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Reggio Approach: un esempio di pedagogia applicata.


Davide Suraci

Data di prima pubblicazione: 21 giugno 2000 - Ultimo aggiornamento: 09 Agosto 2015

Un modello di riferimento

Se ne parla in tutto il mondo (o quasi) da circa dieci anni, sta innescando dei positivi processi di emulazione, rinnovamento degli approcci alla didattica nelle primissime classi delle scuole di moltissimi Paesi ma, come al solito, in "casa nostra" se ne parla veramente poco. Si tratta del "Reggio Approach", una (non nuova) modalità di approccio pedagogico nella scuola dell'infanzia.
La parola d'ordine è: promuovere la formazione, fin dalla più tenera età, favorendo la maggiore (e migliore) integrazione possibile fra tutte le forme del linguaggio e dell'espressività umane.
Il principio cui si ispira il "Reggio Approach" si fonda sull'importanza della capacità non tanto dell'acquisizione delle molteplici forme del linguaggio ( il pedagogista Loris Malaguzzi ne aveva individuate un centinaio), quanto dell'"abitudine" dei futuri soggetti sociali a renderle "interscambiabili". In altri termini, sviluppando nei soggetti, fin dalla più tenera età, l'abilità nel trovare autonomamente delle nuove strategie di adattamento di fronte alle problematiche che la vita pone loro davanti, questi potrebbero mettere in campo delle risorse nuove, rafforzando nel contempo anche la fiducia in sé stessi e verso gli altri. La creatività, per esempio, potrebbe acquisire uno spazio maggiore di quanto le è dedicato attualmente nei curricoli della maggior parte delle scuole materne.
Considerato l'interesse dimostrato da numerosissime istituzioni accademiche statunitensi, svedesi, australiane e di molti altri Paesi stranieri, il Comune di Reggio nell'Emilia promuove nel 1994 il "Centro Internazionale per la Difesa e lo Sviluppo dei Diritti e le Potenzialità dei Bambini", noto come "Reggio Children", - Associazione senza fini di Lucro - cui affida il preciso compito di fornire servizi educativi e consulenze mirate alle problematiche afferenti all'educazione e formazione dei bambini più piccoli.


Senso di appartenenza e "piccoli patrimoni"

L'esperienza di alcuni anni sta dimostrando che l'idea presente alla base del"Reggio Approach"può essere adottata e configurata secondo le esigenze locali in altre parti del mondo. Si deve considerare che l'esperienza è in continua evoluzione in quanto la conoscenza degli insegnanti, che è paragonabile a quella dei ricercatori scientifici, viene accresciuta proprio dal feed-back con i piccoli allievi.

Il senso di appartenenza al gruppo e la massima facilitazione dei processi di comunicazione sono la chiave di volta di tutto il progetto, in quanto essendo ogni soggetto considerato come portatore del proprio, "piccolo" patrimonio personale di esperienza, gli viene data la possibilità di condividerla, in un reciproco scambio, con gli altri.
In un simile contesto, il bambino viene sollecitato a scrivere per lasciare traccia (il sé viene rivalutato), a discutere per risolvere i conflitti e a prendere decisioni equilibrate in modo cooperativo. I piccoli, apprendendo queste modalità di approccio ai problemi contribuirebbero, sia come singoli che come insieme di persone in relazione, a ridurre la conflittualità all'interno del gruppo.
I curricoli vengono elaborati tenendo conto di una notevole varietà di possibili esperienze che sono proposte attraverso le forme della comunicazione e dell' espressione coinvolgenti la manipolazione, la concettualizzazione, il grafismo, e, non da ultimo, il computer.
Durante l'anno scolastico è offerta a tutti la possibilità di assumere il ruolo di leadership (anzi viene sollecitato) all'interno del gruppo di "piccoli esploratori". L'approccio alla conoscenza viene così motivato; ognuno ha le sue "chances"; si trasmette la capacità di conseguire l'auto-consapevolezza dell'apprendere.


Il Metodo


Nella didattica tradizionale, l'integrazione tra le diverse forme del linguaggio è attualmente (anno 2000) molto limitata e ciò che caratterizza l'impostazione del "Reggio Approach" si dimostra innovativamente in contro-tendenza. Vediamo come:

- si parte dal presupposto che la plasmabilità comportamentale tipica dei bambini è detentrice di notevoli potenzialità di apprendimento;

- il bambino è al centro del processo educativo;

- il bambino è soggetto di diritti;

- il bambino può e deve essere sollecitato a esprimere il "sé";

- al bambino si può insegnare il rispetto per gli altri, insegnadogli che anche gli altri bambini sono "soggetti di diritti";

- è possibile rafforzare il senso di appartenenza al gruppo;

- i linguaggi attraverso cui è possibile esprimere il "sé" sono numerosi e bisogna proporli al bambino affinché egli possa esprimersi attraverso quello che gli è più congeniale;

- la funzione dell'insegnante è prevalentemente di indirizzo e di orientamento;

- le attività vengono sempre pianificate cooperativamente e, in questo è delineabile l'intento di offrire implicitamente ai bambini anche un modello comportamentale di cooperazione sociale, quale metodo e strumento preliminare per affrontare l'età adulta.


Non solo scuola per l'infanzia


L'esperienza, nata nella scuola per l'infanzia "Diana" di Reggio nell'Emilia, fin dal suo nascere ha trovato ben presto applicazioni anche nel settore della formazione nei livelli di scuola elementare e media. Uno dei casi che prenderemo ad esempio è quello del Project Approach Home Page dell' Università di Alberta, Canada. Allo stato attuale (giugno 2000) non è ancora possibile reperire in rete, attraverso i motori di ricerca (è possibile che le risorse, pur presenti in rete, non siano state ancora indicizzate) delle risorse in lingua italiana che trattino dettagliatamente delle applicazioni pratiche del "Reggio Approach". Per orientare i lettori di TerritorioScuola che sono interessati all'argomento, proveremo a suggerire alcuni riferimenti alle risorse relative alle esperienze estere, accompagnandole con un breve commento.

Reggio Emilia Approach (Risorse UNO su TerritorioScuola ODP)
(Agg.to il 12 Ottobre 2005)

Reggio Emilia Approach (Risorse DUE su TerritorioScuola ODP)
(Agg.to il 12 Ottobre 2005)

Database delle Scuole che adottano il Reggio Approach nel mondo. (Agg.to il 12 Ottobre 2005)

1863The Project Approach (di Lilian G. Katz) - formato Digest (inglese)-
1) Il Progetto Approach;
2) Descrizione del progetto di lavoro nei curricola della prima infanzia;
3) Distinzione tra temi, unità e progetti;
4) Descrizione delle attività incluse nel progetto di lavoro
5) Definizione delle fasi del progetto;
6) Fornire un esempio del progetto.


Del "
The Project Approach" esistono anche le versioni in lingua spagnola e cinese:

* El Método Llamado Proyecto
* SheJi HuoDong JiaoFa

Altri articoli relativi ad applicazioni del "Progetto Approach"

* A Developmental Approach to Assessment of Young Children
* Another look at what young children should be learning
* Child- Initiated Learning Activities for Young Children Living in Poverty
* Developmentally Appropriate Practice: What Does Research Tell Us?
* Encouraging Creativity in Early Childhood Classrooms
* Integrate, Don't Isolate--Computers in the Early Childhood Classroom
* Problem Solving in Early Childhood Classrooms
* Reggio Emilia: Some Lessons for U.S. Educators
* Resource Rooms for Children: An Innovative Curricular Tool
* Teaching Young Children about Native Americans
* The Benefits of Mixed-Age Grouping
* The Contribution of Documentation to the Quality of Early Childhood Education


1863Bibliografia delle risorse (a cura di Lella Gandini, Luglio 1998) consigliate per gli approfondimenti
Selected Resources about The Reggio Emilia Approach to Early Childhood Education
prepared by Lella Gandini, July 1998


1863Una vera e propria guida per genitori (lingua inglese), sul "Reggio Approach" compare a:
"How to evaluate and choose a school" , mentre Giordana Rabitti, in: An Integrated Art Approach in a Preschoolsottolinea l'importanza del trasmettere ai bambini una visione olistica dei processi del "fare" in quanto " unbambino ha bisogno di verificare tutto" attraverso un'integrazione fra tutte le attività. Una percezione abbastanza chiara di questa innovativa modalità di intervento si può evidenziare nel cosìddetto "Atelier delle Arti", un'area dedicata allo sviluppo delle arti grafiche e visive.


1863Aderire a una lista di discussione dedicata esclusivamente al "Reggio Approach", è possibile da: http://ecap.crc.uiuc.edu/listserv/reggio-l.html ; qui vengono fornite informazioni per l'iscrizione. Prima di accedervi, è possibile informarsi sui temi di discussione in corso e pregressi da: Archivio dei messaggi postati sulla REGGIO-L Approach.
Si possono visualizzare dei video relativi ai progetti omonimi direttamente a: http://ceep.crc.uiuc.edu/poptopics/reggio/regvid.html .

1863Molto interessanti sono le NewsLetters:

*
Innovations in Early Education: The International Reggio Exchange e
* Rechild (Reggio Children Newsletter)



1863Vi segnaliamo inoltre la Directory delle scuole U.S.A. che adottano il"Reggio Approach"


Presso la "Innovative Educators" È possibile leggere i dialoghi di una chat-line tenutasi fra i massimi esperti del progetto e consultare le schede descrittive di alcuni testi che, secondo la redazione di TerritorioScuola, possono essere un buon principio per intraprendere un'esperienza analoga anche nella propria scuola.


1863 "The Project Approach: An Evening of Sharing" è una relazione, molto dettagliata, presentata (22 novembre 1996) al Meeting annuale della National Association for the Education of Young Children.

Un contributo che merita, secondo noi, un'attenta lettura è What Should Children Learn? Making Choices and Taking Chances , in cui l'autrice, Rebecca S. New sottolinea l'importanza dell' insegnare ai bambini a fare scelte e a prendere decisioni in modo autonomo.

Conclusioni

È veramente curioso osservare che mentre mezzo mondo si interessa, da anni, a quanto sta accadendo di rivoluzionario in Italia relativamente alle nuove frontiere della pedagogia, moltissimi a livello istituzionale ignorino o facciano finta di non capire che la riforma dei cicli scolastici sia ancora tutta da ridiscutere e riprogettare. Forse in questo sta la risposta al "perché"le isole felici come quella di Reggio Emilia e di qualche altra città non siano ancora la regola. Ciò che sta accadendo (giugno 2000) in termini di riforma dei cicli scolastici ci dovrebbe fare riflettere moltissimo sul fatto che l'inizio è tutto.
Nelle riforme degli ultimi due-tre anni è stata più volte enfatizzata l'importanza del fattore creativo, ma dove sono i regolamenti e i decreti che dovrebbero favorire il substrato di attecchimento di tali nuove abilità e competenze?
Probabilmente, l'adozione dell'approccio filosofico che sta alla base del "Reggio Approach" comporterebbe il dover rimettere in discussione tutto l'impianto storico e culturale su cui si fonda l'attuale modo di concepire il peso assoluto e relativo dell'offerta e della qualità formative in Italia (e qualcos'altro).


Autore: Davide Suraci

21 giugno 2000 - Ultimo aggiornamento: 09 Agosto 2015

Approfondimenti e Risorse






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