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4° Rapporto sulla Pornografia in Italia - EURISPES 2005

EURISPES

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Pubblicato su TS il 19 Maggio 2005

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Per una civilta' del linguaggio e dell'immagine
di John P. Foley

Una merce tra le merci?

di Gian Maria Fara

Mezzo secolo di pornovisioni e i rapporti di ricerca dell'Eurispes
di Roberta Tatafiore

Capitolo 1 ­ Il mercato globale e la legge: italia, europa, usa

Capitolo 2 ­ Indagine nella porno rete: istruzioni per l'uso

Capitolo 3 ­ L'irresistibile ascesa del porno on line

Capitolo 4 ­ Quantita' e qualita' dei pornositi commerciali

Capitolo 5 ­ Consumatori nella rete

Capitolo 6 ­ Pagare per consumare

Capitolo 7 ­ 2002-2003: anni bollenti nella pornorete

Capitolo 8 ­ Come se la pornografia non esistesse

Capitolo 9 ­ Volume d'affari del porno on line

Capitolo 10 ­ Pubblicita'

Capitolo 11 ­ Pornografia minorile: crimine nella rete

Capitolo 12 ­ L'industria del film hard

Capitolo 13 ­ Il volume d'affari dell'hard video

Capitolo 14 ­ Sexy shop reali e virtuali: giro d'affari

Capitolo 15­ Sex tv

Capitolo 16­ Porno su carta e altri piu' lucrosi affari

Capitolo 17 ­ Tra presente e futuro



Per una civilta' del linguaggio e dell'immagine

Nel 1989, il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali pubblico' un documento: "Pornografia e violenza nei mezzi di comunicazione: una risposta pastorale".
Molte delle ricerche su cui si baso' questo documento furono realizzate da un Istituto oggi noto come Eurispes, uno dei piu' stimati organismi di ricerca in Europa, se non nel mondo.
Il professor Gian Maria Fara, Presidente dell'Eurispes, resta uno stimato e molto apprezzato consultore del Pontificio Consiglio, al cui lavoro la sua ricerca ha contribuito grandemente.
Il professor Fara e l'Eurispes da allora hanno affrontato il tema della pornografia molte volte ed ora pubblicano il loro 4° Rapporto su un problema che si e' sviluppato nella sua complessita' e nei suoi effetti con l'introduzione di Internet, con lo sviluppo di trasmissioni locali e mondiali satellitari di chiaro argomento sessuale, e con l'accresciuta versatilita' della telefonia mobile.
Il volume d'affari complessivo della pornografia e' enorme; l'ammontare del denaro investito e' astronomico; gli effetti, specialmente quelli sui bambini, sono spesso devastanti.
Per una persona la cui attivita' in Internet e' quasi esclusivamente riservata a quei siti sponsorizzati dalla Chiesa o a quelli in cui e' possibile fare prenotazioni di treni o aerei, quest'ultimo studio dell'Eurispes e' una spiacevole ma necessaria rivelazione.
E' ancora piu' difficile per me evitare materiale deplorevole in televisione, perche' anche passando da un canale ad un altro si incontrano immagini che difficilmente contribuiscono alla giusta predisposizione alla preghiera! Queste immagini sono spesso inviti a sottoscrivere speciali canali, programmi o servizi telefonici. Mentre io non ho mai risposto a simili offerte e prego di non rispondervi mai, lo studio dell'Eurispes rivela che migliaia di persone accettano ogni giorno – invero ogni ora.
Non e' una novita' che esista una industria della pornografia; il Rapporto Eurispes indica che questa industria produce film, video per vendita o noleggio, programmi televisivi, sexy-shop on line e pornografia stampata e telefonica, con un bilancio annuale di 993 milioni di euro (poco piu' di 1.900 miliardi di vecchie lire).
E' un quadro triste e desolante.
I Padri del Concilio Vaticano Secondo chiamarono il loro documento sulle comunicazioni sociali "Inter Mirifica": "tra le bellissime cose" che Dio ha creato e' possibile per il genere umano scoprire e sviluppare i mezzi di comunicazione.
Questi media possono essere usati per informare, intrattenere, ispirare, educare; possono anche essere utilizzati per corrompere e incitare, o turbare.
E' da sperare che quest'ultimo studio dell'Eurispes possa contribuire a formare cittadini responsabili non solo per vivere in una struttura comunicativa legale che protegga i giovani e quella vasta maggioranza di adulti che cerca il rispetto della privacy e si preoccupa per la decenza, ma anche per esercitare quell'autocontrollo e maturo giudizio che potra' privare i pornografi del loro mercato e, di conseguenza, del loro sostentamento.
Possano l'onesta' e la scientificita' dell'Eurispes, nel rivelare l'ampiezza di un problema davvero grave, incitare i cittadini responsabili a impegnarsi non in farisaiche condanne ma in sforzi pratici per proteggere e restaurare la purezza del cuore e la civilta' del linguaggio e dell'immagine!

Arcivescovo John P. Foley
Presidente
Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali



Una merce tra le merci?

Neppure con la miglior fantasia sarebbe stato possibile immaginare nel 1984 l'evoluzione segnata dal mercato della pornografia nei due decenni successivi.
Quando in quell'anno, in collaborazione con il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, demmo vita al 1° Rapporto sulla Pornografia, il sistema televisivo era ancora legato al monopolio pubblico e si affacciavano sulla scena le televisioni del gruppo Fininvest.

Il telefono cellulare era ai suoi primi passi, con un numero ancora scarso di utenti. Il personal computer cominciava ad entrare negli uffici sostituendo le prime macchine da scrivere elettriche intelligenti. Il videoregistratore, "scoperto" con i mondiali di calcio del 1982, era ancora un bene quasi di lusso e comunque di utilizzo familiare e avrebbe conosciuto solo negli anni successivi il vero boom. Internet era praticamente sconosciuta alle masse.
Il mercato della pornografia era, quindi, costruito intorno alle riviste, ai sexy shop, ai cinema a luci rosse, agli spettacoli live, ai sexy telefoni e, mentre avanzava il mercato delle video cassette, resistevano ancora i filmini super 8.

Quello della pornografia era, agli inizi degli anni Ottanta, ancora un mercato dai confini ben definiti, costituito da imprese di tipo artigianale, con un limitato numero di produttori prestati alla pornografia, sotto mentite spoglie, dalla crisi del cinema.
La quasi totalita' della produzione pornografica proveniva dagli Stati Uniti e dai paesi del Nord Europa. Tuttavia, si intuivano gia' da allora le potenzialita' di crescita e di espansione e la capacita', dietro investimenti sempre piu' cospicui, di creare una domanda successivamente ampliata dal diffondersi delle nuove tecnologie della comunicazione.
Il pubblico interessato alla pornografia crescera' costantemente negli anni successivi, anche per le profonde modificazioni di carattere culturale intervenute negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso.

Secondo alcuni, il declino progressivo dei valori, la crisi delle tradizionali agenzie di senso e di orientamento, l'affermarsi del relativismo etico e di una nuova concezione della morale sono alla base della crescita del mercato.

Per altri, invece, questa crescita rappresenterebbe il superamento dei tradizionali tabu', l'evoluzione e la liberalizzazione dei costumi, l'affermazione di nuove e maggiori liberta', insomma, una conquista della post modernita'.
Fatto sta che il mercato della pornografia e' riuscito ad imporre le sue regole, oltre che sotto l'impulso della spinta economica, soprattutto attraverso una precisa strategia di banalizzazione e di normalizzazione, sulla quale aveva puntato sin dal suo nascere.
Cosi', silenziosamente e subdolamente, la pornografia ha conquistato nuovi e vasti territori ed insieme quella "normalita'" che non solo impedisce di denunciare lo scandalo, ma addirittura ne garantisce la tolleranza e l'accettazione.
Resta, per fortuna, intatta l'ostilita' verso l'utilizzo dei minori e verso le altre forme estreme di rappresentazione sessuale che, comunque, trovano sempre nuovi canali di commercializzazione, favorite dalla incontrollabilita' della rete e dalla inadeguatezza degli strumenti di contrasto.
La pornografia e', quindi, diventata uno tra i tanti beni di consumo disponibili, che alimenta un mercato e si giustifica attraverso la produzione di ricchezza; e si sa che tutto cio' che produce ricchezza non puo' essere messo in discussione in una societa' che ha affidato all'economia un ruolo di guida e di produzione di senso.
Insomma cio' che e' buono per l'economia e' buono per la societa'.
Alla fine, sembra quanto mai calzante la denuncia di Adorno secondo cui la societa' di massa non ha prodotto solo immondizia per i clienti, ma ha prodotto i clienti stessi.
In una societa' che si affida totalmente al mercato, neanche i nostri consumi ci appartengono piu' perche' sono determinati altrove e noi possiamo al massimo non poterceli permettere, ma non metterli in discussione.

Ogni ostacolo che si frappone al commercio fra gli uomini e' vissuto come un attentato al funzionamento della grande macchina di cui facciamo orgogliosamente parte e siamo, nello stesso tempo, prigionieri.
D'altra parte, questo modello conta sull'affermazione dell'individuo monade, sottratto all'idea del collettivo, che persegue i suoi interessi particolari ed il primato dell'io al quale la realta' deve adattarsi. E, per dirla sempre con Adorno, "l'esaltazione dell'individuo autosufficiente riduce l'individuo a puro organo ricettivo del mercato, ad imitatore di idee e stili assortiti a capriccio". E proprio questo individuo autosufficiente sempre piu' tende a sostituire l'esperienza sessuale con la sua rappresentazione.
L'atto sessuale quindi perde ogni senso di mistero e la sua stessa sacralita'.

Con la complicita' dei mezzi di comunicazione di massa, la pornografia ha invaso ogni forma di comunicazione e di spettacolo, dalla pubblicita' che non esita a ricorrere alle sollecitazioni piu' inconfessabili, all'entertainment che sfrutta e mette in piazza i pensieri ed i rapporti piu' intimi dei soggetti. Sicche' se tutto e' pornografia niente e' piu' pornografia e le residue resistenze etiche o l'interrogarsi su cio' che e' giusto o non lo e' possono essere messe da parte per condividere una cultura che e' di tutti e alla quale tutti si affidano.
Sino a qualche decennio fa, almeno su alcuni temi, era obbligata la scelta e dominante la divaricazione.
Anche in tema di economia: vi erano economie malate, economie apprezzabili e nobili ed altre meno. Erano chiare le differenze cosi' come erano chiari i valori che le sostenevano.
Nel corso degli anni si sono affermate una teoria ed una prassi della "compatibilita'" che legittimano nello stesso tempo chi inquina e chi lotta contro l'inquinamento, chi intende la propria attivita' economica solo come fonte di arricchimento e chi la intende come agenzia di crescita sociale, chi produce attraverso il lavoro nero e lo sfruttamento e chi li combatte. All'interno di questa logica trova riparo e riconoscimento chi produce pornografia cosi' come chi fa commercio del proprio corpo e la ricchezza cosi' prodotta perde il suo senso di marginalita', la sua connotazione di economia underground o di confine per entrare a pieno titolo e con pieno riconoscimento nel parterre della Borsa e del mercato azionario. E' evidente ormai che il livello del "comune senso del pudore" si e' abbassato, e giunti a questo punto potrebbe sembrare forse saggio arrendersi e considerare ineluttabile la deriva che in qualche modo questo stesso Rapporto parrebbe confermare.

Al ricercatore spetterebbe il compito di osservare e descrivere la realta' senza esprimere giudizi di valore, cosa che noi abbiamo fatto cercando di essere puntuali ed oggettivi.
Tuttavia, tra i compiti dell'intellettuale vi e' anche quello di non arrendersi al pensiero dominante, di resistere per quanto possibile ai processi di omologazione, nella consapevolezza che spesso cio' che e' accettato da tutti non sia buono per tutti.
 
Nello stesso tempo, pero', non si deve cadere nella trappola della demonizzazione o della crociata, perche' questa accredita e rafforza ancora di piu' il fenomeno che si ritiene di dover contrastare. Non si tratta di affermare una societa' della virtu' da contrapporre a quella del vizio: l'importante e' che le due categorie restino distinte e che il vizio non debba avere migliore considerazione della virtu'. Occorre invece affrontare il tema attraverso l'approfondimento della conoscenza e mettendo in moto una riflessione di carattere culturale che informi e stimoli una discussione serena sul carattere e sulle numerose implicazioni del fenomeno, sulle motivazioni della sua accettazione sociale, sul ruolo delle tradizionali agenzie educative e dei mezzi di comunicazione di massa.
 
Oltre che un grande affare, la pornografia e' un mezzo di espressione, una forma di comunicazione, una forma di spettacolo o l'espressione di una patologia individuale e sociale?
Pur senza voler assumere posizioni censorie e di facile condanna, resta comunque ineludibile l'osservazione che la pornografia, che e' ormai "merce tra le merci", almeno per quello che ci riguarda, non puo' essere considerata una merce come le altre.

Gian Maria Fara
Presidente dell'Eurispes

[Introduzione]



Come l'acqua, il gas o la corrente elettrica,
entrano grazie a uno sforzo quasi nullo,
provenendo da lontano, nelle nostre abitazioni
per rispondere ai nostri bisogni,
cosi' saremo approvvigionati di immagini e
di sequenze di suoni, che si manifestano
a un piccolo gesto, quasi un segno, e poi subito ci lasciano.

Paul Valery




Mezzo secolo di pornovisioni e i rapporti di ricerca dell'Eurispes




Dal porno per pochi al porno per tutti. Nell'Ottocento della "Belle epoque", fotografi che coltivano passioni un po' spinte (e pertanto utilizzabili per sbarcare il lunario) ritraggono fanciulle in pose da erotiche ad oscene, riproducono le immagini in cartoline, locandine, calendari, e le vendono ai tenutari delle case di tolleranza di lusso ed ai proprietari di cabaret alla moda. Costoro rivendono le foto "scottanti" agli avventori: borghesi e nobili, alti burocrati dello Stato, magistrati, generali e finanzieri. Uomini facoltosi per impresa o per rendita, i primi in rapida ascesa, i secondi in lento declino, padri di famiglia saldi nelle tradizioni, devoti alle istituzioni, rispettosi dei costumi sociali. Uomini, insomma, che hanno fede nel progresso tecnico e mercantile e che credono nella potenza degli stati-nazione. Non di meno, covano con gli occhi le "donnine" in effige per soddisfare impulsi sessuali inappagati o per ricordare quelli appagati nella visita al bordello.
 
Grazie alla tecnica fotografica inizia un processo di dislocazione – dapprima lento, poi sempre piu' accelerato – del testo pornografico verso la riproduzione su larga scala. Infatti: le cartoline oscene (sopravvissute fino ad oggi grazie alle cure dei collezionisti) arrivano anche agli studenti, ai soldati, ai bottegai, agli operai, ai proletari, insomma a tutti coloro che imitano in tutto e per tutto padri e signori per quanto riguarda "lo sfogo" del sesso.
 
E' la stampa a rotocalco a tenere a battesimo quella che possiamo definire la pornografia contemporanea, caratterizzata dal fatto di essere alla portata, se non di tutte, di quasi tutte le borse. Il fulcro del nuovo tipo di commercio trasloca dalla vecchia Europa ai giovani degli Stati Uniti d'America, la' dove l'omologazione sociale welfarista e la libera impresa vanno d'accordo. Nel dicembre 1953 viene pubblicato il primo numero di Playboy con le foto di Marilyn Monroe, corpo bianco su velluto rosso, scattate quando si chiamava Norma Jane ed era una ragazza in cerca di fortuna.
 
Inizia cosi' la diffusione della merce pornografica soft-core come prodotto al contempo sofisticato e popolare, un prodotto che si afferma attraverso le provocazioni mondane, la seduzione intellettuale, le promozioni di marketing, la vendita per corrispondenza. Playboy non vende solo immagini bensi' anche una filosofia tagliata su misura per l'homo faber nord-americano, bianco e di classe media. Costui lavora, mantiene la famiglia, ama la patria e va in chiesa. E' l'uomo che in tutto e per tutto rispetta i canoni sociali e morali di marca puritana e nel contempo li trasgredisce, complice la produzione in serie di cio' che per la legge e per il senso comune e' considerato osceno.
Dal soft all'hard il passo e' breve, e ricongiunge le due sponde dell'Oceano Atlantico. Nell'ottobre del 1969 si svolge a Copenhagen la prima "fiera del sesso", ufficialmente consentita dalle autorita' in virtu' della legge appena approvata dal Parlamento danese che liberalizza la produzione e la diffusione di materiale pornografico. La fiera richiama stuoli di giornalisti e di operatori del settore, altrimenti detti i "rivoluzionari del porno" provenienti da tutto l'emisfero occidentale. A Copenhagen circolano i primi prodotti che segnano il passaggio dalla carta alla pellicola: film brevissimi (5-15 minuti) che riproducono rapporti sessuali veri e propri. Tra Danimarca e Olanda e New York, Los Angeles, San Francisco, vengono poste le basi di quella che diventera' l'industria dell'hard-core. Le prime pellicole, che non sono dei veri e propri film e si chiamano loops (alla lettera: "cappio") per via dell'ingranaggio collegato al proiettore che consente il riavvolgimento automatico della pellicola, vengono distribuite nei peep-shows, locali a luci rosse a basso prezzo fiorenti nel Nord-Europa e in Usa, dove i clienti assistono da una cabina solitaria sia alle esibizioni dal vivo di ragazze sia alle proiezioni di brevissimi film.
Nella fase dei "filmini" anni Sessanta/Settanta vengono rappresentate tutte le sfrenatezze possibili, tutte le combinazioni sessuali proibite, dall'incesto al lolitismo, al sesso violento che allude allo stupro.

La filosofia pornografica dell'epoca fa perno sulla figura del "libertino liberatore", del maschio propugnatore della parita' tra i sessi che si assume il compito di educare la femmina ignara e passiva. La componente violenta, dunque, era indirizzata a fin di bene, per svegliare la "bella addormentata nel bosco" e contemporaneamente per svelare la misoginia perbenista e borghese che la incatenava allo stereotipo di donna cui e' precluso il piacere sessuale fine a se stesso. Proprio in ragione della loro filosofia, i pedagoghi della liberazione sessuale che non disdegnano di lucrare sulla sessualita' sono malvisti non solo dagli antagonisti borghesi, ma anche dai co-protagonisti della cosiddetta, e molto in voga, "rivoluzione sessuo-politica".
 
Ma l'industria pornografica nascente, ancorche' trasgressiva e antiborghese, e' lontana da qualsivoglia teoria rivoluzionaria che non la comprende e mira solo a espandere il suo mercato. Nel 1972 il filmino diventa film a tutti gli effetti, con una trama, una diva da lanciare e un grande pubblico da conquistare. Pur messo al bando in circa 50 Stati dell'Unione, il primo lungometraggio pornografico, Gola profonda, destinato a diventare un cult mondiale, viene proiettato in un cinema di Manhattan. Il film incassa 15.000 dollari in due settimane di proiezione. Una cifra, per i tempi, sbalorditiva.
La traiettoria italiana dell'hard-core. "Spaghetti porno" viene immediatamente chiamato ed ha un enorme successo di pubblico, mentre all'estero e' addirittura acclamato come prodotto tipico dell'italico genio. A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso i registi pionieri dell'hard, nella maggior parte dei casi provenienti dal cinema tradizionale, assumono vari pseudonimi esterofili per dirigere film lunghi due ore, infarcendo trame piu' o meno ricche di eventi con scene di sesso che superano a pie' pari sia la linea di confine tra film "erotico" (commedie all'italiana sature di sesso ridanciano, mai esplicito) e film pornografico sia il tasso di esibizionismo accettato dalla censura ufficiale. I film sono destinati al nascente circuito delle sale cinematografiche a luci rosse.
Il 1977 e' l'anno cruciale in cui offerta e domanda di film hard si incontrano e si rafforzano a vicenda, creando il circolo virtuoso che pone le condizioni per un vero e proprio boom cine-pornografico. Il 1977 e' anche l'anno in cui la cinematografia italiana, cosi' ricca di fama internazionale e di successi commerciali dal dopoguerra fino ai primi anni Settanta, tocca il punto piu' basso di una crisi che da Hollywood si ripercuote su Cinecitta'. Finche' i distributori riescono ad acquistare i diritti di Gola profonda che approda – ultra tagliato – sugli schermi dei cinema nostrani.
La prima sala cinematografica trasformata in cinema porno apre a Milano proprio nel 1977. L'anno dopo, le sale di questo tipo si moltiplicano a macchia d'olio in tutta la penisola e nelle isole. Le produzioni viaggiano a ritmo serrato.
Circa 100.000 maestranze del cinema, di tutti i livelli, trovano lavoro inaspettato. La fabbrica dei film porno si insinua dunque nello stallo dell'industria del cinema italiano impedendone il precipitare e diventa parte integrante dell'industria dello spettacolo, dell'intrattenimento e della comunicazione. Il fenomeno e' mondiale: non solo nelle varie cinecitta' dell'hard nostrano, ma sui set succedanei di quelli hollywoodiani, in California, si celebra l'hard addomesticato, depurato dai contenuti urtanti ed eversivi degli esordi, pronto per offrirsi ad un pubblico cinematografico veramente di massa. Non e' piu' necessaria alcuna copertura libertaria per incoraggiare il consumo pornofilo.
Nelle sale italiane gli spettatori non mancano mai: dalle "bande" dei militari in libera uscita e degli studenti in libera goliardia, ai pensionati, agli impiegati, ai professionisti. Tutti insieme e tutti cultori del personalissimo "chiodo" sessuale conficcato in testa, si ritrovano in quelle sale affumicate cullati dal ronzio dei proiettori.
Rapidamente la vivace imprenditoria nostrana diversifica prodotti e luoghi di smercio in un clima da "caso italiano": la pornografia e' messa al bando dalle leggi vigenti, ma e' visibile ovunque. Le edicole espongono sfacciatamente pubblicazioni sia soft sia hard, i cinema a luci rosse reclamizzano con titoli al neon e grandi manifesti i film proiettati, i sexy shop nascono come funghi e senza regole logistiche. Siamo ai primi anni Ottanta e, con l'arrivo delle televisioni private, nelle case arrivano anche gli spettacolini delle casalinghe-che-si-spogliano nonche' la pubblicita' in video dei telefoni erotici. In pochi anni il consumatore di porno su carta, lo spettatore del film a luci rosse, viene rifornito di tutto cio' che serve alla ricreazione sessuale fin dentro casa propria.
 
Nel 1984 viene pubblicato il 1° Rapporto sulla Pornografia in Italia dell'Eurispes. E' la prima ricerca del genere nel nostro Paese, eseguita su impulso del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, considerando anche il ruolo di Consultore nello stesso Consiglio del Presidente dell'Istituto Gian Maria Fara. Segue nel 1989 il secondo Rapporto, quindi il terzo, nel 1992.
In essi, per la prima volta, il mercato pornografico italiano viene analizzato alla luce dell'indagine sociologica ed economica che conferisce profondita' ai coevi interessi mediatici per la pornografia.
 
Gli anni Ottanta sono anche gli anni del divismo pornografico di marca nazionale con le celeberrime Cicciolina e Moana, inaugura il settore degli spettacoli dal vivo, inventa (novita' per l'Italia) il reclutamento contrattuale di attrici porno che lavorano in esclusiva per "Diva Futura", il marchio delle sue molteplici attivita'. Nasce il fenomeno del porno politicizzato, che va ben al di la' dell'elezione di Ilona Staller in Parlamento, nel 1987. Le loro imprese non raggiungono l'obiettivo di cambiare alcunche' nella legge sull'oscenita' e il comune senso del pudore, ma danno avvio a un processo di normalizzazione e accettazione della pornografia che esce cosi' dal ghetto degli addetti ai lavori e dei consumatori. Tutto questo conferisce all'industria pornografica il valore aggiunto del fenomeno di costume, dell'intrattenimento lecito.

Tra la fine degli anni Ottanta e Novanta, con l'avvento dell'home-video (nel nostro Paese con qualche ritardo rispetto al Nord-America e al Nord-Europa) si affievolisce progressivamente la fruizione sul largo schermo a favore di quella sul piccolo schermo e cambia anche il prodotto filmico. La domanda di porno da consumare nell'intimita' domestica con la partner accanto (e si parla quindi delle donne-che-scoprono-il-porno) chiede piu' sesso e meno trama. La telecamera familiare, non ancora digitale e tuttavia facile da usare, non immortala solo comunioni e matrimoni da incidere come date-ricordo sul nastro magnetico, bensi' inaugura il porno-fai-da-te, di coppia e scambista, sequenza di copule tenute assieme da una tensione esibizionistica che si fa contagiosa. I media si occupano del fenomeno e sembra che ogni vicino/vicina, della porta accanto, si diletti nell'organizzazione di vizi privati di cui e' protagonista e regista.

Il porno a portata di mouse. Non si puo' dire che la caratteristica specifica del porno on line sia l'esaltazione del nesso sesso-violenza, non quella maggioritaria per lo meno. Dal punto di vista formale, la cifra principale della pornografia on line rappresenta un ritorno alla "vecchia" pornografia su carta, basata sulla staticita' delle immagini. Dal punto di vista della fruizione, invece, il salto qualitativo c'e', anche se (di nuovo) non specifico rispetto al contenuto, bensi' inerente al fatto che Internet e' un mezzo di comunicazione, diverso da tutti gli altri, che consente l'interattivita' e dunque modifica il rapporto tra gli esseri umani e la comunicazione stessa. Internet, infatti, sta cambiando il concetto di cittadinanza cosi' come lo abbiamo conosciuto e vissuto in epoca moderna. Con a disposizione un flusso costante e delocalizzato di immagini, informazioni, idee, il cittadino-utente perde progressivamente il senso di appartenenza nazionale, comunitario, sociale, ed entra a fare parte della moltitudine apolide immersa alla rinfusa nei meandri complessi e volubili della post-modernita' tecnologica. Entrambi gli aspetti, piu' la valutazione qualitativa, quantitativa ed economica del porno on line, sono oggetto di questo Rapporto e pertanto non ci soffermiamo oltre. Piuttosto, la pornografia a portata di mouse risveglia nell'opinione pubblica e nel senso comune l'allarme sul rapporto tra minorenni e materiali sessualmente espliciti, nel triplice aspetto dei minori come vittime: vittime coinvolte nella pornografia minorile, vittime coinvolte come fruitori di pornografia on line, vittime coinvolte nell'adescamento sessuale a mezzo le chat-line e analoghi "spazi" interattivi della rete.
 
Le indicazioni pastorali della Chiesa cattolica. Il 1° Rapporto Eurispes (1984) dedica un capitolo a "Istituzioni religiose e pornografia" che comprende interviste su questionario sottoposte ai vescovi delle Diocesi. Risponde il 30% degli interpellati, i quali attribuiscono ai consumatori di pornografia tratti caratteriali immaturi e infantili e una situazione esistenziale di solitudine. Vedono nella societa' dei consumi, nei mass media e nella pubblicita' l'humus dal quale si sviluppa la pornografia. Inoltre, in maggioranza, ritengono necessario un impegno maggiore della Chiesa ed una drammatizzazione del problema presso l'opinione pubblica.

A quattro anni dal 1° Rapporto sulla pornografia in Italia, e nell'anno della pubblicazione del secondo (1989), il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali pubblica il documento Pornografia e violenza nei mezzi di comunicazione: una Risposta Pastorale. Il documento intende per pornografia divulgata attraverso i media (dalla rivista alla videoregistrazione) "la violazione del diritto alla "privacy" del corpo umano nella sua natura maschile e femminile. Questa violazione riduce la persona umana e il corpo umano a un oggetto anonimo destinato all'abuso per motivi di concupiscenza; la violenza in questo contesto puo' essere intesa come la presentazione, facente appello ai piu' bassi istinti, che sono contrari alla dignita' della persona e che evocano una grande forza fisica esercitata in maniera profondamente offensiva e spesso passionale". La rappresentazione degli atti sessuali oggettivati e significanti il piacere sessuale viene dunque condannata in maniera univoca e considerata, di per se', espressione di violenza. Pertanto, per la Chiesa, produrre, vendere, consumare pornografia e' peccato perche' equivale a rendersi complice della diffusione di un "male morale".
Tra le conseguenze, oltre quella del peccato, la Risposta Pastorale enumera il danno causato ai minorenni, ai giovani e alle donne, gli effetti degradanti nel corpo sociale, nonche' l'ostacolo posto al "carattere familiare dell'autentica sessualita' umana". Quanto al nesso, assai dibattuto negli anni in cui il documento viene pubblicato, tra consumo della pornografia e violenza sessuale, la Risposta non lo pone nei termini causa-effetto, ma fa riferimento a quegli studi che confermano l'effetto negativo della pornografia e della violenza e il legame tra "pornografia e violenza sadica".

Sul piano istituzionale, nel 1997 nasce, per legge, il Consiglio nazionale degli utenti presso l'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni. Ha il compito di dare attuazione alle istanze, etiche e democratiche, di salvaguardia della dignita' umana, del pluralismo culturale, politico e religioso e dell'obiettivita' dell'informazione. L'attivita' del Consiglio e' particolarmente incisiva nella tutela dei minorenni. E' infatti parte propulsiva dell'attuazione del Codice di autoregolamentazione Tv e minori stipulato con le emittenti televisive nel 1995. Il Codice di autoregolamentazione su "Internet e minori" (largamente ispirato all'omonimo studio dell'Eurispes pubblicato nel 1999) viene siglato nel 2003 presso il Ministero delle Comunicazioni tra il Ministro, il responsabile del Dipartimento per l'innovazione tecnologica ed alcune associazioni di Internet service provider. La sua ideazione si e' avvalsa della partecipazione sia del Consiglio degli utenti sia di altri gruppi associati, particolarmente interessati ad evitare l'esposizione alla pornografia on line degli internauti minorenni. Nel documento del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali intitolato Etica in Internet (2003) viene analizzata, infine, la nuova dinamica comunicativa inaugurata dalle nuove tecnologie. Viene dato il massimo vigore alla liberta' d'espressione e al libero scambio delle idee, facilitato da Internet, a patto che avvengano nel rispetto dell'ordine morale e della comune utilita'.

Le posizioni femministe e le politiche femminili. Il femminismo si affaccia due volte sulla scena dell'Occidente: nel tardo Ottocento e negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. La prima volta si aggrega intorno ad una rivendicazione riformista (l'estensione del diritto di voto alle donne) sull'onda delle battaglie per l'emancipazione degli oppressi e per i diritti universali di cittadinanza proprie dei socialisti e, in parte, dei liberali dell'epoca. La seconda volta, il terreno di coltura del femminismo e' la sinistra sessantottina rivoluzionaria, piu' o meno classicamente marxista e comunista, piu' o meno libertaria.
 
Le femministe degli anni Settanta si aggregano anche loro attorno ad una rivendicazione che possiamo definire riformista, quella contro la proibizione dell'aborto, ma con l'idea che le gravidanze indesiderate, cui l'aborto pone rimedio, siano solo una delle spie dell'oppressione sessuale esercitata dagli uomini sulle donne. La maggiore differenza tra il primo e il secondo femminismo e' infatti il posto che occupa la questione sessuale. Pressoche' assente nel primo femminismo, e' al centro del secondo con la conseguente affermazione della differenza femminile come estranea e/o contrapposta a quella maschile. Pertanto la conquista della liberta' sessuale da parte delle donne viene vista come una limitazione della liberta' sessuale agita dagli uomini.

In questo contesto, che collega il movimento femminista da New York a Londra, da Stoccolma a Roma, verso la fine degli anni Settanta nasce in Usa la lotta alla pornografia (e alla prostituzione). Nelle metropoli statunitensi piccoli gruppi femminili si distinguono per azioni sovversive contro i sexy shop e contro i clienti delle prostitute di strada. Dallo spontaneismo all'organizzazione il passo e' breve e le varie aggregazioni esistenti si uniscono sotto la sigla "Woman against pornography" .

Con la definizione di pornografia come violenza, il movimento anti porno guadagna consensi negli ambienti conservatori e nelle Chiese e una certa popolarita' grazie ai mass media che colgono l'occasione per mettere in scena un tipo di folklore femminista gradito al pubblico dei talk show.

Nel 1983 Woman against pornography si propone come associazione di cittadini (ci sono infatti anche aderenti uomini) e presenta una ordinanza per la censura delle pubblicazioni e dei film pornografici in una serie di municipalita': a Minneapolis (Minnessota), a Indianapolis (Indiana), a Cambridge (Massachussets) e Los Angeles (California).
Anche il femminismo italiano degli anni Ottanta viene attraversato dalla ostilita' alla pornografia, ma poche iniziative in merito producono un nulla di fatto.
Dagli anni Novanta del secolo scorso a quelli attuali, il femminismo declina in tutto l'Occidente lasciando in retaggio una diffusa emancipazione femminile, un buon numero di leggi basati sulla logica delle "azioni positive" che chiedono misure specifiche per promuovere la parita' femminile e, soprattutto, si proietta nelle istituzioni politiche. In primis, nell'Unione europea.

Dal 2000 in poi, specialmente in Italia, la produzione teorica sulla pornografia si assottiglia, cosi' come si eclissa quel dibattito pubblico intorno alla questione pornografica che ha animato i primi due decenni di trent'anni di pornovisioni che sono alle nostre spalle.
Nasce pero' un tipo nuovo di critica negativa della pornografia, prettamente maschile, che non si misura tanto con le concettualizzazioni femministe, ma che affronta il nesso pornografia-capitalismo.
 
L'osceno e la liberta' d'espressione. In maniera direttamente proporzionale al grado di civilizzazione raggiunto dalle societa' occidentali, la libera espressione del pensiero ha dovuto sempre scontrarsi con la censura, piu' o meno legalizzata, ogni qual volta era indirizzata a trattare o rappresentare la sessualita'. Oscenita', osceno sono le parole-concetto utilizzate a partire dall'epoca moderna per mettere "fuori scena" tutto cio' che risultava contrario ai dettati della morale vigente sulla sessualita'. Cosi' la storia della creativita' umana e' costellata di conflitti tra l'individuo e l'Autorita' per stabilire chi dovesse spuntarla nella battaglia intorno l'osceno. Pertanto, e' accaduto infinite volte che poesie, romanzi, opere teatrali, quadri, film, bollati di oscenita', e quindi sottratti alla fruizione del pubblico, siano stati poi con gli anni (pochi o molti) inglobati nel patrimonio culturale collettivo. Nei paesi-cuore dell'Occidente, europei e nord-americani, la soglia di tolleranza nei confronti della pornografia di adulti e per adulti si e' ormai stabilizzata a un livello piuttosto alto. Contemporaneamente pero' e' aumentato il peso di coloro che, a livello individuale o collettivo, combattono la pornografia ravvisando nel consumismo sessuale un fattore di corruzione del corpo sociale.

Non siamo in grado di pronosticare se la crescente consistenza delle posizioni pubbliche avverse alla pornografia, che – soprattutto negli Usa – riuniscono femministe, tradizionalisti, conservatori, anticapitalisti e esponenti religiosi, potra' accorparsi in un solido movimento d'opinione in grado di produrre una svolta repulsiva (e forse anche repressiva) nei confronti dei materiali sessualmente espliciti, pur considerando il fatto che le posizioni politicamente conservatrici basate sulla difesa programmatica della famiglia tradizionale e dei valori etici e religiosi stanno prendendo piede nel cuore del mondo occidentale.
Per converso, le posizioni in difesa della pornografia o favorevoli alla sua legalizzazione sono assai meno presenti sulla scena pubblica di quanto non lo fossero negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso e in parte degli anni Novanta.

Malgrado il principio della liberta' d'espressione, o della liberta' tout court, applicato alla pornografia venga ancora in soccorso a salvaguardia della produzione e della diffusione (e quindi del consumo) di materiali sessualmente espliciti, non ci sembra che l'industria pornografica globale, per come e' oggi strutturata, abbia piu' bisogno di a'ncore di salvataggio ideal-politiche per vivere e prosperare. Questo 4° Rapporto dell'Eurispes illustra, infatti, la compenetrazione avvenuta tra industria pornografica e industria dell'intrattenimento, tra economia pornografica ed economia IT, ovvero basata sulle Information Technologies. La stessa contrapposizione, o congiunzione, pornografia-liberta' va rivista quindi alla luce dei fatti strutturali intervenuti nel mercato.
Questo, a nostro avviso, e' il fatto nuovo che deve essere preso in considerazione da quanti hanno interesse alla "questione pornografica" o per missione etica, o per doveri politici, o per magistero di giustizia, o per impegno partecipante, in quanto cittadini, alle scelte politiche, oppure in quanto operatori nella societa' dell'informazione. Sarebbe auspicabile che tra i suddetti attori della vita pubblica si aprisse un confronto serio e sereno sui nuovi termini della questione pornografica in una prospettiva che tenga conto della necessaria pluralita' di opzioni etiche e stili di vita, delle scelte e delle responsabilita' che rappresentano l'essenza stessa delle societa' libere.
Il 4° Rapporto sulla pornografia dell'Eurispes, che qui abbiamo introdotto, in linea con quelli che lo hanno preceduto, ha come presupposto etico quello di informare con competenza e onesta'. Come obiettivo culturale quello di fornire una lettura della questione pornografica scevra di allarmismi facili e di altrettanto facili sottovalutazioni.

[Capitolo 1]

Il mercato globale e la legge: Italia, Europa, Usa

La parabola dei "capitalisti nudi", dai bassifondi a Wall Street. La notizia arriva in Europa sull'onda dei dati diffusi alla fine del 1999 da un prestigioso istituto di ricerca statunitense, la Forrester Corporation di Cambridge, Massachussets: l'industria del porno chiude il bilancio del secondo millennio totalizzando un volume di affari tra i 10 e i 14 miliardi di dollari l'anno, includendo cassette Vhs, Dvd, network televisivi, satellitari e via cavo, Internet, telefonate erotiche, oggettistica, biancheria, riviste. Solo i noleggi dei prodotti videografici raggiungono i 700 milioni di dollari l'anno. Un anno dopo quella che sembra essere l'ennesima inoppugnabile prova del "giro da capogiro" degli affari del porno, una smentita dei dati della Forrester Corporation arriva dall'articolo How big is porno? (Quanto e' grande il porno?) di David Ackman, pubblicato nel 2001 sul piu' importante sito economico degli Usa, forbes.com. Il giro di affari del porno e' certamente grande, vi si afferma, ma si aggira tra i 5 e i 7 miliardi di dollari. Altri commentatori economici si associano nel ridimensionare la mitizzazione del mercato pornografico: tra gli altri, Emmannuelle Richard su alternet.com, nel 2002.
I capitani dell'Adult Entertainment di San Ferdinando Valley operano nel rispetto delle leggi dello Stato della California le quali tollerano, oltre alla commercializzazione, anche la produzione di pornografia, a patto che essa non coinvolga attrici ed attori minorenni. Sono in regola con le tasse: contribuiscono infatti alle finanze pubbliche dello Stato federato per un ammontare di 36 milioni di dollari l'anno, stando alle dichiarazioni dei porno-lobbysti, quelli che difendono a livello politico gli interessi del settore. Considerato il livello di tassazione della California, si puo' dedurre che il settore Adult produce un reddito di circa 490 milioni di dollari l'anno, pari al 37% circa del Prodotto interno lordo californiano.
Era digitale, era globale, pornografia globale. Il mercato dei materiali sessualmente espliciti di un qualsiasi paese, Italia compresa, non puo' piu' essere studiato e misurato a se' stante. Occorre dotarsi di uno sguardo, appunto, globale, che comprenda l'Europa di cui facciamo parte e l'altra parte (alcuni dicono "controparte") al di la' dell'Oceano, per restare nell'ambito strettamente occidentale.
 
Nella classifica dei sette paesi leader, gli Usa occupano il primo posto con la Metro Global Media Inc., quotata sul Nasdaq. Ma sono quotate in Borsa anche due holding europee, una svedese a capitale multinazionale, l'altra tedesca, di solida tradizione nazionale, ormai anch'essa internazionalizzata. Del "G7 del porno" fanno dunque parte gli Usa che detengono la presenza sul loro territorio del maggior numero di colossi multimediali e aziende leader (circa 2.000), la Svezia, la Germania, la Spagna, la Francia, nonche' due paesi emergenti e da poco inseriti nell'Unione europea: Ungheria e Repubblica Ceca.


I sette paesi leader dell'industria pornografica occidentale e le loro maggiori imprese
Anno 2002


Paesi Imprese Caratteristiche e curiosita'
Usa Metro Global Media Inc. Quotata sul Nasdaq, sede legale nel piccolo Stato di Rhode Island, noto per la bassa imposizione fiscale. Opera in tutti i settori ed in tutte le aree geografiche di mercato
VCA Pictures Corporation Produce negli stabilimenti della San Ferdinando Valley videocassette e Dvd. Quest'ultimo settore e' diretto da Veronica Hart, ex pornostar, nota anche per aver dato vita assieme a un gruppo di colleghe al "pornofemminismo"
Vivid Entertainment Group E' stata fondata da Steve Hirsch e David James, nel 1984, a Van Nuys (San Ferdinando Valley). Tuttora al comando
Svezia Private Media Group Quotata su Nasdaq e Francoforte. Nasce da un nucleo imprenditoriale svedese, ha sede in Spagna con diramazioni in tutto il mondo. La Cosping Holding, di proprieta' dell'olandese Gerard Cok (settore immobiliare), e' tra i finanziatori sia della Private sia d
ella tedesca Beate Uhse
Germania Beate Uhse A.G. Quotata a Francorte. La proprietaria, recentemente scomparsa, e' stata la prima pilota nella Germania nazista e la prima proprietaria di una catena di porno shop nella Germania Ovest. Otto Christian Lindemann e' il nuovo amministratore delegato. La sede e' a
Berlino
Francia Socie'te' française de production re'alization et distribution des filmes pour adultes Societa' per azioni, con sede a Parigi. Il proprietario, Marc Dorcel, e' stato un acclamato regista del porno. Per Dorcel lavora, ora anche come regista, Ovidie, autrice del "Pornomanifesto" che rivendica un modo femminile di regia dei film hard
Spagna International film group Sede a Barcellona, e' la terza in classifica dopo Beate Uhse e Marc Dorcel
Ungheria Touch Me Agency Sede a Budapest. Controllata dall'Italiano Gianfranco Romagnoli, ex regista, e' diretta dalla ex pornoattrice Anita Rinaldi, magiara
Repubblica Ceca Boheme Production Boheme Agency Sede a Praga. Fondata da Ivana e Claudio Mattei, e' suddivisa oggi in due rami: Boheme Agency (reclutamento di attori e attrici per le produzioni mondiali) e Boheme Production (prodotti video)
Fonte: Centro documentazione dell' Eurispes.

Nella tabella del "G7 del porno" sono stati inseriti paesi a economia da Primo Mondo e paesi economicamente emergenti, come la Repubblica Ceca e l'Ungheria, accomunati dal fatto di non trovare ostacoli legali all'espansione delle loro aziende. L'Italia, che fino ai primi anni Novanta, e' stata un paese produttore di un certo rilievo, e' esclusa dal circolo dei big. Nel presente Rapporto verranno spiegate le diverse ragioni. Una di queste risiede nella vecchiezza e incertezza delle leggi che regolano la pornografia. L'economia pornografica, infatti, prospera anche in regimi legali proibizionisti, ma per diventare industria nel senso attuale del termine, necessita paradossalmente o di assenza di regole o di regole chiare.

La legislazione italiana e le sue contraddizioni. Nella legislazione italiana solo recentemente sono stati usati il sostantivo "pornografia" e l'aggettivo "pornografico", in un decreto legge
1 del 1995, molto importante per i mezzi audiovisivi, e che sara' citato spesso nel prosieguo di questo Rapporto.
Nell'articolo 528 del Codice penale, certamente vetusto ma tutt'ora caposaldo della regolamentazione giuridica inerente alla merce pornografica, vengono considerati reato la produzione e la distribuzione, l'importazione e l'esportazione, l'acquisto e la detenzione, di "scritti, disegni, immagini od altri oggetti osceni", nonche' la pubblicita' che ne facilita la circolazione e l'organizzazione di spettacoli pubblici che ne propagandano i contenuti.
Inoltre, nell'articolo 724, viene ribadito il divieto di "commercio di scritti, disegni o altri oggetti contrari alla pubblica decenza".
Sulla definizione di oscenita' come offesa al comune sentimento del pudore e alla pubblica decenza si basa, dunque, l'illegalita' della pornografia, ribadita anche dall'articolo 21 della Costituzione che protegge la liberta' di stampa, ma esclude dalla protezione costituzionale la pubblicazione di materiali osceni.
Due sono le tappe principali di un processo, lungo piu' o meno trent'anni, costellato da dure battaglie legali in risposta ad altrettanto dure azioni repressive delle Forze dell'ordine e della Magistratura nei confronti di produttori, distributori e rivenditori di materiali pornografici. La prima riguarda l'introduzione della legge n.355 del 1975 che esenta da responsabilita' gli edicolanti che vendono pubblicazioni oscene, assestando un colpo decisivo al divieto assoluto di commercio, attivo e passivo, affermato dai suddetti articoli del Codice penale. Sette anni dopo, il 27 luglio 1992, la sentenza n.368 della Corte Costituzionale precisa ulteriormente le condizioni in cui il commercio di materiali osceni debba considerarsi non punibile: quando avvenga "in forma riservata" e sia destinato "solo a chi ne faccia specifica richiesta". Ovviamente, in accordo con il secondo comma del citato art. 529, la sentenza della Corte esclude dagli abilitati ad acquistare materiale pornografico i minori di 18 anni.

Le leggi europee. Le questioni attinenti ai commerci sessuali, pornografia e prostituzione, sono tra le piu' difficili da armonizzare nell'ambito dell'Unione
2. Ne' l'Unione ha, finora, mostrato questa intenzione. Ma per quanto riguarda prostituzione e pornografia in versione minorile, il Consiglio di Strasburgo ha emanato recentemente una Direttiva Quadro alle cui disposizioni i paesi membri dovranno attenersi, modificando le loro legislazioni in materia, se necessario.
Nella tabella che, qui di seguito, esemplifica alcune legislazioni europee, emerge che le leggi sulla pornografia per adulti sono sostanzialmente diverse da quelle italiane, mentre per quanto concerne le leggi sulla pornografia minorile, solo alcune sono analoghe alla nostra. E tutte, tranne la legge inglese e quella tedesca, sono di recente approvazione.

I princi'pi basilari e le caratteristiche delle leggi sulla pornografia e delle leggi sulla pornografia minorile in alcuni paesi europei


Paesi Leggi sulla pornografia Leggi sulla pornografia minorile
Danimarca Produzione, vendita e consumo sono legali E' vietato produrre, diffondere, detenere materiali di e con minori di 18 anni. Ma non c'e' punizione se il minorenne infraquindicenne e' consenziente alla detenzione
Francia Produzione, vendita e consumo sono legali E' vietato produrre, diffondere, detenere materiali di e con minori di 18 anni
Germania Produzione e circolazione sono vietate quando mostrano abusi sessuali su minorenni o atti sessuali tra umani e animali. La vendita e' vietata ai minori di 18 anni E' vietato produrre, diffondere, detenere materiali di e con minori di 18 anni
Inghilterra In base all'Obscene Publication Act, e' illegale. Ma la vendita e' consentita se non disturba la pubblica decenza Il Protection Children Act vieta produzione e diffusione di materiali di e con minori di 16 anni. La detenzione e' punita solo in caso di esibizione e di cessione
Olanda E' vietata la vendita se avviene in luoghi in cui configura offesa alla pubblica decenza e a minori di 16 anni E' vietato produrre, diffondere, materiali di e con minori di 16 anni, a patto che effettivamente sembrino tali. La detenzione non e' vietata
Spagna Produzione, circolazione e vendita sono depenalizzate a patto che sia provata la consensualita' delle persone coinvolte E' vietato produrre, diffondere, detenere materiali di e con minori di 18 anni
Svezia E' vietata la vendita quando disturba la pubblica decenza. E' vietata la circolazione di video di natura violenta non contrassegnati dal visto della Commissione Nazionale Censura. E' vietato produrre, diffondere, detenere materiali di e con minori di 18 anni. Non e' vietato la detenzione di pitture e disegni a patto che non vengano utilizzati per esibizioni pubbliche o per scambi commerciali
Ungheria Non esistono leggi sulla pornografia E' in preparazione una legge sulla pornografia minorile
Fonte: Centro documentazione dell'Eurispes.

L'Italia, e' nel novero dei pochi paesi europei (assieme all'Irlanda e alla Norvegia) in cui la pornografia di e per adulti non potrebbe (il condizionale e' d'obbligo) ne' essere prodotta ne' distribuita e venduta. Cio' non significa, pero', che nei paesi con leggi piu' liberali della nostra la situazione di semi-legalita' del porno sia tollerata.
Redenzione o punizione fiscale? I prodotti pornografici piu' tipici e diffusi (la video-cassetta e il Dvd), in Italia, vengono tassati due volte. Una volta attraverso l'imposta sul valore aggiunto, una seconda volta attraverso l'acquisto dei contrassegni della Societa' Italiana Autori e Editori, necessari alla loro commercializzazione legale. I prodotti del porno, pero', non rientrano tra i prodotti editoriali tutelati dall'articolo 21 della Costituzione sulla liberta' di stampa e quindi non usufruiscono di quelle agevolazioni sull'Iva previste dalla legge sull'editoria (legge 633 del 1972).
 
In questa situazione, ha destato molto scalpore il tentativo del Governo di introdurre nella Legge finanziaria del 2002 la cosi' detta "pornotax". Si trattava di un prelievo aggiuntivo sugli utili pari al 25% del reddito da applicare ai produttori di film per la televisione o per le videocassette e i Dvd, ai distributori dei medesimi, ai proprietari o gestori di sexy shop, agli edicolanti nonche' ai webmaster dei siti porno e ai loro Internet service provider. Secondo i calcoli governativi la pornotax avrebbe dovuto produrre un gettito fiscale pari a 95milioni di euro, il che vuol dire che si contava di tassare in maniera aggiuntiva un volume d'affari pari a 380 milioni di euro. Ma, come e' noto, la proposta della pornotax e' stata ritirata sotto il fuoco di aspre polemiche. E le piu' aspre non sono state – paradossalmente – quelle provenienti dal "fronte del porno".
 
Legiferare per il web. All'indagine sulla pornografia telematica e' dedicato il focus del Rapporto. Esso tiene conto del fatto che il confine giuridico tra pornografia e pornografia minorile e' netto. Non altrettanto netto appare invece il confine concettuale. La scelta del Rapporto Eurispes pertanto e' stata quella, di separare nettamente i due campi d'indagine. Proprio perche' portandoli avanti assieme si rischia di perdere l'esatta percezione dei mutamenti del mercato pornografico nel nostro come in altri paesi. La parte legislativa riguardante la pornografia minorile verra' trattata in modo approfondito in uno dei capitoli seguenti. Il provvedimento piu' importante per la pornografia telematica (ed anche quello in cui per la prima volta nella legislazione italiana si nomina il termine "pornografia") e' il decreto ministeriale del luglio 1995, numero 385, recante le norme che disciplinano il contenuto e le modalita' di fornitura dei servizi audiotex e videotex. Si tratta dei servizi audio e audiovideo che vengono forniti dai privati e che vengono resi accessibili all'utente dagli operatori delle telecomunicazioni attraverso linee telefoniche a prezzo maggiorato. Ebbene, il comma 4 dell'articolo 4 afferma: "Le informazioni o prestazioni audiotex e videotex non devono comunque presentare forme e contenuti a carattere erotico, pornografico e osceno".

[Capitolo 2]

Indagine nella porno rete: istruzioni per l'uso

Oggetto dell'indagine: solo siti profit. Un certo porno-caos che alberga in Internet si confonde ma non coincide con la pornografia commerciale vera e propria. Solo quest'ultima, infatti, viene messa in rete dagli impresari del settore allo scopo di ricavare un reddito dalla propensione al consumo degli internauti pornofili. Il campo dell'indagine e' stato delimitato ai siti porno a scopo di lucro e sono stati analizzati come terminali di quel settore merceologico dell'industria pornografica caratterizzato dal fatto di essere supportato e distribuito dalla tecnologia Internet.
 
Pertanto, quando parliamo di siti pornografici intendiamo dei punti di vendita on line che si presentano come dei porno shop (oggi si chiamano sexy shop) riforniti di una mercanzia visiva statica, visiva movimentata, visiva-interattiva. La struttura di un pornosito e' paragonabile a quella di un negozio. Per prima cosa il pornonauta incontra la home page che funge da insegna e da vetrina, quindi si inoltra nelle pagine di preview, gli scaffali in cui la merce viene esposta e reclamizzata; infine – se vuole – acquista i prodotti che gli interessano entrando nell'area a pagamento di un sito e paga ad una cassa telematica in ragione del tipo di pagamento che sceglie, o con carta di credito o a tempo di connessione.
I siti pornografici commerciali sono presenti soprattutto in quattro aree linguistiche: quella nord-occidentale egemonizzata dalla lingua inglese, quella australiana al Sud dell'Equatore, quella corrispondente ai paesi in cui si parlano lingue slave (ex blocco sovietico) e quella contrassegnata dalle lingue asiatiche, esclusa (per ora) la Cina.
Il pornonauta italiano puo' connettersi agevolmente ai siti di tutta l'area occidentale e a moltissimi siti orientali in lingua inglese. Inoltre, viene "deviato" dai banner pubblicitari verso una notevole quantita' di porno americano ed europeo.

Solo siti porno per adulti. L'indagine opera una netta distinzione tra la pornografia di e per adulti e la pornografia minorile. Separando l'adult porno dal child porno ci siamo attenuti formalmente alla Convenzione internazionale sul cybercrime promossa ed elaborata dal Consiglio europeo, entrata in vigore nel settembre 2004. In essa i contenuti che configurano i reati veicolati da Internet vengono suddivisi in due categorie: nocivi e illegali. Tra i primi rientrano i contenuti sessualmente espliciti considerati degni di attenzione ma non fuorilegge, tra i secondi la pornografia minorile on line che viene equiparata ad un crimine telematico.
 
Monitoraggio dei pornositi e tempi dell'indagine. Nella rete statunitense il porno soft tiene ancora alto un mercato di siti molto sofisticati, mentre nella rete italiana esiste un "residuo" di porno soft e si trova sui siti cosiddetti "celebrita'" che esibiscono immagini piu' o meno svestite, piu' o meno artefatte, di attrici, cantati, veline, modelle, vip di sesso femminile. Ma la quota di siti-celebrita', sull'insieme di tutte le altre tipologie, e' talmente irrilevante da non meritare particolare attenzione.
L'Eurispes ha monitorato 3.000 siti, da agosto a dicembre 2002. Questo vuol dire che i siti monitorati potrebbero essere, nel frattempo, o spariti o ri-impaginati fino ad essere irriconoscibili. L'indagine nella pornorete si e' conclusa a fine 2002, con una "coda" che si e' protratta fino a dicembre del 2003 per via del fatto che, proprio a cavallo di questi due anni, si sono verificati dei fatti nuovi che hanno improvvisamente modificato lo scenario della pornorete. Non e' stato ripetuto il monitoraggio degli stessi siti per evidenti ragioni di tempo e per il rischio di ritrovarne si e no la meta' dopo tanti mesi. Sono stati quindi effettuati monitoraggi piu' ristretti e focalizzati sui cambiamenti di scenario che volevamo mettere in rilievo. Lo stesso e' stato fatto per il 2004 per incrociare i dati di affluenza ai siti a pagamento, ottenuti consultando webmaster, con quelli rilevati on line relativi ai costi dei collegamenti.
 
Le fonti per l'indagine nella pornorete. I dati sui visitatori dei siti pornografici, indispensabili come base statistica per stimare il numero degli acquirenti, e le spese sostenute, sono stati messi a disposizione da Nielsen//NetRating, una delle piu' attendibili societa' di rating a livello mondiale, per quanto riguarda il 2002. Nielsen//NetRating e' poi entrata a far parte dell'Audiweb, azienda-associazione di cui fanno parte le maggiori societa' interessate al commercio telematico, e non ha potuto fornire, per il 2003 e il 2004, lo stesso tipo di dati.
Last but not least: alcuni impresari del porno on line hanno fornito informazioni risultate preziose, a patto – ovviamente – di conservare l'anonimato.
 
Alcune informazioni sul webmaster all'italiana. L'impresario all'italiana del porno on line che investe e guadagna solo nell'economia virtuale e' una figura professionale che svolge contemporaneamente varie mansioni: "produce" (nel senso che sceglie e acquista il materiale e i servizi che mette in rete), cura il marketing e la pubblicita', stipula accordi commerciali, verifica l'andamento degli introiti. Il tutto via web, ovviamente. E' un webmaster/mistress, un factotum come ce ne sono tanti altri che si ingegnano a lavorare e guadagnare con Internet, dotato di eccellenti conoscenze informatiche, di spirito intraprendente e di amore per l'autonomia. Magari crea e sviluppa il suo sito porno da casa propria, nel cuore di Roma o di Milano o alla periferia di Prato o di Bari, oppure sul cucuzzolo di una montagna, ma ospita il suo data-base in un server web che sta in Tailandia o nelle Cayman Islands, o in qualsiasi altro "paradiso informatico". La dislocazione oltre frontiera, tipica del webmaster italiano per via dell'illegalita' normativa del commercio pornografico, gli consente di non essere facilmente rintracciabile.
L'impresario-artigiano, piccolo e medio imprenditore made in Italy, campa abbastanza bene ma non nuota nei pornodollari. Tra l'acquisto di un dominio, il contratto con un Internet service provider, il mantenimento di un server web remoto, il reperimento di contenuti direttamente dalla rete, l'investimento base per creare un sito on line non supera i 2.500 euro. Ammortizzamento facile. Guadagni esentasse: per il fisco, egli e il suo server web praticamente non esistono.

[Capitolo 3]

L'irresistibile ascesa del porno on line


Internet: quanto e come di massa? Si calcola che, nel 2003, gli internauti planetari erano intorno ai 750 milioni: circa un sesto della popolazione mondiale. Di costoro il 46% abita negli Stati Uniti o in Canada, mentre il 54% e' sparso in altri paesi del pianeta; il 57,3% frequenta l'area del Web in lingua inglese e il restante 43,3% le aree telematiche in altre lingue. Gli internauti italiani fanno parte del 54% che vive in paesi diversi da quelli del Nord America e del 43% che non frequenta il web in lingua anglosassone.
In particolare, nel 2002 gli internauti italiani, ovvero coloro che non si limitano solo a disporre di un computer collegato ad Internet ma che utilizzano realmente la connessione regolarmente, hanno raggiunto una media annua di 13 milioni e 500mila unita', con punte mensili intorno ai 15 milioni. Visto che in Italia la popolazione residente ammonta a poco meno di 57 milioni l'utilizzo della rete da parte del 24,6% della popolazione non puo' ancora dirsi propriamente di massa, anche se il tasso di crescita del numero degli utanti si attesta al 5%.

Dall'invenzione del web al porno-caos. "C'era un tempo in cui la comunita' della rete era omogenea e civilizzata. Adesso non lo e' piu'. Siamo nel caos piu' totale". Lo ha dichiarato il belga Robert Cailleau, uno dei padri della tripla w, il world wide web. In una intervista a Forbes.com, rinomato sito economico statunitense, Cailleau ha enumerato i mali che affliggono Internet: al primo posto la pornografia, poi la pubblicita' invadente, le truffe in agguato e infine l'incompetenza dei navigatori.
L'invenzione del web ha prodotto questo tipo di circolo virtuoso: la diffusione dei computer e' schizzata in alto, si e' incrementato l'uso del telefono, con relative e proficue ricadute sullo sviluppo e l'ammodernamento delle telecomunicazioni, il che, a sua volta, ha fatto calare gradualmente i costi delle connessioni telefoniche. Come corollario, infine, gli operatori telematici hanno guadagnato un'enorme quantita' di utenti e si e' allargata enormemente la sfera delle attivita' commerciali on line.
Web piu' Internet, insomma, rappresentano la madre della rivoluzione del presente perche' hanno incentivato la capacita' degli imprenditori nel creare e diffondere nuovi prodotti, nell'aprire sbocchi di mercato, nel cambiare il modo di consumare nel mercato, nel globalizzare gli scambi e nel modificare la composizione tecnologica dei beni e dei contenuti scambiati.
Non meno impetuoso e' stato il cambiamento, all'inizio graduale, poi sempre piu' accelerato, dell'utenza Internet. La Internet community omogenea e civilizzata dei pionieri dell'informatica e' stata spazzata via. Al suo posto e' subentrata un'utenza planetaria, stratificata, anonima e non catalogabile se non per segmenti. Oggi, a chi frequenta Internet, a chi si rappresenta su Internet, non solo non vengono chiesti il nome, l'eta' e il sesso, ma neanche alcun certificato di buona civilizzazione. Tutti hanno lo stesso diritto a prendere parte al pot-purri di informazioni offerto, come fruitori o creatori di contenuti: gli esperti e gli inesperti, i colti e gli ignoranti, i moderati e gli estremisti, gli onesti e i disonesti, i religiosi e gli agnostici, i curiosi e i confusi, i parsimoniosi e i consumisti, i morigerati e i lascivi. Perche' tutti, con i propri gusti, le proprie tendenze e le proprie scelte, fanno parte integrante dell'attuale e della potenziale utenza di massa di Internet.

Il caos virtuale tra sesso gratuito e sesso commerciale. Appena dieci anni fa il web non offriva quell'epifania di contenuti oggi a disposizione di qualsiasi internauta. Nel 1993, sulla rete mondiale c'erano 600 siti web; nel 1997 erano gia' un milione, nel 1999 sono diventati centinaia di milioni. Nel '93 gli internauti potevano visitare il sito della Casa Bianca, messo in rete proprio in quell'anno, ma non molto di piu'. I siti di informazione erano scarsi, ancora piu' scarsi quelli di servizi. La ragnatela pero' e' gia' piena di sesso virtuale, sia all'interno dei mud (acronimo di Multi User Dungeon, versione telematica di "Dungeons and Dragons", gioco di ruolo in cui ciascun partecipante virtuale sceglie di farsi rappresentare dal personaggio che piu' gli corrisponde) sia nelle "stanze" private dei primi servizi a pagamento.
Contemporaneamente venivano confezionati e messi in rete i primi siti commerciali pornografici, assai rudimentali rispetto a quelli di oggi. Il porno on line ha avuto una funzione trainante perche' attirava utenti e spingeva gli Isp, gli Internet service provider, a investire, immettendo nel web nuovi siti tematici, di informazione e di servizi, utilizzando i navigatori pornofili come moltiplicatori di utenza da indirizzare verso nuovi e diversificati consumi.
Sbarcata su Internet e funzionando come moltiplicatore di operosita', la pornografia ha contemporaneamente modificato il codice genetico della rappresentazione esplicita della sessualita' umana e si presenta contaminata, attraversata da due generi di consumi sessuali opposti e nello stesso tempo convergenti: il sesso gratuito e il sesso a pagamento. Gli internauti, infatti, beneficiano di una notevole quantita' di "sesso gratis". Esistono siti non a pagamento frequentati da centinaia e centinaia di comunita' virtuali, dai gusti originali, i cui adepti comunicano intensamente sia per consumare sesso on line sia per combinare incontri o adunate off line variamente orgiastiche e variamente combinate, ma senza scopo di lucro. La rete consente inoltre una intensa attivita' di scambio di materiale sessualmente esplicito di tipo amatoriale: uomini e donne, transessuali, travestiti, che esibiscono se stessi, coppie si fotografano tipo autoscatto per il puro piacere di "mettersi in rete". Un circuito a parte e' quello dei newsgroup, vivai di scambi di immagini indicibili. Poi ci sono le gallerie fotografiche piu' o meno scioccanti, ma di alta qualita' grafica e fotografica. Infine, ci si puo' inoltrare in percorsi cosiddetti erotici punteggiati da siti specializzati in comunicazione sessuale ricca di annunci super specializzati e di allusioni letterarie e filosofiche, elargiti senza contropartita economica. Sulle home page di questi siti, pero', sbrilluccicano link e banner pubblicitari. Basta cliccarci sopra e si squaderna un'offerta mirabolante di pornografia commerciale per lo piu' indirizzata ai gusti estremi. Il confine tra il sesso gratis e il sesso a pagamento, e' talvolta labile, talvolta no. Ma proprio grazie a un siffatto mescolamento, Internet ha decretato il successo del sesso virtuale scambiato e consumato gratuitamente e contemporaneamente ha favorito, per la sua stessa natura di non-luogo, libero da divieti e censure, l'iniziativa degli impresari del porno, sempre attentissimi nel saper commercializzare il desiderio dei loro clienti li' dove si presenta e nelle forme in cui si presenta.
L'interattivita', la duttilita', l'infinita' di Internet facilitano il porno-caos che vi alberga perche' rende possibile quella contaminazione tra sesso gratuito e sesso commerciale che nella vita reale e' ostacolata dalle limitazioni e autolimitazioni imposte all'organizzazione umana della sessualita'.

Sesso vero e sesso falsificato nella vita e sullo schermo. Nella vita reale ciascuno e' libero di praticare sia il sesso "vero" e per definizione gratuito sia il sesso "falso" e per definizione mercenario, vivendoli in alternativa o integrandoli l'uno con l'altro, ma ciascuno percepisce la differenza logistica, temporale e linguistica che passa tra l'uno e l'altro. Perche' la vita reale, sulla base dei codici etici e ideologici che regolano e organizzano la sessualita', distingue tra i vari tipi di talami dove ci si impegna nell'uno e ci si balocca con l'altro, rispetta la differenza di significato che si da' alle parole che si pronunciano nell'una o nell'altra sfera relazionale.
Nella vita virtuale, invece, il confine tra sesso vero e sesso falsificato si assottiglia fino a scomparire. L'utente del web che si muove alla ricerca della soddisfazione dell'uno o dell'altro, o di tutti e due, entra a far parte dello stesso spazio-tempo, che e' quello dello spazio e del tempo virtuali, e intesse relazioni all'interno dello stesso codice linguistico, che e' quello dell'ipertesto. Inoltre, trasferendo i propri bisogni e desideri dalla realta' alla virtualita', non sente (o puo' far finta di non sentire) il peso delle normative scritte e non scritte che nella vita reale ne limitano la soddisfazione, il che deborda tanto nelle sperimentazioni a lieto fine tanto in quelle a esito perverso, tanto in quelle tollerate, malgrado la loro stranezza, tanto in quelle criminalizzate. Infine, l'internauta sessuofilo si muove in uno spazio comunicativo in cui domina la tendenza a commercializzare qualsiasi forma del desiderio amoroso o sessuale, e anche della semplice amicizia, da parte di impresari che riescono a cogliere in tempo reale una qualsiasi tendenza e che sanno, con pochi investimenti e buone conoscenze informatiche, costruire un business che puo' fruttare bene, per lo meno quel tanto che dura.
Gli esempi dell'ingegnosita' degli operatori della rete sono molteplici. Fra tutti citiamo l'ultima novita': il business degli "appuntamenti", importato dagli Stati Uniti dove sono nati i primi siti che offrono ai loro registrati (a pagamento) possibilita' di incontri reali in tempo reale rispetto alla pubblicazione dei loro annunci. Ogni giorno i potenziali partner si incontrano in una sorta di festa organizzata e, se si piacciono al volo, accelerano i tempi del corteggiamento o della contrattazione e vanno al sodo; altrimenti, rimettono l'annuncio e si incontrano con il partner potenziale una seconda, una terza, una quarta volta. Lo speed dating (appuntamento rapido) a pagamento non si limita a favorire incontri amorosi e sessuali, ma viene organizzato, da altri siti e con diverse modalita', per favorire incontri per affinita' elettive tra individui alla ricerca di una qualsiasi condivisione: hobbistica, culturale, religiosa.
 
Consumatori sedotti dall'essere soli e tanti. Il consumatore di pornografia telematica salta tutti passaggi delle procedure/rituali necessarie nella vita reale per acquistare materiale pornografico, e, se vuole, puo' eliminare tutte le mediazioni commerciali del mondo reale per procurarsi cio' che desidera: basta che accenda il suo computer. Il prodotto che compra non e' ne' diverso ne' migliore di quello venduto in una videoteca o in un sexy shop, ma il consumatore on line percepisce il suo acquisto come parte di un processo allo stesso tempo piu' intimo e piu' immediato. E soprattutto ha la sensazione di poter scegliere cio' che davvero vuole. Prima di decidere cosa vuole comprare, ovvero prima di entrare nell'area a pagamento di un pornosito, l'utente-cliente ha infatti a disposizione la cosiddetta preview del sito, una o piu' pagine di notizie-immagini che "raccontano" del contenuto del prodotto che sta per consumare molto di piu' di quanto possano anticipare le copertine di un libro o di una rivista, di un video o di un Dvd, oppure il titolo di un film a pagamento trasmesso da una pay tv, un nuovo supporto che ugualmente esclude l'acquisto di pornografia nel mondo esterno, ma che comunque viene ordinato a scatola chiusa e ha un tempo di visione limitato.
Gia' nella scelta, grazie alla trasformazione digitale, il consumatore on line vive brividi di tensione in un processo di avvicinamento all'oggetto del suo desiderio che di per se' e' eccitante, perche' dilazionabile a proprio piacimento.
La seduzione del "gioco tendenzialemte infinito dei rimandi successivi" la conosce bene anche chiunque trascorra molto tempo connesso alla rete per ragioni ben diverse dal porno. Chi la utilizza per attivita' di studio e di ricerca, soprattutto, prova una stanchezza particolare alla fine di una sessione di navigazione piu' o meno prolungata. E' come se dopo essersi calato in una sorta di "pozzo dei sogni" non riesca a liberarsi dalla tensione libidica (per la conoscenza, in questo caso) che ha accompagnato l'immersione, un'immersione mai conclusiva perche' poteva spingersi oltre e oltre e chissa' a cosa avrebbe portato. La struttura piana e aperta del web che consente esplorazioni illimitate fa corto circuito con la struttura profonda delle emozioni. Quando le navigazioni sono esplicitamente eccitanti sessualmente, l'effetto "pozzo dei sogni" agisce all'ennesima potenza e puo' accadere che l'utente non riesca mai a soddisfare il suo desiderio perche' si perde, volontariamente o meno, tra la varieta' delle offerte, si lascia sedurre nell'infinita' del mezzo, senza scegliere e senza riuscire a porre fine all'eccitazione crescente.
Il bello, o il brutto, del porno on line, e' che legittima qualsiasi piacere o dispiacere sessuale. Il consumatore di pornografia on line e' un consumatore sedotto dall'infinito. Cosicche' nel web globale e senza limiti, anche l'utente-cliente piu' isolato, solo davanti al suo computer e solo con i suoi fantasmi sessuali, si sente parte di una comunita' di pari, magari sconosciuta e pero' intuita ad ogni click di mouse.

[Capitolo 4]

Quantita' e qualita' dei pornositi commerciali

Il catalogo e' globale.
Con un minimo di dimestichezza informatica, qualsiasi navigatore italiano puo' sfogliarlo consapevolmente sul proprio computer. Inconsapevolmente, puo' venirne a contatto grazie al cosiddetto pop up, con un vero e proprio bombardamento di siti che il pornonauta, esperto o inesperto, si trova a fronteggiare se visita un sito porno ma non entra nelle aree a pagamento. Gli succede che prima di abbandonare il sito senza aver speso una lira in piu' della normale connessione, per trattenerlo, i pornoimpresari provano a sedurlo con un'offerta aggiuntiva: 10, 50, 100 siti che possono provenire dalle aree piu' remote del web. Nel catalogo non e' inserito il classico film pornografico: troppo pesante per essere scaricato, troppo costosa l'operazione, troppo imperfetta l'immagine. I film, anche porno, si acquistano dalla rete se si e' dotati di una connessione veloce a larga banda oppure si scaricano gratuitamente dal web nelle connessioni peer to peer se sono in versione compressa, grazie a efficaci software. Si masterizzano su Cd rom e si tengono nella propria collezione. Ma non si acquistano mai da un sito pornografico a pagamento. Per i clips (sequenza di immagini in movimento della durata inferiore al minuto) il discorso e' diverso. La pornorete ne e' piena: vengono offerti gratuitamente per invogliare ad entrare nell'area a pagamento di un sito.

Siti porno italiani: da 100.000 in su. La quantita' dei siti porno commerciali, in lingua italiana e' oggetto di stime non coincidenti. Notizie on line, parlano di 100.000 siti, ma non riferiscono ne' la fonte ne' il metodo del conteggio. In realta' il web smisurato non e' misurabile, se non tramite software (programmi informatici) elaborati da ingegneri di alto livello in contesti professionali assai ben attrezzati.
Piu' modestamente, per stimare la quantita' di siti italiani attivi abbiamo cominciato col visitare i motori di ricerca (italiani e stranieri) piu' cliccati dagli internauti italiani. Le classifiche provengono da diverse fonti. Quella che abbiamo scelto e' stilata da Nielsen//NetRating (settembre 2002), riportata nella tabella seguente. Digitando le parole chiave, dalle piu' semplici e accettabili alle piu' volgari e sorprendenti, abbiamo individuato in ogni motore di ricerca i relativi motori specializzati e/o le directory che immettono nel catalogo dei siti per adulti. Li abbiamo conteggiati suddividendoli in siti italiani e statunitensi provenienti dai motori americani frequentati anche dagli italiani. I dati riportati nella tabella sono da intendere per difetto perche' abbiamo eliminato dal conteggio (eseguito con accuratezza per i siti italiani, non altrettanto per quelli statunitensi) le reiterazioni degli stessi indirizzi durante la navigazione. Ne' abbiamo calcolato nel conteggio i siti segnalati come "risultati della ricerca" dai relativi motori, laddove risultasse evidente che si trattava di siti estranei alle directory dei domini presi in considerazione.

Siti pornografici rilevati attraverso i motori di ricerca piu' visitati. Stime
Agosto-dicembre 2002


Domini Visitatori (in migliaia) Motori di ricerca Motore di ricerca specializzato Directory specializzata Siti italiani Siti statunitensi
Virgilio.it 7.506 Virgilio Virgilioeros.it Virgilio Eros 35.500 0
Libero.it 6.964 Arianna - Luxuria club 75.000 0
Google.it 4.767 Google - - 128.000* 0
Microsoft.com 4.738 Microsoft - - 0 0
Tiscali.it 4.180 Tiscali Adultsearch.it Adultsearch 1.000
Msn.com 3.053 Msn.research Nightsurf.com Nightsurf - Oltre 10 milioni
Msn.it 3.052 Msn.research " " - "
Yahoo.it 2.831 Yahoo - - - -
Supereva.it 2.809 Supereva - Supereva Eros 500 -
Yahoo.com 2.380 Yahoo - - - -
Lycos.it 2.192 Lycos - Lycos eros 2.000 -
Totale 44.472 - - - 273.000 Oltre 10 milioni
(*)Ci siamo limitati a contare i siti porno segnalati nelle prime 100.000 pagine, espungendo i doppioni. Il numero dei risultati di ricerca segnalati da google.it e' superiore a 2 milioni. Ma, come sanno gli internauti, piu' si va avanti piu' si incontrano errori e ripetizioni.
Fonte: Elaborazione Eurispes su dati Nielsen//NetRating Italia e dati Eurispes.

273mila siti italiani attivi, oltre 10 milioni di siti statunitensi raggiungibili da motori di ricerca (o italiani, o americani in versione italiana, o in versione originale): possono sembrare una quantita' spropositata. I risultati del conteggio hanno lasciato anche noi, sulle prime, interdetti. Anche perche' superano sia le stime dell'Eurispes contenute in una scheda del Rapporto Italia 2002 che parlava di 30.000 siti pornografici italiani attivi e di 70.000 siti statunitensi, sia la stima corrente di 100.000 siti ricavata da fonti on line.
Si scopre l'esistenza di una ragnatela nella ragnatela in cui albergano i siti di pornografia per adulti, i siti di pornografia minorile, degli hacker, dei creatori di virus, dei razzisti, dei nazisti e dei terroristi. Nella mappa, datata 1999, i siti pornografici occupano appena il 2,5% dell'ipertesto "oscuro", ma sono i primi in classifica in quanto a ritmo di proliferazione. Secondo i calcoli, ogni giorno 20.000 nuovi siti porno compaiono sul web. In tutto il pianeta, naturalmente. "I siti porno crescono esponenzialmente, i loro visitatori solo linearmente". Ovvero l'offerta eccede la domanda.
Oltre alla crescita esponenziale, bisogna pero' considerare l'altissima mortalita' dei siti pornografici che oggi ci sono e domani spariscono: dismessi, cancellati o addirittura oscurati. Il ricambio dei siti, la loro ristilizzazione, avvengono a getto continuo. Il nostro conteggio empirico, e' bene ricordarlo, iniziato nell'agosto del 2002 sulla base della classifica stilata da Nielsen//NetRating Italia, si e' concluso a fine anno e quindi fotografa la situazione al 30 dicembre del 2002.
 
Siti porno italiani: 3.000 monitorati. Dalla quantificazione siamo passati alla qualificazione della porno rete commerciale monitorando 3.000 siti. Il monitoraggio dei 3.000 siti va inquadrato nella situazione di difficolta' in cui si trova il ricercatore (tanto quanto il pornonauta) alle prese con un "materiale" telematico che accentra su di se' le croci e le delizie della tecnologia Internet: la moltiplicazione, la dispersione, la confusione. Ogni sito, infatti, rinvia ad altri siti. I banner pubblicitari (finestre) porno si aprono con grande facilita' anche durante navigazioni di diverso tipo, il pop up (letteralmente: esplosione) che coglie il pornonauta o al momento in cui entra in sito (pop in) o al momento in cui lo abbandona (pop out), fa si' che ogni sito si moltiplichi per n siti in un tempo rapidissimo. L'indesiderata epifania virtuale svia dal percorso prestabilito, e per ritrovarlo non c'e' che navigare e navigare finche', finalmente, si riesce a stabilire un filo di continuita' nella ricerca.
Le navigazioni nella rete sono tutte a rischio di spiazzamento, ma quelle nella pornorete sono contrassegnate da un vero e proprio iato tra lo snodo di partenza e quello di arrivo.

Metodi esplorativi applicati ai 3.000 siti porno monitorati
Agosto-dicembre 2002
Valori assoluti e percentuali


Modalita' esplorative V.A. %
Visita della sola preview di siti individuati 2.000 66,6
Ingresso nelle aree a pagamento (tempo medio di permanenza: 1 min.) 600 20,0
Visita nella sola preview di siti segnalati da banner o pop up 300 10.0
Ingresso nelle aree a pagamento di siti segnalati da banner o pop up (tempo medio di permanenza: 1 min.) 100 3,4
Totale 3.000 100,0
Fonte: Rilevazione Eurispes.

Pur assemblati in maniera casuale e monitorati seguendo modalita' differenti, i 3.000 siti costituiscono un campione rappresentativo. Lo abbiamo classificato in base ai seguenti criteri di distribuzione: tipologie commerciali dei siti; tipologie delle home page; presenza o assenza di avvisi ai minori di 18 anni.
Infine, abbiamo estrapolato dai 3.000 siti un sotto-campione di 300 siti selezionato sulla base della omogeneita' del design e delle offerte e ne abbiamo stilato una classifica basata sulla caratteristica d'offerta prevalente.
Solo siti di consumo. Costruendo il campione attraverso il metodo empirico sopra indicato, abbiamo individuato quattro tipologie di siti accomunati dal fatto di esercitare attivita' economica offrendo ai visitatori l'accesso alle cosiddette "aree riservate a pagamento". Si tratta di siti che offrono immagini pornografiche che possono essere visionate, pagate, "consumate" on line. Li abbiamo denominati siti di consumo. Ma abbiamo inglobato nel campione siti contigui alla pornografia (sexy shop on line, siti promozionali, di intrattenimento) quando le loro home page presentano banner o link per accedere a veri e propri siti di consumo.

3.000 siti porno suddivisi fra siti di consumo, siti promozionali, sexy shop on line e siti di intrattenimento
Agosto-dicembre 2002
Valori assoluti e percentuali


Siti V.A. %
Esclusivamente di consumo 1.628 54,2
Promozionali e di consumo 885 29,5
Sexy shop on line e di consumo 446 14,9
Siti di intrattenimento e di consumo 41 1,4
Totale 3.000 100,0
Fonte: Rilevazione Eurispes.

Nel monitoraggio, i siti esclusivamente di consumo risultano, ovviamente, la maggioranza, ma non e' poco quel 29% di siti creati dalle case di produzione e/o di distribuzione di film in cassetta Vhs o in Dvd che hanno anche un repertorio di porno on line. La modalita' di vendita e di consumo differita informa anche l'attivita' dei sexy shop on line, traboccanti di fotocataloghi con la tipica mercanzia di questi esercizi: cassette Vhs e Dvd, oggettistica, biancheria, abbigliamento, lubrificanti e creme, preservativi, ecc. I 446 sexy shop on line sono rientrati nel campione dei 3.000 siti in quanto espongono uno o piu' banner che collegano a siti di consumo a pagamento. L'1,4% dei siti del campione, infine, sono siti di intrattenimento corredati di aree a pagamento che offrono annunci di prostituzione (femminile e maschile). In molti casi l'offerta e' a livello tanto provinciale quanto planetario.

Home page esplicite, home page sobrie. La home page e' la vetrina di qualsiasi sito web. Pertanto, la seconda distribuzione del campione di 3.000 siti porno distingue tra siti che corredano la home page con immagini porno "sfacciate" e quelli che si presentano con una home page da noi definita "sobria". "Sobria" perche' inoltre segnalano sempre di essere siti esclusivamente per adulti.

3.000 siti monitorati suddivisi in base al tipo di home page
Agosto-dicembre 2002
Valori assoluti e percentuali


Siti V.A. %
Con home page sobria 1.520 50,6
Con home page sfacciata 1.480 49,4
Totale 3.000 100,0
Fonte: Rilevazione Eurispes.

Come risulta dalla tabella, i pornoimpresari italiani si dividono quasi equamente tra il sobrio e lo sfacciato, tra la regola del vietato a minori di 18 anni e l'elusione della medesima.
Avviso ai minorenni e dichiarazioni contro la pornografia minorile. La tabella che segue mette in rilievo, nei 3.000 siti porno da noi monitorati, la presenza o meno, nella home page, del testo (disclaim) che avverte i minori di 18 anni di non essere abilitati a visitare il sito. Il disclaim non ha in realta' alcun valore cogente. Inoltre, on line non e' obbligatorio, nel senso che non c'e' una legge apposita per Internet che lo imponga, come invece avviene per i prodotti pornografici off line, la cui diffusione e' tollerata proprio a patto che risultino chiaramente come prodotti per adulti.

3.000 siti porno monitorati suddivisi in base alla presenza, o all'assenza, nella home page degli avvisi ai minori di 18 anni e delle dichiarazione anti pedofilia
Agosto-dicembre 2002
Valori assoluti e percentuali


Assenza di avviso ai minorenni Presenza di avviso ai minorenni        
V.A. % V.A. %    
540 18% 2.460 82%    
Senza dichiarazione anti pedofilia Con dichiarazione anti pedofilia    
V.A. % V.A. %
1.673 69% 787 31%
Fonte: Rilevazione Eurispes.

Il 18% delle home page dei siti senza avviso ai minorenni non e' poco, se si pensa che si tratta dell'unica cautela vera e propria applicabile alle "vetrine" del porno on line. Il 31% di dichiarazioni "antipedofile" su 2.460 siti, che comunque presentano un avviso ai minori di 18 anni, non e' un valore sbalorditivo, ma da' un'idea della furbizia dei pornoimpresari on line. Anche off line, del resto, molte riviste pornografiche presentano entrambi i disclaim. Evidentemente gli impresari dell'industria della pornografia per adulti valutano conveniente prendere le distanze dalla pornografia minorile per non compromettere il business.
 
Siti per adulti, veicolo di pornografia minorile. La vexata questio sulla continuita' tra adult porno e child porno e' stata molto considerata durante il monitoraggio, anche se esso non era indirizzato a scoprire siti di pornografia minorile. Ma nessuno dei 3.000 siti visitati ci ha condotto in maniera automatica nel dark side, il lato oscuro, di Internet abitato dallo sfruttamento dei bambini/e e degli adolescenti, neanche quando, visitando le aree a pagamento, ci siamo soffermati sui repertori di genere "teen-ager", "studentesse", "lolite".

La standardizzazione pornografica e il caso dei "siti amatoriali". Analizziamo, infine, il sotto-campione di 300 siti, estrapolati dai 3.000 perche' dotati di caratteristiche similari nel design e nella tipologia dell'offerta. Hanno tutti una home page sobria, dotata di disclaim con il divieto di ingresso ai minori di 18 anni, una ampia preview con galleria fotografica, un repertorio di genere comprendente dalle 10 alle 30 "voci", un'area a pagamento che introduce alla fruizione di foto, video, immagini movimentate provenienti da film o da spy cam, servizi di chat (senza e con webcam) e di annunci.
 
Si tratta di siti che possiamo chiamare a "modello unico", fortemente standardizzato, che abbiamo definito "standard hard-core". La tipologia di sito di gran lunga piu' ricorrente nella pornorete (41%) e' quella che abbiamo definito "generico hard-core" tanto coincide con il canone della pornorete. Cio' non toglie che, con l'esplodere del pop up, l'utente-cliente venga messo in contatto con siti altrettanto standardizzati, ma con home page molto aggressive, prive di disclaim, nella maggior parte dei casi di fattura decisamente scadente. Altresi', la pornorete offre una sventagliata di siti che fin dall'indirizzo e dalla home page si presentano come siti specializzati. Nella seguente tabella abbiamo distribuito il sotto-campione di 300 siti in base alle loro precipue caratteristiche di contenuto e di stile.

300 siti porno suddivisi in base alle caratteristiche prevalenti di contenuto e di stile
Agosto-dicembre 2002
Valori assoluti e percentuali


Caratteristiche di contenuto e di stile V.A. %
Generico hard-core 123 41,0
Amatoriali 62 20,6
Gay-lesbo 48 16,0
Fetish/bizarre 30 10,0
Spy cam 22 7,4
Annunci 15 5,0
Totale 300 100,0
Fonte: Rilevazione Eurispes.

Dalla tabella risulta chiaro che i siti commerciali organizzano la loro strategia di richiamo in maniera tradizionale: si concentrano sui clienti ai quali la pornografia piace, purche' sia naturalmente hard e ben repertoriata. Nei repertori vengono offerte le bizzarrie, standardizzate anch'esse, ma senza farle diventare prevalenti rispetto al "generico hard-core". Poi c'e' un 16% di siti con offerta prevalente gay-lesbo, che pero' non sono indirizzati solo agli omosessuali maschi o femmine bensi' a un tipo di fruitore di porno eterosessuale a cui piacciono promiscuita' omosex. Solo il 10% dei siti si connota come fetish/bizarre, con un pizzico di sado/maso e di bondage in piu' del "normale". I siti fetish commerciali non possono minimamente competere con i siti fetish amatoriali autentici dove si concentrano immagini qualitativamente assai piu' rozze, ma di maggiore impatto. Ne' la pornorete italiana (profit e no profit) puo' competere con quella olandese e statunitense, per quantita', qualita' e varieta' del repertorio fetish. Pertanto e' piu' che ipotizzabile "l'emigrazione all'estero" dei pornonauti nostrani appassionati del genere. I siti con prevalente offerta spy cam (vera o finta che sia) denotano, invece, una certa sapienza nel presentare immagini sgranate, buie, brutte, ma efficaci al fine di catturare i voyeristi dell'osceno quotidiano. Con oltre il 20%, i siti commerciali che si definiscono "amatoriali" sono i secondi in classifica.

[Capitolo 5]

Consumatori nella rete

Identitik del pononauta. Quasi 1 internauta su 4 viene a contatto con uno o piu' siti porno nell'arco di un anno. Costoro, complessivamente 3.450.000 visitatori l'anno su 13.300.000 utenti di Internet, costituiscono il bacino potenziale degli acquirenti di porno, i soli che con i loro consumi fanno "girare" il mercato del porno telematico. Se si considera poi che questi visitatori si spalmano su un altissimo numero di siti (273.000, secondo la rilevazione dell'Eurispes), si puo' anche dedurre che il mercato del porno telematico e' fortemente concorrenziale al suo interno.
Nell'analisi del fenomeno occorre distinguere tra:
  • pornonauti d'occasione: sono i visitatori, coloro che approdano su uno o piu' pornositi per curiosita' o per caso senza pero' oltrepassare la visione della home page e della preview;
  • pornonauti d'elezione: sono i consumatori veri e propri, quegli utenti che pagano per entrare nelle aree riservate dei siti.
Se non si effettua questa distinzione, come quella tra siti gratuiti e siti commerciali, si tende a sovrastimare il volume dei consumi del porno on line. D'altra parte, e' difficile stimare quanti pornonauti d'occasione diventino pornonauti d'elezione.

Pornonauti italiani ultimi in classifica. L'Eurispes ha stilato una classifica europea sui tempi medi mensili delle visite ai siti per adulti da parte di ciascun internauta/pornonauta.
Il pornonauta italiano e' ultimo in classifica, totalizzando 36 minuti e 50 secondi al mese trascorsi nella visita dei siti pornografici. I tedeschi sono i primi in classifica con 59 minuti e 20 secondi ogni utente, seguono i norvegesi (55 minuti e 40 secondi), gli svedesi (53 minuti e 60 secondi), gli spagnoli (52 minuti), i danesi (49 minuti e 80 secondi), gli inglesi (45 minuti e 60 secondi) e, in fine, i francesi (40 minuti e 40 secondi).

Il volume di spesa dei pornonauti. L'Eurispes ha stimato che il rapporto tra visitatori e acquirenti del porno on line e' nell'ordine del 5%.
Nel corso della ricerca, infatti, sono stati interpellati in via informale gli unici soggetti che conoscono alla perfezione i movimenti economici sui loro pornositi, e su quelli dei loro concorrenti. Sono stati contattati quindi una quindicina di webmaster di siti porno, titolari dei medes