Caruggi di Genova

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Bassi fatiscenti, una piaga urbanistica

Se da un lato può vantare la presenza di alcuni edifici di assoluto prestigio - i famosi Palazzi dei Rolli, patrimonio mondiale dell'umanità - il centro storico genovese deve fare costantemente i conti con la propria parte più degradata, della quale sono una evidente testimonianza - sul piano dell'urbanistica abitativa - gli oltre duemila bassi censiti (agosto 2006) nei soli vicoli di categoria secondaria, ovvero quelli meno frequentati dai turisti o dalla movida locale.
Il censimento, compiuto dalla Questura di Genova a distanza di quasi cent'anni da un precedente studio analogo, ha consentito di contabilizzare la miriade di entità architettoniche spurie, situate al piano strada di edifici in gravi condizioni ed il più delle volte impiegate in maniera inappropriata.
I caruggi interessati dal fenomeno hanno nomi suggestivi, quali Vico chiuso della Rana, Vico Cicala, Vico degli Stoppieri, Vico Boccadoro, Vico delle Pietre preziose, Vico della Pace, Vico chiuso del Leone, Vico Macellari, Vico Santo Sepolcro, Vico Cavigliere e Vico dell'Olio.

Antico caruggio a Sottoripa

Nel quadro di un'opera di recupero di queste realtà fatiscenti, le autorità locali sono state incaricate di accertare in particolare il grado di rispetto delle norme igienico-sanitarie e di quelle d'uso dei locali, attualmente adibiti prevalentemente a pied-à-terre per la prostituzione, negozi irregolari, magazzini e depositi, box per motocicli e unità multiabitative per immigrati extracomunitari. Il dettaglio dei 2.154 bassi censiti (Fonte: Il Secolo XIX) ha definito in particolare la presenza di:

  • 767 magazzini e depositi
  • 757 locali in abbandono o in disuso
  • 302 locali privi di accesso
  • 56 locali chiusi o con attività cessata
  • 49 locali in ristrutturazione
  • 31 locali adibiti alla prostituzione
  • 15 locali ad uso abitazione
  • 177 locali adibiti a usi diversi

(Nell'immagine: un antico caruggio a Sottoripa)

Caróggi [ka'rudʤ:i] (questa è la corretta grafia, sebbene talvolta sia resa anche con caruggi o carroggi, ma pure del tutto erroneamente con carrugi o carugi) è il termine con il quale in lingua ligure si indicano i caratteristici e stretti portici e/o vicoli ombrosi di molte città e paeselli della riviera ligure.

Origine e caratteristichemodifica | modifica sorgente

Il termine deriva da quadrivium forse con l'apporto di "carro". Secondo taluni potrebbe derivare da carriaggi, dalla parola di lingua francese charriage (variante in lingua spagnola carruaje; latino càrrus+àticum, ovvero carràticum o carriàticum, carro+aggio).senza fonte

Nella toponomastica ufficiale il vocabolo caruggio è tradotto con vicolo. Vi ricorre anche un Carrubeus rectus, Vico Dritto o Via Retta, che portava all'antica Piazza Ponticello (Pontixello) cancellata a seguito dell'attuazione del piano regolatore del 1934, ovvero in data antecedente alla seconda guerra mondiale, a compimento della ristrutturazione dell'antico quartiere di Borgo Lanaiuoli e della zona di Ravecca, adiacente al Piano di Sant'Andrea.

Numerose sono le strette vie di Genova che portano il nome di "vico", meno frequentemente, vicolo, ma, accanto a queste, pur essendo caruggi a tutti gli effetti, alcune portano il nome di via o di piazza (meno frequentemente piazzetta), anche se di piazza di anguste dimensioni si tratta.

Buona parte dei caruggi che si dipanano da Sottoripa - oggi in stato di forte degrado nonostante i ripetuti tentativi di restauro apportati - ha il nome di una specifico settore lavorativo, per lo più artigianale, poiché nel passato le varie attività erano accentrate in determinati vicoli dei principali sestieri (le porzioni in cui è tuttora suddiviso il centro storico).

Si hanno così via Orefici (o via degli Orefici o fraveghi, cioè fabbri), dove troviamo il bellissimo bassorilievo raffigurante l'Adorazione dei Magi e l'edicola dipinta su ardesia da Pellegrino Piola, vico Indoratori, piazza di Pellicceria (ove sin dal XIII secolo avevano sede le più pregiate pelliccerie di Genova), salita Pollaiuoli, Macelli di Soziglia, Campetto. Naturalmente, con il passare del tempo questa caratteristica ha perso molto del suo valore originario, anche se i vicoli genovesi continuano ad attirare turisti anche per la vasta e articolata offerta merceologica artigianale, garantita dalla presenza di numerose botteghe di restauratori in legno, antiche mercerie, laboratori artistici.

Alcuni vicoli hanno nomi suggestivi e di riferimento popolare, come vico dell'Amor Perfetto o vico Carabaghe (o vico delle Carabaghe).
Fino al 1958, prima che entrasse in vigore la Legge Merlin, nei caruggi genovesi avevano sede le più popolari e frequentate case di tolleranza che spesso mutuavano il nome dal luogo in cui erano ubicate.

Caruggi e "crêuze"modifica | modifica sorgente

Distinta dal caruggio, ma ad esso accomunata dalle anguste proporzioni, è la crosa, o meglio la crêuza, mulattiera, o scalinata o ancora piccola salita che dalle alture collinari scende ripidamente a valle; se situata nei pressi del mare, spesso in prossimità di trivi (incroci di tre strade) la crêuza diventa una Crêuza de mä, ovvero una crêuza di mare, così come è stata cantata da Fabrizio De André nel brano intitolato, appunto, Crêuza de mä (e il popolare cantautore aveva precedentemente avuto occasione di dedicare una sua canzone ad uno dei principali caruggi di Genova: la via del Campo che congiunge piazza Fossatello alla via e al quartiere di Pré).

Nella etimologia completa il termine si può riferire, almeno in senso lato, al bagaglio al seguito degli uomini d'affare e degli eserciti, costituito in questo caso da carri e bestie da soma, oppure ad un grande carro adibito al trasporto di merci venute da lontano.
In questo senso, i vicoli della Genova antica erano - in assenza di grandi vie di comunicazione - la strada naturale, il passaggio obbligato, per condurre a consegna uomini e merci.

Spazi angusti di una città obliquamodifica | modifica sorgente

Linea di case sovrapposte
nei pressi di via della Maddalena

Nel descrivere Genova come una città obliqua poggiata, con edifici di sette piani, su tre o quattro colline, lo scrittore Vicente Blasco Ibáñez, uno degli illustri viaggiatori che nel XIX secolo ebbero modo di visitare il capoluogo ligure, scrisse nel 1896 in una pagina di Il paese dell'arte:

Genova è la città dei contrasti, dei grandi palazzi e dei miseri caruggi ... Ad eccezione di mezza dozzina di grandi strade che, tracciate a caso, costituiscono la spina dorsale della città, le altre vie si chiamano "vicoli" e ve ne sono di quelli che sono vere scale per le quali non si può transitare senza agguantarsi ad una rugginosa ringhiera di ferro.

Ma - aggiungeva l'autore spagnolo subito dopo - anche sulle vie principali, le grondaie [dei palazzi], sostenute da cariatidi, si toccano quasi e lasciano passare attraverso lo stretto spazio libero la viva luce del mezzogiorno.

Nei tempi antichi, la conformazione dei caruggi, con le costruzioni assai contigue, aveva anche uno scopo difensivo soprattutto contro le razzie dei pirati. Era infatti molto facile approntare barricate e difendere le postazioni dalle finestre. Quella che in tempi successivi diverrà una città fortificata cominciò a creare un proprio nucleo inespugnabile fin dalla radice del primo centro abitativo, individuato dagli storici dalla collinetta di Sarzano, appena sopra l'attuale zona delle Grazie, ove sorgono i principali cantieri di riparazione.

Nella letteraturamodifica | modifica sorgente

Lo scrittore - torinese di nascita ma genovese d'adozione - Gaspare Invrea (più conosciuto con lo pseudonimo di Remigio Zena) ha ambientato nei caruggi genovesi (anche se ha preferito ideare una piazzetta della Pece Greca di assoluta fantasia come fulcro della vicenda) le vicende de la Bricicca, straordinaria figura femminile protagonista del suo romanzo più conosciuto: La bocca del lupo.

Via di Prèmodifica | modifica sorgente

Via di Prè è forse il maggiore e più conosciuto caruggio di Genova. Dà il nome anche all'omonimo sestiere (oggi semplicemente Prè, quartiere del centro storico di Genova).
Più che caruggio, propriamente via, dove sin dal dopoguerra iniziò ad ospitare un fornito mercato di ortofrutta molto frequentato dalle casalinghe per la sua convenienza, con l'immigrazione dal sud Italia, la via iniziava ad essere coperta da numerosi negozi di abbigliamento, casalinghi, articoli così detti introvabili e numerosi negozi con tutte le novità elettroniche del tempo.
Da non dimenticare il famoso mercatino di "Shangai" collocato sul lato porto, il quale a prezzi super convenienti offriva tutti i prodotti di grido. Nella parte finale di via Prè adiacente a Porta di Vacca si poteva trovare l'unico venditore di colore che offriva veri manufatti africani.

Galleriamodifica | modifica sorgente

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.
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