Alberto da Casalodi

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« Già fur le genti sue dentro più spesse / prima che la mattìa da Casalodi / da Pinamonte inganno ricevesse. »
(Dante Alighieri, Inferno, Canto XX, vv. 95-96)

Alberto da Casalodi (o Alberto II Casaloldo), conte, detto "Alberto il Giovane" (1230 circa – Casaloldo, 1288), è stato un politico italiano.

Stemma dei Casalodi

Biografiamodifica | modifica sorgente

Da Brescia a Mantovamodifica | modifica sorgente

Nato dal conte Bernardo forse intorno al 1230[1], Alberto II doveva avere già raggiunto la maggiore età nel 1254, anno in cui egli è attestato per la prima volta, come rappresentante di Brescia, in un atto di divisione del territorio di Mosio, già governato dalla sua stirpe, tra i comuni di Brescia e Mantova[2].

Fu uno dei maggiori esponenti della famiglia dei Casalodi, che derivarono il loro nome dal toponimo Casale Altum, un castello nei dintorni di Mantova, ma all'epoca in diocesi e distretto di Brescia, corrispondente all'attuale Casaloldo. Fu anche detto "il Giovane" per distinguerlo dal più famoso avo Alberto I Casaloldo, "il Vecchio", suo nonno, in quanto padre di suo padre Bernardo[3].

Dopo avere subito danni non lievi e gravi perdite di beni e di potere a causa del bando e delle confische dei beni di Asola e di Mosio comminati dal comune di Brescia alla sua famiglia dal 1240 al 1252[4], in seguito ai quali la casata si trasferì stabilmente in Mantova, nel quartiere di San Giacomo, nuovo centro dei suoi interessi, di cui comunque già godeva la cittadinanza, nel 1255 fu destinato a lui e ad altri conti di Casaloldo da Guglielmo II d'Olanda, che si intitolava re dei Romani, un diploma imperiale di conferma di tutti i possedimenti e i privilegi goduti precedentemente dai conti[5].

In Mantova l'ambizione e la sete di dominio dei conti riprese vigore, formando un partito che contendeva il primato alle altre famiglie principali racchiuse nei rispettivi quartieri: Grossolani e Bonacolsi nel quartiere di Santo Stefano; Poltroni ed Arlotti in quello di San Martino; Zanicalli e Gaffari in quello di San Leonardo.

La schiatta dei Casalodi, nel suo desiderio di acquistare in Mantova quella potenza che già aveva esercitato in Brescia, si trovò contro in particolare Pinamonte de' Bonacolsi e la nuova famiglia, in quegli anni emergente, dei Gonzaga. Quest'ultima, originaria, come rivela il nome, dal centro omonimo, ma a quell'epoca detenuto dai conti Casalodi, subì negli anni Sessanta del XIII secolo una confisca di alcuni beni per opera del comune di Mantova, ma su istigazione dei Casaloldo, gelosi dell'ascesa dei Gonzaga e a loro contrapposti; in questo modo, però, i Casalodi non si accorgevano di fare il gioco dei Bonacolsi[6].

"La mattia da Casalodi"modifica | modifica sorgente

Casaloldo, lapide a memoria dantesca (Inferno, canto XX) posta sulla Torre Casalodi

Nell'anno 1272 Alberto da Casalodi, partigiano guelfo e alleato del conte Ludovico di Sambonifacio, che nel 1269 aveva preso il pieno potere in città anche con l'aiuto dei conti di Casaloldo[7], si lasciò sopraffare da Pinamonte de' Bonacolsi, ghibellino, che dopo aver spinto il Casalodi a cacciare alcune famiglie turbolente, ma del partito guelfo, approfittò dell'indebolimento della fazione avversa per cacciarlo e prendere il potere in città.

I successivi esili di massa e esecuzioni sommarie spopolarono tanto la città, da essere ricordati da Dante Alighieri, il quale prende occasione dal racconto di Virgilio sull'origine di Mantova per alludere a questo contrasto tra i Casalodi ed i Bonacolsi (Inferno, Canto XX, 95-96):

« Già fur le genti sue dentro più spesse / prima che la mattìa da Casalodi / da Pinamonte inganno ricevesse". »

Cioè, come spiegato già dai commentatori antichi di Dante, la città di Mantova fu assai più fiorente di magnati e potenti prima che Pinamonte Bonacolsi ne ottenesse la signoria ingannando il conte Alberto di Casaloldo, il quale, avendo all'epoca una posizione di primo piano in città, conquistata la sua fiducia e la sua protezione, scioccamente accettò i consigli di Pinamonte di bandire gli avversari di quest'ultimo, segnatamente gli aderenti al partito degli Este, cosicché al cattivo consigliere fu facile, per il malcontento che suscitò contro Alberto II, impadronirsi del governo di Mantova e tenerlo, dapprima come rettore insieme al conte Federico di Marcaria, lontano parente del Casaloldi, poi da solo con il titolo di capitano perpetuo della città e del popolo e con l'autorità di signore[8].

La cacciata dei Bonacolsi del 1328 di Domenico Morone: evento analogo a quello che si era verificato nel 1272 con la cacciata di Alberto Casalodi da Mantova

In particolare, il Bonacolsi, che desiderava il governo della città virgiliana, fattosi amico dei Casalodi già dal 1268, li utilizzò per far nascere una rivolta e tentare così di scalzare dal dominio sulla città il marchese Obizzo II d'Este; egli però, insieme a molte famiglie mantovane - Gaffari, Zanicalli e Stanziali -, uscirà effettivamente di scena solo l'anno seguente, abbandonato dai Casaloldi, suoi ex-alleati, istigati in tale direzione per l'appunto da Pinamonte.

Rimasti al potere il conte Ludovico di Sambonifacio ed i Casaloldo, Pinamonte, dopo aver persuaso il conte Alberto II a relegare alcuni nobili del luogo fuori città, con il preciso scopo di accrescere il favore popolare e di allontanare eventuali rivali alla presa di potere, si liberò dei Casalodi, ignari e sprovveduti, del San Bonifacio e dei pochi nobili a loro fedeli nel 1272, facendo insorgere il popolo con false accuse[9]. Ciò avvenne il 28 luglio 1272[10].

Il conte San Bonifacio si rifugiò a Brescia, i Casaloldo ripararono invece nella loro Gonzaga[11].

L'esilio e la mortemodifica | modifica sorgente

Per volontà di Pinamonte il conte Casalodi venne dichiarato nemico del comune per mezzo di un pubblico decreto[12].

Nel 1274 i beni in Mantova dei conti Casaloldi, obbligati all'esilio perpetuo, furono confiscati e in parte concessi proprio ai Bonacolsi, in parte ai Gonzaga, e questo perché questi ultimi si trovavano in aperta rivalità con i Casaloldo per il predominio sul castello di Gonzaga[13].

La segreta intesa fra Pinamonte e i Gonzaga per estromettere i comuni rivali Casaloldi appare evidente proprio nel fatto che i primi, quale immediata conseguenza della cacciata del conte Alberto II, ebbero restituiti i loro beni precedentemente sequestrati, ed in più la prebenda del conte Filippo da Casaloldo, canonico della cattedrale Mantova. La effettiva potenza dei Gonzaga, futuri signori di Mantova, si affermò quindi solo in conseguenza della caduta dei Casaloldo ed a spese di essi, in particolare dopo il 1278[14].

Il conte Alberto II, profugo e bandito da Mantova, inizialmente si ritirò con i suoi parenti nel castello di Gonzaga; ma quando anche quest'ultimo loro rifugio in terra mantovana fu loro tolto nel 1278 da un drappello di mantovani d'accordo con Pinamonte, il quale si fece forte del bando imperiale già lanciato da Federico II contro i Casaloldo negli anni 1213, 1220 e 1221, proprio per la restituzione di Gonzaga[15], allora Alberto II forse ritornò in Brescia, come fece il conte Filippo, vescovo eletto di Mantova, o forse si ritirò a vivere nella terra avita di Casaloldo, ove morì nel 1288, e fu secondo D'Arco sepolto nella vicina Asola[16]. Fece però in tempo ad essere tra quei conti di Casaloldo che presentarono prima al comune di Brescia, nel 1285, poi al monastero del Polirone, forse nel 1286, domanda, corredata da tanto di diplomi imperiali, per essere reintegrati in quella parte dei loro possedimenti che era andata perduta[17].

Discendenzamodifica | modifica sorgente

Alberto ebbe sicuramente un figlio, il conte Roberto Casaloldi, sposato con Beatrice Casadraghi, nobile e ricca casata mantovana, morto a Bologna nel 1335[18], e forse un altro figlio di nome Brandano.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Nel 1240 infatti Alberto da Casalodi non era ancora ricordato in un decreto del comune di Brescia, in cui figuravano invece il padre e gli zii, evidentemente in quanto minorenne: LIBER POTHERIS 1899, doc. CLXIV, col. 831.
  2. ^ LIBER POTHERIS 1899, doc. CLXIX, col. 837: Anno 1254, ottobre 14, Mosio: trattato stipulato tra i comuni di Brescia e Mantova per la delimitazione dei confini del comune di Mosio, già parte del territorio dei conti Ugoni-Longhi, e la spartizione dello stesso fra i loro territori. MARCHETTI LONGHI 1961, n. XI, pag. 293; BONAGLIA 1991, pag. 25.
  3. ^ D'ARCO 2002, pagg. 54-55.
  4. ^ LIBER POTHERIS 1899, doc. CLXIV, col. 831; doc. CLXX, col. 851: anno 1240, maggio 7, settembre ?, Brescia: il comune di Brescia mette al bando i conti Ugonidi; MARCHETTI LONGHI 1961, pagg. 140-141; D'ARCO 2002, pag. 55.
  5. ^ MARCHETTI LONGHI 1961, doc. X, pagg. 291-292; BONAGLIA 1991, pagg. 25, 67-70, 233-234: anno 1255, maggio 26, Antuherpia: il re tedesco, già conte d'Olanda, conferma ai conti di Casaloldo Antonio, Alberto II, Bonacorso e Guifredo tutti i beni e i diritti feudali posseduti in passato, con particolare riferimento ai privilegi loro concessi dall'imperatore Ottone IV nel 1210 e nel 1212. Il diploma fu richiesto a re Guglielmo dai conti proprio nella speranza di poter riottenere i loro diritti, specialmente quelli di area bresciana, appena in parte perduti: FE' D'OSTIANI 1899, pagg. 40 e segg.
  6. ^ MARCHETTI LONGHI 1961, pagg. 142, 146; LUZIO 1913, pagg. 9 e segg., 21.
  7. ^ BREVE CHRONICON MANTUANUM 1968, pagg. 84-91.
  8. ^ MARCHETTI LONGHI 1961, n. 12, pagg. 146-147; SCARTAZZINI 1896; BENVENUTO DA IMOLA; SAPEGNO 2005: La popolazione di Mantova fu già più numerosa, prima che la stoltezza (mattia) del conte Alberto da Casalodi subisse l'inganno di Pinamonte dei Bonaccolsi, il quale s'impadronì della signoria della città nel 1272 e la tenne fino al 1291; PASQUINI-QUAGLIO 1998; SERMONTI 2001, pag. 372.
  9. ^ MAFFEI 1990, pagg. 623-624; FE' D'OSTIANI 1899, pagg. 40-44; BREVE CHRONICON MANTUANUM 1968, pagg. 89, 91; SISSA 1983, pag. 68; VAINI 1986.
  10. ^ Facta comparatione inter ipsum potestatem, comitem Lodovichum de Verona et comites de Casalolto cum suis amicis ex una parte, et domnos Fedricum comitem de Marcharigia et Pinamontem de Bonacolsis cum suis amicis ex alia parte, die iovis quarto exeunte iulii expulsus fuit dictus potestas de regimine civitatis Mantue: BREVE CHRONICON MANTUANUM 1968, pag. 90.
  11. ^ (Federico e Pinamonte) excomiaverunt dictum comitem Lodovichum, qui ivit Brixie ad standum...et comites de Casalolto exierunt Mantue et iverunt Gonzagam: IBIDEM.
  12. ^ Duximus statuendum quod nulla persona vel forensis ecclesiastica vel secularis vel alicuius alterius conditionis audeat vel presumat dicere vel tractare modo aliquo, nec verbum dicere vel movere de pace seu tregua aliqua facienda inter Commune et homines Mantue et comites de Casaloldo et eorum filios et seguaces, minacciando ai trasgressori la pena di morte: decreto forse del 1275, in D'ARCO 2002, pagg. 55-56.
  13. ^ Multa damna occasione presentis guerre in terris et pertinentiis Gonzage facto et malis operibus comitum Casaloldi statuendum duximus et firmandum quod Antonius de Gonzaga pro restitutione damnorum habere debeat prebendum domini Philippi comitis: D'ARCO 2002, pagg. 56, 59; MARCHETTI LONGHI 1961, pagg. 146-147; SISSA 1983, pag. 68; MANTOVA LA STORIA 1958, pag. 273. Una eco di questo sequestro si trova in un documento del 1300, maggio 3, in NICOLINI 1959, doc. CCLXX, pagg. 214-216.
  14. ^ MARCHETTI LONGHI 1961, pag. 147.
  15. ^ BREVE CHRONICON MANTUANUM 1968, pagg. 108-109; SISSA 1983, pag. 68; FE' D'OSTIANI 1899, pagg. 44-45.
  16. ^ D'ARCO 2002, pagg. 56, 59.
  17. ^ Anno 1285, giugno 2, Brescia: dichiarazione pubblica di originalità dei documenti presentati, ossia dei diplomi concessi dai sovrani ai conti di Casaloldo (1210-1255): BONAGLIA 1991, pagg. 53-55, 225-226, 235-236. Anno 1286? o 1287?, i conti Alberto, Guido, Baldovino, Bernardo, Simone, Metamoio, Pietro da Casaloldo, tramite il loro procuratore di nome Giorgio, rivolgono all’abate del Polirone Giovanni la domanda di essere riammessi nell’investitura dei feudi di Gonzaga e di Bondeno di Roncore - oggi Bondanazzo di Reggiolo -: SISSA 1983, pagg. 68-69; LUZIO 1913, pag. 23.
  18. ^ Lo prova la seguente dichiarazione, datata 1343: Comes Albertus (de Casalalto) mortuus est jam quinquaginta quinque anni vel circa in terra Casaloldi relicto solo filio suo Roberto; quod pubblica vox et fama est quod dominus Albertus cum omnibus alijs comitibus de Casaloldo bannitus et expulsus fuit pro parte tempore dominationis domini Pinamontis de Bonacolsis tunc gubernatoris civitatem et districum Mantue; item super eo quod sunt plures sexaginta anni ex quibus expulsi fuerunt comites de Casaloldo pro parte dominationis domini Pinamontis predicti. D'ARCO 2002, pagg. 57-58.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Vittorio Sermonti, Inferno, Rizzoli, 2001.
  • Umberto Bosco, Giovanni Reggio, La Divina Commedia - Inferno, Le Monnier, 1998.
  • Carlo D'Arco, Documenti patrii: Della famiglia Casalodi, e documenti relativi, in Casaloldo nel tempo, a cura del Circolo didattico di Castel Goffredo e del Comune di Casaloldo, 2002, pagg. 50-60.
  • Angelo Bonaglia, Storia di Montichiari, Zanetti editore, Montichiari, 1991.
  • Giuseppe Marchetti Longhi, Il Cardinale Guglielmo de Longis de Adraria di Bergamo, Roma, Staderini, 1961.
  • Liber Potheris Communis Civitatis Brixiae, a cura di F. Bettoni Cazzago, L. F. Fè D'Ostiani, in Historiae Patriae Monumenta, vol. XIX, Torino, Fratelli Bocca, 1899.
  • Giuseppe Sissa, Storia di Gonzaga, Mantova, Accademia Virgiliana, 1983.
  • Scipione Agnello Maffei, Gli Annali di Mantova, vol. II, Tortona, 1675 - Ristampa anastatica: Forni, Bologna, 1990.
  • Breve Chronicon Mantuanum, Seconda edizione a cura di E. Marani, Mantova, Istituto Carlo D'Arco, 1968.
  • F. L. Fè D'Ostiani, I conti rurali bresciani del medioevo, in Archivio Storico Lombardo, XII, Milano, 1899.
  • Mantova, La Storia, vol. I, a cura di G. Coniglio, Mantova, Istituto Carlo D'Arco per la storia di Mantova, 1958.
  • Mario Vaini, Dal Comune alla Signoria. Mantova dal 1200 al 1328, Milano, F. Angeli, 1986.
  • Alessandro Luzio, I Corradi di Gonzaga signori di Mantova, Milano, Cogliati, 1913.
  • Ugo Nicolini, L'archivio del monastero di S. Andrea di Mantova fino alla caduta dei Bonacolsi, Mantova, Coi tipi della tipografia industriale mantovana, 1959.
  • Benvenuto da Imola, Comentum super Dantis Aldigherii Comediam, Inferno, canto XX, vv. 94-96.
  • G. A. Scartazzini, Casalodi, in Enciclopedia dantesca, vol. I, Milano, U. Hoepli, 1896, pag. 330.
  • Dante Alighieri, La Divina Commedia, Inferno, a cura di E. Pasquini e A. Quaglio, Milano, Garzanti, 1998, pag. 219, vv. 94-96.
  • Dante Alighieri, La Divina Commedia, Inferno, a cura di Natalino Sapegno, Enciclopedia dantesca - Biblioteca Treccani, vol. I, Milano, A. Mondadori, 2005, vv. 94-96, pag. 236.

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