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Sistema Scuola:Aspettative e Gradimento dei Cittadini

EURISPES

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"In questa indagine l’Eurispes espone le opinioni dei genitori sul sistema scolastico italiano e sui più recenti provvedimenti di riforma. Quella dell’Eurispes è infatti la prima rilevazione in assoluto del giudizio sulla Riforma Moratti.

Pubblicato su TS il 16 Marzo 2004

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La prima domanda, infatti, si propone di raccogliere le opinioni dei genitori sul sistema di valutazione a loro avviso più adeguato all’esame di maturità. L’indagine campionaria ha registrato una netta preferenza per la Commissione interna: circa i 2/3 dei genitori (il 63%) ritiene che la conoscenza derivante da una relazione quotidiana con i ragazzi consenta ai docenti interni all’istituto di fornire una valutazione più veritiera delle competenze e della preparazione degli studenti. Un buon 29,6% del campione preferirebbe invece che fosse ripristinato il vecchio sistema di valutazione in quanto reputa che una Commissione costituita da docenti esterni, estranei a possibili dinamiche collusive che potrebbero influenzare in un senso o nell’altro il processo di valutazione, possa giudicare con maggiore obiettività la preparazione degli esaminandi. Lo scorporo dei dati per area geografica di riferimento evidenzia come tra i genitori del Nord-Ovest e del Sud Italia le preferenze per una valutazione affidata a docenti esterni siano leggermente superiori alla media: ritengono che il precedente sistema di valutazione fosse maggiormente obiettivo rispettivamente il 30,7% e il 33,8% dei genitori residenti al Nord-Ovest e nelle Isole, contro una media del 29,6%.

Ad una prima lettura dei dati, emerge, nel complesso, una valutazione positiva sui provvedimenti della riforma Moratti. Cumulando, infatti, da una parte i giudizi positivi e molto positivi e, dall’altra, i giudizi negativi e molto negativi sui singoli provvedimenti, è possibile osservare come la maggioranza dei genitori abbia accolto positivamente gli elementi di novità sottoposti al loro giudizio. Nello specifico, il consenso maggiore si registra rispetto al provvedimento che introduce lo studio di una lingua straniera e l’utilizzo del computer fin dal primo anno della scuola primaria: la stragrande maggioranza del campione, l’85%, lo ha giudicato “positivamente” o “molto positivamente”. È dunque ampiamente diffusa, tra i genitori, la consapevolezza dell’importanza strategica delle lingue e dell’informatica nell’ambito di un economia mondiale basata sulla conoscenza, e del ruolo prioritario giocato dall’istituzione scolastica nella loro diffusione.

Amplissimo consenso registra anche l’alternanza scuola/lavoro, come modalità alternativa per il conseguimento di diplomi e qualifiche a partire dai 15 anni, nell’ambito del diritto/dovere a 12 anni di istruzione/formazione per tutti. Il 62,2% dei genitori la giudica “positivamente” e l’11,9% “molto positivamente”, per un complesso di valutazioni positive pari al 74,1% del campione.

Accanto all’alternanza scuola/lavoro, altri due provvedimenti hanno ricevuto una valutazione positiva o molto positiva da circa 3 genitori su 4: la reintroduzione del voto di condotta e la possibilità per le Regioni di introdurre nei programmi scolastici discipline legate alle realtà locali, con una percentuale lievemente maggiore dei giudizi molto positivi per il primo dei due provvedimenti (15,6% contro l’11,3%). I genitori intervistati accolgono dunque favorevolmente anche il voto di condotta, ritenendo che la disciplina debba a tutti gli effetti essere oggetto di valutazione, al pari delle altre materie. Di orientamento contrario il 19,8% del campione. Il 62,7% del campione giudica “positivamente” la possibilità che le Regioni possano introdurre materie legate al contesto locale di riferimento: si tratta della più alta percentuale registrata in relazione a tale categoria di risposta. Per quanto concerne, invece, la possibilità di accedere alla scuola pubblica a partire dai 5 anni e mezzo, è possibile osservare come la forbice tra giudizi positivi e negativi sia notevolmente ridotta. Prevale, anche in questo caso, una valutazione positiva o molto positiva del provvedimento, espressa dal 53,6% del campione ma, rispetto ai provvedimenti finora analizzati, crescono considerevolmente i giudizi “negativi” (33,5%) e lievemente quelli “molto negativi” (8,3%).

Un consistente, seppur minoritario, gruppo di intervistati (41,8%) manifesta tuttavia la propria contrarietà ad un provvedimento che anticipando l’entrata dei bambini nel mondo della scuola tende comunque ad accelerarne le tappe evolutive.

Il questionario d’indagine ha raccolto le opinioni dei genitori anche rispetto alla valutazione a cadenza biennale degli studenti, prevista dalla riforma Moratti ma poi accantonata.
L’indagine aveva rilevato tra i genitori di tutti gli orientamenti politici una prevalenza di giudizi negativi sulla bocciatura o promozione a cadenza biennale. Il 38,4% del campione aveva espresso un giudizio “negativo” e il 16% una valutazione addirittura “molto negativa”. Minoritari i giudizi positivi o molto positivi sul provvedimento, espressi rispettivamente dal 37,2% e dal 3% del campione. L’ordine del giorno approvato in Senato sembrerebbe dunque andar incontro alle opinioni espresse dal campione di genitori intervistati ed accogliere le perplessità espresse da più parti sul rischio che la possibilità di bocciare ogni due anni potesse deresponsabilizzare gli studenti.

I dati successivi mostrano quali sono stati i giudizi dei genitori sui provvedimenti introdotti dalla riforma del sistema educativo, in base all’appartenenza geografica ed all’orientamento politico. Rispetto al primo dei provvedimenti – possibilità di accedere alla scuola pubblica a 5 anni e mezzo – è possibile osservare che le percentuali maggiori di giudizi positivi si sono registrate tra i genitori del Centro e del Mezzogiorno e tra gli intervistati politicamente orientati verso lo schieramento di centro-destra. In particolare, hanno valutato positivamente o molto positivamente il provvedimento il 56,1% dei genitori residenti al Centro e il 60,6% degli intervistati residenti nelle regioni meridionali mentre nelle isole il provvedimento ha raccolto il favore dei 2/3 dei genitori ivi residenti. La distribuzione delle risposte in base all’area politica di riferimento evidenzia come i consensi maggiori provengano dai genitori di centro-destra (73,2%) e destra (73,0%), seguiti dagli intervistati politicamente orientati al centro (66,0%) e, a notevole distanza, dai genitori di centro-sinistra (41,1%) e sinistra (40,9%).

Lo studio di una lingua straniera e l’uso del computer a partire dal primo anno della scuola primaria (che, come precedentemente osservato, rappresenta l’elemento di novità maggiormente apprezzato dalla stragrande maggioranza del campione) riceve il consenso di oltre 4 genitori su 5 in tutte le aree geografiche, con una percentuale di giudizi positivi o molto positivi variabile dall’82% (Nord-Ovest) al 91% (Isole). Leggermente più alta la forbice di consensi registrata tra i genitori di diverso orientamento politico: la minore percentuale di giudizi positivi o molto postivi si registra in relazione ai genitori politicamente orientati a sinistra (78,7%), la quota più alta tra i genitori di opposto orientamento (92,9%).

La possibilità di conseguire diplomi e qualifiche alternando periodi di studio e di lavoro, a partire dal compimento del 15° anno di età, registra una maggiore omogeneità di opinioni. Prevalgono, infatti, tra i genitori di tutti gli orientamenti politici, i giudizi positivi, con percentuali variabili dal 55,3% (tra i genitori politicamente orientati a sinistra) all’87,3% (centro-destra).

Uno dei temi più dibattuti negli ultimi anni è senza dubbio quello della necessità di un più stretto collegamento tra la scuola ed il mondo del lavoro.

Di fronte alla domanda specifica su questo argomento, la maggioranza del campione (54,2%) ha affermato di giudicare molto opportuno un maggiore collegamento tra scuola e lavoro, il 36,8% abbastanza opportuno; solo una minoranza di genitori non è di questo avviso: il 5,1% risponde poco, il 2,2% per niente.

Sono state inoltre prese in esame nel dettaglio, nel corso dell’indagine, le diverse iniziative volte a promuovere tale collegamento tra scuola e mondo del lavoro, al fine di capire quali, secondo i genitori, risulterebbero più utili e quali meno. La misura giudicata utile dalla più alta percentuale di intervistati è il rafforzamento delle iniziative di informazione e orientamento professionale destinate agli studenti (molto utile per il 54,4% del campione, abbastanza per il 36,3%, poco o per niente per il 6,3%). Un’altra iniziativa che raccoglie grandi consensi è l’organizzazione di stage e tirocini formativi per gli studenti presso le aziende (solo per il 6,8% del campione è poco o per niente utile), misura prevista dalla recente riforma Moratti e il cui valore è stato in questo periodo ampiamente sottolineato sugli organi di stampa. La possibilità di acquisire un’esperienza direttamente sul campo, all’interno di un’azienda, darebbe al percorso formativo quella concretezza che da sempre sembra mancare al sistema scolastico italiano.

Segue poi la proposta di realizzare nelle scuole maggiori occasioni di incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro proveniente dalle imprese del territorio (molto utile per il 42,1% dei genitori, abbastanza per il 44,7%), fornendo ai ragazzi indicazioni sulle prospettive lavorative ma anche realizzando iniziative di “job placement” già nelle scuole secondarie superiori.

L’organizzazione di incontri tra studenti ed imprenditori viene considerata molto utile dal 44,5% del campione e abbastanza utile dal 39,3%. L’iniziativa di offrire finanziamenti e tecnologie (ad esempio macchinari e computer) da parte delle imprese, per migliorare la qualità e l’efficacia dell’insegnamento, raccoglie la percentuale più alta, rispetto alle altre, di valutazioni negative (per il 17,3% è poco o per niente utile), probabilmente perché i genitori individuano, in questa opzione, il rischio che il dialogo tra scuola e mondo del lavoro degeneri in una subordinazione agli interessi delle imprese private.

Mettendo in relazione l’area geografica di provenienza e l’appartenenza politica dei genitori con i loro giudizi sulle diverse iniziative, emergono alcune indicazioni interessanti.

La realizzazione nelle scuole di maggiori occasioni di incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro proveniente dalle imprese del territorio viene considerata molto utile in particolar modo dagli intervistati del Sud, meno da quelli del Nord-Est. Anche nel caso degli incontri tra studenti ed imprenditori, i genitori residenti al Sud definiscono molto utile l’iniziativa con maggior frequenza della media, mentre quelli del Nord-Est con minor frequenza. I genitori favorevoli all’iniziativa sono più numerosi fra i soggetti di destra e centro-destra che fra quelli di sinistra (fra questi ultimi il 25,4% risponde poco o per niente).

Gli intervistati delle Isole risultano convinti dell’utilità dell’offerta di finanziamenti e tecnologie da parte delle imprese per migliorare la qualità e l’efficacia dell’insegnamento, al fine di promuovere l’ingresso dei giovani diplomati nel mondo del lavoro, in percentuale maggiore rispetto alle altre aree geografiche. Anche i genitori del Sud si esprimono, a questo riguardo, con particolare favore. Evidentemente, nel Mezzogiorno (dove il tasso di disoccupazione giovanile è del 50,6%, rispetto alla media nazionale del 28,2%) l’urgenza occupazionale porta a superare con più facilità le resistenze ideologiche.

L’organizzazione di stage e tirocini formativi per gli studenti presso le aziende (misura prevista e promossa dall’ultima riforma della scuola) sembra utile soprattutto ai genitori del Sud, seguiti da quelli del Nord-Ovest e delle Isole. Ancora una volta gli intervistati meno convinti dell’utilità di questa misura sono quelli del Nord-Est, l’area in cui il tasso di disoccupazione giovanile è dell’8,9% (il più basso tra le diverse macroaree) e dove, probabilmente, la ricerca del posto di lavoro viene vissuta con meno affanno e incertezza che altre. L’informazione e l’orientamento professionale degli studenti sembrano utili a promuovere l’ingresso dei giovani diplomati nel mondo del lavoro, in particolar modo ai genitori del Nord-Ovest (il 58,1% risponde “molto”) e del Sud (il 57,6% risponde “molto”) e, al contrario, con minor frequenza a quelli del Nord-Est.

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