Alessandro Brucellaria

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Alessandro Brucellaria detto Memo (Carrara, 25 maggio 1914Carrara, 2 febbraio 1998) è stato un partigiano e politico italiano.

Gioventùmodifica | modifica sorgente

Nasce da una famiglia operaia carrarese. Fin da giovane lavora come scalpellino, un lavoro molto diffuso nella Carrara di quel tempo. Tra i 17 e i 18 anni milita nelle file della Carrarese, squadra locale di calcio, nel campionato di prima divisione, ricoprendo il ruolo di mediano. Già durante questi anni dimostra una grande capacità comunicativa che lo caratterizzerà anche nel rapporto con i suoi compagni partigiani durante la Resistenza. Nel 1931 insieme a Carlo Andrei detto “Pipa”, inizia a muovere i primi passi da antifascista e nel 1938 si iscrive al Partito Comunista d'Italia (clandestino). È attivista comunista clandestino che svolge la sua attività fra i compagni del laboratorio di marmi della ditta “Ottavio Dell’Amico” e in mezzo ai giocatori e sportivi della Carrarese.

Seconda guerra mondialemodifica | modifica sorgente

Monumento al "Memo", Cimitero di Turigliano, Carrara

Il 25 luglio 1943, a seguito della caduta del fascismo, Brucellaria partecipa alla formazione del Comitato di Salute Pubblica, che in seguito diventerà Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) di Apuania. In questo periodo ricevette il soprannome di Memo. L’8 settembre 1943 ha inizio la resistenza con le prime azioni partigiane, si formano le prime squadre dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica). In questo periodo il Memo fa parte della formazione Giuseppe Ulivi, costituita da 17 partigiani. Nella notte tra il 14 e il 15 luglio del 1944 la “Ulivi” assalta la caserma della guardia repubblicana a Carrara per rifornirsi di armi. A seguito di questa operazione, un'assemblea formata da partigiani, “elegge” il Memo come comandante della formazione “Giuseppe Ulivi”. Il 9 agosto 1944 la Ulivi assieme ad altre 9 formazioni danno vita a Tenerano alla 1ª brigata partigiana Ugo Muccini, per volontà del Comitato di Liberazione di Carrara e del Comitato di Liberazione di Sarzana (SP). Il 17 agosto del 1944 la formazione Ulivi attacca a Bardine di San Terenzo monti (Provincia della Spezia) il 16º Gruppo Corazzato Esplorante delle SS tedesche composto da 17 militari; la formazione vince lo scontro perdendo un partigiano (Venturini) e procurando un ferito grave (Roberto Vatteroni), mentre tra le file tedesche sopravvive solamente un militare che si dà alla fuga. In risposta a questo attacco, come rappresaglia, la mattina del 19 agosto una lunga autocolonna della Reichsführer giunge nell'abitati di Bardine e San Terenzo Monti. I reparti coinvolti nell’operazione sono quelli installati a Fosdinovo, la Feldgendarmerie divisionale comandata da Gerhard Walter, il 16º Gruppo Corazzato Esplorante (16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS") comandato dal maggiore Walter Reder. 53 prigionieri prelevati dalle carceri di Pietrasanta vengono legati con del filo spinato stretto attorno al collo ad alberi, siepi, pali di sostegno dei vigneti, nella stessa area in cui due giorni prima era avvenuto lo scontro con i partigiani. Dopo una lenta agonia, sono freddati con un colpo alla nuca. Altri nuclei tedeschi si spostano più a valle, verso la frazione di Ceserano, da dove risalgono il crinale fino al podere di Valla. Qui, a circa un chilometro da San Terenzo Monti, si erano rifugiate più di un centinaio di persone, in maggioranza donne, vecchi e bambini del paese. Intorno alle 13.30 i soldati impiegati in questa località ricevono il via libera per effettuare il massacro. I prigionieri, dopo la marcia forzata loro imposta subito dopo il rastrellamento, erano stati rinchiusi nei locali delle due case coloniche del podere, dove erano stati contati più volte. Vengono fatti uscire all’aperto e diretti sotto un pergolato nei pressi delle abitazioni. Qui i soldati, una volta radunati tutti gli ostaggi, fanno fuoco da distanza ravvicinata con mitragliatrici pesanti. Delle 106 persone rastrellate a Valla, 2 riescono a fuggire poco prima dell’esecuzione. A seguito di questo attacco la formazione si ritira sulle Apuane e si ingrandisce; sempre più persone vi aderiscono. Il 28 ottobre 1944, a Bosco di Corniglio nella provincia parmense, muore il partigiano combattente Gino Menconi di Avenza ed in suo ricordo la brigata Muccini prende il nome di 3ª brigata d’assalto Garibaldi “Gino Menconi” della quale il Memo rimane comandante. A distanza di pochissimo tempo, il 10 novembre 1944, avviene la prima liberazione della città carrarese da parte dei partigiani.

L'arresto e la Liberazionemodifica | modifica sorgente

Tra il 27 e il 28 febbraio 1945 con la collaborazione di una spia carrarese un gruppo militare, composto da un maggiore della marina tedesca, 2 marescialli e 18 marinai partiti appositamente da La Spezia, arresta il Comandante Memo mentre dormiva in via Groppini (Carrara) assieme ad altri partigiani. I tedeschi convinti di aver preso la “testa” delle brigate partigiane si dirigono verso i monti della Lunigiana con l’obbiettivo di compiere altre catture. Ma l’immediata mobilitazione della cittadinanza e del CLN Apuano li blocca portando alla liberazione del Memo e dei suoi compagni partigiani. Il 10 aprile 1945 la brigata Gino Menconi, che era la più consistente, assieme a tutti i partigiani e con l’ausilio della popolazione apuana attacca in maniera decisa i tedeschi arrivando alla liberazione di Carrara. In questo modo anticipano di un giorno l’arrivo degli Alleati Anglo-Americani che trovarono la città già liberata in gran parte.

Dopoguerramodifica | modifica sorgente

Alla fine del 1945 Brucellaria con altri compagni partigiani venne coinvolto in un fatto d’armi ed è costretto a fuggire in Cecoslovacchia, dove rimane per due anni ospitato dal governo, mentre alcuni partigiani furono arrestati. Diviene presidente dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) locale sin dal suo atto di fondazione. Una volta finita la resistenza, diventa imprenditore del marmo. Insieme ai figli lavora nella sua cava a Morlungo di Campocecina senza mai fare grandi fortune. Fu in prima fila nella “battaglia” contro la mafia per salvaguardare i bacini marmiferi apuani, divenendo presidente onorario del Consorzio Cave. Continua la sua attività politica all’interno del Partito Comunista Italiano portando avanti e consolidando la sua linea che lo aveva contraddistinto da partigiano. Dopo la caduta del muro di Berlino e in seguito del blocco sovietico, e il conseguente scioglimento del PCI è tra i primi fondatori del PRC (Partito della Rifondazione Comunista), dove milita fino alla sua morte assumendo il ruolo di Presidente della federazione di Massa-Carrara.

Muore il 2 febbraio 1998.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Governi Giancarlo, Hai visto passare un gatto nero. Il romanzo di Memo comandante partigiano, Marsilio Editori, ISBN 978-88-317-7047-7
  • Antonio Bianchi, Storia del movimento operaio di La Spezia e Lunigiana, 1861-1945 Editori Riuniti, 1975
  • Nardo Dunchi, Memorie partigiane, La Nuova Italia, 1957
  • Atti e studi Di Istituto storico della resistenza in Toscana, Istituto storico della resistenza in Toscana Istituto storico della resistenza in Toscana, 1958
  • Pietro Secchia, Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza La Pietra
  • Carmine Cicchetti ""L'attacco al Bardine". Colpevoli di una grande vittoria" in Poetiche e politiche del ricordo

Memoria pubblica delle stragi nazifasciste in Toscana, a cura di: Pietro Clemente, Fabio Dei, Carocci Editore, 2005

Voci correlatemodifica | modifica sorgente








Creative Commons License