Alberico I Cybo-Malaspina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Alberico I Cybo-Malaspina
Alberico I Cybo-Malaspina
Corona real abierta.svg

Marchese e Principe di Massa

In carica 6 giugno 1553-23 agosto 1568 (marchese)
23 agosto 1568-18 gennaio 1623 (principe)
Predecessore Ricciarda Malaspina
Successore Carlo I Cybo-Malaspina
Altri titoli Signore di Carrara, marchese di Carrara, conte e marchese di Aiello, barone di Paduli, conte e duca di Ferentillo, signore di Monteleone
Nascita Genova, 28 febbraio 1534
Morte Massa, 18 gennaio 1623
Sepoltura Duomo di Massa
Dinastia
Coat of arms of the House of Cybo-Malaspina.svg

Cybo-Malaspina

Padre Lorenzo Cybo
Madre Ricciarda Malaspina
Coniugi Elisabetta della Rovere
Isabella di Capua
Figli Alderano, Eleonora, Lucrezia, Caterina, Ferrante

Alberico I Cybo-Malaspina (Genova, 28 febbraio 1534Massa, 18 gennaio 1623) fu Marchese di Massa e Signore di Carrara dal 6 giugno 1553, Principe di Massa e Marchese di Carrara dal 23 agosto 1568, Conte (dal settembre 1566) e Marchese di Aiello, Barone di Paduli dal settembre 1566, Conte di Ferentillo dal 1549, Duca dal 1619, Signore di Monteleone dal giugno 1562 all'aprile 1565.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Lo stemma dei Malaspina

Figlio secondogenito di Lorenzo Cybo e di  Ricciarda Malaspina, primo capostipite della nuova linea marchionale dei Cybo-Malaspina, che unisce le due grandi famiglie. A seguito della morte del fratello maggiore Giulio nel 1548 e della madre nel 1553, all'età di ventuno anni divenne erede designato della casata Cybo-Malaspina[1] il 17 febbraio 1554 giorno in cui l'Imperatore Carlo V gli concesse l'investitura feudale, anche se non aveva compiuto l'età canonica di venticinque anni.[2] Nello stesso anno viene eletto luogotenente del Duca Guidobaldo II Della Rovere, Capitano Generale delle armi della Chiesa. L'anno successivo Alberico si attiva, senza successo, per fare di Massa una sede di vescovato.[3] Nel 1552 Alberico sposa Elisabetta Della Rovere, figlia del Duca di Urbino, Francesco Maria I Della Rovere che si era schierato a favore del giovane Marchese. In occasione della guerra per la conquista dello Stato di Siena, promossa da Cosimo I de' Medici, primo Granduca di Toscana, Alberico nel suo incarico di comandante militare inviò un contingente di circa 1000 dei suoi fanti in soccorso del Granduca.

A differenza della madre, Alberico mantenne rapporti di amicizia con la famiglia dei Medici, infatti nel 1565 fu testimone alle nozze del Principe ereditario di Toscana Ferdinando I. Nel 1557 inizia l'impresa di fortificazione di Massa e di Carrara. Nel frattempo i rapporti con i Signori di Firenze e con la nobiltà di Urbino gli valsero l'ingresso alla Corte di Filippo II, Re di Spagna, dove nel 1558 ottenne il titolo di Ciambellano e duecento scudi d'oro, insieme ad altri incarichi di prestigio, tra cui l'onere di rappresentare il Monarca in Francia, in occasione della morte di Enrico II, presentando ufficialmente le condoglianze della Corte spagnola alla vedova Caterina de' Medici.

Cybo-Malaspina
Sovrani di Massa, Carrara, Moneta ed Avenza
Coat of arms of the House of Cybo-Malaspina.svg

Ricciarda
Giulio I
Alberico I
Carlo I
Alberico II
Carlo II
Alberico III
Alderano I
Maria Teresa
Maria Beatrice

Alberico ambiva al titolo di Grande di Spagna, riconoscimento molto prestigioso che non ottenne, quindi deluso dalla Corte spagnola e approfittando dell'elezione del nuovo Pontefice Pio IV, avvenuta il 15 dicembre 1559, abbandona la Spagna per recarsi alla Corte pontificia, dove il nuovo Papa, discendente della Casata de' Medici, lo nominò Governatore di Monteleone, terra che confinava con i suoi domini di Ferentillo ereditati alla morte del padre.[4] Nello stesso anno Ferdinando I attribuisce agli Stati di Massa e di Carrara il <<privilegio di salvaguardia e difesa>> in data 25 febbraio, e subito dopo il 2 maggio, il <<privilegio della zecca>>.[5] Nel 1561 alla morte della moglie Elisabetta, Alberico si risposò nel 1563 con Isabella di Capua, figlia di Vincenzo, Duca di Termoli.[6]

Dopo l'esperienza spagnola e pontificia, Alberico fece ritorno nel suo Stato e pose la sua residenza a Massa dove trasformò l'impianto urbanistico e costruì edifici prestigiosi, in questo periodo si parlò di rifondazione della città che venne denominata <<Massa Cybea>> o <<Massa Nuova>>. Egli aveva provveduto alle esigenze della popolazione attraverso una serie di opere pubbliche, aveva circondato di mura i borghi, lastricato le strade e le piazze, aveva ampliato e modificato il palazzo signorile dei Malaspina, così che il 23 agosto 1568 l'Imperatore Massimiliano II elevò Massa in Principato e Carrara in Marchesato, col titolo per Alberico e i suoi successori di Principi del Sacro Romano Impero. Un altro riconoscimento formale, il titolo di Illustrissimo, lo ottenne dall'Imperatore Rodolfo II col Diploma del 17 giugno 1588, insieme alla facoltà di creare Conti Palatini e il privilegio di unire l'Aquila bicipite Imperiale e la parola <<Libertas>>, allo stemma della famiglia.

Il nuovo stemma di Alberico rappresenta la nuova dignità acquisita di Principe del Sacro Romano Impero, ed era così formato: spino fiorito dei Malaspina, la croce e banda a scacchi dei Cybo, nel cuore lo stemma mediceo, composto da sei palle rosse e una azzurra, caricata di tre gigli d'oro, il Principe vuole così ricordare che la nonna paterna era della casata de' Medici.[7] Ferdinando II con il Diploma del 25 agosto 1620, elevò Massa al rango di città imperiale. Alberico morì a novantaquattro anni a Massa il 18 gennaio 1623 dopo aver governato per settant'anni sul Marchesato e poi sul Principato di Massa[8] dove fu sepolto come aveva indicato nella Chiesa di San Francesco. Gli succedette il nipote Carlo I[9]

Massa Nuova o Cybeamodifica | modifica sorgente

Lo stemma dei Cybo-Malaspina
(litografia dell'Ottocento)
Veduta di Massa ante 1630

La fondazione della città di Massa risale al 10 giugno 1557, giorno in cui venne posata la prima pietra delle mura massesi. Alberico intervenne subito nell'assetto della nuova città, che rappresentò il suo potere. Inizialmente il Principe fece bonificare e spianare la Piazza di Bagnara e fece innalzare una fontana nella Piazza che venne poi chiamata Mercurio. Tra le due piazze si trova il Palazzo Ducale (Massa), a cui Alberico apportò modifiche e ampliamenti, tale da renderla una abitazione stabile ed elegante. Nello stesso tempo fece restaurare la chiesa di S.Pietro che si trovava in pessime condizioni. Prima fece restaurare il campanile, che venne fornito di nuove campane, e in seguito anche la canonica. Questo perché Alberico intendeva trasformarla in cattedrale, per darle nuova dignità.

Nello stesso periodo fece edificare il giardino rinascimentale del pomario, ricco di piante di agrumi e selvaggina, che si trovava in via Palestro di cui resta ancora oggi l'antico portale in marmo di << Pasquin e Pasquina>>.[10]

In un bando del 30 settembre 1579 il Principe volendo popolare quella parte di Massa chiamata Via Alberica e darle una definitiva sistemazione, aprì nuove strade demolendo vecchi edifici, sostituendoli con palazzi nuovi con cui unificò il vecchio assetto urbanistico con quello nuovo. Con un altro bando del 1594 per impedire lo spopolamento della parte vecchia di Massa, Alberico ordinò di aprire strade sicure e che in quella zona si vendesse il sale. Per la stessa motivazione fece costruire il monastero di S.Jacopo vicino alla Chiesa del Carmine che si trovava così fra le vecchie mura difensive e quelle più recenti.[11] Alberico fece ampliare e potenziò le strutture difensive del Castello Malaspina, per opporre resistenza alle nuove armi da fuoco.[12]

Le mura di Massamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mura di Massa.

Prima dell'insediamento del giovane Alberico I Cybo Malaspina, Massa non era una città, ma un agglomerato di borghi e piccoli nuclei abitati, disseminate nella pianura sottostante al castello e nella campagna. L'unica presenza urbana era la Massa Vecchia (Massa Vetus). Nel 1557 Alberico a soli ventiquattro anni iniziò il suo ampio progetto di fondazione urbana di Massa, la cosiddetta Massa Nuova o Cybea, nella quale sperimenta e applica le concezioni urbanistiche tardo-rinascimentali e pre-barocche.

Il Palazzo Ducalemodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo Ducale (Massa).
Palazzo Ducale di Massa, detto anche Palazzo Rosso

I Malaspina possedevano nell'antico Borgo di Bagnara una casa di modeste dimensioni che con Alberico I Cybo-Malaspina, dopo numerosi ampliamenti e trasformazione, diventò palazzo marchionale, principesco e infine elegante dimora dei sovrani, l'attuale Palazzo Rosso, colore che caratterizzava molti edifici cittadini legati alla dinastia, come la Villa della Cuncia, Villa Massoni, e la Villa della Rinchiostra.

L'antica casa venne incorporata nella nuova abitazione che Alberico scelse per se e la sua famiglia, modificandola a tal punto da farla divenire un simbolo di potenza. L'ampliamento prevedeva una nuova costruzione indipendente, ortogonale alla vecchia casa dei Malaspina, più alta e con facciata lato piazza grande.

Il Pomariomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pomerio Ducale.

Il 21 giugno 1557 il Marchese Alberico Cybo Malaspina fece realizzare il "giardino del pomerio" o "Pomario Ducale", collocato fuori dalle mura urbane, nella zona chiamata Camporimaldo o Campromaldo, contemporaneamente alla fondazione di Massa Cybea. Alberico provvide a far trasferire le piante di arancio dell'orto malaspiniano del Prado (il giardino vecchio), a quello di Camporimaldo, che si presentava incolto. Il giardino del Marchese era un quadrilatero circondato da alte mura, il cui interno era solcato da vialetti ortogonali che ne disegnavano la geometria.

La Villa della Cunciamodifica | modifica sorgente

La villa marchionale dei malaspina fu fatta edificare per volere di Alberico I Cybo Malaspina nel 1557, veniva chiamata volgarmente della Cuncia in ricordo dell'attività di conceria che si svolgeva in zona e serviva come punto di appoggio per le giornate dedicate alla pesca, infatti la villa è lambita dalle acque del fiume Frigido, ricche allora di trote e anguille. Alberico non contento della vegetazione del luogo, fece trapiantare dal vicino giardino di Camporimaldo, piante di agrumi.

La struttura della villa di colore rosso, è compatta, sormontata da una piccola torre merlata con caratteristiche toscane. Per la conformazione del terreno, la costruzione prevedeva stanze sul fronte e una scala che comunicava con i piani superiori, verso il poggio, in modo da non chiudere la luce alle stanze. Alcune stanze furono affrescate da Giovan Battista Ghirlanda, padre del ben più noto Agostino Ghirlanda.[13] I materiali impiegati erano pietre di fiume e di cava, solai a copertura in legno, scala in marmo. Col passare del tempo, e il susseguirsi di nuovi proprietari (Marchini, Giorgieri e Pellerano), la villa ha subito trasformazioni volumetriche che hanno mutato l'iniziale impostazione albericiana. Attualmente la villa della Cuncia è in stato di degrado.[14]

Le fontane nella Massa Cybeamodifica | modifica sorgente

Uno degli interventi più significativi per quanto riguarda la politica cittadina di Alberico, riguarda la realizzazione di fontane monumentali pubbliche all'interno dei centri urbani. Tutte le fontane sono realizzate in marmo e sono arredate da elementi simbolici e didascalici: iscrizioni, stemmi, decori. Numerose erano infatti le fonti ricche d'acqua che ornavano la città, ma solo poche di esse sono sopravvissute fino ai giorni nostri.[15]

Le principali sono la fontana del Mercurio nella omonima piazza e la fontana di Borgo del Ponte.

La Zecca Ducalemodifica | modifica sorgente

Il 2 marzo 1559 Alberico ottenne dall'imperatore Ferdinando I il privilegio di battere moneta nel proprio stato. Il sovrano prima di coniare le nuove monete fece un riallineamento del valore di quelle in vigore nel mercato massese. Dopo oltre un anno dalla concessione, il 26 luglio 1560, Alberico inaugurò la sua zecca. Gli stati di Massa e Carrara avevano così la loro moneta, che aveva corso legale nel territorio toscano e nelle Repubbliche di Lucca e di Genova.[16] Già nel periodo iniziale tra il 1560 e il 1568 la zecca realizza tutta una serie di pezzature in oro tra le quali degne di nota ben tre diverse tipologie di scudi e un raro mezzo scudo. In questo periodo vennero prodotti ben ventitré diversi tipi di monete in oro dalla zecca massese[17]che dopo il 1570, era collocata intorno all'area centrale di Massa Cybea, periodo in cui fu zecchiere a Massa, Giulio Romanelli dall'Aquila. La battitura delle monete avveniva in un edificio di Via Pietro Guerra, l'attuale Via Dante.[18]Il Marchese coniò monete d'oro e d'argento, tra di esse le principali erano: il mezzo scudo, la mezza doppia o scudo, la doppia e la quadrupla doppia; sulle monete di maggiore valore, Alberico fece incidere il proprio ritratto, nel rovescio invece lo stemma del suo casato, lo spino fiorito dei Malaspina, la banda scarlatta dei Cybo, le palle emblema della famiglia de' Medici. Le monete di argento di Alberico più diffuse erano il paolo e il mezzo paolo, di cui molte riportano la data di emissione. Le monete erano di ottimo conio, tanto che se ne tentò la falsificazione in più di un'occasione.[19] Nella scansione cronologica delle coniazioni in oro massesi, ci fu un lasso di tempo di tredici anni in cui, a differenza del periodo precedente e successivo, vennero coniati solo due tipi di monete in oro, esattamente due scudi. Il rallentamento delle coniazioni, si ha intorno all'anno 1568, nel quale Alberico ottenne dall'Imperatore Massimiliano II il titolo di Principe del Sacro Romano Impero. Nel 1588, anno in cui l'Imperatore Rodolfo II concesse al Principe di Massa il privilegio di poter fregiare il proprio stemma dell'aquila bicipite e del motto <<Libertas>>, la zecca massese riprese a coniare monete.[20] A Massa il toponimo “La Zecca” è stato attribuito ad una vasta zona di campagna sulla riva sinistra del fiume Frigido, posta al di là delle mura.[21] Anche il successore di Alberico, Carlo I coniò due nuove monete: la doppia da cinque e il ducatone o piastra, queste riproducevano davanti il ritratto del Principe e dietro lo stemma della casata Cybo. Con il Duca Alberico II la zecca riprese la sia attività e venne affidata nel 1665 a due maestri coniatori: Giovanni Margariti e Antonio Lagett. Questi tentarono delle falsificazioni, tanto che il parlamento di Aix denunciò il 27 dicembre 1667 il fatto che a Massa si coniavano monete di bassa lega che raffiguravano la Principessa d'Orleans. Il Duca di Massa dovette chiarire la vicenda con l'ambasciatore di Francia a Roma. Con le guerre di successione e la caduta del ducato la zecca di Massa chiuse l'attività. Maria Beatrice d'Este, ultima sovrana di Massa, tornò a coniare monete nel 1702 affidandosi però a una zecca milanese. Le antiche monete dei duchi di Massa e Carrara non erano più in vigore, neanche nei loro stati, erano divenute oggetto di collezione numismatica. La Duchessa per fare in modo che le monete da lei coniate entrassero in vigore nel suo Stato, dovette svalutare la moneta genovese, corrente anche a Massa e Carrara.[22]

Massa Pictamodifica | modifica sorgente

In una lettera del 1602 scritta da Alberico per l'amico Duca di Tribalda, troviamo una descrizione esauriente di come si presentava Massa all'epoca: "Massa è terra grossa di circa 1000 fuochi in un colle isolato di scoglio durissimo qual camina fin alla summità della Fortezza, che ha quasi da per tutto muraglie di quello; et è piazza di gran qualità per il sito, essendo sulla strada maestra di Toscana, Liguria e Lombardia et vicina al mare a tre miglia, con la bellissima pianura innanzi. Dal colle sopra detto s'estende il rimanente della terra al piano con fabbriche e strade belle, essendo tutta nova e fatta da Sua eccellenza da quaranta anni a qua, e tuttavia va crescendo, di modo che la muraglia nova con baluardi e la vecchia di sopra circonda poco meno di due miglia, e presto sarà fatta città."

Per queste sue case dipinte e i palazzi decorati con affreschi e graffiti, Massa Cybea veniva chiamata Massa Picta, cioè Massa dipinta. Il Principe per realizzare ciò, si avvalse di maestri operai che operavano in centri maggiori come Genova e Firenze, dove queste tecniche erano diffuse e utilizzate a livello urbanistico.[23]

Discendenzamodifica | modifica sorgente

Dalla prima moglie, Elisabetta della Rovere, Alberico ebbe un figlio:

Dalla seconda moglie, Isabella di Capua, Alberico ebbe quattro figli:

Alberico ebbe anche cinque figli naturali:

Ascendenzamodifica | modifica sorgente

Alberico I Cybo-Malaspina Padre:
Lorenzo Cybo
Nonno paterno:
Francesco Cybo
Bisnonno paterno:
Papa Innocenzo VIII
Trisnonno paterno:
Arano Cybo, viceré di Napoli
Trisnonna paterna:
Teodorina de Mari
Bisnonna paterna:
 ?
Trisnonno paterno:
 ?
Trisnonna paterna:
 ?
Nonna paterna:
Maddalena de' Medici
Bisnonno paterno:
Lorenzo de' Medici
Trisnonno paterno:
Piero de' Medici
Trisnonna paterna:
Lucrezia Tornabuoni
Bisnonna paterna:
Clarice Orsini
Trisnonno paterno:
Jacopo Orsini, signore di Monterotondo
Trisnonna paterna:
Maddalena Orsini dei signori di Bracciano
Madre:
Ricciarda Malaspina
Nonno materno:
Alberico II Malaspina, Marchese di Massa
Bisnonno materno:
Giacomo Malaspina, Marchese di Massa
Trisnonno materno:
Alberico I Malaspina, Marchese di Massa
Trisnonna materna:
Giovanna Malaspina dei marchesi di Verrucola
Bisnonna materna:
Taddea Pico
Trisnonno materno:
Francesco III Pico
Trisnonna materna:
Pietra Pio
Nonna materna:
Lucrezia d'Este
Bisnonno materno:
Sigismondo d'Este
Trisnonno materno:
Niccolò III d'Este
Trisnonna materna:
Ricciarda di Saluzzo
Bisnonna materna:
 ?
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Palandrani, Alberico e Massa, la città e il giardino, p. 18.
  2. ^ Bonatti, Massa Ducale, p. 65.
  3. ^ Giumelli e Maggini, Il tempo di Alberico 1553-1623, p. 172.
  4. ^ Bonatti, Massa Ducale, p. 65.
  5. ^ Giumelli, Maggini, Il tempo di Alberico 1553-1623, p. 172.
  6. ^ Giumelli, Maggini, Il tempo di Alberico 1553-1623, pp. 229-231.
  7. ^ Bonatti, Massa Ducale, pp. 65-72.
  8. ^ Palandrani, Guerra, Il libro a fumetti della storia di Massa, Appendice Lettera A.
  9. ^ Bonatti, Massa Ducale, p. 72.
  10. ^ Bonatti, Massa Ducale, p. 97.
  11. ^ Bonatti, Massa Ducale, p. 100.
  12. ^ Bonatti, Massa Ducale, p. 105.
  13. ^ Bonatti, Massa Ducale, p. 125.
  14. ^ Giumelli, Maggini, Il tempo di Alberico 1553-1623, pp. 197-198.
  15. ^ Giumelli, Maggini, Il tempo di Alberico 1553-1623, p. 187.
  16. ^ Bonatti, Massa Ducale, p. 88-89.
  17. ^ Giumelli, Maggini, Il tempo di Alberico 1553-1623, pp. 303-304.
  18. ^ Giumelli, Maggini, Il tempo di Alberico 1553-1623, pp. 317.
  19. ^ Bonatti, Massa Ducale, p. 89.
  20. ^ Giumelli, Maggini, Il tempo di Alberico 1553-1623, p. 304.
  21. ^ Palandrani, Guerra, Il libro a fumetti della Storia di Massa, Appendice Lettera Z.
  22. ^ Bonatti, Massa Ducale, pp. 90-91.
  23. ^ Palandrani, Alberico e Massa, la città e il giardino, pp. 171-175.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Favetti Carlo, Ferentillo segreta. Storia di un Principato, Terni 2005.
  • Giumelli, Claudio e Raffo Maggini, Olga , Il tempo di Alberico 1553-1623 : Alberico I Cybo-Malaspina: signore, politico e mecenate a Massa e a Carrara, Pisa, Pacini, 1991
  • Palandrani, Claudio e Brambilla, Federico (Illustratore), Alberico e Massa, la città e il giardino : una lettura in chiave ermetica dell'urbanistica e delle imprese di un principe del tardo Rinascimento, Massa, A.Ricciardi, 2003
  • Palandrani, Claudio (Testi e sceneggiatura), Guerra, Nicola (Disegni). Il libro a fumetti della Storia di Massa, Massa, Alberto Ricciardi Editore, 2004.
  • Pelù Paolo-Raffo Olga (a cura di), Il Feudo di Ferentillo nel tempo di Alberico Cybo Malaspina, Modena 2009.
  • Bonatti, Franco, Massa Ducale, Editore Giardini Pisa, per la Cassa di Risparmio di Carrara, 1987.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Predecessore Marchese e Principe di Massa Successore Coat of arms of the House of Cybo-Malaspina.svg
Ricciarda Malaspina 1553-1568
1568-1623
Carlo I Cybo-Malaspina







Creative Commons License