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21:02 - 11/02/10 - Riforma delle scuole superiori: si parte (in extremis) nell'a.s. 2010/11.

Nonostante le tante proteste e le richieste di rinvio di un anno formulate da diverse associazioni professionali e sindacati, ma soprattutto da tanti docenti e dirigenti impegnati sul campo, il riordino della scuola secondaria di II grado partirà dall'a.s. 2010/11, motivo per cui le iscrizioni sono state per questo ordine di scuola rinviate al 26 marzo. Dopo i pareri del Consiglio di Stato e delle Commissioni Cultura di Camera e Senato, i nuovi regolamenti sono stati approvati in seconda lettura dal Consiglio dei Ministri del 4 febbraio e sono pronti per gli ultimi passaggi dell'iter normativo.

Il Governo ha solo accolto una richiesta di modifica comune a tutti i pareri, pur molto differenziati tra di loro ed in diversi casi critici: l'avvio graduale della riforma a partire solo dal primo anno. Nei prossimi giorni, quando conosceremo i testi integrali dei nuovi regolamenti, si potrà verificare se sono stati recepiti anche l'invito a ridurre la presenza negli organi collegiali di enti ed esperti esterni e a lasciare all'autonomia delle scuole l'attivazione dei dipartimenti e comitati scientifici.

Le previsioni della Finanziaria del 2009 di ridurre la spesa scolastica di circa 7,6 miliardi in tre anni, anche attraverso i tagli di orario e di cattedre previsti per i nuovi licei (oltre 2500 docenti), istituti tecnici (circa 10.300) e professionali (4.300), fanno sentire tutto il loro peso con la conferma della riduzione generalizzata degli orari settimanali dei Tecnici e Professionali anche nelle classi seconde, terze e quarte. Tale scelta, difficilmente giustificabile sul piano didattico, produrrà comunque un rivoluzionamento dei percorsi curricolari già avviati, secondo un modello non ancora definito, generando non poca confusione e discontinuità.

Si dovrà inoltre verificare se nei quadri orari definitivi ci sarà un riequilibrio delle discipline più penalizzate nei nuovi curricoli e che rischiano, oltre che di impoverire culturalmente i percorsi formativi degli allievi, anche di determinare forti esuberi di docenti negli organici delle classi di concorso interessate dalle riduzioni di orario.

“Siamo stati d'accordo sin dall'inizio sulla riduzione e razionalizzazione degli indirizzi della scuola superiore – ha dichiarato Vanessa Pallucchi, responsabile nazionale di Legambiente Scuola e Formazione – ma ci sfugge l'impianto culturale che sta dietro a tutta l'operazione, che non può essere certo chiamata riforma. Molte, infatti, sono ancora le incongruenze presenti nei regolamenti approvati ieri, che non lasciano intravedere come le scuole possano conciliare i potenziamenti disciplinari (lingue e scienze ad esempio) e l'innovazione proposta (un approccio didattico laboratoriale), con il taglio di circa 17.000 cattedre nei prossimi tre anni e senza un investimento importante nella formazione dei docenti.

Inoltre, nel presentare il riordino, spesso si parla di essere in linea con gli altri Paesi europei: ma siamo sicuri che la diminuzione delle ore di scuola corrisponda ad una maggiore efficacia formativa? Negli altri Paesi europei esistono sistemi di formazione territoriale extrascolastica a cui accedono tutti gli studenti e che in Italia non sono strutturati. Ci dovremmo domandare quale tempo qualificato, nel loro territorio, possano trovare i nostri adolescenti a fronte della diminuzione di ore di formazione interne alla scuola. Servirebbe, infatti, molta più scuola qualificata per dare risposta alle tante sfide che i giovani si trovano ad affrontare e per cui non sono preparati, come ci confermano le tante indagini legate alle performance dei nostri studenti e alla capacità d'inclusione del nostro sistema d'istruzione, che ci identificano fra i Paesi più distanti dagli obiettivi di Lisbona.

Come Legambiente Scuola e Formazione avevamo anche auspicato il rinvio di un anno del riordino, non per stare fermi ma per avviare una vasta sperimentazione dei nuovi modelli organizzativi e curricolari che offrisse al Ministero elementi di valutazione utili per testare la validità di alcuni provvedimenti prima della loro approvazione definitiva, favorendo un maggior coinvolgimento della scuola di base. Ci auguriamo ora, che nei quadri orari definitivi le forti differenze tra i diversi bienni si siano ridotte, per favorire passaggi agevoli di indirizzo negli anni dell'obbligo di istruzione e ridurre così la dispersione scolastica, anche se la recente decisione di permetterne l'assolvimento nell'apprendistato a 15 anni non ci fa ben sperare”.

Su tutto incombe poi la corsa per fare in extremis l'azione di informazione ed orientamento scolastico di famiglie ed alunni prima delle iscrizioni, l'attivazione last minute dei percorsi di formazione per i docenti alle prese con le tante novità (ma con quali fondi ?), la corsa contro il tempo per garantire il regolare avvio del prossimo a.s., nonostante i forti ritardi nelle operazioni di mobilità e definizione organici che si determineranno.

Fonte: LegaAmbiente Scuola e Formazione

1 comment to 21:02 – 11/02/10 – Riforma delle scuole superiori: si parte (in extremis) nell'a.s. 2010/11.

  • mirella albano

    la non-riforma delle scuole superiori era stata sbandierata come un obiettivo già raggiunto ancor prima di esser varata. Il Consiglio di Stato l’aveva bloccata facendo presente che , in assenza delle indicazioni nazionali, non sarebbe stato possibile darvi inizio. Per predisporre le precedenti indicazioni nazionali, Bertagna ci aveva messo circa 3 anni: la Gelmini per non doversi smentire da sola , non ha aspettato nemmeno un mese ed ha “lanciato” la sua se-dicente riforma nel vuoto , senza programmi né indicazioni, fidando che tanto docenti e studenti e famiglie in qualche modo si arrangeranno e comunque i danni di tanta imprevidenza si sentiranno solo fra 20 anni, quando lei ed i suoi sponsor siederanno su ben altre poltrone o …….cimiteri.

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