Bruno Arcari (pugile)

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« Tutta la sua carriera è stata caratterizzata da una suggestiva, ma spesso fraintesa ricerca della coerenza: da uno struggente bisogno di semplicità, di cose umili, vere. Ecco come e perché il più grande dei nostri pugili [ ... ] è risultato il meno applaudito. »
(Franco Dominici[1])
Bruno Arcari
Bruno Arcari pugile.JPG
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Altezza 165 cm
Pugilato Boxing pictogram.svg
Dati agonistici
Categoria pesi superleggeri e welters
Ritirato 7 luglio 1978
Carriera
Incontri disputati
Totali 73
Vinti (KO) 70 (38)
Persi (KO) 2
Pareggiati 1
Palmarès
1970-1973 Titolo mondiale WBC superleggeri
 

Bruno Arcari (Atina, 1º gennaio 1942) è un ex pugile italiano. È considerato da vari autori specializzati il più forte pugile d'Italia di ogni tempo. Schivo e dedito ad una boxe fatta solo di concretezza, che poco concedeva allo spettacolo, era un antidivo per eccellenza. Anche da campione del mondo sfuggì ai giornalisti e alla pubblicità e, di conseguenza, alla popolarità che, in considerazione dei suoi successi, avrebbe potuto facilmente raccogliere.

Gli inizimodifica | modifica sorgente

Trasferitosi in giovane età a Genova, dove iniziò a frequentare una palestra locale, fu un ottimo pugile dilettante. Campione italiano, non riuscì a partecipare alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 a causa di una ferita subìta in un precedente incontro. Già tra i pugili in maglietta, gli avversari più smaliziati sapevano che l'unico modo per batterlo era quello di causare l'interruzione dell'incontro rompendogli le sopracciglia a testate.

Esordì come professionista l'11 novembre 1964 con una sconfitta. Di nuovo l'avversario di turno, in seria difficoltà, lo colpì con una testata procurandogli una ferita. L'arbitro, invece di squalificarlo, interruppe l'incontro al 5º round. Arcari, benché inequivocabilmente in vantaggio ai punti, fu battuto in un match che altrimenti non avrebbe avuto storia.

Dopo 10 vittorie consecutive, il fatto si ripeté il 10 agosto 1966 contro Massimo Consolati, con il titolo italiano dei welter junior in palio: l'arbitro interruppe l'incontro per ferita al 10º round, benché Arcari, sanguinante da un sopracciglio, fosse in evidente vantaggio.

Da lì in poi, Arcari imparò a gestire le scorrettezze degli avversari e non perse più un incontro degli altri 61 disputati: ne vinse 57 consecutivi, pareggiando solo nel quartultimo contro Rocky Mattioli, che di lì a un anno sarebbe diventato campione del mondo dei superwelter, vincendo anche gli ultimi 3.

Quattro mesi dopo la seconda e ultima sconfitta da professionista, subita in modo verosimilmente sleale, Arcari incontrò nuovamente Consolati che, per evitare il peggio, al 7º round si fece squalificare per i soliti tentativi di testate. Arcari divenne così campione italiano dei welter junior.

Campione d'Europamodifica | modifica sorgente

Il 7 maggio 1968, dopo varie difese del titolo italiano senza storia, Arcari incontrò a Vienna l'idolo locale, il campione europeo, nonché miglior talento mai sfornato dalla boxe austriaca, Johann Orsolics.

Considerato sfavorito, Arcari costrinse l'arbitro a fermare l'incontro al 12º round per KOT, prima che Orsolics finisse al tappeto.

Anche le successive 4 difese del titolo europeo furono a senso unico: Arcari le concluse con altrettanti KO.

Campione del mondomodifica | modifica sorgente

Il 31 gennaio 1970, finalmente, non avendo più avversari in Europa, gli fu data la possibilità che non gli si poteva più negare, quella di combattere per il titolo mondiale. Il campione in carica era il filippino Pedro Adigue.

L'inizio difficile sembrò confermare i pronostici: come al solito erano in pochi a credere nelle possibilità di un pugile fatto solo di sostanza e volontariamente sprovvisto, perché evitava ostinatamente di adottarla, di presenza scenica. Arcari ebbe una insolita crisi iniziale, incassò un colpo, dopodiché si avviò in completa sicurezza, alla vittoria. Adigue fu sconfitto ai punti in 15 round con verdetto unanime.

Arcari mantenne il titolo fino al 16 febbraio 1974 quando, imbattuto, lo lasciò vacante per passare alla più pesante categoria dei welter.

In quattro anni, dopo aver conquistato il titolo, lo aveva difeso per 9 volte, dimostrandosi assolutamente superiore a qualsiasi avversario al mondo.

Vita dopo la boxemodifica | modifica sorgente

Al termine della carriera, Arcari si ritirò con la discrezione che gli era caratteristica, proseguendo a vivere in Liguria con la propria famiglia, nella Riviera di Levante. È rimasto comunque legato al mondo della boxe, essendo oggi il presidente onorario della Pugilistica Spezzina.

« Non avendolo molto amato, la gente lo ha subito dimenticato; avendolo dovuto sopportare, molti critici non lo hanno più cercato. Bruno Arcari è rimasto nei suoi silenzi e nelle sue abitudini, ma è stato, nella storia moderna del nostro pugilato, l'unico imbattibile. »
(Franco Dominici[2])

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ riportato in: Orlando "Rocky" Giuliano, Storia del pugilato, Longanesi & C., Milano, 1982, pag. 94.
  2. ^ ibidem.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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