Calmiere

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Col termine calmiere (dal greco kalamométrion) si intende l'imposizione per legge di un tetto massimo ai prezzi al consumo per uno o più prodotti, solitamente di prima necessità. Questa misura viene talvolta presa dai governi per contrastare un aumento eccessivo dei prezzi causato dall'inflazione.

L'introduzione di un calmiere può essere motivata da ragioni politiche, ovvero dal tentativo di tutelare i lavoratori salariati e i pensionati dagli effetti deleteri dell'inflazione. Tuttavia questo tipo di misura economica ha gravi limiti: c'è un alto rischio di speculazioni, per cui i prodotti calmierati vengono nascosti e rivenduti soltanto al mercato nero con prezzi molto più alti (sostanzialmente quelli dettati dalla legge della domanda e dell'offerta), oppure c'è il rischio che i prodotti calmierati si esauriscano. Per questi motivi la maggior parte degli economisti ritiene che l'uso del calmiere sia da evitare. [1] Nonostante questi problemi i calmieri sono spesso usati in occasione di crisi economiche, guerre e carestie.

Esempi storicimodifica | modifica sorgente

Diocleziano provò nel 301, con l'Editto sui prezzi massimi, ad imporre un tetto massimo per tutti i beni, nel tentativo di contrastare l'inflazione causata dalla crisi del III secolo, ma ottenne scarso successo.

Esempio storico particolarmente noto è quello contenuto ne I promessi sposi: nel corso della vicenda il protagonista Renzo Tramaglino si trova coinvolto in un assalto al forno delle grucce, che venne causato proprio dalla carenza di pane in seguito al calmieraggio del prezzo della farina.

Il calmiere è stato usato anche in tempi più recenti: in particolare venne applicato durante le due guerre mondiali dall'amministrazione statunitense. Anche la Germania nazista impose il controllo dei prezzi durante la seconda guerra mondiale.

Critichemodifica | modifica sorgente

La principale critica rivolta alla pratica del calmiere si basa sul fatto che il tenere i prezzi artificialmente bassi spinge la domanda a raggiungere livelli che potrebbero non essere soddisfatti dall'offerta, causando così una carenza del bene calmierato.[2] Ad esempio, Lattanzio scrisse che Diocleziano "con varie tasse rese ogni bene eccessivamente costoso, e provò con una legge a limitare i prezzi. Per ciò molto sangue [di mercanti]fu versato per pochi spiccioli, la gente era preoccupata di mettere in vendita qualunque cosa, e la scarsità di beni divenne più grande e grave di sempre. Fino a quando, alla fine, la legge [sul calmiere], dopo essersi rivelata distruttiva per gran parte del popolo, venne necessariamente abolita."[3] Con l'editto di Diocleziano, la scarsa disponibilità dei beni portò alla diffusione del mercato nero, in cui la merce veniva venduta a prezzi più alti.[2] Inoltre, dopo l'abolizione del calmiere, i prezzi potrebbero salire immediatamente, con conseguenti danni per il sistema economico.[2]

Il premio Nobel per l'economia Milton Friedman ha dichiarato: "Noi economisti non conosciamo molte cose, ma sappiamo come creare una carenza nei mercati. Se vuoi creare una carenza di pomodori, per esempio, basta approvare una legge che vieta ai rivenditori di vendere pomodori per più di due centesimi a libbra. Immediatamente, si ottiene una carenza di pomodori. Vale lo stesso per la benzina o per il gas."[4]

Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti d'America di Richard Nixon, George Shultz, promotore della politica economica di Nixon, abolì delle misure di controllo dei prezzi che erano entrate in vigore nel 1971. Questa misura provocò un rapido aumento dei prezzi. Si ritornò al controllo dei prezzi cinque mesi più tardi.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Hugh Rockoff, Price Controls in Concise Encyclopedia of Economics. URL consultato il 3 novembre 2008.
  2. ^ a b c Walter J. Wessels, Economics, Barron's Educational Series, 2000, pp. 232-233. ISBN 0-7641-4760-9.
  3. ^ Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio, VII.3.5.7 in On the Deaths of the Persecutors, Christian Classics Ethereal Library, Calvin College, 300 circa.
  4. ^ (EN) Controls blamed for U.S. energy woes in Los Angeles Times (Los Angeles), 13/02/1977.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

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