Battaglia di Morazzone
| Marcia di Morazzone | |||
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Costantino D'Aspre, generale austriaco che affrontò Garibaldi nella battaglia.
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| Data | 10 - 28 agosto 1848 | ||
| Luogo | Lombardia, Morazzone | ||
| Esito | Garibaldi riesce a sfuggire agli austriaci | ||
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Con il nome di Battaglia di Morazzone o Marcia di Morazzone si intende una serie di eventi militari che, inscrivendosi fra gli eventi deigrandi moti del 1848, videro il tentativo degli austriaci di catturare Giuseppe Garibaldi onde impedirgli di arrivare a Roma. Nonostante ciò, pur disponendo di un numero di truppe almeno quattro volte superiore, gli austriaci non riuscirono a catturare Garibaldi, che riuscì poi ad arrivare a Roma nel 1849, per partecipare gli eventi della Repubblica Romana del 1849. La marcia fu la prima impresa militare di Garibaldi in Italia. La principale fonte della marcia sono le memorie del condottiero, gli scritti biografici di Alberto Mario, le testimonianze di numerosi testimoni e saggi moderni di Andrea Frediani e Dennis Mack Smith.
Indice |
Antefatto modifica
Nel 1848, la rivolta milanese contro gli Austriaci di Josef Radetzky che sfociò nelle Cinque giornate di Milano causò l'intervento di larghi strati di volontari provenienti dalla Sicilia, da Napoli e da Roma. Il re Carlo Alberto intervenne alla testa dell'esercito piemontese. Dopo le prime vittorie di Pastrengo e Goito, però, gli austriaci, si ripresero e sconfissero i piemontesi a Novara. Dopo le prime forti difficoltà Carlo Alberto rinunciò a proseguire la guerra e rifiutò l'aiuto offertogli da Giuseppe Garibaldi, tornato in Italia dal Sudamerica con la sua Legione Italiana di 1500 uomini. Garibaldi fu contattato da Giuseppe Mazzini e da questi convinto a subentrare alla guerra del re: una volta entrato in Lombardia, Garibaldi sarebbe stato appoggiato da parte di larghi strati della popolazione che si sarebbe sollevata in una rivolta di popolo contro la dominazione straniera. Dopo attenta riflessione Garibaldi, forte dei suoi 1500 cui ben presto si unirono circa altri 2000 volontari, tra i quali lo stesso Mazzini - in tutto 3500 uomini male armati ed equipaggiati, con soli 2 cannoni - decise di dar inizio alla rivolta nel Lombardo Veneto.
Forze opposte modifica
Forze di Garibaldi modifica
Le forze garibaldine ammontavano a circa 3500 uomini, ma lo stesso condottiero ammette di non sapere con precisione di quanti uomini disponesse. Secondo le testimonianze Garibaldi aveva portato dal Sud America almeno 1500 uomini della sua vecchia Legione Italiana, i combattenti migliori di cui lo stesso Garibaldi potesse disporre. Garibaldi stesso dice che oltre alla Legione vi erano 2000 volontari senza alcuna esperienza bellica condotti a lui da Mazzini. Ma questi volonari inesperti dopo soli due giorni di marcia, disertarono in massa; negli scontri più importanti, Garibaldi non dispose altro che dei propri legionari che gradualmente si ridussero a ben meno dagli iniziali 1500.
Forze Austriache modifica
I soldati austriaci di stanza nelle aree coinvolte dalle operazioni di Garibaldi dovevano essere piuttosto pochi, con ogni probabilità non più di 4000, per la maggiora parte croati e ungheresi. Dopo i primi scontri, avendo perso molti uomini, gli austriaci presero sul serio Garibaldi e radunarono ben sei brigate di fanteria ed alcuni squadroni di cavalleria, per un totale di circa 26.000 uomini di cui 24.000 fanti e 2.000 cavalieri. A questi si aggiunsero numerose batterie di artiglieria ed alcuni barconi armati di stanza sui Laghi di Como e di Garda. Gli austriaci erano superiori in tutto a Garibaldi: in numero, in armamento, in addestramento, in esperienza, in artiglieria, in disciplina e nella fedeltà alla propria bandiera.
Marcia modifica
Inizio della marcia modifica
La marcia iniziò con la partenza dell'esercito di Garibaldi da Padova per aiutare Carlo Alberto contro gli austriaci a Milano, ma il 9 agosto riceve la notizia che Carlo Alberto è stato sconfitto e che ha firmato un armistizio con Radetzky. Allora Garibaldi decise di dirigersi verso Como per aizzare la popolazione contro gli austriaci. Dopo una marcia vicina al confine verso la Svizzera, però, Mazzini lo abbandonò per fuggire in Svizzera con gran parte dei suoi 2.000 volontari. Rimasto con i suoi legionari e con il solo Giacomo Medici, a capo di un gruppo di volontari toscani, Garibaldi non si arrese. Scrive nelle sue memorie: "Se il re di Sardegna ha una corona che conserva a forza di colpe e viltà, io e i miei compagni non vogliamo conservare con infamia la nostra vita". Poi decide di cominciare una guerra personale, e il primo atto è proclamare le proprie intenzioni al popolo.
Il primo atto è un piccolo scontro con alcune truppe croate, forse un centinaio di uomini, con una settantina di garibaldini. I garibaldini respingono il nemico, e non hanno né morti né feriti, mentre i croati lasciano 1 morto e 7 feriti sul campo. La prima vittoria, però non convince altri garibaldini che disertano, ed almeno in 500 fuggono nella notte del 13 agosto.
Scontro sul Lago Maggiore modifica
Il 14 agosto, Garibaldi decide di sorprendere gli austriaci, e con i 1000 uomini rimastigli attacca due barconi vapore presidiati da alcuni ungheresi. Il nemico respinge un primo attacco, ma Garibaldi attese di ricevere alcuni cannoni razziati a una colonna di croati, e con essi bombarda il fortino degli ungheresi che si danno alla fuga. Nello scontro 3 austriaci cadono e 11 vengono feriti. Garibaldi manda il Medici a prendere i due barconi mentre lui punta su un molo dove sono attraccati una decina di battelli piccoli che vengono attaccati a rimorchio ai due barconi più grandi. Garibaldi allora fa salire i suoi uomini quando viene a sapere di una colonna di cavalleria austriaca. Garibaldi l'assale e cattura 12 cavalli, ma perde altri 5 uomini. Poi si imbarca verso Luino, dall'altra parte del lago. Il suo obiettivo è puntare su Varese per alimentare la rivolta contro gli austriaci. Ma una flottiglia di austriaci attacca uno dei barconi più piccoli, ma il fitto fuoco di fucileria respinge gli austriaci che lasciano sul campo ben 2 morti e 35 feriti. Garibaldi ha vinto, ma altri uomini disertano, e, rimasto con soli 900 uomini arriva a Luino in serata.
Battaglia di Luino modifica
Il giorno seguente Garibaldi comincia la marcia, e con 300 uomini va in avanscoperta, seguito dalla retroguardia. L'esercito procede lungo uno stretto sentiero che corre lungo il lago quando Garibaldi avvista 700 soldati croati (1200 secondo Alberto Mario). Avverte la retroguardia di occupare un albergo nelle vicinanze mentre lui assale da dietro gli austriaci, intrappolandoli. Ma i croati arrivano prima all'accampamento e respinge i 600 uomini della retroguardia. Garibaldi allora attacca alla baionetta con i suoi 300 uomini della retroguardia. Lo scontro è cruento, ma gli austriaci vengono accerchiati dai 12 cavalieri e da 200 uomini della retroguardia venuti a sostegno di Garibaldi, e alla fine scappano. Garibaldi riporta 2 morti e 14 feriti contro i 5 morti, 17 feriti e 37 prigionieri tra i croati, più 56 dispersi. In totale il nemico ha perso 115 uomini contro i 16 di Garibaldi. La vittoria è importante, visto che i volontari smettono di disertare, e Garibaldi si affretta a ricominciare la marcia verso Varese per risvegliare la rivolta.
Arrivo a Varese modifica
Il combattimento del 26 agosto 1848 modifica
In ricordo del combattimento del 26 agosto, a Morazzone, nella piazza principale, di fronte a Villa Bottelli, è stato eretto un monumento.
Voci correlate modifica
Bibliografia modifica
- George Macaulay Trevelyan, Garibaldi e la difesa della Repubblica Romana (in italiano), Bologna, Zanichelli, 1909. (ISBN non disponibile)










