Beniamino Donnici

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Beniamino Donnici (Cosenza, 22 ottobre 1953) è un politico italiano.

Colonnello medico, ha frequentato l'Accademia di sanità militare interforze di Firenze e si è specializzato in psichiatria presso l'Università "La Sapienza" di Roma. È stato primario e medico responsabile di raggruppamento in varie cliniche neuropsichiatriche.

Dopo una militanza nel Movimento Sociale Italiano, è stato esponente dell'Italia dei Valori ed in seguito segretario di Io Sud, movimento meridionalista. È stato consigliere regionale in Calabria (nel 1990), assessore regionale tra il 2005 e il 2006 ed europarlamentare dal 2007 al 2009.

L'attività politicamodifica | modifica sorgente

Dal MSI-DN a Calabria Liberamodifica | modifica sorgente

Il suo impegno politico inizia con il Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, per il quale viene eletto consigliere regionale della Calabria nel 1990. Un anno dopo si dimette dall'incarico in contraddizione con le scelte del partito di anticipare una strada di rinnovamento che poi avrebbe condotto alla nascita di Alleanza Nazionale.

Così, nel 1992, fonda il movimento Calabria Libera e successivamente decide di cambiare orientamento, aderendo al progetto politico di sinistra dell'Alleanza dei Progressisti, con il quale si candida al Consiglio regionale nel 1995, senza tuttavia essere eletto.

In Italia dei Valorimodifica | modifica sorgente

Donnici ritorna sulla scena politica nel 2000, quando il movimento di Antonio Di Pietro, l'Italia dei Valori, si costituisce in maniera autonoma. Ne diventa coordinatore regionale per la Calabria e alle elezioni politiche del 2001 è candidato alla Camera dei deputati nel collegio uninominale di Cosenza per la Lista Di Pietro, raccogliendo il 3,7% di voti.

Viene candidato alle elezioni europee del 2004, nella circoscrizione meridionale, per la lista Di Pietro-Occhetto, e risulta il terzo più votato, dopo appunto i due leader che davano nome al cartello elettorale.

Diventa dirigente nazionale di Italia dei Valori, responsabile degli enti locali, e nel 2005, in seguito alle elezioni regionali, viene nominato assessore regionale al turismo nella Giunta guidata da Agazio Loiero, unico rappresentante di Idv nelle Giunte regionali delle 12 regioni nelle quali l'Unione aveva conseguito la vittoria.

Lo strappo con Di Pietromodifica | modifica sorgente

Ad ottobre del 2005 si pone in contrasto con il leader del proprio partito, Di Pietro, sostenendo che Idv avrebbe dovuto aderire subito al progetto riformista di Romano Prodi che avrebbe condotto successivamente alla nascita del Partito Democratico, contestando la decisione di Di Pietro di candidarsi alle elezioni primarie dell'Unione e annunciando di sostenere la candidatura di Prodi. Così, in un incontro con la stampa, taglia dalla bandiera di Italia dei Valori il nome di Di Pietro e, pochi giorni più tardi, viene espulso dal partito per "indegnità morale", per aver diffamato cioè il "buon nome del partito".

Costituisce, dunque, un nuovo movimento, denominato PartecipAzione - verso il Partito Democratico che, a marzo del 2006, si associa al progetto del Partito Democratico Meridionale (PDM) fondato nel frattempo dal presidente Loiero. Rimane in carica come assessore regionale fino a settembre dello stesso anno, quando la Giunta regionale è interessata da un rimpasto (che porta poi alla nascita del Loiero-bis): Donnici viene nominato responsabile dell'Unità Organizzativa Autonoma "Affari della Presidenza", entrando nel novero dei sottosegretari regionali, ma dopo due mesi si dimette dall'Esecutivo.

Il seggio conteso al Parlamento europeomodifica | modifica sorgente

Alle elezioni europee del 2004, la lista Di Pietro-Occhetto conquista due seggi, uno nella circoscrizione dell'Italia Meridionale, l'altro nell'Italia Nord-Occidentale. I primi candidati più votati sono rispettivamente:

  1. Antonio Di Pietro
  2. Achille Occhetto
  3. Beniamino Donnici

  1. Antonio Di Pietro
  2. Achille Occhetto
  3. Giulietto Chiesa

Il seggio dell'Italia Meridionale va ad occuparlo Di Pietro; il seggio dell'Italia Nord-Occidentale ricade su Occhetto, il quale, però, rinuncia all'incarico in quanto aveva sottoscritto un atto notarile - prima dello svolgimento delle elezioni - con il quale si impegnava a cedere il suo posto a Chiesa, qualora quest'ultimo non avesse avuto accesso al Parlamento europeo per percorso naturale. Gli europarlamentari insediati, per la lista Di Pietro-Occhetto sono dunque Antonio Di Pietro e Giulietto Chiesa.

Il problema sorge a maggio 2006, quando Di Pietro viene eletto deputato italiano e nominato ministro nel Governo Prodi, dunque lascia per incompatibilità il seggio di Strasburgo. Alle dimissioni di Di Pietro subentra automaticamente Occhetto, secondo più votato della lista, che stavolta è intenzionato a rimanere. Ma a questo punto Donnici avvia un procedimento legale sostenendo la validità perpetua dell'atto di rinuncia sottoscritto all'epoca da Occhetto e che quindi quest'ultimo dovrebbe decadere da europarlamentare. Occhetto, invece, si difende sostenendo che il suo atto di rinuncia era esplicitamente compiuto in favore di Chiesa e che, quindi, in questo caso, non avrebbe alcuna validità.

Il ricorso di Donnici viene rigettato dal TAR del Lazio ma, ricorrendo in secondo grado, viene ritenuto legittimo dal Consiglio di Stato ad ottobre 2006, trovando attuazione concreta a il 23 aprile 2007, dopo il parere favorevole dell'Ufficio elettorale nazionale presso la Corte di Cassazione, quando Donnici si insedia al Parlamento europeo.

Intanto, Donnici ricuce i propri rapporti con l'Italia dei Valori e con il leader Di Pietro riducendo l'asprezza dei toni che si era determinata in passato. Tuttavia, il suo mandato di europarlamentare dura soltanto un mese: il 3 maggio la Commissione giuridica presieduta da Giuseppe Gargani ritiene che l'unico organo a stabilire la legittimità dei suoi membri sia lo stesso Parlamento europeo; così il 24 maggio viene posta ai voti la relazione Gargani che ritiene che il seggio vada assegnato ad Occhetto: essa ottiene 406 voti favorevoli e 125 contrari. Donnici deve, dunque, lasciare il seggio e, per poter ottenere il riconoscimento del suo diritto, sancito in sentenza passata in giudicato del Consiglio di Stato, deve perciò ricorrere al Tribunale di Prima Istanza e, successivamente, alla Corte di Giustizia Europea.

Anche Di Pietro interviene in difesa di Donnici, chiedendo al Consiglio dei ministri di ricorrere alla Corte di Giustizia Europea, in quanto si tratterebbe di «un affare di Stato che rischia di calpestare le basi costituzionali della sovranità nazionale rispetto a quella europea».

Il 15 novembre 2007 è infine rientrato a far parte del Parlamento europeo. Nel febbraio 2008, avendo ormai alle spalle l'esperienza dell'Italia dei Valori, ha partecipato alla fase costituente della Rosa per l'Italia di Bruno Tabacci e Savino Pezzotta, senza mai aderirvi, non condividendone gli sviluppi politici successivi.

Verso il Partito del Sudmodifica | modifica sorgente

Alle elezioni regionali del 2010 si prodiga nel tentativo di contribuire alla costruzione di una lista meridionalista, in collaborazione col movimento Io Sud di Adriana Poli Bortone, ma, nell'imminenza delle elezioni regionali, non condividendo l'egemonizzazione dell'operazione politica da parte di Noi Sud, fortemente appiattito nel sostegno della candidatura di Giuseppe Scopelliti, si chiama fuori, determinando con il suo abbandono lo scarso risultato della lista [1].

Si dedica nei mesi successivi alla scrittura, pubblicando un libro-testimonianza "Fatti che interrogano il cuore", edito da Rubbettino, nel quale racconta la storia della sua conversione. Sembrerebbe così abbandonare la vita politica attiva.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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