50ª Divisione fanteria "Regina"
| 50ª Divisione fanteria "Regina" | |
|---|---|
| Descrizione generale | |
| Attiva | novembre 1940 - settembre 1943 |
| Nazione | |
| Alleanza | Potenze dell'Asse |
| Servizio | |
| Tipo | brigata |
| Ruolo | fanteria corazzata |
| Battaglie/guerre | campagna del Dodecaneso Battaglia di Rodi (1943) Battaglia di Lero Battaglia di Coo |
| Comandanti | |
| Comandanti degni di nota | Magg.gen. Michele Scaroina |
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| Voci di unità militari presenti su Wikipedia | |
La 50ª Divisione fanteria "Regina" era una grande unità del Regio Esercito.
Indice |
Storia modifica
Tra le forze, a Rodi per la Regina, si trovavano[1]: due reggimenti di fanteria (9° e 309°[2]) e uno di artiglieria, quest'ultimo equipaggiato con cannoni da 75/27, sotto il comando del generale di divisione Michele Scaroina. All'organico completo della divisione mancava un battaglione del 9º Reggimento fanteria che era di presidio a Scarpanto e il 10º Reggimento fanteria dislocato invece a Coo; il reggimento artiglieria era a Rodi e presidiava le postazioni sul monte Fileremo ed altrove; dal 1º marzo 1939 fino al 1942 rimase divisione binaria[3] di presidio in Egeo; nel 1942/43 alla Divisione venne assegnato il 309º Reggimento fanteria. Nel periodo tra il 1942 e il 1943 continuò la difesa costiera e territoriale delle isole del Dodecaneso fino agli eventi del settembre 1943[4]. Tra i compiti delle unità era il presidio degli aeroporti di Gadurrà e Marizza.
Organico modifica
Alla data dell'armistizio, l'organico della divisione era così composto, compresi alcuni reggimenti di altre divisioni aggregati temporaneamente[2]:
- 9º Reggimento fanteria
- I Battaglione e Cp. Comando
- 1ª Compagnia
- 2ª Compagnia
- 3ª Compagnia
- 4ª Compagnia
- II Battaglione
- 9a Cp. Mitraglieri
- III Battaglione
- 1ª Compagnia Mortai
- 2ª Compagnia Mortai
- 1º Plotone
- I Battaglione e Cp. Comando
- 10º Reggimento Fanteria
- I Battaglione
- Compagnia Mortai
- II Battaglione
- III Battaglione
- 9ª Compagnia
- 10ª Compagnia
- 12ª Compagnia
- V Battaglione
- 1ª Compagnia Mortai da 81
- 2ª Compagnia Mortai da 81
- I Battaglione
-
- Batteria accompagnamento
- 17ª Compagnia Fucilieri
- ? Compagnia Mitraglieri del 10°
- 50º Reggimento Artiglieria
- 5° Rgp. Artiglieria
- 36° Rgp. Artiglieria
- 309º Reggimento Fanteria
- 201ª Legione CC.NN.
- 252ª Compagnia Contraerea
- 36° Rgp. Art (LXXXI e XXXI Gr.)
- 136° Btg. del XXIX Gr.
- 295ª Batteria Mitraglieri
- 6ª Compagnia Mitraglieri
- 31° Regg. Fanteria (Div. Siena)
- I Battaglione
- 2 Batterie da 75mm
- 1 Batteria da 75/27mm
- 3a Cp. Mitraglieri Costiera
- 331° Regg. Fanteria (Div. Brennero)
- I Battaglione
- 24º Rgt. Art. II Gr. (Div. Brennero)
Battaglia di Rodi modifica
| Per approfondire, vedi battaglia di Rodi (1943). |
La mancanza di informazioni e l'esiguità degli ordini ricevuti dopo l'8 settembre 1943 posero Inigo Campioni, governatore del Dodecaneso, delle Cicladi e delle Sporadi settentrionali, in una situazione difficile quando la Wehrmacht gli chiese di collaborare. Sperando in aiuti britannici che non arrivarono mai, Campioni decise di resistere ai tedeschi, con un comportamento comunque incostante; in vari momenti alcuni tra i membri dello Stato Maggiore, tra cui il generale Briganti, invitarono ad una azione decisa contro i tedeschi che sfruttasse la superiorità numerica degli italiani, ma senza esito; ciò nonostante azioni isolate di piccoli reparti portarono a successi locali; tra questi un deciso attacco da parte di una unità di formazione al comando del capitano Ragni che attaccò un centro di resistenza a Rodi munito di armi automatiche costringendolo alla resa, e vari altri episodi, ma nel complesso, i tedeschi sopraffecero molti reparti della divisione che non avevano precisi ordini o che peggio ne avevano di non usare la forza. Dopo tre giorni di combattimenti, l'11 settembre la divisione si arrese col resto delle forze italiana a Rodi dovette alzare bandiera bianca e consegnare l'isola all'ex alleato.
Le truppe rimaste furono disarmate e inviate a scaglioni in campi di prigionia in Germania, mentre Campioni, che si era rifiutato di ordinare la resa alle altre isole da lui dipendenti, fu trasferito in Germania e quindi a Parma, dove venne processato da un tribunale della Repubblica Sociale Italiana e fucilato il 24 maggio 1944.
Battaglia di Lero modifica
| Per approfondire, vedi battaglia di Lero. |
La battaglia di Lero fu l'evento centrale della campagna del Dodecaneso. Il conflitto iniziò con gli attacchi aerei tedeschi del 26 settembre e culminò con gli sbarchi del 12 novembre, fino alla capitolazione delle forze anglo-italiane quattro giorni più tardi.
Nel 1942 il contrammiraglio Luigi Mascherpa venne incaricato del comando della base militare italiana presente nell'isola, che ospitava un cacciatorpediniere, alcuni MAS e 24 batterie di artiglieria costiera e antiaerea. Sull'isola era presente inoltre un aeroporto. Il tutto era presidiato da circa 8.000 uomini, in prevalenza marinai e soldati del 10º Reggimento della 50ª Divisione fanteria "Regina", il cui grosso delle truppe era capitolato a Rodi.
Dopo il proclama Badoglio dell'8 settembre 1943 annunciante l'armistizio italiano, il contrammiraglio Mascherpa rifiutò la resa alle truppe tedesche e, con l'aiuto di un distaccamento di 3.000 o 4.000 militari britannici comandati in un secondo momento dal generale Robert Tilney, organizzò la resistenza. Tra le unità impegnate dai tedeschi, figurarono varie truppe speciali facenti parte della divisione Brandenburg e alcuni Fallschirmjäger (paracadutisti).
La battaglia ebbe inizio il 13 settembre 1943 e proseguì fino al 16 novembre. L'isola venne sottoposta ad un pesante bombardamento aereo e ad un successivo attacco via terra, nei quali i tedeschi registrarono gravi perdite da parte delle batterie antiaeree e delle squadre antisbarco. Durante i bombardamenti tedeschi il porto di Portolago venne duramente colpito con elevate perdite civili, e furono affondate varie navi tra cui il cacciatorpediniere Euro, il cacciatorpediniere greco Vasilissa Olga e varie unità minori. Esaurita la capacità di resistere da parte degli italiani e dei britannici, i tedeschi occuparono l'isola. Dodici ufficiali vennero fucilati contrariamente alle leggi di guerra subito dopo la resa, insieme ad alcuni soldati, a causa della resistenza opposta.
Nella battaglia persero la vita 520 tedeschi, 600 britannici ed un centinaio di italiani. I militari catturati vennero in maggior parte internati in Germania, ma un cospicuo numero morì durante l'affondamento delle navi che li trasportavano a causa di siluri o mine[5]; una parte della guarnigione, presente sulle isole minori, riuscì a fuggire in Turchia dove venne internata fino alla fine della guerra.
Battaglia di Coo modifica
| Per approfondire, vedi Battaglia di Coo e Eccidio di Coo. |
La battaglia di Coo fu uno degli avvenimenti più importanti, insieme alla battaglia di Rodi e di Lero, della campagna del Dodecaneso.
Gli italiani, che dopo l'armistizio di Cassibile avevano deciso di rimanere fedeli al re Vittorio Emanuele III, ricevettero aiuti inglesi per respingere le forze della Wehrmacht che volevano impossessarsi dell'isola, strategicamente importante perché in essa di trovava un campo d'aviazione da cui gli aerei potevano alzarsi in volo e coprire tutto lo scacchiere del Dodecaneso. La resistenza offerta fu comunque scarsa e in due giorni i tedeschi completarono la conquista dell'isola.
Gli italiani, al momento dell'armistizio, avevano nell'isola[6]:
- il 10º reggimento di fanteria della 50ª divisione "Regina", meno una o due compagnie, e altre sezioni di artiglieria, per un totale di circa 4.000 uomini comandati dal colonnello Felice Leggio;
- tre stazioni di vedetta della marina;
- quattro aerei efficienti (due M.C.202, un G.50 e un C.R.42) e due piloti della Regia Aeronautica, schierati ad Antimachia e facenti parte di una sezione distaccata della 396ª squadriglia da caccia, stanziata a Rodi[7]. Non esisteva difesa contraerea.
Durante le prime incursioni su Antimachia i caccia, lasciati all'aperto, vennero distrutti a terra privando l'isola dell'unica difesa antiaerea disponibile. La resistenza fu accanita ma inutile. Membri dell'SBS imbarcarono soldati fino ad una settimana dopo la resa, ma la maggior parte dei britannici (900 soldati per la precisione) venne presa prigioniera. La sorte dei 2.100 prigionieri italiani invece fu ben diversa: essi vennero considerati dei traditori e 90 ufficiali, tra cui Felice Leggio, furono fucilati[8] nelle paludi di Linopoti.
Note modifica
- ^ I dati che seguono sono presi da: Levi 1993, pp. 6-8.
- ^ a b La 50ª divisione su Regio Esercito . URL consultato in data 12 novembre 2001.
- ^ Si intendeva binaria la divisione composta da due reggimenti di arma base, situazione superata dall'ordinamento ternario, che prevedeva tre reggimenti di fanteria raggruppati in una brigata ed un reggimento di artiglieria:
Gli ordinamenti e la dottrina del Regio esercito negli Anni Venti in icsm.it. URL consultato in data 25 aprile 2010.« La più importante innovazione fu la definitiva adozione della divisione ternaria, fin dal tempo di pace, ossia della divisione articolata su tre reggimenti di fanteria che formavano una brigata e un reggimento di artiglieria, oltre a unità minori. Il duce nel suo citato discorso del gennaio 1926 la definì: 'chiave di volta del nuovo ordinamento […] rappresenta una trasformazione organica radicale'. » - ^ 50ª Divisione di fanteria "Regina" in regioesercito.it. URL consultato in data 25 aprile 2010.
- ^ Le grandi tragedie dell'Egeo - dodecaneso.org . URL consultato in data 11 giugno 2011.
- ^ I dati che seguono sono presi da: Levi 1993, p. 357.
- ^ Chris Dunning, Solo coraggio!, Parma, 2000, Delta Editrice, p.121
- ^ Levi 1993, p. 497.
Bibliografia modifica
- Aldo Levi, Avvenimenti in Egeo dopo l'armistizio (Rodi, Lero e isole minori), Roma, Ufficio storico della Marina Militare, 1993. (ISBN non disponibile)
- Isabella Insolvibile, Kos 1943-1948. La strage, la storia, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2010.
Voci correlate modifica
Collegamenti esterni modifica
- Sito dedicato alle Forze Armate italiane durante la Seconda Guerra Mondiale
- 50ª Divisione Regina sul sito RegioEsercito.it










