Dobbiamo arrivare alla convinzione
che è impossibile superare l'inadeguatezza della scuola italiana senza modificare i criteri politici, amministrativi, burocratici e gestionali
che tradizionalmente la tengono in piedi e la riproducono all'infinito.
La frustrazione di molti insegnanti non dipende tanto da motivazioni soggettive,
che pur nascono da rassegnazione e sfiducia; dipende anche e soprattutto da motivazioni terribilmente "oggettive"
e strutturali, indipendenti dalla volontà delle persone.
La scuola è funzionale alle esigenze della società,
o per lo meno è funzionale alle esigenze di uno Stato e di un sistema
politico-istituzionale che vuole conservare un determinato modello di società.
Se la società è inadeguata alle esigenze umane, la scuola
non può pretendere di vivere in armonia con se stessa. Raramente essa
è stata in grado di offrire alla società delle soluzioni davvero praticabili e quando l'ha fatto (come p.es. nel caso della Comunità di Barbiana) i risultati hanno lasciato molto a desiderare (a causa di censure e strumentalizzazioni).
Al massimo la scuola può tentare di elaborare
delle riflessioni critiche nei confronti dei modelli culturali di questa
società, delle riflessioni però che, qualora venissero applicate,
dovrebbero secondo me comportare il superamento dei modelli culturali sia di questa società che, di conseguenza, della
stessa scuola.
Gli interventi qui pubblicati vanno letti in quest'ottica.Essi sono il frutto di un lungo e intenso dibattito che ho svolto in due ML: lascuola (ora chiusa) e didaweb, (pienamente attivo).
Gli anni praticamente vanno dagli inizi del 1997 alla metà del 1998.
Naturalmente ho scelto le cose che ritengo più significative e ancora di un qualche valore.
Molti di questi documenti sono stati pubblicati nella rivista telematica Tracciati.Altri sono soltanto appunti ritrovati in fondo al cassetto della scrivania.
L'intero ipertesto può essere scaricato in forma zippata.