Carlo Zucchi

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Ritratto del gen. Carlo Zucchi
Museo del Tricolore, Reggio Emilia.

Carlo Zucchi (Reggio nell'Emilia, 10 marzo 1777Reggio nell'Emilia, 19 dicembre 1863) è stato un generale italiano.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Soldato di Napoleone dal 1796, veterano della invasione degli Stati Pontifici, di Corfù, di Novi, della traversata del San Bernardo, del Tirolo, di Dalmazia, del Sacile e del Piave, del Tarvisio, di Raab, di Pressburgo, di nuovo del Tirolo, di Neustadt, di Lutzen e Bautzen e Lipsia. Capitano aiutante maggiore nel 1800, capo battaglione nel 1805, tenente colonnello nel 1807, legion d'onore eppoi generale di brigata nel 1809, governatore militare a Verona, Cremona, Padova, Ispettore Generale di tutta la fanteria del Regno nel 1811 e 1812, governatore della fortezza di Mantova e comandante l'ala destra dell'esercito del Beauharnais alla battaglia del Mincio, la grande battaglia con la quale l'esercito italiano negò agli Imperiali del feldmaresciallo Bellegarde la Lombardia[1].

Il 3 febbraio 1831 il duca di Modena, Francesco IV, fece arrestare il patriota Ciro Menotti; a Modena scoppiava l'insurrezione, mentre a Reggio Emilia si organizzava un corpo di truppe al comando del generale Carlo Zucchi, che assumeva la guida del governo provvisorio il 7 marzo.

Gli 800 volontari del generale Zucchi (tra i quali si distinse Manfredo Fanti) impegnarono duramente gli austriaci: memorabile fu il combattimento di retroguardia a Rimini del 25 marzo. Essi ripiegarono poi indisturbati, insieme ai circa 6.000 uomini mobilitati nei territori ribelli, sulla fortezza di Ancona, ove la rivoluzione si spense alcuni giorni più tardi.

Ad Ancona, infatti, il 28 marzo Zucchi fu costretto ad imbarcarsi per la Francia, insieme ad un centinaio di altri rivoluzionari, tentando di mettersi in salvo; ma il brigantino Isotta sul quale viaggiava venne catturato dall'allora capitano di vascello della marina austriaca Francesco Bandiera, padre dei due famosi fratelli Attilio ed Emilio, e tutti i rivoluzionari furono arrestati.
Il 4 giugno 1832 una commissione militare austriaca condannò Zucchi alla pena di morte, poi commutata in venti anni di carcere duro a seguito dell'intervento della corte francese.

I fatti del 1848 lo trovano ancora prigioniero nella fortezza di Palmanova, della quale assume il comando e dalla quale sostiene l'assedio imperiale con circa 1.440 combattenti tra regolari e volontari.
Nell'ottobre-novembre 1848 fu l'ultimo ministro delle Armi di Pio IX da sovrano costituzionale.

Trascorre gli ultimi anni di vita nella sua città natale, impegnato a scrivere le sue memorie.

Famigliamodifica | modifica sorgente

Suo nipote Carlo Zucchi, architetto, ha lavorato in Argentina e in Uruguay. Gli altri nipoti Carolina e Giuseppe si trasferirono nell'Italia del sud, precisamente a Teano (CE) frazione Taverna Zarone. Carolina sposò il conte Giovanni Colaneri e si trasferì a Napoli, Giuseppe emigrò in America agli inizi del Novecento portando con sé la figlia Clarice, e lasciò a Teano i figli Giuseppe, Giovanni, Italia, Rosa, Antonietta e Carmela. Oggi eredi diretti del generale sono a Napoli rappresentati dai figli di Giuseppe figlio di Giuseppe.

Onorificenzemodifica | modifica sorgente

Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale della Legion d'onore
Cavaliere dell'Ordine della Corona Ferrea - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona Ferrea

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ (cfr.: Nicomede Bianchi, "Memorie del generale Carlo Zucchi", op. cit.1861)

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

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Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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