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Laboratori formativi di comunicazione con
metodi attivi nei corsi professionalizzanti
promossi dalla scuola.


S
peciale Tecniche Apprendimento Attivo

Livio Baracchini

 

Documento rilasciato il 6 Novembre 2001

 



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L'articolo propone alcune riflessioni derivanti dall'esperienza di utilizzo di metodologie attive per gli interventi formativi professionalizzanti richiesti dalle Scuole superiori. Vengono discusse le tipologie di laboratori formativi realizzati, tenuto conto del contesto specifico in cui si realizzano. Un quadro di riferimento metodologico coerente è la caratteristica indispensabile per un uso proficuo delle tecniche attive, tale da rispettare gli obiettivi della formazione.


Premessa


Molto interesse suscitano attualmente le iniziative volte ad una maggiore apertura del mondo della scuola nei confronti della realtà esterna.

Vengono promosse a questo scopo numerose attività integrative che potremo sintetizzare nell'elenco seguente (a titolo puramente indicativo):

  • attività di stage - tirocinio

  • corsi - seminari tenuti da esperti su tecnologie particolarmente innovative

  • corsi - seminari tenuti da esperti relativi a materie quali la legislazione settoriale, la sicurezza ecc.

  • attività di promozione delle capacità di iniziativa autonoma (costituzione di cooperative, imprenditorialità giovanile da sperimentarsi all'interno del contesto scolastico)


In questo contesto si inseriscono i corsi relativi alla comunicazione e gli aspetti relazionali in ambito professionale che da qualche anno svolgo nelle Scuole Superiori e nei corsi di Formazione Integrata Superiore.


Normalmente gli insegnanti - referenti richiedono all'esperto un apporto che vada al di là del contributo teorico (seppure aggiornato), e dunque sempre più importanti diventano i metodi attivi utilizzabili per la didattica di questo particolare settore.


Occorre premettere che per l'esperto si tratta di operare in un contesto, quale quello scolastico, con una grande complessità di reti relazionali e ruoli che richiedono pertanto da parte sua una professionalità molto elevata.


Nell'esperienza fatta si è trattato di progetti anche molto diversi tra loro per ampiezza e varietà dei temi; invece la metodologia di tipo attivo è stata la costante che ha caratterizzato lo stile degli interventi.

L'intervento formativo richiede una prima fase di analisi dei bisogni (magari limitata in termini di tempo ma necessariamente chiarificatrice degli obiettivi), fatta in collaborazione per lo meno con gli insegnanti referenti, in vista della stesura di un progetto formativo e del relativo programma


Tipi di laboratori attivati

a) Una prima tipologia riguarda i corsi base di comunicazione (in special modo per le classi quarte post qualifica), si focalizza l'attenzione su alcune questioni fondamentali della comunicazione umana. Queste si possono sintetizzare come segue:

  • quando siamo in interazione comunichiamo sempre qualcosa, anche nostro malgrado, anche stando in silenzio;

  • comunichiamo con le parole e con i gesti, in modo diverso a seconda delle persone con cui ci troviamo e delle situazioni specifiche;

  • quando comunichiamo non trasmettiamo solo contenuti ma regoliamo anche gli aspetti di relazione.


b) Un altro tipo di laboratorio si focalizza sulla preparazione all'esperienza di stage o tirocinio, e dunque sugli aspetti del ruolo professionale. Si tratta di accompagnare lo studente a questa importante attività, la quale è un'esperienza affatto diversa, dal punto di vista relazionale, da quella scolastica. Infatti il riferimento al contesto dell'esperienza esterna rende opportuno un lavoro preparatorio che consenta di:

  • tenere sotto controllo l'ansia che la nuova esperienza porta con sé, potendo "anticipare" - mediante opportuni role playing - alcune esperienze relazionali che lo studente ha paura di affrontare;

  • identificare le specificità del ruolo professionale, inteso come punto di convergenza di aspettative personali e di aspettative altrui, di implicazioni emotive, atteggiamenti, comportamenti, conoscenze, idee, valori e speranze;

  • comprendere meglio le somiglianze e le differenza rispetto al ruolo di studente;

  • sviluppare una concezione del ruolo coerente con l'impostazione metodologica generale, e cioè nella prospettiva di poter elaborare dei propri ruoli personali, con l'idea che tale capacità dipende, oltre che da un percorso di crescita personale, anche dalla capacità dell'ambiente e del gruppo di riferimento di sostenere tale sviluppo.

Una parte del laboratorio comprende pertanto l'elaborazione attiva dell'esperienza di stage: vengono elaborati i vissuti emotivi di alcune situazioni e i tentativi di soluzione adottati; in questo contesto vengono meglio compresi i concetti base già conosciuti e si possono affrontare molto proficuamente i temi dell'assertività e dell'ascolto, a seconda dei problemi che via via emergono. Normalmente gli allievi portano le loro esperienze di difficoltà nel primo approccio con le persone e soprattutto con le istituzioni od organizzazioni con cui hanno avuto a che fare. Si attuano elaborazioni e riflessioni molto importanti che chiariscono loro cosa non ha funzionato, le informazioni che sono mancate, l'atteggiamento migliore da tenere con alcune persone o nei confronti dell'ambiente complessivo specifico ecc. Dai temi e dalle preoccupazioni (ma anche dalle prospettive) che emergono di solito in tale contesto, ritengo che questo sia un momento nel quale troverebbe un terreno fertile anche il lavoro di orientamento in uscita dalla scuola superiore (proseguimento degli studi, ricerca di un lavoro, progettazione di un percorso professionale a medio - lungo termine ecc.).


c) a volte si tratta di corsi molto specifici (specie in quinta) che rispondono ad esigenze altrettanto specifiche quali ad esempio:

  • come affrontare il colloquio di lavoro

  • come condurre attività che implicano la costituzione e la gestione di gruppi di persone (utenti ecc.)

  • come ottenere la fiducia di un cliente, ecc.

Da un punto di vista generale forse risulta a questo punto già evidente che di volta in volta il formatore si deve chiedere quali siano i contesti relazionali che meglio si attagliano all'approfondimento delle diverse tematiche. Tutti i temi di studio sinora delineati, ed in particolare modo l'elaborazione dell'esperienza dello stage, trovano nelle metodologie attive (psicodramma formativo, role playing) i metodi d'elezione.


La metodologia di lavoro utilizzata.

La metodologia utilizzata è quella psicodrammatica. Rimando al testo in nota ed alla bibliografia per l'inquadramento generale. Qui mi preme sottolineare alcuni punti di riferimento che guidano l'attività formativa, quali:

  • gestire il gruppo con un criterio di parità delle opportunità di espressione, lasciando il più possibile libera la forma di questa espressione

  • valorizzare l'unicità dell'esperienza del singolo quale variante individuale di più generali esperienze comuni

  • considerare che per favorire l'apprendimento ed il cambiamento occorre passare attraverso un'esperienza emotivamente significativa

  • facilitare l'espressione soggettiva delle persone, ricercando la massima spontaneità possibile (in senso moreniano, cioè come capacità di rispondere con coerenza ed adeguatezza alle situazioni così come esse ci si presentano).

  • valorizzare l'apporto personale inteso in senso olistico, comprendendo emozioni, comportamento, azione, capacità di riflessione - memoria - progettualità

  • promuovere metodologicamente la circolarità delle attività di azione e di riflessione, del singolo e del gruppo

  • rispettare il criterio della verità soggettiva nell'espressione dei vissuti rispetto ai ruoli.



    Strategie di fondo

Vi sono delle strategie di fondo che permeano la metodologia:

  • valorizzare il contesto scolastico nella sua valenza di laboratorio protetto in cui poter sperimentare senza l'assillo dell'errore irreparabile o irreversibile

  • l'attenzione alle relazioni ed al clima del gruppo o classe

  • gestire il gruppo favorendone la qualità di ambiente di sostegno reciproco (senza escludere il confronto tra i partecipanti)

  • alimentare l'autostima degli allievi

  • valorizzare la capacità delle persone di essere spontanee e creative

  • intendere la formazione come percorso personale fatto di atteggiamenti, sentimenti, idee, confronto con esperienze già vissute, progetti per il futuro, valori.


    Temi generali e abilità specifiche su cui si lavora:

  • capacità di esprimersi sapendo scegliere modalità e tempi opportuni

  • acquisizione di atteggiamenti utili per facilitare i primi approcci interattivi con figure esterne alla scuola (colleghi, tutors, responsabili del personale ecc.)

  • anticipazione di situazioni ansiogene che preoccupano e inibiscono la spontaneità

  • capacità di rispondere alle critiche

  • capacità di leggere i contesti

  • capacità di esercitare l'ascolto attivo

  • capacità di percepire il punto di vista dell'altro

Lo specifico dell'AZIONE

Nel contesto formativo l'azione può assumere diverse forme che richiedono diverse e variegate capacità di gestione e trattamento da parte del formatore.

  • azione è l'accadimento specifico che il formatore provoca, ad esempio quando fa mettere le persone a coppie oppure costituisce dei sottogruppi con dei criteri specifici e per l'esecuzione di certi compiti (discussione, elaborazione di temi, comunicazione di esperienze ecc.)

  • a volte l'azione a cui si fa riferimento corrisponde a ciò che sta succedendo nel gruppo o meglio tra il docente ed il gruppo

  • altre volte l'azione è ciò che succede tra le persone che stanno impersonando uno specifico ruolo, conosciuto dal gruppo (ad esempio durante le simulazioni o le drammatizzazioni di situazioni accadute)

  • azione è anche l'atto di osservare e commentare ciò che si vede succedere in un'azione più strutturata (scena)

  • anche il momento teorico può essere occasione di un'azione: è ciò che mi può portare a parlare della mia esperienza.



Nell'esperienza a scuola si è fatto particolare riferimento al primo punto , cioè il provocare intenzionalmente alcuni accadimenti. Provocare l'azione (anche se ai soli fini di apprendimento) comporta però in sé anche un problema: l'azione è un "qualcosa in più", che va in qualche modo integrato con opportune riflessioni od azioni ulteriori, che danno senso a ciò che è accaduto. E' opportuno che il conduttore, nel proporre un accadimento (che è ciò che l'azione produce), abbia sempre presente che dovrà essere capace di trovare il modo di ottenere effettivamente l'integrazione. Sappiamo infatti bene che qualsiasi comportamento che noi attuiamo (o facciamo attuare) a persone nei confronti di altre persone, crea oltre che un passaggio di contenuti, anche conseguenze importanti dal punto di vista del vissuto.

Perché utilizzare dunque, nonostante tali problemi, i metodi d'azione nella scuola?

  1. perché consentono il superamento dei ruoli fissi e rigidi di alunno - docente, permettendo di esplorare modalità relazionali e di apprendimento molto più ampie

  2. perché permettono di penetrare mondi sociali altri con un coinvolgimento ed una possibilità di comprensione che possono potenziare ed integrare la trattazione teorica delle materie od altre forme di apprendimento


Non è superfluo sottolineare che l'utilizzo soddisfacente di tali metodologie richiede al conduttore

  • la capacità di leggere il clima relazionale della classe e del contesto

  • la capacità di gestire diverse relazioni all'interno della classe o gruppo

  • la capacità di esercitare una funzione di specchio o di doppio per il singolo e/o per il gruppo, a seconda di ciò che la situazione specifica richiede come attività di integrazione.



Il risultato in termini di efficacia e di apprendimento professionalizzante da parte dell'esperto sarà tanto maggiore quanto più le relazioni fluide all'interno del gruppo costituiscono un background sul quale l'intervento si attua; tale background è, come detto sopra, il risultato di un impegno dell'intero gruppo docente.

L'esperto esterno potrà così utilizzare al massimo il circuito virtuoso che, sintetizzando quanto sopra esposto, comprende:

a) attivazione emotiva sui temi o argomenti di interesse

b) elaborazione ed espressione di ruoli sociali (atteggiamenti, vissuti, riflessioni), mediante il role playing o la drammatizzazione

c) rispecchiamento da parte del gruppo

d) rielaborazione, creazione e verbalizzazione di punti di vista multipli sulla realtà che si sta studiando

e) eventuale messa alla prova delle modifiche suggerite (creazione di nuove scene)

f) discussione generale.

In questo che abbiamo chiamato circolo virtuoso occorrerà mantenere il più possibile (da parte dell'esperto e da parte degli allievi) la spontaneità necessaria alla creazione di ruoli nuovi, di nuovi costrutti, atteggiamenti, riflessioni e finanche nuove teorie.


Conclusioni

In conclusione ritengo che l'azione intesa nell'ambito di una metodologia articolata e coerente quale quella psicodrammatica sia il sistema didattico d'elezione per l'apprendimento di abilità relazionali: ciò è confermato anche dai risultati positivi evidenziati in questi anni dalle verifiche fatte sia con gli allievi che con i docenti referenti.

Bibliografia

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Capranico S. Role Playing. Manuale ad uso di formatori ed insegnanti. Raffaello Cortina, Milano, 1997

Dotti L. Forma e Azione. Metodi e tecniche psicodrammatiche nella formazione e nell'intervento sociale. Franco Angeli, 1998

Dotti L. Psicodramma pedagogico. I metodi d'azione nella scuola.in Quaderni dell'Associazione italiana psicodrammatisti moreniani, AiPsiM, Studio di Psicodramma Milano 1999

Verhofstadt-Deneve L. Action and Drama Techniques at School in Verhofstadt-Deneve L. et al. "Theory and Practise of Action and Drama Techniques" Jessica Kingsley Publisher, London, 2000

Quaglino, G. P. Psicodinamica della vita organizzativa Raffaello Cortina, Milano, 1996

Shutzenberger A. Introduzione allo psicodramma e al gioco di ruolo. Astrolabio, Roma , 1977 (ed. orig. 1975)





Dott. Livio Baracchini, psicologo psicoterapeuta, esperto di didattica della comunicazione con metodi attivi (Role Playing, Psicodramma, Sociodramma e Sociometria). Si occupa inoltre di formazione di formatori e psicoterapeuti presso la Scuola di Psicodramma di Milano (http://www.psicodramma.it).
Studio: Via dott. Vidoni 27 33030 Buja (UD) Tel. 0432-962206 Tel. mobile 328.8385351

 

 

 

 

 

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