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- Pedagogia Libertaria - Percorsi Possibili - di Rino Ermini.

La scuola per divenire sociali e civili.


(c) 2005, Printed with permission.This article is available for free. Target:Teachers,Education Researchers.

Esistono le premesse culturali e sociali per una scuola libera e indipendente da condizionamenti politico-affaristico-religiosi? Quello che viene insegnato a scuola è normalmente più arretrato di quello che comunemente si crede. Si insegna per risvegliare o per intorpidire le menti? Le idee che vengono inculcate sulla struttura gerarchica della società facendola apparire come inevitabile, indispensabile, in fondo il meglio che si possa avere, anzi l'unica possibile; le idee sulla religione. Si possono dare al lavoro di docente contenuti rivoluzionari anche dietro l'apparenza della normalità.

Insegnare a confutare dovrebbe essere il primo obiettivo pedagogico di un modo serio ed eticamente corretto di esercitare la professione di insegnante. Non può esservi evoluzione e quindi crescita se l'insegnante non riesce ad agire come starter culturale, etico - nei confronti delle menti dei futuri soggetti sociali. Consapevole, a sua volta, della propria funzione sociale...
Questo libro - oltre a insegnarci moltissime cose - rimette in discussione molti luoghi comuni ancora troppo diffusi nel modo di essere insegnanti oggi in Italia. Da non perdere.

Titolo originale: Pedagogia Libertaria - Percorsi Possibili (1995) Autore: Rino Ermini, di Castelfranco di Sopra (Arezzo), è insegnante di lettere nella scuola media inferiore.

Sintesi elettronica a cura di TerritorioScuola INFORMAZIONE - Didattica, Reti, Ricerche.
Pubblicato il
6 Giugno 2005




La scuola pubblica dovrebbe essere l'insieme delle strutture, degli strumenti, delle iniziative, dell'organizzazione che una società di liberi e di eguali, senza sfruttamento né oppressione, improntata su una giustizia sociale assoluta, si dà per provvedere ad una parte dell'educazione e dell'istruzione dei propri membri, di tutti i membri: bambini, ragazzi, adulti, maschi e femmine

.... La discussione e gli atteggiamenti dei rivoluzionari riguardo alla scuola di stato, semmai potrebbero vertere su quanto al suo interno sia ravvisabile di "pubblico" e, soprattutto, quanto di essa sia possibile utilizzare ai fini che ci prefiggiamo per la costruzione di una società diversa e di una scuola che da ora, senza attendere epoche messianiche, sia più vivibile e preluda a un mondo migliore. Personalmente ritengo, come credo si comprenda dal discorso che andrò svolgendo in queste pagine, che la risposta a questa domanda stia anche nel clima politico generale della società e nello spessore delle lotte che le classi subalterne riusciranno a sviluppare, sia dentro sia fuori dalla scuola, su tutti i temi che le riguardano.

...Il problema però diviene assai complicato nella realtà, dal momento che per ora non si hanno le forze per sostenere gli oneri finanziari che l'apertura di una scuola del genere comporterebbe; inoltre gli insegnanti attualmente dipendenti dallo stato non se la sentono di lasciare uno stipendio sicuro (abbastanza sicuro) per imbarcarsi in una impresa dai contorni incerti; c'è poi da dire che famiglie e studenti disposti ad avvalersi di una tale scuola, e certamente ve ne sono, forse non sarebbero in grado di mettere in campo le energie finanziarie necessarie (senza contare poi problemi di altro ordine come il conseguimento dei diplomi che, se non trovassimo gente disposta a rinunciarvi, ci troveremmo di nuovo a dover fare i conti con lo stato cui dovremmo rivolgerci per averli); c'è anche un altro aspetto, che coinvolgerebbe utenti e operatori portatori di una cultura del "pubblico" contrapposta al "privato" (una cultura che nel nostro paese è propria della sinistra intesa in senso lato) e che facendo certe scelte diverrebbero a tutti gli effetti utenti e operatori del "privato". Ulteriore osservazione: noi abbiamo un bel discutere di scuole libertarie (e avremmo anche il dovere di tentare di realizzarle quando le si vede come l'unica via percorribile da parte di un libertario), ma esiste il fatto che in questo momento milioni di individui sono nella scuola pubblica (di stato)

.... A mio parere alcune delle questioni poste, particolarmente quelle di tipo culturale, sono meno pressanti in altri paesi dove ordinamenti e strutture dell'istruzione sono articolati diversamente e più predisposti a recepire iniziative fuori dal "pubblico", inteso qui come strettamente "statale"

.... Quando l'autonomia scolastica, cioè l'aziendalizzazione dei singoli istituti, sarà un fatto concreto e operante, potrebbe darsi il caso di non pochi licenziamenti di insegnanti sgraditi, pescati fra i libertari o comunque "a sinistra", i quali potrebbero a quel punto trovare interessante, e soprattutto obbligatorio, mettersi in proprio e fondare scuole "private" alternative, per portare a casa un sia pur minimo stipendio.

...Io, come ho già avuto modo di dire, per ora rimango ancorato alla mia idea che "pubblico" e "statale" nella scuola non sono esattamente la stessa cosa (o che non lo sono sempre) e che esistono margini di manovra; margini che, guardando l'altra faccia del discorso fatto poco sopra, con l'autonomia potrebbero anche allargarsi in quelle scuole che, frequentate da una utenza prevalentemente proletaria, il potere lascerebbe a se stesse.

...Non è vero che le cose siano cambiate molto e le lotte e i tentativi di innovazione nel decennio successivo al 1968 hanno sì lasciato una traccia, ma non così profonda da sconvolgere l'assetto dell'istruzione scolastica e dei contenuti in essa proposti; anzi, bisogna riconoscere che mano a mano che ci allontaniamo da quegli anni, sempre più se ne perde la memoria e sempre più il potere ne riassorbe e cancella l'influenza

.... Tuttavia, anche volendo parlare soltanto dei programmi, basta ricordare che quelli della scuola media superiore risalgono alla riforma Gentile, agli inizi del fascismo, e dato il clima politico e le tendenze di quegli anni si può bene immaginare quale sia il loro taglio e quale cultura si volesse (e si vuole) trasmettere attraverso essi.

...Basterebbe vedere quali sono i contenuti di discipline come storia, geografia, italiano per rendersi conto di quanto il potere ci tenga a che siano veicolati nelle giovani generazioni concetti e idee funzionali al dominio. Basterebbe scorrere la maggioranza dei libri di testo che gran parte dei docenti segue pedissequamente, come e forse peggio di quanto si faceva quarant'anni fa , identificando ancora il programma da svolgere con le trecento o le cinquecento pagine del testo in adozione, per rendersi conto di quello che viene trasmesso ai discenti

.... Ma si potrebbero citare anche le idee che vengono trasmesse sulla questione ambientale, sull'inquinamento, sul razzismo, sulla guerra, sul militarismo; le idee che vengono inculcate sulla struttura gerarchica della società facendola apparire come inevitabile, indispensabile, in fondo il meglio che si possa avere, anzi l'unica possibile; le idee sulla religione.

...Nessuno vieta di dire , invece, che questa impresa, voluta dall'allora classe dominante francese e non solo, e senza dubbio favorevole ai fabbricanti di armi, portò ai contadini russi disastri e sofferenze; che i soldati dell'armata napoleonica (ma anche quelli dell'altra parte) partirono in centinaia di migliaia e tornarono in poche migliaia; che nobili e potenti dell'una e dell'altra parte, allora come oggi, non ebbero danni, e così via

.... Avendo presenti anche correnti storiografiche di grande interesse, che hanno messo in evidenza una storia fatta della vita concreta di ogni giorno evitando di privilegiare la storia fatta studiando gli archivi diplomatici e basta, si può mostrare la città medioevale nella sua realtà: la vita dei poveri, dei malati, degli emarginati, degli operai delle botteghe artigiane, dei servi, dei contadini.

...Non andrebbe bene nemmeno la storia degli Indios (chiamiamoli così, senza alcuna distinzione; come se dalla Norvegia al Ruanda definissimo con un solo termine i popoli che ci sono) che sono stati sterminati e non lo si sarebbe dovuto fare (sottinteso: bisognava convertirli al cattolicesimo con le buone e "civilizzarli", dopotutto erano creature di dio; è questa la tesi del frate Las Casas, che certo per i suoi tempi non era tesi da poco, ma che oggi avremmo gli strumenti per leggere in modo meno accondiscendente). Credo che scrivere e raccontare la storia di questi fatti con altri contenuti, significhi intanto andare a cercare chi, anche allora, faceva un discorso radicale, affermando il diritto dei nativi d'America a vivere come gli pareva

.... Ma detto questo bisogna capire e raccontare quei fatti perché si prenda coscienza, oggi, della natura violenta e ingiusta di sistemi sociali dentro cui ancora viviamo.

...Sull'impresa di Colombo bisogna poi dire perché fu fatta, dire i motivi reali, non tirare fuori le balle della storia patriottarda e celebrativa di cui ho detto; bisogna dire che in quel momento le casse dello Stato spagnolo erano vuote per l'estenuante guerra di "riconquista" contro i musulmani; e per riempire queste casse quale migliore modo dell'andare a "prelevare" le "ricchezze d'Oriente"; bisogna dire che i reparti dell'esercito spagnolo che avevano combattuto contro i "Mori" andavano impiegati altrove: se no, che fa un esercito se non fa la guerra; per cui, dopo aver massacrato o cacciato Mori ed Ebrei dal territorio di Spagna bisognava pure andare a massacrare e cacciare qualcun altro. Bisogna dire poi che c'era una situazione nel Mediterraneo (e in Europa) in cui le possibilità di espansione del mondo cattolico erano ormai finite: i Musulmani sulle coste del Nord Africa e nel Mediterraneo orientale, una borghesia in pieno sviluppo nel Nord d'Europa e in Europa centrale che sempre più andava staccandosi dal mondo mediterraneo e dal cattolicesimo di Roma (ci sarà fra breve la Riforma): per cui le gerarchie cattoliche e i regnanti ad esse legati, come quelli di Spagna, dovevano pur cercare altrove nuove terre da sfruttare e nuove genti da salvare

.... Se mi trovo a lavorare in una prima media in un anno in cui quotidianamente abbiamo di fronte il dramma della guerra in una qualche parte del pianeta (cosa tutt'altro che improbabile), potrò impostare un certo numero di lezioni su questo argomento e, scegliendo il modo migliore per non angosciare i miei giovani allievi che hanno il diritto sia di comprendere sia di non essere atterriti, mettere in evidenza gli orrori della guerra, parlare della responsabilità, fornire quegli strumenti minimi che consentano di neutralizzare e vincere la disinformazione, i luoghi comuni, le vigliaccherie culturali che televisione e giornali solitamente ci propinano su certi fatti.

...Se un ragazzo non fa queste cose perché gli abbiamo spiegato che si deve rispetto all'ambiente naturale, a chi è addetto alla pulizia delle strade e al pedone che per le strade cammina, quindi il suo atteggiamento è consapevole e non imposto, a mio parere siamo già su un piano più accettabile in cui la maggiore positività è data dal fatto che non abbiamo un individuo semplicemente addestrato, ma un individuo cosciente. Se poi a questo individuo gli chiariamo anche che il problema non è soltanto la carta delle caramelle per terra, ma soprattutto lo scarico delle auto, gli scarichi industriali, l'alterazione dei cibi, l'inquinamento dei posti di lavoro, la nocività del lavoro stesso che ammazza sempre più sia chi ce l'ha sia chi non ce l'ha e gli assassini rimangono non solo impuniti, ma onorati; se chiariamo che tutti questi elementi corrispondono e sono funzionali alle esigenze del profitto, quindi alle esigenze di una ristretta cerchia di persone che le soddisfano a danno dei più, ecco che il discorso si è fatto più radicale, potrei dire quasi "rivoluzionario" perché non più collocabile nella logica del sistema in cui viviamo.

...Bisogna poi far ragionare sul perché non siano considerate parolacce termini come guerra, sfruttamento, povertà, oppressione, violenza, e così via.

...Sono convinto che, parlando soltanto di scuola media inferiore per semplificare il discorso, un gruppo di alunni che per tre anni abbiano partecipato a lezioni impostate secondo gli esempi riportati, siano poi più aperti e più inclini alla critica, all'antiautoritarismo, all'uso solidaristico di razionalità, emotività e conoscenze.

...10 dover spendere ancora due parole per mettere in evidenza temi particolarmente significativi, cui dovremmo dedicare attenzione ed energie, curandone, oltre agli aspetti metodologici, quelli di contenuto: la questione ambientale, l'educazione sessuale, l'insegnamento della religione cattolica e il ruolo della televisione

.... Dedicare attenzione ai contenuti della sfera sessuale in modo che l'intervento educativo non sia repressione e assuefazione ai luoghi comuni, significa affrontare con gli alunni tutta un'ampia gamma di questioni e problemi partendo dalle esperienze, dalle esigenze e dal sentire di ciascuno, per giungere almeno a gettare le basi di un approccio critico al problema e, in prospettiva, a liberarsi dai pregiudizi e dalle paure. Questo è possibile discutendo di fatti e idee rilevati dai giornali, dando indicazioni di letture, essendo disponibili a rispondere sui numerosi quesiti cui l'alunno non trova risposte altrove, fornendo strumenti di decodificazione e riflessione su temi importanti come l'aborto, il divorzio, gli anticoncezionali, il ruolo della donna in questa società, l'AIDS, la pornografia, l'erotismo, il matrimonio, il controllo delle nascite e così via.

...In attesa che l'opposizione a un simile stato di cose sia costruita e sia buttata fuori dalla scuola pubblica una vergogna ereditata dal fascismo, da quarant'anni di democrazia cristiana e dal craxismo, i docenti anticlericali e antiautoritari, soprattutto se insegnano storia ed educazione civica, possono fare opera di chiarificazione su alcune questioni

.... Penso sia sufficiente discutere, dialogare con gli alunni citando fatti e contraddizioni (ad esempio, le streghe bruciate a milioni sui roghi, l'immensa ricchezza delle chiese a fronte della predicazione della povertà contenuta nel Vangelo, le Crociate che furono guerre di rapina e di conquista, i preti benedicenti ieri i gagliardetti fascisti e oggi quelli bosniaci o serbi o musulmani, sempre in nome del vero dio), far emergere problemi, seminare dubbi usando la metodologia della tolleranza e del rispetto reali

.... Sarebbe un ottimo strumento se fosse nelle mani della gente o di organismi finalizzati alla crescita culturale, alla conoscenza, alla reale comunicazione fra gli individui, a uno svago intelligente contrapposto al rimbecillimento; è, invece, uno strumento i cui effetti appaiono devastanti del modo di essere delle persone e dei rapporti umani perché la sua gestione è in mano a personaggi e organi ingordi e assetati di potere, i cui unici interessi sono il profitto, il dominio e la sopraffazione degli altri, l'imbarbarimento delle coscienze, del sentire e delle menti.

...I contenuti diversi in questo caso (o anche in questo caso) sono: conoscenza, idee, argomenti che si trattano in aula in contrapposizione a quelli ascoltati dalla TV; ma non sempre e non solo (non si può né si deve rincorrere la televisione): c'è pure la valorizzazione di modi diversi di giocare e di stare insieme, c'è la dimostrazione concreta della possibilità di belle cose nella vita di tutti i giorni, quella reale, cose che si possono costruire con le nostre mani al posto di quelle inesistenti, irreali e vuote che ci vengono propinate dalla TV.

...Un alunno che per molte ore al giorno, per più anni, siede su un banco fra il chiuso di quattro mura senza quasi potersi muovere, con poche possibilità di discutere, potrà anche chiudere le proprie orecchie agli eventuali contenuti ma sarà comunque marchiato e plasmato in un certo modo: sarà portato alla passività, sarà amorfo, avrà in mente modelli chiusi e gerarchici, non sarà capace di trasgressioni e rotture in positivo.

...Si sta chiusi, si sta seduti, si ascolta, si parla poco, si ripete quando ci è richiesto, molto spesso quando ci è richiesto di ragionare in realtà ci è richiesto di ripetere ragionamenti altrui, "alzate di ingegno" sono accettabili soltanto se nell'ambito del codificato e del riconosciuto, si è chiamati a partecipare solo formalmente e raramente la partecipazione assume i connotati dell'attività realmente costruttiva basata su proprie idee e atteggiamenti

.... E' evidente a volte quanto sia ridicolo il tentativo di fare i professori democratici da parte di individui che poi risultano, nella sostanza, uguali agli altri; non basta proporre la discussione né la lettura del giornale per essere su un piano diverso dal solito

.... Per fare in modo che chi è impegnato o intende impegnarsi nella scuola produca effetti concreti: innanzitutto contribuendo alla formazione di individui diversi; in secondo luogo costituendo nel corpo docente della scuola pubblica (in questo caso, è ovvio, sinonimo di scuola di stato) una rete di persone che col proprio agire mettano in discussione, criticando coi fatti oltre che con le parole, il modo di insegnare ora esistente. Metodi diversi credo ce ne possano essere tanti quanti sono gli individui che intendono praticarli, sebbene sia più corretto parlare di tentativi di utilizzare metodi diversi perché la struttura dentro cui stiamo agendo e il contesto più generale nel quale viviamo non consentono grandi sperimentazioni.

...Quando parlo di rapporti di reciproca correttezza intendo dire che voglio rispettare coloro che mi stanno di fronte non perché me lo impone, almeno sulla carta, il mio ruolo di docente, bensì perché coloro ai quali sono chiamato ad insegnare sono tutti portatori, in misura diversa, ma ugualmente valida, di ricchezza e di valori cui devo rispetto e dai quali posso trarre per me stesso arricchimento e occasione di maturazione. E, ugualmente, il rispetto nei miei confronti desidero conquistarlo attraverso la mia autorevolezza non la mia autorità, che rifiuto, attraverso le cose positive che posso dare ai miei allievi, attraverso l'esplicitazione della mia persona che essi devono conoscere ed accettare per quanto di valido ci può essere e rifiutare per quanto di negativo senza dubbio c'è.

...Posso eliminare in blocco le interrogazioni, spiegando agli alunni che io non sono un poliziotto o un giudice che devono interrogare, spiegando che per me hanno valore lo studio (dovrò scendere anche dentro questo termine per chiarire come lo intendo), la ricerca, il dialogo, l'arricchimento; non si studia per il voto, per il giudizio, per essere più bravi di un altro, per fare una gara; e queste cose devo dimostrarle nei fatti discutendone con gli allievi, praticando certi atteggiamenti e spiegando come intendo risolvere la questione là dove non posso fare altrimenti (ad esempio con le pagelle).

...Quando parlo di non repressione intendo soprattutto evitare che gli alunni se ne stiano sempre zitti e inchiodati al banco; ciò è possibile e costituisce quantomeno un principio di antiautoritarismo che conduce a due risultati tangibili: si lede di meno il benessere psicofisico dei ragazzi e, in secondo luogo, si dà pratica dimostrazione di come si possa convivere e lavorare senza oppressione e gerarchie, alla fine conseguendo pure risultati migliori.

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