Segnala questo sito - Recommend this site Bookmark and Share

Download Documento


Nuova Area Saperi Fondamentali frecima.gif


Avviso agli Studenti fresin.gif


Apprendimento del  Metodo Cooperativo fredex.gif


- Dialogo Sopra i Minimi Saperi dell'Ipertesto... - Davide Suraci.

Riflessioni sull'ipertesto in Italia e trascrizione di dialoghi a distanza fra Davide Suraci, Enrico Galavotti e Felice Lacetera.


(c) 2004, Printed with permission.This article is available for free. Target:Teachers,Education Researchers.


"Perché l'ipertesto è stato un clamoroso fallimento? Forse perché l'abbiamo confuso con il telecomando? " (Davide Suraci)

Pubblicato il
16 Dicembre 2004


Sugli ipertesti ne sono state dette di cotte e di crude ma, a quanto sembra, non hanno sortito alcun miglioramento nell'apprendimento individuale e collettivo (almeno in Italia). Limiti del mezzo o di coloro che lo "usano"?

Una presentazione multimediale può certamente servire a uno studente per far vedere la sua "bravura" nell'utilizzare gli strumenti informatici, ma....."Quanto" la "sua" produzione ha contribuito ad arricchire il panorama informativo e culturale della sua scuola, città o paese? "Dove" si nascondono le sue idee e, soprattutto, la sua personale interpretazione della realtà del mondo che lo circonda? Che dire poi della condivisione della conoscenza? E della sensibilità verso i grandi temi sociali e politici?

Internet, il cd-rom come la televisione? E l'informazione auto-prodotta e condivisa a partire dal proprio quartiere, scuola, ecc.?

Le reti educative italiane sembrano riflettere sé stesse in una stanza dal mille specchi, incapaci di una luce propria, incapaci di relazionarsi col mondo esterno e di condividere le proprie conoscenze ed esperienze con le altre realtà educative del mondo "vicino di casa".

Forse il più grande abbaglio che è stato preso da moltissimi insegnanti italiani (quelli tecnologicamente più "In") in merito agli ipertesti è stato quello di pensare che sarebbe stato sufficiente "innovare" il "fatiscente" testo cartaceo affiancandolo con un media che permettesse il "salto", tramite un iperlink, ad una spiegazione più approfondita in un'altra pagina. Qualche fotografia, un filmetto e qualche musichetta avrebbero sicuramente reso più accattivante la sua presentazione o quella dei suoi studenti. Per concludere (e via, masterizziamolo!) si dava il via alle stampe per far vedere quanto eravamo bravi e quanto eravamo belli...

Sì, ma dove sta il progresso pedagogico e culturale generato dall'uso di queste "pseudo-nuove" tecnologie? Sul finire (e per completare l'opera) degli anni '90 veniva inoltre decretata la morte del tema e l'imposizione del libro di testo come sapere pre-confezionato per facilitare l'inerzia intellettuale di non pochi insegnanti e dei loro pupilli...

Internet sembra essersi trasformata in un grande spettacolo televisivo multicanale e moltissimi insegnanti (giustamente) la rifiutano perché dispersiva. Bisogna però aggiungere che le potenzialità del mezzo sono state ignorate proprio da coloro che avrebbero avuto il dovere di rimettersi in discussione per aggiornare il proprio profilo etico-culturale per "trasmetterlo" - per mediarlo - ai loro studenti.

La maggioranza dei nostri studenti ha una comprensione molto limitata della lingua italiana, della contemporaneità e della storia. Internet, sviluppatasi in ambito accademico, rappresentava uno straordinario mezzo di confronto fra "beatiful minds" di tutto il mondo. Come mai non è stata colta la potentissima occasione culturale del confronto aperto e libero fra miriadi di giovani menti?

Essendo prevalente il "modello" televisivo, esso è stato applicato all'Internet - tout court, senza discussione - , a scatola chiusa, trascurando il fatto che la bi-multi-direzionalità del mezzo avrebbe potuto consentire - su larga scala - il confronto sui temi più drammatici della nostra società e l'inizio di un dialogo portatore di autentica democrazia - a partire dalla scuola!

[Introduzione a cura di Davide Suraci]



Trascrizione di una serie di discussioni sui primi dubbi relativi al valore pedagogico degli ipertesti avvenute in rete fra il 5 Ottobre e il 16 Novembre 1997.

Dalla tavoletta di cera al sapere collaborativo... | L'ipertesto è sapere condiviso. | Ipertesti e altro. | Critlink Mediator - L'Annotatore Collaborativo
| Software per la didattica collaborativa |



Dalla tavoletta di cera al Sapere Collaborativo... ^

At Sun, 05 Oct 1997 08:33:44 +0100 Enrico Galavotti wrote:

.............................................. vorrei chiedere a tutti coloro che hanno prodotto ipertesti quali "ricadute didattiche" hanno potuto costatare nei propri allievi...

Davide Suraci:

caro Enrico, realizzare degli ipertesti multimediali per osservare delle "ricadute didattiche" mi sembra eccessivo....L'ipertesto di per se' non permette di realizzare cambiamenti se non viene rinnovato il contesto in cui viene utilizzato.In caso contrario rimane quello che e': un "bellissimo fuoco d'artificio".....

Enrico Galavotti:

Oppure,........................................................................ ........, quali aspetti ritenete assolutamente superiori rispetto alle tradizionali tecnologie didattiche, da costituire addirittura un punto di non ritorno, una svolta decisiva, senza soluzione di continuita', di cui d'ora in avanti non si potra' piu' fare a meno, e che per questa ragione rappresentano una sicura, valida alternativa ai tradizionali (quali?) mezzi didattici?

Davide:

l'ipertesto non e' niente di nuovo "sotto il sole" e di tecnologia non ha proprio niente..... se non la riscoperta sottoforma elettronica. Preso singolarmente non ha nessun significato e utilita' se non quella di consentire lo "zapping" delle parole...... Se inserito in un sistema di apprendimento articolato e personalizzato, contribuirebbe ad un coinvolgimento partecipativo dei soggetti all'elaborazione dell'informazione sollecitandone anche le potenzialita' creative, critiche e di sintesi.Potremmo paragonarlo (sia pure con molti limiti) alla classica ricerca assegnata agli allievi ma con in piu' il vantaggio della relazionalita' e del confronto...

Enrico:

L'ipertesto e' valido di per se'? sempre e comunque? Oppure fate distinzione fra un ipertesto e l'altro? Ritenete che certi ipertesti, per come sono impostati, risultano comunque inferiori a un libro tradizionale che tratti il medesimo argomento?

Davide:

l'ipertesto e' valido se e' il frutto di una esperienza collaborativa "aperta", nel senso che e' suscettibile di evolversi a seguito di contributi incrementali e costruttivi,ma soprattutto se e' in grado di far assimilare ai "costruttori-fruitori" l'importanza della collaborazione nell'approccio alle problematiche di qualsiasi genere. Negli U.S.A gli ipertesti "aperti" sono gia' una realta' da alcuni anni nel formato piu' "familiare" delle pagine www ma bisogna aggiungere che il "pensare ipertestuale" e' tecnica nota da moltissimo tempo: prendiamo ad esempio autori come Garcia , James Joyce con il suo "Ulisse", Cortazar, Raymond Queneau, Ted Nelson, con il suo progetto Xanadu e tantissimi emergenti...Nelle scuole statunitensi si stanno diffondendo come "fatto normale" le costruzioni iperterstuali aperte le quali sono considerate non uno "strumento" della multimedialita' ma "l'effetto" (non finale) di percorsi didattici complessi e articolati che hanno come obiettivo ANCHE quello della personalizzazione dei processi cognitivi. In Italia questi ultimi sono per molti un'opzione: l'ipertesto si inserirebbe molto bene in un contesto in cui la didattica mettesse al primo posto, fra i suoi obiettivi, quello del conseguimento di "ATTITUDINI E COMPETENZE" (capire i meccanismi dell'apprendimento per dominarli) piuttosto che dei contenuti.....Vedi didattica metacognitiva.

Quindi dovremmo auspicare prima un cambiamento culturale per poter apprezzare le ricadute didattiche dell'ipertestualita' in italia. Se non mi sbaglio, le esperienze italiane sull'ipertesto sono di tipo "chiuso", cioe' non modificabili dall'utente . Gradirei sapere se in lista o fuori qualcuno sta lavorando sugli ipertesti "aperti"...

Enrico:

Qual e' il modo migliore perche' un ipertesto possa essere fruito al 100% dai nostri ragazzi?

Davide:

Gli ipertesti di tipo "chiuso" di per se' non stimolano i processi di indagine e finiscono con l'assomigliare ad un prodotto videotape....che permette , in piu', un deleterio effetto "zapping". Quelle di tipo "aperto" forse....ma queste presuppongono la "cultura del sapere collaborativo". Siamo in un contesto che lo favorisce ? La risposta a questa domanda dovrebbe chiarire i nostri dubbi....

Enrico:

Ci vorrebbero delle persone completamente estranee, che vanno in edicola a comprarsi un ipertesto, se lo guardano tutto e dopo un po' vengono da noi a farsi interrogare su quello che hanno visto;

Davide:

mi dispiace doverlo ribadire ma credo che per quanto vario e rappresentativo possa essere il campione di utenti da sperimentare con l'ipertesto "per vedere che cosa ne pensano" non ne uscirebbe fuori alcunche' in quanto apparirebbe come antitetico, se concepito in un'ottica collaborativa, alla percezione tipicamente individualistica dell'italiano "medio".....

L'ipertesto e' sapere condiviso.......

Enrico:

poi noi dovremmo mettere a confronto i risultati di questi soggetti multimediali con quelli dei soggetti tradizionali, che si sono basati sul libro, sulla classica enciclopedia, eventualmente su un filmato in VHS... e alla fine scopriremmo se ha ragione la Livia e se non sia il caso di chiudere baracca e burattini e di ritornare... alla tavoletta di cera...

Davide:

credo proprio che sarebbe MOLTO piu' opportuno ritornare alla tavoletta di cera" e che, tutti noi, provassimo a studiare i processi *fisiologici* dell'apprendimento..e tutte le loro implicazioni.L'introduzione degli ipertesti dovrebbe essere, semmai, il "completamento" dei primi e non il contrario in quanto presuppongono l'esistenza di una cultura del sapere collaborativo...scarsamente diffusa in Italia.

Sarebbe come dire che, a tutta questa storia, manca un "venerdi'"

Un carissimo GRAZIE ad Enrico Galavotti per la "provocazione" e un saluto "ipertestuale" ai 274 listaioli "osservatori"....A quando il vostro "debutto" ?

p.s.: per chi volesse saperne di piu' sugli ipertesti suggerisco un divulgativo da me pubblicato http://www.eurolink.it/scuola/tracciati/sur1.htm su "Tracciati" dell'ultimo trimestre .




L'ipertesto e' sapere condiviso.
^

At Tue, 07 Oct 1997 18:18:08 +0100 Enrico Galavotti wrote (sull'ipertesto):

Questa assoluta liberta' di procedere a salti, senza un vero processo lineare, senza vincoli di sorta... (un po' come quando si naviga in web, che e' in fondo un gigantesco ipertesto) la ritieni un fatto pedagogicamente utile per lo studente? Non ti sembra un po' dispersiva (riferita all'esperienza dell'adolescente)?

Davide Suraci:

in effetti e' un esercizio poco produttivo se considerato a se' stante...Assumerebbe un peso importante nell'"ottica" di un sistema di apprendimento, come complemento (e completamento) di un processo di cognizione complesso, articolato e personalizzato.

Enrico Galavotti:

A questo punto pero' mi chiedo: ha senso che mentre nel momento del "processo" si sperimentino aspetti positivi (per certi versi inediti), nel momento invece "epistemologico" si finisca col produrre un lavoro di efficacia limitata (piu' che altro estetica).

Davide:

l'interpretazione della conoscenza e' un processo aperto, in continua evoluzione; la sperimentazione dell'ipertesto potrebbe semmai farci notare con maggior risalto i limiti di quel lavoro e di come questi ultimi possano essere affrontati e superati solo con un sapere di tipo collaborativo. Se ci guardiamo un po' indietro nel tempo, molti progressi tecnologici sono stati possibili grazie a singoli soggetti capaci di "catalizzare" magnificamente risorse e conoscenze per "creare" nuove soluzioni a problemi complessi. Oggi, grazie alle comunicazioni e alle informazioni alla portata di tutti, quei progressi si possono accelerare in modo esponenziale perche' le conoscenze si integrano in tempi piu' brevi. L'ipertesto, come lavoro di collaborazione, ha senso se OGNUNO gli conferisce un contributo "possente" nel ridefinire gli obiettivi, i metodi, gli strumenti e si dovrebbe collocare alla "fine" di un percorso di apprendimento.La sua utilita,' percio', sembrerebbe direttamente proporzionale al livello di informazione "ex-novo" che esso e' in grado di far conseguire al "gruppo collaborativo".

Enrico:

Dimmi un po', di tutti gli ipertesti che fino ad oggi hai comprato,quali ti sono sembrati assolutamente buoni da un punto di vista "didattico"? Vuoi che ti risponda io? Nemmeno uno! I migliori ipertesti secondo me sono quelli che svolgono funzioni "archivistiche" (Dizionari, Enciclopedie, Musei, Raccolte di leggi...): tutte cose che hanno per i nostri ragazzi una "ricaduta didattica" uguale a 0. Viceversa, quelli nati a scopo didattico erano di una monotonia incredibile... In pratica non si era fatto altro che trasporre su un piano multimediale le stesse assurdita' d'impostazione che s'incontrano negli attuali libri di testo... Senza considerare che al monitor e' impossibile leggere piu' di tanto e per piu' di un certo tempo...

Davide:

e' conseguenziale che sia cosi'! Certo che tutti quei dischetti iridati non rendono alcunche' in termini di ricaduta didattica! Sono fatti come i libri! E poi non li definirei ipertesti....ma solo dei testi che non si devono sfogliare. L'ipertesto "puro", quello aperto, nasce sempre dal "basso"; si potrebbe definire quasi un "luogo d'incontro" delle conoscenze finalizzato a nuove sinergie.....

Enrico:

L'impossibilita' di una lettura approfondita, personale... puo' essere compensata con l'utilizzo degli effetti speciali della multimedialita'?

Davide:

forse l'ipertestualita' (non la multimedialita') ci portera' pian piano verso la riscoperta della lettura approfondita ?

Davide:

l'ipertesto e' valido se e' il frutto di una esperienza collaborativa "aperta", nel senso che e' suscettibile di evolversi a seguito di contributi incrementali e costruttivi, ma soprattutto se e' in grado di far assimilare ai "costruttori-fruitori" l'importanza della collaborazione nell'approccio alle problematiche di qualsiasi genere.

Enrico:

Ma un ipertesto del genere non puo' essere masterizzato, altrimenti diventa chiuso come un guscio (esattamente come gli attuali libri di testo)... Puo' essere prodotto solo in rete...

Davide:

eccolo, l'"apparente limite" ! E' uno strumento della rete ! La masterizzazione e' "congelamento" del sapere collaborativo ; l'ipertesto aperto e' magma in evoluzione. Forse l'umanita', inconsciamente, avverte l'esigenza di rendere disponibile ad altri il proprio patrimonio sociologico, culturale ed esperienziale ? Quali fini potrebbero esserci inscritti in tale comportamento?

Davide: ... l'ipertesto si inserirebbe molto bene in un contesto in cui la didattica mettesse al primo posto, fra i suoi obiettivi, quello del conseguimento di "ATTITUDINI E COMPETENZE" (capire i meccanismi dell'apprendimento per dominarli) piuttosto che dei contenuti.....Vedi didattica metacognitiva.

Enrico: Cioe' tu ritieni che l'ipertesto sia lo strumento piu' idoneo per realizzare la didattica metacognitiva?

Davide:

no; il contrario.Ipertesto come "piccolo cacciavite" da adoperare in un sistema complesso all'interno del quale possa operare anche la d. metacognitiva.

Enrico:

o, per converso, ritieni che senza tale strumento non sia possibile realizzare la suddetta didattica?

Davide:

prima bisognerebbe "mettere a punto" un insieme di metodologie (la ricerca attuale ne dispensa molte) di apprendimento che insegni ad autoapprendere; in secondo luogo, l'utilizzo degli ipertesti avrebbe la sua ragion d'essere solo se il soggetto e' in grado di gestire autonomamente i propri percorsi di conoscenza ed e' capace di integrarli con quelli degli altri. Mi verrebbe quasi da affermare che dovremmo assistere prima ad uno "stravolgimento" culturale del modo di concepire la scuola, la didattica e i rapporti sociali...In un futuro non molto lontano la ricerca scientifica si spostera' dalle universita' nelle altre scuole di ogni ordine e grado?

Enrico:

E ritieni che tale didattica debba in futuro (presumo molto prossimo)sostituire quella basata unicamente sull'acquisizione di conoscenze (elaborate necessariamente da altri)?

Davide:

sarebbe auspicabile.....ma non esclusivamente ; semmai si dovrebbero integrare vicendevolmente....La didattica metacognitiva non e'che *una* "sfaccettatura" del panorama globale dei sistemi di apprendimento.

Davide:

Le alternative ipertestuali di tipo "chiuso" di per se' non stimolano i processi di indagine e finiscono con l'assomigliare ad un prodotto videotape.... che permette, in piu', un deleterio effetto "zapping". Quelle di tipo "aperto" forse....ma queste presuppongono la "cultura del sapere collaborativo". Siamo in un contesto che lo favorisce ?

Enrico:

Cioe' in sostanza vuoi dire che l'ipertesto "chiuso" riflette una concezione ideologica, schematica, fondamentalista e individualista dell'esistenza, mentre quello "aperto" invece ne riflette una piu' democratica, progressista, partecipata ecc.? Questo e' sicuramente un argomento tutto "aperto"... ;-)

Davide:

esatto!

Un salutone all'Enrico di Cesena e a tutti i listaioli di E&S.

Davide Suraci



Ipertesti e altro. ^

At Sun, 16 Nov 1997 09:39:32 +0100 Felice Lacetera scrive:

Trovo interessante lo scambio di messaggi sull'uso delle Nuove Tecnologie Didattiche da parte di Pasquale Rullo, Davide Suraci ed Enrico Galavotti, ma credo che non si dabba aver fretta di etichettare il tutto (ricorrendo per così dire ad un sapere di tipo dichiarativo) ma che si debba invece utilizzare un approccio di tipo operativo per poi scegliere se e come farne uso (un sapere operativo quindi, contestualizzato e finalizzato).

Davide Suraci:

credo piuttosto che il nostro approccio a questi temi abbia ancora il carattere dell'indagine, nel senso che le ricadute delle NTD sulla didattica sono ancora lontane dall'essere osservate e interpretate per dedurne un'informazione costruttiva ai fini dell'elaborazione di nuovi percorsi cognitivi. Possiamo sperimentare la costruzione degli ipertesti in contesti limitati (ad es. in tutte le scuole di un comprensorio si vara un progetto di ricerca di informazioni su di un argomento a sfondo ecologico oppure una ricerca su di un particolare fatto storico avvenuto nella propria provincia o comune); potremo ottenere un bellissimo modello di interpretazione dei dati provenienti dal territorio che magari consentirebbero di extrapolare "informazioni" prima non "visibili".
  • **A tal punto ci dovremmo chiedere se quei dati potranno avere qualche probabilita' di utilizzazione per migliorare la qualita' della vita, delle relazioni sociali e in quale modo***.


Solo a quel punto potremmo accertare se le NTD, unitamente all'impiego degli ipertesti (questi ultimi strumentali) possano avere o meno una "ricaduta" sul piano didattico. Secondo voi, non dovrebbe modificarsi anche il "sapere sociologico" affinche' il "sapere collaborativo" possa essere trasferito come ricaduta in termini di benefici per la societa' tutta ?

Felice Lacetera:

L'esperienza che stiamo facendo a Lecce nelle Scuole Medie cittadine (http://www.geocities.com/Athens/Acropolis/8334 ) ha in breve queste caratteristiche:

1. L'obiettivo dell'iniziativa non riguarda l'utilizzo delle NTD quanto piuttosto la valorizzazione ed il sostegno di una didattica basata sul territorio che permetta e faciliti quindi non solo il successo scolastico ma anche quello formativo degli alunni.

Davide:

potresti spiegarmi meglio il significato di successo formativo ? Attraverso quali tappe? Con quali strumenti e metodi ? Nello specifico, e' previsto un ricorso alle piu' recenti metodologie di autoapprendimento, ecc.,?

Felice:

3. I risultati di prodotto non prevedono solo un ipermedia ma anche una rivista, per così dire, tradizionale.

Davide:

sono contento che la scrittura e la lettura siano ancora al centro dell'attenzione ....Ma ti chiedo: qual e', nel progetto, la proposta veramente innovativa e strategicamente "foriera" di innovazione tecnologica ? Sono pienamente d'accordo che non dobbiamo essere tentati di "etichettare" il tutto, ma non possiamo nemmeno sottrarci all'esigenza di dover conferire all'esperienza in atto un ordine preventivo, procedurale e metodologico.

Felice:

5. L'utilizzo delle NT non viene perseguito attraverso un aggiornamento dei docenti ma attraverso una attività laboratoriale presso ciascuna Scuola Media di Lecce, rivolta ad alunni e docenti e condotta soprattutto dagli studenti di Informatica dell'ultimo anno dell'Istituto tecnico cittadino

Davide:

sono d'accordo che l'esperienza sul "campo" possa essere formativa ma e' determinante che il cambiamento non sia solo di metodo e che riguardi solo un aspetto dei processi di apprendimento.Introdurre l'ipertestualita' puo' non innescare alcuna "ricaduta didattica"(a parte l'elemento "innovativo" del lavorare al computer) se non e' preceduta da una revisione del sistema di apprendimento attuale....

Felice:

7. Da un punto di vista metodologico il ricorso agli ipertesti e alle diverse medialità è per così dire "naturalizzato" dal momento che lo si propone all'interno di una teoria mediale della didattica (come quella sostenuta da Elio Damiano in "L'azione didattica" - Armando editore) sperimentando ad es. il passaggio dalle mappe concettuali (già abbastanza utilizzate dai docenti) allo storyboard dell'ipermedia.

Davide:

nelle vostre scuole sono in atto sperimentazioni che coinvolgano i sistemi di apprendimento piuttosto che le metodologie didattiche? Mi sbaglio o avete escluso a priori un approccio di tipo globale alle problematiche dell'autonomia nell'apprendimento ? Se si, e' un fatto temporaneo che vi siete riservati di riconsiderare oppure lo escludete in partenza ? Non dovremmo avere il coraggio di "andare oltre" lo "storyboard dell'ipermedia" onde far si' che esso inneschi processi di sapere collaborativo che possano poi espandersi alla societa' tutta ? Qualcuno mi accusera' di "volare troppo in alto", scusatemi se lo sto facendo...

Felice:

9. E' errato mettere a confronto le possibilità offerte da un CD-Rom con quelle offerte dalla rete: se pensassimo al CD-Rom semplicemente per quello che è e cioè un (eccellente) contenitore/memoria facilmente trasportabile e diffondibile a (relativamente) basso costo?

Davide: nulla da eccepire se il cd-rom non si trasforma in un "sapere enciclopedico"....

Grazie a Felice per avermi invitato ad esprimere il mio parere.

Un saluto a tutti i lettori.

Davide Suraci

"...........Ne coupez pas une fleur car vous

risquez de perturber la course d'une 'etoile"

(Thomson)

TerritorioScuola.com HPTerritorioScuola Home Page



tick TerritorioScuola.com

Copyleft 1999-2017 TerritorioScuola. Some rights reserved. Informazioni d'uso

Creative Commons License
Salvo nei casi in cui sia diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons.