Da Barbiano

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Da Barbiano
Stemma da barbiano.png
Sopra alla scacchiera rosso - bianca campeggia la bandiera crociata donata dal Papa ad Alberico da Barbiano.

I da Barbiano (dal XV sec. Barbiano di Belgioioso) sono una famiglia nobile dell'Italia settentrionale attestata dal Medioevo.

La famiglia è considerata di discendendenza carolingia[1] e fu imparentata con i signori di Imola, Carrara, Faenza e Ravenna. Ebbe origine in Romagna dai conti di Cunio e Barbianosenza fonte, ricordati da Dante nel Purgatorio[2].

Ebbe rinomanza in particolare tra il Trecento e il Cinquecento grazie all'attività di condottieri, militari, politici e diplomatici. Nel Quattrocento si spostò in Lombardia, dove ottenne il feudo di Belgioioso, ed il titolo principesco nel 1769.

Condottieri romagnolimodifica | modifica sorgente

Stendardo conferito da papa Urbano VI ad Alberico da Barbiano.

Il primo personaggio noto della famiglia fu Alidosio da Barbiano, figlio di un Alberico, conte di Cunio e capitano di Bernabò Visconti, signore di Milano. Tre dei suoi figli, Giovanni, Lippa e Alberico, seguirono le orme paterne, militando i primi due sotto Venezia, mentre il terzo, il personaggio più illustre della famiglia, fu al soldo del papa Urbano VI (da cui ottenne l'ampliamento dei feudi romagnoli), di Gian Galeazzo Visconti e del re Ladislao I di Napoli.

Condottiero e capitano di ventura, Alberico da Barbiano fondò la compagnia di San Giorgio, prima compagnia di ventura interamente composta da milizie italiane, in un'epoca in cui nella penisola dominavano eserciti composti da soldati stranieri, ed è quindi ritenuto dai cronisti del tempo e dagli storici dei secoli successivi il primo restauratore della milizia italianasenza fonte. Nel 1379 fu chiamato da papa Urbano VI e da Caterina da Siena a schierarsi in difesa di Roma contro i bretoni [3]. Nella battaglia di Marino tra papato e bretoni riuscì a sconfiggere il nemico straniero ottenendo il titolo di "cavaliere di Cristo" e la carica di "senatore dello Stato della Chiesa. Il papa gli conferì inoltre un grande stendardo bianco attraversato da una croce rossa con la dicitura "LI-IT-AB-EXT" ("liberata Italia ab exteris", ovvero "liberata l'Italia dagli stranieri"), che divenne il motto della famiglia e parte dello stemma del casato.

Uno dei figli di Alberico, Lodovico, fu al servizio del papa e di Bologna, mentre il nipote Alberico II si distinse a sua volta al servizio ancora di Bologna e del papa, ed inoltre di Venezia, di Siena e soprattutto del duca di Milano Filippo Maria Visconti, dal quale ottenne nel 1431 il castello di Belgiojoso, un vasto feudo nei pressi di Pavia.

Lo spostamento in Lombardiamodifica | modifica sorgente

Stemma dei principi Belgiojoso-Este.

I discendenti di Alberico II, costretti a fuggire da Lugo, si stabilirono nel feudo di loro possesso in Lombardia (1456) e dal 1514 la famiglia dei da Barbiano aggiunse al proprio cognome la dicitura "di Belgiojoso".

Carlo, nipote di Alberico II, fu governatore di Pavia e ambasciatore sforzesco alla corte di Francia; suo figlio Ludovico fu fatto da Carlo V governatore di Milano, mentre Pierfrancesco fu governatore di Lodi e Cremona e capitano di Milano. Questi due fratelli aggiunsero ai vari possessi della famiglia le signorie di San Colombano al Lambro e di Confienza.

Nel 1606 si diramò in due rami, che discendono dai fratelli Alberico e Galeotto, figli di Ludovico (1556-1590), poeta e musicante, dotto nelle lingue greca ed ebraica, cavaliere di sant'Jago, a sua volta figlio di Piefrancesco.

Un altro figlio di Ludovico, Giacomo (1565-1626), fu combattente nelle Fiandre come commissario generale di cavalleria spagnola.

Il castello di Belgioioso fu trasformato una dimora principesca: vi venne imprigionato il re di Francia Francesco I, sconfitto dall'esercito imperiale nella battaglia di Pavia del 1525. La famiglia promosse l'agricoltura nel territorio circostante e intorno al castello si sviluppò un borgo.

A Milano il palazzo familiare è opera settecentesca dell'architetto Giuseppe Piermarini, di stile neoclassico, in seguito residenza dei marchesi Brivio Sforza.

Antonio (1693-1779), ambasciatore, ciambellano e consigliere imperiale, ottenne nel 1769 dall'imperatore Giuseppe II il titolo di principe del Sacro Romano Impero e di Belgiojoso, con il diritto di battere moneta d'oro e d'argento con la propria effigie.

Il figlio di Antonio, Ludovico (1728-1801) intraprese la carriera diplomatica e fu ministro plenipotenziario austriaco in Svezia nel 1765, ambasciatore imperiale a Londra nel 1769 e vicegovernatore dei Paesi Bassi austriaci dal 1784 al 1787. A lui si deve la costruzione della Villa Belgiojoso a Milano, opera di Leopoldo Pollack e terminata nel 1796, che in seguito fu dimora di Napoleone Bonaparte e successivamente del viceré Eugenio di Beauharnais.

Il ramo Belgiojoso-Este (linea principesca)modifica | modifica sorgente

Lo stemma dei Barbiano di Belgioioso-Este.

Un altro figlio di Antonio, Alberico XII (1725-1813), fu identificato da alcuni con il "giovin signore" de Il giorno di Giuseppe Parini[4]. Fu consigliere imperiale, generale, cavaliere del Toson d'oro e della Corona ferrea e primo prefetto dell'accademia di Brera.

Fu amico di artisti e di letterati (tra cui Foscolo e lo stesso Parini) e bibliofilo: la sua biblioteca e la sua raccolta di stampe sono ora conservate alla Biblioteca Trivulziana di Milano.

Avendo sposato Anna Ricciarda d'Este, erede del vicariato di Belgioioso (che prendeva nome da tale località ma non la comprendeva, avendo per capoluogo Corteolona), unì alla propria signoria quella della moglie e associò al nome della famiglia quello della consorte, assumendo il cognome "Barbiano di Belgiojoso-Este".

Ottennero successivamente il titolo di principi di Belgiojoso-Este suo figlio Rinaldo, ciambellano imperiale, e i suoi nipoti Emilio (marito di Cristina Trivulzio, patriota italiana dell'Ottocento), Luigi e Antonio Alberico; con il figlio di quest'ultimo, Emilio (deceduto nel 1944) il ramo principesco della famiglia si estinse.

Linea comitalemodifica | modifica sorgente

Il ramo cadetto di linea comitale, discende da Galeotto Barbiano di Belgiojoso (1568-1626), nipote di Pierfrancesco. Il ramo familiare è stato attivo nella città di Milano e militarmente in Spagna, nel Sacro Romano Impero e nell'Ordine di Malta. I membri della famiglia parteciparono alle guerre d'indipendenza italiane.

Al ramo dei conti di Belgiojoso sono appartenuti:

  • Antonio Barbiano di Belgiojoso (1715-1791), ciambellano di corte, generale maggiore di cavalleria per nomina di Maria Teresa d'Austria e combattente nella guerra dei sette anni.
  • Francesco Barbiano di Belgiojoso (1748-1829), uno dei "LX decurioni" di Milano ostaggio dei francesi nel 1796 e componente dal 1816 del consiglio comunale di Milano.
  • Luigi Barbiano di Belgiojoso (1803-1882), patriota, primo podestà di Milano nel 1859 per decreto di Vittorio Emanuele II e senatore del Regno d'Italia nel 1860.
  • Carlo Barbiano di Belgiojoso (1815-1881), pittore della scuola dell'Hayez e romanziere, presidente dell'accademia di Brera a Milano e senatore nel 1875.
  • Scipione Barbiano di Belgiojoso (1902-1991), notaio, sindaco di Erba, fondatore del CLN di Erba, gran croce in obbedienza del SMO di Malta e delegato granpriorale di Lombardia.
  • Lodovico Barbiano di Belgiojoso (1909-2004), architetto e fondatore dello studio BBPR, autore della Torre Velasca di Milano e del restauro del Palazzo Reale nonché del Castello sforzesco di Milano, membro della Royal Society of Arts di Londra, poeta e partigiano liberale deportato nel campo di concentramento nazista di Mauthausen durante la seconda guerra mondiale.
  • Giuseppe Barbiano di Belgiojoso (1924) consigliere comunale DC a Milano negli anni sessanta e vicepresidente del Teatro alla Scala nei decenni settanta/ottanta.
  • Gaetano Barbiano di Belgiojoso (1927), presidente della Associazione dimore storiche italiane (ADSI), della Società storica lombarda e del circolo dell'Unione di Milano.

La biblioteca e l'archivio dei Barbiano di Belgiojoso confluirono nel 1864 nella Biblioteca Trivulziana. La collezione Belgiojoso di pittura fiamminga ed olandese del Seicento, raccolta dal conte Lodovico, è esposta presso le Civiche collezioni d'arte nel Castello Sforzesco di Milano.

Titoli nobiliarimodifica | modifica sorgente

I Belgiojoso associarono in passato per la linea principesca il cognome Visconti-Trivulzio, mentre per quella comitale il cognome Bonaccorsi-Quarterio.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ "... altri ne pongono le radici in epoca longobarda, con un Eberardo, figlio del re Desiderio e conte di Cunio, Barbiano e Lugo..."
  2. ^ Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, canto XIV.
  3. ^ E. Ricottì, Storia delle Compagnie di Ventura, II, Torino 1844, pp. 169
  4. ^ http://www.classicitaliani.it/parini/critica/dominici_prefazione_parini.htm "Fu detto che nel 1763, appena uscito Il Mattino, alcuni nobili signori, scottati dal vedersi rappresentati così al vivo nei versi del Poeta, e dall’essere segnati a dito dal volgo, gli abbiano fatte varie minacce, e che il principe Alberico di Belgioioso; additato pel Giovin Signore, gli abbia mandato a dire si guardasse bene dal pubblicare Il Mezzogiorno, se aveva caro veder la sera".

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Benaglio, Giuseppe (1716), La verità smascherata. Dignità e venture di 398 famiglie nobili lombarde, piemontesi, ticinesi e d'altre terre e città d'Italia nei ranghi del patriziato milanese tra XIV e XVIII secolo secondo il manoscritto del 1716-19, ed. (2009), Germignaga, Magazzeno Storico Verbanese.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

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