Bartolomeo della Capra

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Bartolomeo della Capra
arcivescovo della Chiesa cattolica
FR 67 Blason Geispolsheim.svg
Incarichi ricoperti Arcivescovo di Milano
Nato c.1365, Cremona
Elevato arcivescovo 1414
Deceduto 1433, Basilea

Bartolomeo della Capra (Cremona, 1365 circa – Basilea, 1º ottobre 1433) è stato un arcivescovo cattolico italiano.

Origini e carriera ecclesiastica (1365-1414)modifica | modifica sorgente

Al servizio dei Papi "romani" (1404-1409)modifica | modifica sorgente

Appartenente ad una facoltosa famiglia patrizia milanese (il padre si chiamava Francesco[1]) che già vantava tra i propri membri alcuni prelati di rilievo della Chiesa milanese. Prima di entrare al servizio della Curia di Roma, Bartolomeo della Capra era impiegato della Cancelleria di Francesco Gonzaga (1388)[2]. Bartolomeo della Capra iniziò però la propria carriera ecclesiastica in circostanze quanto mai travagliate. Infatti, nel 1378, era iniziato il Grande scisma d'Occidente, spaccando la cristianità tra gli stati di obbedienza avignonese e quelli di obbedienza romana. Il Capra cercò di barcamenarsi tra gli intrighi che intercorrevano tra le due curie, intraprendendo la carriera ecclesiastica al servizio del papato romano prima sotto Bonifacio IX, poi in qualità di segretario particolare di Innocenzo VII, ove in questa qualità fu ricordato per la prima volta il 27 ottobre 1404[3][4]. Fu poi nominato vescovo di Cremona (17 luglio 1405)[5] dallo stesso Innocenzo, ma rimase a Roma come segretario anche di Gregorio XII, finché questi non verrà poi abbandonato dalla maggior parte dei suoi sostenitori dopo i falliti incontri diplomatici con l'antipapa avignonese Benedetto XIII nel 1408.[6] Prese infatti parte al Concilio di Pisa e servì sotto Alessandro V e poi Giovanni XXIII, i due papi "pisani".

Ambiguità (1409-1414)modifica | modifica sorgente

Nel 1411, però, ritroviamo il Capra come ambasciatore di Gregorio XII a Gaeta, da dove si sarebbe dovuto poi recare come paciere nei territori dello Stato Pontificio e a perorare la causa del pontefice romano. Nello stesso anno, però, il nostro prelato andò a Milano ove strinse rapporti con alcuni importanti personaggi politici, quali con Facino Cane. All'alba della sua elezione come arcivescovo di Milano, il Capra era una delle personalità più influenti nel panorama politico del ducato.[7]

Arcivescovo di Milanomodifica | modifica sorgente

I primi difficili anni (1414-1417)modifica | modifica sorgente

Venne proposto alla candidatura episcopale già nel 1411. In quell'anno a Milano vi erano tre arcivescovi: Giovanni II Visconti (nominato a suo tempo da Gregorio come arcivescovo, ma in continuo litigio con Facino Cane); Francesco Crippa, nominato da Alessandro V; Bartolomeo della Capra, eletto con l'appoggio di Facino Cane, che si insediò nella sede milanese il 23 febbraio 1411, risiedendo dapprima nella sua casa di San Giovanni sul Muro, poi nella parrocchia di Sant'Alessandro. Il 7 febbraio 1414[8], dopo la morte di Francesco Crippa, Bartolomeo della Capra venne confermato ufficialmente arcivescovo dall'antipapa Giovanni XXIII (questi temeva che il Capra, per la sua ambiguità, fosse favorevole invece al papa romano, Gregorio XII). Nonostante tutto, Giovanni II Visconti si oppose al suo ingresso in Milano.

Il Capra non poté prendere possesso quindi della sua cattedra, a causa dei gravi disordini dovuti al grande scisma d'occidente. Il problema fu risolto con la deposizione di Giovanni XXIII in occasione del Concilio di Costanza, il quale confermò (nella XIV sessione del 4 luglio 1417[9]) legittimo arcivescovo di Milano. Potrà ritornare a Milano però soltanto nel 1423.

Il suo ruolo al Concilio di Costanza fu rilevante, in quanto rilasciò una propria dichiarazione contro Giovanni XXIII, accusandolo dei seguenti misfatti che vennero annotati nei L d'accusa:

(LA)
« Et audivit, quod cognovit Bononie tres sorores et unum masculum fratrem earum et matrem, et finaliter per volgares fuit dictum, si pater affuisset, similiter partem suam ab eo reportaret »
(IT)
« E ha udito che a Bologna avesse avuto rapporti con tre sorelle, e con un loro fratello maschio, e con la madre, e alla fin fine da parte della gente del popolo era stato detto che se fosse stato presente anche il padre, similmente anche questi si sarebbe preso da lui la sua parte! »
(Bartolomeo Capra)

senza fonte

Missioni diplomatiche e attività pastoralemodifica | modifica sorgente

Il Capra poté quindi, con il decreto conciliare, prendere possesso definitivo della cattedra ambrosiana, divenendo uno dei più importanti consiglieri politici e religiosi di Filippo Maria Visconti e dell'imperatore Sigismondo, viaggiando per tutta Europa. E' ovvio immaginare che, preso dalla frenesia della politica internazionale, l'arcivescovo si curò ben poco delle questioni religiose e pastorali della sua arcidiocesi: si affidò soprattutto al suo vicario, l'abate Beteto Trivulzio[10]. Alcune date rilevanti che lo videro partecipe in prima persona di importanti eventi: accolse Martino V, di ritorno da Costanza, a Milano, ove procedette alla consacrazione dell'altare del Duomo (16 ottobre 1418)[11]; incoronò Sigismondo come re d'Italia (25 novembre 1431)[12]. Infine, si avviò nel medesimo anno a Basilea, dove il nuovo pontefice Eugenio IV vi aveva indotto un Concilio Ecumenico. Bartolomeo della Capra morì a Basilea il 30 settembre 1433[13]. Il suo corpo venne sepolto nella cattedrale di Basilea dove ancora oggi si trova, nell'undicesimo sepolcro entrando sulla sinistra. Sul suo sarcofago è riportato un epitaffio di Maffeo Vegio, nel quale si riportano le qualità umane dell'estinto.[14]

L'umanista[15]modifica | modifica sorgente

Umanista e ricercatore di testi, a Bartolomeo Capra va il merito nel 1423 di aver riscoperto (sepolti nella biblioteca di un monastero lombardo mai specificato) nove codici con opere poco note di Frontino, Macrobio e Marziale, ma altre completamente ignote, tra cui la Rhetorica e la Dialectica di Sant'Agostino e la Periegesis di Dionigi (II secolo d.C.), un poemetto che descriveva il mondo conosciuto, nella traduzione fatta in latino da Prisciano (V secolo). Amico di Leonardo Bruni (che gli dedicò il volgarizzamento del Pro Ctesiphonte di Demostene), Il Capra fu in eccellenti rapporti con Uberto e Pier Candido Decembrio. Aprì le porte al Panormita le porte quale poeta aulico di Filippo Maria Visconti (1429).

Stemmamodifica | modifica sorgente

Immagine Blasonatura
Ornements extérieurs Archevêques.svg
FR 67 Blason Geispolsheim.svg
Bartolomeo della Capra
Arcivescovo di Milano

D'oro alla capra rampante di nero. Lo scudo, accollato a una croce astile patriarcale d'oro, posta in palo, è timbrato da un cappello con cordoni e nappe di verde. Le nappe, in numero di dodici, sono disposte sei per parte, in cinque ordini di 1, 2, 3.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Eugenio Cazzani, Vescovi e Arcivescovi di Milano, Massimo - Ned, Milano 1996, pag.201
  2. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/bartolomeo-della-capra_%28Dizionario-Biografico%29/
  3. ^ Ibidem
  4. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/bartolomeo-della-capra_%28Dizionario-Biografico%29/
  5. ^ gd. nota 3
  6. ^ Ibidem
  7. ^ Ibidem
  8. ^ Ibidem
  9. ^ Ibidem
  10. ^ Vescovi e arcivescovi...pag.202
  11. ^ Vescovi e arcivescovi...pag.201
  12. ^ Ibidem
  13. ^ Ibidem
  14. ^ Ibidem
  15. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/bartolomeo-della-capra_%28Dizionario-Biografico%29/

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Predecessore Prevosto di San Giuliano Milanese Successore Monastergen.png
 ? 1411-1414  ?
Predecessore Arcivescovo di Milano Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Francesco Crippa 1414-1435 Francesco Piccolpasso







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