la società industriale e soppiantato qualsiasi forma religiosa.

Invece il sondaggio dell’Eurispes offre l’immagine di una società moderna in cui l’uomo, nonostante viva in una realtà industrializzata, continua ad esprimere il suo bisogno di religione: infatti si dichiarano cattolici credenti l’87,8% degli intervistati. Un dato in crescita di 8 punti percentuali rispetto al sondaggio effettuato dall’Eurispes quindici anni fa.

Si registrano però delle incongruenze sul piano della osservanza dei precetti religiosi e morali: se è vero che la gran parte degli interpellati afferma di essere cattolica, è vero pure che soltanto il 30,6% di essi osserva l’impegno cardine di ogni credente, ossia quello della partecipazione alla messa domenicale. Allo stesso modo è contraddittorio dichiararsi cattolico e poi non credere nei miracoli, che invece lo stesso Vangelo considera “segni” evidenti della presenza di Cristo.

Si delinea, dunque, una crisi non della religione, ma della religiosità: la gran parte si dichiara credente, ma solo un terzo di essi circa è praticante. Si profila l’immagine di una religione “vacillante”, lontana dall’idea di un rilancio religioso autentico, in grado di fare del cattolico una forza individuale e collettiva capace di immettere nella società nuovi valori e di farli diventare veramente egemoni.

Si tratta di una religione del “fai-da-te”, che continua ad interessare molte persone ma che non incide sulle scelte e sugli orientamenti culturali, politici e sociali: un credere senza appartenenza. Essa si costruisce su misura, come se si trattasse di un puzzle i cui pezzi vengono scelti all’interno delle molteplici religioni del mondo contemporaneo.

È in questo contesto che si inseriscono i nuovi movimenti religiosi in grado di rispondere ai bisogni individuali e che, senza alcuna pretesa etico-sociale, mirano a soddisfare le esigenze della vita privata.



Tabella 1


Lei è cattolico credente?

Anno 2006

Valori percentuali


Lei è cattolico credente?

%

87,8

No

12,2

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Al crescere dell’età aumenta la percentuale di coloro i quali si dichiarano cattolici credenti: se i giovani tra i 18 e i 24 anni credono nel 71,6% dei casi, tra gli ultrassesantacinquenni la percentuale raggiunge il 96,2%.


Tabella 2


Lei è cattolico credente? Per classi di età

Anno 2006

Valori percentuali


Lei è cattolico credente?

Classi di età

Dai 18 ai 24 anni

Dai 25 ai 34 anni

Dai 35 ai 44 anni

Dai 45 ai 64 anni

65 anni e oltre

71,6

83,3

88,2

89,5

96,2

No

28,4

16,7

11,8

10,5

3,8

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


I risultati non evidenziano significative differenze di genere: tuttavia fra le femmine (89,4%) è leggermente più elevata che fra i maschi (86%) la quota di chi si dichiara cattolico credente.


Tabella 3


Lei è cattolico credente? Per sesso

Anno 2006

Valori percentuali


Lei è cattolico credente?

Sesso

Maschio

Femmina

86,0

89,4

No

13,8

10,4

Non sa

0,2

0,2

Totale

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.

Anche le differenze tra le diverse macro-aree geografiche del Paese sono scarsamente rilevanti. La quota più alta dei cattolici si riscontra nelle regioni del Centro (90,5%), la più bassa in quelle del Nord-Ovest (86,7%); nessuna area geografica si allontana, però, in modo consistente dalla media.


Tabella 4


Lei è cattolico credente? Per area geografica

Anno 2006

Valori percentuali


Lei è cattolico credente?

Area geografica

Nord-Est

Nord-Ovest

Centro

Sud

Isole

86,9

86,7

90,5

87,7

86,9

No

12,4

13,3

9,5

12,3

13,1

Non sa

0,7

0,0

0,0

0,0

0,0

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Il confronto delle risposte fornite da coloro che sono in possesso dei diversi titoli di studio evidenzia che ad un titolo di studio più elevato corrisponde una quota inferiore di cattolici credenti.

Il numero maggiore di credenti si riscontra, invece, fra chi non ha alcun titolo di studio o possiede la licenza elementare (97,2%) e tra coloro i quali sono in possesso della licenza media (93,2%). Al contrario, tra i laureati si riduce notevolmente la percentuale dei cattolici credenti: si dichiarano tali circa tre intervistati su quattro (73,5%).


Tabella 5


Lei è cattolico credente? Per titolo di studio

Anno 2006

Valori percentuali


Lei è cattolico credente?

Titolo di studio

Nessuno e Licenza elementare

Licenza media

Diploma di maturità

Laurea/master

97,2

93,2

85,8

73,5

No

2,8

6,5

14,2

25,9

Non sa

0,0

0,3

0,0

0,6

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Esiste una evidente correlazione tra area politica di riferimento e fede. Gli intervistati che si sentono rappresentati dai partiti di destra sono assolutamente determinati nel ritenersi cattolici credenti nella quasi totalità dei casi (99%). La percentuale diminuisce, leggermente, tra gli elettori del centro-destra (93,1%) e del centro (91,7%) fino a ridursi al 61,7% fra i sostenitori della sinistra.


Tabella 6


Lei è cattolico credente? Per area politica di appartenenza

Anno 2006

Valori percentuali


Lei è cattolico credente?

Area politica di appartenenza

Sinistra

Centro- sinistra

Centro

Centro-destra

Destra

Non sa/Non risponde

61,7

88,8

91,7

93,1

99,0

92,6

No

38,3

10,7

8,3

6,9

1,0

7,4

Non sa

0,0

0,5

0,0

0,0

0,0

0,0

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Tra le persone che in Italia affermano di essere cattoliche, molto meno della metà osserva la dottrina religiosa partecipando regolarmente alla messa domenicale. Esiste infatti una evidente incongruenza tra la percentuale di coloro che si definiscono cattolici credenti, l’87,8%, ed il 36,8% che adempie al dovere cristiano di andare in Chiesa.

Questo scarto rivela un atteggiamento superficiale da parte del cattolico che con estrema facilità si dichiara credente, ma che nella realtà stenta ad osservare i precetti che la religione prescrive. Quella cattolica si potrebbe così definire una comunità di fedeli che in totale anarchia costruisce ad personam la propria fede.

Eppure la partecipazione alla messa domenicale dovrebbe essere l’impegno cardine per il cattolico. Anche il Congresso Eucaristico Nazionale del maggio scorso ha posto come tema centrale quello della messa e il suo titolo è stato proprio: «senza la domenica non possiamo vivere».

Le risposte fornite alla domanda circa la frequenza di partecipazione alla Messa, permettono di tracciare quattro tipologie distinte di cattolici. La prima che potremmo definire dei cattolici a corrente continua interessa quel 36,8% “in regola” con il precetto cristiano e che afferma di partecipare alla Messa ogni domenica (30,6%) o anche più volte alla settimana (6,2%).

Della seconda tipologia fanno parte i cattolici a corrente alternata, quelli cioè che si recano in Chiesa a domeniche alterne: fa parte di questa categoria il 23,7% del campione che afferma di partecipare alla Messa una o due volte al mese.

Ci sono poi i precettati del Natale e della Pasqua: il 29,8% degli intervistati risponde infatti di seguire la Messa soltanto in occasione delle principali festività religiose, come il Natale o la Pasqua, le feste religiose della cristianità.

Infine trovano posto i cattolici delle quattro ruote (8,1%), quelli cioè che vanno in Chiesa tre volte durante tutta la vita: in occasione del battesimo, del matrimonio e del funerale. Con una caratteristica in comune: in tutti e tre i casi vengono accompagnati in automobile.


Tabella 7


Con quale frequenza partecipa alla Santa Messa?

Anno 2006

Valori percentuali


Con quale frequenza partecipa alla Santa Messa?

%

Più volte alla settimana

6,2

Tutte le domeniche

30,6

1-2 volte al mese

23,7

In occasione delle principali festività religiose (Natale, Pasqua, ecc.)

29,8

Mai

8,1

Non sa/non risponde

1,6

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


La distribuzione del dato per classi di età individua nella fascia 25-34 anni (22,4%) la percentuale minore dei soggetti che partecipano alla messa tutte le domeniche e che invece preferiscono recarsi in Chiesa in occasione delle principali festività religiose (37,1%).

La quota più alta dei soggetti che si recano in Chiesa appartiene invece alla fascia d’età 65 anni ed oltre (37,7%); essi rientrerebbero inoltre nella fascia dei maggiori frequentatori delle messe infrasettimanali (12,3%).

Contrariamente a quel che si può pensare, i giovani esprimono un forte desiderio di religiosità: lo hanno dimostrato la notte del 2 aprile 2005 quando in migliaia si sono recati in Piazza S. Pietro per la veglia notturna a Papa Giovanni Paolo II. Così come lo hanno manifestato recandosi in migliaia (oltre 100mila solo gli italiani) a Colonia lo scorso mese di agosto, in occasione della giornata mondiale della gioventù.

Non stupisce quindi che la percentuale dei ragazzi che affermano di partecipare alla messa domenicale sia di gran lunga superiore a quella dei soggetti più grandi d’età: si reca alla messa tutte le domeniche il 30,8% degli intervistati che hanno tra i 18 e i 24 anni d’età, a fronte del 22,4% e del 28,5% dei soggetti intervistati appartenenti rispettivamente alle fascia d’età 25-34 e 35-44 anni.


Tabella 8


Con quale frequenza partecipa alla Santa Messa? Per classi di età

Anno 2006

Valori percentuali


Con quale frequenza partecipa alla Santa Messa?

Classi di età

Dai 18 ai 24 anni

Dai 25 ai 34 anni

Dai 35 ai 44 anni

Dai 45 ai 64 anni

65 anni e oltre

Più volte alla settimana

3,8

2,4

2,9

6,1

12,3

Tutte le domeniche

30,8

22,4

28,5

31,1

37,7

1-2 volte al mese

20,5

27,1

28,5

24,9

17,1

In occasione delle principali festività religiose (Natale, Pasqua, ecc.)

28,2

37,1

30,8

27,6

26,8

Mai

15,4

10,0

6,4

8,9

4,4

Non sa/non risponde

1,3

1,0

2,9

1,4

1,7

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


La motivazione principale che spinge i fedeli a recarsi in Chiesa è la preghiera: la pensano così tre intervistati su quattro (76,2%). Il 16,4% del campione va in Chiesa solamente in ossequio alla tradizione familiare e un 14% che ne avverte la necessità per trovare la “forza” nei momenti più difficili della vita. Poco significative le percentuali dei credenti che frequentano la Chiesa per chiedere una grazia (1,7%), per socializzare (1,8%) o per ringraziare di un dono ricevuto da Dio (5,9%).


Tabella 9


Per quale motivo si reca in Chiesa?

Anno 2006

Valori percentuali


Per quale motivo si reca in Chiesa?

%

Per chiedere una grazia

1,7

Per ringraziare di un dono ricevuto

5,9

Per trovare la “forza” nei momenti dolorosi

14,0

Per pregare

76,2

Per socializzare

1,8

Per tradizione familiare

16,4

Altro

1,8

Non sa/non risponde

0,8

Fonte: Eurispes - Korus.


Benché in entrambi i sessi la preghiera risulta essere la motivazione principale, fra le femmine (77,4%) questo bisogno risulta più diffuso che fra i maschi (74,7%); questi ultimi manifestano più delle donne un legame con la Chiesa per tradizione familiare (18,9% contro il 14,4% del dato femminile).

Rispetto agli uomini, le donne avvertono maggiormente la necessità di recarsi in Chiesa per trovare la “forza” nei momenti dolorosi (16,1% a fronte dell’11,5% del dato maschile) e per ringraziare di un dono ricevuto (7,4% contro il 4,1% dei maschi).


Tabella 10


Per quale motivo si reca in Chiesa? Per sesso

Anno 2006

Valori percentuali


Per quale motivo si reca in Chiesa?

Sesso

Maschio

Femmina

Per chiedere una grazia

2,3

1,3

Per ringraziare di un dono ricevuto

4,1

7,4

Per trovare la “forza” nei momenti dolorosi

11,5

16,1

Per pregare

74,7

77,4

Per socializzare

2,8

1,1

Per tradizione familiare

18,9

14,4

Altro

1,5

2,1

Non sa/non risponde

0,6

1,0

Fonte: Eurispes - Korus.


I miracoli rappresentano quegli eventi straordinari e positivi che avvengono al di fuori delle leggi naturali, per intervento soprannaturale o divino. Nello stesso Vangelo i miracoli sono il “segno” di Cristo e un richiamo per gli uomini alla “grandezza” del Signore: pertanto il fedele dovrebbe credere nei miracoli.

Invece i risultati del sondaggio registrano una incoerenza di fondo: rispetto all’87,8% dei cattolici solo il 54,3% afferma di crederci, sono assolutamente increduli il 37,2% degli intervistati.


Tabella 11


Crede nei miracoli?

Anno 2006

Valori percentuali


Crede nei miracoli?

%

54,3

No

37,2

Non sa/non risponde

8,5

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Come prevedibile, lo scetticismo nei confronti dei miracoli è decisamente più diffuso tra i non credenti: 81,4% contro il 31,1% dei cattolici. Si conferma tuttavia la scarsa fede nell’evento soprannaturale tra gli intervistati che si dichiarano cattolici (crede nei miracoli il 59,5% dei credenti).


Tabella 12


Crede nei miracoli?

Lei è cattolico credente?

Anno 2006

Valori percentuali


Crede nei miracoli?

Cattolico credente

No

59,5

16,3

No

31,1

81,4

Non sa/non risponde

9,4

2,3

Totale

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


La domanda seguente intende capire perché il 37,2% del campione non crede ai miracoli.

Quasi un intervistato su due (48,9%) giustifica il proprio scetticismo dichiarando che si tratta di eventi naturali, che non hanno ancora trovato una spiegazione scientifica.

Il 28,8% invece nega qualsiasi forma di fenomeno sovrannaturale; in particolare il 18,6% li considera semplici suggestioni ed il restante 9,6% risponde che gli eventi sovrannaturali non esistono.

Molto alta la percentuale (20,7%) del campione che non ha saputo fornire una risposta a riguardo.

Questo atteggiamento rinforza il sentimento di fiducia positivistica nella scienza che fa da contraltare all’interpretazione del miracolo come espressione della fede tout court.


Tabella 13


In questo caso, come spiega un evento sovrannaturale?

Anno 2006

Valori percentuali


In questo caso, come spiega un evento sovrannaturale?

%

Non esistono eventi sovrannaturali

9,6

Si tratta solo di suggestioni

18,6

Si tratta di eventi naturali non ancora spiegabili scientificamente

48,9

Altro

0,6

Non sa

20,7

Non risponde

1,6

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Sui problemi di natura etica, quali ad esempio l’aborto o l’eutanasia, si nota la distanza che separa la sensibilità comune, sia laica che cattolica, dall’insegnamento ufficiale della Chiesa.

Per scoprire in che modo i cittadini considerano il rapporto etica-religione, è stato chiesto agli intervistati di indicare in quale misura – secondo loro – la Chiesa interviene su tali tematiche.

Dai risultati del sondaggio emerge una opinione pubblica che si può definire dei due mezzi: da una parte si schierano quelli che vorrebbero che la Chiesa non interferisse più del dovuto sulle problematiche etiche (42,5%), dall’altra c’è una opinione pubblica più tollerante (41,6%) che considera opportune le ingerenze della Chiesa su queste problematiche. Con molta probabilità si tratta di quella parte dell’opinione pubblica che, dopo la caduta delle ideologie, in un clima di assoluta sfiducia nella attuale classe dirigente, tollera che l’istituzione ecclesiastica svolga un ruolo di supplenza sui problemi posti dalla bioetica.

Solo una esigua minoranza (9,9%), invece, richiede un intervento maggiore dell’istituzione ecclesiastica.


Tabella 14


Secondo lei la Chiesa interviene sulle questioni etiche (aborto, eutanasia, fecondazione assistita, ecc.)?

Anno 2006

Valori percentuali


Secondo lei la Chiesa interviene sulle questioni etiche

(aborto, eutanasia, ecc)?

%

Più di quanto dovrebbe

42,5

Meno di quanto dovrebbe

9,9

Nella giusta misura

41,6

Non sa/non risponde

6,0

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Le risposte fornite a questa domanda sono molto influenzate dall’appartenenza politica degli intervistati. La maggior parte degli elettori di sinistra (71,1%) e di centro-sinistra (50%) ritiene che la Chiesa intervenga più del consentito sulle questioni etiche, mentre fra i sostenitori di centro sono particolarmente numerosi coloro che considerano “nella giusta misura” l’intervento dell’istituzione ecclesiastica su tali problemi.


Tabella 15


Secondo lei la Chiesa interviene sulle questioni etiche (aborto, eutanasia, fecondazione assistita, ecc.)? Per area politica di riferimento

Anno 2006

Valori percentuali


Secondo lei la Chiesa interviene sulle questioni etiche (aborto, eutanasia, fecondazione assistita, ecc.)?

Area politica di appartenenza

Sinistra

Centro- sinistra

Centro

Centro-destra

Destra

Non sa

Più di quanto dovrebbe

71,1

50,0

29,2

36,8

28,6

37,2

Meno di quanto dovrebbe

3,9

13,6

0,0

11,1

4,4

12,8

Nella giusta misura

25,0

31,3

66,7

48,6

62,6

40,1

Non sa/non risponde

0,0

5,1

4,1

3,5

4,4

9,9

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Come giudicano i cittadini gli interventi della Chiesa sui temi socio-politici? Anche in questo caso i pareri dei soggetti si dividono in due grossi schieramenti: mentre per il 44,6% degli intervistati la Chiesa interviene più del dovuto sulle questioni socio-politiche, per il 48,8% l’ingerenza è opportuna (37,6%) se non addirittura inferiore (11,2%).


Tabella 16


Secondo lei la Chiesa interviene sulle questioni socio-politiche (devolution, scuola pubblica/privata, ecc.)?

Anno 2006

Valori percentuali


Secondo lei la Chiesa interviene sulle questioni socio-politiche (devolution, scuola pubblica/privata, ecc.)?

%

Più di quanto dovrebbe

44,6

Meno di quanto dovrebbe

11,2

Nella giusta misura

37,6

Non sa/non risponde

6,6

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


La disaggregazione dei dati per area politica di riferimento evidenzia un atteggiamento più polemico degli elettori di sinistra che nel 68% dei casi affermano che la Chiesa interviene più del dovuto sulle questioni socio-politiche; nel centro-sinistra la percentuale scende al 48,6%, nella destra al 42,9%, nel centro-destra al 34% e tra i sostenitori del centro al 31,3%.

Gli elettori di centro si confermano i più moderati degli interpellati: infatti il 64,6% di essi afferma che la Chiesa interviene nella giusta misura sulle questioni politico-sociali. La pensano allo stesso modo il 48,4% degli intervistati di destra e il 47,2% degli elettori del centro-destra. Le percentuali si riducono visibilmente tra coloro che si sentono rappresentati rispettivamente dalla sinistra (24,2%) e dal centro-sinistra (36%).


Tabella 17


Secondo lei la Chiesa interviene sulle questioni socio-politiche (devolution, scuola pubblica/privata, ecc.)? Per area politica di riferimento

Anno 2006

Valori percentuali


Secondo lei la Chiesa interviene sulle questioni socio-politiche (devolution, scuola pubblica/privata, ecc.)?

Area politica di appartenenza

Sinistra

Centro- sinistra

Centro

Centro-destra

Destra

Non sa

Più di quanto dovrebbe

68,0

48,6

31,3

34,0

42,9

41,7

Meno di quanto dovrebbe

7,8

13,1

0,0

13,9

6,6

11,2

Nella giusta misura

24,2

36,0

64,6

47,2

48,4

32,2

Non sa/non risponde

0,0

2,3

4,1

4,9

2,1

14,9

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Per verificare quanto la Chiesa risponda alle attuali esigenze dell’uomo nella sua dimensione personale e relazionale, è stato chiesto agli intervistati di esprimere la propria opinione sull’adeguatezza dell’insegnamento cattolico ai bisogni della società odierna. I risultati dividono a metà il campione: il 48% definisce per niente (14,6%) o poco (33,4%) idoneo ad affrontare i problemi della realtà contemporanea l’insegnamento della Chiesa cattolica, contro il 49% che si ritiene abbastanza (40,8%) o molto (8,2%) soddisfatto.

Questa divaricazione di giudizio riflette una società priva di certezze, che tenta di ridefinire le coordinate di una nuova etica.


Tabella 18


Ritiene che l’insegnamento della Chiesa cattolica sia adeguato alle esigenze della società di oggi?

Anno 2006

Valori percentuali

Ritiene che l’insegnamento della Chiesa cattolica sia adeguato alle esigenze della società di oggi?

%

Per niente

14,6

Poco

33,4

Abbastanza

40,8

Molto

8,2

Non sa

3,0

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Nel sondaggio è stato anche affrontato il problema dell’azione della Chiesa, intesa non solo come magistra vitae, ma considerando pure il suo impegno organizzativo e i suoi interventi nel sociale. Si è tentato di capire quali dovrebbero essere, secondo la società moderna, i compiti principali della Chiesa: quasi la metà del campione (45,7%) le attribuisce una funzione essenzialmente evangelizzatrice, quale messaggero della parola di Dio. Una percentuale inferiore a quella di 15 anni fa, quando in un sondaggio Eurispes il 54% degli intervistati la pensava allo stesso modo.

Invece la seconda metà del campione auspica un intervento più pragmatico e formativo da parte della Chiesa. In particolare il 22,1% degli intervistati sostiene che essa deve aiutare i poveri ed i bisognosi, mentre il 16,6% ritiene indispensabile e urgente che la Chiesa educhi i giovani, esprimendo così un’esigenza maggiormente sentita rispetto a quanto dichiarato nel sondaggio Eurispes del 1991, in cui soltanto il 6,3% riteneva l’educazione dei giovani il compito principale della Chiesa.

Un’esigua minoranza ritiene che il compito principale della Chiesa sia quello di svolgere un magistero morale (8,5%) e di combattere le ingiustizie (5,1%).


Tabella 19


Quale ritiene debba essere il compito principale della Chiesa?

Anno 2006

Valori percentuali


Quale ritiene debba essere il compito principale della Chiesa?

%

Annunciare la parola di Dio

45,7

Combattere le ingiustizie

5,1

Educare i giovani

16,6

Aiutare poveri e bisognosi

22,1

Orientare per una vita morale

8,5

Non sa/non risponde

2,0

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.



Tabella 20


Quale ritiene debba essere il compito principale della Chiesa?

Anno 1991

Valori percentuali


Quale ritiene debba essere il compito principale della Chiesa?

%

Annunciare la parola di Dio

54,0

Combattere le ingiustizie

16,2

Educare i giovani

6,3

Aiutare poveri e bisognosi

14,4

Orientare per una vita morale

7,2

Orientare nelle scelte politiche

0,6

Non sa/non risponde

1,3

Totale

100,0

Fonte: Ispes.


I riti sacri sono molto “sentiti” dai fedeli, pur se con delle differenze in termini di importanza. In particolare i sacramenti più “vissuti” dai cattolici sono quelli del battesimo e del matrimonio. Il primo risulta essere abbastanza (27%) e molto (59,8%) importante complessivamente per l’86,8% del campione; il secondo lo è per l’85,3% degli intervistati (abbastanza e molto importante rispettivamente per il 23,7% e il 61,6% di essi).

Seguono i sacramenti dell’Eucaristia (abbastanza e molto importante rispettivamente per il 28,5% e il 53,2%) e della Cresima (abbastanza e molto importante rispettivamente per il 30% e il 48,3%).

La Chiesa denuncia da diverso tempo la crisi del sacramento della riconciliazione, meglio conosciuto come Confessione. Questa tendenza è confermata dai risultati del sondaggio: alla confessione viene infatti attribuito un livello di importanza decisamente inferiore rispetto agli altri sacramenti (abbastanza e molto importante rispettivamente per il 25,6% ed il 39,4% del campione).


Tabella 21


Quanta importanza attribuisce ai seguenti sacramenti?

Anno 2006

Valori percentuali


Quanta importanza attribuisce ai seguenti sacramenti?

Grado di importanza

Nessuna

Poca

Abbastanza

Molta

Non sa

Totale

Battesimo

5,4

7,2

27,0

59,8

0,6

100,0

Confessione

12,1

22,3

25,6

39,4

0,6

100,0

Eucaristia

7,9

10,2

28,5

53,2

0,2

100,0

Cresima

7,6

13,2

30,0

48,3

0,9

100,0

Matrimonio

5,7

8,4

23,7

61,6

0,6

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


La distribuzione del dato per area geografica indica che gli intervistati residenti nelle regioni centro-meridionali hanno una considerazione maggiore dei riti sacri. Si registrano infatti in queste aree geografiche le percentuali più elevate dei soggetti che attribuiscono “molta” importanza ai sacramenti, quali il battesimo (molto importante rispettivamente per il 68,4% ed il 65,2% dei residenti del Sud e del Centro, a fronte del dato nazionale medio pari al 59,2%), la confessione (molto importante per il 47,1% ed il 42,8% degli intervistati del Sud e del Centro, a fronte del dato nazionale medio del 38,7%), l’eucaristia (molto importante per il 62,6% ed il 60% degli intervistati residenti al Sud e al Centro Italia), la cresima (molto importante nel 54,4% e nel 52,8% dei casi nel Sud e al Centro) ed il matrimonio (molto importante rispettivamente per il 68,5% ed il 68,1% dei residenti del Sud e del Centro, a fronte del dato medio nazionale pari al 60,4%).


Tabella 22


Quanta importanza attribuisce ai seguenti sacramenti? Per area geografica

Anno 2006

Valori percentuali


Quanta importanza attribuisce ai seguenti sacramenti?

Grado di importanza

Area geografica

Nord-Est

Nord-Ovest

Centro

Sud

Isole

Battesimo

Nessuna

6,9

7,4

3,3

4,9

3,3

Poca

7,6

9,9

7,6

2,5

10,7

Abbastanza

26,8

31,5

23,8

24,2

31,1

Molto

57,4

50,2

65,2

68,4

54,9

Non sa

1,3

1,0

0,1

0,0

0,0

Confessione

Nessuna

14,8

17,2

8,6

8,6

9,8

Poca

21,0

27,6

20,5

21,3

22,1

Abbastanza

24,7

22,2

28,1

23,0

34,4

Molto

38,1

32,0

42,8

47,1

33,6

Non sa

1,4

1,0

0,0

0,0

0,1

Eucaristia

Nessuna

9,6

10,3

4,3

7,4

6,6

Poca

10,0

10,8

10,0

7,0

16,4

Abbastanza

27,5

34,0

25,7

23,0

37,7

Molto

51,9

44,9

60,0

62,6

39,3

Non sa

1,0

0,0

0,0

0,0

0,0

Cresima

Nessuna

7,6

9,4

6,7

6,6

8,2

Poca

11,3

15,3

13,8

11,5

16,4

Abbastanza

29,2

32,5

26,7

27,5

38,5

Molto

49,8

40,8

52,8

54,4

36,9

Non sa

2,1

2,0

0,0

0,0

0,0

Matrimonio

Nessuna

6,2

7,9

4,8

5,3

3,3

Poca

8,2

13,8

7,1

4,5

9,8

Abbastanza

24,1

22,7

19,0

21,7

36,9

Molto

60,1

55,6

68,1

68,5

50,0

Non sa

1,4

0,0

1,0

0,0

0,0

Fonte: Eurispes - Korus.


È stato chiesto agli intervistati di esprimere il proprio grado di accordo su alcuni temi che nell’ultimo anno sono stati al centro dei dibattiti socio-culturali quali il riconoscimento delle coppie di fatto, la possibilità per le donne di poter celebrare la Messa e l’introduzione degli operatori dei movimenti per la vita nei consultori.

Proprio quest’ultimo tema ha riscosso il consenso maggiore: si dichiarano abbastanza (38,6%) e molto (29,6%) d’accordo complessivamente il 68,2% degli intervistati.

Sul riconoscimento delle coppie di fatto da parte della Chiesa cattolica, poco più della metà del campione (51,7%) ha espresso parere favorevole (rispettivamente abbastanza e molto d’accordo il 24% e il 27,7% degli interpellati).

Significativa la percentuale dei consensi riguardo la possibilità per le donne di poter celebrare la Messa. Si è dichiarato abbastanza (28,5%) e molto (22,2%) favorevole a questa eventualità il 50,7% dei soggetti intervistati: questa affermazione rivela un cambiamento culturale in corso, orientato alla parità dei diritti anche sul fronte ecclesiastico.



Tabella 23


Quanto è d’accordo con le seguenti affermazioni?

Anno 2006

Valori percentuali


Quanto è d’accordo con le seguenti affermazioni?

Grado di accordo

Per niente

Poco

Abbastanza

Molto

Non sa/non risponde

Totale

La Chiesa Cattolica dovrebbe riconoscere le coppie di fatto

28,3

16,5

24,0

27,7

3,5

100,0

Le donne potrebbero poter dire Messa

28,0

14,4

28,5

22,2

6,9

100,0

È giusto poter inserire gli operatori dei movimenti per la vita nei consultori

11,0

9,4

38,6

29,6

11,4

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Su queste tematiche i cattolici si mostrano più conservatori rispetto agli intervistati non credenti. Infatti sul riconoscimento delle coppie di fatto, si dichiara abbastanza (23,7%) e molto (25,1%) d’accordo il 48,8% dei credenti, contro il 72,1% dei non credenti.

Sulla possibilità per le donne di poter celebrare messa, è abbastanza (28,2%) e molto (19,9%) d’accordo il 48,1% dei cattolici, a fronte del 69,8% degli intervistati non cattolici.

L’introduzione degli operatori dei movimenti per la vita nei consultori ottiene invece il placet maggiore dei cattolici: abbastanza (40,6%) e molto (31,2%) importante nel 71,8% dei casi, mentre solo il 41,9% dei non credenti esprime il proprio consenso.


Tabella 24


Quanto è d’accordo con le seguenti affermazioni?

Lei è cattolico credente?

Anno 2006

Valori percentuali


Quanto è d’accordo con le seguenti affermazioni?

Grado di

accordo

Cattolico credente

No

La Chiesa Cattolica dovrebbe riconoscere le coppie di fatto

Per niente

29,0

24,0

Poco

18,3

3,9

Abbastanza

23,7

26,4

Molto

25,1

45,7

Non sa/Non risponde

3,9

0,0

Le donne potrebbero poter dire Messa

Per niente

29,2

19,4

Poco

15,9

3,9

Abbastanza

28,2

31,0

Molto

19,9

38,8

Non sa/Non risponde

6,8

6,9

È giusto poter inserire gli operatori dei movimenti per la vita nei consultori

Per niente

8,4

30,2

Poco

8,6

15,5

Abbastanza

40,6

23,3

Molto

31,2

18,6

Non sa/Non risponde

11,2

12,4

Fonte: Eurispes - Korus.


È da poco diventato legge il decreto fiscale collegato alla Finanziaria che esonera la Chiesa e le altre confessioni religiose riconosciute dallo Stato dal versamento dell’imposta comunale su tutti gli immobili, anche ad uso commerciale.

La maggioranza degli intervistati (63,9%) reputa ingiusto questo provvedimento: si dichiara favorevole solo un soggetto su quattro (24,9%).


Tabella 25


È stato da poco approvato il decreto fiscale che prevede l’esenzione dell’ICI per gli immobili e gli esercizi commerciali di proprietà della Chiesa. Ritiene giusto questo provvedimento?

Anno 2006

Valori percentuali


Ritiene giusto questo provvedimento?

%

24,9

No

63,9

Non sa/non risponde

11,2

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Rispetto all’area politica dalla quale il campione si sente più rappresentato, si osserva che gli intervistati che ritengono giusto il provvedimento relativo all’esenzione dell’Ici per gli immobili e gli esercizi commerciali di proprietà della Chiesa, sono più numerosi nel centro-destra (36,1%) e a destra (30,8%).

Al contrario gli elettori di sinistra sono decisamente più critici e affermano nell’80,5% dei casi di non condividere il provvedimento in questione.


Tabella 26


È stato da poco approvato il decreto fiscale che prevede l’esenzione dell’ICI per gli immobili e gli esercizi commerciali di proprietà della Chiesa. Ritiene giusto questo provvedimento? Per area politica di appartenenza

Anno 2006

Valori percentuali


Ritiene giusto questo provvedimento?

Area politica di appartenenza

Sinistra

Centro-sinistra

Centro

Centro-destra

Destra

Non sa

14,8

19,2

27,1

36,1

30,8

25,2

No

80,5

72,0

56,3

54,9

48,4

59,5

Non sa/non risponde

4,7

8,8

16,6

9,0

20,8

15,3

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Il 23 ottobre 2005 si è concluso il Sinodo dei Vescovi, che ha affrontato cinquanta propositiones. Fra tutti i temi considerati, sono stati ampiamente ripresi dalla stampa e dai mass media solo quelli al centro del dibattito tra progressisti e conservatori. In particolare le questioni più “delicate” hanno riguardato l’atteggiamento da tenere nei confronti dei divorziati risposati – ai quali la Chiesa nega l’accesso ai sacramenti – e la proposta di non ammettere all’eucaristia i politici che sostengono leggi ritenute in contrasto con l’etica cattolica.

Ma il giudizio degli italiani è in sintonia con quello dei padri sinodali? Dai risultati si evince un atteggiamento decisamente progressista degli intervistati, soprattutto in tema di divorzio: il 79,3% (rispettivamente per niente e poco accordo nel 61,7% e 17,6% dei casi) non condivide infatti che i divorziati e i risposati civilmente non possono essere ammessi alla Santa Comunione. Da sottolineare, inoltre, che ben il 77,8% degli intervistati cattolici si dichiara poco o per niente d’accordo con la negazione dell’eucaristia ai divorziati risposati.

Anche in tema di “coerenza eucaristica” dei politici e dei legislatori cattolici, il parere degli intervistati si discosta da quello del Sinodo: il 66% (rispettivamente per niente e poco accordo nel 48,5% e 17,5% dei casi) non ritiene giusto negare l’Eucaristia ai politici che sostengono leggi non conformi alla legge di Dio.



Tabella 27


Quanto è d’accordo con le seguenti affermazioni?

Anno 2006

Valori percentuali


Quanto è d’accordo con le seguenti affermazioni?

Grado di accordo

Totale

Per niente

Poco

Abbastanza

Molto

Non sa/non risponde

I divorziati e i risposati civilmente non possono essere ammessi alla Santa Comunione

61,7

17,6

11,1

5,8

3,8

100,0

L’Eucaristia va negata ai politici che sostengono leggi non conformi alla legge di Dio

48,5

17,5

14,9

9,0

10,1

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


L’attuale divieto ai sacramenti previsto per i divorziati e i risposati civilmente riscuote il maggior consenso da parte dell’elettorato di centro. Tra questi, un terzo circa (33,3%) si dichiara abbastanza (27,1%) e molto (6,2%) d’accordo su questa posizione, a fronte del dato medio nazionale del 19,1%.

La proposta di non ammettere all’eucaristia i politici che sostengono leggi considerate in contrasto con l’etica cattolica è accolta con più favore dagli elettori di destra: fra quest’ultimi il 34,1% si ritiene abbastanza (16,5%) e molto (17,6%) d’accordo con tale proposta. Decisamente più contrari gli intervistati di sinistra che nel 75% dei casi affermano di non condividere per nulla (63,3%) o pochissimo (11,7%) l’iniziativa.


Tabella 28


Quanto è d’accordo con le seguenti affermazioni? Per area politica di appartenenza

Anno 2006

Valori percentuali


Quanto è d’accordo con le seguenti affermazioni?

Grado di

accordo

Area politica di appartenenza

Sinistra

Centro-sinistra

Centro

Centro-destra

Destra

Non sa

I divorziati e i risposati civilmente non possono essere ammessi alla Santa Comunione

Per niente

78,9

57,9

39,6

59,0

60,4

61,6

Poco

10,9

17,8

27,1

11,8

19,8

21,9

Abbastanza

3,9

15,9

27,1

13,2

7,7

9,1

Molto

3,9

6,1

6,2

6,3

5,5

4,1

Non sa/non risponde

2,4

2,3

0,0

9,7

6,6

3,3

L’Eucaristia va negata ai politici che sostengono leggi non conformi alla legge di Dio

Per niente

63,3

50,9

45,8

47,2

45,1

46,7

Poco

11,7

12,1

16,7

16,7

16,5

20,2

Abbastanza

10,9

15,0

14,6

18,1

16,5

13,2

Molto

5,5

12,1

14,6

5,6

17,6

8,3

Non sa/non risponde

8,6

9,9

8,3

12,4

4,3

11,6

Fonte: Eurispes - Korus.


Il processo di integrazione culturale e religiosa, che si sta verificando negli ultimi anni, ha aperto la discussione sulla necessità o meno di esporre il crocifisso nelle scuole o nelle sede delle istituzioni statali italiane. Per alcuni, infatti, il crocifisso potrebbe urtare la sensibilità dei credenti di altre religioni e limitare la libertà di professare culti diversi da quello cattolico.

Ma come la pensano gli italiani su tale questione? La gran parte degli intervistati continua ad essere distante da tentazioni zapateriste e laiciste: basti pensare che l’80,3% non sposterebbe il crocifisso dalle scuole o dalle istituzioni statali. Per questa quota del campione la motivazione andrebbe ricercata nel fatto che la Chiesa offre un punto di riferimento certo, una sorta di collettore identitario per quel popolo italiano che di identità non ne ha una, in quanto profondamente lacerato al suo interno per motivi e vicissitudini storiche note. Più empatico l’atteggiamento dell’8,5% del campione che sostiene che il crocifisso vada esposto, a patto che non urti la sensibilità di altre fedi.

Decisamente inferiori le percentuali di coloro che ritengono ingiusto esporre il crocifisso perché ciò limiterebbe la libertà di culto delle altre religioni (5,3%) o comunque non rispetterebbe le altre confessioni religiose (5,2%).


Tabella 29


Secondo lei, il crocifisso deve essere esposto nelle scuole o nelle Istituzioni statali?

Anno 2006

Valori percentuali


Secondo lei, il crocifisso deve essere esposto nelle scuole o nelle Istituzioni statali?

%

Sì, sempre

80,3

Sì, se non urta la sensibilità di altre fedi

8,5

No, in quanto limita la libertà di culto delle altre religioni

5,3

No, in quanto non rispetta le altre Confessioni religiose

5,2

Non sa/non risponde

0,7

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


L’otto per mille rappresenta la quota del gettito complessivo dell’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) che lo Stato mette a disposizione dei contribuenti per scopi sociali o umanitari a gestione statale, oppure religiosi o caritativi gestiti da confessioni religiose.

Tre intervistati su quattro circa (73,6%) ritengono giusta questa forma di finanziamento, contro il 23% che la pensa diversamente.



Tabella 30


Ritiene giusto il finanziamento della Chiesa da parte dello Stato attraverso l’otto per mille?

Anno 2006

Valori percentuali


Ritiene giusto il finanziamento della Chiesa da parte dello Stato attraverso l’otto per mille?

%

73,6

No

23,0

Non sa/non risponde

3,4

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Il finanziamento della Chiesa da parte dello Stato riscuote molti più consensi fra i cattolici credenti: il 79% di questi, infatti, ritiene giusto questo intervento, contro il 34,9% dei non credenti.


Tabella 31


Ritiene giusto il finanziamento della Chiesa da parte dello Stato attraverso l’otto per mille?

Lei è cattolico credente?

Anno 2006

Valori percentuali


Ritiene giusto il finanziamento della Chiesa

da parte dello Stato attraverso l’otto per mille?

Cattolico credente

No

79,0

34,9

No

17,7

61,2

Non sa/non risponde

3,3

3,9

Totale

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Tabella 32


Ritiene giusto il finanziamento della Chiesa da parte dello Stato attraverso l’otto per mille? Per area geografica

Anno 2006

Valori percentuali


Ritiene giusto il finanziamento della Chiesa

da parte dello Stato attraverso l’otto per mille?

Area geografica

Nord -Est

Nord -Ovest

Centro

Sud

Isole

68,7

75,4

76,2

73,8

77,9

No

29,2

23,6

17,1

23,4

16,4

Non sa/non risponde

2,1

1,0

6,7

2,8

5,7

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Il finanziamento della Chiesa tramite l’otto per mille è gradito maggiormente dagli elettori di centro-destra e di centro che lo valutano positivamente rispettivamente nell’86,1% e nel 85,4% dei casi; a destra la percentuale scende al 76,9%, a sinistra al 53,9% e tra i sostenitori del centro-sinistra al 77,1%.


Tabella 33


Ritiene giusto il finanziamento della Chiesa da parte dello Stato attraverso l’otto per mille? Per area politica di appartenenza

Anno 2006

Valori percentuali


Ritiene giusto il finanziamento

della Chiesa da parte dello Stato

attraverso l’otto per mille?

Area politica di appartenenza

Sinistra

Centro-sinistra

Centro

Centro-destra

Destra

Non sa

53,9

77,1

85,4

86,1

76,9

69,4

No

41,4

21,0

10,4

13,9

16,5

26,4

Non sa/non risponde

4,7

1,9

4,2

0,0

6,6

4,2

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Nonostante la maggioranza degli intervistati (73,6%) giudichi positivamente il finanziamento della Chiesa da parte dello Stato, alla domanda “nella sua ultima dichiarazione ha scelto di destinare l’otto per mille?”, ha risposto affermativamente soltanto il 58,4% degli intervistati.


Tabella 34


Nella sua ultima dichiarazione dei redditi, ha scelto di destinare l’otto per mille?

Anno 2006

Valori percentuali


Nella sua ultima dichiarazione dei redditi, ha scelto di destinare l’otto per mille?

%

58,4

No

31,2

Non sa

8,3

Non risponde

2,1

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


L’area geografica di appartenenza del campione non si rivela una variabile particolarmente significativa se non nel caso delle Isole, dove risiedono gli intervistati che nell’ultima dichiarazione dei redditi hanno scelto di destinare l’otto per mille in misura inferiore rispetto al resto del campione: 47,5% contro il 60,1% del Nord-Est, il 62,1% del Nord-Ovest, il 57,6% del Centro ed il 59,4% del Sud del Paese.


Tabella 35


Nella sua ultima dichiarazione dei redditi, ha scelto di destinare l’otto per mille? Per area geografica

Anno 2006

Valori percentuali


Nella sua ultima dichiarazione dei redditi, ha scelto di destinare l’otto per mille?

Area geografica

Nord-Est

Nord-Ovest

Centro

Sud

Isole

60,1

62,1

57,6

59,4

47,5

No

35,1

29,6

30,0

27,0

35,2

Non sa

4,1

5,4

11,0

10,7

13,9

Non risponde

0,7

2,9

1,4

2,9

3,4

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Lo Stato non decide autonomamente l’attribuzione dell’otto per mille, ma affida alla libera scelta dei cittadini contribuenti il compito di decidere a chi e per quali scopi deve essere destinata.

I destinatari possono variare ogni anno, perché il meccanismo è aperto: ogni confessione religiosa può infatti stipulare accordi con lo Stato italiano e chiedere di aderire al meccanismo dell’otto per mille. Oggi, in seguito alle intese con le altre religioni, sono sette i soggetti che ne possono beneficiare: lo Stato italiano, la Chiesa cattolica, l’Unione chiese cristiane avventiste del 7° giorno, le Assemblee di Dio in Italia, la Chiesa evangelica valdese, la Chiesa evangelica luterana in Italia, l’Unione comunità ebraiche italiane.

Nell’ultima dichiarazione dei redditi, il campione ha affermato nell’89,4% dei casi di aver destinato l’otto per mille alla Chiesa cattolica, mentre il 6,4% ha preferito finanziare lo Stato. Insignificanti le percentuali degli intervistati che hanno scelto le Assemblee di Dio (0,3%), i Valdesi (0,3%) e le Comunità Ebraiche (0,8%).


Tabella 36


In questo caso, a chi ha destinato l’otto per mille?

Anno 2006

Valori percentuali


In questo caso a chi ha destinato l’otto per mille?

%

Allo Stato

6,4

Alla Chiesa cattolica

89,4

Alle Assemblee di Dio

0,3

Ai Valdesi

0,3

Alle Comunità Ebraiche

0,8

Non sa/non risponde

2,8

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Inoltre agli intervistati è stato chiesto di indicare a quale settore avrebbero destinato l’otto per mille nel caso in cui avessero potuto scegliere aree diverse da quelle religiose.

Un terzo del campione (32,6%) ha risposto che avrebbe comunque privilegiato la Chiesa. Allo stesso tempo emerge un dato importante: il 39,4% del campione preferirebbe destinare l’otto per mille alla ricerca e all’innovazione. Quest’ultimo risultato mostra un Paese sempre più sensibile alle esigenze della ricerca come strumento necessario al suo sviluppo e alla sua crescita economica.

Il 9,5% avrebbe, invece, preferito destinare l’otto per mille alle politiche sociali. Seguono a grande distanza altre tre aree di preferenza: cultura (5,3%), politiche ambientali (2,7%) e associazionismo laico (2%).


Tabella 37


Nel caso in cui potesse scegliere a quale area destinerebbe l’otto per mille?

Anno 2006

Valori percentuali


Nel caso in cui potesse scegliere a quale area destinerebbe l’otto per mille?

%

Cultura

5,3

Ricerca ed innovazione

39,4

Politiche sociali

9,5

Politiche ambientali

2,7

Associazionismo laico

2,0

Lo destinerei comunque alla Chiesa

32,6

Altro

0,8

Non sa

6,6

Non risponde

1,1

Totale

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Dalla disaggregazione del dato per area politica di appartenenza, si osserva che gli elettori di centro-destra (43,1%) e di centro-sinistra (42,1%) sono quelli che più degli altri destinerebbero l’otto per mille alla ricerca e all’innovazione. Seguono con percentuali inferiori gli elettori di destra (40,7%), di sinistra (36,7%) e di centro (29,2%). Tra quest’ultimi si registra la percentuale più alta del campione (39,6%) che, potendo scegliere, destinerebbe comunque l’otto per mille alla Chiesa. La cultura costituirebbe una valida alternativa per un intervistato su dieci appartenente ai partiti di sinistra (10,9%) e di centro (10,4%), mentre non lo sarebbe per nessuno dei soggetti di destra (0%).


Tabella 38


Nel caso in cui potesse scegliere a quale area destinerebbe l’otto per mille? Per area politica di appartenenza

Anno 2006

Valori percentuali


Nel caso in cui potesse scegliere

a quale area destinerebbe

l’otto per mille?

Area politica di appartenenza

Sinistra

Centro-sinistra

Centro

Centro-destra

Destra

Non sa

Cultura

10,9

2,8

10,4

4,2

0,0

5,4

Ricerca ed innovazione

36,7

42,1

29,2

43,1

40,7

43,8

Politiche sociali

18,0

14,0

4,2

5,6

6,6

7,9

Politiche ambientali

4,7

0,0

4,2

3,5

8,8

1,7

Associazionismo laico

2,3

2,3

0,0

2,8

0,0

0,8

Lo destinerei comunque alla Chiesa

19,5

33,6

39,6

36,1

38,5

26,9

Altro

0,0

0,5

0,0

1,4

0,0

1,7

Non sa

4,7

2,8

8,3

3,3

5,4

11,8

Non risponde

3,2

1,9

4,1

0,0

0,0

0,0

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.



Il dibattito sui Pacs sta rimettendo in discussione sia il concetto di “coppia normale”, ma anche la natura del sentimento che consente a due persone di usufruire dei particolari diritti previsti dai Patti civili di solidarietà.

Tuttavia, il parere dell’opinione pubblica sembra abbastanza inequivocabile: gli italiani sembrano esprimere, in linea generale, grande disponibilità verso una norma che estenda ai legami di convivenza parte delle garanzie e dei diritti rimasti, sino ad oggi, una prerogativa del vincolo matrimoniale.

Infatti, il 71,1% degli intervistati è favorevole all’introduzione dei Pacs a prescindere dall’essere o meno cattolico: dalla scomposizione del dato emerge che si dichiara favorevole anche il 68,7% dei cattolici interpellati.


Tabella 39


Favorevole o contrario all’introduzione dei Pacs?

Anno 2006

Valori percentuali

Favorevole o contrario all’introduzione dei Pacs?

Totale

Cattolici

Non cattolici

Favorevoli

71,1

68,7

88,4

Contrari

17,6

19,3

5,4

Non sa/non risponde

11,3

12,0

6,2

Totale

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


La quasi totalità dei cattolici esprime unanimità nei confronti della convivenza, pur se con delle divergenze di opinione sul piano dei sentimenti che investono tali unioni di fatto. Il 39% degli intervistati considera la convivenza come un modo per testare il rapporto prima del matrimonio, una sorta di prova per capire se è il caso di fare il “grande passo”, mentre il 26,3% la considera una scelta di vita personale.

Esiste, comunque, una larga fetta di intervistati che la ritiene semplicemente una scelta di chi non vuole assumersi responsabilità (26,8%). C’è anche un 4,2% del campione che ritiene tale rapporto una scelta immorale.


Tabella 40


Come considera la convivenza?

Anno 2006

Valori percentuali

Come considera la convivenza?

Totale

Cattolici

Non cattolici

Un modo per testare il rapporto prima del matrimonio

38,4

39,0

34,1

Un modo per vivere una unione per scelta e non per contratto

24,2

26,3

9,3

La scelta di chi non vuole assumersi responsabilità

30,4

26,8

55,8

Una scelta immorale

3,6

4,2

0,0

Non sa / Non risponde

3,4

3,7

0,8

Totale

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Si torna a parlare, come spesso accade ad intervalli regolari, della legge 194, indirizzata a tutelare la maternità e l’interruzione volontaria della gravidanza.

Da ultimo, basti ricordare l’intervento del Ministro della Sanità Francesco Storace, volto a riaccendere il dibattito sul tema dell’applicazione integrale del testo di legge, entrato in vigore nel 1978. Tale volontà ha suscitato le critiche di chi teme l’avanzare di posizioni neoconservatrici nell’opinione pubblica italiana, interpretando le recenti esternazioni della Chiesa come un’ingerenza nel governo dello Stato laico.

Sul tema dell’aborto, i cattolici si mostrano favorevoli, in linea generale, ma sembrano essere poco propensi per alcuni casi specifici, come la mancanza di risorse economiche o la specifica volontà, da parte della madre, di non avere un bambino.

Questo è quello che emerge dall’indagine Eurispes. Se da un lato c’è una buona percentuale di favorevoli nei casi di pericolo per la madre (83,2%), di gravi anomalie e malformazioni del feto (72,9%) e in caso di violenza sessuale (61,9%), dall’altro se le motivazioni sono più attinenti alle condizioni economiche o alla volontà della madre di non avere figli, le percentuali scendono notevolmente, rispettivamente al 23% e al 18,6%.


Tabella 41


Ritiene legittimo il ricorso all’aborto?

Anno 2006

Valori percentuali

Ritiene legittimo il ricorso all’aborto…

Totale

Cattolici

Non cattolici

In caso di pericolo per la madre

84,0

83,2

89,9

In caso di gravi anomalie e malformazioni

74,6

72,9

86,8

In caso di violenza sessuale

65,1

61,9

88,4

In caso di difficoltà socio-economiche

26,4

23,0

51,2

Perché la donna non vuole avere figli

21,9

18,6

45,0

Fonte: Eurispes - Korus.


La legge sul divorzio è stata introdotta nell’ordinamento italiano nel 1970, ma è solo dopo il referendum del maggio 1974 (promosso dalla Chiesa) che arriva l’effettiva consacrazione popolare della legge in favore dello «scioglimento del matrimonio» (cosi come indicato nel testo di legge).

La posizione dei cattolici italiani sulla legge sul divorzio, ad oltre trenta anni dal referendum, è di una sostanziale, generale, condivisione: favorevoli al divorzio sono, infatti, il 65,6% degli intervistati.


Tabella 42


Favorevole o contrario al divorzio?

Anno 2006

Valori percentuali

Favorevole o contrario al divorzio?

Totale

Cattolici

Non cattolici

Favorevoli

69,1

65,6

93,8

Contrari

28,1

31,2

6,2

Non sa/non risponde

2,8

3,2

0,0

Totale

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


Con il termine “Eutanasia” (dal greco antico, “buona morte”) si definisce correntemente l’intervento medico volto ad abbreviare l’agonia del malato terminale. L’eutanasia attiva (quando il medico causa direttamente la morte del malato) non è assolutamente normata dai codici del nostro Paese: ragion per cui essa è assimilabile all’omicidio volontario (articolo 575 del Codice penale). Nel caso si riesca a dimostrare il consenso del malato, le pene sono previste dall’articolo 579 (omicidio del consenziente), e vanno comunque dai sei ai quindici anni. Nel caso di eutanasia passiva (quando il medico si astiene dal praticare cure volte a tenere ancora in vita il malato), pur essendo anch’essa proibita, la difficoltà nel dimostrare la colpevolezza la rende più sfuggente a eventuali denunce. Per la Chiesa cattolica l’eutanasia è un omicidio, dal momento che solo Dio può disporre della vita degli uomini. Questa posizione si pone quasi esclusivamente da un punto di vista medico, senza tenere conto del paziente sofferente.

Nel corso degli ultimi anni sono nate alcune posizioni opposte rispetto a quelle della Chiesa, con l’obiettivo di indirizzare l’opinione pubblica verso un approccio favorevole nei confronti dell’eutanasia. La nostra indagine evidenzia che il tema dell’eutanasia è decisamente più controverso rispetto a quelli analizzati fino ad ora: si dichiara favorevole il 38,1% dei cattolici contro il 48,1% dei contrari. Da sottolineare, inoltre, che la quota di indecisi è consistente (13,8%).


Tabella 43


Favorevole o contrario all’eutanasia?

Anno 2006

Valori percentuali

Favorevole o contrario

all’eutanasia?

Totale

Cattolici

Non cattolici

Favorevoli

41,9

38,1

69,0

Contrari

44,6

48,1

18,6

Non sa/non risponde

13,5

13,8

12,4

Totale

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.


I temi della ricerca sulle cellule staminali e sulla fecondazione assistita sono stati negli ultimi tempi diffusamente presenti sui media e nella discussione pubblica. Numerosi interventi, giunti da più parti, hanno alimentato un intenso e appassionato dibattito. La fecondazione assistita, come evidenziato anche dal dibattito politico della prima metà del 2005 e dal successivo referendum del giugno scorso, è ancora un tema poco chiaro nella mente dell’opinione pubblica. Ne sono una dimostrazione i risultati del presente sondaggio. Più di un cattolico su due (58,7%) si dichiara favorevole alla fecondazione assistita, contro il 30,7% che la pensa diversamente. Circa un intervistato su dieci non dà una risposta sull’argomento (10,6%).


Tabella 44


Favorevole o contrario alla fecondazione assistita?

Anno 2006

Valori percentuali

Favorevole o contrario

alla fecondazione assistita?

Totale

Cattolici

Non cattolici

Favorevoli

62,5

58,7

89,9

Contrari

27,9

30,7

7,8

Non sa/non risponde

9,6

10,6

2,3

Totale

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes - Korus.

Associazioni, Scuola e Territorio Associazioni, Scuola e Territorio Associazioni, Scuola e Territorio Bozza di iniziativa popolare per l'abrogazione delle riforme Moratti. Anno 2005. TerritorioScuola INFORMAZIONE, Didattica, Reti, Ricerche




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