Balestrieri genovesi

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Distintisi in molte battaglie, sia a difesa della Repubblica di Genova, che come mercenari al soldo di altre nazioni, i balestrieri genovesi furono uno dei corpi scelti più celebri del Medioevo, essendo stimati e schierati in battaglia da molti eserciti.

Utilizzando la balestra, costruita dai balistai della Repubblica, i balestrieri genovesi potevano essere impiegati sia sulla terra (durante gli assedi, ma anche in battaglie campali), che durante le battaglie navali come nella battaglia della Meloria e in quella di Curzola. I balestrieri venivano reclutati da ogni parte della Liguria, e allenati nel capoluogo, dove potevano approfondire l'arte bellica in questa potente arma, antenato del fucile.

Organizzazione ed equipaggiamentomodifica | modifica sorgente

La regolamentazione del Corpo fu sancita nel XII secolo circa. I balestrieri venivano assoldati in formazioni chiamate "bandiere", composte da 20 uomini, comandati da un conestabile, fino a compagnie che potevano arrivare da qualche centinaio di membri a poche migliaia, con un comandante in capo, in genere un rappresentante di una delle nobili famiglie genovesi, che era responsabile del loro coordinamento in battaglia.

L'arruolamento era di pertinenza di due persone, in genere nobili anch'esse, che dovevano valutare ogni singolo uomo in parametri come il valore e la sua abilità visiva. Ogni candidato doveva presentare una garanzia per essere assunto, e il suo garante si impegnava a rifondere la Repubblica in caso di disobbedienza o diserzione. Tutti i balestrieri assunti giuravano fedeltà alla Repubblica ed erano stipendiati direttamente da essa, con una ferma a scadenza variabile in genere inferiore ad un anno.

Il balestriere genovese utilizzava una balestra a staffa chiamata manesca per via della sua maneggevolezza che ne consentiva l'utilizzo anche in condizioni di instabilità, come sulla pavesata di una nave (ovvero il muro di scudi utilizzato per proteggere le fiancate dove stazionavano i balestrieri). L'arma pesava circa 6 kg. Gli artigiani che producevano quest'arma, i balistai (con questo nome vengono però spesso indicati gli stessi balestrieri), furono riuniti in una corporazione specifica nel XIII secolo.

Il balestriere era equipaggiato inoltre con una daga, un elmo leggero in metallo, una gorgiera, una cotta di maglia e un grande scudo, il pavese, usato come riparo durante le fasi di ricaricamento delle armi, sorretto da uno scudiero all'occorrenza.

Sembra che il tessuto utilizzato per le tuniche dei balestrieri, altro non fosse che l'antenato del moderno jeans (vedi anche: Genova). Ogni balestriere doveva portare con sé almeno 20 quadrelli a punta piramidale o verrettoni a punta conica, (con punizioni in caso di mancanza), e ogni galea genovese, in tempi di guerra, doveva avere a bordo almeno quattro balestrieri, i quali erano esentati dai compiti di bordo.

Va ricordato inoltre, che i balestrieri erano sempre alle dipendenze dirette della Repubblica di Genova, e non potevano costituire compagnie di ventura prive di bandiera. Solo il governo della città poteva autorizzare l'impiego di queste truppe fuori dai confini della Repubblica di Genova, ed era la stessa ad incassare il denaro derivato dal loro noleggio. Non si può dunque parlare di loro come mercenari in senso stretto, (si pensi alle differenze con i capitani di ventura del tardo Medioevo), ma più appropriatamente di specialisti militari, anche se la definizione di mercenario è generalmente accettata, per indicare che essi combattevano non sempre per difendere la propria patria, ma anche al soldo di stranieri.

Note tattichemodifica | modifica sorgente

Affresco di Lazzaro Tavarone presso il Palazzo Cattaneo-Adorno di Genova raffigurante i balestrieri genovesi durante la Presa di Gerusalemme

Il comandante concordava con il generale il posizionamento delle truppe: era preferibile schierare i balestrieri su un terreno asciutto (la balestra, per essere ricaricata, andava piantata nel terreno per azionare la manovella o la leva che issava la corda in posizione), possibilmente sopraelevato e senza ostacoli tra i balestrieri e il nemico; infatti a differenza degli archi che potevano usufruire del tiro parabolico, le balestra potevano colpire un nemico soltanto in linea retta. Qualora non vi fossero terreni più alti, spesso i balestrieri dovevano essere schierati in prima fila, per potere colpire. Durante le fasi di caricamento, che a volte richiedevano più di un minuto, essi si riparavano dietro al grosso scudo pavese, piantato nel terreno o retto da uno scudiero. Questo impaccio rendeva particolarmente difficile ai balestrieri una brusca ritirata, per cui un condottiero doveva utilizzare questo corpo con perizia per evitarne la rotta. In genere, dopo alcune scariche di quadrelli, la compagnia poteva ritirarsi con calma nelle retrovie, o venire oltrepassata da altre truppe terrestri. Dopodiché essa avrebbe potuto ricollocarsi in un'altra zona del campo di battaglia per insidiare nuovamente il nemico.

Spesso i contratti con i balestrieri genovesi erano molto specifici, ed avevano clausole, come il combattere in determinate condizioni climatiche, o per un certo lasso di tempo. Si malignava che la proverbiale avarizia dei genovesi si manifestasse anche in questi frangenti, quando i loro comandanti si rifiutavano di combattere per un solo minuto di più rispetto al pattuito. Non si hanno però notizie certe di questi comportamenti, e anzi la Repubblica li inviò spesso a sue spese in aiuto agli alleati.

Le balestre potevano colpire e uccidere nemici corazzati a distanza di centinaia di metri, fino a 400 (da qui si spiega l'avversione della nobiltà per quest'arma, che consentiva di perforare anche le pesanti armature della cavalleria), e vedere un vessillo di San Giorgio elevarsi dal campo di battaglia, costringeva spesso gli eserciti nemici a cambiare strategia per evitare questa minaccia.

Storiamodifica | modifica sorgente

Il periodo di massimo splendore di questo corpo militare andò dal XII al XVI secolo.

Il primo banco di prova sulla scena internazionale fu probabilmente nella prima Crociata, quando il comandante del contingente genovese Guglielmo Embriaco detto "Testadimaglio" li utilizzò nell'assedio di Gerusalemme, per eliminare i pericolosi arcieri mammelucchi, prima di utilizzare due torri d'assedio, costruite con il fasciame delle stesse navi che i genovesi avevano utilizzato per giungere in Terra Santa.

L'impiego di balestrieri alle dipendenze non dirette della Repubblica, e quindi come truppe mercenarie, risale come primo evento al 1173. Il marchesato di Gavi ottenne con un contratto, alcuni balestrieri a scopo difensivo. Nel 1225 la città di Asti noleggiò 120 balestrieri, tra cui 20 a cavallo, da utilizzare nella guerra contro Alessandria

Numerose furono le rappresaglie di alcuni monarchi, dovute alle ingenti perdite che subivano le loro truppe ad opera dei balestrieri, ma non solo: l'imperatore Federico II di Svevia fece mutilare i prigionieri perché non potessero più tirare. Federico era furente per via di una sortita che nel 1247 aveva visto protagonisti 600 balestrieri che avevano in tal modo rotto l'assedio imperiale di Parma.

Il più largo impiego dei balestrieri al soldo straniero si ha nella guerra dei cent'anni. Durante tutto il suo corso, Genova seguì le sorti del Regno di Francia, e ne condivise le amare sconfitte iniziali a caro prezzo. Durante la battaglia di Crécy (1346), un certo numero (2000-6000 secondo diverse fonti) di balestrieri liguri furono schierati dai francesi in prima linea, nonostante la forte opposizione del loro comandante. Colpiti dalle frecce lanciate dal poderoso arco lungo inglese, arma di gittata non superiore alla balestra, ma che non era di caricamento così lento, e vista la difficoltà di combattere dopo una forte pioggia (le corde delle balestre erano fradice), il comandante dei balestrieri, Ottone Doria, fece ritirare le sue truppe: la manovra fu accolta come segno di diserzione dal re Filippo VI di Francia che mandò i suoi cavalieri alla carica, nella speranza di colpire velocemente gli arcieri inglesi, noncurante dei balestrieri genovesi sul tragitto della cavalleria. Per di più la retroguardia francese era formata da coscritti senza alcuna esperienza, che spinsero ulteriormente i cavalli, fino a travolgere ed uccidere la quasi totalità dei balestrieri, compreso il loro capitano. Gli inglesi approfittando del caos generato, vinsero rapidamente la battaglia, che si concluse col massacro dei transalpini. Esiste un'altra versione di questo fatto, nella quale Re Filippo avrebbe volutamente caricato i genovesi in ritirata, considerandoli dei traditori. La vicenda tuttavia non appare chiara: sia il numero dei balestrieri in campo, sia l'atteggiamento del monarca francese, varia da pubblicazione a pubblicazione. In ogni caso, a salvare le sorti della Francia ci provò anni dopo Giovanna d'Arco.

Nonostante questa sconfitta (che dipese in ogni caso dai gravissimi errori tattici francesi), i balestrieri genovesi rimasero utilizzati come mercenari fino a circa due secoli dopo l'introduzione della polvere da sparo. L'arco lungo, nonostante la sua ampia gittata e potenza, richiedeva un addestramento di anni per potere essere usato al meglio (difatti alcuni monarchi inglesi ne promossero l'uso fin dalla tenera età), mentre era sufficiente relativamente poco tempo per padroneggiare l'uso della balestra. Questa caratteristica non da poco fece sì che l'arco lungo fosse usato esclusivamente da inglesi e gallesi, mentre il resto degli eserciti europei continuò ad affidarsi alla balestra. Infine, verso la metà del Cinquecento, la balestra, come l'arco, vennero definitivamente abbandonati dai tutti i campi di battaglia europei (sebbene l'arco rimanesse ancora usato nei paesi mediorientali); queste armi furono sostituite dagli archibugi e più tardi dai moschetti; il loro uso venne riservato esclusivamente alla caccia, e il tramonto della balestra segnò anche quello del vetusto corpo militare genovese.

I balestrieri nei videogiochimodifica | modifica sorgente

I balestrieri genovesi sono presenti come unità reclutabili nel videogioco Medieval II: Total War. Per ragioni di gameplay, la città di Genova e questo tipo di unità sono incluse nella fazione di Milano. Alcune modificazioni apportate da appassionati di videogame a giochi come The Sicilian Vespers hanno successivamente ricreato la fazione genovese inserendola correttamente nel contesto del gioco.

Non si tratta della prima imprecisione storica della software house The Creative Assembly: nel primo gioco della serie (errori spesso dovuti sempre ad esigenze di gameplay), i genovesi erano inclusi in una fazione chiamata Gli Italiani, che includeva geograficamente tutto il nord Italia, ma erano chiamati genoese sailors, ovvero marinai genovesi, ed armati con l'arco invece della balestra.

Nel videogioco strategico "Knights of Honor", la fazione genovese ha la capacità di produrre balestrieri leggeri e pesanti in tutte le città conquistate.

In altri videogiochi dove è possibile impersonare la Repubblica di Genova, come nella serie "Europa Universalis", non sono invece presenti.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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