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23:00 – 08/02/10 – Apprendistato: la Zona Grigia…

di Adele Dentice

Sacconi: La mia idea è di abbassare l’età del primo impatto con il lavoro, anche con un contratto a causa mista come l’apprendistato, portando l’età di accesso dai 16 ai 15 anni.

Così verrebbero reclutati i 120 mila ragazzi che abbandonano la scuola prima del tempo inserendoli nel mondo del mercato del lavoro attraverso un non precisato coordinamento con l'offerta formativa.

La logica avrebbe voluto che si ricercassero alternative all'interno della scuola, valorizzando il triennio di istituti tecnici e le scuole professionali e non facendo retrocedere il sistema scuola all'ultimo posto in Europa con l'abbassamento dell'obbligo scolastico, i ragazzi a lavoro a 15 anni e la mortificazione di intere aree disciplinari.

Il modello che sta prendendo forma è quello statunitense, una scuola non luogo di formazione e istruzione, ma zona dell'apprendistato, in cui lo Stato cede la responsabilità della formazione al privato, questo impianto è molto apprezzato dalla Confindustria alla quale piace anche chiamare l'educazione Education all'americana, ma nel contempo è contraria alle due lingue straniere, e sostiene che basta conoscere un po' di inglese, il necessario per essere bravi consumatori, una seconda lingua è inopportuna un spreco superfluo di denaro e poi l'inglese è la lingua madre del mercato globale.

Ma le mire di Confindustria si articolano e si diffondono soprattutto sulla governante con particolare attenzione al sistema universitario, che sarà carissimo, (consiglio di amministrazione a fianco del DS o del Preside di Facoltà), sulla scelta del personale tecnico (fuori da graduatorie e classi di concorso e privilegiando le esperienze aziendali), e sulla valutazione degli studenti (con la presenza di suoi rappresentanti nelle commissioni di esame)

Questa mistificazione di riforma oltre ad accentuare la separatezza sociale ci riporta al peggio della riforma Gentile, che almeno aveva valorizzato il sistema dei licei, pensiamo invece alla marginalizzazione del latino nel liceo scientifico e al disegno di impoverimento della disciplina della storia, tanto per scopiazzare il sistema americano statunitense che la configura come materia universitaria escludendola dai percorsi formativi primari.

Il progetto economicistico che si sta imponendo, lontano da ogni elementare principio della didattica, taglia materie importanti di studio e ore di insegnamento (in media 4 ore settimanali in meno), si cancellano laboratori e esperienze pratiche professionalizzanti, perseguendo un unico obiettivo quello di cacciare decine di migliaia di precari, immiserendo e svilendo l'istruzione e il diritto costituzionale alla formazione.

Lo stesso ministro Tremonti ha dichiarato che la messa a regime della riforma porterà a un taglio di 130.000 docenti:in realtà non ha considerato i 20.000, prodotti dalla costituzione di cattedre superiori a 18 ore e il sovraffollamento delle classi, e 85.000 personale ATA, ma non ha dato informazioni il ministro in merito alla destinazione dei risparmi operati sul sistema scuola, probabilmente andranno a sostenere le casse delle banche avvantaggiando gli interessi clientelari e finanziando le guerre.

Ma tutto questo è noto da tempo e di fronte a tanto vandalismo ci si sarebbe aspettata una reazione dei sindacati, ma la CISL, la UIL la GILDA lo SNALS tacciono colpevolmente mentre il popolo della scuola viene tranquillizzato e addormentato con promesse e le chimere del decreto salva precari, un decreto che oltre a creare false speranze, contraddice la realtà fatta dall' esubero dei docenti di ruolo che con la messa a regime della riforma aumenteranno e verranno spediti in massa in altri settori del pubblico impiego.

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