Aequum Tuticum

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Aequum Tuticum
Civiltà Roma antica
Utilizzo vicus romano
Epoca Epoca romana
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Ariano Irpino



Aequum Tuticum è un vicus romano, individuato nei resti messi in luce presso Ariano Irpino.

Il vicus venne citato da Cicerone in una lettera indirizzata all'amico Attico del 50 a.C.[1], che lo descrisse come sosta obbligata verso l'Apulia.

In epoca adrianea era dipendente da Beneventum. Fu nodo stradale importante[2]: vi passò la via Traiana e successivamente la via Herculea e la via Aurelia Aeclanensis, che metteva in comunicazione la Traiana con la via Appia. Aequum Tuticum è inoltre citato nella Tabula Peutingeriana e nel'Itinerario Antonino.

I resti rinvenuti sono disposti su un pianoro presso il fiume Miscano e comprendono un tratto della via Traiana, due necropoli, un edificio termale datato al I secolo d.C., ambienti commerciali del II secolo.

L'insediamento subì i danni di un terremoto nella seconda metà del IV secolo. Nel V secolo una villa, con un ambiente decorato da un vasto mosaico policromo si insediò al di sopra di edifici più antichi. In seguito venne abbandonato entro il VI secolo.

Abbandonato in seguito fu rioccupato in epoca medievale con un nuovo impianto urbano che prese il nome di Sant'Eleuterio.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Cicerone, Epistulae ad Atticum, VI, 1, 1.
  2. ^ Giuliano Volpe, Contadini, pastori e mercanti nell'Abulia tardoantica, Bari 1996 (ISBN 8872281652) p.72 e nota 62.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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