Antonio Corradini

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Antonio Corradini (Este (Italia), 6 settembre 1668Napoli, 12 agosto 1752) è stato uno scultore italiano.[1]

Monumento a Johann Matthias von der Schulenburg, maresciallo dell'esercito veneziano, situato a Corfù

È stato uno dei più rinomati scultori veneziani della prima metà del Settecento. Per i livelli di virtuosismo raggiunti nelle sue "donne velate" può essere annoverato tra i più grandi scultori italiani di tutti i tempi.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Poche e contraddittorie le notizie sul Corradini tanto che anche la sua data di nascita è controversa: la versione più probabile lo vede nato a Venezia da Gerolamo Corradini fu Gio Batta di professione veler (confezionatore di vele per le navi) e da Barbara in parrocchia di SS. Vito e Modesto. In ogni caso si trattava di una famiglia modesta. Per le notizie riguardanti l'apprendistato del Corradini l'unica fonte è Tommaso Temanza. Dopo il garzonato presso i tagliapietra, che in genere cominciava verso i 14-15 anni e durava in media 5 anni, Corradini fu lavorante presso Antonio Tarsia (1663c-1739), uno scultore di impronta classicistica, vicino ai modi di Pietro Baratta. In seguito sarebbe stato allievo di Giuseppe Torretti. Alcuni critici affermano che il suo stile sarebbe stato condizionato anche da Giusto Le Court e da Filippo Parodi. La prova d'arte dovrebbe essere avvenuta attorno al 1709. In quell'anno lavorò alla facciata della chiesa di San Stae a Venezia.

Nel 1711 risulta iscritto all'Arte dei Tagliapietra tra i lavoranti scultori. Nel 1713 aveva già bottega propria. Nello stesso anno esegue la statua di Sant'Anastasia a Zara per la chiesa di San Donato e, nel 1716-17, 18 busti e 2 statue per il giardino d'estate di Pietro il Grande a san Pietroburgo, il monumento al maresciallo von Schulenburg e la prima donna velata. Seguono un altare nel duomo di Rovigo (1718) e un altro altare per la cattedrale di Gurk in Carinzia (1719-20), nove sculture a Dresda (1719-1723) e due statue velate per san Pietroburgo (1722). Frattanto si sposa Con Maria Tarsìa, figlia dello scultore Antonio. Nel 1723 si adopera in prima persona per separare giuridicamente l'arte degli scultori da quella dei tagliapietra, formando un collegio a parte, che venne istituito nel 1724. Tuttavia non ebbe fin da principio il compito di guidare la nuova arte: nel 1725-26 forse ricoprì la carica di conservatore delle leggi e divenne priore nel 1727. Sono di questi anni alcune sculture per il monumento Manin nel duomo di Udine e per la chiesa di san Giacomo di Udine e l'altare del Santissimo nel duomo di Este (1722-25), opera interamente sua. Dal 1724-28 si occupa a Venezia del restauro della scala dei Giganti e delle sculture del Palazzo Ducale e della facciata della Torre dell'Orologio in Piazza San Marco. Dopo che il suo modello in cera è stato scelto dalla Signoria, nel decennio 1719-29 sovrintende alla ricostruzione del bucintoro ma non esegue le sculture in legno. Tra 1729-1730 si trasferisce in Austria, dove nel l733 viene assunto come scultore di corte, con lo stipendio di 1700 fiorini annui e l'indennità di alloggio di 500 fiorini.

Tuccia velata, palazzo Barberini, Roma

L'imperatore Carlo VI gli affida la decorazione della Josephbrunnen a Vienna e la realizzazione della Bundesladendenkmal di Győr (Ungheria). A Praga realizza il monumento funebre a Giovanni Nepomuceno nel duomo di san Vito con Fischer von Erlach. A Vienna realizza quattro figure che ornano i due altari laterali della cupola della Karlskirche e la costruzione di un teatro in legno e stucco destinato a spettacoli di combattimenti tra animali, lo Hetztheater. Nel 1736 viene processato assieme ad Antonio Galli Bibbiena scenografo di corte, per questioni riguardanti le corride che si tenevano in quel teatro, esistente già almeno in forma primitiva. Il 14 aprile 1738 un decreto imperiale concedeva per dieci anni la gestione del teatro a Galli Bibbiena, Antonio Corradini e Abraham Lopez loro socio. Questo teatro funzionò fino al 1749.Con la morte dell'imperatore Carlo VI nel 1740, della moglie nel 1741, di Fischer von Erlach nel 1742 e con l'affermarsi dello scultore Georg Raphael Donner, Corradini entra in un periodo di crisi: dopo una breve visita a Roma nel 1740, verso la fine del 1742 rientra a Venezia per trasferirsi subito dopo a Roma dove frequenta Giovanni Battista Piranesi con cui divide vitto e alloggio, nonostante l'imperatrice Maria Teresa lo abbia riconfermato scultore di corte. La permanenza a Roma si protrae oltre il dovuto e il 23 gennaio 1743 il Corradini chiede autorizzazione rimanere ancora a Roma pur ricevendo la sollecitazione a rientrare a Vienna. A Roma si dedica a scolpire una Vestale Velata realizzata senza committente (che rimase poi invenduta) ed è coinvolto nel problema del restauro della cupola di San Pietro, per la quale progetta otto modelli di statue colossali con cui caricare i contrafforti di tamburo della cupola per renderli più resistenti alla forza centrifuga. Scolpisce anche un busto di papa Benedetto XIV ed altre opere minori. Il 22 dicembre 1746 sposa in seconde nozze Anna Maria Pinelli, figlia di uno speziale alla dogana di terra, di trent'anni più giovane di lui.

Nel 1749 è a Napoli dove si lega alla massoneria napoletana e lavora nella Cappella Sansevero. Si tratta di una decorazione assai complessa e articolata di statue, basamenti, dossali tondi e bassorilievi, per cui prepara 36 modelli in creta, opera che rimane incompiuta per la morte dell'artista (12 agosto 1752). È sepolto nella chiesa parrocchiale di santa Maria della Rotonda il giorno stesso della sua morte.

Le cui opere si trovano ad Este (Altare del Sacramento nel Duomo), Venezia (S.Marco Evangelista, oggi al Museo Correr), al Museo del Louvre di Parigi (La donna velata), a Praga (Scrigno di S. Giovanni nella Cattedrale), a Roma (Vestale Tuccia di Palazzo Barberini), ove operò dal 1740 al 1744, quando si trasferì a Napoli per lavorare alle realizzazione della Cappella Sansevero, su commissione di Raimondo di Sangro, VII Principe di Sansevero, del quale condivideva la fede massonica.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cappella Sansevero.

Per la chiesa napoletana di "S.Maria della Pietà", o "Pietatella", meglio nota come Cappella Sansevero, realizzerà:

  1. Monumento a Giovan Francesco de'Sangro
  2. Il Decoro
  3. Monumento a Paolo de' Sangro
  4. La Pudicizia Velata

Sino a non molti anni addietro, si riteneva solo come "attendibile" l'attribuzione al Corradini del bozzetto del Cristo Velato presente nella Cappella Sansevero. Ora, l'ipotesi è pienamente confermata in termini inequivocabili dalla fonte più attendibile che si possa desiderare, il Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero che parla per mezzo del contratto stipulato il 25 novembre 1752 per atto del Notaio Liborio Scala, custodito presso l'Archivio Notarile di Napoli nel quale, fra l'altro, si dice: "una Statua.......giusta 'l bozzetto fattone dal fu Sig. Maestro Antonio Corradini....".

Altri scultori che lavorarono ad opere presso la Cappella Sansevero furono Francesco Celebrano, Giuseppe Sanmartino, Francesco Queirolo.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Antonio Corradini in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Giuliano Capecelatro, Un sole nel labirinto, storia e leggenda di Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, ed. il Saggiatore 2000;
  • Elio Catello, Giuseppe Sanmartino (1720-1793), ed. Electa 2004;
  • Antonio Coletti, Il Principe di Sansevero, ed. De Agostini 1988;
  • Bruno Cogo, Antonio Corradini scultore veneziano: 1688 - 1752, Este (Padova) 1996
  • Clara Miccinelli, Il Principe di Sansevero, verità e riabilitazione, ed. SEN 1982;
  • Sansone Vagni, Raimondo di Sangro Principe di San Severo, ed. Bastogi 1992.
  • Clara Miccinelli, Il tesoro del Principe di Sansevero - luce nei sotterranei ed. SEN 1984.
  • Lina Urban, "Intagliatori e doratori del Bucintoro nel settecento" in "Con il legno e con l'oro", Verona, Cierre Edizioni,2009 pp. 175–186.

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