Bruno Spampanato

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on. Bruno Spampanato
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Bruno Spampanato
Luogo nascita Salerno
Data nascita 5 agosto 1902
Luogo morte Roma
Data morte 3 febbraio 1960
Professione giornalista
Partito Movimento Sociale Italiano
Legislatura II
Gruppo MSI
Circoscrizione Napoli-Caserta
Collegio Napoli-Caserta
Incarichi parlamentari

Componente della VI COMMISSIONE (ISTRUZIONE E BELLE ARTI) Componente della VII COMMISSIONE (LAVORI PUBBLICI) Componente della COMMISSIONE PARLAMENTARE CONSULTIVA PER IL PARERE SULLA NUOVA TARIFFA GENERALE DEI DAZI DOGANALI

Bruno Spampanato (Salerno, 5 agosto 1902Roma, 3 febbraio 1960) è stato un giornalista e politico italiano, nel 1943 fu tra i protagonisti della preparazione del Manifesto di Verona, una bozza di Costituzione per la Repubblica Sociale Italiana.

La gioventù e l'adesione al Fascismomodifica | modifica sorgente

Nacque da una famiglia di tradizioni e sentimenti risorgimentali: suo nonno materno fu al fianco di Giuseppe Garibaldi in Sicilia e partecipò alla battaglia di Calatafimi, mentre suo padre, Vincenzo Spampanato, fu uno storico della filosofia amico di Croce e Gentile.

Nel 1919 aderisce al Fascismo, a soli diciassette anni, identificando in esso, unitamente all'Interventismo, la prosecuzione ideale del Risorgimento. L'anno seguente inizia a collaborare a L'Idea Nazionale di Enrico Corradini e Luigi Federzoni. Sempre il medesimo anno le sue collaborazioni si estendono a Il Mattino e a Il Popolo d'Italia, nonché a diverse riviste straniere. Nel 1922 partecipò al congresso del Partito Nazionale Fascista di Napoli e alla successiva Marcia su Roma.

Nel 1924 si laurea in giurisprudenza, avviandosi anche alla professione forense e contemporaneamente si dedica a studi storici ed economici. Nonostante questi impegni fra 1924 e 1926 pubblica tre opere: Divenire fascista, Le origini e lo sviluppo del Fascismo e Un bilancio di partito.

Un fascista di sinistramodifica | modifica sorgente

Nel 1926 si dedica definitivamente al giornalismo, prendendo la direzione del quotidiano napoletano Lo Stato ma contemporaneamente si interessa anche ai problemi giuslavoristi e sindacali: nel 1930, così, diviene dirigente dell'Unione dei Lavoratori dell'Agricoltura di Avellino. Esponente del fascismo di sinistra[1], suscitò una vivace polemica un suo articolo pubblicato sulla rivista Critica fascista del giugno 1930 intitolato "Equazioni rivoluzionarie: dal bolscevismo al fascismo" in cui sosteneva che le particolari peculiarità del popolo russo avessero originato dopo la rivoluzione d'ottobre un regime di transizione che nella sua fase più compiuta necessariamente sarebbe poi sfociato in una sorta di fascismo orientale[2]. Infatti entrambi i regimi, sia quello russo che quello italiano, erano scaturiti da una situazione rivoluzionaria ma, nel particolare caso italiano, la Rivoluzione fascista che traeva origine dal Risorgimento aveva trovato la sua completezza ottenendo l'ampio appoggio popolare che era invece, precedentemente, mancato ai moti risorgimentali[3]. Il dibattito nato intorno all'articolo di Spampanato si protrasse per più di un anno e vide su opposte sponde intellettuali vicini alla sinistra fascista come Sergio Panunzio che vide nella rivoluzione fascista e in quella russa "la diagonale del contatto storico delle due grandi rivoluzioni moderne"[4] e gli intellettuali bottaiani di matrice più conservatrice che non accettavano eccessive derive a sinistra[5].

Fu fautore del corporativismo fascista, sosteneva che la dannunziana Carta del Carnaro ne fosse antesignana[6].

Nel 1932 fonda le riviste La Montagna e Politica Nuova e fra 1932 e 1935 pubblica i volumi Discorsi al popolo, La politica finanziaria della Destra storica, Popolo e Regime, Idee e baionette e infine il saggio polemico Democrazia fascista.

Fra 1935 e 1942 pubblica ancora molti libri, fra cui L'Italia di noi e Uomini nel tempo.

Nell'ambito della sua attività giuslavorista e sindacale, nel 1941 viene nominato segretario nazionale della Confederazione dei Lavoratori del Commercio, pur continuando la carriera di scrittore coi volumi Dentro la Storia, Luce ad occidente, Perché questa guerra. Parte quindi volontario in guerra.

La Repubblica Sociale Italianamodifica | modifica sorgente

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, come gran parte della sinistra fascista, si schierò immediatamente con la Repubblica Sociale Italiana, per la quale si presenta anche volontario per l'arruolamento militare. Tra 1943 e 1944, dirige a Roma Il Messaggero e pubblica - sempre nella Capitale - A Roma si vive così. A Roma affianca alla sua attività di giornalista quella di direttore di Radio Fante che trasmetteva programmi radiofonici destinati ai soldati italiani.

Nell'ottobre 1943 fu tra i protagonisti della stesura della bozza per una Costituzione della Repubblica Sociale Italiana in cui propose di indire una assemblea costituente in cui fosse aperta la partecipazione anche alle forze politiche prefasciste e quelle che si erano venute a manifestare durante il governo Badoglio[7].

È fra gli ultimi ad abbandonare Roma poco prima dell'occupazione alleata il 4 giugno 1944 riuscendo a trasferire la radio al nord. A Milano viene impiegato presso i comandi della Xª Flottiglia MAS dove a partire dalla primavera del 1945 dirige il settimanale della Xª L'Orizzonte[8] e quindi al Comando Supremo. "L'Orizzonte", nato nel gennaio 1945, dopo aver raccolto l'eredità de "La Cambusa" di Pasca Piredda, ne uscirono solamente tre numeri prima di cessare le pubblicazioni per la censura.

Durante la Repubblica Sociale Italiana Spampanato è oggetto di numerosi attacchi e minacce di morte da parte di radio alleate e del governo del Regno del Sud- Radio Bari in particolare - ed è considerato uno degli uomini più influenti della RSI, partecipando attivamente alla stesura dei Punti di Verona e restando vicino a Mussolini fino alla fine, raccogliendone anche interviste e confidenze.

Deputato del MSImodifica | modifica sorgente

Con la fine della guerra Spampanato viene sottoposto ad epurazione ed incarcerato. Liberato il 21 maggio 1947 in seguito all'amnistia Togliatti, aderisce al Movimento Sociale Italiano. Fra il 1949 e il 1951 scrive il Contromemoriale, pubblicato prima a puntate, su L'Illustrato, in forma incompleta, poi apparso in edizione integrale negli anni successivi (1951-1952). L'anno precedente - per un breve periodo - è stato il primo direttore de Il Secolo d'Italia[9]. Negli anni del dopoguerra fonda e dirige i periodici Sud illustrato, Noi e La Voce.

Nelle file del MSI viene eletto deputato alla Camera nel 1953 in Campania. Già legato alla "sinistra fascista", all'interno del Movimento Sociale Italiano sostenne la linea socialista-nazionale contrapposta a quella atlantica della destra missina, e per la quale al termine del IV congresso nazionale svoltosi a Viareggio nel 1954, viene eletto nella Direzione nazionale del partito [10]. Resta in Parlamento fino al 1958[11].

Muore nel 1960, prematuramente: alla Camera dei Deputati la sua scomparsa raccoglie il cordoglio dei gruppi parlamentari del MSI, della Democrazia Cristiana, dei Liberali e del Partito Democratico Italiano, oltre che del governo allora in carica[12].

Operemodifica | modifica sorgente

  • Divenire fascista
  • Le origini e lo sviluppo del Fascismo
  • Un bilancio di partito
  • Discorsi al popolo
  • La politica finanziaria della Destra storica
  • Luci ed ombre del secolo
  • Trent'anni
  • Popolo e Regime
  • Idee e baionette
  • Democrazia fascista
  • L'Italia di noi
  • Uomini nel tempo
  • Dentro la Storia
  • Luce ad occidente
  • Perché questa guerra
  • A Roma si vive così
  • Contromemoriale

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Giuseppe Parlato, La sinistra fascista, Il Mulino, Bologna, 2000, p 76
  2. ^ Luca Leonello Rimbotti, Il fascismo di sinistra, Edizioni settimo sigillo, Roma, 1989, p 121
  3. ^ Luca Leonello Rimbotti, Il fascismo di sinistra, Edizioni settimo sigillo, Roma, 1989, p 121
  4. ^ Luca Leonello Rimbotti, Il fascismo di sinistra, Edizioni settimo sigillo, Roma, 1989, p 122
  5. ^ Luca Leonello Rimbotti, Il fascismo di sinistra, Edizioni settimo sigillo, Roma, 1989, p 123
  6. ^ Giuseppe Parlato, La sinistra fascista, Il Mulino, Bologna, 2000, p 98
  7. ^ Luigi Ganapini, op. cit., p. 177
  8. ^ http://www.ilgiornale.it/news/walter-chiari-combatt-nella-wehrmacht.html
  9. ^ http://www.ilfoglio.it/recensioni/670
  10. ^ Adalberto Baldoni, La Destra in Italia, Pantheon, Roma, 1999, pagina 458
  11. ^ http://storia.camera.it/deputato/bruno-spampanato-19020805?reloaded#nav
  12. ^ Verbale della seduta della Camera dei Deputati di Martedì 9 febbraio 1960 da pag. 12926 a 12928: Commemorazione di Bruno Spampanato.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Giuseppe Parlato, La sinistra fascista, Il Mulino, Bologna, 2000
  • Luca Leonello Rimbotti, Il fascismo di sinistra, Edizioni settimo sigillo, Roma, 1989
  • Adalberto Baldoni, La Destra in Italia, Pantheon, Roma, 1999
  • Luigi Ganapini, La repubblica delle camicie nere, Garzanti, Milano, 2010

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Verbale della seduta della Camera dei Deputati di Martedì 9 febbraio 1960 - da pag. 12926 a 12928: Commemorazione di Bruno Spampanato. URL consultato il novembre 2008.

Predecessore Direttore de Il Messaggero Successore
Alfonso Novara 16 dicembre 1943 - 4 giugno 1944 Arrigo Jacchia
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