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Precari: nulla ... al Ministero della Pubblica Istruzione in quanto il contratto si risolve giuridicamente ed economica... Posted by: mario [2008-06-09 13:28:36] | Progettifici:un... Laddove si punta sul miglioramento dello studio, dell\'apprendimento (e dell\'aggiornamento cultural... Posted by: mario [2008-05-03 23:41:32] | Il medico consi... Questo governo farà [I]correre[/I] un po\' più veloci gli insegnanti e, [B]finalmente[/B], li farà l... Posted by: riposoassoluto [2008-04-28 22:03:34] | Ancora soldi al... La sentenza non cambierà un bel niente perché rimarranno sempre [B]legali[/B] i finanziamenti delle ... Posted by: discovery [2008-04-08 14:43:32] | arretrati/aumen... Scusate, ho sbagliato mese... GENNAIO! :upset Posted by: Destiny [2008-01-15 12:06:18] | arretrati/aumen... Grazie, ma nello stipendio di dicembre non c\'è un € in più! Grazie di cuore. Posted by: Destiny [2008-01-15 12:04:41] | In pratica mi ridarranno ora quelli che mi hanno sottratto in dicembre... Posted by: Cinqualino1 [2008-01-03 23:09:31] | collaboratore d... Perchè, per l\'ennesima volta, non si fa cenno nel contratto alla posizione del primo collaboratore ... Posted by: Destiny [2007-11-22 11:15:33] | |
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Pubblicato da PRC Scuola
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giovedì, 25 settembre 2008
Gli insegnanti di religione guadagnano di piu': il tribunale di roma condanna il ministero della pubblica istruzione.
Una sentenza del Tribunale di Roma ha condannato il Ministero della Pubblica Istruzione per un prolungato atto discriminatorio nei confronti degli insegnanti precari, vincitori di un pubblico concorso ed inseriti regolarmente nelle graduatorie su posto comune, a vantaggio degli insegnanti di religione cattolica (nominati dal Vicariato ed immessi in ruolo senza concorso).
A questi ultimi, durante il periodo di precariato, è riservato un trattamento di favore che consiste in un aumento dello stipendio del 2,5% ogni 2 anni.
Dopo 8 anni gli insegnanti di religione guadagnano 130 euro netti in più al mese rispetto ad una/un collega che insegna italiano, matematica, scienze,.Il ricorso fatto, e vinto, dalla professoressa Rizzuto di Roma (alla quale è stato riconosciuto un risarcimento di 2.611,35 euro) crea un importante precedente.
IL PRC METTE A DISPOSIZIONE DEI PRECARI DELLA SCUOLA CHE VORRANNO VEDERSI RICONOSCIUTO IL MEDESIMO DIRITTO, UN UFFICIO LEGALE PER I RICORSI.
Per contatti telefonare alla segreteria del dipartimento nazionale scuola del Prc ai seguenti numeri, 06.44182257 - 06.44182236 o scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica scuola.prc@rifondazione.it
Roma, 25 settembre 2008
Gennaro Loffredo - Resp. Naz. Dip. Scuola e Formazione Prc
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Pubblicato da Accade in Sicilia
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venerdì, 05 settembre 2008
La sentenza siciliana che ha condannato l'informazione in rete, ritenendola né più né meno che un crimine, sta suscitando proteste e allarme sul web e in ogni ambito del paese civile e responsabile. Le ragioni sono pesanti come pietre.
Sono stati attaccati princìpi che hanno fatto la storia del pensiero democratico: i medesimi per i quali, nel nostro paese, uomini come i fratelli Rosselli, Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Eugenio Curiel, Giovanni Amendola, hanno speso il loro impegno e dato la vita.
È stato puntato e centrato in particolare il principio della libera espressione, che, rappresentativo delle libertà tutte e momento rivelatorio di uno Stato democratico, costituisce un cardine della Costituzione repubblicana.
L'attuale governo italiano, che si sta connotando sempre più in senso illiberale, non può sottrarsi a questo punto al dovere morale di rispondere al moto di protesta di questi giorni. Basta con gli infingimenti.
Non si aspetti che l'onda di piena dell'indignazione si plachi. Si farà il possibile perché non si fermi. E' in gioco appunto la democrazia, nella sua frontiera più avanzata e aperta, rappresentata dalla libera espressione in rete, dalla comunicazione che irrompe e prorompe in senso orizzontale, che rende i cittadini protagonisti in modo nuovo.
E' in gioco, come si diceva, la Costituzione, che, come ci ha ricordato Piero Calamandrei, non è nata nei salotti, né nelle stanze del potere, ma sulle montagne, accanto ai corpi degli uccisi, tra i fuochi delle città in rivolta.
E' necessaria una legge subito, che, distante da ogni possibilità di equivoco sul piano interpretativo, fermi in via definitiva le trame censorie e repressive dei poteri forti del paese, per vocazione illiberali e antidemocratici.
E' altresì necessario che il legislatore prenda atto che l'informazione sul web non può recare limitazioni di principio. La rete è un luogo cardine del nostro tempo, in cui la democrazia prende corpo e voce, con l'esercizio del confronto. Non può essere quindi annichilita, come avviene in Iran e in Birmania.
Si fa appello allora alle realtà del web, della comunicazione a tutti i livelli, del paese civile e responsabile, perché la mobilitazione continui ad oltranza, con iniziative forti. La sentenza siciliana, come ha scritto un blogger, potrebbe essere una delle ultime perle di una collana che, giorno dopo giorno, sta mutandosi in un cappio.
E si tratta di fare il possibile perché questo non avvenga. Occorre impedire che si consumi in Italia il rogo della libera espressione, memori del resto che i roghi delle idee possono essere preparatori di regimi a scena aperta.
Per contatti e informazioni: accadeinsicilia@tiscali.it Per testimonianze: carlo.ruta@tin.it
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Pubblicato da Prof. Pasquale Almirante
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lunedì, 25 agosto 2008
La scuola non è uno stipendificio, e se la sua qualità si abbassa al sud organizzeremo corsi intensivi per gli insegnanti meridionali: parola di ministro della Istruzione, Gelmini.
E a guardare bene non ha torto considerato che, dall'analisi dettagliata del rapporto PISA sulla qualità dell'insegnamento in Europa, il livello medio di preparazione degli alunni del mezzogiorno d'Italia fa crollare la media nazionale che al Nord invece regge e anche bene.
Stando così le cose non ci sarebbe dubbio che se il chiodo non entra nella parete è colpa di chi manovra il martello e nel nostro caso dei professori.
Tuttavia qualche considerazione va fatta a partire dal reddito medio pro capite nelle varie regioni d'Italia. La povertà difficilmente declina il rendimento scolastico cosicché molte volte si preferisce abbassare i livelli di competenza e di conoscenza per togliere i ragazzi dalla strada o comunque dal possibile sfruttamento, malavitoso e no, di un lavoro qualunque (nero?) per portare qualcosa a casa.
Apparirebbe semplice fare riferimento a Barbina e all'opera di don Milani, ma nella sostanza con quella analisi ancora occorre fare i conti per evitare esemplificazioni e facili bersagli. Il clima culturale fra l'altro e il reddito complessivo delle regioni del Nord consentono scelte che nel mezzogiorno è più difficile adottare, a partire dall'acquisto di un libro o di un quotidiano ma pure della fruizione di un semplice spettacolo.
E non solo: è noto come la scuola meridionale, compresa l'Università, rappresenti per la stragrande maggioranza dei giovani più un parcheggio in attesa di lavoro che una razionale opportunità di formazione, tant'è che moltissimi laureati fanno le valigie mentre ai professori migranti si vorrebbe impedire (l'ha detto Bossi) di esercitare in Padania.
Stranamente, però, i conterranei dei docenti da ri-formare (si parla di un buon 40%) da quelle parti rendono bene. A parte inoltre la questione dell'obbligo, ma nelle Ragioni ricche per i neghittosi si apre facilmente il mondo del lavoro che al Sud è invece precluso tranne per la fantastica macchina della criminalità.
Non si capirebbe infatti perché il numero di professori, in proporzione agli abitanti, è più grande là dove c'è la impreparazione denunciata e evidenziata dal rapporto Pisa. Anche a livello di servizi e di strutture il Sud degli insegnanti da riqualificare non è messo bene in rapporto al Nord del ministro Gelmini.
Non cerchiamo responsabilità ma in molte scuole della Sicilia si insegna in succursali raccattate alla meglio, cadenti (chi si ricorda del tetto crollato in una scuola di Catania?) e periferiche mentre raggiungere le sedi scolastiche molto spesso è critico e non solo per gli alunni.
Purtroppo molte di quelle analisi fatte durante il 68, come La Lettera a una professoressa, rimangono ancora stranamente valide, checché ne dicano Tremonti e Gelmini, mentre prevedibili rimangono le loro risposte a cominciare dal grembiulino e finire col voto in condotta o la riscoperta dell'educazione civica o la reintroduzione del voto al posto dei giudizi che sembrano pannicelli caldi e non rimedi strutturali.
In ogni caso che ben vengano i corsi di aggiornamento per i soli professori delle terre del sud ma occorrerebbe pure che.......
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lunedì, 25 agosto 2008 ) |
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Pubblicato da Giovanna G. Docente precaria.
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martedì, 22 luglio 2008
Carissimi colleghi e carissime colleghe, è a voi che rivolgo questi brevi pensieri, perché siete gli unici che potete capire il dramma che sto vivendo.
Mi chiamo Giovanna, sono una docente precaria di 53 anni, da oltre vent’anni insegno nella scuola di secondo grado nella classe di concorso A036.
Da ormai 3 anni sto lottando con un carcinoma, che mi sta togliendo le forze nonostante la mia grande voglia di vivere.
Pensavo che dopo vent’anni di sacrifici, di umiliazioni, di sofferenze d’ogni genere, potessi ottenere il tanto desiderato ruolo. E invece anche quest’ultima possibilità si è sciolta come neve al sole. Anche questa volta non mi è possibile vivere e progettare nonostante tutto la mia vita. Ogni anno si ripete l’ansia dell’incarico annuale, dell’incertezza, della precarietà, assunta a settembre e licenziata a giugno.
Ho appreso da internet dei tagli inaspettati, delle revisioni delle classi di concorso, dei quadri orari, delle assenza per malattia.
In tutta questa logica perversa non c’è posto per la dignità della persona umana.
Da anni sto lottando per vivere dignitosamente contro il mio male che tende a schiacciarmi, invece questa Ministra cerca di strapparmi quello che ho conquistato con tanta fatica. A volte con le lacrime e il sangue.
Purtroppo il tempo corre inesorabilmente e non lascia spazio a chi gli chiede un po’ di pietà. Sento molto freddo attorno a me, sento sulla mia pelle l’assenza di uno Stato che non riesce a creare le condizioni per un futuro in cui progettare se stessi in nessuna direzione.
Siamo numeri, non esseri umani. Fredde statistiche non uomini e donne in carne ed ossa. Nella mia provincia di appartenenza vi sono diversi posti vacanti nella mia classe di concorso, eppure le previsioni di organico per il ruolo danno solo una unità.
Non so quanto mi resta da vivere, avrei voluto poter vedere almeno per un po’ il ruolo.
Vi consegno cari colleghi, care colleghe, idealmente questa lettera prima dell’ennesimo intervento chirurgico cui devo essere sottoposta nei prossimi giorni, sperando che il Ministro o chi per esso, possa leggerla.
Forse non toccherà il loro cuore, purtroppo chiuso dentro il non senso dell’egoismo e dell’egocentrismo. Prigionieri del potere e del denaro. Chissà se l’on. Gelmini sa cosa vuol dire andare in una classe di 30/35 persone. Cosa vuol dire perdere unlavoro per chi non ha più 28/30 anni.
E’ gravemente lesivo della dignità di una persona, dopo anni di insegnamento, rischiare di perdere il lavoro, mettendo sulla strada migliaia di famiglie. Forse loro non sanno che dentro quelle graduatorie che vogliono abolire ci sono uomini e donne, che nonostante tutto hanno messo su famiglia, hanno dei figli, altri che vivono su una carrozzina, altri ancora che hanno solo quello stipendio per andare avanti.
Non so se potrò ancora rivedere l’alba o il tramonto, quel meraviglioso gioco di luci e colori, ma di certo dopo aver visto l’indecente, il triste spettacolo che si sta consumando contro i docenti precari della scuola, posso dire che forse era meglio non essere mai nata.
Un grande saluto a tutti
Giovanna G.
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Pubblicato da Administrator
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mercoledì, 16 luglio 2008
L'istituto della famiglia costituisce, da sempre, il nucleo più importante nell'ordinamento sociale umano, in quanto “luogo naturale” di interazione tra singoli individui uniti fra loro da legami di parentela, di affetto, di servizio o di ospitalità.
Le sue caratteristiche, dimensionali e strutturali, la sua funzione e la natura dei legami che all'interno di essa vengono ad istaurarsi, sono legate alle circostanze sociali ed economiche nelle quali tale istituto si trova ad operare, in quanto "fortemente compenetrato con tutti gli ambiti di vita esterna, i quali entrano in essa e ne plasmano la struttura più intima e profonda" (Donati, 1997).
Dagli anni Sessanta ad oggi, le rapide e profonde trasformazioni socio-economiche del nostro Paese hanno determinato, anzitutto, un incremento del numero di famiglie italiane, ad un tasso di crescita particolarmente sostenuto tra gli anni Sessanta ed Ottanta (+44,8%) e minore tra gli Ottanta ed oggi (+19,3%).
Il numero di famiglie italiane, che nel censimento del 1961 erano 13,7 milioni, sono aumentate, ad un tasso di crescita medio annuo dell'1,46%, fino a raggiungere i 22,1 milioni. Contestualmente al numero, anche le dimensioni delle famiglie italiane sono andate modificandosi nel corso degli ultimi quaranta anni, con una riduzione sensibile del numero medio di componenti. Il trend negativo ha avuto inizio tra il Sessanta ed il Settanta, in anni durante i quali il numero medio di componenti delle famiglie italiane ha fatto registrate una diminuzione dell'8,3%, passando da 3,6 a 3,3.
Negli anni Ottanta e Novanta, il numero medio di componenti delle famiglie italiane si è ridotto ulteriormente, passando da 2,8 individui nel 1991 (-28,6% rispetto al 1961), a 2,5 nel 2003 (-44% rispetto al 1961).
Complessivamente, nel corso degli ultimi quarant'anni, il numero medio di componenti delle famiglie italiane si è praticamente dimezzato, determinando l'ascesa di tipologie familiari sempre più diversificate e sempre più lontane dal modello di famiglia patriarcale allargata.
Scarica il documento in versione integrale!
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Pubblicato da Antonietta Demurtas
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giovedì, 10 luglio 2008
Per spiegare come funzionano le scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario (S.s.i.s) e per capire quindi come e dove si formano gli insegnanti, ci vorrebbe proprio un professore. Istituite dalla legge 341 del 1990, sono organizzate in tutta Italia (una per ogni regione) secondo i criteri di un decreto ministeriale arrivato ben otto anni dopo, il 26 maggio 1998, che affida alle università la formazione degli insegnanti. Le prime Ssis sono così nate nel 1999: gli atenei si uniscono in consorzio e organizzano corsi biennali con diverse classi di abilitazione.
Dopo una prova di ammissione, 1.200 ore di corso, di cui 400 di tirocinio nelle scuole, una media di 35 esami e circa 2.600 euro di tasse universitarie tutto si conclude con l’esame di Stato per l’abilitazione.Finalmente, ogni neo insegnante può iscriversi (in una provincia a scelta) alle ex graduatorie permanenti, ora graduatorie ad esaurimento (gae). Che però dal 2007 sono state bloccate fino appunto al loro esaurimento. Questo vuol dire che gli studenti che frequentano il nono ciclo Ssis (11.830 studenti) che si concluderà il prossimo anno, non potranno accedervi e quindi per loro sarà più difficile essere chiamati per fare supplenze: passare di ruolo diventa una chimera, il precariato routine.
E la situazione non migliorerà nel biennio 2008-2010, per il quale il decreto ministeriale del 7 maggio ha dato la disponibilità alle Ssis di bandire 12.389 posti, salvo che le scuole ancora aspettano il decreto attuativo che stabilisce le norme e le date per i relativi concorsi di ammissione e senza il quale non potrà partire nessun corso. E se il ministro Gelmini ha annunciato nei giorni scorsi un provvedimento drastico (si veda Il Sole-24 Ore del 25 giugno) al momento la situazione resta tuttavia incerta. Sto scrivendo la terza lettera al ministro - spiega il neopresidente della Conferenza nazionale dei direttori delle Siss (CoDiSiss) Rosa Maria Sperandeo - per sapere se potremo attivare il decimo ciclo.
Siamo subissati dalle richieste di giovani laureati che vogliono iscriversi . Per Sperandeo, il problema non è chiudere le Ssis, ma assumere gli insegnanti che sono chiamati a fare supplenze e quindi insegnano, ma non sono immessi in ruolo. Il problema è il reclutamento non la mancanza di lavoro. Per il ministro Gelmini precariato è sinonimo di esubero delle cattedre, ma non è così. Le scuole spesso chiamano gli studenti che ancora non.......
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Pubblicato da Prof. Giovanni Agricola
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martedì, 08 luglio 2008
Un paradosso all'italiana. Breve riflessione su un singolare caso di esito pasticciato nell'applicazione della normativa finalizzata a valorizzare l’esperienza maturata dai docenti precari della scuola.
La legge sulla scuola n° 143/2004 prevedeva l’istituzione di corsi speciali abilitanti per quei docenti precari, ancora sprovvisti di abilitazione e non di ruolo, che avessero maturato almeno 360 giorni di insegnamento nel periodo intercorrente tra gli anni 1999 e 2004. Finalità dichiarata della norma in questione era evidentemente quella di permettere anche a chi avesse comunque già effettuato una esperienza non trascurabile nel campo dell’insegnamento di poter accedere alle graduatorie degli abilitati, in modo tale evidentemente da non disperdere capacità e competenze maturate - sia pur spesso in condizioni di estrema precarietà - da lavoratori meritevoli di adeguata qualificazione per l’opera già prestata presso le istituzioni scolastiche.
Senonchè, la fissazione di rigidi termini di tempo nel computo dei giorni necessari per la partecipazione ai corsi suddetti determinava giocoforza che, in presenza di una serie di situazioni-limite, l’accesso potesse essere negato ad un non esiguo novero di persone le quali comunque avevano prestato al pari degli altri servizio per un periodo considerevole non rientrando magari per pochi giorni nei requisiti richiesti dal dettato legislativo.
A chi scrive, ad esempio, mancavano solamente 4 giorni per raggiungere la fatidica quota dei 360 stabiliti dalla legge, ma, avendo già effettuato del servizio antecedentemente alla data del 1° gennaio 1999, al momento della scadenza del 2004 aveva peraltro nel complesso già raggiunto l’ammontare complessivo dei giorni di insegnamento necessari per l’accesso al corso: altri invece lo avevano raggiunto dopo tale termine ma prima della data di emanazione del provvedimento.
Poiché la legge prevedeva la possibilità di ricorrere avverso l’esclusione e di essere quindi ammessi con riserva ai corsi in questione, sottendendo ovviamente con tale clausola doversi temperare la rigidità dei termini temporali legislativi, lo scrivente provvedeva ad inoltrare ricorso giurisdizionale al Presidente della Repubblica e nelle more del medesimo veniva pertanto ammesso in attesa dell’esito del relativo procedimento.
Per un anno e mezzo ha affrontato un assai impegnativo corso di studi per un ammontare di complessive 600 (seicento) ore superando una nutrita serie di micro-esami e pagando in tutto la considerevole cifra di 2.000 (dicasi duemila) euro a titolo di contributo per iscrizione e frequenza. E’ stato quindi inserito sempre con riserva nelle graduatorie degli abilitati ed ha infine terminato il corso degli studi superando l’esame finale, venendo perciò dichiarato ufficialmente abilitato all’insegnamento per la propria classe di concorso. A questo punto però, alcuni giorni fa, giungeva il risultato del ricorso giurisdizionale a suo tempo presentato, in cui si respingevano le motivazioni addotte dal.......
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giovedì, 21 agosto 2008 ) |
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Pubblicato da CISL Scuola
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sabato, 05 luglio 2008
Le disposizioni in materia di organizzazione scolastica (!?!) contenute nel decreto Tremonti
Con l'art. 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, il Governo, attraverso un provvedimento d'urgenza collegato alla manovra finanziaria, ha di fatto posto le basi giuridiche per un massiccio e traumatico processo di riorganizzazione (ma, forse, è meglio dire destrutturazione) del sistema pubblico statale d'istruzione, da realizzarsi progressivamente nell'ambito di un piano che si svilupperà nel triennio 2009/2011.
Dal piano - che contiene in premessa l'obiettivo di un generale e consistente contenimento degli organici del personale docente ed ATA - debbono scaturire risparmi ragionieristicamente computati (comma 6) e scanditi in una sequenza che arriva a prevedere, nel 2012, la realizzazione di economie ammontanti a 3 miliardi e 188 milioni di euro. Economie che si aggiungono a quelle già derivanti dalle disposizioni delle Finanziarie 2007 e 2008.
La forte determinazione a perseguire tale obiettivo scaturisce con estrema chiarezza dalla lettura di alcuni commi dell'articolo 64, che non lasciano intravedere margini di flessibilità nella gestione del piano.
La clausola di salvaguardia (o tagli o paghi)
Per assicurare comunque il conseguimento delle economie programmate, si ripropone (al comma 8) la stessa procedura prevista dall'art. 1, comma 621, lettera b), della legge 296 del 27.12.2006 (Finanziaria 2007): si tratta della cosiddetta "clausola di salvaguardia", che dispone la decurtazione delle dotazioni complessive di bilancio del MIUR in misura corrispondente ai mancati risparmi, qualora gli stessi non si realizzino nella misura prevista.
Un Ministero sotto tutela
Al comma 7, inoltre, si prefigura la costituzione di un comitato di verifica tecnico-finanziaria, composto da rappresentanti del MIUR e del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), cui è affidato il compito di monitorare l'attuazione dei diversi provvedimenti in cui si articolerà il piano triennale, "al fine di assicurare la compiuta realizzazione degli obiettivi finanziari ivi previsti". Tra le righe (ma neanche troppo!) vi si legge l'intenzione di mettere in qualche modo "sotto tutela" un'Amministrazione ritenuta evidentemente poco affidabile, tanto che al comitato si chiede anche di segnalare "eventuali scostamenti per le occorrenti misure correttive".
Dirigenti sotto tiro
Ad avvalorare quanto appena detto - e a sottolineare in modo deciso l'assoluta priorità che si assegna al conseguimento delle economie di spesa - concorre, infine, il comma 5, che lancia ai dirigenti del MIUR, e agli stessi Dirigenti Scolastici, un esplicito avvertimento, minacciando sanzioni connesse alla responsabilità dirigenziale in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.
Le briglie alla contrattazione
L'unica concessione ad una logica di "reinvestimento delle economie" all'interno del sistema la si ritrova al comma 9, dove è previsto che il 30% dei risparmi possa essere destinato, a partire dal 2010, ad alimentare le risorse contrattuali: il decreto, comunque, individua sin d'ora una finalizzazione di tali risorse, che dovranno essere utilizzate per lo sviluppo professionale delle carriere del personale della scuola. Un ulteriore segnale - specie se la norma è messa in relazione alle disposizioni che in altra parte del decreto-legge 112 sono dedicate alla contrattazione nazionale e integrativa - della volontà di condizionare sempre più pesantemente gli esiti dei contratti mediante vincoli di natura legislativa e controlli fortemente invasivi da parte della Corte dei Conti e di un MEF in crescente protagonismo.
Il primato dell'economia
Ce n'è abbastanza, a parere della CISL Scuola, per affermare che ancora una volta si affida ad una manovra economica il compito di dettare modi e tempi di una profonda riorganizzazione del servizio scolastico: esperienza non nuova, ma certamente senza precedenti per la radicalità dell'intervento e la pesantezza delle conseguenze che ne potranno derivare per il sistema scolastico, mettendo fortemente a rischio la possibilità di rispondere efficacemente alla domanda formativa e di assicurare, in qualche caso, lo stesso esercizio del diritto allo studio.
Cosa c'è dietro le cifre
Per comprendere appieno quale sia la portata del provvedimento di legge, vediamo anzitutto che cosa comportano sia il previsto innalzamento di un punto del rapporto alunni/docente, sia la riduzione dei posti in organico del personale ATA in misura pari al 17% (commi 1 e 2).
Gli organici del personale ATA
Per il personale ATA è relativamente semplice calcolare l'entità di una riduzione che approssimativamente corrisponde, a regime, a circa 42.500 unità. Se l'entità del taglio dovesse riguardare nella stessa proporzione le diverse qualifiche, ciò comporterebbe una diminuzione di 1.832 DSGA, 9.650 assistenti amministrativi, 3.336 assistenti tecnici, 221 fra guardarobieri, cuochi, infermieri, addetti alle aziende agrarie e 27.914 collaboratori scolastici.
Numeri che si commentano da soli, prefigurando uno scenario che, per essere concretamente sostenibile, dovrebbe prevedere una pesante operazione di ri-dimensionamento non solo delle istituzioni scolastiche (vedasi la riduzione dei DSGA), ma della rete scolastica tout-court, con i disagi facilmente prevedibili specie nelle migliaia di piccoli comuni che potrebbero dover chiudere le loro scuole.
Una diminuzione così secca del numero dei collaboratori scolastici, infatti, è immaginabile solo in presenza di una drastica riduzione del numero delle sedi scolastiche alla cui apertura, custodia e manutenzione occorre comunque provvedere.
Non si deve tuttavia dimenticare che le competenze sulla rete scolastica e sul dimensionamento delle istituzioni sono oggi affidate agli Enti Locali e alle Regioni: circostanza che pare trascurata nella formulazione del decreto-legge 112, ma che ad avviso della CISL Scuola si proporrà inevitabilmente come rilevante in fase di impostazione e di gestione del piano.
Né si può dare per scontata la disponibilità degli amministratori locali (e delle comunità che li hanno espressi) a subire passivamente la deprivazione di un servizio importante e fondamentale come quello scolastico.
Gli organici dei docenti
Per il personale docente l'indicazione........
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