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4° Rapporto sulla Pornografia in Italia - EURISPES 2005

EURISPES

http://www.eurispes.it

 
A cura di EURISPES. - Per il documento in formato pdf, clicca su "Download Documento".

Pubblicato su TS il 19 Maggio 2005

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Per una civilta' del linguaggio e dell'immagine
di John P. Foley

Una merce tra le merci?

di Gian Maria Fara

Mezzo secolo di pornovisioni e i rapporti di ricerca dell'Eurispes
di Roberta Tatafiore

Capitolo 1 ­ Il mercato globale e la legge: italia, europa, usa

Capitolo 2 ­ Indagine nella porno rete: istruzioni per l'uso

Capitolo 3 ­ L'irresistibile ascesa del porno on line

Capitolo 4 ­ Quantita' e qualita' dei pornositi commerciali

Capitolo 5 ­ Consumatori nella rete

Capitolo 6 ­ Pagare per consumare

Capitolo 7 ­ 2002-2003: anni bollenti nella pornorete

Capitolo 8 ­ Come se la pornografia non esistesse

Capitolo 9 ­ Volume d'affari del porno on line

Capitolo 10 ­ Pubblicita'

Capitolo 11 ­ Pornografia minorile: crimine nella rete

Capitolo 12 ­ L'industria del film hard

Capitolo 13 ­ Il volume d'affari dell'hard video

Capitolo 14 ­ Sexy shop reali e virtuali: giro d'affari

Capitolo 15­ Sex tv

Capitolo 16­ Porno su carta e altri piu' lucrosi affari

Capitolo 17 ­ Tra presente e futuro



Per una civilta' del linguaggio e dell'immagine

Nel 1989, il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali pubblico' un documento: "Pornografia e violenza nei mezzi di comunicazione: una risposta pastorale".
Molte delle ricerche su cui si baso' questo documento furono realizzate da un Istituto oggi noto come Eurispes, uno dei piu' stimati organismi di ricerca in Europa, se non nel mondo.
Il professor Gian Maria Fara, Presidente dell'Eurispes, resta uno stimato e molto apprezzato consultore del Pontificio Consiglio, al cui lavoro la sua ricerca ha contribuito grandemente.
Il professor Fara e l'Eurispes da allora hanno affrontato il tema della pornografia molte volte ed ora pubblicano il loro 4° Rapporto su un problema che si e' sviluppato nella sua complessita' e nei suoi effetti con l'introduzione di Internet, con lo sviluppo di trasmissioni locali e mondiali satellitari di chiaro argomento sessuale, e con l'accresciuta versatilita' della telefonia mobile.
Il volume d'affari complessivo della pornografia e' enorme; l'ammontare del denaro investito e' astronomico; gli effetti, specialmente quelli sui bambini, sono spesso devastanti.
Per una persona la cui attivita' in Internet e' quasi esclusivamente riservata a quei siti sponsorizzati dalla Chiesa o a quelli in cui e' possibile fare prenotazioni di treni o aerei, quest'ultimo studio dell'Eurispes e' una spiacevole ma necessaria rivelazione.
E' ancora piu' difficile per me evitare materiale deplorevole in televisione, perche' anche passando da un canale ad un altro si incontrano immagini che difficilmente contribuiscono alla giusta predisposizione alla preghiera! Queste immagini sono spesso inviti a sottoscrivere speciali canali, programmi o servizi telefonici. Mentre io non ho mai risposto a simili offerte e prego di non rispondervi mai, lo studio dell'Eurispes rivela che migliaia di persone accettano ogni giorno – invero ogni ora.
Non e' una novita' che esista una industria della pornografia; il Rapporto Eurispes indica che questa industria produce film, video per vendita o noleggio, programmi televisivi, sexy-shop on line e pornografia stampata e telefonica, con un bilancio annuale di 993 milioni di euro (poco piu' di 1.900 miliardi di vecchie lire).
E' un quadro triste e desolante.
I Padri del Concilio Vaticano Secondo chiamarono il loro documento sulle comunicazioni sociali "Inter Mirifica": "tra le bellissime cose" che Dio ha creato e' possibile per il genere umano scoprire e sviluppare i mezzi di comunicazione.
Questi media possono essere usati per informare, intrattenere, ispirare, educare; possono anche essere utilizzati per corrompere e incitare, o turbare.
E' da sperare che quest'ultimo studio dell'Eurispes possa contribuire a formare cittadini responsabili non solo per vivere in una struttura comunicativa legale che protegga i giovani e quella vasta maggioranza di adulti che cerca il rispetto della privacy e si preoccupa per la decenza, ma anche per esercitare quell'autocontrollo e maturo giudizio che potra' privare i pornografi del loro mercato e, di conseguenza, del loro sostentamento.
Possano l'onesta' e la scientificita' dell'Eurispes, nel rivelare l'ampiezza di un problema davvero grave, incitare i cittadini responsabili a impegnarsi non in farisaiche condanne ma in sforzi pratici per proteggere e restaurare la purezza del cuore e la civilta' del linguaggio e dell'immagine!

Arcivescovo John P. Foley
Presidente
Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali



Una merce tra le merci?

Neppure con la miglior fantasia sarebbe stato possibile immaginare nel 1984 l'evoluzione segnata dal mercato della pornografia nei due decenni successivi.
Quando in quell'anno, in collaborazione con il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, demmo vita al 1° Rapporto sulla Pornografia, il sistema televisivo era ancora legato al monopolio pubblico e si affacciavano sulla scena le televisioni del gruppo Fininvest.

Il telefono cellulare era ai suoi primi passi, con un numero ancora scarso di utenti. Il personal computer cominciava ad entrare negli uffici sostituendo le prime macchine da scrivere elettriche intelligenti. Il videoregistratore, "scoperto" con i mondiali di calcio del 1982, era ancora un bene quasi di lusso e comunque di utilizzo familiare e avrebbe conosciuto solo negli anni successivi il vero boom. Internet era praticamente sconosciuta alle masse.
Il mercato della pornografia era, quindi, costruito intorno alle riviste, ai sexy shop, ai cinema a luci rosse, agli spettacoli live, ai sexy telefoni e, mentre avanzava il mercato delle video cassette, resistevano ancora i filmini super 8.

Quello della pornografia era, agli inizi degli anni Ottanta, ancora un mercato dai confini ben definiti, costituito da imprese di tipo artigianale, con un limitato numero di produttori prestati alla pornografia, sotto mentite spoglie, dalla crisi del cinema.
La quasi totalita' della produzione pornografica proveniva dagli Stati Uniti e dai paesi del Nord Europa. Tuttavia, si intuivano gia' da allora le potenzialita' di crescita e di espansione e la capacita', dietro investimenti sempre piu' cospicui, di creare una domanda successivamente ampliata dal diffondersi delle nuove tecnologie della comunicazione.
Il pubblico interessato alla pornografia crescera' costantemente negli anni successivi, anche per le profonde modificazioni di carattere culturale intervenute negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso.

Secondo alcuni, il declino progressivo dei valori, la crisi delle tradizionali agenzie di senso e di orientamento, l'affermarsi del relativismo etico e di una nuova concezione della morale sono alla base della crescita del mercato.

Per altri, invece, questa crescita rappresenterebbe il superamento dei tradizionali tabu', l'evoluzione e la liberalizzazione dei costumi, l'affermazione di nuove e maggiori liberta', insomma, una conquista della post modernita'.
Fatto sta che il mercato della pornografia e' riuscito ad imporre le sue regole, oltre che sotto l'impulso della spinta economica, soprattutto attraverso una precisa strategia di banalizzazione e di normalizzazione, sulla quale aveva puntato sin dal suo nascere.
Cosi', silenziosamente e subdolamente, la pornografia ha conquistato nuovi e vasti territori ed insieme quella "normalita'" che non solo impedisce di denunciare lo scandalo, ma addirittura ne garantisce la tolleranza e l'accettazione.
Resta, per fortuna, intatta l'ostilita' verso l'utilizzo dei minori e verso le altre forme estreme di rappresentazione sessuale che, comunque, trovano sempre nuovi canali di commercializzazione, favorite dalla incontrollabilita' della rete e dalla inadeguatezza degli strumenti di contrasto.
La pornografia e', quindi, diventata uno tra i tanti beni di consumo disponibili, che alimenta un mercato e si giustifica attraverso la produzione di ricchezza; e si sa che tutto cio' che produce ricchezza non puo' essere messo in discussione in una societa' che ha affidato all'economia un ruolo di guida e di produzione di senso.
Insomma cio' che e' buono per l'economia e' buono per la societa'.
Alla fine, sembra quanto mai calzante la denuncia di Adorno secondo cui la societa' di massa non ha prodotto solo immondizia per i clienti, ma ha prodotto i clienti stessi.
In una societa' che si affida totalmente al mercato, neanche i nostri consumi ci appartengono piu' perche' sono determinati altrove e noi possiamo al massimo non poterceli permettere, ma non metterli in discussione.

Ogni ostacolo che si frappone al commercio fra gli uomini e' vissuto come un attentato al funzionamento della grande macchina di cui facciamo orgogliosamente parte e siamo, nello stesso tempo, prigionieri.
D'altra parte, questo modello conta sull'affermazione dell'individuo monade, sottratto all'idea del collettivo, che persegue i suoi interessi particolari ed il primato dell'io al quale la realta' deve adattarsi. E, per dirla sempre con Adorno, "l'esaltazione dell'individuo autosufficiente riduce l'individuo a puro organo ricettivo del mercato, ad imitatore di idee e stili assortiti a capriccio". E proprio questo individuo autosufficiente sempre piu' tende a sostituire l'esperienza sessuale con la sua rappresentazione.
L'atto sessuale quindi perde ogni senso di mistero e la sua stessa sacralita'.

Con la complicita' dei mezzi di comunicazione di massa, la pornografia ha invaso ogni forma di comunicazione e di spettacolo, dalla pubblicita' che non esita a ricorrere alle sollecitazioni piu' inconfessabili, all'entertainment che sfrutta e mette in piazza i pensieri ed i rapporti piu' intimi dei soggetti. Sicche' se tutto e' pornografia niente e' piu' pornografia e le residue resistenze etiche o l'interrogarsi su cio' che e' giusto o non lo e' possono essere messe da parte per condividere una cultura che e' di tutti e alla quale tutti si affidano.
Sino a qualche decennio fa, almeno su alcuni temi, era obbligata la scelta e dominante la divaricazione.
Anche in tema di economia: vi erano economie malate, economie apprezzabili e nobili ed altre meno. Erano chiare le differenze cosi' come erano chiari i valori che le sostenevano.
Nel corso degli anni si sono affermate una teoria ed una prassi della "compatibilita'" che legittimano nello stesso tempo chi inquina e chi lotta contro l'inquinamento, chi intende la propria attivita' economica solo come fonte di arricchimento e chi la intende come agenzia di crescita sociale, chi produce attraverso il lavoro nero e lo sfruttamento e chi li combatte. All'interno di questa logica trova riparo e riconoscimento chi produce pornografia cosi' come chi fa commercio del proprio corpo e la ricchezza cosi' prodotta perde il suo senso di marginalita', la sua connotazione di economia underground o di confine per entrare a pieno titolo e con pieno riconoscimento nel parterre della Borsa e del mercato azionario. E' evidente ormai che il livello del "comune senso del pudore" si e' abbassato, e giunti a questo punto potrebbe sembrare forse saggio arrendersi e considerare ineluttabile la deriva che in qualche modo questo stesso Rapporto parrebbe confermare.

Al ricercatore spetterebbe il compito di osservare e descrivere la realta' senza esprimere giudizi di valore, cosa che noi abbiamo fatto cercando di essere puntuali ed oggettivi.
Tuttavia, tra i compiti dell'intellettuale vi e' anche quello di non arrendersi al pensiero dominante, di resistere per quanto possibile ai processi di omologazione, nella consapevolezza che spesso cio' che e' accettato da tutti non sia buono per tutti.
 
Nello stesso tempo, pero', non si deve cadere nella trappola della demonizzazione o della crociata, perche' questa accredita e rafforza ancora di piu' il fenomeno che si ritiene di dover contrastare. Non si tratta di affermare una societa' della virtu' da contrapporre a quella del vizio: l'importante e' che le due categorie restino distinte e che il vizio non debba avere migliore considerazione della virtu'. Occorre invece affrontare il tema attraverso l'approfondimento della conoscenza e mettendo in moto una riflessione di carattere culturale che informi e stimoli una discussione serena sul carattere e sulle numerose implicazioni del fenomeno, sulle motivazioni della sua accettazione sociale, sul ruolo delle tradizionali agenzie educative e dei mezzi di comunicazione di massa.
 
Oltre che un grande affare, la pornografia e' un mezzo di espressione, una forma di comunicazione, una forma di spettacolo o l'espressione di una patologia individuale e sociale?
Pur senza voler assumere posizioni censorie e di facile condanna, resta comunque ineludibile l'osservazione che la pornografia, che e' ormai "merce tra le merci", almeno per quello che ci riguarda, non puo' essere considerata una merce come le altre.

Gian Maria Fara
Presidente dell'Eurispes

[Introduzione]



Come l'acqua, il gas o la corrente elettrica,
entrano grazie a uno sforzo quasi nullo,
provenendo da lontano, nelle nostre abitazioni
per rispondere ai nostri bisogni,
cosi' saremo approvvigionati di immagini e
di sequenze di suoni, che si manifestano
a un piccolo gesto, quasi un segno, e poi subito ci lasciano.

Paul Valery




Mezzo secolo di pornovisioni e i rapporti di ricerca dell'Eurispes




Dal porno per pochi al porno per tutti. Nell'Ottocento della "Belle epoque", fotografi che coltivano passioni un po' spinte (e pertanto utilizzabili per sbarcare il lunario) ritraggono fanciulle in pose da erotiche ad oscene, riproducono le immagini in cartoline, locandine, calendari, e le vendono ai tenutari delle case di tolleranza di lusso ed ai proprietari di cabaret alla moda. Costoro rivendono le foto "scottanti" agli avventori: borghesi e nobili, alti burocrati dello Stato, magistrati, generali e finanzieri. Uomini facoltosi per impresa o per rendita, i primi in rapida ascesa, i secondi in lento declino, padri di famiglia saldi nelle tradizioni, devoti alle istituzioni, rispettosi dei costumi sociali. Uomini, insomma, che hanno fede nel progresso tecnico e mercantile e che credono nella potenza degli stati-nazione. Non di meno, covano con gli occhi le "donnine" in effige per soddisfare impulsi sessuali inappagati o per ricordare quelli appagati nella visita al bordello.
 
Grazie alla tecnica fotografica inizia un processo di dislocazione – dapprima lento, poi sempre piu' accelerato – del testo pornografico verso la riproduzione su larga scala. Infatti: le cartoline oscene (sopravvissute fino ad oggi grazie alle cure dei collezionisti) arrivano anche agli studenti, ai soldati, ai bottegai, agli operai, ai proletari, insomma a tutti coloro che imitano in tutto e per tutto padri e signori per quanto riguarda "lo sfogo" del sesso.
 
E' la stampa a rotocalco a tenere a battesimo quella che possiamo definire la pornografia contemporanea, caratterizzata dal fatto di essere alla portata, se non di tutte, di quasi tutte le borse. Il fulcro del nuovo tipo di commercio trasloca dalla vecchia Europa ai giovani degli Stati Uniti d'America, la' dove l'omologazione sociale welfarista e la libera impresa vanno d'accordo. Nel dicembre 1953 viene pubblicato il primo numero di Playboy con le foto di Marilyn Monroe, corpo bianco su velluto rosso, scattate quando si chiamava Norma Jane ed era una ragazza in cerca di fortuna.
 
Inizia cosi' la diffusione della merce pornografica soft-core come prodotto al contempo sofisticato e popolare, un prodotto che si afferma attraverso le provocazioni mondane, la seduzione intellettuale, le promozioni di marketing, la vendita per corrispondenza. Playboy non vende solo immagini bensi' anche una filosofia tagliata su misura per l'homo faber nord-americano, bianco e di classe media. Costui lavora, mantiene la famiglia, ama la patria e va in chiesa. E' l'uomo che in tutto e per tutto rispetta i canoni sociali e morali di marca puritana e nel contempo li trasgredisce, complice la produzione in serie di cio' che per la legge e per il senso comune e' considerato osceno.
Dal soft all'hard il passo e' breve, e ricongiunge le due sponde dell'Oceano Atlantico. Nell'ottobre del 1969 si svolge a Copenhagen la prima "fiera del sesso", ufficialmente consentita dalle autorita' in virtu' della legge appena approvata dal Parlamento danese che liberalizza la produzione e la diffusione di materiale pornografico. La fiera richiama stuoli di giornalisti e di operatori del settore, altrimenti detti i "rivoluzionari del porno" provenienti da tutto l'emisfero occidentale. A Copenhagen circolano i primi prodotti che segnano il passaggio dalla carta alla pellicola: film brevissimi (5-15 minuti) che riproducono rapporti sessuali veri e propri. Tra Danimarca e Olanda e New York, Los Angeles, San Francisco, vengono poste le basi di quella che diventera' l'industria dell'hard-core. Le prime pellicole, che non sono dei veri e propri film e si chiamano loops (alla lettera: "cappio") per via dell'ingranaggio collegato al proiettore che consente il riavvolgimento automatico della pellicola, vengono distribuite nei peep-shows, locali a luci rosse a basso prezzo fiorenti nel Nord-Europa e in Usa, dove i clienti assistono da una cabina solitaria sia alle esibizioni dal vivo di ragazze sia alle proiezioni di brevissimi film.
Nella fase dei "filmini" anni Sessanta/Settanta vengono rappresentate tutte le sfrenatezze possibili, tutte le combinazioni sessuali proibite, dall'incesto al lolitismo, al sesso violento che allude allo stupro.

La filosofia pornografica dell'epoca fa perno sulla figura del "libertino liberatore", del maschio propugnatore della parita' tra i sessi che si assume il compito di educare la femmina ignara e passiva. La componente violenta, dunque, era indirizzata a fin di bene, per svegliare la "bella addormentata nel bosco" e contemporaneamente per svelare la misoginia perbenista e borghese che la incatenava allo stereotipo di donna cui e' precluso il piacere sessuale fine a se stesso. Proprio in ragione della loro filosofia, i pedagoghi della liberazione sessuale che non disdegnano di lucrare sulla sessualita' sono malvisti non solo dagli antagonisti borghesi, ma anche dai co-protagonisti della cosiddetta, e molto in voga, "rivoluzione sessuo-politica".
 
Ma l'industria pornografica nascente, ancorche' trasgressiva e antiborghese, e' lontana da qualsivoglia teoria rivoluzionaria che non la comprende e mira solo a espandere il suo mercato. Nel 1972 il filmino diventa film a tutti gli effetti, con una trama, una diva da lanciare e un grande pubblico da conquistare. Pur messo al bando in circa 50 Stati dell'Unione, il primo lungometraggio pornografico, Gola profonda, destinato a diventare un cult mondiale, viene proiettato in un cinema di Manhattan. Il film incassa 15.000 dollari in due settimane di proiezione. Una cifra, per i tempi, sbalorditiva.
La traiettoria italiana dell'hard-core. "Spaghetti porno" viene immediatamente chiamato ed ha un enorme successo di pubblico, mentre all'estero e' addirittura acclamato come prodotto tipico dell'italico genio. A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso i registi pionieri dell'hard, nella maggior parte dei casi provenienti dal cinema tradizionale, assumono vari pseudonimi esterofili per dirigere film lunghi due ore, infarcendo trame piu' o meno ricche di eventi con scene di sesso che superano a pie' pari sia la linea di confine tra film "erotico" (commedie all'italiana sature di sesso ridanciano, mai esplicito) e film pornografico sia il tasso di esibizionismo accettato dalla censura ufficiale. I film sono destinati al nascente circuito delle sale cinematografiche a luci rosse.
Il 1977 e' l'anno cruciale in cui offerta e domanda di film hard si incontrano e si rafforzano a vicenda, creando il circolo virtuoso che pone le condizioni per un vero e proprio boom cine-pornografico. Il 1977 e' anche l'anno in cui la cinematografia italiana, cosi' ricca di fama internazionale e di successi commerciali dal dopoguerra fino ai primi anni Settanta, tocca il punto piu' basso di una crisi che da Hollywood si ripercuote su Cinecitta'. Finche' i distributori riescono ad acquistare i diritti di Gola profonda che approda – ultra tagliato – sugli schermi dei cinema nostrani.
La prima sala cinematografica trasformata in cinema porno apre a Milano proprio nel 1977. L'anno dopo, le sale di questo tipo si moltiplicano a macchia d'olio in tutta la penisola e nelle isole. Le produzioni viaggiano a ritmo serrato.
Circa 100.000 maestranze del cinema, di tutti i livelli, trovano lavoro inaspettato. La fabbrica dei film porno si insinua dunque nello stallo dell'industria del cinema italiano impedendone il precipitare e diventa parte integrante dell'industria dello spettacolo, dell'intrattenimento e della comunicazione. Il fenomeno e' mondiale: non solo nelle varie cinecitta' dell'hard nostrano, ma sui set succedanei di quelli hollywoodiani, in California, si celebra l'hard addomesticato, depurato dai contenuti urtanti ed eversivi degli esordi, pronto per offrirsi ad un pubblico cinematografico veramente di massa. Non e' piu' necessaria alcuna copertura libertaria per incoraggiare il consumo pornofilo.
Nelle sale italiane gli spettatori non mancano mai: dalle "bande" dei militari in libera uscita e degli studenti in libera goliardia, ai pensionati, agli impiegati, ai professionisti. Tutti insieme e tutti cultori del personalissimo "chiodo" sessuale conficcato in testa, si ritrovano in quelle sale affumicate cullati dal ronzio dei proiettori.
Rapidamente la vivace imprenditoria nostrana diversifica prodotti e luoghi di smercio in un clima da "caso italiano": la pornografia e' messa al bando dalle leggi vigenti, ma e' visibile ovunque. Le edicole espongono sfacciatamente pubblicazioni sia soft sia hard, i cinema a luci rosse reclamizzano con titoli al neon e grandi manifesti i film proiettati, i sexy shop nascono come funghi e senza regole logistiche. Siamo ai primi anni Ottanta e, con l'arrivo delle televisioni private, nelle case arrivano anche gli spettacolini delle casalinghe-che-si-spogliano nonche' la pubblicita' in video dei telefoni erotici. In pochi anni il consumatore di porno su carta, lo spettatore del film a luci rosse, viene rifornito di tutto cio' che serve alla ricreazione sessuale fin dentro casa propria.
 
Nel 1984 viene pubblicato il 1° Rapporto sulla Pornografia in Italia dell'Eurispes. E' la prima ricerca del genere nel nostro Paese, eseguita su impulso del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, considerando anche il ruolo di Consultore nello stesso Consiglio del Presidente dell'Istituto Gian Maria Fara. Segue nel 1989 il secondo Rapporto, quindi il terzo, nel 1992.
In essi, per la prima volta, il mercato pornografico italiano viene analizzato alla luce dell'indagine sociologica ed economica che conferisce profondita' ai coevi interessi mediatici per la pornografia.
 
Gli anni Ottanta sono anche gli anni del divismo pornografico di marca nazionale con le celeberrime Cicciolina e Moana, inaugura il settore degli spettacoli dal vivo, inventa (novita' per l'Italia) il reclutamento contrattuale di attrici porno che lavorano in esclusiva per "Diva Futura", il marchio delle sue molteplici attivita'. Nasce il fenomeno del porno politicizzato, che va ben al di la' dell'elezione di Ilona Staller in Parlamento, nel 1987. Le loro imprese non raggiungono l'obiettivo di cambiare alcunche' nella legge sull'oscenita' e il comune senso del pudore, ma danno avvio a un processo di normalizzazione e accettazione della pornografia che esce cosi' dal ghetto degli addetti ai lavori e dei consumatori. Tutto questo conferisce all'industria pornografica il valore aggiunto del fenomeno di costume, dell'intrattenimento lecito.

Tra la fine degli anni Ottanta e Novanta, con l'avvento dell'home-video (nel nostro Paese con qualche ritardo rispetto al Nord-America e al Nord-Europa) si affievolisce progressivamente la fruizione sul largo schermo a favore di quella sul piccolo schermo e cambia anche il prodotto filmico. La domanda di porno da consumare nell'intimita' domestica con la partner accanto (e si parla quindi delle donne-che-scoprono-il-porno) chiede piu' sesso e meno trama. La telecamera familiare, non ancora digitale e tuttavia facile da usare, non immortala solo comunioni e matrimoni da incidere come date-ricordo sul nastro magnetico, bensi' inaugura il porno-fai-da-te, di coppia e scambista, sequenza di copule tenute assieme da una tensione esibizionistica che si fa contagiosa. I media si occupano del fenomeno e sembra che ogni vicino/vicina, della porta accanto, si diletti nell'organizzazione di vizi privati di cui e' protagonista e regista.

Il porno a portata di mouse. Non si puo' dire che la caratteristica specifica del porno on line sia l'esaltazione del nesso sesso-violenza, non quella maggioritaria per lo meno. Dal punto di vista formale, la cifra principale della pornografia on line rappresenta un ritorno alla "vecchia" pornografia su carta, basata sulla staticita' delle immagini. Dal punto di vista della fruizione, invece, il salto qualitativo c'e', anche se (di nuovo) non specifico rispetto al contenuto, bensi' inerente al fatto che Internet e' un mezzo di comunicazione, diverso da tutti gli altri, che consente l'interattivita' e dunque modifica il rapporto tra gli esseri umani e la comunicazione stessa. Internet, infatti, sta cambiando il concetto di cittadinanza cosi' come lo abbiamo conosciuto e vissuto in epoca moderna. Con a disposizione un flusso costante e delocalizzato di immagini, informazioni, idee, il cittadino-utente perde progressivamente il senso di appartenenza nazionale, comunitario, sociale, ed entra a fare parte della moltitudine apolide immersa alla rinfusa nei meandri complessi e volubili della post-modernita' tecnologica. Entrambi gli aspetti, piu' la valutazione qualitativa, quantitativa ed economica del porno on line, sono oggetto di questo Rapporto e pertanto non ci soffermiamo oltre. Piuttosto, la pornografia a portata di mouse risveglia nell'opinione pubblica e nel senso comune l'allarme sul rapporto tra minorenni e materiali sessualmente espliciti, nel triplice aspetto dei minori come vittime: vittime coinvolte nella pornografia minorile, vittime coinvolte come fruitori di pornografia on line, vittime coinvolte nell'adescamento sessuale a mezzo le chat-line e analoghi "spazi" interattivi della rete.
 
Le indicazioni pastorali della Chiesa cattolica. Il 1° Rapporto Eurispes (1984) dedica un capitolo a "Istituzioni religiose e pornografia" che comprende interviste su questionario sottoposte ai vescovi delle Diocesi. Risponde il 30% degli interpellati, i quali attribuiscono ai consumatori di pornografia tratti caratteriali immaturi e infantili e una situazione esistenziale di solitudine. Vedono nella societa' dei consumi, nei mass media e nella pubblicita' l'humus dal quale si sviluppa la pornografia. Inoltre, in maggioranza, ritengono necessario un impegno maggiore della Chiesa ed una drammatizzazione del problema presso l'opinione pubblica.

A quattro anni dal 1° Rapporto sulla pornografia in Italia, e nell'anno della pubblicazione del secondo (1989), il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali pubblica il documento Pornografia e violenza nei mezzi di comunicazione: una Risposta Pastorale. Il documento intende per pornografia divulgata attraverso i media (dalla rivista alla videoregistrazione) "la violazione del diritto alla "privacy" del corpo umano nella sua natura maschile e femminile. Questa violazione riduce la persona umana e il corpo umano a un oggetto anonimo destinato all'abuso per motivi di concupiscenza; la violenza in questo contesto puo' essere intesa come la presentazione, facente appello ai piu' bassi istinti, che sono contrari alla dignita' della persona e che evocano una grande forza fisica esercitata in maniera profondamente offensiva e spesso passionale". La rappresentazione degli atti sessuali oggettivati e significanti il piacere sessuale viene dunque condannata in maniera univoca e considerata, di per se', espressione di violenza. Pertanto, per la Chiesa, produrre, vendere, consumare pornografia e' peccato perche' equivale a rendersi complice della diffusione di un "male morale".
Tra le conseguenze, oltre quella del peccato, la Risposta Pastorale enumera il danno causato ai minorenni, ai giovani e alle donne, gli effetti degradanti nel corpo sociale, nonche' l'ostacolo posto al "carattere familiare dell'autentica sessualita' umana". Quanto al nesso, assai dibattuto negli anni in cui il documento viene pubblicato, tra consumo della pornografia e violenza sessuale, la Risposta non lo pone nei termini causa-effetto, ma fa riferimento a quegli studi che confermano l'effetto negativo della pornografia e della violenza e il legame tra "pornografia e violenza sadica".

Sul piano istituzionale, nel 1997 nasce, per legge, il Consiglio nazionale degli utenti presso l'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni. Ha il compito di dare attuazione alle istanze, etiche e democratiche, di salvaguardia della dignita' umana, del pluralismo culturale, politico e religioso e dell'obiettivita' dell'informazione. L'attivita' del Consiglio e' particolarmente incisiva nella tutela dei minorenni. E' infatti parte propulsiva dell'attuazione del Codice di autoregolamentazione Tv e minori stipulato con le emittenti televisive nel 1995. Il Codice di autoregolamentazione su "Internet e minori" (largamente ispirato all'omonimo studio dell'Eurispes pubblicato nel 1999) viene siglato nel 2003 presso il Ministero delle Comunicazioni tra il Ministro, il responsabile del Dipartimento per l'innovazione tecnologica ed alcune associazioni di Internet service provider. La sua ideazione si e' avvalsa della partecipazione sia del Consiglio degli utenti sia di altri gruppi associati, particolarmente interessati ad evitare l'esposizione alla pornografia on line degli internauti minorenni. Nel documento del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali intitolato Etica in Internet (2003) viene analizzata, infine, la nuova dinamica comunicativa inaugurata dalle nuove tecnologie. Viene dato il massimo vigore alla liberta' d'espressione e al libero scambio delle idee, facilitato da Internet, a patto che avvengano nel rispetto dell'ordine morale e della comune utilita'.

Le posizioni femministe e le politiche femminili. Il femminismo si affaccia due volte sulla scena dell'Occidente: nel tardo Ottocento e negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. La prima volta si aggrega intorno ad una rivendicazione riformista (l'estensione del diritto di voto alle donne) sull'onda delle battaglie per l'emancipazione degli oppressi e per i diritti universali di cittadinanza proprie dei socialisti e, in parte, dei liberali dell'epoca. La seconda volta, il terreno di coltura del femminismo e' la sinistra sessantottina rivoluzionaria, piu' o meno classicamente marxista e comunista, piu' o meno libertaria.
 
Le femministe degli anni Settanta si aggregano anche loro attorno ad una rivendicazione che possiamo definire riformista, quella contro la proibizione dell'aborto, ma con l'idea che le gravidanze indesiderate, cui l'aborto pone rimedio, siano solo una delle spie dell'oppressione sessuale esercitata dagli uomini sulle donne. La maggiore differenza tra il primo e il secondo femminismo e' infatti il posto che occupa la questione sessuale. Pressoche' assente nel primo femminismo, e' al centro del secondo con la conseguente affermazione della differenza femminile come estranea e/o contrapposta a quella maschile. Pertanto la conquista della liberta' sessuale da parte delle donne viene vista come una limitazione della liberta' sessuale agita dagli uomini.

In questo contesto, che collega il movimento femminista da New York a Londra, da Stoccolma a Roma, verso la fine degli anni Settanta nasce in Usa la lotta alla pornografia (e alla prostituzione). Nelle metropoli statunitensi piccoli gruppi femminili si distinguono per azioni sovversive contro i sexy shop e contro i clienti delle prostitute di strada. Dallo spontaneismo all'organizzazione il passo e' breve e le varie aggregazioni esistenti si uniscono sotto la sigla "Woman against pornography" .

Con la definizione di pornografia come violenza, il movimento anti porno guadagna consensi negli ambienti conservatori e nelle Chiese e una certa popolarita' grazie ai mass media che colgono l'occasione per mettere in scena un tipo di folklore femminista gradito al pubblico dei talk show.

Nel 1983 Woman against pornography si propone come associazione di cittadini (ci sono infatti anche aderenti uomini) e presenta una ordinanza per la censura delle pubblicazioni e dei film pornografici in una serie di municipalita': a Minneapolis (Minnessota), a Indianapolis (Indiana), a Cambridge (Massachussets) e Los Angeles (California).
Anche il femminismo italiano degli anni Ottanta viene attraversato dalla ostilita' alla pornografia, ma poche iniziative in merito producono un nulla di fatto.
Dagli anni Novanta del secolo scorso a quelli attuali, il femminismo declina in tutto l'Occidente lasciando in retaggio una diffusa emancipazione femminile, un buon numero di leggi basati sulla logica delle "azioni positive" che chiedono misure specifiche per promuovere la parita' femminile e, soprattutto, si proietta nelle istituzioni politiche. In primis, nell'Unione europea.

Dal 2000 in poi, specialmente in Italia, la produzione teorica sulla pornografia si assottiglia, cosi' come si eclissa quel dibattito pubblico intorno alla questione pornografica che ha animato i primi due decenni di trent'anni di pornovisioni che sono alle nostre spalle.
Nasce pero' un tipo nuovo di critica negativa della pornografia, prettamente maschile, che non si misura tanto con le concettualizzazioni femministe, ma che affronta il nesso pornografia-capitalismo.
 
L'osceno e la liberta' d'espressione. In maniera direttamente proporzionale al grado di civilizzazione raggiunto dalle societa' occidentali, la libera espressione del pensiero ha dovuto sempre scontrarsi con la censura, piu' o meno legalizzata, ogni qual volta era indirizzata a trattare o rappresentare la sessualita'. Oscenita', osceno sono le parole-concetto utilizzate a partire dall'epoca moderna per mettere "fuori scena" tutto cio' che risultava contrario ai dettati della morale vigente sulla sessualita'. Cosi' la storia della creativita' umana e' costellata di conflitti tra l'individuo e l'Autorita' per stabilire chi dovesse spuntarla nella battaglia intorno l'osceno. Pertanto, e' accaduto infinite volte che poesie, romanzi, opere teatrali, quadri, film, bollati di oscenita', e quindi sottratti alla fruizione del pubblico, siano stati poi con gli anni (pochi o molti) inglobati nel patrimonio culturale collettivo. Nei paesi-cuore dell'Occidente, europei e nord-americani, la soglia di tolleranza nei confronti della pornografia di adulti e per adulti si e' ormai stabilizzata a un livello piuttosto alto. Contemporaneamente pero' e' aumentato il peso di coloro che, a livello individuale o collettivo, combattono la pornografia ravvisando nel consumismo sessuale un fattore di corruzione del corpo sociale.

Non siamo in grado di pronosticare se la crescente consistenza delle posizioni pubbliche avverse alla pornografia, che – soprattutto negli Usa – riuniscono femministe, tradizionalisti, conservatori, anticapitalisti e esponenti religiosi, potra' accorparsi in un solido movimento d'opinione in grado di produrre una svolta repulsiva (e forse anche repressiva) nei confronti dei materiali sessualmente espliciti, pur considerando il fatto che le posizioni politicamente conservatrici basate sulla difesa programmatica della famiglia tradizionale e dei valori etici e religiosi stanno prendendo piede nel cuore del mondo occidentale.
Per converso, le posizioni in difesa della pornografia o favorevoli alla sua legalizzazione sono assai meno presenti sulla scena pubblica di quanto non lo fossero negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso e in parte degli anni Novanta.

Malgrado il principio della liberta' d'espressione, o della liberta' tout court, applicato alla pornografia venga ancora in soccorso a salvaguardia della produzione e della diffusione (e quindi del consumo) di materiali sessualmente espliciti, non ci sembra che l'industria pornografica globale, per come e' oggi strutturata, abbia piu' bisogno di a'ncore di salvataggio ideal-politiche per vivere e prosperare. Questo 4° Rapporto dell'Eurispes illustra, infatti, la compenetrazione avvenuta tra industria pornografica e industria dell'intrattenimento, tra economia pornografica ed economia IT, ovvero basata sulle Information Technologies. La stessa contrapposizione, o congiunzione, pornografia-liberta' va rivista quindi alla luce dei fatti strutturali intervenuti nel mercato.
Questo, a nostro avviso, e' il fatto nuovo che deve essere preso in considerazione da quanti hanno interesse alla "questione pornografica" o per missione etica, o per doveri politici, o per magistero di giustizia, o per impegno partecipante, in quanto cittadini, alle scelte politiche, oppure in quanto operatori nella societa' dell'informazione. Sarebbe auspicabile che tra i suddetti attori della vita pubblica si aprisse un confronto serio e sereno sui nuovi termini della questione pornografica in una prospettiva che tenga conto della necessaria pluralita' di opzioni etiche e stili di vita, delle scelte e delle responsabilita' che rappresentano l'essenza stessa delle societa' libere.
Il 4° Rapporto sulla pornografia dell'Eurispes, che qui abbiamo introdotto, in linea con quelli che lo hanno preceduto, ha come presupposto etico quello di informare con competenza e onesta'. Come obiettivo culturale quello di fornire una lettura della questione pornografica scevra di allarmismi facili e di altrettanto facili sottovalutazioni.

[Capitolo 1]

Il mercato globale e la legge: Italia, Europa, Usa

La parabola dei "capitalisti nudi", dai bassifondi a Wall Street. La notizia arriva in Europa sull'onda dei dati diffusi alla fine del 1999 da un prestigioso istituto di ricerca statunitense, la Forrester Corporation di Cambridge, Massachussets: l'industria del porno chiude il bilancio del secondo millennio totalizzando un volume di affari tra i 10 e i 14 miliardi di dollari l'anno, includendo cassette Vhs, Dvd, network televisivi, satellitari e via cavo, Internet, telefonate erotiche, oggettistica, biancheria, riviste. Solo i noleggi dei prodotti videografici raggiungono i 700 milioni di dollari l'anno. Un anno dopo quella che sembra essere l'ennesima inoppugnabile prova del "giro da capogiro" degli affari del porno, una smentita dei dati della Forrester Corporation arriva dall'articolo How big is porno? (Quanto e' grande il porno?) di David Ackman, pubblicato nel 2001 sul piu' importante sito economico degli Usa, forbes.com. Il giro di affari del porno e' certamente grande, vi si afferma, ma si aggira tra i 5 e i 7 miliardi di dollari. Altri commentatori economici si associano nel ridimensionare la mitizzazione del mercato pornografico: tra gli altri, Emmannuelle Richard su alternet.com, nel 2002.
I capitani dell'Adult Entertainment di San Ferdinando Valley operano nel rispetto delle leggi dello Stato della California le quali tollerano, oltre alla commercializzazione, anche la produzione di pornografia, a patto che essa non coinvolga attrici ed attori minorenni. Sono in regola con le tasse: contribuiscono infatti alle finanze pubbliche dello Stato federato per un ammontare di 36 milioni di dollari l'anno, stando alle dichiarazioni dei porno-lobbysti, quelli che difendono a livello politico gli interessi del settore. Considerato il livello di tassazione della California, si puo' dedurre che il settore Adult produce un reddito di circa 490 milioni di dollari l'anno, pari al 37% circa del Prodotto interno lordo californiano.
Era digitale, era globale, pornografia globale. Il mercato dei materiali sessualmente espliciti di un qualsiasi paese, Italia compresa, non puo' piu' essere studiato e misurato a se' stante. Occorre dotarsi di uno sguardo, appunto, globale, che comprenda l'Europa di cui facciamo parte e l'altra parte (alcuni dicono "controparte") al di la' dell'Oceano, per restare nell'ambito strettamente occidentale.
 
Nella classifica dei sette paesi leader, gli Usa occupano il primo posto con la Metro Global Media Inc., quotata sul Nasdaq. Ma sono quotate in Borsa anche due holding europee, una svedese a capitale multinazionale, l'altra tedesca, di solida tradizione nazionale, ormai anch'essa internazionalizzata. Del "G7 del porno" fanno dunque parte gli Usa che detengono la presenza sul loro territorio del maggior numero di colossi multimediali e aziende leader (circa 2.000), la Svezia, la Germania, la Spagna, la Francia, nonche' due paesi emergenti e da poco inseriti nell'Unione europea: Ungheria e Repubblica Ceca.


I sette paesi leader dell'industria pornografica occidentale e le loro maggiori imprese
Anno 2002


Paesi Imprese Caratteristiche e curiosita'
Usa Metro Global Media Inc. Quotata sul Nasdaq, sede legale nel piccolo Stato di Rhode Island, noto per la bassa imposizione fiscale. Opera in tutti i settori ed in tutte le aree geografiche di mercato
VCA Pictures Corporation Produce negli stabilimenti della San Ferdinando Valley videocassette e Dvd. Quest'ultimo settore e' diretto da Veronica Hart, ex pornostar, nota anche per aver dato vita assieme a un gruppo di colleghe al "pornofemminismo"
Vivid Entertainment Group E' stata fondata da Steve Hirsch e David James, nel 1984, a Van Nuys (San Ferdinando Valley). Tuttora al comando
Svezia Private Media Group Quotata su Nasdaq e Francoforte. Nasce da un nucleo imprenditoriale svedese, ha sede in Spagna con diramazioni in tutto il mondo. La Cosping Holding, di proprieta' dell'olandese Gerard Cok (settore immobiliare), e' tra i finanziatori sia della Private sia d
ella tedesca Beate Uhse
Germania Beate Uhse A.G. Quotata a Francorte. La proprietaria, recentemente scomparsa, e' stata la prima pilota nella Germania nazista e la prima proprietaria di una catena di porno shop nella Germania Ovest. Otto Christian Lindemann e' il nuovo amministratore delegato. La sede e' a
Berlino
Francia Socie'te' française de production re'alization et distribution des filmes pour adultes Societa' per azioni, con sede a Parigi. Il proprietario, Marc Dorcel, e' stato un acclamato regista del porno. Per Dorcel lavora, ora anche come regista, Ovidie, autrice del "Pornomanifesto" che rivendica un modo femminile di regia dei film hard
Spagna International film group Sede a Barcellona, e' la terza in classifica dopo Beate Uhse e Marc Dorcel
Ungheria Touch Me Agency Sede a Budapest. Controllata dall'Italiano Gianfranco Romagnoli, ex regista, e' diretta dalla ex pornoattrice Anita Rinaldi, magiara
Repubblica Ceca Boheme Production Boheme Agency Sede a Praga. Fondata da Ivana e Claudio Mattei, e' suddivisa oggi in due rami: Boheme Agency (reclutamento di attori e attrici per le produzioni mondiali) e Boheme Production (prodotti video)
Fonte: Centro documentazione dell' Eurispes.

Nella tabella del "G7 del porno" sono stati inseriti paesi a economia da Primo Mondo e paesi economicamente emergenti, come la Repubblica Ceca e l'Ungheria, accomunati dal fatto di non trovare ostacoli legali all'espansione delle loro aziende. L'Italia, che fino ai primi anni Novanta, e' stata un paese produttore di un certo rilievo, e' esclusa dal circolo dei big. Nel presente Rapporto verranno spiegate le diverse ragioni. Una di queste risiede nella vecchiezza e incertezza delle leggi che regolano la pornografia. L'economia pornografica, infatti, prospera anche in regimi legali proibizionisti, ma per diventare industria nel senso attuale del termine, necessita paradossalmente o di assenza di regole o di regole chiare.

La legislazione italiana e le sue contraddizioni. Nella legislazione italiana solo recentemente sono stati usati il sostantivo "pornografia" e l'aggettivo "pornografico", in un decreto legge
1 del 1995, molto importante per i mezzi audiovisivi, e che sara' citato spesso nel prosieguo di questo Rapporto.
Nell'articolo 528 del Codice penale, certamente vetusto ma tutt'ora caposaldo della regolamentazione giuridica inerente alla merce pornografica, vengono considerati reato la produzione e la distribuzione, l'importazione e l'esportazione, l'acquisto e la detenzione, di "scritti, disegni, immagini od altri oggetti osceni", nonche' la pubblicita' che ne facilita la circolazione e l'organizzazione di spettacoli pubblici che ne propagandano i contenuti.
Inoltre, nell'articolo 724, viene ribadito il divieto di "commercio di scritti, disegni o altri oggetti contrari alla pubblica decenza".
Sulla definizione di oscenita' come offesa al comune sentimento del pudore e alla pubblica decenza si basa, dunque, l'illegalita' della pornografia, ribadita anche dall'articolo 21 della Costituzione che protegge la liberta' di stampa, ma esclude dalla protezione costituzionale la pubblicazione di materiali osceni.
Due sono le tappe principali di un processo, lungo piu' o meno trent'anni, costellato da dure battaglie legali in risposta ad altrettanto dure azioni repressive delle Forze dell'ordine e della Magistratura nei confronti di produttori, distributori e rivenditori di materiali pornografici. La prima riguarda l'introduzione della legge n.355 del 1975 che esenta da responsabilita' gli edicolanti che vendono pubblicazioni oscene, assestando un colpo decisivo al divieto assoluto di commercio, attivo e passivo, affermato dai suddetti articoli del Codice penale. Sette anni dopo, il 27 luglio 1992, la sentenza n.368 della Corte Costituzionale precisa ulteriormente le condizioni in cui il commercio di materiali osceni debba considerarsi non punibile: quando avvenga "in forma riservata" e sia destinato "solo a chi ne faccia specifica richiesta". Ovviamente, in accordo con il secondo comma del citato art. 529, la sentenza della Corte esclude dagli abilitati ad acquistare materiale pornografico i minori di 18 anni.

Le leggi europee. Le questioni attinenti ai commerci sessuali, pornografia e prostituzione, sono tra le piu' difficili da armonizzare nell'ambito dell'Unione
2. Ne' l'Unione ha, finora, mostrato questa intenzione. Ma per quanto riguarda prostituzione e pornografia in versione minorile, il Consiglio di Strasburgo ha emanato recentemente una Direttiva Quadro alle cui disposizioni i paesi membri dovranno attenersi, modificando le loro legislazioni in materia, se necessario.
Nella tabella che, qui di seguito, esemplifica alcune legislazioni europee, emerge che le leggi sulla pornografia per adulti sono sostanzialmente diverse da quelle italiane, mentre per quanto concerne le leggi sulla pornografia minorile, solo alcune sono analoghe alla nostra. E tutte, tranne la legge inglese e quella tedesca, sono di recente approvazione.

I princi'pi basilari e le caratteristiche delle leggi sulla pornografia e delle leggi sulla pornografia minorile in alcuni paesi europei


Paesi Leggi sulla pornografia Leggi sulla pornografia minorile
Danimarca Produzione, vendita e consumo sono legali E' vietato produrre, diffondere, detenere materiali di e con minori di 18 anni. Ma non c'e' punizione se il minorenne infraquindicenne e' consenziente alla detenzione
Francia Produzione, vendita e consumo sono legali E' vietato produrre, diffondere, detenere materiali di e con minori di 18 anni
Germania Produzione e circolazione sono vietate quando mostrano abusi sessuali su minorenni o atti sessuali tra umani e animali. La vendita e' vietata ai minori di 18 anni E' vietato produrre, diffondere, detenere materiali di e con minori di 18 anni
Inghilterra In base all'Obscene Publication Act, e' illegale. Ma la vendita e' consentita se non disturba la pubblica decenza Il Protection Children Act vieta produzione e diffusione di materiali di e con minori di 16 anni. La detenzione e' punita solo in caso di esibizione e di cessione
Olanda E' vietata la vendita se avviene in luoghi in cui configura offesa alla pubblica decenza e a minori di 16 anni E' vietato produrre, diffondere, materiali di e con minori di 16 anni, a patto che effettivamente sembrino tali. La detenzione non e' vietata
Spagna Produzione, circolazione e vendita sono depenalizzate a patto che sia provata la consensualita' delle persone coinvolte E' vietato produrre, diffondere, detenere materiali di e con minori di 18 anni
Svezia E' vietata la vendita quando disturba la pubblica decenza. E' vietata la circolazione di video di natura violenta non contrassegnati dal visto della Commissione Nazionale Censura. E' vietato produrre, diffondere, detenere materiali di e con minori di 18 anni. Non e' vietato la detenzione di pitture e disegni a patto che non vengano utilizzati per esibizioni pubbliche o per scambi commerciali
Ungheria Non esistono leggi sulla pornografia E' in preparazione una legge sulla pornografia minorile
Fonte: Centro documentazione dell'Eurispes.

L'Italia, e' nel novero dei pochi paesi europei (assieme all'Irlanda e alla Norvegia) in cui la pornografia di e per adulti non potrebbe (il condizionale e' d'obbligo) ne' essere prodotta ne' distribuita e venduta. Cio' non significa, pero', che nei paesi con leggi piu' liberali della nostra la situazione di semi-legalita' del porno sia tollerata.
Redenzione o punizione fiscale? I prodotti pornografici piu' tipici e diffusi (la video-cassetta e il Dvd), in Italia, vengono tassati due volte. Una volta attraverso l'imposta sul valore aggiunto, una seconda volta attraverso l'acquisto dei contrassegni della Societa' Italiana Autori e Editori, necessari alla loro commercializzazione legale. I prodotti del porno, pero', non rientrano tra i prodotti editoriali tutelati dall'articolo 21 della Costituzione sulla liberta' di stampa e quindi non usufruiscono di quelle agevolazioni sull'Iva previste dalla legge sull'editoria (legge 633 del 1972).
 
In questa situazione, ha destato molto scalpore il tentativo del Governo di introdurre nella Legge finanziaria del 2002 la cosi' detta "pornotax". Si trattava di un prelievo aggiuntivo sugli utili pari al 25% del reddito da applicare ai produttori di film per la televisione o per le videocassette e i Dvd, ai distributori dei medesimi, ai proprietari o gestori di sexy shop, agli edicolanti nonche' ai webmaster dei siti porno e ai loro Internet service provider. Secondo i calcoli governativi la pornotax avrebbe dovuto produrre un gettito fiscale pari a 95milioni di euro, il che vuol dire che si contava di tassare in maniera aggiuntiva un volume d'affari pari a 380 milioni di euro. Ma, come e' noto, la proposta della pornotax e' stata ritirata sotto il fuoco di aspre polemiche. E le piu' aspre non sono state – paradossalmente – quelle provenienti dal "fronte del porno".
 
Legiferare per il web. All'indagine sulla pornografia telematica e' dedicato il focus del Rapporto. Esso tiene conto del fatto che il confine giuridico tra pornografia e pornografia minorile e' netto. Non altrettanto netto appare invece il confine concettuale. La scelta del Rapporto Eurispes pertanto e' stata quella, di separare nettamente i due campi d'indagine. Proprio perche' portandoli avanti assieme si rischia di perdere l'esatta percezione dei mutamenti del mercato pornografico nel nostro come in altri paesi. La parte legislativa riguardante la pornografia minorile verra' trattata in modo approfondito in uno dei capitoli seguenti. Il provvedimento piu' importante per la pornografia telematica (ed anche quello in cui per la prima volta nella legislazione italiana si nomina il termine "pornografia") e' il decreto ministeriale del luglio 1995, numero 385, recante le norme che disciplinano il contenuto e le modalita' di fornitura dei servizi audiotex e videotex. Si tratta dei servizi audio e audiovideo che vengono forniti dai privati e che vengono resi accessibili all'utente dagli operatori delle telecomunicazioni attraverso linee telefoniche a prezzo maggiorato. Ebbene, il comma 4 dell'articolo 4 afferma: "Le informazioni o prestazioni audiotex e videotex non devono comunque presentare forme e contenuti a carattere erotico, pornografico e osceno".

[Capitolo 2]

Indagine nella porno rete: istruzioni per l'uso

Oggetto dell'indagine: solo siti profit. Un certo porno-caos che alberga in Internet si confonde ma non coincide con la pornografia commerciale vera e propria. Solo quest'ultima, infatti, viene messa in rete dagli impresari del settore allo scopo di ricavare un reddito dalla propensione al consumo degli internauti pornofili. Il campo dell'indagine e' stato delimitato ai siti porno a scopo di lucro e sono stati analizzati come terminali di quel settore merceologico dell'industria pornografica caratterizzato dal fatto di essere supportato e distribuito dalla tecnologia Internet.
 
Pertanto, quando parliamo di siti pornografici intendiamo dei punti di vendita on line che si presentano come dei porno shop (oggi si chiamano sexy shop) riforniti di una mercanzia visiva statica, visiva movimentata, visiva-interattiva. La struttura di un pornosito e' paragonabile a quella di un negozio. Per prima cosa il pornonauta incontra la home page che funge da insegna e da vetrina, quindi si inoltra nelle pagine di preview, gli scaffali in cui la merce viene esposta e reclamizzata; infine – se vuole – acquista i prodotti che gli interessano entrando nell'area a pagamento di un sito e paga ad una cassa telematica in ragione del tipo di pagamento che sceglie, o con carta di credito o a tempo di connessione.
I siti pornografici commerciali sono presenti soprattutto in quattro aree linguistiche: quella nord-occidentale egemonizzata dalla lingua inglese, quella australiana al Sud dell'Equatore, quella corrispondente ai paesi in cui si parlano lingue slave (ex blocco sovietico) e quella contrassegnata dalle lingue asiatiche, esclusa (per ora) la Cina.
Il pornonauta italiano puo' connettersi agevolmente ai siti di tutta l'area occidentale e a moltissimi siti orientali in lingua inglese. Inoltre, viene "deviato" dai banner pubblicitari verso una notevole quantita' di porno americano ed europeo.

Solo siti porno per adulti. L'indagine opera una netta distinzione tra la pornografia di e per adulti e la pornografia minorile. Separando l'adult porno dal child porno ci siamo attenuti formalmente alla Convenzione internazionale sul cybercrime promossa ed elaborata dal Consiglio europeo, entrata in vigore nel settembre 2004. In essa i contenuti che configurano i reati veicolati da Internet vengono suddivisi in due categorie: nocivi e illegali. Tra i primi rientrano i contenuti sessualmente espliciti considerati degni di attenzione ma non fuorilegge, tra i secondi la pornografia minorile on line che viene equiparata ad un crimine telematico.
 
Monitoraggio dei pornositi e tempi dell'indagine. Nella rete statunitense il porno soft tiene ancora alto un mercato di siti molto sofisticati, mentre nella rete italiana esiste un "residuo" di porno soft e si trova sui siti cosiddetti "celebrita'" che esibiscono immagini piu' o meno svestite, piu' o meno artefatte, di attrici, cantati, veline, modelle, vip di sesso femminile. Ma la quota di siti-celebrita', sull'insieme di tutte le altre tipologie, e' talmente irrilevante da non meritare particolare attenzione.
L'Eurispes ha monitorato 3.000 siti, da agosto a dicembre 2002. Questo vuol dire che i siti monitorati potrebbero essere, nel frattempo, o spariti o ri-impaginati fino ad essere irriconoscibili. L'indagine nella pornorete si e' conclusa a fine 2002, con una "coda" che si e' protratta fino a dicembre del 2003 per via del fatto che, proprio a cavallo di questi due anni, si sono verificati dei fatti nuovi che hanno improvvisamente modificato lo scenario della pornorete. Non e' stato ripetuto il monitoraggio degli stessi siti per evidenti ragioni di tempo e per il rischio di ritrovarne si e no la meta' dopo tanti mesi. Sono stati quindi effettuati monitoraggi piu' ristretti e focalizzati sui cambiamenti di scenario che volevamo mettere in rilievo. Lo stesso e' stato fatto per il 2004 per incrociare i dati di affluenza ai siti a pagamento, ottenuti consultando webmaster, con quelli rilevati on line relativi ai costi dei collegamenti.
 
Le fonti per l'indagine nella pornorete. I dati sui visitatori dei siti pornografici, indispensabili come base statistica per stimare il numero degli acquirenti, e le spese sostenute, sono stati messi a disposizione da Nielsen//NetRating, una delle piu' attendibili societa' di rating a livello mondiale, per quanto riguarda il 2002. Nielsen//NetRating e' poi entrata a far parte dell'Audiweb, azienda-associazione di cui fanno parte le maggiori societa' interessate al commercio telematico, e non ha potuto fornire, per il 2003 e il 2004, lo stesso tipo di dati.
Last but not least: alcuni impresari del porno on line hanno fornito informazioni risultate preziose, a patto – ovviamente – di conservare l'anonimato.
 
Alcune informazioni sul webmaster all'italiana. L'impresario all'italiana del porno on line che investe e guadagna solo nell'economia virtuale e' una figura professionale che svolge contemporaneamente varie mansioni: "produce" (nel senso che sceglie e acquista il materiale e i servizi che mette in rete), cura il marketing e la pubblicita', stipula accordi commerciali, verifica l'andamento degli introiti. Il tutto via web, ovviamente. E' un webmaster/mistress, un factotum come ce ne sono tanti altri che si ingegnano a lavorare e guadagnare con Internet, dotato di eccellenti conoscenze informatiche, di spirito intraprendente e di amore per l'autonomia. Magari crea e sviluppa il suo sito porno da casa propria, nel cuore di Roma o di Milano o alla periferia di Prato o di Bari, oppure sul cucuzzolo di una montagna, ma ospita il suo data-base in un server web che sta in Tailandia o nelle Cayman Islands, o in qualsiasi altro "paradiso informatico". La dislocazione oltre frontiera, tipica del webmaster italiano per via dell'illegalita' normativa del commercio pornografico, gli consente di non essere facilmente rintracciabile.
L'impresario-artigiano, piccolo e medio imprenditore made in Italy, campa abbastanza bene ma non nuota nei pornodollari. Tra l'acquisto di un dominio, il contratto con un Internet service provider, il mantenimento di un server web remoto, il reperimento di contenuti direttamente dalla rete, l'investimento base per creare un sito on line non supera i 2.500 euro. Ammortizzamento facile. Guadagni esentasse: per il fisco, egli e il suo server web praticamente non esistono.

[Capitolo 3]

L'irresistibile ascesa del porno on line


Internet: quanto e come di massa? Si calcola che, nel 2003, gli internauti planetari erano intorno ai 750 milioni: circa un sesto della popolazione mondiale. Di costoro il 46% abita negli Stati Uniti o in Canada, mentre il 54% e' sparso in altri paesi del pianeta; il 57,3% frequenta l'area del Web in lingua inglese e il restante 43,3% le aree telematiche in altre lingue. Gli internauti italiani fanno parte del 54% che vive in paesi diversi da quelli del Nord America e del 43% che non frequenta il web in lingua anglosassone.
In particolare, nel 2002 gli internauti italiani, ovvero coloro che non si limitano solo a disporre di un computer collegato ad Internet ma che utilizzano realmente la connessione regolarmente, hanno raggiunto una media annua di 13 milioni e 500mila unita', con punte mensili intorno ai 15 milioni. Visto che in Italia la popolazione residente ammonta a poco meno di 57 milioni l'utilizzo della rete da parte del 24,6% della popolazione non puo' ancora dirsi propriamente di massa, anche se il tasso di crescita del numero degli utanti si attesta al 5%.

Dall'invenzione del web al porno-caos. "C'era un tempo in cui la comunita' della rete era omogenea e civilizzata. Adesso non lo e' piu'. Siamo nel caos piu' totale". Lo ha dichiarato il belga Robert Cailleau, uno dei padri della tripla w, il world wide web. In una intervista a Forbes.com, rinomato sito economico statunitense, Cailleau ha enumerato i mali che affliggono Internet: al primo posto la pornografia, poi la pubblicita' invadente, le truffe in agguato e infine l'incompetenza dei navigatori.
L'invenzione del web ha prodotto questo tipo di circolo virtuoso: la diffusione dei computer e' schizzata in alto, si e' incrementato l'uso del telefono, con relative e proficue ricadute sullo sviluppo e l'ammodernamento delle telecomunicazioni, il che, a sua volta, ha fatto calare gradualmente i costi delle connessioni telefoniche. Come corollario, infine, gli operatori telematici hanno guadagnato un'enorme quantita' di utenti e si e' allargata enormemente la sfera delle attivita' commerciali on line.
Web piu' Internet, insomma, rappresentano la madre della rivoluzione del presente perche' hanno incentivato la capacita' degli imprenditori nel creare e diffondere nuovi prodotti, nell'aprire sbocchi di mercato, nel cambiare il modo di consumare nel mercato, nel globalizzare gli scambi e nel modificare la composizione tecnologica dei beni e dei contenuti scambiati.
Non meno impetuoso e' stato il cambiamento, all'inizio graduale, poi sempre piu' accelerato, dell'utenza Internet. La Internet community omogenea e civilizzata dei pionieri dell'informatica e' stata spazzata via. Al suo posto e' subentrata un'utenza planetaria, stratificata, anonima e non catalogabile se non per segmenti. Oggi, a chi frequenta Internet, a chi si rappresenta su Internet, non solo non vengono chiesti il nome, l'eta' e il sesso, ma neanche alcun certificato di buona civilizzazione. Tutti hanno lo stesso diritto a prendere parte al pot-purri di informazioni offerto, come fruitori o creatori di contenuti: gli esperti e gli inesperti, i colti e gli ignoranti, i moderati e gli estremisti, gli onesti e i disonesti, i religiosi e gli agnostici, i curiosi e i confusi, i parsimoniosi e i consumisti, i morigerati e i lascivi. Perche' tutti, con i propri gusti, le proprie tendenze e le proprie scelte, fanno parte integrante dell'attuale e della potenziale utenza di massa di Internet.

Il caos virtuale tra sesso gratuito e sesso commerciale. Appena dieci anni fa il web non offriva quell'epifania di contenuti oggi a disposizione di qualsiasi internauta. Nel 1993, sulla rete mondiale c'erano 600 siti web; nel 1997 erano gia' un milione, nel 1999 sono diventati centinaia di milioni. Nel '93 gli internauti potevano visitare il sito della Casa Bianca, messo in rete proprio in quell'anno, ma non molto di piu'. I siti di informazione erano scarsi, ancora piu' scarsi quelli di servizi. La ragnatela pero' e' gia' piena di sesso virtuale, sia all'interno dei mud (acronimo di Multi User Dungeon, versione telematica di "Dungeons and Dragons", gioco di ruolo in cui ciascun partecipante virtuale sceglie di farsi rappresentare dal personaggio che piu' gli corrisponde) sia nelle "stanze" private dei primi servizi a pagamento.
Contemporaneamente venivano confezionati e messi in rete i primi siti commerciali pornografici, assai rudimentali rispetto a quelli di oggi. Il porno on line ha avuto una funzione trainante perche' attirava utenti e spingeva gli Isp, gli Internet service provider, a investire, immettendo nel web nuovi siti tematici, di informazione e di servizi, utilizzando i navigatori pornofili come moltiplicatori di utenza da indirizzare verso nuovi e diversificati consumi.
Sbarcata su Internet e funzionando come moltiplicatore di operosita', la pornografia ha contemporaneamente modificato il codice genetico della rappresentazione esplicita della sessualita' umana e si presenta contaminata, attraversata da due generi di consumi sessuali opposti e nello stesso tempo convergenti: il sesso gratuito e il sesso a pagamento. Gli internauti, infatti, beneficiano di una notevole quantita' di "sesso gratis". Esistono siti non a pagamento frequentati da centinaia e centinaia di comunita' virtuali, dai gusti originali, i cui adepti comunicano intensamente sia per consumare sesso on line sia per combinare incontri o adunate off line variamente orgiastiche e variamente combinate, ma senza scopo di lucro. La rete consente inoltre una intensa attivita' di scambio di materiale sessualmente esplicito di tipo amatoriale: uomini e donne, transessuali, travestiti, che esibiscono se stessi, coppie si fotografano tipo autoscatto per il puro piacere di "mettersi in rete". Un circuito a parte e' quello dei newsgroup, vivai di scambi di immagini indicibili. Poi ci sono le gallerie fotografiche piu' o meno scioccanti, ma di alta qualita' grafica e fotografica. Infine, ci si puo' inoltrare in percorsi cosiddetti erotici punteggiati da siti specializzati in comunicazione sessuale ricca di annunci super specializzati e di allusioni letterarie e filosofiche, elargiti senza contropartita economica. Sulle home page di questi siti, pero', sbrilluccicano link e banner pubblicitari. Basta cliccarci sopra e si squaderna un'offerta mirabolante di pornografia commerciale per lo piu' indirizzata ai gusti estremi. Il confine tra il sesso gratis e il sesso a pagamento, e' talvolta labile, talvolta no. Ma proprio grazie a un siffatto mescolamento, Internet ha decretato il successo del sesso virtuale scambiato e consumato gratuitamente e contemporaneamente ha favorito, per la sua stessa natura di non-luogo, libero da divieti e censure, l'iniziativa degli impresari del porno, sempre attentissimi nel saper commercializzare il desiderio dei loro clienti li' dove si presenta e nelle forme in cui si presenta.
L'interattivita', la duttilita', l'infinita' di Internet facilitano il porno-caos che vi alberga perche' rende possibile quella contaminazione tra sesso gratuito e sesso commerciale che nella vita reale e' ostacolata dalle limitazioni e autolimitazioni imposte all'organizzazione umana della sessualita'.

Sesso vero e sesso falsificato nella vita e sullo schermo. Nella vita reale ciascuno e' libero di praticare sia il sesso "vero" e per definizione gratuito sia il sesso "falso" e per definizione mercenario, vivendoli in alternativa o integrandoli l'uno con l'altro, ma ciascuno percepisce la differenza logistica, temporale e linguistica che passa tra l'uno e l'altro. Perche' la vita reale, sulla base dei codici etici e ideologici che regolano e organizzano la sessualita', distingue tra i vari tipi di talami dove ci si impegna nell'uno e ci si balocca con l'altro, rispetta la differenza di significato che si da' alle parole che si pronunciano nell'una o nell'altra sfera relazionale.
Nella vita virtuale, invece, il confine tra sesso vero e sesso falsificato si assottiglia fino a scomparire. L'utente del web che si muove alla ricerca della soddisfazione dell'uno o dell'altro, o di tutti e due, entra a far parte dello stesso spazio-tempo, che e' quello dello spazio e del tempo virtuali, e intesse relazioni all'interno dello stesso codice linguistico, che e' quello dell'ipertesto. Inoltre, trasferendo i propri bisogni e desideri dalla realta' alla virtualita', non sente (o puo' far finta di non sentire) il peso delle normative scritte e non scritte che nella vita reale ne limitano la soddisfazione, il che deborda tanto nelle sperimentazioni a lieto fine tanto in quelle a esito perverso, tanto in quelle tollerate, malgrado la loro stranezza, tanto in quelle criminalizzate. Infine, l'internauta sessuofilo si muove in uno spazio comunicativo in cui domina la tendenza a commercializzare qualsiasi forma del desiderio amoroso o sessuale, e anche della semplice amicizia, da parte di impresari che riescono a cogliere in tempo reale una qualsiasi tendenza e che sanno, con pochi investimenti e buone conoscenze informatiche, costruire un business che puo' fruttare bene, per lo meno quel tanto che dura.
Gli esempi dell'ingegnosita' degli operatori della rete sono molteplici. Fra tutti citiamo l'ultima novita': il business degli "appuntamenti", importato dagli Stati Uniti dove sono nati i primi siti che offrono ai loro registrati (a pagamento) possibilita' di incontri reali in tempo reale rispetto alla pubblicazione dei loro annunci. Ogni giorno i potenziali partner si incontrano in una sorta di festa organizzata e, se si piacciono al volo, accelerano i tempi del corteggiamento o della contrattazione e vanno al sodo; altrimenti, rimettono l'annuncio e si incontrano con il partner potenziale una seconda, una terza, una quarta volta. Lo speed dating (appuntamento rapido) a pagamento non si limita a favorire incontri amorosi e sessuali, ma viene organizzato, da altri siti e con diverse modalita', per favorire incontri per affinita' elettive tra individui alla ricerca di una qualsiasi condivisione: hobbistica, culturale, religiosa.
 
Consumatori sedotti dall'essere soli e tanti. Il consumatore di pornografia telematica salta tutti passaggi delle procedure/rituali necessarie nella vita reale per acquistare materiale pornografico, e, se vuole, puo' eliminare tutte le mediazioni commerciali del mondo reale per procurarsi cio' che desidera: basta che accenda il suo computer. Il prodotto che compra non e' ne' diverso ne' migliore di quello venduto in una videoteca o in un sexy shop, ma il consumatore on line percepisce il suo acquisto come parte di un processo allo stesso tempo piu' intimo e piu' immediato. E soprattutto ha la sensazione di poter scegliere cio' che davvero vuole. Prima di decidere cosa vuole comprare, ovvero prima di entrare nell'area a pagamento di un pornosito, l'utente-cliente ha infatti a disposizione la cosiddetta preview del sito, una o piu' pagine di notizie-immagini che "raccontano" del contenuto del prodotto che sta per consumare molto di piu' di quanto possano anticipare le copertine di un libro o di una rivista, di un video o di un Dvd, oppure il titolo di un film a pagamento trasmesso da una pay tv, un nuovo supporto che ugualmente esclude l'acquisto di pornografia nel mondo esterno, ma che comunque viene ordinato a scatola chiusa e ha un tempo di visione limitato.
Gia' nella scelta, grazie alla trasformazione digitale, il consumatore on line vive brividi di tensione in un processo di avvicinamento all'oggetto del suo desiderio che di per se' e' eccitante, perche' dilazionabile a proprio piacimento.
La seduzione del "gioco tendenzialemte infinito dei rimandi successivi" la conosce bene anche chiunque trascorra molto tempo connesso alla rete per ragioni ben diverse dal porno. Chi la utilizza per attivita' di studio e di ricerca, soprattutto, prova una stanchezza particolare alla fine di una sessione di navigazione piu' o meno prolungata. E' come se dopo essersi calato in una sorta di "pozzo dei sogni" non riesca a liberarsi dalla tensione libidica (per la conoscenza, in questo caso) che ha accompagnato l'immersione, un'immersione mai conclusiva perche' poteva spingersi oltre e oltre e chissa' a cosa avrebbe portato. La struttura piana e aperta del web che consente esplorazioni illimitate fa corto circuito con la struttura profonda delle emozioni. Quando le navigazioni sono esplicitamente eccitanti sessualmente, l'effetto "pozzo dei sogni" agisce all'ennesima potenza e puo' accadere che l'utente non riesca mai a soddisfare il suo desiderio perche' si perde, volontariamente o meno, tra la varieta' delle offerte, si lascia sedurre nell'infinita' del mezzo, senza scegliere e senza riuscire a porre fine all'eccitazione crescente.
Il bello, o il brutto, del porno on line, e' che legittima qualsiasi piacere o dispiacere sessuale. Il consumatore di pornografia on line e' un consumatore sedotto dall'infinito. Cosicche' nel web globale e senza limiti, anche l'utente-cliente piu' isolato, solo davanti al suo computer e solo con i suoi fantasmi sessuali, si sente parte di una comunita' di pari, magari sconosciuta e pero' intuita ad ogni click di mouse.

[Capitolo 4]

Quantita' e qualita' dei pornositi commerciali

Il catalogo e' globale.
Con un minimo di dimestichezza informatica, qualsiasi navigatore italiano puo' sfogliarlo consapevolmente sul proprio computer. Inconsapevolmente, puo' venirne a contatto grazie al cosiddetto pop up, con un vero e proprio bombardamento di siti che il pornonauta, esperto o inesperto, si trova a fronteggiare se visita un sito porno ma non entra nelle aree a pagamento. Gli succede che prima di abbandonare il sito senza aver speso una lira in piu' della normale connessione, per trattenerlo, i pornoimpresari provano a sedurlo con un'offerta aggiuntiva: 10, 50, 100 siti che possono provenire dalle aree piu' remote del web. Nel catalogo non e' inserito il classico film pornografico: troppo pesante per essere scaricato, troppo costosa l'operazione, troppo imperfetta l'immagine. I film, anche porno, si acquistano dalla rete se si e' dotati di una connessione veloce a larga banda oppure si scaricano gratuitamente dal web nelle connessioni peer to peer se sono in versione compressa, grazie a efficaci software. Si masterizzano su Cd rom e si tengono nella propria collezione. Ma non si acquistano mai da un sito pornografico a pagamento. Per i clips (sequenza di immagini in movimento della durata inferiore al minuto) il discorso e' diverso. La pornorete ne e' piena: vengono offerti gratuitamente per invogliare ad entrare nell'area a pagamento di un sito.

Siti porno italiani: da 100.000 in su. La quantita' dei siti porno commerciali, in lingua italiana e' oggetto di stime non coincidenti. Notizie on line, parlano di 100.000 siti, ma non riferiscono ne' la fonte ne' il metodo del conteggio. In realta' il web smisurato non e' misurabile, se non tramite software (programmi informatici) elaborati da ingegneri di alto livello in contesti professionali assai ben attrezzati.
Piu' modestamente, per stimare la quantita' di siti italiani attivi abbiamo cominciato col visitare i motori di ricerca (italiani e stranieri) piu' cliccati dagli internauti italiani. Le classifiche provengono da diverse fonti. Quella che abbiamo scelto e' stilata da Nielsen//NetRating (settembre 2002), riportata nella tabella seguente. Digitando le parole chiave, dalle piu' semplici e accettabili alle piu' volgari e sorprendenti, abbiamo individuato in ogni motore di ricerca i relativi motori specializzati e/o le directory che immettono nel catalogo dei siti per adulti. Li abbiamo conteggiati suddividendoli in siti italiani e statunitensi provenienti dai motori americani frequentati anche dagli italiani. I dati riportati nella tabella sono da intendere per difetto perche' abbiamo eliminato dal conteggio (eseguito con accuratezza per i siti italiani, non altrettanto per quelli statunitensi) le reiterazioni degli stessi indirizzi durante la navigazione. Ne' abbiamo calcolato nel conteggio i siti segnalati come "risultati della ricerca" dai relativi motori, laddove risultasse evidente che si trattava di siti estranei alle directory dei domini presi in considerazione.

Siti pornografici rilevati attraverso i motori di ricerca piu' visitati. Stime
Agosto-dicembre 2002


Domini Visitatori (in migliaia) Motori di ricerca Motore di ricerca specializzato Directory specializzata Siti italiani Siti statunitensi
Virgilio.it 7.506 Virgilio Virgilioeros.it Virgilio Eros 35.500 0
Libero.it 6.964 Arianna - Luxuria club 75.000 0
Google.it 4.767 Google - - 128.000* 0
Microsoft.com 4.738 Microsoft - - 0 0
Tiscali.it 4.180 Tiscali Adultsearch.it Adultsearch 1.000
Msn.com 3.053 Msn.research Nightsurf.com Nightsurf - Oltre 10 milioni
Msn.it 3.052 Msn.research " " - "
Yahoo.it 2.831 Yahoo - - - -
Supereva.it 2.809 Supereva - Supereva Eros 500 -
Yahoo.com 2.380 Yahoo - - - -
Lycos.it 2.192 Lycos - Lycos eros 2.000 -
Totale 44.472 - - - 273.000 Oltre 10 milioni
(*)Ci siamo limitati a contare i siti porno segnalati nelle prime 100.000 pagine, espungendo i doppioni. Il numero dei risultati di ricerca segnalati da google.it e' superiore a 2 milioni. Ma, come sanno gli internauti, piu' si va avanti piu' si incontrano errori e ripetizioni.
Fonte: Elaborazione Eurispes su dati Nielsen//NetRating Italia e dati Eurispes.

273mila siti italiani attivi, oltre 10 milioni di siti statunitensi raggiungibili da motori di ricerca (o italiani, o americani in versione italiana, o in versione originale): possono sembrare una quantita' spropositata. I risultati del conteggio hanno lasciato anche noi, sulle prime, interdetti. Anche perche' superano sia le stime dell'Eurispes contenute in una scheda del Rapporto Italia 2002 che parlava di 30.000 siti pornografici italiani attivi e di 70.000 siti statunitensi, sia la stima corrente di 100.000 siti ricavata da fonti on line.
Si scopre l'esistenza di una ragnatela nella ragnatela in cui albergano i siti di pornografia per adulti, i siti di pornografia minorile, degli hacker, dei creatori di virus, dei razzisti, dei nazisti e dei terroristi. Nella mappa, datata 1999, i siti pornografici occupano appena il 2,5% dell'ipertesto "oscuro", ma sono i primi in classifica in quanto a ritmo di proliferazione. Secondo i calcoli, ogni giorno 20.000 nuovi siti porno compaiono sul web. In tutto il pianeta, naturalmente. "I siti porno crescono esponenzialmente, i loro visitatori solo linearmente". Ovvero l'offerta eccede la domanda.
Oltre alla crescita esponenziale, bisogna pero' considerare l'altissima mortalita' dei siti pornografici che oggi ci sono e domani spariscono: dismessi, cancellati o addirittura oscurati. Il ricambio dei siti, la loro ristilizzazione, avvengono a getto continuo. Il nostro conteggio empirico, e' bene ricordarlo, iniziato nell'agosto del 2002 sulla base della classifica stilata da Nielsen//NetRating Italia, si e' concluso a fine anno e quindi fotografa la situazione al 30 dicembre del 2002.
 
Siti porno italiani: 3.000 monitorati. Dalla quantificazione siamo passati alla qualificazione della porno rete commerciale monitorando 3.000 siti. Il monitoraggio dei 3.000 siti va inquadrato nella situazione di difficolta' in cui si trova il ricercatore (tanto quanto il pornonauta) alle prese con un "materiale" telematico che accentra su di se' le croci e le delizie della tecnologia Internet: la moltiplicazione, la dispersione, la confusione. Ogni sito, infatti, rinvia ad altri siti. I banner pubblicitari (finestre) porno si aprono con grande facilita' anche durante navigazioni di diverso tipo, il pop up (letteralmente: esplosione) che coglie il pornonauta o al momento in cui entra in sito (pop in) o al momento in cui lo abbandona (pop out), fa si' che ogni sito si moltiplichi per n siti in un tempo rapidissimo. L'indesiderata epifania virtuale svia dal percorso prestabilito, e per ritrovarlo non c'e' che navigare e navigare finche', finalmente, si riesce a stabilire un filo di continuita' nella ricerca.
Le navigazioni nella rete sono tutte a rischio di spiazzamento, ma quelle nella pornorete sono contrassegnate da un vero e proprio iato tra lo snodo di partenza e quello di arrivo.

Metodi esplorativi applicati ai 3.000 siti porno monitorati
Agosto-dicembre 2002
Valori assoluti e percentuali


Modalita' esplorative V.A. %
Visita della sola preview di siti individuati 2.000 66,6
Ingresso nelle aree a pagamento (tempo medio di permanenza: 1 min.) 600 20,0
Visita nella sola preview di siti segnalati da banner o pop up 300 10.0
Ingresso nelle aree a pagamento di siti segnalati da banner o pop up (tempo medio di permanenza: 1 min.) 100 3,4
Totale 3.000 100,0
Fonte: Rilevazione Eurispes.

Pur assemblati in maniera casuale e monitorati seguendo modalita' differenti, i 3.000 siti costituiscono un campione rappresentativo. Lo abbiamo classificato in base ai seguenti criteri di distribuzione: tipologie commerciali dei siti; tipologie delle home page; presenza o assenza di avvisi ai minori di 18 anni.
Infine, abbiamo estrapolato dai 3.000 siti un sotto-campione di 300 siti selezionato sulla base della omogeneita' del design e delle offerte e ne abbiamo stilato una classifica basata sulla caratteristica d'offerta prevalente.
Solo siti di consumo. Costruendo il campione attraverso il metodo empirico sopra indicato, abbiamo individuato quattro tipologie di siti accomunati dal fatto di esercitare attivita' economica offrendo ai visitatori l'accesso alle cosiddette "aree riservate a pagamento". Si tratta di siti che offrono immagini pornografiche che possono essere visionate, pagate, "consumate" on line. Li abbiamo denominati siti di consumo. Ma abbiamo inglobato nel campione siti contigui alla pornografia (sexy shop on line, siti promozionali, di intrattenimento) quando le loro home page presentano banner o link per accedere a veri e propri siti di consumo.

3.000 siti porno suddivisi fra siti di consumo, siti promozionali, sexy shop on line e siti di intrattenimento
Agosto-dicembre 2002
Valori assoluti e percentuali


Siti V.A. %
Esclusivamente di consumo 1.628 54,2
Promozionali e di consumo 885 29,5
Sexy shop on line e di consumo 446 14,9
Siti di intrattenimento e di consumo 41 1,4
Totale 3.000 100,0
Fonte: Rilevazione Eurispes.

Nel monitoraggio, i siti esclusivamente di consumo risultano, ovviamente, la maggioranza, ma non e' poco quel 29% di siti creati dalle case di produzione e/o di distribuzione di film in cassetta Vhs o in Dvd che hanno anche un repertorio di porno on line. La modalita' di vendita e di consumo differita informa anche l'attivita' dei sexy shop on line, traboccanti di fotocataloghi con la tipica mercanzia di questi esercizi: cassette Vhs e Dvd, oggettistica, biancheria, abbigliamento, lubrificanti e creme, preservativi, ecc. I 446 sexy shop on line sono rientrati nel campione dei 3.000 siti in quanto espongono uno o piu' banner che collegano a siti di consumo a pagamento. L'1,4% dei siti del campione, infine, sono siti di intrattenimento corredati di aree a pagamento che offrono annunci di prostituzione (femminile e maschile). In molti casi l'offerta e' a livello tanto provinciale quanto planetario.

Home page esplicite, home page sobrie. La home page e' la vetrina di qualsiasi sito web. Pertanto, la seconda distribuzione del campione di 3.000 siti porno distingue tra siti che corredano la home page con immagini porno "sfacciate" e quelli che si presentano con una home page da noi definita "sobria". "Sobria" perche' inoltre segnalano sempre di essere siti esclusivamente per adulti.

3.000 siti monitorati suddivisi in base al tipo di home page
Agosto-dicembre 2002
Valori assoluti e percentuali


Siti V.A. %
Con home page sobria 1.520 50,6
Con home page sfacciata 1.480 49,4
Totale 3.000 100,0
Fonte: Rilevazione Eurispes.

Come risulta dalla tabella, i pornoimpresari italiani si dividono quasi equamente tra il sobrio e lo sfacciato, tra la regola del vietato a minori di 18 anni e l'elusione della medesima.
Avviso ai minorenni e dichiarazioni contro la pornografia minorile. La tabella che segue mette in rilievo, nei 3.000 siti porno da noi monitorati, la presenza o meno, nella home page, del testo (disclaim) che avverte i minori di 18 anni di non essere abilitati a visitare il sito. Il disclaim non ha in realta' alcun valore cogente. Inoltre, on line non e' obbligatorio, nel senso che non c'e' una legge apposita per Internet che lo imponga, come invece avviene per i prodotti pornografici off line, la cui diffusione e' tollerata proprio a patto che risultino chiaramente come prodotti per adulti.

3.000 siti porno monitorati suddivisi in base alla presenza, o all'assenza, nella home page degli avvisi ai minori di 18 anni e delle dichiarazione anti pedofilia
Agosto-dicembre 2002
Valori assoluti e percentuali


Assenza di avviso ai minorenni Presenza di avviso ai minorenni        
V.A. % V.A. %    
540 18% 2.460 82%    
Senza dichiarazione anti pedofilia Con dichiarazione anti pedofilia    
V.A. % V.A. %
1.673 69% 787 31%
Fonte: Rilevazione Eurispes.

Il 18% delle home page dei siti senza avviso ai minorenni non e' poco, se si pensa che si tratta dell'unica cautela vera e propria applicabile alle "vetrine" del porno on line. Il 31% di dichiarazioni "antipedofile" su 2.460 siti, che comunque presentano un avviso ai minori di 18 anni, non e' un valore sbalorditivo, ma da' un'idea della furbizia dei pornoimpresari on line. Anche off line, del resto, molte riviste pornografiche presentano entrambi i disclaim. Evidentemente gli impresari dell'industria della pornografia per adulti valutano conveniente prendere le distanze dalla pornografia minorile per non compromettere il business.
 
Siti per adulti, veicolo di pornografia minorile. La vexata questio sulla continuita' tra adult porno e child porno e' stata molto considerata durante il monitoraggio, anche se esso non era indirizzato a scoprire siti di pornografia minorile. Ma nessuno dei 3.000 siti visitati ci ha condotto in maniera automatica nel dark side, il lato oscuro, di Internet abitato dallo sfruttamento dei bambini/e e degli adolescenti, neanche quando, visitando le aree a pagamento, ci siamo soffermati sui repertori di genere "teen-ager", "studentesse", "lolite".

La standardizzazione pornografica e il caso dei "siti amatoriali". Analizziamo, infine, il sotto-campione di 300 siti, estrapolati dai 3.000 perche' dotati di caratteristiche similari nel design e nella tipologia dell'offerta. Hanno tutti una home page sobria, dotata di disclaim con il divieto di ingresso ai minori di 18 anni, una ampia preview con galleria fotografica, un repertorio di genere comprendente dalle 10 alle 30 "voci", un'area a pagamento che introduce alla fruizione di foto, video, immagini movimentate provenienti da film o da spy cam, servizi di chat (senza e con webcam) e di annunci.
 
Si tratta di siti che possiamo chiamare a "modello unico", fortemente standardizzato, che abbiamo definito "standard hard-core". La tipologia di sito di gran lunga piu' ricorrente nella pornorete (41%) e' quella che abbiamo definito "generico hard-core" tanto coincide con il canone della pornorete. Cio' non toglie che, con l'esplodere del pop up, l'utente-cliente venga messo in contatto con siti altrettanto standardizzati, ma con home page molto aggressive, prive di disclaim, nella maggior parte dei casi di fattura decisamente scadente. Altresi', la pornorete offre una sventagliata di siti che fin dall'indirizzo e dalla home page si presentano come siti specializzati. Nella seguente tabella abbiamo distribuito il sotto-campione di 300 siti in base alle loro precipue caratteristiche di contenuto e di stile.

300 siti porno suddivisi in base alle caratteristiche prevalenti di contenuto e di stile
Agosto-dicembre 2002
Valori assoluti e percentuali


Caratteristiche di contenuto e di stile V.A. %
Generico hard-core 123 41,0
Amatoriali 62 20,6
Gay-lesbo 48 16,0
Fetish/bizarre 30 10,0
Spy cam 22 7,4
Annunci 15 5,0
Totale 300 100,0
Fonte: Rilevazione Eurispes.

Dalla tabella risulta chiaro che i siti commerciali organizzano la loro strategia di richiamo in maniera tradizionale: si concentrano sui clienti ai quali la pornografia piace, purche' sia naturalmente hard e ben repertoriata. Nei repertori vengono offerte le bizzarrie, standardizzate anch'esse, ma senza farle diventare prevalenti rispetto al "generico hard-core". Poi c'e' un 16% di siti con offerta prevalente gay-lesbo, che pero' non sono indirizzati solo agli omosessuali maschi o femmine bensi' a un tipo di fruitore di porno eterosessuale a cui piacciono promiscuita' omosex. Solo il 10% dei siti si connota come fetish/bizarre, con un pizzico di sado/maso e di bondage in piu' del "normale". I siti fetish commerciali non possono minimamente competere con i siti fetish amatoriali autentici dove si concentrano immagini qualitativamente assai piu' rozze, ma di maggiore impatto. Ne' la pornorete italiana (profit e no profit) puo' competere con quella olandese e statunitense, per quantita', qualita' e varieta' del repertorio fetish. Pertanto e' piu' che ipotizzabile "l'emigrazione all'estero" dei pornonauti nostrani appassionati del genere. I siti con prevalente offerta spy cam (vera o finta che sia) denotano, invece, una certa sapienza nel presentare immagini sgranate, buie, brutte, ma efficaci al fine di catturare i voyeristi dell'osceno quotidiano. Con oltre il 20%, i siti commerciali che si definiscono "amatoriali" sono i secondi in classifica.

[Capitolo 5]

Consumatori nella rete

Identitik del pononauta. Quasi 1 internauta su 4 viene a contatto con uno o piu' siti porno nell'arco di un anno. Costoro, complessivamente 3.450.000 visitatori l'anno su 13.300.000 utenti di Internet, costituiscono il bacino potenziale degli acquirenti di porno, i soli che con i loro consumi fanno "girare" il mercato del porno telematico. Se si considera poi che questi visitatori si spalmano su un altissimo numero di siti (273.000, secondo la rilevazione dell'Eurispes), si puo' anche dedurre che il mercato del porno telematico e' fortemente concorrenziale al suo interno.
Nell'analisi del fenomeno occorre distinguere tra:
  • pornonauti d'occasione: sono i visitatori, coloro che approdano su uno o piu' pornositi per curiosita' o per caso senza pero' oltrepassare la visione della home page e della preview;
  • pornonauti d'elezione: sono i consumatori veri e propri, quegli utenti che pagano per entrare nelle aree riservate dei siti.
Se non si effettua questa distinzione, come quella tra siti gratuiti e siti commerciali, si tende a sovrastimare il volume dei consumi del porno on line. D'altra parte, e' difficile stimare quanti pornonauti d'occasione diventino pornonauti d'elezione.

Pornonauti italiani ultimi in classifica. L'Eurispes ha stilato una classifica europea sui tempi medi mensili delle visite ai siti per adulti da parte di ciascun internauta/pornonauta.
Il pornonauta italiano e' ultimo in classifica, totalizzando 36 minuti e 50 secondi al mese trascorsi nella visita dei siti pornografici. I tedeschi sono i primi in classifica con 59 minuti e 20 secondi ogni utente, seguono i norvegesi (55 minuti e 40 secondi), gli svedesi (53 minuti e 60 secondi), gli spagnoli (52 minuti), i danesi (49 minuti e 80 secondi), gli inglesi (45 minuti e 60 secondi) e, in fine, i francesi (40 minuti e 40 secondi).

Il volume di spesa dei pornonauti. L'Eurispes ha stimato che il rapporto tra visitatori e acquirenti del porno on line e' nell'ordine del 5%.
Nel corso della ricerca, infatti, sono stati interpellati in via informale gli unici soggetti che conoscono alla perfezione i movimenti economici sui loro pornositi, e su quelli dei loro concorrenti. Sono stati contattati quindi una quindicina di webmaster di siti porno, titolari dei medesimi, e sono state messe a confronto le loro dichiarazioni.

Stima degli acquirenti di porno on line/anno in rapporto ai visitatori di siti porno/anno


Visitatori di siti porno Acquirenti di porno on line    
V.A. % rispetto agli utenti Internet V.A. % rispetto ai visitatori siti porno
3.450.000 25,9 172.500(*) 5,0
(*)Cifra approssimata per eccesso.
Fonte: Rilevazione Nielsen//NetRating, rilevazione Eurispes.

Il fatto che solo 1 su 12 pornonauti d'occasione diventi pornonauta d'elezione spiega l'accanimento pubblicitario dei pornoimpresari on line che prende di mira gli internauti, sia quelli individuati come visitatori sia quelli non individuati come tali, con lo spam, con i banner pubblicitari, con il pop up.
Quattro tipologie di consumatori. E' possibile individuare quattro tipologie di consumatori di pornografia off line accomunati dalle stesse caratteristiche socio-economiche, dalle stesse necessita' sessuali, dalle stesse modalita' di fruizione, nonche' dallo stesso budget destinato mensilmente ai pornoconsumi.


Tipologie e caratteristiche del consumatore di pornografia off line


Tipologie Caratteristiche Sesso Eta' Modalita' di consumo Spesa mensile
Pornodipendenti Single, appartenenti al ceto medio-alto M 44-55 anni e oltre Solitaria Circa 70 ¢¥
"Passanti" Adolescenti, militari, carcerati, di tutti i ceti M 14-25 anni o oltre Solitaria o di gruppo maschile Circa 10 ¢¥ (frequenti scambi di materiali)
"Insoddisfatti" Prevalentemente coppie appartenenti al ceto medio-alto M e F 25-40 anni Di coppia Circa 40 ¢¥
Curiosi Single, in coppia o in gruppo, di tutti i ceti M e F Tutte le eta' Solitaria, di coppia o di gruppo Limitatissima
Fonte: Eurispes.

Per quanto riguarda invece la fruizione on line, un recente studio attribuisce al pornonauta d'occasione le seguenti caratteristiche: e' maschio nell'80% dei casi; di eta' compresa tra i 20 e i 34 anni; fa parte di nuclei familiari senza bambini; nel 28% dei casi ha interrotto gli studi dopo le scuole medie inferiori. Lo studio elenca quindi una serie di dati che consentono di mettere a confronto le caratteristiche dell'internauta pornofilo e quelle dell'internauta normale. L'utenza pornofila risulta prevalentemente maschile. Ma le femmine, con il 20%, non sono poche in proporzione ai maschi. Soprattutto se paragoniamo il dato on line con quello off line (40%): le consumatrici, – quasi sempre in coppia – dei prodotti acquistati sul mercato reale arrivano solo, come rilevato dall'Eurispes, al 3,5%. Ma il dato del 20% di visitatrici risulta ancora piu' interessante se confrontato con quello delle internaute tout court: le pornonaute curiose sono esattamente la meta' di tutte le internaute. La fascia d'eta' piu' rappresentata tra i pornofili (maschi e femmine) e' quella tra i 20 e i 34 anni (46%), mentre tra gli internauti la stessa fascia d'eta' risulta presente in ragione del 29%. E' il segno evidente di un interesse molto forte tra gli internauti giovani/appena adulti verso la pornografia, sia pure nei limiti della "toccata e fuga" di una visita superficiale ai pornositi. I visitatori (maschi e femmine) risultano, se sposati o conviventi, non avere bambini in ragione del 75%: il 5,8% in piu' degli internauti nella stessa fascia di eta'.
 
Evasioni "mordi e fuggi". La categoria dei siti per adulti vede spendere sulle proprie pagine meno tempo di qualunque altra: solo 80 secondi in media per pagina web. Si tratta di un tempo inferiore al tempo medio di permanenza (un minuto e 10 secondi) in una pagina di una qualsiasi altra categoria. Ma in rapporto agli internauti "normali" i pornonauti, in un unico viaggio, visitano molte piu' pagine, soprattutto grazie al pop up, particolarmente elevato nei porno siti (solo i siti di aste on line ne hanno di piu'). Cosi' il tempo medio trascorso in un unico giro tra pornovisioni puo' arrivare a totalizzare tra i 10 e i 15 minuti. I pornonauti amanti delle evasioni "mordi e fuggi" si collegano prevalentemente dalle abitazioni. Al contrario dei pornonauti inglesi, primi in classifica nelle navigazioni hard dagli uffici, quelli italiani si distraggono dal lavoro navigando tra lidi piu' corretti. Per ricrearsi dalle fatiche lavorative solo il 3% dei lavoratori italiani si imbarca nel porno.

Net addiction: il cybersex. Gli utenti di cybersex possono essere tanto i frequentatori di chat, news-group, mud, quanto i visitatori di siti pornografici veri e propri. Sulla base di questo non meglio quantificato e qualificato universo statistico Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta, fornisce una stima dei sessonavigatori addicts (riferita al 2001) considerata – tanto on line quanto off line – la piu' dettagliata e attendibile nel panorama italiano. Per l'8% dei navigatori di Internet la vasta offerta di sesso costituirebbe una attrazione irresistibile che li spinge a trascorrere come minimo 11 ore alla settimana a baloccarsi con varie diavolerie diventando cosi' dei sessuo-compulsivi. Ma solo l'1% dell'8% costituisce il gruppo di coloro che possono sviluppare una vera e propria net addiction. Del gruppo a rischio, ben il 40% sono donne, le quali preferibilmente concentrano la loro ricerca di sesso nelle chat rooms. Il 60% degli uomini, invece, si divide tra i vari tipi di offerte. Del gruppo maschile fanno parte individui tra i 33 e i 50 anni, di cui il 63% e' costituito da eterosessuali, in maggioranza sposati o con una partner, il restante 37% da omosessuali e bisessuali.

Stima dei navigatori sessuo-compulsivi e a rischio di cybersex dipendenza in rapporto al numero dei navigatori complessivi
Anno 2002


Internauti (in milioni) Internauti sessuo-compulsivi (in milioni) Internauti a rischio di cybersex dipendenza
13.500 1.064 10.040
Fonti: Nielsen//NetRating, AdnKronos-salute on line, 6 maggio 2002, elaborazione Eurispes.

[Capitolo 6]

Pagare per consumare

Carta di credito o bolletta telefonica. Due sono le principali modalita' di pagamento per fruire delle offerte presenti nelle aree riservate dei siti pornografici: tramite carta di credito o con pagamento accreditato sulla bolletta telefonica relativa all'utenza dalla quale il pornonauta si collega alla rete. Con la carta di credito l'utente-cliente sottoscrive un abbonamento (per un certo numero di giorni, di settimane o mesi); se invece paga al ricevimento della bolletta telefonica, la somma da saldare corrisponde al tempo trascorso navigando tra le pornovisioni. Dal monitoraggio di 3.000 siti pornografici commerciali che costituiscono l'universo statistico delle nostre rilevazioni, abbiamo stimato, in valori assoluti e percentuali, le modalita' di pagamento piu' ricorrenti che vengono offerte agli utenti-clienti.

3.000 siti pornografici commerciali classificati in base alle modalita' di pagamento offerte
Agosto-gennaio 2002
Valori assoluti e percentuali


Modalita' di pagamento offerte V.A. %
Esclusivamente a connessione 1.980 66,0
A connessione o con carta di credito 180 6,0
Esclusivamente con carta di credito 420 14,0
Phone to enter (telefonare per entrare) 300 10,0
Altre 120 4,0
Totale 3.000 100,0
Fonte: Rilevazione Eurispes.

Il pagamento a connessione risulta di gran lunga il piu' offerto, dal 66% dei siti. Evidentemente e' questa la modalita' che incontra le preferenze degli utenti-clienti. I siti che esigono esclusivamente la carta di credito sono molti meno: 420, ovvero il 14%. C'e' poi una piccola percentuale di siti (6%) che offre entrambe le possibilita': a connessione e con la carta. L'offerta phone to enter (telefonare per entrare) e' appannaggio di 300 siti su 3.000, pari al 10%. Tra le modalita' "altre" (pari al 4%) domina la possibilita' di pagare attraverso il "vecchio" vaglia postale: una modalita' estranea alla logica del commercio telematico ma evidentemente gradita perche' semplice e anonima.
La catena economica del porno pagato con carta di credito.
Seguendo il percorso virtuale della carta di credito, dal momento in cui viene digitata dall'utente-cliente al momento in cui l'importo prelevato dalla carta arriva sul conto corrente bancario del webmaster del sito, ci rendiamo conto che i soggetti economici attraverso i quali la carta transita sono quasi gli stessi che presiedono il commercio telematico "normale", il quale – a sua volta – utilizza un sistema di transazioni quasi uguale a quello collaudato nell'economia reale. Chi ha un negozio di scarpe sulla strada e ne vende un paio a un cliente che paga con carta di credito, remunera la banca di riferimento della carta del cliente per costo della transazione: normalmente intorno al 5% della spesa da incassare. Chi vende qualsiasi merce in un negozio virtuale e riscuote i pagamenti con carta di credito fa esattamente lo stesso. In piu', pero', deve servirsi di una societa' di intermediazione finanziaria per il commercio elettronico (in Italia deve essere una banca) che "intercetta" la carta, la "depone" in un sito con protocollo https (la s sta per secure service: sulle pagine in https il numero della carta viene infatti criptato) e la fa analizzare, facendo risparmiare al titolare del sito, sia che venda beni di consumo o servizi, il gravoso compito di dover controllare l'esattezza del numero e la solvibilita' della carta stessa. In cambio del servizio, le banche italiane che operano on line, Sella e Antonveneta, percepiscono dal 2% al 4% per ogni transazione. La particolarita', nel "giro" del porno, sta nel fatto che le citate banche italiane non accettano di operare transazioni riguardanti pagamenti relativi ad acquisti pornografici, non solo perche' si tratta di una merce illegale, sia pur "stranamente" illegale, ma anche perche' meno si ha a che fare con spese "sporche", meglio e'. Il problema non e' solo italiano: banche che operano nell'on line e societa' private che, ove e' consentito, svolgono lo stesso tipo di intermediazioni, condividono la stessa diffidenza. Quindi, per fare fronte ai rischi che comporta lavorare con la merce pornografica, simili in tutto il mondo, ci sono le finanziarie di grosso calibro che lavorano sulle transazioni relative sia alle compravendite di informazioni pornografiche sia a quelle di informazioni non pornografiche. Naturalmente queste finanziarie non operano in Italia perche' non sono banche bensi' societa' private. Collocate nell'area commerciale del web occidentale, sono una decina le grandi societa' di intermediazione finanziaria nel commercio elettronico che sono le maggiori referenti dei pornoimpresari on line italiani, nonche' di tutti quelli occidentali, piu' buona parte di quelli che operano nell'area telematica del Lontano Oriente. Abbiamo individuato quattro societa' private statunitensi e una europea: ibill.com, ccbill.com, epochsystem.com, pswbilling.com (statunitensi) e multicard.com (olandese). I loro servizi sono piu' costosi di quelli offerti dalle citate banche italiane on line: dal 5 al 10% a transazione. La transazione commerciale inizia quando il server web remoto del sito porno riceve dall'utente-cliente l'input dell'abbonamento. In un nano secondo il medesimo server web "trasferisce" la carta alla finanziaria di cui il webmaster e' cliente. Quest'ultima custodisce in tempo reale il numero della carta nelle pagine htpps, per analizzarlo. Ma generalmente si consiglia al web master di aspettare 24 ore prima di dare l'ok al proprio utente-cliente. A quel punto l'utente-cliente, digitando la sua password, entra all'area a pagamento del sito cui si e' abbonato. La figura seguente descrive il transito dei corrispettivi provenienti degli abbonamenti. Va notato che nella figura sia l'utente-cliente del porno in lingua italiana, sia il titolare del sito nella medesima lingua, sono allocati fisicamente in Italia. E' il caso piu' frequente. Ma non mancano webmaster del porno in lingua italiana che non sono italiani o che lo sono ma risiedono materialmente oltre i confini nazionali. Altresi' possono esserci utenti-clienti di siti in lingua italiana che risiedono oltre i nostri confini.

Allocazione reale e virtuale dei soggetti economici che si distribuiscono il volume dei consumi proveniente dagli acquisti con carta di credito del porno on line
Fonte: Eurispes.


Osservando la figura, puo' sembrare che sia l'utente-cliente sia il webmaster si trovino, fisicamente, nella stessa area del web, ma si tratta di una esemplificazione. In realta' non cambia nulla se l'utente-cliente si trova in Italia piuttosto che in Tailandia. Ne' la traiettoria delle transazioni cambia se il webmaster opera dall'Italia ma il server web del sito si colloca da qualche parte del pianeta in un paese off shore. La questione dei server web "remoti" dipende dal grado di illegalita' o legalita' del porno on line che vige nel paese in cui opera il webmaster: basta vivere in Svizzera e non in Italia, e non c'e' bisogno di "emigrare" su un'isoletta del Pacifico per piazzare materialmente il proprio "magazzino di dati".

Nella figura che segue, rappresentiamo la dimensione planetaria del commercio pornografico alimentato da pagamenti con carta di credito. Abbiamo raffigurato il web come una sfoglia composta da tre strati. Sul primo strato, quello ipoteticamente visibile sullo schermo di un computer, si affollano milioni di siti pornografici, visibili, e dunque eventualmente fruibili a pagamento da milioni di pornonauti. Tra costoro gli italiani, per le citate peculiarita', sono certamente la minoranza.
 
Sul sottostante strato della "sfoglia", invisibile agli occhi degli utenti-clienti, si collocano non milioni bensi' migliaia di imprenditori del porno on line. "I siti porno crescono esponenzialmente, i loro visitatori solo linearmente". Ovvero: l'offerta di pornografia on line supera di gran lunga la domanda della medesima. In tutte le aree linguistiche della realta' virtuale.
 
Sull'ultimo strato, anch'esso invisibile agli occhi dell'utente-cliente, sono allocate le societa' di intermediazione finanziaria nell'e-commerce anche pornografico che si contano sulle dita di una mano. L'immagine geometrica che risulta dalla raffigurazione e' quella di un trapezio rovesciato.

I tre strati del web "occupati" dal commercio pornografico acquistato tramite carta di credito


Fonte: Eurispes.

E' chiaro che le societa' di intermediazione finanziaria, pur prelevando solo dal 5 al 10% circa da ogni pagamento con carta di credito, incamerano la fetta piu' grossa del giro di spesa della pornografia telematica perche' per i loro siti passano milioni e milioni di transazioni al giorno, da tutto il mondo.
I titolari dei siti, compresi quelli italiani, pur maggiormente remunerati, guadagnano solo in proporzione al numero dei loro utenti-clienti. Per obiettivita' di informazione dobbiamo pero' aggiungere che per i webmaster del porno, italiani o stranieri mondiali, la riscossione dei proventi del porno pagato con carta di credito risulta complessa. La diffidenza nei confronti degli acquisti porno si estende anche alle banche delle carte di credito.
 
Dialer e servizi a sovrapprezzo. Il consumo e il pagamento del porno on line si basano su una sorta di combinato disposto: i dialer ("connettori automatici" in italiano, ma raramente li si chiama cosi') e i servizi a sovrapprezzo. I dialer sono software che, scaricati sul computer, abbattono (automaticamente, appunto) la connessione ad Internet in corso e la instradano su una numerazione collegata a un servizio a sovrapprezzo. I servizi a sovrapprezzo, offerti agli abbonati della telefonia fissa o mobile, sono di due tipi: vocali e visivo-vocali. Di quest'ultimo tipo sono quelli offerti e fruiti da Internet.

Tutti gli internauti che accedono ai servizi a sovrapprezzo devono preliminarmente installare sul proprio computer il dialer, un software molto leggero. Il download (lo scaricamento) del software innesca un meccanismo simile a quello di uno scambio ferroviario: l'internauta viaggia sempre sullo stesso treno (la linea telefonica), ma il treno cambia binario (numero telefonico) e destinazione (la fornitura del servizio).
 
La funzione del dialer e' quella di far partire un impulso che, attraverso la rete telefonica, arriva in una manciata di secondi fino alla fonte delle informazioni acquistate dall'utente. Quindi (in un'altra manciata di secondi) le informazioni arrivano sullo schermo del computer dal quale l'impulso e' partito.

Schema di un collegamento ad Internet modificato dallo scaricamento del dialer

Fonte: Eurispes.

Il dialer e' lo strumento ideale per consentire micro trasferimenti in denaro, ovvero per riscuotere importi di poche decine di euro da un vasto numero di internauti. Ma ha un difetto: non puo' essere utilizzato dagli utenti-clienti che si collegano ad Internet con ADSL perche' non e' compatibile con la tecnologia digitale della larga banda. Dove non arriva il dialer, arriva pero' l'ingegno degli impresari on line (in particolare dei pornoimpresari). Poiche' gli internauti con computer dotati di connessione a larga banda (su cavi tradizionali o in fibra ottica) disposti a passare dal pagamento a connessione a quello con carta di credito si contano sulle dita di una mano, per loro e' stato inventato il servizio "telefonare per entrare". Consiste nel comporre dal proprio apparecchio telefonico il numero indicato sulla schermata del sito. Dall'altra parte del filo risponde una graziosa voce preregistrata che detta la password da digitare sul computer e raccomanda di tenere la cornetta del telefono alzata durate il periodo di connessione.



Schema della modalita' di pagamento "telefonare per entrare" e conseguenti implicazioni nella fruizione del porno on line


Fonte: Eurispes.

Nel corso del monitoraggio dei 3.000 siti pornografici abbiamo sperimentato il servizio "telefonare per entrare" deducendone che, pur ingegnoso, pone l'utente-cliente, che deve contemporaneamente navigare e telefonare dall'apparecchio fisso, in una situazione alquanto movimentata. La versione di seconda generazione del servizio "telefonare per entrare" prende il nome voice call, chiamata vocale, e concede (talvolta) la possibilita' di riappendere la cornetta del telefono durante la pornovisione. Il servizio voice call viene introdotto dopo il nostro monitoraggio dei 3.000 siti, ma non manda in soffitta il phone to enter che continua ad essere largamente utilizzato.

Quando Internet non c'era: ricordate i "numeri" 144? Quelli che oggi chiamiamo servizi a sovrapprezzo sono i diretti discendenti dei servizi detti audiotex (solo audio) e videotex (audio-video) che, al momento della loro nascita, nel 1993, rappresentano l'ultima generazione dei servizi a valore aggiunto (ovvero: accessibili pagando una tariffa telefonica piu' alta del normale) offerti e gestiti dalla Sip, la societa' telefonica controllata dalla Stet, che al tempo e' la finanziaria dell'IRI.
Telecom Italia e' a tutt'oggi l'operatore storico della telefonia fissa che detiene la maggiore quota di mercato, pari al 76,7%. E' quindi l'operatore di rete che assomma il maggior numero di abbonati ai quali fattura le spese sostenute per servizi a sovrapprezzo.

[Capitolo 7]

2002-2003: anni bollenti nella pornorete


Dialer "truffaldini". I dialer Active-X, a differenza di quelli tradizionali, possono essere decompilati e ricompilati, quindi manipolati, con relativa facilita', sia da coloro che li forniscono sia da coloro che li acquistano, a patto che abbiano eccellenti conoscenze dei linguaggi informatici. Per esempio, il webmaster del sito da cui il dialer viene inviato (o la societa' di servizi on line che gli fornisce il dialer) puo' acquistare un Active-X senza trucchi e senza inganni da un fornitore, ma poi puo' ri-programmarlo a suo piacere con lo scopo di spillare quattrini all'utente-cliente al quale lo invia.
 
Un Active-X puo' essere ricompilato in modo da non inviare il tipico ronzio che avverte la connessione al servizio a sovrapprezzo. In questo caso l'utente-cliente non si accorge di essere connesso, non si rende conto del tempo che passa e dei soldi che sta spendendo. Ma l'Active-X puo' nascondere un trucco ancora piu' insidioso: puo' abbattere una, due e piu' volte la connessione e riconnettersi automaticamente ogni volta. Visto che le tariffe dei servizi a sovrapprezzo, coeve agli Active-X, prevedono una cifra in soldi corrispettiva alla chiamata, con questo trucco, la spesa dell'utente-cliente puo' gonfiarsi. Infine la truffa delle truffe: l'utente-cliente non vuole connettersi a un servizio a sovrapprezzo e lo esprime cliccando sul NO indicato nella finestra di dialogo. Ma il dialer Active-X manipolato compare e ricompare sullo schermo e non se ne va. Nel frattempo il dialer si installa, senza produrre alcun rumorino di segnale e senza che l'utente-cliente se ne avveda. Continua a navigare e non sa che intanto e' collegato con un servizio a sovrapprezzo, magari a 3 euro al minuto, 180 euro all'ora.

I dialer manipolati sono a tutti gli effetti illegali. E sono illegali gli Active-X (ma anche i dialer tradizionali) che non mostrano con adeguata chiarezza le condizioni economiche di utilizzo.

Codici delle numerazioni dei servizi a sovrapprezzo. Oltre che per via dei temibili Active-X, con il volgere verso il 2003 e nei primi mesi del medesimo, le aree dello shopping on line con pagamento a connessione sono attraversate da un grande sommovimento prodotto dalla "migrazione" dei codici delle numerazioni dei servizi a sovrapprezzo, causata senza ombra di dubbio dalla prontezza con cui i fornitori di servizi da un lato reagiscono ai tentativi di controllo, dall'altro approfittano delle contraddizioni insite nei tentativi di controllo medesimi. Le numerazioni con codici 166 cominciano ad essere utilizzati molto di meno, vanno invece a gonfie vele i 709, prendono piede gli 899. Queste "migrazioni" spontanee da un codice all'altro sono consentite dalle regole che presiedono le assegnazioni dei codici di numerazione e tecnicamente facili da realizzare.
Come corollario aumentano le tariffe a connessione, in alcuni casi fino ad oltre il 200%, mentre il tempo di connessione si dilata anche fino ad un'ora. Solo le tariffe relative ai codici 166, pur aumentando il tempo di connessione, rimangono invariate. Non cosi' le tariffe degli 899, cui e' stato imposto un tetto di fatturazione a 10,33 euro, applicando la tariffa vigente per i servizi audiotex.

Mentre i 709, in quanto designati solo per accesso ad Internet, non soggiacciono al tetto massimo di fatturazione, cosi' che le tariffe vengono proposte agli utenti-clienti senza vincoli di sorta. Nella tabella seguente confrontiamo le tariffe del 2002 con quelle monitorate tra gennaio e agosto del 2003. Oltre alle variazioni a rialzo, va notato che viene introdotta anche una quota di corrispettivo alla chiamata.


Codici 166, 709, 899: variazioni al rialzo dei costi delle chiamate
Gennaio 2002-agosto 2003


Codici delle numerazioni Costi delle chiamate agosto-dicembre 2002 in euro(*) Costi delle chiamate gennaio-agosto 2003 in euro(*)    
Alla risposta A minuto(*) Quota risposta A minuto(*)
166 - 1,55 - Non modificato
709 - 1,55 Da 0,50 a 0,60 Da 2,50 a 4,00
899 - 1,55 0,50 Da 3,00 a 4,00
(*)Iva esclusa.
Fonte: Rilevazione Eurispes.

Sempre nello stesso periodo in Internet vengono creati tantissimi siti non pornografici fatti apposta per catturare una clientela a largo raggio, soprattutto giovanile e non di per se' pornofila, ma da "convertire" al porno. Sono siti che offrono loghi e suonerie per i telefonini
3, sfondi per lo schermo del computer, trucchi per le play-station, ma anche appunti scolastici e universitari. "Siti sfrenati", li possiamo chiamare, con offerte disparate e tendenziose, in cui il porno si mischia al non porno per invogliare a consumare pornografia rivolgendosi tanto all'utente patito per le ricette di cucina, tanto a quello che va a scuola, tanto a quello che smania per la fitness.

Truffe telefoniche, bollette congelate, indagini di polizia, tariffe ridotte. Tra siti sfrenati e dialer inaffidabili, tariffe a minuto e tempi di connessione dilatati, gia' a cavallo del 2003, un buon numero di utenti comincia a ricevere bollette telefoniche molto al di sopra del loro usuale standard di spesa.
I media lanciano l'allarme delle "truffe telefoniche" a partire dalla primavera del 2003. La situazione di allarme si protrae fino all'estate.
Si mobilitano, on line e off line, le associazioni dei consumatori e su Internet si crea immediatamente una comunita' di vittime accudite da esperti e di vittime che diventano esse stesse esperti, in un fitto scambio di consigli, informazioni, proposte. Gli abbonati truffati dichiarano di avere in casa un computer dal quale si puo' navigare, utilizzato da loro stessi e da altri membri della famiglia. Affermano pero' con assoluta certezza che ne' loro ne' altri familiari si sono mai connessi alle numerazioni con codici che danno l'accesso alla fruizione di servizi a sovrapprezzo. Oppure ammettono di aver navigato scaricando dialer, ma giurano di aver effettuato connessioni brevi, molto piu' brevi di quelle addebitate sulla loro bolletta telefonica.
 
Telecom Italia si rende conto del fatto che tra la fine del 2002 e il primo semestre del 2003 si verificano numerosi casi di traffico anomalo per eccesso, soprattutto verso numerazioni 709, nessuna delle quali attivata da questa societa', bensi' da una serie cospicua di operatori interconnessi. Gia' a partire dal 23 maggio 2003 il principale operatore di rete aveva congelato la riscossione delle bollette per la parte segnalata in eccesso dagli stessi abbonati, dopo che questi espongono regolare reclamo, pagano la parte della bolletta ritenuta "normale" e sporgono denuncia alle Forze dell'ordine. Contemporaneamente, Telecom Italia inizia ad offrire ai suoi abbonati la possibilita' di effettuare gratuitamente il blocco permanente di chiamata non solo per i codici 144 e 166, ma anche per gli 899 e i 709.
A fronte di un numero veramente considerevole di denunce dei cittadini (come risulta dal grafico che segue) la Polizia postale svolge prontamente una serie di indagini telematiche scoprendo la presenza di dialer o poco chiari nell'informazione sulle condizioni economiche di utilizzo, o addirittura manipolati, cosi' che le connessioni ai servizi a sovrapprezzo risultano pilotate a danno degli utenti telefonici che navigano in Internet.



Andamento delle denunce per truffa informatica presentate dai cittadini alla Polizia postale
Settembre 2002-settembre 2003


Fonte: Elaborazione Eurispes su dati del dossier Uaci (Unita' di analisi sul crimine informatico della Polizia postale).

L'anno clou delle denunce e' il 2003, con una piu' che presumibile impennata nei primi mesi dell'anno. Pur tuttavia le denunce per truffa informatica ad opera di ignoti sono meno della meta' dei reclami per addebiti di spese telefoniche non riconosciute che Telecom Italia si trova a gestire durante il 2003: 269.000, con una media fino a 30.000 a settimana.
I siti-truffa in cui si acquatta un dialer pronto a "scattare" senza che l'abbonato-internauta se ne avveda, oppure pronto a strappargli un consenso disinformato alla sua installazione, riguardano pornositi soltanto per il 51%. Il non-porno rappresenta l'altro 49%, tra cui suonerie per cellulari (26%) e musica (12%).

L'eta' delle vittime delle truffe con dialer


Fonte: Elaborazione Eurispes su dati del dossier Uaci della Polizia postale.

L'eta' prevalente delle vittime delle dialer-truffe e' quella compresa tra i 31 e i 40 anni (24%). Un altro 24% risulta sommando le vittime dai 51 ai 60 anni e quelle ultrasessantenni.
In un clima di allarme per i dialer manipolati, per le tariffe incontrollate, per le proteste dei truffati, l'Autorita' per le Garanzie nelle Comunicazioni vara un nuovo "Piano di Numerazione nel Settore delle Comunicazioni e Disciplina Attuativa" con la delibera 9/03/CIR del 27 luglio 2003. Nella delibera i codici 144, 166 e 899 vengono accorpati sotto il profilo tariffario e di modalita' di addebito alla clientela chiamante in un'unica identificazione: "numerazioni per servizi a tariffazione specifica". Nell'ambito di tale classificazione, che raccoglie sostanzialmente numerazioni di tipo non geografico, viene poi individuato – in relazione alla sua destinazione d'uso – il sottoinsieme dei servizi a sovrapprezzo.
La vera novita' della delibera sta nel fatto che essa impone una quota massima alla risposta e un prezzo massimo minutario alle numerazioni con codici 709, rendendoli praticamente inappetibili sul piano della redditivita' economica. Gli 899 non vengono invece "ritoccati" al ribasso e restano praticamente a tariffa libera. Ma su di essi grava il blocco di fatturazione in ragione di 10,33 euro a chiamata.
Tra tariffe in vigore fino al dicembre del 2002, impennate nei primi sette mesi del 2003, riduzione a partire dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della nuova delibera dell'Autorita' (31 agosto del 2003), le variazioni dei costi dei servizi a sovrapprezzo disegnano un andamento altalenante abbastanza caotico. Per renderlo ordinato e comprensibile, la tabella seguente riepiloga le variazioni succedutesi nell'arco di tempo in cui i prodromi delle truffe telefoniche si dispiegano spontaneamente e senza incontrare alcun tipo di ostacolo.

Codici 166, 709, 899: riepilogo delle variazioni dei costi dal dicembre 2002 all'agosto 2003


Codici delle numerazioni Costi delle chiamate gennaio-dicembre 2002 (in euro) Costi delle chiamate gennaio-luglio 2003 (in euro) Costi massimi delle chiamate stabilite nella delibera dell'Autorita' fine agosto 2003 (in euro)      
Alla risposta A minuto Alla risposta A minuto Alla risposta A minuto
166 - 1,55(*) - Non modificato Da 0,0656 a 0,0656* Da 0,2293 a 1,3118(*)
709 - 1,55 Da 0,50 a 0,60(*) Da 2,50 a 4,00(*) 0,10(*) 0,06(*)
899 - 1,55 0,50 Da 3,00 a 4,00(*) Liberi Liberi
(*) Iva esclusa.
Fonte: Rilevazione Eurispes e delibera dell'Autorita' per le Garanzie nelle Comunicazioni 9/03/CIR.

La pornorete si placa e si riorganizza. La delibera "riducitariffe" 9/03/CIR entra in vigore il primo settembre 2003. Passano ancora un paio di mesi in cui nella pornorete regna l'anarchia, poi gli 166 e i 709 cominciano, gradualmente, a cadere in disuso: le loro tariffe sono ormai talmente basse da rendere non remunerativo il loro utilizzo. Al loro posto subentrano le numerazioni con codici 899, rimaste a tariffa libera sia pure con fatturazione regolamentata. Per far fronte alla perdita di clientela derivata dalle numerose disattivazioni dell'899, molti webmaster di siti commerciali (o le societa' a loro servizio) si orientano verso l'utilizzo di numeri internazionali e satellitari, sempre esistiti, ma che ora guadagnano una notevole popolarita'. I numeri internazionali corrispondono a due codici: gli 006800 attestati nelle isole Palau nell'Oceano Pacifico settentrionale e gli 00681 attestati nelle Isole Wallis e Futuna nell'Oceano Pacifico centrale. I numeri satellitari validi per le chiamate in Italia e in Europa, corrispondono ai codici 0088. Prontamente i produttori e fornitori dei flessibili dialer Active-X, mettono a punto nuovi dialer "intelligenti" detti triplex, a triplice numerazione. Questi dialer, quando trovano disabilitato l'899, dirottano automaticamente la chiamata su un numero satellitare in seconda battuta, internazionale in terza. Il tutto affinche' i fornitori di contenuti ricreativi non perdano neanche un utente-cliente ne' un minuto di connessione. L'utilizzo di triplex dialer viene comunicato regolarmente all'utente-cliente nelle finestre di dialogo. L'assestamento della pornorete ridisegna uno scenario dello shopping on line a connessione in cui i servizi ricreativi, ibridati porno e non porno, aumentano e specializzano le loro offerte. L'area dei contenuti ricreativi mischiati con il porno continua ad allargarsi. Siti non porno di frivolezze consumistiche e siti ibridi sono ormai concorrenziali ai siti solo porno, con l'evidente intenzione di allargare il mercato ai giovanissimi.
I costi non tornano pero' ai valori registrati nel 2002, ne' al livellamento delle tariffe e della durata delle connessioni registrata a quel tempo. Per delineare la nuova situazione l'Eurispes ha monitorato ancora una volta le aree dello shopping on line a connessione (porno, non porno, mista) e costruito un campione di 10 siti in lingua italiana rappresentativi delle caratteristiche piu' ricorrenti in quanto a dialer utilizzati, tariffe e tempi di connessione.



10 siti (pornografici e non) con pagamento a connessione: dialer e numerazioni di connessione per l'accesso ai servizi a sovrapprezzo, durata massima di connessione e costi a consumo
Dicembre 2003


Indirizzo del sito Download Dialer o Phone2enter Numeri di connessione Durata max connessione Prezzi a consumo(*)      
Quota alla risposta (in euro) A minuto (in euro) Flat (in euro) Spesa massima consentita (in euro)
9mesi-donne-incinte.com Dialer Active-X Triplex 899 5 minuti 0,60 2,40 - 12,60
0068(**) 0088(***) Non segnalata 0,30 1,70 - -
Sms-email.net Dialer Active-X 899 5 minuti 0,50 2,40 - 12,50
Sessoporno.info Dialer Dialer Active-X 0068 Non segnalata 0,06 1,70 - -
Fetish.sex-anal-webcam.com Dialer Active-X 0068 Non segnalata 0,30 1,70 - -
Phone2enter 899 24 ore - - 10,00 10,00
Suonerie.it Phone2enter 899 5 minuti 0,08 1,86 - 10.10
Cosesexy.biz Dialer Active-X 899 - - 2,00 - 12,40
Sexy-photo.xxl-channel.net/it/ 40/teens Phon2enter 899 30 minuti - - 12,00 12,40
My-content net/oroscopi-1/ Dialer Active-X 899 5 minuti 0,60 2,40 - 12,60
Suonerieitalia. net Dialer Active-X 0088 40 minuti 0,30 2,10 - 84,30
Senxual.it/ senxual.htm Tradizionale 0068 1 ora - 1,24 - 74,40
(*)Comprensive di Iva.
(**)Prefisso internazionale.
(***)Prefisso satellitare.
Fonte
: Rilevazione Eurispes.

Dalla tabella risulta con chiarezza la differenza fondamentale tra le condizioni di utilizzo che si verificano quando la connessione a sovrapprezzo viene effettuata attraverso una numerazione con codice 899 e quando viene effettuata attraverso un numero internazionale e satellitare. Nel primo caso il tetto massimo di spesa a chiamata (10,33 euro) viene o rispettato o di poco superato, in una misura che va da 12,00 a 12,60 euro, qualora l'utente-cliente sfrutti tutto il tempo di connessione a disposizione. Connettendosi ai numeri internazionali o satellitari, invece, nella finestra di dialogo, non si ravvisa alcuna informazione sulla durata massima della chiamata e pertanto non e' possibile prevedere a quanto potrebbe ammontare la fatturazione sulla bolletta dell'utente. Nel campione rappresentato in tabella sono stati inseriti due siti anomali. Il primo e' il sito suonerieitalia.net, con dialer Active-X che connette a un numero internazionale a 2,10 euro al minuto e prevede 40 minuti di connessione. Se l'utente-cliente li utilizzasse tutti si troverebbe a sostenere una spesa di 84,30 euro a chiamata. Mentre scaricando il dialer di tipo tradizionale dal sito Senxual.it/sensxual.htm, con un'ora di durata massima di connessione a 1,24 euro a minuto, si potrebbe totalizzare una spesa pari a 74,40 euro a chiamata.
 
In conclusione, i dialer sembrano rabboniti perche' grazie alle azioni investigative della Polizia postale i loro produttori sono diventati piu' guardinghi nel mettere in commercio quelli manipolati; i codici 899, unici "superstiti" dopo la delibera dell'Autorita' 9/03/CIR, vengono offerti per realizzare una spesa a consumo rientrata nei ranghi e prevedono un tetto massimo di spesa che corrisponde quasi al tetto massimo di fatturazione fissato dalla norma. Gli 166 e i 709 sono praticamente spariti dalla pornorete. Sono pero' molto aumentati i numeri internazionali e satellitari che rappresentano l'escamotage attraverso il quale i fornitori dei servizi non devono sottostare alle regole stabilite dai Piani di numerazione.


[Capitolo 8]

Come se la pornografia non esistesse

La filiera dei servizi a sovrapprezzo on line. Il volume dei consumi telefonici generato dagli utenti-clienti si ridistribuisce tra gli operatori di telecomunicazioni che partecipano alla fornitura dei servizi a sovrapprezzo. Ma costoro possono benissimo non conoscere la natura delle informazioni veicolate perche' si tratta di dati (sonori, visivi, testuali) "trasparenti", come si dice, rispetto ai contenuti. Solo i webmaster dei siti dai quali partono gli impulsi telefonici che mettono in moto la catena dei servizi a sovrapprezzo sanno quello che commercializzano. La trasparenza delle informazioni, l'invisibilita' di chi le fornisce all'origine, fa si' che il business dei servizi a sovrapprezzo fruibili su Internet sia un business di tutto rispetto, e rispettabile, anche se in gran parte sostenuto da pornonauti e da internauti collezionisti di messaggini da inviare agli amici, di suonerie e altre amenita' per i loro cellulari di vecchia e nuova generazione.
 
Per descrivere la catena tecnologica ed economica dei servizi a sovrapprezzo fruiti via Internet, quindi, dobbiamo ragionare come se il porno non esistesse, anche perche' questi servizi, pur forniti dai privati, sono regolati dai poteri pubblici e devono rispettare il Dm n.825 che vieta di fornire servizi audiotex e videotex dai contenuti pornografici e osceni.
Per chiarire meglio questi concetti riportiamo qui la definizione, assolutamente univoca, dei servizi a sovrapprezzo data dall'Autorita' per le Garanzie nelle Comunicazioni:
"I servizi a sovrapprezzo – per i quali l'operatore di rete addebita all'abbonato un prezzo complessivo comprendente il trasporto, l'instradamento, la gestione della chiamata e la fornitura delle informazioni – sono classificati in tre categorie:
  • sociale-informativo: si tratta di servizi riguardanti Pubbliche amministrazioni ed Enti locali, servizi di pubblica utilita' e servizi di informazione abbonati;
  • servizi di assistenza, consulenza tecnico-professionale e di intrattenimento;
  • servizi di chiamate di massa, quali sondaggi d'opinione, telefoto, servizi di raccolta fondi".
Con tutta evidenza il porno e le altre amenita' pagate a connessione dagli utenti-clienti di Internet rientrano tra i servizi menzionati nella seconda categoria: intrattenimento.
Nella raccolta e nella gestione della chiamata deviata su una numerazione di accesso ai servizi a sovrapprezzo, un ruolo fondamentale viene svolto da Telecom Italia. Nel trasporto e nella fornitura delle informazioni il ruolo determinante viene svolto da quegli operatori di telefonia che fanno richiesta al Ministero delle Comunicazioni per l'assegnazione delle numerazioni non geografiche secondo le regole fissate dall'Autorita'. Nella figura che segue rappresentiamo la catena tecnologica sottesa alla fornitura di un servizio a sovrapprezzo fruito da Internet. Descriviamo il percorso della chiamata effettuata dall'utente-cliente di Internet, raccolta dall'operatore telefonico e di rete, instradata al centro servizi (del medesimo operatore o di un operatore interconnesso), trasferita al provider di accesso ad Internet, quindi al webmaster del sito. Nel percorso a ritroso (non rappresentato in figura) la chiamata "ritorna" (se cosi' si puo' dire) al punto di partenza, scarica sul computer dell'utente-cliente le informazioni da questi acquistate e nel tragitto genera il traffico telefonico pagato dal fruitore ultimo del servizio. Il fatturato del servizio (i pagamenti in bolletta) praticamente viene redistribuito tra gli operatori di telecomunicazioni che concorrono alla fornitura del servizio.



La catena tecnologica di un servizio a sovrapprezzo fruito da Internet


Fonte: Eurispes.

Come risulta in figura, la chiamata dell'internauta deviata dal dialer viene raccolta, in prima battuta, da Telecom Italia in una sua centralina. Qui si aprono due possibilita': o la chiamata viene instradata all'operatore interconnesso alla rete di Telecom Italia, titolare della numerazione, e da questi portata ad un suo Centro servizi, oppure resta sulla rete di Telecom Italia, se questa societa' e' la titolare della numerazione. In questo caso viene instradata ad un centro servizi di Telecom Italia.

Il ruolo di Telecom Italia nella raccolta e nell'instradamento della chiamata e' predominante in ragione del fatto che questa societa', per la sua posizione di operatore storico ("incombente" come si dice nel linguaggio esperto), totalizza il 76,7% della quota di mercato proveniente dalla telefonia fissa. Ma Telecom raccoglie non solo le chiamate dei suoi abbonati esclusivi, ma anche quelle dei suoi abbonati che utilizzano anche operatori alternativi o digitando un prefisso (carrier selection, cs) oppure senza digitare un prefisso (carrier preselection, cps). Mentre non e' possibile alcuna quantificazione degli abbonati in cs (un abbonato puo' scegliere da uno a n operatori per le sue telefonate), conosciamo le stime dell'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato relative al numero degli abbonati in cps: 3,5 milioni.

Gli unici abbonati (evidentemente qualora fossero fruitori dei servizi a sovrapprezzo) di cui Telecom Italia non raccoglie la chiamata sono i circa 550mila abbonati a societa' completamente sganciate da Telecom Italia perche' da questa prendono in affitto l'"ultimo miglio", invece di pagarglielo. L'ultimo miglio e' quello che va dalla piu' vicina centralina telefonica all'utenza dell'abbonato.
Naturalmente la catena di trasporto e di fornitura delle informazioni e' sottoposta a sorveglianza. In primis dal Ministero delle Comunicazioni che ha il compito di effettuare azioni di monitoraggio sull'andamento dei servizi con particolare riferimento ai contenuti proposti. Il Ministero puo' contestare violazioni al Regolamento sulle modalita' di espletamento dei servizi audiotex e videotex che possono portare anche alla sospensione del servizio. Puo' quindi "scoprire" i contenuti pornografici, comunicare i loro indirizzi alla Polizia postale e far chiudere i siti, le societa' di servizi loro contigue, i content provider che ospitano contenuti irregolari. Inoltre, da quando e' in vigore il citato decreto legislativo n.70/2003 che "regola" il commercio elettronico nel mercato interno, i provider sono tenuti a rispettare la relativa normativa. Inoltre, gli operatori di telecomunicazioni applicano, a tutela dei propri clienti, una Carta delle Garanzie. La Carta va allegata al contratto che essi stipulano con altri operatori e va depositata presso l'Autorita' per le Garanzie nelle Comunicazioni. La catena economica dei servizi a sovrapprezzo si rappresenta in maniera affatto diversa da quella tecnologica: vede come percettori dei corrispettivi derivati dal traffico telefonico gli stessi soggetti che trasportano le informazioni e le rendono accessibili agli utenti-clienti.

La catena di fatturazione e ridistribuzione del volume di spesa telefonica generata dall'utente-cliente (quando il titolare delle numerazioni di accesso al servizio e' un operatore interconnesso alla rete di Telecom Italia)

Fonte: Eurispes.

Come risulta in figura, l'utente-cliente paga a Telecom Italia l'addebito in bolletta del prezzo complessivo del servizio. Telecom Italia fattura, infatti, per conto degli operatori interconnessi assegnatari delle numerazioni di accesso ai servizi a sovrapprezzo. Su 100 euro di corrispettivo di spesa fatturato, Telecom Italia trattiene la quota (regolamentata) del 2,9%, piu' una quota x, concordata con ciascun operatore interconnesso, a titolo di cautela per perdite derivate da insolvenza dell'utente-cliente. E pero' bisogna ricordare che Telecom Italia percepisce dall'operatore interconnesso una quota (fissata dal listino dell'offerta di riferimento) per il traffico generato. Dopo questi passaggi le quote di retrocessione sono libere e vengono concordate tra i molteplici soggetti che concorrono al trasporto e alla fornitura delle informazioni.
Quanto piu' numerosi sono gli utenti-clienti generatori di traffico telefonico, tanto piu' numerose sono le quote di fatturato ridistribuite.


Raffigurazione dei tre principali fornitori di un servizio a sovrapprezzo fruito da Internet in rapporto al numero di quote incassate nella redistribuzione del fatturato


Fonte: Eurispes.

La geometria redistribuiva che abbiamo descritto non cambia quando Telecom Italia e' essa stessa titolare delle numerazioni che consentono l'accesso ai servizi a sovrapprezzo. Solo che, come mostra la figura seguente, la quota di fatturazione agli abbonati trattenuta dall'operatore di rete non e' regolamentata.


La catena di fatturazione e redistribuzione del volume di spesa telefonica generato dall'utente-cliente (quando il titolare delle numerazioni di accesso al servizio e' Telecom Italia)

Fonte: Eurispes.

Nel caso descritto in figura, del "viaggio" della chiamata dal computer dell'utente-cliente al centro servizi, Telecom Italia trattiene una quota x per ogni fatturazione. Il resto lo versa, concordandolo contrattualmente, all'information content provider il quale, a sua volta, lo redistribuisce ai vari soggetti che concorrono alla fornitura delle informazioni.
Quali che siano le varianti della catena economica, le informazioni acquistate dagli utenti-clienti producono traffico telefonico, e quindi guadagno, a favore degli operatori di comunicazioni. Tali informazioni, ripetiamo, sono "trasparenti" rispetto al contenuto. Il business dei servizi a sovrapprezzo funziona come se il porno non esistesse.



Panoramica europea dei servizi a sovrapprezzo con contenuti sessuali


Paesi Codici di numerazioni Fonti normative Regole
Austria 900, 930 Entgeldverordnung (Regolamento sulle tariffazioni dei servizi telefonici) Sono consentiti: servizi telefonici a contenuto erotico, servizi "linea gay", chat line "scambio di coppie", pubblicita' erotica
Finlandia 0700-1, 0700-3, 0700-9 Finnish Communications Regulatory Authority (Autorita' finnica per le regole nella comunicazione) Sono consentiti tutti i tipi di servizi per adulti, compresi i servizi personali a contenuto erotico che forniscono compagnia
Francia 0899 Autorite' de Regulation des Te'le'comunications Sono consentiti tutti i servizi per adulti, ma le persone coinvolte nella rappresentazione devono tassativamente aver compiuto 18 anni
Germania 900x-1,2,3, Regulatory Authority for Telecommunication and Post (Autorita' per le regole nelle Poste e Telecomunicazioni) I limiti nell'erogazione di servizi a contenuto sessualmente esplicito sono concordati con la Freiwillige Selbstkontrolle Telephondienste (Associazione per l'automonitoraggio dei servizi a sovrapprezzo). L'Associazione ha pubblicato un regolamento dei cod
ici che ha imposto la x per riconoscere quelli utilizzati per servizi per adulti
Inghilterra 0908, 0909 Code of praxis (codice giurisprudenziale) Il Code of praxis suddivide i servizi a contenuto sessuale in tre categorie: 1) servizi di intrattenimento sessuale dal vivo 2) servizi di intrattenimento sessuale on line 3) servizi di intrattenimento sessuale. In quest'ultima categoria le chat line a co
ntenuto sessuale sono vietate, mentre nella produzione e rappresentazione dei contenuti non devono essere coinvolte persone inferiori a 18 anni
Irlanda 1559 Commission for communication regulation (Commissione per la regolazione delle Comunicazioni) I servizi di natura sessuale sono cosi' definiti: 1) servizi di natura allusivamente sessuale 2) servizi di esplicita natura sessuale 3) servizi pubblicitari allusivi o espliciti. Il fornitore deve assicurarsi che i servizi non siano visionabili da bambi
ni e adolescenti
Fonte: Eurispes.


[Capitolo 9]

Volume d'affari del porno on line

Il volume di spesa dei pornonauti
. Il volume d'affari annuo della pornografia telematica, stimato per il 2002 dall'Eurispes, ammonta a 223.726.518 euro. La fetta del volume d'affari del porno on line del 2003 e' stata ben superiore a quella del 2002. una crescita del volume d'affari nel 2003 pari al 30% in piu' rispetto al 2002. Ma si tratta di un balzo in avanti che non puo' assolutamente essere considerato un indicatore di tendenza.
Su 13 milioni circa di utenti Internet, gli acquirenti di porno on line sono 172.500, mentre i visitatori di siti porno 3.450.000.

Volume d'affari del porno on line. Stime in euro
Anno 2002


Porno on line pagato con carta di credito 12.427.542
Porno on line pagato a connessione 211.298.976
Totale 223.726.518
Fonte: Eurispes.

Utenti internet, visitatori di pornositi, acquirenti di porno on line. Stime
Anno 2002


Internauti Visitatori di pornositi Acquirenti di porno on line    
V.A. % rispetto agli internauti V.A. % rispetto ai visitatori
13.300.000 3.450.000(*) 25,9 172.500(**) 5,0
(*)Valore medio dell'intero anno.
(**)Valore approssimato per eccesso.
Fonte: Rilevazioni Nielsen//NetRatings, elaborazione Eurispes.

Paganti a carta di credito. La stragrande maggioranza dei pornonauti sceglie la modalita' di pagamento a tempo di connessione, la minoranza preferisce utilizzare la carta di credito. Ma, volendo, possono essere utilizzate anche modalita' di pagamento "tradizionali", offerte dal 4% dei 3.000 siti porno monitorati.
La maggioranza degli acquirenti di porno a' la carte, preferisce agli abbonamenti annuali quelli trimestrali, mensili, settimanali e per 48/72 ore. Il loro costo medio (35 euro per i trimestrali, 14 euro per i mensili, 7 per i settimanali, 3 per 48/72 ore) va a decrescere e consente pertanto di stipulare piu' di un abbonamento all'anno e di cambiare il sito cui ci si abbona. Si e' riscontrata poi una reiterazione media di abbonamenti trimestrali pari a 3 volte l'anno. L'abbonamento mensile, pur a costo relativamente basso, si stima invece venga reiterato, durante un anno, non piu' di 10 volte in media. Abbiamo quindi attribuito agli abbonati settimanali la sottoscrizione di 104 abbonamenti l'anno e agli abbonati per 48/72 ore (quelli che costano meno di tutti: 3 euro in media) una frequenza di sottoscrizioni pari a 168 volte l'anno.

Spesa annua sostenuta da 27.600 pornonauti abbonati paganti con carta di credito.
Stime in ¢¥
Anno 2002


Tipologie di abbonamenti Numero abbonati Costo unitario abbonamento Costo complessivo sostenuto dagli abbonati per un abbonamento l'anno Numero abbonamenti sottoscritti in un anno Spesa annua complessiva sostenuta dagli abbonati
Annuali 822 85 70.380 1 70.380
Trimestrali 2.288 35 77.280 3 231.840
Mensili 5.796 14 81.144 10 811.440
Settimanali 8.280 7 57.960 104 6.027.840
48/72 ore 10.488 3 31.464 168 5.285.952
Totale 26.600 - - - 12.427.452
Fonte: Eurispes.

Paganti a connessione. Si stima pari a 112 la media delle connessioni effettuate in un anno da 144.900 pornoutenti. Questa media corrisponde a 2,1 connessioni la settimana, 8,4 connessioni al mese, ciascuna delle quali dura in media 7 minuti.

Spesa annua sostenuta da 144.900 pornonauti paganti a connessione. Stime in euro
Anno 2002


Costo a minuto di connessione Durata media di connessione in minuti Costo durata media di connessione Numero medio connessioni annue effettuate da ciascun pornonauta Spesa media annua sostenuta da ciascun pornonauta Spesa complessiva annua sostenuta da 144.900 pornonauti
1,86 7 13,02 112 1.458,24 211.298.976
Fonte: Eurispes.



[Capitolo 10]

Pubblicita'

Nelle classifiche mondiali sullo spamming, la pubblicita' pornografica occupa il secondo posto della graduatoria. E' stato infatti calcolato che, nel 2003, la pubblicita' via e-mail a contenuto pornografico ha riguardato il 18% del totale, seconda solo a quella economico-finanziaria (20%).
Quello pornografico, oltre ad avere le caratteristiche "invadenti" dello spam, e' anche una vera jattura per il contenuto imbarazzante e fastidioso che trasmette. Infatti, la maggior parte degli utenti avversi alle rappresentazioni sessualmente esplicite o ad esse indifferenti non riesce a spiegarsi come mai la sirena pornografica insinui seduzioni sfacciate nelle loro caselle postali, ne' si spiegano perche' durante una navigazione a caccia di biglietti aerei o di libri di filosofia appaia improvvisamente sullo schermo una "finestra" che invita al consumo dell'osceno.
 
Porno spamming: tra biscottini e cavalli di Troia. Quando si naviga, i dati degli utenti vengono raccolti a loro insaputa grazie all'utilizzo del sistema dei log e dei cookie, i "biscottini". I file di log sono registrazioni elettroniche, effettuate automaticamente dai server dei provider, di tutti i collegamenti e dei siti visitati dagli utenti. Servono a fornire all'Internet service provider i dati necessari alla fatturazione delle connessioni, ma poiche' forniscono anche i percorsi di navigazione, si rivelano ottimi strumenti di marketing in grado di tracciare profili perfetti degli utenti.
Come i file di log, anche i cookie sono potenziali strumenti di marketing. Il biscottino e' un file che contiene un programma, di per se' innocuo per l'utente e utile al webmaster per aggiornare e adeguare il suo sito alle esigenze degli utenti che lo visitano. Mandare cookie e' legale perche' serve a garantire la liberta' di iniziativa economica degli imprenditori on line. Inviato dal server di un sito al browser che si collega a quel sito e da questi piazzato nell'hard disk dell'utente, a sua insaputa, come "file temporaneo", il cookie memorizza i movimenti dell'utente (quando apre e quando chiude il sito visitato, quanto tempo ci si ferma, ecc.) ed e' leggibile dal webmaster. E pero' puo' essere programmato anche per memorizzare informazioni contenute in cookie inviati da altri siti.

Esistono due metodi con cui i webmaster di siti commerciali intraprendenti fanno incetta di indirizzi di posta elettronica.
 
Il primo metodo passa per i service provider presso i quali sono allocati i siti. Se il provider e' un professionista serio non consente ai webmaster dei siti allocati di carpire i suoi log. E pero' la garanzia offerta dai buoni provider non e' illimitata perche' essi possono svolgere servizi di hausing o di hosting di altri siti che non sono controllabili dalla "casa madre". Inoltre ci sono moltissimi provider, dai nomi poco conosciuti ma non per questo con meno clienti, i quali non solo consentono ai webmaster dei propri siti di organizzarsi come meglio credono, ma si appropriano (non gratuitamente, ovviamente) delle loro informazioni riservate sugli utenti per stilare liste delle loro preferenze e delle loro poste elettroniche. Il commercio degli indirizzari telematici da inondare di spamming pornografico e' certamente il piu' fiorente. Le imprese del porno non si curano di accertare i gusti pornografici dei destinatari: tutti vengono considerati clienti potenziali.
 
Il secondo metodo consiste nell'introdurre nei biscottini i "cavalli di Troia". Ovvero: negli innocenti cookie vengono inseriti dei programmini autenticamente spioni, detti cavalli di Troia. Questi si infilano nel computer dell'utente e memorizzano i contenuti piu' riservati. Nel porno il webmaster "spione" e' una figura professionale importante perche' traduce istantaneamente le informazioni in pubblicita' e in guadagno, quando la pubblicita' va a segno e l'utente diventa cliente. Il webmaster "spione" non corre il pericolo di essere identificato: puo' lavorare dalla Tailandia o da Canicatti', tranquillo, a casa sua, mentre il suo server e il suo provider sono dislocati in chissa' quale altra parte del mondo. Ne' si preoccupa dei pronunciamenti anti-spam dell'Autority italiana (diventati legge), ne' delle direttive europee.
 
Pop corn, siti sirena e siti pesciolini. Ancora piu' invadente di quella via e-mail e' la pubblicita' via "pop up", la pubblicita' a raffica che schizza sul monitor del computer come i pop corn in una padella.
I visitatori dei siti porno sono quelli piu' bersagliati dall'esplosione di banner che si scatena sullo schermo proprio nel momento in cui il pornonauta d'occasione decide di chiudere il sito dopo un giretto gratuito tra le pagine di preview, senza entrare in quelle a pagamento. L'obiettivo e' far si' che tra le offerte stagliate sullo schermo ce ne sia almeno una che induca l'utente a fermarsi, visitare quel sito e magari passare nella parte a pagamento.
Dietro questo delirio pubblicitario c'e' tutta la sagacia dell'e-commerce pornografico che si assicura piccoli o grandi guadagni aggiuntivi attraverso i contratti (ovviamente virtuali) di scambio banner. La rete prolifera di siti porno e pertanto i webmaster sono in costante concorrenza per accaparrarsi potenziali clienti. Il motore di ricerca offre migliaia di pagine di porno online, ma quelle che contano sono quelle che contengono i siti piu' cliccati, di solito la prima quindicina. Il sito meno potente, meno conosciuto, escluso dal giro delle indicizzazioni, "si attacca" come un pesciolino ad un sito sirena con il quale stipula un contratto di scambio banner. Lo scambio banner e' di per se' gratuito. Ma i webmaster dei siti che stipulano un contratto stabiliscono delle percentuali qualora il pornonauta venga attratto dalla pubblicita', entri "dentro" il sito-banner e non solo lo visiti, ma si abboni alle sue pagine. In definitiva, la percentuale maggiore del pagamento va al webmaster del sito pubblicizzato, quella minore al sito che lo pubblicizza. Insomma: la sirena guadagna di piu' del pesciolino saltato sulla sua coda.
 
Ci sono varie forme contrattuali per misurare e pagare gli introiti dello scambio banner. Se il pornonauta viene attratto da un banner e, cliccandoci sopra, entra nelle aree a pagamento e si abbona, sono le societa' finanziarie per l'e-commerce (che gestiscono le carte di credito) a distribuire le percentuali stabilite di un affiliate program, un programma di affiliazione che i siti hanno sottoscritto. Se invece il pagamento viene effettuato a connessione, con lo scaricamento del dialer, entrano in gioco le societa' di servizi on line che registrano i contratti di scambio banner e li remunerano, in base a percentuali stabilite, quando vanno a buon fine.

[Capitolo 11]

Pornografia minorile: crimine nella rete

I confini tra "normalita' pornografica" e pornografia criminale. L'attivita' di ricerca scientifica nel campo della pornografia minorile nel web e' praticamente interdetta, anche perche' rischia di intralciare le indagini on line della Polizia postale per contrastare questo crimine sessuale e informatico. Ed anche perche' la cosiddetta legge antipedofilia (n.269/98) vieta la detenzione di questo tipo di informazioni scaricate da Internet. Pertanto non e' stato eseguito un monitoraggio specifico sulla pornografia minorile on line, ma e' stato possibile visitare siti raggruppati sotto parole chiave che notoriamente introducono nei siti proibiti. Una di queste e' la parola pedofilia declinata al contrario, "ailifodep" che introduce a una directory scritta in cirillico e a un catalogo di circa 300 siti con estensioni in alfabeto latino romano. La maggior parte dei siti visitati nella directory, pur indicando repertori piu' o meno attinenti alla pornografia adolescenziale, sembrano dei "normali" siti pornografici in cui e' spesso assai difficile distinguere tra la performer travestita da adolescente (con calzini ai piedi e fiocchetti in testa, per esempio) e l'adolescente vera, tranne alcune significative eccezioni. Questi siti prevedono un'area riservata a pagamento esclusivamente con carta di credito. Per i webmaster dei siti di pornografia minorile, il furto di indirizzi postali e' essenziale, cosi' come per i webmaster dei "normali" pornositi. Ma i primi hanno una strategia pubblicitaria piu' mirata: inviano e-mail in cui offrono indirizzi e talvolta anche cataloghi di immagini, soprattutto a certe categorie di internauti (quelli che visitano siti sportivi, di armi, di guerra, di incidenti dove si vedono i morti, di torture). Insomma, una categoria di internauti piu' che presumibilmente amante di contenuti ipermaschili e violenti. I "cavalli di Troia" sono quindi i loro alleati.

Porno peer to peer. Durante l'indagine e' stato visitato il sito winmix.com, notissimo tra i giovani e meno giovani internauti un po' scapestrati perche' offre, gratuitamente, la possibilita' di scaricare file musicali e audiovisivi molto pesanti. La diffusione delle connessioni a banda larga (Adsl e fibra ottica), molto piu' veloci di quelle tramite modem analogici, ha reso i siti tipo winmix molto popolari. Siamo entrati nella directory dei film in cui e' possibile individuare gli internauti che in tempo reale li stanno scaricando sul proprio computer. Un buon numero, circa 500 (ma rispetto a una lista sterminata), stava scaricando file da indirizzi chiaramente porno-teeen-ager. Tra le informazioni pornografiche (migliaia e migliaia) reperibili gratuitamente nel web i repertori che riguardano "lolite", "studentesse", "girls", "boys" eccetera sono altrettante migliaia e migliaia. E sono quelli in cui, se non altro nominalmente, la contiguita' tra lecito e illecito e' possibile.
Le "stanze" della rete dove si annida il maggior traffico (apparentemente o realmente – non sappiamo – sotto forma di scambio gratuito) di pornografia minorile, di un tipo assai piu' disgustoso di quello mostrato nei siti commerciali, sono quelle delle connessioni peer to peer, frequentate da milioni di internauti amanti dell'interattivita' in tempo reale. Si accede a una connessione peer to peer installando un software specifico che collega a un server remoto, che puo' essere fisicamente allocato in qualsiasi parte del pianeta. Il server mette in collegamento gli utenti, i quali possono quindi dialogare o scambiare file (file sharing) senza dover ripassare per il server. Il sistema peer to peer rende possibile creare vere e proprie comunita' di affini, tra cui anche di consumatori di pornografia minorile. La Polizia postale ha il mandato (ex legge 269/98) di agire sotto copertura e quindi conosce la complicata trafila per farsi accettare nelle comunita' di pedofili, diventate sospettosissime proprio perche' sanno di essere perennemente sorvegliate. Generalmente i pedofili iniziano a frequentarsi nei news group (mai nelle chat, dove semmai "chiacchierano" alla ricerca di minorenni da adescare) e poi via via, conoscendosi meglio, passano nelle "stanze" peer to peer. Ormai in molte private room si richiede all'utente nuovo o portato da un altro utente, di inviare un video che lo veda direttamente coinvolto in rapporti sessuali con minorenni, per poi confrontare, tramite webcam, se si tratta della stessa persona che ha chiesto il file sharing di pornografia criminale. Solo dopo aver raggiunto un elevato livello di fiducia, i computer dei "vecchi" e del "nuovo" utente vengono lasciati perennemente accesi e connessi alla rete per effettuare il file sharing. Grazie alla connessioni a larga banda, la circolazione di pornografia minorile si e' ulteriormente facilitata. I file scaricati vengono masterizzati sui relativi supporti ottici e coperti da password. Dove vanno a finire? Nelle collezioni private dei pedofili o nel mercato clandestino?

Paesi "ospitanti" e caratteristiche dei siti. I paesi in cui si collocano la maggior parte dei server dei siti di pornografia minorile sono gli Usa (76%) e, di seguito ma a grande distanza, il Canada (5%) e l'Olanda (3%). In tutti e tre i paesi e' diffusa l'abitudine alla gestione completa del sito da parte del proprietario che utilizza liberamente lo spazio web acquistato senza che il fornitore di servizi operi alcun controllo sul materiale immesso nel server. Per quanto riguarda gli Stati Uniti gioca un ruolo importante il fatto che vi siano allocati una quantita' enorme di server di collegamenti per siti stranieri. Ci sono Stati in cui le tasse sul settore new economy sono bassissime, e non esiste un controllo "preventivo" sui provider e server, come in Europa. L'85% dei siti di pornografia minorile e' almeno in parte a pagamento; in particolare, mentre il 28% prevede una consultazione solo dietro pagamento, il 57% contiene una sezione gratuita progettata soprattutto per invogliare il cliente a scaricare materiale a pagamento. Nei siti analizzati la prevalenza dei bambini fotografati o filmati e' di sesso femminile (87%); solo l'11% propone soggetti di entrambi i sessi. La classe di eta' dai 4 ai 10 anni (apparenti) raccoglie da sola la meta' dei bambini fotografati mentre la fascia definita tecnicamente "del lolitismo" (14-16 anni) raccoglie il 13% delle presenze; i giovani dagli 11 ai 13 anni rappresentano il 6% dei casi e i bambini fino a 3 anni l'1%. Molti siti (circa il 30%) offrono invece bambini di varie eta', presumibilmente per incontrare i gusti della maggior parte dei consumatori che frequentano tali siti. Il 75%, la prevalenza dei bambini fotografati, risulta avere tratti somatici europei/Usa. Una minima parte dei siti analizzati, solo il 2%, contiene in prevalenza bambini asiatici; mentre si registra un discreto numero di pagine (circa il 23%) che mostrano foto di bambini di varie razze. Nel 75% dei casi si tratta di bambini impegnati in esplicite attivita' sessuali; il 19% presenta minori nudi anche se non impegnati in tali attivita'. Il tipo di materiale presente nel 98% dei siti analizzati concerne fotografie, normalmente in buona risoluzione se realizzate professionalmente (in studio di posa) e di mediocre qualita' se amatoriali. Le fotografie rappresentano il supporto piu' agile essendo veloci da scaricare. Ma anche i filmati (63%), cosi' come le web-cam (34%) dal vivo, sono spesso presenti nei siti pedopornografici. La presenza di fumetti nel 7% dei casi costituisce infine motivo di particolare interesse criminologico e investigativo. Questo materiale, infatti, oltre che destinato alla gratificazione sessuale del consumatore adulto, puo' essere utilizzato come strumento di convincimento dei bambini durante i tentativi di adescamento. Solo nell'1% dei siti analizzati i contenuti delle immagini di pornografia infantile sono esplicitati attraverso la narrazione di un racconto. La presenza di pornografia minorile all'interno di un sito per adulti rende di fatto tale sito illegale e necessita di particolari cautele. Si rilevano pero' dei siti pornografici che, nel 31% dei casi, contengono una piccola sezione dedicata alla pornografia minorile, anche se spesso si tratta di "inganni" ottenuti con vari stratagemmi. Si tratta dei siti con repertori teen-ager o pre-teen, in cui e' difficile giudicare se si tratti di veri minorenni o meno.

La lotta italiana alla pornografia minorile. La violenza sessuale sui minorenni e' regolata in alcuni articoli delle "Nuove norme contro la violenza sessuale" (legge 164/95), mentre la legge n.269 del 1998 intitolata "Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitu'" ha introdotto due novita' importanti in materia di pornografia. La prima riguarda la criminalizzazione non solo dei produttori e diffusori della pornografia minorile, ma anche dei consumatori; la seconda riguarda la possibilita' di svolgere indagini di polizia nell'ambito della pornografia minorile, utilizzando gli agenti sotto copertura. La loro funzione accompagna l'attivita' di monitoraggio, 24 ore su 24, dei siti pornografici operata dal Dipartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni, allo scopo di individuare i siti di pornografia minorile. Magistratura e Forze dell'ordine dispongono dunque di un mandato molto ampio, il che ha consentito negli ultimi anni di effettuare una serie di operazioni a vasto raggio. Il bilancio dettagliato e complessivo, dal 2000 al 2002, dei risultati ottenuti ex legge 269/98, e' rappresentato nella seguente tabella.

Bilancio delle attivita' di contrasto alla pornografia minorile on line
Anno 2000-2002


Risultati delle operazioni effettuate 2000 2001 2002
Siti internet monitorati 8.158 24.324 23.940
Siti oscurati attestati sul territorio italiano 2 2 22
Indagati sottoposti a provvedimenti restrittivi 35 25 29
Persone denunciate in stato di liberta' 255 210 552
Segnalazioni ad organi investigativi esteri 419 2.029 2.277
Fonte: "Lo stato della criminalita' in Italia 2003", Ministero dell'Interno, elaborazione Eurispes.

Rispetto al monitoraggio dei siti, i siti oscurati sono decisamente di meno. Cio' dipende dalla difficolta' di risalire ai webmaster dei siti scoperti come "pornopedofili".


Capitolo 12

L'industria del film hard

Prodotti e supporti.
L'economia del porno telematico, abbiamo visto, muove un rispettabile giro d'affari, da noi stimato pari a 224 milioni di euro (circa 434 miliardi delle vecchie lire) relativamente all'anno che precede il fenomeno delle truffe telefoniche. Per correttezza di informazione corre obbligo segnalare che le nostre stime risultano sottodimensionate rispetto a quelle divulgate da fonti di informazione on line, riprese dai rotocalchi e da altri mezzi di informazione4. Come abbiamo piu' volte sottolineato, i dati economici della pornografia che circolano on line e off line sono spesso contraddittori e non offrono la possibilita' di valutare ne' la fonte da cui provengono ne' le metodologie di rilevazione da cui scaturiscono.
Cifre a parte, l'economia del porno on line svolge un ruolo significativo perche' e' insediata nei gangli vitali, tanto nell'economia delle telecomunicazioni quanto in quella del commercio telematico.
L'industria cine-pornografica ha subi'to violenti scossoni prima di adeguarsi ai nuovi modi di produrre quel prodotto che e' diventato il film per il video, girato con telecamere digitali direttamente su nastro. La tecnologia digitale ha poi creato i Dvd e i lettori ottici che stanno decretando l'esaurimento del Vhs e dei relativi lettori. Pur tuttavia, l'home video pornografico e' oggi minacciato dall'ascesa delle televisioni a pagamento. Queste ultime (via cavo, digitali satellitari, digitali terrestri, via web grazie allo sposalizio Internet e cavi di connessione a larga banda) smerciano una notevole quantita' di film porno, acquistati dagli abbonati delle televisioni generaliste con la formula pay per view (pagare per vedere) oppure fruibili per abbonamento alle televisioni "solo porno": tutte novita' che potrebbero mandare in soffitta l'home video. In questa situazione fluida, dinamica, il porno telematico non ha spiazzato l'industria tradizionale del porno ne' si e' fatto spiazzare. Finora la tecnologia Internet si presenta come supporto aggiuntivo ma non sostitutivo di quelli esistenti. Inoltre ha inaugurato un modo nuovo di fruire le pornovisioni e un mutamento della stessa figura del produttore e del consumatore. Cosicche', per ora, il film porno, destinato all'home video o alle televisioni, resta il prodotto centrale dell'economia pornografica.

L'Italia schiacciata tra paesi leader e paesi emergenti. Nel nostro Paese, l'economia del film per il video si trova in una posizione subalterna, schiacciata dalla concorrenza dei paesi leader e da quella dei paesi emergenti. In questo, come in tutti i settori industriali, il nostro Paese svela segni di un certo declino, anche se il comparto pornografico – a differenza di altri settori economici – si mostra abbastanza al riparo dalla stagnazione dei consumi sul mercato interno.
Esistono delle vere e proprie holding dell'intrattenimento per adulti, statunitensi ed europee, basate su due pilastri: le mega produzioni di film per il video e il possesso dei canali di commercializzazione a tecnologia avanzata. Ma oggi le economie pornografiche dei paesi europei emergenti, ad Est dell'Unione europea, rappresentano dei validi concorrenti. In Ungheria e nella Repubblica Ceca esistono imprese ormai competitive rispetto a quelle europee che non fanno parte della cerchia dei big. La praghese Boheme, articolata in due settori distinti, la Boheme Production per i film e la Boheme Agency per il reclutamento e l'offerta di performer (soprattutto femminili), e a Budapest la Touch Me Agency, analogamente diversificata, producono il 50% dei film per il video che circolano in Europa e forniscono performer e locations al 40% delle produzioni europee. Curioso, se non significativo, il fatto che le aziende citate siano entrambe dirette da italiani, che hanno trasferito in quei paesi il loro business all'indomani dello sgretolamento "della cortina di ferro". Costoro non sono gli unici "pornisti" italiani ad aver trasferito all'estero la loro attivita'. Il divo italianissimo e conosciuto a livello internazionale Rocco Siffredi, da quando ha deciso di diventare produttore e regista di fama, e' semi emigrato a Los Angeles dove ha sede la Rocco Siffredi Production con la partecipazione di Vivid Entertainment Group. Ma ci sono anche altri esempi.
Uno dei registi storici del "porno all'italiana", Steve Morelli, e' tra i fondatori della multinazionale MRG Communication che produce i film di Morelli e li commercializza in Italia in esclusiva tramite la casa di distribuzione Top Video. Mentre un altro regista, Antonio Adamo, realizza i suoi film, conosciuti a livello internazionale, con produzione e distribuzione Private che fa capo al Private Media Group Inc, quotato sul Nasdaq di Wall Street e sulla piazza borsistica di Francoforte.

L'industria nostrana del "suino pornografico". "Il porno e' come un maiale di cui non si butta nulla". I vari prodotti ricavati dallo sfruttamento del "suino pornografico" raggiungono un costo unitario di produzione e post-produzione che va da 4/5 a 7/8mila euro.
La produzione italiana di film per il video deve dunque misurarsi con le produzioni dei paesi concorrenti. Da un lato gli Stati Uniti, la Svezia, la Germania, la Francia, la Spagna, paesi nei quali l'industria pornografica e' strutturata in imprese solide, tecnologicamente avanzate, e – soprattutto – legalmente tollerate; dall'altro l'Ungheria e la Repubblica Ceca privilegiate da bassi costi di produzione, da alta disponibilita' di manodopera, da un parco di aspiranti pornostar (soprattutto femminili) praticamente inesauribile, da una certa tolleranza legale. Questi ultimi due paesi, in particolare, svolgono ruoli importanti sia di supporto sia di concorrenza rispetto alla pornografia europea: sono produttori ed esportatori di video, esportatori di performer e ospitano i set delle moltissime produzioni straniere. L'Italia, segnatamente, vi trasferisce gran parte delle lavorazioni, utilizza le loro performer, ma subisce pesantemente la concorrenza dei loro prodotti sul mercato estero.
Anche sul fronte del pornostar system l'Italia risulta ormai sguarnita. Tramontata Ilona Staller (al secolo Cicciolina), defunta Moana Pozzi, le succedanee Eva Henger (ungherese) e Selen (italiana, che ha da poco lasciato il set del porno) sono popolari in Italia ma non altrettanto sulla scena dell'hard globalizzato. L'ultima "gallina dalle uova d'oro" emersa verso la fine degli anni Novanta, e tuttora in auge, e' appunto Rocco Siffredi. Sul piano delle infrastrutture, l'industria pornografica italiana non ha investito ne' sta investendo nell'innovazione multimediale e digitale collegata alla commercializzazione del mercato del video. D'altra parte, grazie alla globalizzazione, anche al film per il video italiano si aprono nuovi mercati esteri, per esempio nei paesi dell'Estremo Oriente dove l'offerta di pornografia e' immensa, ma altrettanto immensa e' la domanda di sempre nuovi prodotti provenienti da qualsiasi parte del mondo.
Una delle ragioni delle difficolta' in cui versa l'industria pornografica italiana e' da ricercare nella ambigua situazione legale.
Passiamo quindi ad analizzare la provenienza dei film per il video che circolano in Italia.
Le 30 case di distribuzione principali esistenti (diverse delle quali sono anche aziende di produzione) immettono ogni anno nei circuiti commerciali complessivamente 1.400 film, il 70% dei quali sono stranieri
5. Questi ultimi vengono preferiti dai distributori non perche' siano migliori di quelli italiani, bensi' perche' acquistare i loro diritti costa, nella maggior parte dei casi, di meno. Pur aggiungendo le spese per l'adattamento e il doppiaggio, il distributore spende, per commercializzare un titolo straniero, meno della meta' di quanto non spenda per un titolo italiano.
La maggior parte dei 400 titoli di film per il video, di produzione italiana, o costano quanto quelli ricavati dal "suino pornografico" o possono contare su un budget di produzione che non supera i 15mila euro.
Ma a tirare su le sorti dell'industria del video basata su una produzione prevalentemente di basso livello, ci pensano le glorie storiche e attuali "del porno all'italiana" che producono e, spesso, distribuiscono in proprio (tabella 1). Molti di costoro hanno rinomanza internazionale scandita dai vari riconoscimenti ricevuti: gli Oscar del porno statunitensi o gli Hot D'Or della rassegna internazionale del film pornografico che si svolge al lato del Festival del cinema di Cannes. I loro film hanno, come interpreti, performer di prima qualita' o divi, tempi di lavorazione piu' distesi, mentre i comfort tecnici e logistici sul set sono assicurati al massimo livello. Girano sia in Italia sia all'estero contando su budget non inferiori ai 25mila euro, che possono arrivare anche a 100/110mila euro. Alcuni di loro producono esclusivamente in proprio, alcuni lavorano come registi anche per case produttrici straniere, alcuni distribuiscono, oltre ai propri prodotti, anche quelli di altri registi italiani o stranieri. Tutti sono presenti sul mercato italiano e alcuni anche sui mercati esteri.



Principali registi e produttori di film pornografici per il video


Registi-produttori (talvolta anche distributori) Produzione (talvolta anche distribuzione) Caratteristiche e curiosita'
Silvio Bandinelli Showtime Communication Ha fondato la Showtime assieme alla moglie Monica Timperi, regista. E' noto anche al di fuori dell'ambiente pornografico per i suoi film a contenuto drammatico e politico orientati a sinistra
Luca Damiano - Attualmente indipendente, e' il pioniere del porno all'italiana, ha vinto l'Oscar dell'hard a Las Vegas e ricevuto premi in tutto il mondo
Ricky Grimaldi B&B International Pictures s.r.l. E' uno dei fondatori della B&B. Acquista e distribuisce anche film video dall'estero
Steve Morelli MGR Communication Decano del porno, si e' occupato di sindacalizzazione della categoria, e' tra i fondatori della multinazionale MGR. Distribuisce in Italia i suoi film attraverso la Top Line Video
Jessica Rizzo Jessica Production Marco Toto Production Jessica Fashion La pornostar e' spesso regista dei film in cui appare, prodotti sia da lei che dal marito Marco Toto. Con il marchio Jessica Fashion opera nel settore abbigliamento. Assieme al marito, e' promotrice di molte iniziative di beneficenza e sostiene le associazi
oni anti Aids
Leo Salemi Leo Salemi Productions Lavora anche per altre produzioni, come regista autonomo specializzato nel genere "amatoriale", "Gonzo" "All sex"
Mario Salieri Mario Salieri Entertainment Group Incorporation Holding Gira solo in pellicola. E' considerato il numero uno italiano, come regista inventore del porno cupo e sontuoso "alla siciliana" e come imprenditore. Insignito di vari premi internazionali distribuisce i maggiori successi mondiali
Riccardo Schicchi Diva Futura (agenzia di casting e marchio di produzione) Ha fatto il regista dei suoi primi film, e' l'unico che non ha mai usato uno pseudonimo. Famoso per aver lanciato Cicciolina e Moana e, di recente, Eva Henger
Rocco Siffredi Rocco Siffredi Produzioni Rocco Siffredi Production con la partecipazione di Vivid Entertainment Group I super-divi maschili nella storia del porno sono due: il defunto americano John Holmes e Rocco Siffredi. Siffredi recita da attore a tutto tondo nei film della regista francese C. Breillat
Marzio Tangeri Marzio Tangeri Production Specializzato in film in stile "amatoriale" che produce in proprio o con altri produttori
Fonte: Videoguida XXX, Annuario dell'hard italiano a cura di Michele Capozzi, Roma 2003 e cybercore.com.

Ci sono poi altre tre case di produzione e distribuzione che vanno segnalate per il peso che hanno sul mercato interno: la Pink'O enterprise srl di Rimini che possiede il marchio di produzione "Spaghetti Film" presente nel mercato statunitense; la Preziosa srl, con sede a Roma e San Marino; la Boss Italia con sede a Reggio Emilia. Ben presenti nelle videoteche e nei sexy shop, producono film con registi e performer non famosi, con budget che variano dai 15mila ai 30mila euro.

Dal preventivo inviato da Marzio Tangeri alla casa produttrice di un suo film, pubblicato con il consenso del regista sulla rivista Xsatellitex, ricaviamo la tabella che segue. Il film non e' del genere "amatoriale" in cui Tangeri e' specializzato, ha un soggetto e un copione per l'adattamento dialoghi e prevede 6/7 scene sessualmente esplicite, tre performer femminili e due maschili.

Preventivo di un film-video di Marzio Tangeri: 4 giorni di produzione, 6 giorni di post
produzione
Anno 2002


Voci di spesa Costi in migliaia di euro
Ambientazione lussuosa 3/5
Performer femminili 6/7,5
Performer maschili 3,4
Troupe tecnica 6/6,5
Truccatore, costumi, costumista 1,5/3
Regista 2,5/3,5
Fotografo di scena 1/1,5
Viaggi, vitto, alloggi 2/2,5
Montaggio 4/5
Totale 29/38
Fonte: "Quanto costra fare un film hard" di Michele Capozzi in Xsatellitex, n.1 settembre 2002.

Di un video italiano prodotto con un simile budget il distributore acquista i diritti sul titolo per una cifra compresa tra i 7mila e gli 8mila euro a copia, per quel numero di copie che ritiene di poter vendere ai terminali commerciali su strada: principalmente nei sexy shop che vendono e permutano i video e nelle videoteche che li noleggiano. Il guadagno del produttore dipende quindi dal numero di copie di cui cede i diritti al distributore. Gli introiti di quest'ultimo dipendono dai video che fa acquistare dai sexy shop e dalle videoteche. I sexy shop incassano in ragione delle copie vendute e delle permute, le videoteche in ragione del numero di noleggi effettuati. Questo meccanismo di ridistribuzione degli incassi vale ovviamente quando il produttore e il distributore siano due figure distinte, mentre quando il produttore e' anche distributore si salta il passaggio della cessione dei diritti.
Per avere un'idea dei ricavi dei produttori e degli esborsi dei distributori, bisogna tenere presente che l'acquisto di un titolo italiano varia moltissimo a seconda della qualita', del nome dei performer, del nome del regista e degli "ingredienti" sessualmente espliciti dai quali e' caratterizzato il film-video: da 3mila fino a 18mila euro. La maggior parte dei diritti per la cessione di titoli stranieri costa molto di meno: da 1.000 a 3.000 euro. A queste cifre il distributore deve aggiungere le spese per il doppiaggio ed eventualmente per l'adattamento, che pero' sono molto basse.
I film per il video a costo di produzione piu' basso sono quelli del genere "gonzo", prodotti in gran copia in Italia, popolarissimi nell'Usa dove costituiscono la meta' dei video in circolazione. Un film "gonzo" e' un porno non dissimile dagli altri ma ambientato nei luoghi della quotidianita' metropolitana: supermercati, benzinai, cantieri edili, lavanderie a gettone, ecc.

[Capitolo 13]

Il volume d'affari dell'hard video

Il fatturato annuo dell'home video pornografico e' pari a 224 milioni di euro l'anno. Un "giro d'affari da capogiro", specialmente se traduciamo la cifra in lire, da molti percepite ancora come immediatamente comprensibili. Si tratta di 434 miliardi del vecchio conio. Malgrado la concorrenza del porno on line da un lato, delle pay tv dall'altro, quello dell'hard video rappresenta un mercato ancora importante.

Fatturato complessivo (vendite e noleggi) dell'home video pornografico. Stime
Anno 2002

Vendite e noleggi Fatturato home video porno in ml di euro
Vendite 81
Noleggi 143
Totale 224
Fonte: Eurispes.

Video porno: volume d'affari e "sex divide". Quasi il 90% del volume d'affari delle vendite dell'home video pornografico viene realizzato dai sexy shop. L'Eurispes ha rilevato un totale di 400 indirizzi sul territorio nazionale, corrispondenti a esercizi attivi. La distribuzione dei sexy shop sul territorio non e' univoca ma si concentra in maggioranza nel Nord del Paese, dove se ne contano 233; a seguire il Centro con 98 attivita', il Sud con 55 e, infine, le Isole con 14 esercizi attivi. Non esistono norme, nazionali o locali, che ne determinano l'ubicazione, ma possono essere emanate ordinanze dei sindaci e delle giunte comunali che ne vietano l'apertura in tutto o in parte il territorio amministrato. Ma cio' avviene raramente.
Al Nord, Lombardia e Piemonte sono le regioni a piu' alta densita' di esercizi, con 72 sexy shop a Milano e 61 a Torino. Tra le citta', al terzo posto si colloca Roma con 21 sexy shop. Nell'area geografica meridionale, le citta' con maggior numero di esercizi sono Napoli (11 esercizi) e Palermo (5). L'unico capoluogo del Nord che ha un solo sexy shop e' Trieste. L'Italia e' tagliata in due anche dal "sex divide" che incide sul costo delle cassette Vhs (e in parte anche dei Dvd) piu' care al Centro-Nord che al Centro-Sud e nelle Isole. La percentuale delle vendite di video rispetto a quella degli altri articoli presenti nei sexy shop si attesta al 65% per Palermo, al 60% per citta' come Roma e Napoli e scende al 56% per Milano.

I generi del porno: l'escalation dell'"all sex". Nei sexy shop, i video sono collocati lungo le scaffalature secondo il genere e all'interno dei generi vengono esposti con piu' evidenza i supporti di prima e di seconda scelta. Ovviamente i prodotti di prima scelta sono i piu' cari e quando superano i 45/50 euro a pezzo non e' per via dei contenuti particolarmente estremi, ma per via del marchio di produzione e/o di distribuzione o per la particolarita' di essere video cosiddetti "interattivi" che consentono di vedere e rivedere una scena da piu' angolazioni. I generi classici sono: il "casting", laddove viene rappresentata la scena (ricostruita e adattata) dei provini degli aspiranti performer, il "gonzo", cioe' il film girato con lo stile della camera nascosta nei luoghi della quotidianita' e l'"amateur", ovvero il genere amatoriale, finto o vero. Al momento dell'indagine i video piu' venduti, da Milano a Palermo, sono del genere transessuale e del genere amatoriale. Quest'ultimo si divide in due categorie: quello considerato "finto" perche' i performer non nascondono il viso dietro una mascherina, mentre in quello definito "vero" i volti sono resi irriconoscibili dalle mascherine, dalla nera classica alle fogge piu' fantasiose. L'asso piglia tutto e' oggi il genere aggiunto: l'"all sex", solo sesso, che ha soppiantato il "sesso con storia" e viene declinato in tutte le varianti e i sottogeneri possibili.
In tutti i sexy shop c'e', poi, il cosiddetto "caviar" (caviale): e' il genere del porno specializzato per soddisfare gusti particolari, dagli onnicomprensivi "fetish" al sado/maso esclusivi, al piu' mite porno geriatrico, fino a tutta una serie di altre particolarita', ma mai relative alla pornografia infantile. I reparti caviar sono piu' o meno ben forniti di prodotti di nicchia a prezzi oscillanti: possono costare pochissimo perche' provengono da produzioni di scarto, o moltissimo se si tratta di pezzi rari. Nei sexy shop monitorati e' stata infine rilevata una presenza fifty-fifty tra prodotti italiani e prodotti stranieri.

La rilevazione dei prezzi. Per la rilevazione sono state scelte come citta' campione Roma, Milano, Napoli e Palermo. I prezzi medi delle cassette sono ricavati dalle medie dei valori minimi e massimi riscontrati negli esercizi monitorati. Le oscillazioni dei prezzi a consumo sono molto elevate perche' praticamente ogni sexy shop ha una sua politica dei prezzi. Il prezzo piu' basso riscontrato per una cassetta Vhs e' 3 euro, (a Napoli) il piu' alto 65,7 euro (a Milano); il piu' basso riscontrato per un Dvd e' 9 euro (ancora a Napoli) il piu' alto 75 euro (a Palermo). Dalla media tra i prezzi e' possibile individuare il "prezzo unitario nazionale" di Vhs e Dvd che, moltiplicato per la "media nazionale" dei pezzi venduti, offre la stima del fatturato complessivo delle vendite dei video pornografici nei sexy shop monitorati.
Il volume d'affari nei sexy shop. Il giro d'affari per la sola vendita di Vhs e Dvd nei sexy shop distribuiti sul territorio e' stimabile in 45.576.000 euro. La percentuale di fatturato aggiuntivo da spalmare sui 400 sexy shop e' pari al 30%. Infatti, i pezzi venduti (Vhs e Dvd) comprendono anche quelli permutati. Ovvero: il cliente acquista un supporto, lo utilizza per un certo periodo, lo restituisce e ne prende uno in cambio pagandolo – a seconda del prezzo del nuovo supporto "preso in prestito" – fino a meta' del primo acquisto. Si arriva cosi' ad una cifra di 59.248.800 euro. L'incidenza delle vendite da catalogo, on line e off line, si attesta invece nell'ordine dell'8% del fatturato di vendite e permute, comprendendo anche le poche vendite da catalogo effettuate dai distributori.

Fatturato annuo delle vendite di cassette Vhs e Dvd in 400 sexy shop. Stime
Anno 2002


Prezzo medio unitario Vhs in euro Numero pezzi venduti Prezzo unitario Dvd in euro Numero pezzi venduti Fatturato complessivo in euro
35,32 720.000(*) 41,97 480.000(*) 45.576.000
(*)Dato rilevato sul campo.
Fonte: Eurispes.

Fatturato di 400 sexy shop relativo a vendite e permute di Vhs e Dvd. Stima
Anno 2002


Fatturato vendite in euro Fatturato permute in euro Fatturato comprensivo vendite e permute in euro Fatturato vendite da catalogo (on line e off line) in euro Fatturato vendite e permute e vendite da catalogo in euro
45.576.000 13.672.800 59.248.800 4.739.904 63.988.704
Fonte: Eurispes.

Vendite in edicola, Nel 2002, sono 15.000 sulle 40.000 circa esistenti, le edicole che mensilmente ricevono dai distributori 240 titoli di riviste hard (il soft e' completamente sparito), il 30% con Vhs o Dvd allegato, il 70% senza. La tiratura media per titolo e' pari a 3.500 copie, ovvero, a 840.000 copie al mese, pari a 10 milioni 800mila nell'arco di 12 mesi. Le rese per le riviste porno sono, in media, il 40% in un anno, di conseguenza la vendita delle riviste con allegato Vhs o Dvd ammonta a 1.815.000 copie, quella delle riviste senza allegato a 4.235.000. Quindi calcolando un prezzo medio di 8 euro per le riviste con allegato, si puo' stimare il fatturato totale in 14.520.000 euro. Nella seguente tabella e' rappresentato, infine, l'ammontare del fatturato complessivo relativo alle vendite dell'home video pornografico e le voci che lo compongono.

Fatturato complessivo del settore vendite (Vhs e Dvd)(*) dell'home video pornografico. Stime(*)
Anno 2002


Fatturato vendite sexy shop in ml di euro Fatturato vendite per catalogo in ml di euro Fatturato vendite edicole in ml di euro Fatturato complessivo vendite Vhs e Dvd in ml di euro
60,0 4,7 15,0 81,0
(*)Valori arrotondati per eccesso.
Fonte: Eurispes.

Video porno: il volume d'affari dei noleggi. Negli ultimi due lustri il numero delle videoteche e' quasi dimezzato. Infatti: se nel 1992 si calcolava la presenza di 6.000 videoteche sul territorio, dieci anni dopo si registrano 2.500 esercizi attivi. L'Eurispes ha stimato che su 2.500 videoteche presenti sul territorio nazionale, quelle che noleggiano, solo o anche, porno sono 1.500, il 60% dal totale. Per calcolare il volume d'affari del settore noleggi, l'Eurispes ha svolto un monitoraggio su un campione di 200 videoteche arrivando quindi a stimare che, nell'arco di un anno, il loro fatturato medio e' di 95.400 euro. Di conseguenza, e' stato possibile stimare in 143 milioni di euro il fatturato annuo delle 1.500 videoteche che noleggiano home video pornografico.


[Capitolo 14]

Sexy shop reali e virtuali: giro d'affari

Quanto rende la ricreazione sessuale
. "Non si vive di solo video" potrebbe essere il motto pubblicitario dei 400 sexy shop sparsi per le contrade italiane. Questi esercizi, infatti, realizzano un fatturato suddiviso tra vendite di Vhs e Dvd (60,2%) e vendite di "giocattoli per il sesso" (39,8%) nel senso piu' ampio del termine (cfr. capitolo XIII). Si tratta di una gamma di articoli assai diversificata, immancabile in ogni esercizio che si rispetti. Per quanto riguarda sia i prezzi medi degli articoli sia l'entita' media del venduto, l'indagine effettuata nelle quattro citta' scelte come campione (Milano, Roma, Napoli, Palermo) ci ha rivelato minime oscillazioni. Pertanto abbiamo proiettato direttamente sull'insieme dei 400 sexy shop esistenti i dati rilevati nelle quattro citta' campione.

400 sexy shop. Tipologie degli articoli offerti e prezzi medi relativi. Stime
Anno 2002


Tipologie degli articoli Prezzo medio in euro(*)
Falli, vagine, vibratori, ecc. 60
Biancheria 25
Lubrificanti, vari tipi di creme, ecc. 15
Preservativi 6
Costumi, manette, fruste, molle, ecc. 40
(*)Valori arrotondati.
Fonte: Eurispes.

Nelle tabelle che seguono rappresentiamo la stima del fatturato medio di ciascun sexy shop relativo agli articoli non videografici e il fatturato complessivo.

Prezzi medi, pezzi medi venduti e fatturato di ciascun sexy shop. Stime in euro
Anno 2002


Tipologie degli articoli Prezzi medi per sexy shop Pezzi medi venduti per sexy shop Fatturato medio per ciascun sexy shop Fatturato medio per 400 sexy shop
Falli, vagine, vibratori, ecc. 60 480 28.800 11.520.000
Biancheria 25 300 7.500 3.000.000
Lubrificanti 15 1.020 15.300 6.120.000
Preservativi 6 960 5.760 2.304.000
Costumi, manette, ecc. 40 192 7.680 5.072.000
Totale - - 65.040 26.016.000
Fonte: Eurispes.

Esclusi gli introiti derivati dalle vendite dei prodotti videografici, stimiamo il fatturato annuo di 400 sexy shop pari a 26 milioni di euro, ovvero circa 50 miliardi di vecchie lire.
Il sexy market on line. "Mobili erotici" o "macchine erotiche" la rete ne offre di ogni tipo, firmati "da artisti" o anonimi, in legno, pelle o acciaio, soli o variamente combinati, monumentali o di piccole proporzioni, destinati ad acquirenti danarosi. La rete e' pero' democratica cosicche' nei siti raggiungibili partendo dalla parola chiave "sexy shop", si trovano le stesse merci di un sexy shop off line a prezzi oscillanti: da piu' o meno analoghi a molto inferiori.

Il conteggio dei siti-negozio si e' rivelato difficoltoso pioche' le indicizzazioni segnalate dai motori di ricerca ci sono sembrate troppo elevate per essere vere. Monitorando il web con il metodo cluster abbiamo stimato la presenza di 300 siti attivi. Il numero non sembri troppo basso. In realta' la moria dei sexy shop e' altissima. Il sospetto che molti di questi "negozi" vivano in realta' grazie ai banner e ai link ospitati che collegano a pornositi commerciali, e' piu' che giustificato. Anche perche' contattandoli via e-mail per chiedere informazioni sull'attivita' del loro web shop, non abbiamo ricevuto risposte.

Pertanto, e per prudenza, abbiamo attribuito ai 300 sexy shop on line la meta' del fatturato annuo di quelli off line (32.500 euro per ciascun esercizio on line). La nostra stima, dobbiamo precisare, non si basa su informazioni dirette bensi' sulla considerazione che un negozio virtuale di giocattoli erotici puo' rappresentare la semplice vetrina di un negozio reale cui serve semplicemente come veicolo pubblicitario. Inoltre i siti sexy shop, come tutti gli altri negozi virtuali, mostrano nelle loro pagine cataloghi ricchissimi, ma alla merce mostrata corrisponde un data base, non articoli reali stipati in magazzini di stoccaggio di merci acquistate per essere vendute. L'esercizio commerciale on line non ha praticamente perdite di invenduto perche' si rifornisce just in time in perfetta sincronia con gli ordini di acquisto. Non ha costi fissi di manutenzione se non quelli della manutenzione del sito, che sono molto bassi. Qualsiasi sito-negozio puo' sopravvivere, e servire come immagine, anche se vende pochissimo.
Sul fronte delle tasse, la vendita di merci via Internet viene tassata dal paese da dove partono gli articoli recapitati al cliente. Quindi solo se partono dall'Italia le merci sono tassate ed assoggettate ad Iva. Molti negozi on line utilizzano un piccolo trucco: si fanno spedire la merce dall'estero come campionario, evitando cosi' le imposte.
A conti fatti, stimiamo il fatturato annuo dei sexy shop virtuali pari a circa 10 milioni di euro. Nella tabella seguente riportiamo la stima complessiva del fatturato on e off line.

Fatturato sexy shop on line e off line. Stime
Anno 2002


Fatturato sexy shop off line(*) 26 ml di euro
Fatturato sexy shop on line(*) 10 ml di euro
Totale(*) 36 ml di euro
(*)Valori arrotondati.
Fonte: Eurispes.

Si tratta dunque di circa 70 miliardi delle vecchie lire.


[Capitolo 15]

Sex tv

Alla ricerca della killer application. Partite di calcio e film pornografici sono considerati i contenuti "killer" che fanno schizzare in alto il supporto Tv digitale, satellitare o terrestre che sia, uccidendo i concorrenti: i supporti video. Basta con i Dvd prendi e porta a casa, basta con gli home theater nel soggiorno. Devono troneggiare Tv al plasma e decoder, e quando finalmente la totale convergenza Tv-Internet verra' realizzata e tutti disporranno di connessioni a larga banda, su un solo schermo, a scelta quello del computer o quello della Tv, passeranno talmente tante visioni e interazioni da non poter essere consumate e digerite nell'arco della vita di uno spettatore interattivo. Calcio e porno in dimensioni industriali e il killeraggio sara' compiuto.

La realta' in Italia e' un po' meno trionfante. Anche se gli operatori del porno ammettono che le pay tv satellitari hanno sottratto mercato all'home video. Per i registi-produttori-distributori dei film hard lo sbocco televisivo rappresenta un vantaggio, anche se si lamentano per la concorrenza dei film stranieri che, poiche' costano di meno, sono preferiti a quelli italiani. I distributori gia' accusano il colpo perche' pochi sono in grado di trattare direttamente con le televisioni.

Di Tv digitale satellitare con offerta generalista di canali, fruibile tramite abbonamento, oggi ne e' rimasta una sola, da due che erano. L'attuale Sky ha rafforzato l'offerta: dedica 20 canali all'hard piu' 40 nuovi film al mese, sempre dopo le 11 di sera. I canali, dai nomi Hot Class, Hot Amateur, Hot Bizzarre e via enumerando per generi, tra i quali il gay ambosex (Hot Boys e Hot Girls), costano 6 euro a film oppure 10 euro per quattro film.
 
Nell'anno in cui e' stata svolta l'indagine, Sky era alle porte. Tele+ e Stream motivavano la necessita' della fusione nella major di Murdoch per via del danno subi'to dai pirati delle smart card. Ma oggi Sky si ritrova con gli stessi problemi, a soli sei mesi dal lancio spettacolare. Tele+ e Stream totalizzavano, assieme, 2 milioni 400mila abbonati, Sky ne totalizza 2 milioni 700mila, mentre le parabole installate sono piu' di 6 milioni. Ergo: la pirateria continua.
La tabella seguente riporta la stima del fatturato complessivo del porno digitale satellitare per il 2002.

Fatturato del film pornografico (e altro) trasmesso dalle pay tv digitali satellitari. Stime
Anno 2002


Pay tv Fatturato in ml di euro
Pay tv specializzate in pornografia 98.640.000
Pay tv generaliste 84.758.400
Sex on demand 800.000
Totale 184.198.400
Fonte: Eurispes.

Il volume d'affari del porno televisivo all sex. Cominciamo proprio con le tv specializzate, alle quali ci si puo' abbonare via Internet o via bonifico bancario o vaglia postale. Sono fruibili acquistando, assieme all'abbonamento, un apposito decoder. Nella seguente tabella rappresentiamo le caratteristiche e i prezzi di abbonamento delle sette piu' importanti all sex television.


Pay tv digitali satellitari specializzate in hard. Caratteristiche e prezzi degli abbonamenti
Anno 2002


Televisioni Nazionalita' e piattaforma di trasmissione Trasmissioni Prezzo abbonamento annuale in euro
Satisfaction club television Italiana, piattaforma Hot Bird Due film di produzione europea, in particolare italiana. Trasmette anche Rainbow Channel dedicato ai gay. Orario: 24 ore continuate 199
Spice Platinum Tedesca-americana piattaforma Hot Bird Versione europea della omonima sex tv americana. Film americani di alta qualita'. Orario italiano: dalle 22 alle 4 249
XXL Francese, piattaforma Hot Bird Film delle maggiori produzioni francesi e italiane, talk show sul sesso. Orario italiano: a partire dalle 24 253
Sex View Olandese, piattaforma Hot Bird Sei film al giorno, repertori fetish e sado-maso. Orario: 24 ore continuate 228
Adult Channell Inglese, piattaforma Astra 2A Notiziari dal mondo hard, talkshow, film americani. Orario italiano: dall'una alle 5 di mattina 249
Ultrablue Italo-americana, piattaforma Hot Bird Specializzata in amatoriali, fetish, sadomaso e in sex on demand. Orario: 24 continuate 202
Live sex Italiana, Hot Bird Solo sex on demand, cicli di trasmissione ripetuti 24 ore continuate 228
Fonte: Elaborazione Eurispes su dati Videoguida XXX 2002, annuario dell'hard italiano.

In totale sono state individuate dodici sex tv, a un prezzo medio (compreso l'acquisto iniziale del decoder) di abbonamento pari a 274 euro: un prezzo veramente competitivo rispetto a quello dell'home video. La cifra, infatti, e' sufficiente per l'acquisto di sette/otto cassette o di un centinaio di noleggi nell'arco di un anno. Con un abbonamento a una sex tv il pornofilo puo' disporre per lo meno di un film al giorno, per 365 giorni.
La media degli abbonati ad ognuna delle tv satellitari menzionate e' stimabile intorno ai 30.000.

12 Pay tv digitali satellitari specializzate in hard. Volume d'affari. Stima in euro
Anno 2002


Prezzo medio abbonamenti Numero medio abbonati per tv Fatturato medio per tv Stima fatturato complessivo
274 30.000 8.220.000 98.640.000
Fonte: Eurispes.

A questa cifra bisogna aggiungere il volume dei consumi telefonici riguardanti i fruitori di sex on demand sia dalle televisioni satellitari specializzate sia dalle tv locali con programmazioni per lo piu' notturne di spettacoli cosiddetti erotici.
L'Eurispes ha stimato in 800mila euro il fatturato del sex on demand.
Il volume d'affari del porno televisivo pay x view. Nel 2002 la percentuale di abbonati che comprano visioni in pay x view e' di circa 480.000 abbonati, dei quali il 60%, ovvero 288.000, sono acquirenti di film porno ad un prezzo medio di 5,45 euro. La stima della reiterazione degli acquisti nell'arco di un anno parte da un'ipotesi contenuta: 1 acquisto alla settimana in media, al prezzo di 5,45 euro da parte di 288.000 acquirenti, per un fatturato medio annuo di 84.758.400 euro.

[Capitolo 16]

Porno su carta e altri piu' lucrosi affari

Chiamami, fortemente chiamami. Le riviste pornografiche giocano il ruolo della Cenerentola del mercato. I loro acquirenti costituiscono una nicchia numericamente residuale. Si tratta pero' di una nicchia interessante da esplorare, perche' anche il vetusto porno su carta si e' diversificato, proprio per andare incontro ai gusti della propria clientela. Le riviste in circolazione, tutte in carta patinata piu' o meno "pesante", quindi piu' o meno costosa, si dividono in quattro tipologie.

Tipologie delle riviste pornografiche


Tipologie Caratteristiche
Solo hard Prevalente il formato "pocket". Tra i contenuti prevalgono le short stories, spesso in versione fotoromanzo
Hard con supporto videografico Formato tradizionale, privo di innovazioni grafiche e tipografiche
Autoscatto per incontri Annunci di scambio coppie, singoli-coppie, singoli-singoli, corredati di foto femminili e/o maschili. Pose pornografiche, volti oscurati
Autoscatto per incontri con relativo sito web Stesse riviste con richiamo a relativo sito on line
Cataloghi di offerte di prostituzione Foto solo femminili, non propriamente pornografiche con relativi telefonini, raramente con segnalazione dei prezzi a prestazioni. Talvolta con richiamo al relativo sito on line
Fonte: Eurispes.

L'incidenza delle riviste solo hard, con o senza supporto videografico, sul totale dell'offerta non supera il 44%, perche' sono le riviste "chiamami" quelle piu' apprezzate e comprate dal pubblico. Tra queste, quelle che veicolano annunci di prostituzione rappresentano non oltre il 10%. Non esiste alcuna connessione (e se ci fosse, non verrebbe apprezzata dagli acquirenti) tra riviste scambiste e cataloghi prostituzionali. Esiste invece un collegamento tra questi ultimi e l'offerta di prostituzione femminile on line, che' quella maschile – ugualmente presente su Internet – si offre in modalita' affatto diverse e mai su supporti cartacei.

Cataloghi prostituzionali off line e on line. Nell'inchiesta dell'Eurispes sulle tariffe delle prestazioni sessuali a pagamento
6 e' stato sottolineato un nesso tra la diminuzione degli annunci di prostituzione sui quotidiani e sulle gazzette locali, la nascita dei cataloghi cartacei e l'espansione degli annunci sulle pagine web. Ai tre medium dell'offerta (quotidiani e gazzette locali, riviste specializzate e siti Internet) corrispondono tempi e luoghi della prestazione, nonche' tariffe differenti. Le tariffe piu' alte sono quelle delle prostitute (italiane, latino-americane, slave, donne e transessuali) che si reclamizzano sui siti web. Ma non sono le pagine dei pornositi bensi' quelle dei siti "escort" (parola anglosassone per indicare le persone che si prestano a svolgere lavori di accompagnamento) le privilegiate dalle prostitute che, in questo caso, appartengono alla categoria lusso. Su questi siti donne e simildonne si definiscono accompagnatrici, sono prevalentemente italiane ma anche latino-americane o provenienti dall'Est europeo, e si espongono al meglio.

Tariffe in base ai luoghi e ai tempi di prestazione di donne e transessuali, per medium dell'offerta e per luoghi di prestazione


Medium dell'offerta Luoghi della prestazione Tempi della prestazione Tariffe ed extra per viaggi  
Donne Transessuali
Internet (accompagnatrici) (*) Dove vuole il cliente 1h o 2h da 500 a 600 euro da 400 a 500 euro
Serata da 800 a 1.000 euro da 700 a 900 euro
Riviste specializzate (**) In albergo, a spese del cliente 1h o 2h da 100 a 300 euro da 80 a 150 euro
Serata da 400 a 700 euro da 200 a 500 euro
Quotidiani e gazzette locali Nel proprio appartamento 1h o 2h da 130 a 150 euro da 70 a 100 euro
1h o 2h da 50 a 60 euro da 30 a 50 euro
(*)Per questa categoria sono previsti anche: gli extra per viaggi, biglietti aerei e soggiorno di lusso.
(**)Per questa seconda categoria e' previsto anche, oltre agli extra per viaggi, il rimborso spese.
Fonte: Eurispes.

Il catalogo prostituzionale cartaceo veicola invece un'offerta di medio livello. A meno che la rivista-catalogo non abbia una proiezione sul web. In questo caso, aumentano le tariffe, ma anche i rischi per chi si reclamizza. Poiche' la pornorete e' sorvegliata 24 ore su 24 dagli agenti specializzati della Polizia postale alla caccia di siti di pornografia minorile, le indagini e gli interventi della magistratura toccano tutta la pornografia e anche i siti escort. In questi casi, essendo i siti di annunci illegali, in quanto la loro pubblicazione configura quanto meno il reato di favoreggiamento della prostituzione, diventa abbastanza semplice disporre degli elementi di base per aprire un'inchiesta penale. Per i prostituti, sia quelli esclusivamente orientati alla clientela femminile sia quelli disponibili alla clientela bisex, nella stragrande maggioranza italiani, non esistono cataloghi appositi off line. Semmai si annunciano sui quotidiani e sulle gazzette locali. Usufruiscono pero' di Internet, ma non dei siti delle colleghe donne e simildonne. Negli annunci dei gigolo per signore manca la foto, ma i testi di presentazione sono molto lunghi e dettagliati. Inoltre, questi prostituti privilegiano un primo contatto con la cliente tramite posta elettronica. Non svelarsi subito fa parte della loro strategia commerciale: simulano di non essere "marchettari" proponendosi in termini confidenziali; rifiutano di parlare di soldi al telefono e solo dopo molte insistenze comunicano la tariffa base: da 100 a 300 euro, precisando che non si faranno pagare se non dopo la prestazione. Il complesso degli affari prostituzionali veicolato dalla carta stampata e da Internet non fa parte, a rigore di categoria merceologica, della pornografia. Anche se entrambe fanno parte del sesso commerciale. Ma senza dubbio, cosi' come iscriviamo i cataloghi prostituzionali nel settore della stampa pornografica, possiamo iscrivere i siti escort tra i siti pornografici commerciali. Dobbiamo pero' avvertire che i siti escort non sono a pagamento e che molti annunci di prostituzione fanno parte delle offerte gratuite dei siti di intrattenimento e spettacolo legati al sesso. Stimeremo il giro economico degli incontri sessuali a pagamento scaturiti da annunci sulla stampa e su Internet, ma con due precisazioni. Primo, siamo assolutamente sicuri che esiste una tariffa ad annuncio, come nel caso degli annunci sui quotidiani. Propendiamo per l'ipotesi che gli editori delle riviste-catalogo e i webmaster dei siti si comportino come le gazzette locali, i fogli cittadini: non fanno pagare gli annunci. Secondo, siamo in grado di stimare gli introiti assicurati a prostitute e prostituti solo in caso di attivita' autonoma. Infatti, cosi' come molte attivita' prostituzionali femminili in sale massaggio o case d'appuntamento hanno come presupposto mediatori, altrettanto l'attivita' veicolata da Internet potrebbe essere gestita da terzi. Ma non siamo in grado di stabilire quale sia la percentuale spettante ai mediatori. Messe le mani avanti con queste avvertenze, stimiamo che il web movimenta gli introiti di massimo 800 prostitute con tariffe di alto livello e di 200 prostituti a 150 euro a prestazione. La carta stampata ne movimenta di piu'. Stimiamo 2.500.

Giro di affari delle prestazioni sessuali a pagamento scaturite da annunci su cataloghi e su siti web. Stime
Anno 2002


Prostitute/prostituti coinvolti Tariffe medie in euro Numero prestazioni Giro d'affari in euro
500 prostitute cataloghi 250 416 52.000.000
300 prostitute annunci web 600 208 37.440.000
200 prostituti annunci web 150 104 3.120.000
Totale - - 92.560.000
Fonte: Eurispes.

Oltre alla prostituzione reale veicolata dal web e dai cataloghi cartacei che produce un giro d'affari di oltre 92 milioni di euro, esiste una prostituzione virtuale. Nel web si svolgono infatti rapporti sessuali a pagamento consumati via web cam. Possono avvenire tra persone che si conoscono nelle chat con web cam dei siti commerciali, oppure in altro modo. I soldi passano da cliente a prostituta/o prevalentemente tramite i canali tradizionali: vaglia, bonifici, conti correnti, ecc. Crediamo che nessuno sia in grado di stabilire quanto denaro circoli in questo modo.
Il volume d'affari del porno su carta. Nel capitolo dedicato al mercato videografico abbiamo inserito le riviste hard dotate di supporto (cassetta Vhs o Dvd) tra le voci che concorrono al fatturato complessivo del settore. Questo tipo di riviste vengono vendute esclusivamente in edicola, costano mediamente 8 euro a copia e producono un volume annuo d'affari pari a 15 milioni di euro. Resta ora da stabilire il fatturato delle riviste senza allegato che vengono vendute annualmente nelle edicole (4.235.000) e di quelle vendute in 400 sexy shop (2.321.000). Nelle edicole vengono vendute sia riviste della tipologia hard, sia riviste della tipologia scambista, nonche' cataloghi prostituzionali. Le riviste hard, invece, non vengono vendute nei sexy shop
7, se non in rarissimi casi.


Tipologie di riviste, prezzo medio unitario, media copie vendute annualmente nelle edicole e nei sexy shop. Stime
Anno 2002


Tipologie riviste Prezzo medio unitario in euro Numero medio di copie vendute nelle edicole Numero medio di copie vendute nei sexy shop
Solo hard (*) 4 2.541.000 -
Autoscatto per incontri e cataloghi prostituzionali 6 1.694.000 2.321.000
Totale - 4.235.000 2.321.000
(*)Questo tipo di riviste non viene venduto nei sexy shop e ha un prezzo medio unitario cosi' basso perche' comprende una vasta gamma di formati.
Fonte: Eurispes.

Per calcolare il fatturato del porno su carta, abbiamo moltiplicato la quantita' delle copie vendute nelle edicole per il loro prezzo unitario (rispettivamente per il solo hard e per i cataloghi prostituzionali); lo stesso abbiamo fatto per le copie vendute nei sexy shop. La somma ottenuta dai risultati delle due operazioni ci ha fornito la stima del fatturato riguardante il porno su carta.

Fatturato della pornografia su supporto cartaceo. Stime
Anno 2002


Tipologie canali commerciali Fatturato in ml di euro(*)
Edicole 20.328.000
Sexy shop 13.926.000
Totale 34.254.000
(*)Valore arrotondato per eccesso.
Fonte: Eurispes.

Effettivamente, il fatturato della pornografia cartacea non smentisce la definizione di Cenerentola del porno. Le riviste porno svolgono pero' un ruolo determinante, assieme agli annunci economici dei quotidiani e delle gazzette locali, per movimentare il fatturato della telefonia erotica.
 
Le spese cospicue dei telefonisti erotici. Abbiamo descritto i mutamenti strutturali del settore: le signorine del famoso numero telefonico con codice 144 non lavorano piu' concentrate nei centralini a luci rosse, bensi' da dove vogliono, tramite telefonino. Talvolta sono titolari in proprio del servizio che offrono, talvolta lavorano per terzi. Nel 2002 i servizi di telefonia erotica erano veicolati dai codici numerici 116 e 899, servizi a sovrapprezzo, oppure dai numeri telefonici internazionali, satellitari e non. Molti servizi sono pre-registrati, molti no, alcune operatrici (ma non mancano gli operatori per la clientela bisex) si propongono come prostitute "reali", ma non lo sono. In tutti i casi, per i gestori dei servizi l'obiettivo e' quello di tenere il cliente al telefono il piu' a lungo possibile. A lungo si', ma non piu' dei 9/10 minuti consentiti dal tetto massimo di fatturazione pari a 10,33 euro stabilito dal principale operatore telefonico per i codici 116 e 189. Ma il limite di fatturazione non esiste quando il servizio e' veicolato da numeri internazionali e internazionali satellitari. Per stimare il numero annuo di chiamate alle linee erotiche, abbiamo presupposto che il numero degli italiani "telefonisti" corrisponda al 4% dei circa 20 milioni e 500mila italiani di sesso maschile, dai 15 ai 69 anni. Si tratta di 820 mila individui i quali, presumendo con una certa prudenza, effettuano ogni anno 12 chiamate ciascuno: una media tra le chiamate del telefonista compulsivo e quelle di chi solo per curiosita' chiama una volta l'anno. Stimiamo quindi il numero di chiamate alle linee erotiche, pari a 9 milioni 840mila in un anno e valutiamo il prezzo medio a chiamata pari a 9 euro.

Fatturato telefonia erotica. Stime in euro
Anno 2002


Telefonate erotiche Fatturato in ml di euro(*)
9.840.000 telefonate a costo medio di 9 euro 89.000.000
(*)Valore arrotondato per eccesso.
Fonte: Eurispes.

Il fatturato complessivo indicato in tabella viene redistribuito tra operatori della telefonia, titolari dei servizi e addetti ai medesimi. Corrisponde a circa 172 miliardi del vecchio conio.

[Capitolo 17]

Tra presente e futuro

Volume d'affari della pornografia in Italia dal 2002 al 2004. Il fatturato del porno cresce, ma in misura non esponenziale. Per misurare l'andamento del volume d'affari pornografico in una prospettiva temporale di una certa dimensione, ci vengono in soccorso le stime dei precedenti rapporti dell'Eurispes. Nella tabella che segue le riportiamo relativamente agli anni clou del boom pornografico in modo da poter far loro riferimento quando valuteremo il tasso di crescita del fatturato pornografico negli ultimi 17 anni.

Volume d'affari annuo dell'industria pornografica. Stime in lire e in euro
Anni 1987 e 1991


Aree commerciali 1987 (in miliardi di lire) 1991 (in miliardi di lire) 1987 (in milioni euro) 1991 (in milioni euro)
Stampa 180 210 92,9 108,4
Cinema 150 100 77,4 51,6
Videocassette 120 1.000 61,9 516,4
Pornoshop 150 165 78,0 85.2
Altro 4 35 2,0 18,0
Totale 604 1.510 312,2 779,6
Fonte: Primo, secondo e terzo Rapporto Eurispes sulla Pornografia in Italia.

Nella tabella successiva, che riporta le stime del volume d'affari rilevate in questo Rapporto, cogliamo tutti i segni del profondo mutamento del mercato e dei consumi. A cominciare dal cambiamento dei settori mercelogici.

Volume d'affari complessivo dell'industria pornografica. Stime
Anni 2002, 2003, 2004


Aree d'affari 2002 (in ml di euro) 2003 (in ml di euro) 2004 (in ml di euro)
Siti web commerciali 224 301 181
Home video (vendite e noleggi) 224 226 233
Pay tv (generaliste e specializzate) 184 184 247
Video telefonini di terza generazione - - 140
Prostituzione generata da annunci (su riviste- cataloghi e siti web) 93 93 110
Telefonia erotica (escluse telefonate per sex on demand) 89 89 89
Sexy shop off line e on line (esclusi prodotti videografici) 36 42 49
Riviste pornografiche, scambiste e cataloghi di prostitute/i 34 38 41
Altro 11 11 11
Totale 895 984 1.101
Fonte: Eurispes.

Il valore medio annuo del fatturato del porno, dal 2002 al 2004, e di 993 milioni di euro (corrispondente a poco piu' di 1.900 miliardi di vecchie lire). Non e' un fatturato mastodontico, ma rispecchia pur sempre il valore di un business di tutto rispetto. Dai dati riportati in tabella, partendo dai valori piu' bassi, notiamo un lieve e costante aumento nel settore dei sexy shop, relativamente alle vendite dei prodotti non videografici (oggettistica, biancheria-abbigliamento, ecc.) dovuto al fatto che negli ultimi tre anni diversi dei 400 sexy shop presenti sul territorio, specialmente quelli insediati nel Centro e nel Nord, sono stati ristrutturati e ampliati: segno di un buon andamento commerciale.



Tasso di crescita del volume d'affari dell'industria pornografica. Stime in milioni di euro
Anni dal 1987 al 2004
Valori in milioni di euro


Volume d'affari 1987 Volume d'affari 1991 Var. % 1987/1991 Volume medio annuo 2002-2003-2004 Var. % 1991/volume medio annuo 2002-2004
312 780 +150 993 +27,3
Fonte: Eurispes.

Video porno: la lenta marcia del Dvd pornografico. Nel 2003 e nel 2004 quello che abbiamo definito home video mainstream (ovvero: semplicemente non pornografico) mostra tutti i segni di essere uscito definitivamente dalla crisi che aveva interessato il settore negli ultimi anni del secolo scorso. Cosi' affermano i Rapporti annuali (e i monitoraggi semestrali) dell'Univideo, associazione di settore della Confindustria, su dati Simmaco.

Home video mainstream (*): volume d'affari 2002/2003 (**) e variazione percentuale 2002-2003, e terzo trimestre del 2003-2004
Valori in milioni di euro


Noleggi e vendite 2002 2003 Variazione % 02/03 Variazione % terzo trimestre 2003/ terzo trimestre 2004 (****)
Noleggi Vhs 159 101,4 -36 -70
Noleggi Dvd 80 171,8 +114 +37
Vendite Vhs 170 114,2 -33 -80
Vendite Dvd 194 309,4 +60 + 21
Vendite Vhs edicole 112 64,0 -43 -
Vendite Dvd edicole 8 68,8 +781 -
Totale(***) 723 830 +15 -
(*) Escluso home video pornografico.
(**) Non si dispongono dati relativi al 2004, ma solo variazioni in percentuale ricavate dal monitoraggio trimestrale eseguito da Simmaco.
(***) Valori approssimati per eccesso.
(****) Le variazioni in percentuale delle vendite riguardano anche le vendite nelle edicole.
Fonte: Elaborazione Eurispes su dati Simmaco.

Su questo quadro di sfondo, nel settore dell'home video pornografico la sostituzione della cassetta Vhs con il Dvd avviene piu' lentamente, specialmente nel settore noleggi. E con una notevole differenza tra le videoteche del Nord e del Centro rispetto a quelle del Sud e delle Isole. Le videoteche che noleggiano porno iniziano a disdire i contratti relativi ai Vhs tra l'inizio e la fine del 2004. Solo poche videoteche, prevalentemente allocate al Nord, sono in grado di sostituire completamente i Vhs da noleggio con i Dvd gia' nel 2003.
Piu' rapido il ricambio tra Vhs e Dvd nei sexy shop. Le vendite e le permute dei Vhs crollano letteralmente, grazie anche alla forte diminuzione dei prezzi dei lettori di Dvd che sul finire del 2004 scendono fino a 20 euro. I singoli e le coppie delle famiglie possono agevolmente permettersi un secondo lettore di Dvd, dopo quello gia' presumibilmente acquistato e posto nel soggiorno o in salotto, magari al centro di un sofisticato home theatre. Dati GFK, riportati negli aggiornamenti dei monitoraggi di Simmaco, parlano di tre milioni 100.000 lettori venduti tra l'agosto del 2003 e il luglio 2004, con un incremento del 160% rispetto allo stesso periodo del 2002-2003.
Per quanto riguarda l'home video pornografico, a prezzo medio invariato a pezzo, pari a 41,97 euro (anche se in alcuni esercizi i prezzi dei Dvd cominciano lentamente a calare verso la fine del 2003), nel 2003/2004 questo supporto viene piu' venduto e piu' permutato di quanto non lo fosse nel 2002 (tabella 5). Tanto che abbiamo stimato un incremento delle vendite e delle permute nei sexy shop, nel 2003, pari al 2% rispetto all'anno precedente (in volume d'affari: 82,620 milioni di euro invece di 81 milioni registrati per il 2002). Ragionevolmente la proiezione per il 2004 prevede un ulteriore aumento del fatturato pari all'8% che porta il volume d'affari realizzato in vendite e permute a 90 milioni di euro, considerando anche il processo di ristrutturazione e ampliamento di molti sexy shop, specie nelle periferie delle aree metropolitane del Nord e del Centro, avvenuto proprio negli ultimi due anni.
Per quanto riguarda i noleggi effettuati dalle videoteche (tutte, o quasi, dotate di distributori automatici che noleggiano prevalentemente porno) un aumento del volume d'affari nel 2003 e nel 2004 quasi non si avverte, in ragione del fatto che i prezzi a noleggio non variano rispetto al tipo di supporto: che si tratti di Vhs o di Dvd. La totale sostituzione del Vhs con il Dvd si ripercuotera' positivamente sul fatturato a partire dal 2005, quando tutte le videoteche che noleggiano anche porno esauriranno le scorte dei Vhs, acquistati negli anni del trapasso dal vecchio al nuovo supporto per venire incontro alle esigenze di una clientela non ancora del tutto dotata di lettori di Dvd.
Nella tabella che segue illustriamo l'andamento del volume d'affari relativo all'home video porno nell'arco degli ultimi tre anni, diversificato nelle due voci che lo compongono: le vendite e permute nei sexy shop e i noleggi nelle videoteche.

Andamento del volume d'affari dell'home video pornografico. Stime
Anni 2002-2003-2004


Voci del volume d'affari 2002 (in milioni di euro) 2003 (in milioni di euro) 2004 (in milioni di euro)
Vendite 81 83(*) 90
Noleggi 143 143 143
Totale 224 226 233
(*)Valore arrotondato in eccesso.
Fonte: Eurispes.

Al volume d'affari summenzionato va aggiunta una quota (valutabile tra il 15 e il 20%) che riguarda la commercializzazione di video-pirata (sia Vhs sia Dvd).
Scombussolamenti nel digital porno. Porno on line, porno via Tv a pagamento, porno da video telefonini di terza generazione: nei settori che inglobano la tecnologia digitale l'andamento dei volumi d'affari nel 2002/2003/2004 registra le maggiori oscillazioni. Non c'e' da stupirsene perche' si tratta di settori movimentati dallo sviluppo fluido e veloce delle applicazioni tecnologiche che si dissestano e riassestano di continuo.
 
Cominciamo con la pornografia telematica alla quale abbiamo dedicato particolare attenzione in questo Rapporto (nei tre aspetti che la riguardano: tecnologico, economico e politico) e rispetto alla quale corre obbligo spiegare le ragioni del perche' di un andamento del fatturato particolarmente altalenante. Le stime di fatturato da noi effettuate per l'insieme del porno telematico partono infatti da 224 milioni di euro nel 2002 che salgono a 301 milioni nel 2003, per poi scendere a quota 181 milioni di euro nel 2004. Nel 2004, l'anno in cui registriamo una forte contrazione del volume d'affari, le voci del fatturato sono cosi' suddivise: 171 milioni di euro per il porno pagato a connessione e 10 milioni di euro per il porno pagato con carta di credito. L'aumento del 30% del fatturato del porno on line pagato a connessione ci e' stato suggerito dalle nostre fonti anonime e di fiducia: quelle istituzionali e i webmaster professionalmente corretti che non hanno tratto vantaggio dall'impennata del giro d'affari dei primi sei mesi del 2003, e che – anzi – ne hanno pagato le conseguenze, soprattutto nell'anno successivo alle truffe: tutta la pornorete ha perso utenti-clienti, diventati sospettosi e restii a scaricare dialer, il metodo di pagamento per consumare porno telematico largamente piu' usato nella pornorete in lingua italiana. La stima della discesa del volume d'affari del porno pagato a connessione a quota 171 milioni di euro e' frutto dei calcoli degli stessi webmaster, basati sulla notevole contrazione dei pornonauti acquirenti rispetto ai semplici visitatori dei pornositi, che – viceversa – sono aumentati sia nel 2003 sia nel 2004.

Che i pornonauti semplici visitatori dei siti siano aumentati lo si deduce dal dato strutturale dell'aumento delle utenze di Internet sia nel 2003 sia nel 2004.

Utenti collegati a Internet
Anni 2002-2003-2004


Anni Utenti
2002 13.300.000
2003 14.329.000
2004 16.612.000
Fonte: Elaborazione Eurispes su dati Audiweb by Nielsen//NetRatings.

Anche il volume d'affari del porno on line pagato con carta di credito non si e' evoluto positivamente nel biennio 2003/2004. L'Eurispes ha valutato un calo del volume d'affari dai 12 milioni 500.000 euro stimati nel 2002 a 10 milioni di euro circa realizzati nel 2003 e 2004 (una stima molto prudente). Nella tabella che segue rappresentiamo la sequenza del fatturato del porno on line suddiviso per le due voci che lo compongono.


Volume d'affari del porno on line suddiviso per voci. Stime
Anni 2002-2003-2004


Voci del volume d'affari 2002(*) (in milioni di euro) 2003(*) (in milioni di euro) 2004(*) (in milioni di euro)
Porno on line pagato a connessione 211,5 291 171
Porno on line pagato con carta di credito 12,5 10 10
Totale 224 301 181
(*)Valori arrotondati.
Fonte: Eurispes.

Intanto le televisioni a pagamento che trasmettono film definiti per adulti conquistano nuovi spazi e cominciano a minacciare seriamente il settore dell'home video. Il 2004 e' l'anno in cui decolla il volume d'affari del porno fruibile sia dagli abbonamenti alle televisioni all sex, sia da quelli alle analoghe web televisions, sia dagli acquisti in pay per view relativi alle offerte del "bouquet erotico" proposto da Sky (l'unica televisione digitale satellitare esistente nel nostro Paese) e visibili soltanto nelle ore notturne.
L'Eurispes ha stimato che il volume d'affari delle televisioni che trasmettono film e altri programmi e' pari a 247 milioni di euro, come illustrato nella seguente tabella. Occorre notare che si fa menzione del volume d'affari solo del 2004, in quanto quello del 2002 (anno di riorganizzazione per via dell'introduzione delle molte novita' che abbiamo raccontato) e' stato da noi stimato pari a quello del 2001 (184 milioni di euro).

Volume d'affari delle televisioni digitali satellitari, delle web television che trasmettono film porno e del sex on demand. Stime in milioni di euro
Anno 2004


Voci del volume d'affari 2004
Tv satellitari e web tv all sex 145
Pay per view Sky 101
Sex on demand 1
Totale 247
Fonte: Eurispes.

Digitale terrestre. Le regole del digitale terrestre sono state dettate nella recente riforma del sistema audio-televisivo, legge Gasparri: in essa si precisa che la fase di sperimentazione del nuovo mezzo terminera' nel 2006.

Giorno e notte, inoltre, scorrono le pornovisioni dai telefonini di terza generazione, se vengono digitate e pagate, naturalmente. La Mobile Video Company italiana del Gruppo Hutchison Whampoa, la prima ad aver lanciato in Italia (aprile 2003) e nel mondo i servizi UMTS dichiara (a fine novembre 2004) di aver raggiunto quota due milioni di clienti. I quali telefonano e videotelefonano, ma soprattutto scaricano pagine web da Internet utilizzando la larga banda: 238 milioni di download.
Costano 2 euro per 5 minuti le connessioni al reparto "Vietato ai minori di 18 anni": brevi filmati di tutti i tipi e tante tante foto. La stima, prudente, delle connessioni effettuate per il porno e' pari a 70 milioni di connessioni. A 2 euro l'una: 140 milioni di volume d'affari in (quasi) un anno.
Abbiamo stimato il volume d'affari esclusivamente della Mobile Video Company italiana perche' e' la sola ad operare a pieno ritmo nel 2004. Le altre societa' di telefonia mobile (Vodafone, Tim e Wind) dispiegano la concorrenza nell'UMTS tra la fine del 2004 e l'inizio del 2005.

Consumatori: identikit di identita' multiformi. Nel nostro Paese la popolazione maschile tra i 15 e i 69 anni ammonta a circa 20 milioni 500mila individui. Gli appartenenti a questa fascia d'eta', nessuno escluso, sono potenziali consumatori di porno. Per opportunita' statistica abbiamo suddiviso il dato tra maschi adolescenti (15-18 anni) e tra maschi adulti (18-69). I primi sono 900.000, i secondi 19.600.000. Per le donne la fascia d'eta' di riferimento e' piu' ristretta di quella degli uomini in ragione del loro diverso corso biologico e di conseguenza del loro peculiare stile comportamentale meno propenso al porno. La fascia d'eta' presa in considerazione e' quella dai 18 ai 50 anni, il che corrisponde (arrotondando) a 13 milioni 230.000 soggetti femminili.

Identikit del consumatore. Approntiamo ora una sequenza di definizioni dei vari modi di essere consumatore e consumatrice che quantificheremo in rapporto ai rispettivi universi statistici di riferimento.
  1. Il giovin principiante. E' l'adolescente preso da mille domande sul sesso, da mille impulsi corporei, da mille desideri di disubbidire all'autorita' dei genitori e degli educatori e che non trova chi sappia rispondere con autorevolezza al suo bisogno di educazione sentimentale. Il giovanissimo "apprendista" si procura riviste, fumetti giapponesi Manga e Hentai per passarli ai compagni di scuola. Anche alle compagne, talvolta. A casa compulsa la porno rete, con perizia spesso superiore a quella dei genitori. Appartiene a tutte le classi sociali. Su 900.000 ragazzi, abbiamo stimato, gli "apprendisti" sono il 60%. Pari a 600.000.
  2. L'incallito di vecchio tipo. E' uomo solo o isolato, prevalentemente di una certa eta'. Ma e' anche il carcerato o il militare che vive una quotidianita' di soli uomini. Per costrizione o per generazione, si tiene lontano dai nuovi mezzi di comunicazione. E' il consumatore delle care vecchie riviste, al massimo di cassette e Dvd, se ha la possibilita' di avere un lettore. Se solitario, l'"incallito di vecchio tipo" usa la pornografia anche come compagnia. Se coatto, come succedaneo dei rapporti affettivi e sessuali mancanti. Se militare, come rito obbligatorio di mascolinita'. Rispetto al suo universo statistico di riferimento (ricordiamo: 19 milioni 600mila) incide in misura del 3% e raduna intorno a se' poco meno di 600.000 confratelli.
  3. Il rapito dallo schermo. Giovane, comunque non oltre i 40 anni. Vive di pane e realta' virtuale. Puo' vivere da solo, in famiglia oppure in coppia, magari con figli. Talvolta asociale, talvolta no, non rinuncia alla Tv all sex, a ciclo continuo, a costo di confinarla in uno sgabuzzino. Non disdegna i video, ma non ne va pazzo. Quando naviga nella pornorete puo' comprare le pornovisioni oppure girovagare nelle preview. Ha sicuramente una web cam e, quindi, un po' di soldi da spendere. I "rapiti dallo schermo" sono quasi 3 milioni, il 14% del loro universo statistico di riferimento.
  4. L'abitue' di coppia. Non puo' fare a meno dell'accudimento sessuale: oggetti comprati nei sexy shop, viagra, moglie accanto, o fidanzata, o amante o donna-di-una-notte, o partouse. Sceglie con cura il genere di porno che gli piace. Compulsa la pornorete solo per creare il proprio archivio di specialita'. Predilige Dvd, con lettore e schermo davanti al letto. Compra film in pay per view, ma preferisce le cassette da collezione. Gira filmini con le cineprese digitali, scatta foto con il telefonino. Puo' essere un professionista, un commerciante o un tecnico di lavastoviglie, dai 30 anni in su. Economicamente benestante. E' il "consumatore forte" del Terzo Millennio. Costituisce l'11% del suo universo statistico (circa 2 milioni di soggetti).
  5. La donna in coppia. Forse, da sola, al porno non ci avrebbe mai pensato. Comunque non lo compra se non e' con lui. E con lui si rifornisce nei sexy shop di abbigliamento adatto e altri gadget. Talvolta e' una frequentatrice di prive'. Moglie, fidanzata, amante, e' la-donna-che-lavora o la casalinga. Ma puo' essere anche omosessuale e in questo caso il suo lui e' una lei. Appartiene alla fascia d'eta' tra i 20 e i 49 anni. La sua consistenza dovrebbe combaciare con quella del partner abitue' di coppia. Invece non coincide: lui di donne ne cambia tante e tra queste molte vedono un film con lui, magari solo una volta, e poi basta. Rispetto ai 13 milioni 230mila coetanee rappresenta la ragguardevole percentuale del 9%. Le "donne in coppia" sono 1.100.000.
  6. La mosca bianca. Singola, ma non necessariamente sola, e giovane, non oltre i quaranta anni. Frequenta sexy shop e videoteche senza curarsi di essere un'eccezione. Fraternizza con omosessuali d'ambo i sessi. Studia o ha un lavoro. Naviga in Internet, ma non tanto sui siti pornografici commerciali quanto nelle aree del sesso no profit. E' una patita degli annunci e non disdegna incontri al buio, reali o virtuali. Nel milieu delle internaute ardimentose si trova in vasta compagnia. Ma come acquirente di porno in prima persona rappresenta solo l'1% del suo universo statistico di riferimento. Le "mosche bianche" sono 145.000.
  7. Il telefonista irrequieto. E' sufficientemente benestante da possedere un telefonino UMTS o un palmare o un buon video telefonino non satellitare. Ha la valigetta 24 ore. Talvolta e' work-alcoholic, dipendente dal lavoro. Fotografa e scambia foto. Se "erotiche", meglio. Compulsa la pornorete, vede i video (solo Dvd) e compra film dalle televisioni a pagamento. Ma non e' collezionista. Accoppiato o scapolo, preferisce il porno a portata di mano, da gustare all'aeroporto, in mezzo alla gente e in attesa del proprio volo. Il "telefonista irrequieto" rappresenta solo il 2% dei 19.600.000 potenziali pornofili. Di telefonisti come lui ce ne sono quasi 400.000.
  8. Il telefonista metodico. Da casa o dall'ufficio, la telefonata e' quella "erotica", a scopo onanistico o solo per curiosita' o per passare il tempo. Se e' un vero metodico della telefonata, e' anche un consumatore di porno di tutti i tipi: dalle riviste al porno on line. Fa parte del gruppo del milione di pornofili amanti della chiacchiera sporcacciona. Corrisponde al 5% dell'universo statistico di riferimento.
  9. Combacia perfettamente con il numero dei potenziali pornofili. E con buona parte di quello delle potenziali pornofile. E' il casuale, talvolta anche surfista. In quest'ultima versione guarda una cassetta Vhs, un Dvd o compra un pay per view "quando la moglie e' in vacanza". Il che puo' succedere anche una volta ogni due anni o una volta nella vita. Altrimenti e' quello/quella che per curiosita' o per caso ha guardato comunque una pornovisione in vita sua. Il "casuale" e' tutti noi.
Nella tabella che segue riepiloghiamo la serie dei multiformi identikit che abbiamo stilato affiancando a ciascuna tipologia il corrispettivo quantitativo. Arriveremo cosi' a stimare l'entita' numerica dei consumatori e delle consumatrici di pornografia.

Tipologie dei consumatori e delle consumatrici di pornografia e stime della loro consistenza numerica


Tipologie del consumatore/consumatrice Entita' numerica
Giovani principianti 600.000
Incalliti di vecchio tipo 600.000
Rapiti dallo schermo 3.000.000
Abitue' di coppia 2.000.000
Donne in coppia 1.100.000
Mosche bianche 145.000
Telefonisti irrequieti 400.000
Telefonisti metodici 1.000.000
Totale 8.850.000
Fonte: Eurispes.

Possiamo ora stabilire la spesa pro capite degli italiani pornofili dividendo il fatturato medio annuo del porno (993 milioni di euro) per il numero dei consumatori. Risulta che ciascun pornofilo spende 112 euro l'anno. Ovvero: c'e' chi compra pornovisioni anche per piu' di 100 euro al mese e chi si accontenta di 12 riviste patinate al prezzo di 6 euro l'una.
1 "Regolamento recante norme sulla modalita' di espletamento dei servizi audiotex e videotex".
2 Scheda "Prostituzione: l'Unione Europea e il caso italiano", Rapporto Italia 2003, Eurispes, pagg. 473-497.
3 L'offerta di disegnini e musichette per personalizzare il telefonino era esplosa un anno prima, nel 2001, ma era allocata solo sulle home page dei motori di ricerca, quindi non era ancora mischiata con la pornografia.
4 Citiamo per tutte una informazione facilmente reperibile on line tra la fine del 2002 e l'inizio del 2003. Sulle pagine credere.blog.tiscali.it/gt1135674/, pagine di uno dei tanti blog assai frequentati, nell'intervento di un bloggista dal nick name SoloLaVerita' venivano diffusi dei dati relativi alla pornografia tra i quali campeggiava la seguente stima: "516 milioni di euro e' il fatturato di siti e chat porno in Italia". Senza altra indicazione. Da quel momento quella cifra e' stata utilizzata da tutti i media come se provenisse da una fonte scientifica certa e accreditata.
5 Le fonti da cui abbiamo attinto le informazioni sono l'articolo "I numeri del porno" di Michele Capozzi in Xsatellitex, n.2, ottobre 2002 e gli articoli di Fabrizio Zanoni presenti sul sito Eroticanewage.it nello stesso periodo.
6 Eurispes, "Aperto per ferie, indagine nel mercato del sesso in estate", agosto 2003.
7 Informazioni e cifre citate provengono da fonti affidabili della pubblicita' editoriale che ci hanno chiesto l'anonimato.

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