Antonio Fonda Savio

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Antonio Fonda Savio (Trieste, 1895Trieste, 17 agosto 1973) è stato un militare, partigiano e imprenditore italiano.

A lui e ai suoi figli è stato intitolato un rifugio nel Gruppo dei Cadini di Misurina, il rifugio Fonda-Savio.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Ufficiale degli alpini, partigiano combattente, personalità della cultura della Venezia Giulia, Dalmata e Istriana.[1]
Come comandante partigiano (col nome di battaglia Manfredi) del Corpo Volontari della Libertà triestino, legato al CLNAI, guidò assieme ad Edoardo Marzari l'insurrezione cittadina di Trieste del 30 aprile 1945 contro gli occupanti tedeschi.

Dopo il 1º maggio dello stesso anno, occupata la città dalle milizie comuniste jugoslave, si adoperò attivamente a rischio della propria incolumità in difesa dell'italianità di Trieste, contro le mire annessionistiche del vicino stato.

La moglie di Fonda Savio fu Letizia Svevo, figlia dell'illustre letterato triestino Italo Svevo. La famiglia fu colpita da tragici lutti negli anni della seconda guerra mondiale: le disgrazie che coinvolsero prematuramente tutti i loro tre figli, Paolo e Pietro morirono nella Campagna di Russia, mentre il più giovane Sergio cadde a Trieste proprio in occasione dell'insurrezione della primavera del '45.

Onorificenzemodifica | modifica sorgente

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 27 dicembre 1968[2]
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1958[3]
Medaglia d'oro al merito civile (alla memoria) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile (alla memoria)
— Trieste, 2 maggio 2006[4]

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Beni culturali - visto 30 gennaio 2009
  2. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  3. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  4. ^ Rete civica Trieste - visto 30 gennaio 2009

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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