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Comunicare: Un Sapere Fondamentale

Davide Suraci

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Quali Proposte per un "Comunicare Etico"?
 

Comunicazione, capacità di comunicare, crescita etica.


In quest'epoca di diffusione delle reti "interattive" sembra evidenziarsi maggiormente anche l'incapacità di comunicare.

Se consideriamo che le reti interattive sono nate in ambienti (quello militare prima e, successivamente nell'ambito della ricerca scientifica) in cui la collaborazione reciproca era dettata (e forzata) da necessità strategiche di sopravvivenza in caso di guerra, si può ben comprendere l'importanza della comunicazione come strumento di controllo dei fatti socio-politici ad alto livello. Le aree di crisi hanno al loro centro la collisione (o collusione?) fra interessi politico-economici di rilevanza strategica: comunicare con tutti i mezzi (anche quelli militari) è, sia pur deleteria, una forma di comunicazione. I rapporti interpersonali, su scala ridotta, non equivalgono forse a quelli di cui sopra? Non viviamo forse, tutti i giorni, "milioni di piccole guerre" e di "accordi diplomatici" con noi stessi e con gli altri ? Tutto ciò non fa forse di noi delle entità "territoriali" comunicanti solo per una specifica combinazione di interessi? Bisogna dunque intendere i rapporti fra le persone costituenti un "insieme" sociale come dotati di un "movente" di tipo opportunistico ?

La capacità di comunicare e di collaborare per il conseguimento di interessi comuni è tipica di tutte le organizzazioni, a differente livello di complessità. L'osservazione dell'organizzazione di un alveare ci suggerisce una rigidissima suddivisione dei compiti fra i componenti, i quali sono identificati "geneticamente" nei rispettivi ruoli. Le comunità umane non sono molto dissimili ma, in un contesto di larga attribuzione di deleghe a soggetti che dovrebbero curare gli interessi della società, accade spesso che si creino delle comunità ristrette di interessi che "sovrastano" quelli più largamente distribuiti e condivisibili. La mancanza di controlli facilita la diffusione di questi processi che, da anomali, diventano una prassi per regolare i rapporti sociali di qualunque tipo.

Sembra che, a differenti livelli di complessità organizzativa, viga una regola non scritta consistente nell'indebolire la capacità dell'individuo e dei nuclei sociali nel porsi delle domande. La mancanza di senso critico appare laddove non ve ne sia l'esercizio e ciò favorisce il diffondersi dell'inerzia e dell'inettitudine a partecipare a processi di crescita etica.

La scuola: quanto pesa, come sapere fondamentale, l'insegnamento dei processi di comunicazione nei sistemi di formazione attuali? E ancora: nella scuola, come gli altri sistemi organizzativi che "regolano" la "fisiologia" delle comunità, esistono dei presupposti di crescita etica che possano essere accettati al di fuori delle comunità medesime? È' ancora possibile considerare la scuola come luogo di suddivisione primaria dei futuri sistemi organizzativi ? Oppure la scuola rispecchia fedelmente le regole e i comportamenti tipici di una "società" interessata a impedire i processi di interazione fra persone dotate di autonomia e di senso critico (o, meglio, a vietare l'acquisizione di tali capacità)?

Condiderato che la crescita etica di una comunità è strettamente legata alla capacità di comunicare dei suoi componenti, come possono dei nuovi sistemi formativi consentire il miglioramento delle condizioni morali e materiali se quelle persone non sono messe nelle condizioni di partecipare da soggetti attivi alla vita sociale ? In assenza di tali condizioni, com'è possibile promuovere l'autonomia e l'autosufficienza se ai soggetti potenziali portatori di obiettivi etici non viene permesso di collaborare reciprocamente per il raggiungimento di obiettivi positivi e utili per la comunità tutta?



Comunicazione e superamento degli attuali sistemi sociali e formativi.


L'incremento del numero delle possibilità di comunicare, offerte dalle reti ai singoli soggetti e alle comunità in generale, non ha migliorato la qualità della comunicazione. Una parzialissima spiegazione potrebbe essere il fatto che siamo in una fase in cui continuiamo a risentire maggiormente dell'influsso "culturale" della televisione, che ci ha "disabituati" al dialogo; l'"ascolto" passivo, inoltre, continua a caratterizzare i nostri sistemi formativi i quali, a loro volta, "generano" soggetti scarsamente abili nel comunicare, proporre, condividere risorse, socializzare nel senso più etico del termine.
Non si deve trascurare l'attuale carenza culturale e la scarsissima propensione di moltissimi insegnanti italiani a utilizzare sia le risorse delle reti che gli strumenti della comunicazione sincrona e asincrona per sperimentare e allargare sia i processi dell'interazione comunicativa al di fuori del gruppo classe che quelli relativi agli scambi culturali fra formatori e educatori di estrazione differente.
I sistemi formativi attuali sembrano strutturati per la conservazione delle differenze fra i soggetti in apprendimento, nelle capacità e attitudini, manifestando tutta la loro inadeguatezza nell' individuare e nell' evidenziare le specificità individuali e/o di gruppo.
In particolare, gli odierni sistemi formativi italiani non considerano minimamente una soluzione in termini di metacognizione nella quale, attraversol'autoconsapevolezza del processo di acquisizione dei contenuti, il soggetto in apprendimento controlla in modo conscio ciò che apprende, conseguendo anche quell'autonomia di giudizio molto importante nei rapporti sociali.
Quando si può scientificamente affermare che un processo di comunicazione fra i soggetti di una comunità ha raggiunto la sua efficacia ? È possibile ipotizzare (ed è auspicabile e concretamente realizzabile) la partecipazione dei singoli ai processi di crescita democratica che riguardano la comunità come a quelli di apprendimento ?


Comunicazione in ambito didattico.


La comunicazione in ambito didattico spesso si svolge in modo frammentario attenendosi a modelli formali. Attualmente, in Italia, molto di rado vengono considerate le influenze che i processi di comunicazione possono avere sui processi di apprendimento. Nell'insegnamento tradizionale improntato a un eccessivo formalismo, come quello spesso dettato dal trattamento di classi numerose (si consideri l'aspetto della disciplina in classe), accade non infrequentemente che lo scambio comunicativo inerente ai puri contenuti didattici, avvenga con modalità frammentarie e non sempre adeguate alle esigenze dei singoli soggetti e/o gruppi . Esiste infatti la possibilità che:

  1. l'insegnante, pur dotato di abilità espositive e oratorie, non riesca a controllare e a trasmettere emozionalmente i contenuti;
  2. i singoli allievi siano dotati di capacità percettive e/o trasmissive peculiari e che non sempre essi riescono a sintonizzarsi sui processi percettivo-trasmissivi e rielaborativi individuali e/o del gruppo;
  3. le condizioni disciplinari del gruppo-classe siano tali da compromettere sia la qualità dell'apprendimento-conferimento da parte degli allievi che quella relativa all'insegnante (non dimentichiamo che anche l'insegnante apprende in classe attraverso i segnali che i singoli e il gruppo gli trasmettono e attraverso i quali il docente-facilitatore si adegua, modulando i processi di trasmissione-acquisizione).

Alla luce dell'evoluzione in corso in materia di formazione, non bisogna trascurare il peso che sta assumendo il ruolo della formazione a distanza. In particolare, essa si presterà facilmente a creare dei gruppi di apprendimento (quasi svincolati dai contesti tradizionali) all'interno dei quali si sperimenteranno delle nuove forme di comunicazione sincrona e/o asincrona. Se da un lato la formazione a distanza potrebbe apparire limitante per ciò che riguarda la trasmissibilità dei contenuti emozionali come fattore contribuente all'apprendimento, d'altra parte essa potrebbe far superare a taluni soggetti la paura del confronto, sollecitandoli anzi a interagire attraverso il medium informatico con i componenti della comunità di apprendimento-conferimento. Per coloro che hanno bisogno invece dell'emozione (la fisicità) per appropriarsi dei contenuti, la f.a.d. potrebbe costituire l'occasione per allargare gli orizzonti conoscitivi entrando in contatto con soggetti e/o gruppi coi quali condividere delle inedite prospettive. Si aggiunga a questo il positivo beneficio derivante dalla possibilità di comunicare in lingue diverse e apprenderne le sintassi e i vocaboli anche in modo " induttivo". Non irrilevante è l'effetto generato dal medium informatico (qui inteso come sistemi di reti) come tale che, alla luce delle prime acquisizioni sperimentali, favorirebbe l'apprendimento collaborativo in quanto:


  • solleciterebbe maggiormente il comportamento riflessivo dei soggetti (opportunamente allenati) attraverso la comunicazione asincrona;
  • l'isolamento relativo costringerebbe a selezionare-motivare maggiormente i nodi della rete, a renderli consapevoli del contesto, delle finalità e dei mezzi;
  • restituirebbe alla scrittura e alla lettura le funzioni emozionali-evocativo-comunicative consentendo di recuperare il terreno perduto nei confronti della deleteria (per certi aspetti) "comunicazione" unidirezionale (televisione);
  • non meno importante, stimolerebbe i processi di emulazione (elementi-chiave nell'apprendimento);
  • consentirebbe una maggiore autonomia nelle scelte dei percorsi formativi e delle modalità del loro svolgimento;
  • se adeguatamente indirizzato (e utilizzato), potrebbe far nascere delle vere e proprie comunità di apprendimento-conferimento in rete attraverso le quali superare le differenze (spesso imposte) culturali, politiche, religiose che dividono la nostra società - funzione sociale di aggregazione e di integrazione -.

 

Dal comunicare "opportunistico" al comunicare etico.

Comunicazione "opportunistica"

Comunicazione etica

1) Scopi: finalità personali

2) Criteri: la comunicazione avviene secondo modalità dettate dal momento (quindi di convenienza) e sempre più svincolate dal contesto;

  • un soggetto può attivare un processo comunicazionale (input) per chiedere un'informazione dalla quale pensa di poter trarre una qualche utilità (fine utilitaristico);
  • un soggetto può essere il recettore di un processo comunicazionale (qualcuno gli chiede qualcosa) e questi risponde attivando un "output" di informazione.

3) Tempi :quelli strettamente ritenuti necessari e sufficienti (opportuni) a conseguire gli scopi della comunicazione(condizione di breve periodo).

4) Benefici/Costi: Si originano delle "comunità" di interessi viziate al loro interno, in quanto volte a soddisfare le esigenze contingenti dei singoli componenti.Se da un lato i "benefici" sono limitati ai soggetti e ai tempi che hanno attivato il processo comunicazionale e quindi a carattere marcatamente transitorio,dall'altro si verifica una "stagnazione" dei processi evolutivi delle comunità, che così sono più facilmente condizionabili a qualsiasi livello.

La comunicazione opportunistica si trasmette alle generazioni successive come strumento e metodo per risolvere potenziali conflitti di interessi.

 

1) Scopi: finalità riguardanti intere comunità

2) Criteri: la comunicazione viene "progettata e i componenti della comunità si prefiggono degli obiettivi di interesse e bene comuni (ciò presuppone un preliminare raggiungimento di uno stato di autoconsapevolezza (individuale e collettiva) relativo ai problemi della comunità;

  • un nucleo sociale, inteso sia come singolo soggetto (educato alla condivisione) che come insieme di soggetti reciprocamente interagenti, può attivare un processo comunicazionale (input ) per creare , attraverso il dialogo critico, delle nuove soluzioni (output) a vecchi problemi.

3) Tempi: la comunicazione etica, in quanto processo evolutivo aperto, è crescita individuale e collettiva in itinere, volta cioè a individuare processi e condizioni che favoriscono la nascita della democrazia.È evidente l'importanza e il ruolo che possono assumere i luoghi, le persone e i gruppi che "innescano"(o dovrebbero innescare) dei processi etici (scuole, comunità di accoglienza e di aiuto, associazioni di volontariato e simili).

4) Benefici/Costi: si formano delle comunità allargate e "trasparenti", nelle quali i singoli soggetti diventano responsabili (e corresponsabili) , attraverso l'allenamento all'autoconsapevolezza, dello "stato di salute" della comunità. La maturazione si traduce nell'acquisizione del "senso civico etico", vero e proprio patrimonio culturale e modello trasmissibile alle successive generazioni.La comunicazione etica ha bisogno di regole; le regole si originano dalla discussione critica; quest'ultima non è stata ancora impiegata come mezzo di apprendimento. Gli unici costi comportebbero il dover rinunciare a strumenti e metodi di breve periodo a favore di quelli etici (condizione di lungo periodo).

 

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