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Dall'opinione pubblica massmediale all'opinione pubblica reticolare.
EURISPES

http://www.eurispes.it

 
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Pubblicato su TS il 24 Giugno 2005
Autore: Gian Maria Fara, Presidente dell'Eurispes.

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“Dall’opinone pubblica massmediale all’opinone pubblica reticolare. Nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione e forme innovative di aggregazione comunitaria”.

È questo il titolo del rapporto Eurispes, che il prof. Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes, presenterà a Verona, giovedì 23 Giugno, (Palazzo della Gran Guardia – Sala Auditorium) nel corso dei lavori della VI Edizione del Forum Postel (22-23-24 giugno) dal titolo: “Cambia il canale. La comunicazione altra: opportunità e mezzi per una relazione attiva”.

«Il Rapporto - spiega il Presidente dell’Eurispes, prof. Gian Maria Fara - ha analizzato le caratteristiche della trasformazione culturale, avvenuta grazie alla diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione e della formazione, che ha sollecitato la nascita di nuovi centri di produzione di senso e orientamento, non più controllati dalle élites socio-politiche e di governo, e capaci di erogare contenuti informativi alternativi e non manipolati dall’alto».
«La penetrazione diffusa dell’ICT, - prosegue Fara - ha messo a disposizione della maggior parte dei cittadini le stesse tecnologie che i centri di potere utilizzano per dirigere le economie e i flussi informativi. Questo mutamento epocale – secondo Fara - segue il passaggio dall’opinione pubblica massmediale, cioè passiva e plasmata dai media, all’opinione pubblica reticolare, cioè costituita da un network autorganizzato di agenzie di produzione di senso dal basso».
«Lo stesso potere – conclude il Presidente dell’Eurispes - si trova ora costretto a doversi misurare con questa opinione pubblica reticolare, troppo a lungo sottovalutata o esclusa dai processi decisionali. Liberata dai vincoli dell’appartenenza ideologica e dal controllo sociale, questa opinione pubblica accetta sempre meno di essere eterodiretta, manipolata, e si riappropria della delega affidata ai soggetti della rappresentanza politica e sociale».

Per analizzare il modo in cui la diffusione delle Ict ha trasformato i meccanismi comunicativi, l’indagine dell’Eurispes ha isolato e monitorato i seguenti fenomeni:
- il livello di penetrazione delle nuove tecnologie (cellulare, pc, internet, banda larga, pay tv, ecc.) nelle famiglie italiane, che costituisce il presupposto infrastrutturale per la diffusione capillare di informazione non suscettibile di controllo sociale e politico (si veda la scheda “Le famiglie italiane e le nuove tecnologie”);
- le forme innovative di circolazione di informazione e di aggregazione comunitaria (si vedano le schede “Intelligenze connettive” e “Comunità virtuali, blog e dintorni”), che costituiscono il network comunicativo in cui si articola l’opinione pubblica reticolare;
- il ruolo della free press, che oltre a rispondere ad una domanda di informazione non sufficientemente soddisfatta dalla stampa periodica tradizionale, rappresenta anche la risposta dell’imprenditoria ai mutamenti sociali prodotti dalla rivoluzione tecnologica (si veda la scheda “Il fenomeno della free press”);
- ed infine, la trasformazione della comunicazione istituzionale, politica e aziendale, maggiormente incentrata sulle aspettative e le esigenze del cittadino/elettore/consumatore, non più considerato solo come passivo destinatario del messaggio informativo ma come soggetto attivo e capace di esercizio critico (si veda la scheda “La nuova centralità della comunicazione istituzionale, politica e aziendale”, che ospita un excursus sull’esperienza di Postel nella comunicazione ibrida, nel direct marketing e nella free press).


Le famiglie italiane e le nuove tecnologie. Se la fase di decollo delle innovazioni digitali by-passa il nostro Paese, nella fase di diffusione di massa avviene spesso un veloce recupero, grazie alla grande efficacia in Italia del moltiplicatore derivante dal passaparola tra centinaia di migliaia o milioni di potenziali utilizzatori. La velocità del recupero risulta elevata nel caso di tecnologie relativamente semplici come il cellulare, il lettore Dvd, la fotografia digitale. Dove la soglia di difficoltà è maggiore (piattaforma informatica) il mercato “home” italiano accusa un ritardo più sistematico.
Nell’ultimo decennio, c’è stata una sorprendente diffusione di prodotti hi-tech nelle case italiane tale da far identificare la famiglia come uno tra i principali motori di utilizzo e diffusione delle nuove tecnologie.

La casa come piattaforma digitale.
Il mercato delle piattaforme digitali in casa è fatto di cifre sicuramente importanti. Almeno un cellulare personale è oggi presente nella gran parte delle famiglie italiane (in molte ve ne sono due, tre o quattro), un Pc in oltre metà delle famiglie, Internet in oltre un terzo delle famiglie. A queste piattaforme si sono aggiunti negli anni più recenti altri apparati/servizi come la larga banda, apparati di fotografia digitale e il lettore Dvd che hanno conquistato in pochissimi anni spazi di mercato rilevanti.
La spesa della famiglia per le piattaforme digitali è cresciuta mediamente del 22% all’anno nel periodo compreso tra il 1995 ed il 2004.

Tabella


Spesa della famiglia per piattaforme digitali e “media” tradizionali
Anni 1995-2004
Valori in milioni di euro



Pittaforme digitali e media

1995

2004

CAGR(*) 1995-2004

Telefonia mobile

660

11.520

+37

Piattaforma informatica,di cui:

1.590

5.700

+15

- Pc + periferiche

1.560

4.235

+12

- Internet

30

1.465

+54

Entertainment digitale

1.500

5.100

+15

Totale piattaforme digitali

3.750

22.320

+22

Televisione

3.600

6.500

+8

Quotidiani

2.100

3.300

+5

Totale “media” tradizionali

5.700

9.800

+6

(*)Tasso di crescita composto annuo.
Fonte: Eurispes - Niche Consulting.

Per comprendere il valore di questo incremento è utile un confronto con i dati relativi alla spesa per i due principali “media” tradizionali, la televisione (cresciuta dell’8% all’anno) e i quotidiani (cresciuta del 5% all’anno). Da tale raffronto si rileva una situazione completamente rovesciata: nel 1995 la spesa della famiglia per nuove piattaforme era pari al 66% della spesa per televisione e quotidiani (pubblicità inclusa), nel 2004 la spesa per le piattaforme digitali è pari a quasi due volte e mezzo quanto si spende (pubblicità sempre inclusa) per televisione e quotidiani.
Tra il 1995 ed il 2004 il numero di spettatori della televisione è cresciuto di pochissimo (da 51 a 51,7 milioni di persone). Il numero dei lettori di quotidiani, è stimato invece (in una ipotesi probabilmente un po’ ottimistica) stazionario e quindi in leggero calo in rapporto percentuale rispetto agli utilizzatori della televisione. Nel 1995 gli utilizzatori di una o più piattaforme digitali in casa erano 3,8 milioni. Nel 2004 sono 39 milioni, 10 volte di più. Il loro tasso di crescita composto annuo per tutto il periodo è stato pari al 33%. La crescita più vistosa riguarda il cellulare personale, ma molto elevata è stata anche la crescita degli utilizzatori della piattaforma informatica e della pay-tv. Nel 1995 il numero di persone che utilizzava un cellulare personale era pari al 3% rispetto al numero di persone che guardava la televisione. Nel 2004 essi sono pari a tre quarti del numero degli spettatori televisivi. Gli utilizzatori di piattaforma informatica nel 1995 erano pari al 5% del numero di spettatori televisivi. Ora sono pari a quasi un terzo.

ma quanto mi costi?
La spesa per l’insieme delle piattaforme digitali in casa nel 1995, era di poco superiore alla spesa (pubblicità inclusa) per quotidiani e poco più della metà della spesa (canone, pubblicità e acquisti di hardware televisivo) per la televisione.
Nel 2004, la spesa della famiglia per il solo cellulare personale è divenuta quasi il doppio della spesa della famiglia per la televisione (spesa pubblicitaria sempre inclusa). La spesa per la piattaforma informatica è da sola, quasi uguale alla spesa per la televisione ed è pari a metà della spesa per il cellulare. La spesa per i quotidiani, (anche in questo caso pubblicità inclusa) nel 2004 è poco più di un quarto rispetto alla spesa per il cellulare e poco più della metà rispetto alla spesa per la piattaforma informatica. La pay-tv assorbe una spesa pari a metà della spesa per i quotidiani, ed è pari ad un quarto di tutta la spesa per la televisione generalista.
Dal 1996 ad oggi l’ingresso delle tecnologie digitali nelle famiglie italiane ha seguito la stessa velocità di marcia in tutto il Paese. La diffusione di cellulari personali, di satellite, di console videogiochi e di foto-digitale nelle città di dimensione metropolitana è analoga a quella che si verifica nei comuni al di sotto dei 5.000 abitanti (talvolta è superiore in questi ultimi). Esistono delle differenze, ma molto contenute, per Pc (55% vs. 51%), Internet (40% vs. 34%), e Dvd-video (40% vs. 32%). Solo per la banda larga esiste una distanza ragguardevole tra città e non città: ma la differenza dipende per intero dalle diversità di offerta del servizio sul territorio.

“Divide” digitalizzato
. Lo stesso vale a proposito dell’altro “divide” storico nel nostro Paese, quello che esiste tra le quattro macro aree geografiche. In effetti, per quanto riguarda tutte le nuove piattaforme digitali in casa, tutto il Centro-Nord ha assunto comportamenti sostanzialmente omogenei, mentre alcune differenze esistono tra Mezzogiorno e Centro-Nord.

Tabella

Nuove piattaforme: penetrazione nelle famiglie del Centro-Nord e del Mezzogiorno
Anni 1995-2004
Valori percentuali


Piattaforme

1995

2004

   

Centro-Nord

Mezzogiorno

Centro-Nord

Mezzogiorno

Cellulare personale

7

7

87*

86**

Pc

17

8

54

49

Internet

0,4

0,1

37

31

Console videogiochi

17

9

21

25

Antenna satellitare

3

1

29

27

Dvd Video

-

-

36

37

Foto-digitale

-

-

33

32

Banda larga

-

-

11

7

(*)2,1 Cellulari personali per famiglia
(**)2,2 Cellulari personali per famiglia.
Fonte: Eurispes - Niche Consulting.

Relativamente alle differenze di genere, bisogna sottolineare che al momento del primo ingresso delle tecnologie digitali in casa, la loro fruizione è stata largamente maschile. La differenza rispetto alla fruizione femminile è stata via via riassorbita nel passaggio alla fase di diffusione di massa. Ma la fruizione femminile continua a rimanere inferiore rispetto a quella maschile: ancor di più se, ad esempio per Pc ed Internet, si prende in considerazione non solo il numero degli utilizzatori ma anche il tempo medio di fruizione.

Tabella


Il ritardo femminile nell’uso di piattaforme digitali in casa
Percentuale di donne sugli utilizzatori di ogni piattaforma(*)
Anni 1995-2004


Piattaforme

1995

2000

2004

Cellulare personale

14

40

46

Pc

25

34

42

Internet

8

29

40

Pay-Tv

29

30

40

Fotocamera digitale

-

n.d.

34

(*)50% corrisponde a parità di utilizzo tra donne e uomini.
Fonte: Eurispes - Niche Consulting.

Il ritardo femminile, in particolare per quanto riguarda la piattaforma informatica è concentrato quasi esclusivamente in una specifica categoria di donne: il 40% della popolazione femminile adulta che svolge esclusivamente il mestiere di casalinga. Mentre quasi un italiano su tre utilizza il Pc in casa, meno di una casalinga su 10 ne fa uso. E mentre il 18% degli italiani usa Internet, solo il 3% delle casalinghe ne fa uso.

“Intelligenze connettive”. L’accesso ad Internet è ormai una realtà che riguarda quasi tutte le aziende italiane di medie-grandi dimensioni, con qualche ritardo nella fascia dimensionale più bassa delle imprese, in cui il ricorso a Internet rimane ancora di poco superiore al 43%.
Secondo recenti stime, il numero degli utenti che si collega ad Internet dall’ufficio, è quasi di 12 milioni ed è facile pensare che l’accesso alla Rete in questo caso vede un utilizzo che va al di là delle semplici mansioni lavorative per divenire uno strumento adibito anche ad una navigazione “privata”.
Il 56% delle famiglie italiane, dispone di un pc, mentre le famiglie con accesso a Internet, sul totale delle famiglie italiane, è pari a circa 42%, con un incremento del 10% negli ultimi dodici mesi. Quello italiano è il secondo tasso di crescita in Europa, dopo il 13% della Germania.
Secondo uno studio del Ministero dell’Istruzione, per un totale di 5,8 milioni di studenti distribuiti nei tre livelli delle scuole dell’obbligo, sono disponibili oltre 500mila pc: uno ogni 10,9 studenti. Circa 456mila di questi computer sono anche connessi; in particolare nelle scuole italiane c’è un computer collegato alla Rete ogni 12,8 studenti.
Per quanto riguarda l’uso del telefono cellulare, un recente rapporto dell’ITU (Interational Telecommunication Union), l’autorità internazionale che regola le telecomunicazioni, evidenzia l’aumento dell’utilizzo dei cellulari, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Confrontando i dati tra il 1991 e il 2001 emerge come il rapporto percentuale tra sviluppo della telefonia e abitanti sia velocemente aumentato in tutte le aree geografiche, sia in quelle a sviluppo avanzato che nelle altre. Questo trend, viene più che confermato dai dati sulla telefonia del primo trimestre del 2004 che evidenziano come 50 dei 63 milioni di nuovi abbonati sono residenti in aree in via di sviluppo.



Tabella

Numero di linee telefoniche fisse o mobili per 100 abitanti
Anni 1991-2001


Aree

Anni

 

1991

2001

Paesi sviluppati

49,0

121,0

Paesi in via di sviluppo

3,3

18,7

Paesi sottosviluppati

0,3

1,1

Fonte: Elaborazione Eurispes su dati ITU.


Comunità virtuali, Blog e dintorni. In ambito domestico l’utilizzo principale di Internet è rappresentato dalla comunicazione interpersonale, ma anche in ambito lavorativo questa funzione è molto usata. Ciò accade perché la socialità on line è alla portata di tutti in modo istantaneo ed è informale e discreta.
Internet offre diverse possibilità di entrare a far parte di un gruppo di persone. Secondo un’indagine dell’ottobre 2000 gli italiani che frequentavano comunità virtuali erano circa 2,7 milioni, in crescita costante. Le comunità sarebbero al quarto posto nella graduatoria dei servizi on line preferiti, e in questo l’Italia si collocherebbe al di sopra rispetto alla media dei paesi europei. Circa il 37% dei navigatori italiani sarebbe utente di chat; fra questi circa i tre quarti sono uomini.
Il tempo che gli utenti trascorrono nelle comunità risulta in media superiore rispetto a quello passato negli altri servizi; anche per questo molte società commerciali le utilizzano come strumento di fidelizzazione e come veicolo pubblicitario particolarmente appetibile.
Si stima che attualmente nel mondo i forum siano circa 180 milioni, le community 70 milioni, le chat 40 milioni, i newsgroup 5,3 milioni. In Italia si stimano invece 2,7 milioni di forum, 1,7 milioni di chat, 800.000 community e 28.000 newsgroup.

Tabella

Comunità virtuali in Italia e nel mondo
Anno 2004
Valori assoluti

Tipologia

Italia

Mondo

Chat

1.700.000

40.000.000

Community

800.000

70.000.000

News Group

28.000

5.300.000

Forum

2.700.000

180.000.000

Totale

Fonte: Centro documentazione dell’Eurispes.

“L’agorà” elettronica. Si tratta di insiemi di persone che, scambiandosi messaggi di posta elettronica (in liste o gruppi di discussione) o messaggi su forum di discussione, chattando o facendo giochi di ruolo (MUD) sviluppano legami più o meno stabili e duraturi, fondati su interessi comuni.
Le chat, che rappresentano probabilmente il canale più comune di socializzazione on line e che negli ultimi anni sono divenute una vera e propria abitudine per un numero sempre maggiore di persone in Italia e nel mondo, sono state oggetto di una ricerca italiana svolta dalla società Internet Monitoring e presentata nel Gennaio del 2005. La media giornaliera dei chattatori italiani è compresa, secondo i risultati ottenuti, tra 88.000 e 275.000, molti dei quali si connettono addirittura dal posto di lavoro. I chattatori – che nel 57% dei casi avrebbero meno di 30 anni e sarebbero soprattutto celibi se uomini e soprattutto sposate se donne – affermano di chattare soprattutto per solitudine o insoddisfazione (73%), per fare amicizia o essere ascoltati (57%), per avere relazioni più “vere e libere” di quelle reali.
I “Weblog”. Negli ultimi anni, ed in particolare nel 2004, l’attenzione di un numero sempre maggiore di utenti Internet è stata catturata da una nuova forma di comunicazione on line, i Blog.
Blog sta per “Weblog”, ovvero sito (web) che conserva traccia (log), o anche, nella denominazione più comune, “diario in Rete”. Il termine è presente nel dizionario americano Merriam-Webster dal 1999 con la seguente definizione: «Sito Web che contiene un diario personale con riflessioni, commenti e spesso collegamenti ad altri siti forniti dal compilatore».
I Blog possono essere distinti in due categorie principali: i diari on line, in cui si trovano soprattutto i resoconti di esperienze vissute (più o meno semplici, spesso si tratta della cronaca quotidiana dei titolari del Blog), le riflessioni personali, citazioni e aforismi, persino invettive, e i Blog d’attualità, in cui prevale invece l’impostazione giornalistica, improntata al commento ed al continuo aggiornamento delle notizie.
Si stima che nel 2005 i Blog nel mondo potranno essere 50 milioni. La moda dei Blog, che è partita dall’America ma ha finito per raggiungere il resto del mondo (ormai esistono Blog in tutte le lingue), in Italia è esplosa solo recentemente.
Il nuovo rapporto pubblicato nel Gennaio del 2005 dal Pew Internet & American Life Project sullo stato dei Blog rileva che il 7% degli americani, ovvero circa 8 milioni di persone, afferma di aver creato un Blog; in 18 mesi gli autori ed i lettori dei Blog sono più che raddoppiati. Il 27% degli utenti di Internet afferma di leggere almeno un Blog, mentre il 12% dice di aver scritto almeno un commento su un Blog. Solo il 38% dei navigatori sa cosa sia un Blog, mentre il 62% non conosce il significato della parola; questi ultimi sono utenti di Internet più recenti e meno assidui rispetto a coloro che conoscono i Blog. Ciò evidenzia che nonostante la rapidissima diffusione del fenomeno la maggioranza degli utenti della Rete ancora non è entrata a contatto con i Blog.
Per quanto riguarda le caratteristiche dei creatori di Blog, la maggioranza risultano maschi (57%), il 48% è al di sotto dei 30 anni, il livello di istruzione è prevalentemente medio-alto, l’82% naviga in Rete da almeno 6 anni. Le stesse prerogative caratterizzano la gran parte dei lettori di Blog.

Free Press. La free press si afferma nel nostro Paese con Metro, nel 2000, e si configura come un vero e proprio fenomeno editoriale, espressione dell’integrazione di una tecnologia consolidata, quale quella della stampa, nel processo di innovazione dell’era digitale.
Il fenomeno della free press si afferma malgrado il mercato della carta stampata attraversi un momento di crisi: in molti Paesi europei, la vendita dei quotidiani, tra il 2002 e il 2003, segna valori tendenzialmente negativi in, con isolate eccezioni, Belgio e Irlanda. I paesi con le flessioni più consistenti relativamente alla diffusione media giornaliera sono la Svizzera (-5,8%), il Portogallo (-4%), il Regno Unito (-3,1%) e la Germania (-3%).
Risulta molto diverso l’andamento dei dati riferiti ai quotidiani gratuiti, che registrano sorprendenti incrementi anche in quei paesi dove la diffusione dei giornali a pagamento è in crisi. Il Portogallo si attesta addirittura al 226,2%, la Polonia al 60,2% e la Svezia al 54,7%. L’Italia passa dai 2.100mila quotidiani gratuiti distribuiti ogni giorno nel 2002 ai 2.430mila del 2003, con una variazione positiva di +15,7%.
Nel 2003, in Italia, circa il 30% delle copie di quotidiani è costituito dalla free press, contro circa il 70% a pagamento.
Nel nostro Paese, il dato più sconfortante si riferisce allo scarso numero di lettori di quotidiani: nella classifica internazionale delle copie diffuse per mille abitanti, il nostro Paese occupa una delle ultime posizioni (102 copie per mille abitanti nel 2002 e 99 nel 2003) e solo per effetto dei giornali gratuiti il rapporto copie/abitanti è leggermente più favorevole (nel 2002 140/1.000 e nel 2003 143/1.000).
Oltre alla congiuntura economica sfavorevole, che ha determinato una contrazione della domanda, l’Italia è sempre stata caratterizzata da una bassa propensione alla lettura dei quotidiani; nella graduatoria riferita al 2003, il nostro Paese precede solo la Slovacchia (94/1000), la Polonia (92/1000), la Grecia (57/1000), il Portogallo (55/1000) e la Turchia (41/1000).
I dati relativi ai lettori dei tre principali giornali gratuiti nel nostro Paese risultano sempre più incoraggianti: l’incremento medio giornaliero di lettori, tra il 2004 e il 2005, registra valori positivi per due testate su tre: Leggo con +18,2%, City con +1,8%, mentre Metro fa registrare un calo del 9,5%.

Ma chi sono i lettori della free paper?
Da una recente indagine, emerge che nel 2004 le persone che leggono almeno uno dei tre quotidiani gratuiti al giorno sono risultate 1 milione 738mila, in aumento di circa 100mila unità (+5,8%) rispetto al milione 642mila registrato nel 2003.
Dai risultati emerge inoltre, che le tre testate sono lette più dalle donne che dagli uomini (52% a 48%) e soprattutto nelle fasce d’età che vanno dai 25 agli oltre 64 anni. Il titolo di studio dei lettori è in prevalenza quello delle medie inferiori (39%), seguito da elementari (29%), medie superiori (25%) e laurea (7%). Per quel che riguarda la professione, sono in testa i pensionati (22%), seguiti da casalinghe (17%), operai e commessi (16%), impiegati (14%), studenti (10%), artigiani e commercianti (9%) ma ci sono anche disoccupati (6%) e imprenditori, dirigenti e liberi professionisti (3%).

La nuova centralità della comunicazione istituzionale, politica e aziendale.
Il gruppo Postel ha visto crescere il proprio fatturato dai 64 milioni di euro del 1999 ai 220 Meuro del 2003, pari ad un incremento percentuale del 243,6%. Le previsioni di crescita per gli anni a venire non sono da meno: si stima che entro il 2006 il fatturato supererà i 300 milioni di euro.
Nel campo della comunicazione Postel ha introdotto attività innovative, affiancando, al tradizionale servizio di posta ibrida, una variegata offerta di servizi per la comunicazione, che comprendono la gestione integrata dei diversi mezzi di comunicazione, lo sfruttamento della corrispondenza postale per la trasmissione di messaggi pubblicitari ed, in ultimo, veri e propri servizi di direct marketing e di realizzazione di progetti di comunicazione.
Tra queste “Èsabato”, un prodotto editoriale consegnato a domicilio, pensato come strumento privilegiato a disposizione dei Comuni per dialogare in modo capillare con i propri cittadini, approfondire tematiche legate al territorio, fornire informazioni sui servizi e sulle principali attività culturali della città. Èsabato ha una tiratura di oltre 1 milione di copie per circa 3 milioni di lettori e prevede 15 diverse edizioni. Oltre il 60% delle copie è distribuito in sei città del Nord: Genova , Trieste, Verona, Parma, Alessandria e Mantova. Al Centro, dove sono distribuite il 10,8% delle copie, èsabato arriva a Livorno, Viterbo e Ascoli Piceno. Poco meno di 1/5 delle copie è distribuito al Sud, nei comuni di Bari, Catanzaro, Sorrento-Cava e Campobasso, mentre il restante 9% viene distribuito a Siracusa e a Sassari.




Roma, giovedi 23 Giugno 2004








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