Basilica di San Giovanni Battista (Monza)

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Teodolinda, affresco degli Zavattari, cappella di Teodolinda, Monza, 1444.

La basilica di San Giovanni Battista era una chiesa di Monza, fondata dai Longobardi alla fine del VI secolo. Di essa rimangono pochi resti archeologici e soprattutto la descrizione tramite alcune fonti scritte[1]; al suo posto è stato in seguito eretto, tra il XIII ed il XIV secolo, l'attuale Duomo di Monza.

Storiamodifica | modifica sorgente

La chiesa fu fondata intorno al 595 dalla regina Teodolinda come cappella palatina del Palazzo Reale monzese, residenza estiva della corte longobarda[1]. Secondo Paolo Diacono, la regina scelse Monza, già sede di un palazzo di Teodorico il Grande, perché attratta dal clima e dalla salubrità del borgo; vi consacrò quindi l'edificio, che dotò di «molti oggetti d'oro e d'argento» e «di terre»[2]. La basilica era certamente già consacrata nel 603, quando l'abate Secondo di Non vi celebrò il battesimo del figlio di Teodolinda e Agilulfo, Adaloaldo[3].

Nel 652 accolse le spoglie di re Rotari[4]. La basilica rivestì anche un importante ruolo simbolico e sacro nell'immaginario longobardo, legata a diverse leggende. Paolo Diacono riferisce di una visione avuta dal figlio e successore di Rotari, Rodoaldo: a causa della sua empietà - aveva profanato la tomba del padre per invidia e per sottrarne i tesori - fu visitato in sogno da Giovanni Battista in persona, che gli interdì l'ingresso nella basilica. Da allora, ogni volta che Rodoaldo tentò di varcare la soglia della chiesa, una forza misteriosa lo colpì alla gola e lo rigettò indietro[5]. La basilica venne anche ricordata nella profezia comunicata, ai tempi di Grimoaldo, da un eremita all'imperatore bizantino Costante II, che mirava alla riconquista dell'Italia: il monaco lo informò infatti che i Longobardi erano invincibili poiché protetti da san Giovanni, proprio grazie alla decisione di Teodolinda di costruire la basilica in suo onore[6].

La medesima profezia prediceva la rovina dei Longobardi, quando la devozione verso il santo e la sua basilica sarebbe venuta meno. E infatti Paolo Diacono, che compose la sua Historia Langobardorum dopo la caduta del Regno longobardo, constatò:

(LA)
« Quod nos ita factum esse probavimus, qui ante Langobardorum perditionem eandem beati Iohannis basilicam, quae utique in loco qui Modicia dicitur est constituta, per viles personas ordinari conspeximus, ita ut indignis et adulteris non pro vitae merito, sed praemiorum datione, isdem locus venerabilis largiretur »
(IT)
« E questo fatto noi l'abbiamo visto avverarsi, noi che, prima della rovina dei Longobardi, abbiamo veduto la chiesa del beato Giovanni, che è posta nella località di Monza, amministrata da persone vili, al punto che quel luogo venerabile era concesso a indegni e ad adulteri, non per i meriti di vita, ma per i donativi pagati »
(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, V, 6)

L'edificio è stato distrutto tra XIII e XIV secolo insieme all'attiguo Palazzo Reale, per far posto all'attuale Duomo di Monza[1].

Architetturamodifica | modifica sorgente

I resti della torre del VI secolo tra l'abside della Cappella di Teodolinda a sinistra e la sacrestia vecchia a destra

Della costruzione longobarda sono rimasti soltanto pochi materiali edilizi; fonti scritte testimoniano tuttavia che la basilica era a tre navate ed era preceduta da un atrio quadriportico[7]..

Scavi archeologici sembrano confermare che l'antica basilica longobarda fosse nella metà orientale dell'attuale duomo, con probabile pianta triabsidata cruciforme[8]

Del periodo longobardo sono tuttora visibili due lastre marmoree scolpite a graffito incastrate nella facciata e una torre ad est della sacrestia, alta più di venti metri e che fu usata come campanile fino al 1606. Nel Museo del Duomo sono anche conservate tegole del tempio[9].

Lavori eseguiti nel 1988 ai piedi della Cappella di San Giovanni decollato hanno consentito di ritrovare una lastra marmorea riutilizzata per il pavimento. La lastra era probabilmente la base o il piano di un altare alto medievale e presenta cinque incavi con residui di piombo fuso: ai quattro angoli erano la sede di pilastrini di sostegno, mentre l'incavo centrale conteneva forse un reliquiario. È probabile che la lastra, oggi conservata nel chiostrino del Museo del Duomo, appartenesse all'altar maggiore dell'Oraculum di Teodolinda.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b c "Duomo di Monza. Dalle origini al '300" sul sito ufficiale della basilica. URL consultato il 28-11-2008.
  2. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, IV, 21.
  3. ^ Paolo Diacono, IV, 27.
  4. ^ L'identificazione della «basilica di San Giovanni Battista» ricordata da Paolo Diacono (IV, 47) con la chiesa monzese è da ritenersi la più probabile, anche se sono state avanzate ipotesi che individuano la sepoltura a Pavia, nell'omonima basilica fondata dalla figlia di Agilulfo e Teodolinda e moglie di Rotari, Gundeperga. Cfr. Lida Capo, Commento a Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, p. 526; Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi, p. 66.
  5. ^ Paolo Diacono, IV, 47.
  6. ^ Paolo Diacono, V, 6.
  7. ^ Fonte: Augusto Merati, Il Duomo di Monza e il suo Tesoro, pag. 44 edito a cura del Comune di Monza 1982
  8. ^ Fonte: Augusto Merati, Il Duomo di Monza e il suo Tesoro, pag. 23 edito a cura del Comune di Monza 1982.
  9. ^ Fonte: Augusto Merati, Il Duomo di Monza e il suo Tesoro, pag. 23 edito a cura del Comune di Monza 1982

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Fonti primariemodifica | modifica sorgente

Letteratura storiograficamodifica | modifica sorgente

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

L'arte dei Longobardi
Pluteo con grifoni dell'oratorio di san michele alla pusterla, inizio VIII secolo, pavia, museo civico malaspina, 177x66 cm.jpg
Pluteo con pavoni dell'oratorio di san michele alla pusterla, inizio VIII secolo, pavia, museo civico malaspina, 177x66 cm copia.jpg

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