Biscione (quartiere di Genova)

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Biscione - Forte Quezzi
Veduta del quartiere
Veduta del quartiere
Stato Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Provincia Genova Genova
Città Genova-Stemma.png Genova
Circoscrizione Municipio III Bassa Valbisagno
Quartiere Marassi
Altri quartieri Fereggiano, Quezzi
Abitanti 9 283 ab. (2010)
Mappa dei quartieri di Genova
Mappa dei quartieri di Genova

Coordinate: 44°25′28″N 8°57′39″E / 44.424444°N 8.960833°E44.424444; 8.960833 Biscione è il nome attribuito ad un complesso di edilizia popolare sorto alla fine degli anni sessanta sulle alture fra Marassi e Quezzi, a Genova.

È costituito da un insieme di cinque caseggiati lunghi ciascuno oltre 300 metri e disposti seguendo le curve di livello della collina sulla quale sono stati edificati. All'interno della costruzione spicca la chiesa parrocchiale costruita negli anni novanta, con una curiosa forma di prua di nave.

Conosciuto anche come Forte Quezzi, amministrativamente fa parte del "Municipio III - Bassa Val Bisagno" (San Fruttuoso, Marassi, Quezzi e Biscione) ed ha, come singola unità urbanistica una popolazione di 9283 abitanti (al 31 dicembre 2010).[1]

Il nome Biscione - riferito per estensione al quartiere in cui sorge il complesso - deriva dalla sua particolare struttura che ricorda appunto le fattezze di un lungo e sinuoso serpente.

Le strade lungo le quali si sviluppa il quartiere sono dedicate a quattro studiosi ed esploratori italiani: via Lamberto Loria, via Leonardo Fea (due edifici), via Elio Modigliani, via Carlo Emery.

Architetturamodifica | modifica sorgente

Il Quartiere INA-Casa di Forte Quezzi fu realizzato nell'ambito del piano INA-Casa per le case popolari edificate con finanziamento pubblico. La progettazione urbanistica del complesso fu affidata ad un ampio gruppo di architetti e risale al 1956. L'edificazione fu completata nel 1968. I coordinatori del gruppo furono Luigi Carlo Daneri e Eugenio Fuselli. La progettazione architettonica fu suddivisa nelle singole unità del quartiere come segue:

Le diverse costruzioni che compongono l'insieme edilizio si distinguono per la presenza di due passeggiate, una al livello di un primo piano e l'altra al livello del quarto. Nelle intenzione dei progettisti erano finalizzate al passeggio e al gioco dei bambini. L'orientazione generale delle facciate è rivolta a meridione, con massimo sfruttamento del soleggiamento. Gli edifici seguono le curve di livello e si snodano per molti metri; l'edificio più lungo ha uno sviluppo di circa 550 metri.

Il quartiere doveva essere immerso in un parco urbano e prevedeva molti servizi ed era prevista l'apertura di negozi lungo tutto l'edificio principale.[2]. Negli anni immediatamente successivi alla ultimazione furono costruite una serie di abitazioni private, sfruttando le opere di urbanizzazione del quartiere, che snaturarono il progetto urbanistico. In anni più recenti il quartiere fu dotato però di alcuni servizi, quali la scuola elementare e materna e la chiesa, non costruiti all'epoca dell'edificazione dell'edificio principale.

Da un punto di vista architettonico il quartiere risulta oggi citato nelle storie dell'architettura contemporanea come uno degli esempi più significativi delle INA-Casa.

Origine e sviluppomodifica | modifica sorgente

Edificate in pieno boom economico come case popolari, per far fronte alla richiesta di abitazioni dovuta alla forte immigrazione dal meridione d'Italia, le abitazioni del complesso edilizio furono assegnate poi anche a molte famiglie genovesi espropriate dal centro storico che proprio allora iniziava ad essere interessato da profondi lavori di ristrutturazione per l'adattamento a sede della city degli affari e a moderno quartiere per gli uffici pubblici ed amministrativi locali.

L'evoluzione del quartiere non ha avuto, nel corso degli anni, vita facile. Specie nella fase iniziale - con carenza di strutture e servizi pubblici - venne identificato spesso come una sorta di ghetto, ed espressione della speculazione edilizia che diede la nascita ai quartieri "dormitorio" come Begato, CEP o le "Lavatrici", tutte strutture criticate in passato per il loro impatto paesaggistico e per l'isolamento dal resto del tessuto cittadino.[2]

Problemi di strutturamodifica | modifica sorgente

L'alluvione del 1970 ebbe la conseguenza che un pezzo del biscione di via Fea crollò. Nessuno rimase sotto le macerie. Al posto degli appartamenti è stato in seguito costruito un locale adibito a centro sociale e una scuola materna.

A tutt'oggi persistono svariati problemi di staticità della struttura, in parte attenuati da diversi interventi di sostegno, ma mai completamente risolti.senza fonte

Galleria fotograficamodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Notiziario statistico della città di Genova 1/2011
  2. ^ a b Ina-Casa Forte Quezzi, articolo di Emanuele Piccardo per archphoto.it

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Pietro D. Patrone, Daneri, introduzione di Enrico D. Bona, Genova, Sagep, 1982.
  • Eugenio Fuselli, La casa più lunga, in AL Architetti Liguria, n. 9-10, rivista dell'Ordine degli Architetti della Liguria, gennaio-aprile 1990, pp. 20-22.

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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