Azione liturgica della Passione del Signore

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Prende il nome di Azione liturgica della Passione del Signore la celebrazione assegnata dalla forma ordinaria del rito romano della Chiesa cattolica al pomeriggio del Venerdì santo (per questo si dice anche Azione liturgica pomeridiana) della morte in croce di Gesù, seconda celebrazione del Triduo Pasquale. Tradizionalmente tale celebrazione era officiata alle ore 15.00 del venerdì, ora nella quale, secondo i vangeli, Cristo esalò l'ultimo respiro; oggi, secondo necessità, essa viene spostata ad ora più tarda, ma comunque sempre nel pomeriggio.

Struttura della celebrazionemodifica | modifica sorgente

La celebrazione inizia in silenzio: nessun'antifona introitale è prevista e non si effettua alcun canto; quando la processione dei concelebranti arriva al presbiterio, essi si stendono a terra per qualche secondo, nell'ora della morte di Cristo, mentre tutto il popolo si inginocchia in silenziosa preghiera. Quindi il celebrante o i concelebranti si alzano e raggiungono il loro posto insieme al clero. Arrivato alla sede il celebrante pronuncia l'orazione che introduce la liturgia della Parola. Essa consta di:

Quindi comincia l'Adorazione della Santa Croce, in una delle forme previste dal rito; nella forma più comune un diacono o un sacerdote accompagnano processionalmente al presbiterio una croce velata; ivi il celebrante provvederà a svelarla in tre momenti, intonando (con il canto a cappella) o recitando l'"Ecce lignum crucis" (Ecco il legno della croce), a cui il popolo risponde "Venite adoremus" (Venite adoriamo); ad ogni momento, dopo il canto, tutti si inginocchiano in silenziosa adorazione. Svelata totalmente la croce, essa viene esposta per il bacio della croce, da parte del clero e del popolo, mentre la schola può intonare dei canti (in genere senza il supporto di organo od altri strumenti musicali, che comunque non possono suonare senza canto) o si possono leggere delle antifone indicate.

Seguono i riti di comunione; la croce viene posta sopra l'altare e, dal luogo della riposizione, vengono portate da un diacono o sacerdote le ostie consacrate la sera prima. Quindi il celebrante introduce il Padre nostro; subito dopo si distribuisce la comunione al popolo. Terminata la comunione, letta l'Orazione dopo la Comunione e l'Orazione sul popolo, senza dare alcuna benedizione e senza segno di croce, i celebranti fanno ritorno in sacrestia in silenzio, senza canti o musica. Poiché l'Eucaristia viene interamente consumata il Venerdì, il Sabato Santo i tabernacoli sono vuoti e, non essendoci il Santissimo Sacramento nelle chiese, entrando ci si genuflette adorando la Croce.

Il venerdì Santo è richiesto a tutti i fedeli con più di 14 anni l'astinenza dalle carni e ai fedeli tra i 18 e i 60 anni il digiuno ecclesiastico.

Storiamodifica | modifica sorgente

L'azione liturgica del Venerdì Santo trae origine dall'antica Liturgia dei Presantificati, comune anche al rito bizantino e descritta per la prima volta da papa Gregorio I (VI secolo) come un uso costantinopolitano.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente








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