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- Dai quattro pilastri dell'educazione ai Nuovi Saperi: una proposta operativa, il Cooperative Learning. - di P. Luigi Agnelli.

Educazione come strumento per raggiungere ideali di pace, di libertà, di giustizia sociale..



Pubblicato il 1 Settembre 2005


(c) 2005, Printed with permission.This article is available for free. Target:Teachers,Education Researchers.

Introduzione

Il punto di partenza di questo percorso trova la sua collocazione nella presa di coscienza di come l’educazione possa costituire lo strumento essenziale per raggiungere i nostri ideali di pace, di libertà, di giustizia sociale. L’educazione come “utopia” necessaria dunque, seppur costretta a fare i conti con le “tensioni” che covano al suo interno, con quelle “aporie educative” talvolta paralizzanti. Ecco allora l’individuazione di quei “quattro pilastri” indicati da J.Delors, sui quali fondare i Saperi del terzo millennio. Ed ecco anche, nell’ambito culturale italiano, le linee portanti per la definizione dei Nuovi Saperi, così come sono stati evidenziati nel documento dei “Saggi”.

Prima di entrare, seppur brevemente, nel dettaglio delle questioni appena evidenziate, vorrei porre la questione che dovrebbe caratterizzare questo approfondimento, ovvero: se, come io credo, l’essenza del rapporto educativo viene a identificarsi nella dialettica insegnante_studente_mediatori didattici e nelle infinite dinamiche che ne derivano, è possibile individuare una metodologia che recepisca, attualizzandoli, i quattro pilastri dell’educazione? Il Cooperative Learning può essere un tentativo in tal senso.

Le aporie da superare

Quali sono le “tensioni” da superare? Le contraddizioni da ricomporre? Le aporie dell’educazione del xx° secolo? Seguendo il discorso di Delors, ecco le principali:

1. La tensione tra il globale e il locale: diventare cittadini del mondo senza perdere le proprie radici.

2. La tensione tra l’universale e l’individuale: la globalizzazione della cultura può delimitare la ricchezza delle rispettive tradizioni.

3. La tensione tra tradizione e modernità: ovvero, in che modo è possibile adattarsi al cambiamento senza voltare le spalle al passato?

4. La tensione tra considerazioni a lungo termine e a breve termine: oggi un eccesso di informazioni ed emozioni transitorie tiene continuamente i riflettori puntati su problemi immediati. Molti problemi, invece, richiedono una strategia paziente, concertata e negoziata.

5. La tensione tra il bisogno di competizione e la preoccupazione dell’eguaglianza e delle opportunità.

6. La tensione tra l’espansione straordinaria delle conoscenze e la capacità degli esseri umani di assimilarle.

7. La tensione tra lo spirituale e il materiale.


Jaques Delors e i quattro pilastri dell’educazione

Secondo Delors, affinché l’educazione possa assolvere ai suoi compiti deve modificare le sue tradizionali risposte, che erano essenzialmente di tipo quantitativo, ed organizzarsi intorno a quattro tipi fondamentali d’apprendimento che saranno i pilastri della conoscenza. Vediamoli.

1. Imparare a vivere insieme , sviluppando la comprensione del punto di vista degli altri. Il confronto con gli altri attraverso il dialogo e il dibattito è uno degli strumenti necessari per l’educazione del ventunesimo secolo.

2. Imparare a conoscere: nella prospettiva dei rapidi cambiamenti prodotti dalle molteplici forme della società (tecnologia, scienza, economia), l’accento va posto sulla necessità di conciliare un’educazione generale sufficientemente ampia con la possibilità di lavorare in profondità su un determinato numero di discipline particolari. Questo tipo d’apprendimento implica non tanto l’acquisizione d’informazioni, quanto il venire in possesso degli strumenti stessi della conoscenza che può essere considerata sia un mezzo che un fine della vita umana. Imparare ad imparare, attraverso l’esercizio della concentrazione, della memoria, della riflessione.

3. Imparare a fare, nel senso di acquisire una competenza che consenta all’individuo di affrontare una varietà di situazioni spesso imprevedibili e di lavorare in gruppo. E’ qui evide nte il passaggio dal concetto di abilità a quello di competenza.

4. Imparare ad essere, nel senso di saper agire con autonomia e capacità di giudizio; nessuno dei talenti che sono nascosti in ogni persona deve rimanere inutilizzato. Lo sviluppo dell’individuo, che ha inizio dalla nascita e continua per tutta la vita, è un processo dialettico che comincia con il conoscere se stessi e si apre poi ai rapporti con gli altri. In tal senso, l’educazione è soprattutto un viaggio interiore, le cui tappe corrispondono a quelle della continua maturazione della personalità.




Su questi pilastri va dunque costruito l’impianto educativo

E in Italia, a che punto è la questione? Vorrei qui far riferimento ad un articolo di Davide Suraci (Quali Saperi Fondamentali?(1998)) ed esporre sinteticamente il suo punto di vista come contributo critico alla discussione.

L’autore pone una serie di domande, ecco, a mio parere, le più significative.

- E’ aumentato il tempo che ciascun essere può dedicare al “PENSARE”?

- Apprendere per migliorare il proprio “status” è il solo fine di chi studia?

- Quanto pesa il miglioramento dello “status individuale” quando è finalizzato
anche al miglioramento dei rapporti con gli altri?

- I sistemi d’istruzione attuali quanto liberano i soggetti e le collettività in
termini di “autonomia di pensiero”?

- Le masse, come frutto di interazione fra soggetti, sono capaci di “decidere” la loro storia?

- Quanto e con quali modalità i sistemi d’istruzione sono riusciti a raggiungere
l’obiettivo di educare all’autonomia del pensiero i soggetti sociali?

- Quali obiettivi ci proponiamo come società civile?


Il “SAPERE” per l’edificazione della società civile deve quindi porsi degli obiettivi, i primari sono:

- Funzione di orientamento e di guida alle scelte dei percorsi formativi;

- Funzione sociale di aggregazione e di integrazione di tutti i soggetti;

- Punto di riferimento per tutti i cittadini;

- Educazione alle abilità partecipative, cooperative, di autonomia, di indagine, pensiero critico, di analisi, sintesi, arricchimento lessicale, organizzazione stilistica e sintattica.


In termini più analitici:

1. Personalizzazione del percorso formativo per prevenire gli insuccessi scolastici; “aiutami a conoscermi e a riconoscermi come soggetto sociale”; indagine conoscitiva sull’allievo.

2. Sensibilità culturale verso i problemi sociali.

3. La scuola si pone come mediatore e punto di riferimento tra i cittadini e l’enorme mole di informazioni disponibili.

4. La scuola è incapace di soddisfare gli obiettivi indicati; non abilita al costruttivismo e all’autonomia; presenta standard qualitativi scadenti; manca di un rapporto con la realtà economico-ecologico-etica; è necessario vagliare la massa di informazione disponibile e verificarne la validità e la veridicità dei contenuti; lingua inglese e recupero dei classici.

Nel panorama culturale italiano, al di là delle eventuali considerazioni di tipo politico che sempre si accompagnano alle problematiche educative, il documento dei Saggi sui Nuovi Saperi può costituire una base per il futuro nell’ottica evidenziata da Delors. Mi limito a evidenziare alcuni elementi:

- La necessità di definire saperi e valori universalmente condivisibili.

- La necessità di trovare raccordi con la società civile (famiglie, ragazzi, mercato del lavoro).

- La necessità di procedere ad una essenzializzazione dei contenuti.

- Lo sviluppo di tutte le potenzialità e la capacità di orientarsi nel mondo in cui si vive.

- L’assimilazione e lo sviluppo della capacità di comprendere, costruire, criticare argomentazioni e discorsi anche per difendersi da messaggi talvolta truccati in termini di verità e di valore.

Ora, se molte delle affermazioni sino ad ora fatte sono condivisibili ed appartengono al “dover essere”, come è possibile tradurle in comportamenti didattici da parte dell’insegnante? Come si può evitare che rimangano “utopie pedagogiche”?

La risposta va cercata nella classe, con gli studenti, costruendo un metodo che consenta di non contraddire negli atti quotidiani ciò che si va dicendo o scrivendo negli atti formali.

L’utilizzo del Cooperative Learning quale tecnica di insegnamento-apprendimento può, a mio avviso, essere un valido strumento per non “abbattere” i pilastri
individuati da Delors.

Le ricerche sull’apprendimento cooperativo vantano ormai circa venti anni di attività. In questo contesto di ricerca alcuni studiosi hanno sperimentato gli effetti del cooperative learning approfondendo alcune caratteristiche fondamentali così da evidenziare procedure differenti nell’applicazione didattica del modello.

Tra questi ricordo i fratelli Johnson con il Learning Together, Robert Slavin con il programma Success For All, Aronson con il Jigsaw method, Sharan con il Group

Investigation, i fratelli Kagan con lo Structural Approach, Cohen con la Complex Instruction (http://www.scintille.it).
Cercherò ora di indicare alcuni elementi fondamentali del Cooperative Learning.

- Definizione di “classe cooperativa”

Una classe cooperativa è un insieme di piccoli gruppi di studenti relativamente permanente e composto in modo eterogeneo unito per portare a termine un’attività e produrre una serie di progetti e di prodotti che richiedono una responsabilità individuale nell’acquisizione delle competenze utili al raggiungimento dello scopo.

Si fa riferimento a un concetto di scuola come “comunità di apprendimento” che condivide valori e mete da raggiungere.

Cambia il ruolo dell’insegnante e dell’alunno; si fa riferimento ad un insegnamento di tipo strategico (didattica meta-cognitiva), occorre riflettere su quello che si fa (stop and go). Importante è la fase di preparazione di un clima democratico, le regole cioè vanno concordate e non imposte se si vuole ottenere il consenso. Inoltre la proposta del “cooperative learning” andrebbe condivisa e accettata da alunni, colleghi, famiglie.

- Che cos’è il cooperative learning?

E’ un metodo di insegnamento-apprendimento a mediazione sociale” dove le risorse e l’origine dell’apprendimento sono soprattutto gli allievi, contrapposto ad altri metodi ” a mediazione dell’insegnante” dove quest’ultimo è la principale fonte della conoscenza e del sapere.

Questo metodo utilizza piccoli gruppi in cui gli studenti lavorano insieme per migliorare reciprocamente l’apprendimento e può essere utilizzato per qualsiasi materia. Pare si apprenda circa il 10% di ciò che si ascolta, mentre attraverso il confronto che si vive nel gruppo si può arrivare al 70%. Si distingue dall’apprendimento competitivo e dall’apprendimento individualistico.
L’area di ricerca coinvolta fa riferimento a studi di psicologia sociale, a partire da Morton Deutsch e Kurt Lewin applicati al contesto scolastico.



- Quali sono gli ingredienti?

1. Interdipendenza positiva: (“uno per tutti, tutti per uno”, Alexandre Dumas) Si intende raggiunta quando i membri del gruppo comprendono che non esiste successo individuale senza successo collettivo. Lo sforzo di ciascuno non va solo a suo vantaggio, ma anche a vantaggio di tutti gli altri componenti del gruppo. Ci sono modi diversi per strutturare l’interdipendenza nei gruppi, quali ad esempio di scopo, di compito, di ruolo, di informazioni, di valutazione.

2. Responsabilità individuale e di gruppo: (“ciò che i bambini sanno fare insieme oggi, domani sapranno farlo da soli”, Lev Vygotskij) ogni membro deve contribuire con la sua parte di lavoro al raggiungimento degli obiettivi del gruppo. Ciò implica concludere il proprio lavoro, facilitare il lavoro degli altri, sostenere i loro sforzi.

3. Autovalutazione: ogni membro del gruppo e il gruppo stesso deve acquisire la capacità di autovalutare il lavoro svolto. L’autovalutazione va fatta rispetto alle abilità sociali e a quelle cognitive (non è l’insegnante cattivo); l’ideale sarebbe avere un risultato dell’autovalutazione che si avvicina alla valutazione dell’insegnante.

4. Abilità sociali: (“Sarei disposto a pagare qualsiasi cifra per saperci fare con le persone”, John D.Rockefeller) vanno insegnate in quanto il lavoro cooperativo è più complesso rispetto a quello individualistico o competitivo. Esiste qui un aspetto di contenuto (il compito) e di relazione (il gruppo). Si possono promuovere competenze comunicative interpersonali, di leadership, per una gestione del conflitto, nella soluzione dei problemi, decisionali.

5. Eterogeneità: il gruppo solitamente è eterogeneo per favorire un adeguato equilibrio.

- Che obiettivi si prefigge questo metodo?

1. Insegnare le abilità sociali per poter lavorare in gruppo;
2. Creare un clima positivo all’interno della classe;
3. Avere una ricaduta positiva sul versante dell’apprendimento;
4. Integrare alunni in difficoltà .

- Che cosa fa l’insegnante?

1. Prende decisioni preliminari:

a. definisce gli obiettivi;
b. stabilisce le dimensioni del gruppo;
c. sceglie un metodo per formare i gruppi;
d. assegna i ruoli;
e. prepara l’aula;
f. organizza i materiali.

2. Spiega il compito e l’approccio cooperativo:

a. spiega le consegna;
b. struttura l’interdipendenza positiva;
c. spiega i comportamenti da tenere durante la lezione.

3. Controlla e interviene:

a. controlla ogni gruppo cooperativo;
b. interviene per migliorare il lavoro sul compito e quello di gruppo.

4. Verifica e valuta:

a. valuta la qualità e la quantità dei risultati;
b. si assicura che gli alunni verifichino l’effettiva resa del lavoro;
a. incoraggia a festeggiare il lavoro svolto.

- Quanti tipi di gruppo di apprendimento cooperativo?

Ci sono 3 tipi di gruppo cooperativo:

1. Gruppi formali: la durata del tempo va da una lezione ad alcune settimane.

2. Gruppi informali: sono gruppi ad hoc; la durata va da pochi minuti al tempo di una lezione.

3. Gruppi di base: sono gruppi eterogenei a lungo termine (almeno un anno) con membri stabili. Nei gruppi di base gli alunni possono instaurare rapporti di collaborazione e personali durevoli e significativi.

- Come si formano i gruppi?

1. Procedura randomizzata;
2. Preferenze;
3. Gruppi autoselezionati;
4. Gruppi selezionati dall’insegnante;
- Vale la pena ricordare che:

1. Minore è il tempo disponibile e più piccolo dovrebbe essere il gruppo.

2. Più il gruppo è piccolo e più è difficile che gli alunni si “imboschino”.

3. Più il gruppo è grande e maggiori devono essere le abilità dei suoi membri; all’interno di una coppia gli alunni devono saper gestire 2 interazioni, in un gruppo di 4 si va a 12.

4. Con l’aumentare delle dimensioni del gruppo diminuisce l’interazione diretta e l’affiatamento.

5. Più il gruppo è piccolo e più è facile identificare eventuali difficoltà .

- Come si valuta?

La valutazione è riferita al gruppo e al singolo alunno, i punteggi individuali possono essere sommati a quelli del gruppo. La competizione non è del tutto eliminata, ma mitigata dal gruppo.

- La lezione cooperativa

A titolo esemplificativo, vorrei presentare almeno due delle procedure utilizzabili in un lezione cooperativa.

1. Metodo Jigsaw: fornisce un’alternativa alla lezione frontale. Quando si assegna del materiale da studiare o leggere, questo viene distribuito in modo che ogni studente abbia solo una parte del necessario per svolgere il compito assegnato. Ognuno impara la sua parte di materiale e la insegna poi agli altri membri del gruppo; dopodiché il gruppo fa una sintesi delle informazioni fornite dai singoli membri.

2. Controversia: si sceglie un argomento che gli studenti conoscano sufficientemente e sul quale si possano sviluppare due tesi da sostenere con argomentazioni opposte; si formano gruppi di quattro suddivisi in coppie alle quali si assegna una tesi e una antitesi; ogni coppia cerca le argomentazioni a
favore; ogni coppia espone le proprie argomentazioni utilizzando gli strumenti che ritiene più idonei; ogni coppia cercherà di evidenziare i punti deboli della tesi avversaria; le coppie si scambiano le tesi e presentano le tesi della coppia avversaria apportando ulteriori argomentazioni; gli studenti interrompono la discussione e cercano di raggiungere un consenso. L’eventuale lavoro per compito a casa ( o come verifica in classe) può consistere nello scrivere una relazione che esponga il punto di vista concordato. Possibile verifica: rispondere a un test individuale sulle due tesi.

Bibliografia di riferimento:

Comoglio Mario
, “Educare insegnando”, Las, 1998
Comoglio Mario, Cardoso M.A., “Insegnare e apprendere in gruppo”, Las, 1996
Delors Jaques, “Nell’educazione un tesoro”, Armando, 1997
Johson D., Johnson R., “Apprendimento cooperativo in classe”, Erickson, 1996
Suraci Davide: "Quali Saperi Fondamentali?" - TerritorioScuola INFORMAZIONE -
Didattica, Reti, Ricerche. (http://www.territorioscuola.com/saperi/quali.html) 1998/1999.





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