Adele Bei

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on. Adele Bei Ciufoli
Bandiera italiana
Assemblea costituente
Adele Bei Ciufoli
Luogo nascita Cantiano
Data nascita 4 maggio 1904
Luogo morte Roma
Data morte 15 ottobre 1974
Professione sindacalista
Partito Partito Comunista Italiano
Gruppo Comunista
Collegio Ancona
Incarichi parlamentari
  • Segretario della Terza Commissione per l'esame dei disegni di legge
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Legislatura I
Gruppo Comunista
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Legislatura II e III
Gruppo Comunista
Collegio Ancona
Incarichi parlamentari
  • Componente della XI Commissione (Lavoro e previdenza sociale) - II legislatura
  • Componente della Giunta per i trattati di commercio e la legislazione doganale - II legislatura
  • Componente della VI Commissione (Finanze e Tesoro) - III legislatura
  • Componente della VII Commissione (Difesa) - III legislatura

Adele Bei, coniugata Ciufoli (Cantiano, 4 maggio 1904Roma, 15 ottobre 1974), è stata una sindacalista e politica italiana, membro dell'Assemblea costituente, senatrice e deputata del Partito Comunista Italiano.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Entrata nel Partito comunista nel 1925, negli anni successivi espatriò in Francia, da dove compì numerosi viaggi clandestini in Italia per svolgere attività di collegamento tra militanti antifascisti. Nel 1933 venne arrestata e condannata dal Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato a diciotto anni di reclusione: scontò sette anni e mezzo cui si aggiunsero due e mezzo di confino; fu liberata nell'agosto del 1943. Dopo l'8 settembre 1943, partecipò alla lotta partigiana a Roma, con il compito di organizzare le masse femminili.

Insieme alle altre dirigenti del Partito comunista clandestino (Laura Lombardo Radice, Marcella Lapiccirella, Egle Gualdi ecc.), Adele Bei idea e organizza gli assalti ai forni delle donne romane, evitando le comunicazioni telefoniche ma, grazie ai passa parola, coinvolgendo il maggior numero di donne possibile[1]: il 9 aprile, al Flaminio; tra il 20 e il 28 aprile, in Prati e al Trionfale; il 24 al Tiburtino III; il 28 e il 29 aprile, a Monte Sacro, Val Melaina e in Via Alessandria; il 3 maggio, ancora al Tiburtino III e l'azione si conclude cruentemente con l'uccisione di Caterina Martinelli, madre di sei figli, per uno sfilatino nella borsa della spesa. Si risolve violentemente anche l'assalto al forno Tesei, il 7 aprile 1944, con l'eccidio di dieci donne presso il Ponte dell'Industria[1].

Dopo la Liberazione, Adele Bei entrò a far parte della Consulta nazionale su designazione della CGIL. Il 2 giugno 1946 fu tra le 21 donne elette all'Assemblea costituente italiana, dove sedette come componente del gruppo parlamentare comunista: in particolare lavorò nella Terza commissione per l'esame dei disegni di legge. Successivamente fu eletta alla Camera dei deputati, sempre nelle file del partito comunista, nella II (1953-1958) e III (1958-1963) legislatura del parlamento repubblicano. Nel corso della I legislatura (1948-1953) sedette al Senato della Repubblica.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b Marisa Musu, Ennio Polito, Roma ribelle, Teti editore, Milano, 1999, pagg. 192-193

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • M. Addis Saba, M. De Leo, F. Taricone, Donne e Costituente: alle origini della Repubblica, Roma: Presidenza del consiglio dei ministri, Dipartimento per l'informazione e l'editoria, stampa 1996
  • S. Lunadei, L. Motti, M. L. Righi (a cura) È brava, ma...: donne nella CGIL 1944-1962, Roma, Ediesse, 1999.







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