Carlo Emanuele Buscaglia

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Carlo Emanuele Buscaglia
Carlo Emanuele Buscaglia.jpg
22 settembre 1915 - 24 agosto 1944
Nato a Novara
Morto a Napoli
Cause della morte ferite dovute a un incidente aereo
Dati militari
Paese servito bandiera Regno d'Italia
Forza armata Regia Aeronautica
Aeronautica Cobelligerante Italiana
Specialità pilota di aerosiluranti e bombardieri
Anni di servizio 1934-1944
Grado maggiore
Guerre seconda guerra mondiale
Comandante di 281ª Squadriglia
132º e 28º Gruppo
Decorazioni vedi qui
Studi militari Accademia Aeronautica

Fonti citate nel corpo del testo

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Carlo Emanuele Buscaglia (Novara, 22 settembre 1915Napoli, 24 agosto 1944) è stato un aviatore italiano.

Ufficiale pilota della Regia Aeronautica, fu uno dei più famosi aviatori della seconda guerra mondiale e fu decorato con la medaglia d'oro al valore militare. Si distinse nella specialità degli aerosiluranti riuscendo ad affondare oltre 100 000  tonnellate di naviglio nemico.[1]

Biografiamodifica | modifica sorgente

Esordi di carrieramodifica | modifica sorgente

Carlo Emanuele Buscaglia nacque a Novara, in Piemonte, il 22 settembre 1915. Entrò alla Regia Accademia Aeronautica, frequentando il corso Orione, nell'ottobre 1934 e conseguì il grado di sottotenente nel giugno 1937, il brevetto di pilota d'aeroplano nel novembre 1936 e quello di pilota militare nel febbraio del 1937.[2]

Il 1º luglio 1937 Buscaglia venne assegnato alla 50ª Squadriglia del 32º Stormo Bombardamento Terrestre equipaggiato con i bombardieri Savoia-Marchetti S.M.81, che presto vennero sostituiti con i più moderni Savoia-Marchetti S.M.79. Nell'aprile 1939 venne promosso tenente e nel febbraio 1940 venne trasferito presso la 252ª Squadriglia del 46º Stormo Bombardamento Terrestre, ove prestava servizio un altro asso, Francesco Aurelio Di Bella. Con questo reparto, allo scoppio del secondo conflitto mondiale, partecipò ad alcune operazioni di bombardamento sul fronte occidentale.

La guerra aeronavale nel Mediterraneomodifica | modifica sorgente

Nel luglio 1940 Buscaglia venne assegnato al Reparto Sperimentale Aerosiluranti, appena costituito a Gorizia agli ordini del capitano Mojola. Il reparto era dotato di cinque trimotori S.M.79, modificati con le installazioni per il trasporto e il lancio dei siluri, e cinque equipaggi comandati da Buscaglia, Vincenzo Dequal, Enrico Fusco, Carlo Copello e Guido Robone.[2][3] Il reparto venne trasferito a el-Adem, in Libia, mentre era ancora in fase di addestramento per compiere la sua prima missione bellica, segnando così il debutto operativo degli aerosiluranti italiani, con un attacco contro il porto di Alessandria d'Egitto: alle 21:30 del 15 agosto la prima sezione di tre velivoli, pilotati da Buscaglia, Dequal (comandante della formazione) e Robone si lanciarono all'attacco seguiti a distanza di quindici minuti dagli altri due aeroplani pilotati da Fusco e Copello. Tuttavia, a causa delle cattive condizioni atmosferiche caratterizzate da nubi e foschia, solo Dequal e Buscaglia riuscirono a sganciare i siluri che però si insabbiarono prima di raggiungere il bersaglio. Due aerei, a causa dell'esaurimento del carburante, furono costretti ad atterrare nel deserto e l'equipaggio dell'aereo comandato da Fusco, atterrato in territorio nemico, venne catturato.[4] Il successivo 23 agosto i quattro aerei superstiti attaccarono di nuovo Alessandria, ancora con esito negativo.[2] Il 27 agosto circa 60 miglia a nord-est di Bardia, Buscaglia lanciò un siluro contro l'incrociatore pesante HMS Kent, facente parte della scorta ad un convoglio britannico partito da Alessandria e diretto in Grecia, che l'equipaggio ritenne di aver colpito, ma il successo non venne confermato.[5]

Nel settembre 1940 l'unità venne rinominata 278ª Squadriglia autonoma aerosiluranti, posta sotto il comando del capitano Massimiliano Erasi e adottò come distintivo quattro gatti, due bianchi e due neri, che passeggiano sopra un siluro con la scritta in latino "pauci sed semper immites" ("pochi ma sempre aggressivi") a significare i quattro aerei del reparto e la povertà di uomini e mezzi con cui era stato costituito. L'idea del simbolo fu del capitano Erasi, mentre il disegno dello stemma fu realizzato da Alessandro Maffei.[5][6]

Nella foto il ten. Sacchetti, cap. Buscaglia, cap. Grossi. il ten. Barbani Egeo 1941

Nel pomeriggio del 17 settembre due S.M.79, pilotati da Buscaglia e Robone, lanciarono i siluri 40 miglia ad ovest di Marsa Matruh, contro la cannoniera britannica Ladybyrd mancando il bersaglio. La sera dello stesso giorno, la 278ª Squadriglia ottenne il primo successo confermato dalla marina britannica: una formazione navale britannica di ritorno da un bombardamento contro Bardia venne attaccata a pelo d'acqua nel golfo di Sollum da Buscaglia e Robone alla luce della luna e uno dei due siluri lanciati centrò l'incrociatore pesante Kent che, colpito a poppa e con le eliche fuori uso, venne rimorchiato con grande difficoltà ad Alessandria e rimase immobilizzato per oltre un anno.[7][8] L'azione venne premiata con il conferimento della medaglia d'argento al valor militare. Il pomeriggio 3 dicembre 1940 Buscaglia ed Erasi colpirono entrambi l'incrociatore HMS Glasgow, ancorato nella Baia di Suda a Creta, danneggiandolo gravemente. L'attacco venne condotto a partire dalle ore 15:00 arrivando sul bersaglio di sorpresa, dalla parte di terra, avvantaggiato dal maltempo che celò gli aerosiluranti alle vedette britanniche: i due piloti italiani eseguirono quindici finti attacchi per disorientare la contraerea, ogni volta tornando cambiando rotta e fuggendo quando la distanza dal bersaglio scendeva sotto i 2 km, fino a quando alle 15:40 iniziò il vero attacco, portato avanti da due direzioni diverse e perpendicolari tra loro; i siluri vennero sganciati a circa trecento metri di distanza e colpirono la nave britannica.[9] Il Glasgow raggiunse faticosamente Alessandria, dove fu riparato provvisoriamente per poi essere inviato nelle Indie Orientali per effettuare i lavori di riparazione definitivi.[5] Pare che Benito Mussolini in persona si complimentò per l'azione con il generale Francesco Pricolo, capo di stato maggiore dell'aeronautica, spingendo per il rafforzamento della specialità aerosiluranti.[9]

Al comando della 281ª Squadrigliamodifica | modifica sorgente

La 281ª Squadriglia sull'aeroporto di Gadurrà nel giugno 1941. Buscaglia è in piedi al centro.

Il 5 marzo 1941 venne costituita una nuova unità aerosiluranti, la 281ª Squadriglia, inviata il 20 marzo a Gadurrà sull'isola di Rodi, e Buscaglia, promosso capitano, venne trasferito nell'Egeo e nominato comandante dell'unità, con la quale condusse la prima azione a sud di Creta il 24 marzo. La sera del 2 aprile attaccò un convoglio britannico in navigazione da Alessandria ad Atene lanciando un siluro contro una nave da carico da 15 000  tonnellate, ma l'oscurità non gli permise di verificare l'esito dell'azione.[5]

Dal 21 aprile al 1º luglio, la 281ª e la 279ª Squadriglia vennero incorporate nel 34º Gruppo autonomo da bombardamento, ritornando poi al ruolo di Squadriglia aerosiluranti autonoma. L'8 maggio, insieme a Pietro Greco e Carlo Faggioni, Buscaglia attaccò senza successo un presunto incrociatore.[8] Alla fine di giugno la base della 281ª Squadriglia di Gadurrà venne attaccata da aerei britannici e una bomba colpì un S.M.79 facendo esplodere il siluro agganciato sotto l'aereo e provocando la distruzione di altri tre aerosiluranti. Dopo aver ritirato altri velivoli presso le Officine Reggiane di Reggio Emilia, la 281ª Squadriglia ritornò in azione il 4 luglio: quattro aerei, pilotati da Buscaglia, Faggioni, Giuseppe Cimicchi e Mazzelli attaccarono un incrociatore a sud di Famagosta senza esito.[8] Il successivo 9 luglio, ancora nella baia di Famagosta e insieme a Faggioni, Buscaglia, con un motore fuori uso a causa di un colpo della contraerea, sganciò un siluro contro una nave da carico da 5 000  tonnellate.[10][8] Il 19 luglio ancora Buscaglia e Faggioni attaccarono una nave presso Marsa Matruh venendo danneggiati dalla pesante reazione contraerea e dall'attacco portato da alcuni caccia Hurricane mentre stavano ritornando alla base.[11] Il 6 agosto Buscaglia, Graziani e Forzinetti attaccarono due cacciatorpediniere al largo di Marsa Matruh, e il 20 agosto successivo ne attaccarono altri tre al largo di Alessandria.[10][8] Dopo questa serie di azioni, la 281ª Squadriglia sospese le operazioni per un certo periodo e Buscaglia andò in licenza tornando in azione il 23 novembre quando, insieme a Rovelli, attaccò una nave da 7 000  tonnellate scortata da quattro cacciatorpediniere, la violenta reazione contraerea delle navi e l'apparizione di tre caccia P-40 non consentì di verificare l'esito dell'attacco, ma risultò colpita da uno dei due piloti la nave britannica da sbarco per fanteria (LSI) Glenroy.[8]

Il 14 dicembre la 281ª Squadriglia venne divisa in due nuclei di tre velivoli ciascuno e Buscaglia, con Faggioni e Forzinetti, venne trasferito sull'aeroporto di Ain el-Gazala in Cirenaica. Il 17 dicembre, durante la prima battaglia della Sirte, ai sei aerei della 281ª Squadriglia venne dato l'ordine di attaccare le navi da battaglia di scorta ad un convoglio britannico diretto a Malta e in cui la ricognizione italiana aveva erroneamente individuato la corazzata HMS Valiant: l'aereo di Forzinetti venne abbattuto e Buscaglia non riuscì a verificare il risultato dell'attacco per la decisa reazione della contraerea avversaria.[12]

Il 132º Gruppo aerosilurantimodifica | modifica sorgente

Il 1º aprile 1942 venne costituito il 132º Gruppo, riunendo la 278ª e la 281ª Squadriglia, e Buscaglia ne assunse il comando. Dopo un periodo di addestramento sull'aeroporto di Littoria, la nuova unità venne schierata in Sicilia con il comando a Gerbini e le due squadriglie a Catania e Castelvetrano.[13] Durante il periodo passato al comando della 281ª Squadriglia, Buscaglia aveva totalizzato circa venti missioni di combattimento ed era stato decorato con quattro medaglie d'argento al valore militare ed una Croce di Ferro di 2ª classe conferita dai tedeschi.

L'equipaggio di Carlo Emanuele Buscaglia (primo a sinistra) ritratto nel 1942 prima della partenza per una missione

Il 132º Gruppo entrò la prima volta in azione il 14 giugno nel corso della cosiddetta battaglia di mezzo giugno, determinata dal transito di due grandi convogli britannici diretti a Malta, uno partito da Alessandria (operazione Vigorous) e l'altro da Gibilterra (operazione Harpoon). Contro questo secondo convoglio fu impegnato il 132º Gruppo che per l'occasione era stato trasferito a Pantelleria. Nel tardo pomeriggio del 14 giugno, quattordici S.M.79 guidati da Buscaglia si alzarono in volo per attaccare le navi nemiche protetti da quindici caccia Reggiane Re.2001 del 2º Gruppo. Gli aerosiluranti avvistarono il convoglio nemico verso le 19:00, non lontano dall'isola di La Galite, e, mentre i Reggiane impegnavano i caccia avversari, scesero di quota per iniziare le manovre di attacco. L'S.M.79 pilotato dal tenente di vascello Giannino Negri venne colpito dalla contraerea ed esplose, e tutti i siluri, diretti verso la corazzata HMS Malaya e la portaerei HMS Argus, non raggiunsero il bersaglio forse perché difettosi, tanto da far ritenere erroneamente[14][15] agli equipaggi di essere stati sabotati.[16] Il giorno dopo tre aerosiluranti della 281ª Squadriglia condotti da Buscaglia, Umberto Camera e Martino Aichner fecero rotta verso Pantelleria, dove le navi britanniche erano state impegnate in combattimento da quelle italiane della 7ª Divisione dell'ammiraglio Alberto Da Zara. Nel tragitto gli S.M.79 vennero attaccati da un caccia Beaufighter del 235° Squadron della RAF di base a Malta, pilotato dal sergente A.J. Hall, e colpiti dovettero atterrare a Pantelleria. [17] Ne conseguì che solo Buscaglia e Aichner poterono alzarsi nuovamente in volo alle 12:30, mentre Camera fu costretto a restare a terra avendo l'aereo troppo danneggiato. Aichner attaccò il cacciatorpediniere britannico Bedouin, che era a rimorchio del Partridge essendo stato danneggiato gravemente dal tiro degli incrociatori italiani Eugenio di Savoia e Montecuccoli, dandogli il colpo di grazia per poi ammarare essendo stato colpito dalle mitragliere della nave. Buscaglia attaccò invece il piroscafo britannico Burdwan, che era immobilizzato e in fiamme essendo stato colpito dagli Ju 88 del I./KG.54, e ritenne di avergli dato il colpo di grazia.[18][13][19]

Il 132º Gruppo di Buscaglia (promosso maggiore per meriti di guerra il 12 agosto) venne poi impegnato, fra l'11 e il 14 agosto, nella successiva battaglia di mezzo agosto, determinata anche questa volta dal contrasto ad un grosso convoglio britannico diretto a Malta (operazione Pedestal). Buscaglia non partecipo alla battaglia trovandosi a Roma per la cerimonia della sua promozione. Nell'attacco del pomeriggio del 12 agosto, che si svolse a nord di Biserta, portato da quattordici S.M.79 del 132º Gruppo al comando del capitano Ugo Rivoli, un siluro, forse sganciato da un velivolo della 287ª squadriglia, colpì a poppa il cacciatorpediniere britannico HMS Foresight che, per i danni riportati alla poppa e per gli allagamenti, fu affondato l'indomani dal cacciatorpediniere HMS Tartar che lo stava rimorchiando.[20] Nel rientrare a Pantelleria dopo l'attacco, gli S.M.79 riportarono alcuni danni per mitragliamento da parte di tre caccia Beaufighter del 248º Squadron partiti da Malta; nel mitragliamento restò ucciso il tenente pilota Vittorio Moretti.[21]

Nel novembre 1942 la guerra nel Mediterraneo giunse ad una svolta con lo sbarco sulle coste del Marocco e dell'Algeria di ingenti forze anglo-americane nel quadro dell'operazione Torch. Per contrastare lo sbarco, agli aerosiluranti italiani venne ordinato da Superaereo di attaccare le navi Alleate al largo delle coste algerine, ma nei giorni 8, 9 e 10 novembre andarono all'attacco soltanto gli aerosiluranti basati in Sardegna, mentre quelli del 132º gruppo non intervennero, trovandosi in Sicilia e quindi troppo lontano dalla zona di sbarco ad Algeri.[22][23] L'11 gli anglo-americani sbarcarono un contingente di truppe a Bougie, e in questo caso anche il 132° gruppo fu in condizioni di attaccare con una formazione di quattro S.M.79 comandati da Buscaglia, con gregari Graziani, Faggioni e Ramiro Angelucci. Sorvolando il territorio tunisino, gli aerei italiani si diressero verso la baia, dove erano stati segnalati numerosi piroscafi e navi da guerra, contando di arrivare di sorpresa dal lato di terra, ma prima di giungere sull'obiettivo vennero attaccati da alcuni Spitfire. Anziché aprirsi a ventaglio e puntare ognuno su una nave, gli S.M.79 rimasero in formazione compatta per concentrare il tiro delle mitragliatrici difensive, ma la violenta reazione della contraerea provocò l'abbattimento dell'aereo di Angelucci, perito assieme al resto dell'equipaggio. Gli altri aerosiluranti che effettuarono l'attacco non colpirono alcun bersaglio e si allontanarono a bassa quota inseguiti per un po' dagli Spitfire.[23] Al rientro a Castelvetrano, Faggioni protestò con Buscaglia perché «non si può andare in pieno giorno così in profondità, a sfidare una piazzaforte. Se siamo tornati in tre è davvero un miracolo che non ci meritiamo!», al che il comandante non rispose, secondo Aichner perché «era troppo fine psicologo per non rendersi conto che era meglio tacere in quelle circostanze».[24]

L'abbattimento sopra Bugiamodifica | modifica sorgente

Il 12 novembre, il 132º Gruppo attaccò di nuovo il convoglio Alleato nella baia di Bugia con sei aerei guidati da Buscaglia, Carlo Pfister, Aichner, Giuseppe Coci, Francesco Bargagna e Marino Marini. Decollarono alle 10:50 e seguirono una rotta simile a quella del giorno prima, ma perfezionata in modo da passare il più possibile sopra luoghi poco popolati. Come il giorno prima mentre sorvolavano la rada di Bougie per poi dirigere contro le navi all'ancora, gli S.M.79 vennero attaccati dagli Spitfire del 249º Squadron della RAF e l'aereo di Buscaglia, colpito dal sergente pilota Joseph Watling mentre si portava all'attacco, iniziò ad emettere fumo;[25] nel frattempo gli aerosiluranti vennero fatti segno anche del violento tiro contraereo delle navi alla fonda e l'aereo di Buscaglia incassò altri colpi mentre sorvolava un cacciatorpediniere per puntare contro un piroscafo all'ancora; con l'aereo ormai in fiamme e due morti a bordo (il marconista maresciallo Edmondo Balestri e l'armiere aviere Walter Vecchiarelli), Buscaglia sganciò il siluro da una distanza di settecento metri, poi l'aereo precipitò «da un'altezza di settanta-ottanta metri» disintegrandosi nel contatto con l'acqua.[26] Gli equipaggi degli altri S.M.79 rientrati alla base riferirono, con molto ottimismo, di aver colpito tre piroscafi, uno dei quali fu visto saltare in aria. In realtà soltanto un siluro colpì lo scafo affiorante della nave contraerea britannica HMS Tynwald, che era stata affondata poche ore prima da due siluri lanciati dal sommergibile italiano Argo del T.V. Pasquale Gigli, che poi dette anche il colpo di grazia al trasporto truppe Awatea, colpito il giorno prima da bombe tedesche e dal siluro di un S.M.79 del 36° Stormo.[27]

Buscaglia venne dichiarato ufficialmente "disperso in azione", gli venne conferita una medaglia d'oro al valor militare alla memoria, e il 132º Gruppo prese il suo nome. Quando fu abbattuto, Buscaglia aveva al suo attivo trentadue azioni di siluramento con accreditato l'affondamento, piuttosto ottimistico, di oltre centomila tonnellate di naviglio nemico.[3] Il bollettino di guerra n. 901 del 13 novembre 1942 recitava: "Il maggiore Carlo Emanuele Buscaglia, che aveva guidato nell'azione il suo glorioso Gruppo aerosiluranti e superato con la sua nuova vittoria le 100 000  tonnellate di naviglio nemico colato a picco, non faceva ritorno alla base".[1] Poco prima di partire per la sua ultima missione, Buscaglia aveva confidato a Graziani (o ad Aichner per un'altra fonte)[28]: «La guerra l'abbiamo perduta, ormai, ma questo è il momento cruciale e non possiamo tirarci indietro... C'è poco da illudersi: dobbiamo morire tutti. A Natale sarà rimasto vivo sì o no uno solo di noi. Ma intanto, la guerra la dobbiamo fare».[3][29]

Credettero tutti che fosse morto, invece, scaraventato fuori dall'abitacolo e gravemente ferito e ustionato era stato salvato da un battello britannico, dopo due ore dalla caduta in acqua, insieme al fotografo aviere Francesco Maiore. Il copilota, sergente maggiore Francesco Sogliozzo, e il motorista, aviere Vittorio Vercesi, morirono tra la benzina che aveva preso fuoco galleggiando sull'acqua. Buscaglia raccontò poi: «Ero privo di conoscenza e non so come riuscii a rimanere a galla. Il fotografo, Maiore, mi era vicino. Gli altri bruciavano nell'acqua. Due ore dopo Maiore e io fummo ricuperati da un'unità britannica [...] Restammo senza cure per tutto il pomeriggio, la notte e il mattino successivo. Poi fummo trasportati in un ospedale francese [...] Dovevo rimanere privo della vista per trenta giorni. Il 15 novembre fummo trasferiti in un ospedale militare inglese, sempre nei dintorni di Bougie. Il 27 novembre Maiore morì [...] Il 28 fui trasferito in un altro ospedale britannico. Là ricevetti ottime cure e fui operato da un rinomato chirurgo».[26] Buscaglia non rispose all'ufficiale statunitense che lo interrogò sulle condizioni della Regia Aeronautica,[30] poi venne trasferito negli Stati Uniti e internato nel campo di prigionia di Fort Meade nel Maryland.[3]

Nell'Aeronautica Cobelligerantemodifica | modifica sorgente

Giuseppe Cimicchi (a sinistra) e Carlo Emanuele Buscaglia (a destra) controllano l'elica di un siluro

Con l'armistizio dell'8 settembre 1943, i reparti di aerosiluranti si divisero: alcuni costituirono al nord un gruppo intitolato a Buscaglia, altri passarono nell'Aeronautica Cobelligerante Italiana. Radio Londra, verso la fine del 1943, diede la notizia che Buscaglia era vivo: dopo l'armistizio, ai prigionieri di Fort Meade era stato proposto di scegliere se tornare in patria per combattere a fianco degli Alleati con l'Aeronautica Cobelligerante o restare in prigionia. Buscaglia scelse la prima opzione e tornò in Italia. Reintegrato in servizio gli venne affidato il comando del 28º Gruppo dello Stormo Baltimore, equipaggiato con i bimotori statunitensi Martin Baltimore e dislocato sull'aeroporto di Campo Vesuvio, nei pressi di Ottaviano nell'attuale provincia di Napoli.[1][3]

I Baltimore erano aerei sconosciuti ai piloti italiani e dalle caratteristiche di volo molto diverse da quelle degli S.M.79 a cui essi erano abituati; soprattutto in decollo, per via dell'elevato carico alare. Buscaglia non volava da venti mesi, aveva subito uno choc tremendo in conseguenza delle ferite riportate durante l'abbattimento del suo aereo, le sue condizioni fisiche e mentali erano probabilmente ancora precarie, tuttavia era troppo orgoglioso per poter ammettere di dover essere istruito al pilotaggio del nuovo aereo con il doppio comando.[31] Il pomeriggio del 23 agosto 1944, Buscaglia decise di tentare un decollo non autorizzato da solo, approfittando dell'assenza del personale dell'aeroporto che si trovava in mensa.[3] L'aereo al decollo imbardò verso sinistra, toccò terra con l'ala (dove era alloggiato il serbatoio di carburante) e ricadde al suolo prendendo fuoco. Buscaglia, seppur gravemente ustionato, riuscì a buttarsi fuori dall'aereo in fiamme; ricoverato presso l'ospedale militare britannico di Napoli, morì il giorno successivo dopo venti ore di agonia all'età di ventinove anni.[1][3][32]

Quando si seppe che Buscaglia era al sud, il gruppo che al nord era stato intitolato col suo nome venne rinominato "Gruppo Faggioni", ma quando si conobbero le circostanze della sua morte i fascisti la interpretarono come un tentativo di fuga per raggiungere i vecchi "camerati" nella Repubblica sociale.[33] Al sud la fine di Buscaglia venne spiegata come frutto della volontà di non rassegnarsi all'umiliazione di non riuscire a ritrovare presto l'antico primato e dover invece ricominciare daccapo. Scrisse il generale Carlo Unia nella sua Storia degli aerosiluranti italiani: «Buscaglia, l'asso più prestigioso degli aerosiluranti, aveva un mito da difendere ed era troppo orgoglioso per vedere i suoi gregari di un tempo diventare istruttori ed ammettere di non essere ancora pronto al decollo. Voleva quindi far presto, bruciare le tappe».[34] A dimostrare che non pensasse alla fuga al nord, c'è una sua confidenza fatta al giornalista Enrico Emanuelli all'inizio della guerra: «L'ultimo siluro, a guerra finita, so bene dove bisognerà lanciarlo». Secondo Emanuelli, Buscaglia si riferiva a Palazzo Venezia, allora sede del governo.[3]

Dediche e riconoscimentimodifica | modifica sorgente

In onore di Carlo Emanuele Buscaglia l'Aeronautica militare italiana, nel maggio 1984, denominò col suo nome il 3º Stormo "Quattro Gatti" di stanza all'aeroporto di Verona-Villafranca, stormo sciolto il 1º novembre 1999 e ricreato nel 2008 senza più la dedica.[6] Il portale web dell'Aeronautica Militare ha proposto una pagina, intitolata "I grandi aviatori", dove vengono citate le maggiori personalità storiche dell'aviazione italiana, ponendo Buscaglia tra di esse.[35]

Onorificenzemodifica | modifica sorgente

Medaglia d'oro al valor militare alla memoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare alla memoria
«Comandante di un gruppo di aerosiluranti, fiaccola d’eroismo e maestro dell’arma nuovissima, in trentadue vittoriose azioni di sfondamento tra uragani di ferro e di fuoco, confermava lo spirito guerriero dell’italica gente, infliggendo alla marina nemica la perdita di oltre centomila tonnellate di naviglio. Alla testa dei suoi gregari, dopo aver compiuto con ardimento e perizia inimitabili un’azione con risultati brillantissimi, contro navi anglo-americane, alla fonda di una base dell’Africa del Nord, ripeteva, il giorno appresso, l’attacco. Sulle vampe della violenta difesa controaerea, sotto la mitraglia rabbiosa di numerosi caccia che gravemente colpivano il suo velivolo incendiandolo, si lanciava come folgore sull’obiettivo prescelto e, a distanza ravvicinata, mentre un’ala dell’apparecchio era già consumata dal fuoco, sganciava il siluro contro un grosso piroscafo che, colpito, si incendiava. Cielo del Mediterraneo, maggio - novembre 1942.[36]»
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
— 17 settembre 1940
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
— 26 dicembre 1940
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
— 28 marzo 1941
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
— 6 agosto 1941
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
— 31 dicembre 1941
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
— 15 giugno 1942
Croce di Ferro di 2ª Classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di 2ª Classe
— 5 marzo 1942
2 avanzamenti per merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria 2 avanzamenti per merito di guerra
«Da sottotenente a tenente e da tenente a capitano»
Promozione per merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Promozione per merito di guerra
«Da capitano a maggiore»
— Roma, 12 agosto 1942

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b c d Enciclopedia dell'Aviazione, op. cit., Vol. 2, p. 120
  2. ^ a b c Enciclopedia dell'Aviazione, op. cit., Vol. 2, p. 113.
  3. ^ a b c d e f g h Corriere della Sera, op. cit., p. 33.
  4. ^ Molteni 2012, pp. 95-96.
  5. ^ a b c d Enciclopedia dell'Aviazione, op. cit., Vol. 2, p. 114
  6. ^ a b 3º Stormo. URL consultato il 20/05/2013.
  7. ^ Molteni 2012, pp. 96-97.
  8. ^ a b c d e f Francesco Mattesini 2002
  9. ^ a b Molteni 2012, p. 98.
  10. ^ a b Enciclopedia dell'Aviazione, op. cit., Vol. 2, p. 115.
  11. ^ Molteni 2012, p. 102.
  12. ^ Enciclopedia dell'Aviazione, op. cit., Vol. 2, p. 118.
  13. ^ a b Enciclopedia dell'Aviazione, op. cit., Vol. 2, p. 119.
  14. ^ Secondo un'indagine della Regia marina, durante il primo anno e mezzo di guerra il comportamento dei siluri, sia dello stabilimento fiumano della Whitehead che del Silurificio italiano di Baia, deluse le aspettative: l'efficacia bellica si attestò sul 40/50%, mentre circa la metà dei lanci effettuati ebbe corsa irregolare ed esito negativo. Da: L'organizzazione della marina durante il conflitto, XXI in La marina italiana nella seconda guerra mondiale, Vol. I, Ufficio storico della marina militare, Roma 1972, p. 110
  15. ^ II 28 aprile 1943 l'ufficio di Sorveglianza Tecnica Armamento Aeronautico presso il Silurificio Italiano di Baia rilevò una grave infrazione: ad alcuni siluri sottoposti al collaudo erano stati sostituiti i guida-siluri con altri precedentemente collaudati, alterando così i risultati delle prove. Un ingegnere e quattro addetti furono deferiti al tribunale speciale per la difesa dello Stato con l'accusa di attività illecita tendente ad aumentare la produzione e conseguentemente l'utile di esercizio. Da: Roberta Lucidi, Un'industria bellica del Mezzogiorno: il silurificio italiano dal 1922 al 1945, in Società di Storia Militare: Quaderno 1995, Gruppo Editoriale Internazionale, Roma, 1997, pp. 193,194
  16. ^ Molteni 2012, pp. 199-201.
  17. ^ C. Shores, B. Cull e N. Malizia, Malta: The Spitfire Year 1942, p. 339
  18. ^ Diario della 181ª Squadriglia A.S. e Comando Aeronautica Sicilia Modelli C. 2.
    Secondo Orazio Giuffrida, invece, Buscaglia non avrebbe colpito il piroscafo per deviazione del siluro (sabotato) durante la corsa verso il bersaglio. Cfr. O. Giuffrida, Buscaglia e gli Aerosiluranti, Ufficio Storico Aeronautica, p. 34.
  19. ^ Molteni 2012, p. 202.
  20. ^ Francesco Mattesini 1986, p. 221
  21. ^ Francesco Mattesini 1986, p. 226
  22. ^ Diario Storico Comando Aeronautica Sardegna, in Archivio Ufficio Storico Aeronautica
  23. ^ a b Diario Storico 132° Gruppo Aerosiluranti, in Archivio Ufficio Storico Aeronautica
  24. ^ Molteni 2012, p. 269.
  25. ^ C. Shores, H. Ring e W. Ness, Fighter over Tunisia, Neville Spearman Ltd., London, p. 49
  26. ^ a b Molteni 2012, pp. 271-273
  27. ^ Francesco Mattesini, p. 47.
  28. ^ Molteni 2012, p. 270.
  29. ^ Enciclopedia dell'Aviazione, op. cit., Vol. 8, p. 132.
  30. ^ Molteni 2012, p. 273.
  31. ^ Molteni 2012, p. 555.
  32. ^ Molteni 2012, p. 556.
  33. ^ Molteni 2012, pp. 556-557.
  34. ^ Molteni 2012, p. 557.
  35. ^ I grandi aviatori in aeronautica.difesa.it. URL consultato il 31 maggio 2013.
  36. ^ BUSCAGLIA Carlo Emanuele - Medaglia d'oro al valor militare. URL consultato il 20/05/2013.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • AA.VV., Enciclopedia dell'Aviazione, Novara, EDIPEM, 1978. (ISBN non esistente).
  • Silvio Bertoldi, Buscaglia, l'eroe che morì due volte in Corriere della Sera, 6 dicembre 1995.
  • Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945 – Azioni belliche e scelte operative, Bologna, Odoya, 2012. ISBN 978-88-6288-144-9.
  • Francesco Mattesini, I successi degli Aerosiluranti italiani e tedeschi in Mediterraneo nella 2ª Guerra Mondiale in Bollettino d'Archivio dell'Ufficio Storico della Marina Militare, Roma, Ufficio Storico MM, marzo 2002, pp. 9-94.
  • Francesco Mattesini, La Battaglia Aeronavale di Mezzo Agosto, Roma, 1986. (ISBN non esistente).


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