Amyclae

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Amyclae era una mitica città, che secondo la tradizione era situata nella zona dei monti Aurunci e della piana di Fondi, nel Lazio meridionale.

Amyclae nelle fonti antichemodifica | modifica sorgente

Secondo le fonti sarebbe stata una colonia greca, fondata dai Laconi, sotto la guida dei Dioscuri e di Glauco, figlio del re di Creta Minosse: le fu dato un nome che ricordava molto quello di Amicla, figlio del fondatore di Sparta, Lacedemone. I Laconi si fusero poi con la popolazione indigena degli Ausoni, e il loro re Camerte, giovane e biondo figlio del rutulo Volcente, avrebbe combattuto contro Enea come alleato di Turno, venendo ucciso proprio dal capo troiano. [1]

La leggenda narra che Amyclae sarebbe stata abbandonata per un'invasione di serpenti, oppure perché i suoi abitanti, legati ad una setta pitagorica votata al silenzio, si sarebbero rifiutati di dare l'allarme all'arrivo dei nemici e sarebbero quindi stati sterminati in un attacco. La città era già data per scomparsa da tempo nel II secolo a.C.

Le ricerchemodifica | modifica sorgente

Fin dal Cinquecento gli studiosi hanno cercato di individuare il regno di Camerte nella pianura presso la città di Fondi, e in particolare nei suoi laghi o sommerso sotto di essi, poiché, dando per vera l'invasione di serpenti che avrebbe causato la scomparsa di Amyclae, ritenevano l'ambientazione geografica più adatta. La città è stata variamente collocata e identificata (per esempio con Sperlonga), senza particolare fondamento.

Nel 2006, due docenti dell'Università di Bologna e della Seconda Università di Napoli (Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli), hanno condotto ricerche su una collina immediatamente sovrastante Fondi, il monte Pianara: la vetta dista dal centro storico della cittadina laziale solo 2,5 km in linea d'aria e raggiunge rapidamente l'altitudine di 320 m s.l.m., con fianchi piuttosto ripidi. Sulla sommità del monte sono stati rinvenuti imponenti resti di un'estesa città e numerose coincidenze con i testi delle fonti antiche hanno portato ad ipotizzare che il sito potesse essere identificato con Amyclae.

Sulla cima del monte si conservano tratti di una cinta di mura poligonali per una lunghezza di circa 2,7 km e in alcuni tratti alte ancora fino a 4,5 m. La città scoperta si estendeva presumibilmente per circa 33 ettari e sembra essere fiorita tra il VI e il IV secolo a.C. Controllava da una posizione ben difesa la viabilità tra Lazio meridionale e Campania e sarebbe decaduta in seguito all'apertura della via Appia nella sottostante pianura 312 a.C. e del conseguente sviluppo di Fundi-Fondi, a cui si aggiunsero forse gli effetti di un violento terremoto: un tratto della cinta muraria sembra sprofondato in una dolina carsica che si sarebbe formata in seguito all'evento sismico, ed in alcuni tratti i blocchi risultano spostati rispetto alla originaria disposizione. L'urbanistica della città era articolata in terrazzamenti, sostenuti da muri di contenimento sempre in opera poligonale, che scaglionavano i declivi su piani paralleli, sui quali si disponevano le case e le strade.

Secondo altri studiosi però il centro abitato sull'altura di Pianara sarebbe di entità molto più ridotta, e dunque più plausibilmente riconducibile ad un insediamento da attribuire alle popolazioni italiche del luogo, forse i Volsci. Le tradizioni storiche relative ad Amyclae, peraltro, sembrano caratterizzate da più di un elemento mitico, e non è da escludere che in realtà un insediamento greco nel territorio fondano non sia mai esistito se non come creazione storiografica. Questo fenomeno, d'altronde, è ben noto in tutta la penisola italiana, e sono tanti i centri che secondo tradizioni già antiche sarebbero stati fondati da illustri eroi greci o troiani reduci dalla famosa guerra di Troia.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Virgilio, Eneide, X.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente








Creative Commons License