Casaloldo

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Casaloldo
comune
Casaloldo – Stemma
Chiesa parrocchiale
Chiesa parrocchiale
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Mantova-Stemma.png Mantova
Sindaco Patrizia Leorati (lista civica) dal 14/06/2004
Territorio
Coordinate 45°15′00″N 10°29′00″E / 45.25°N 10.483333°E45.25; 10.483333 (Casaloldo)Coordinate: 45°15′00″N 10°29′00″E / 45.25°N 10.483333°E45.25; 10.483333 (Casaloldo)
Altitudine 45 m s.l.m.
Superficie 16,84 km²
Abitanti 2 631[2] (31-07-2013)
Densità 156,24 ab./km²
Frazioni Bellaria, Morini, Molinello, Pistoni, San Vito, Squarzieri, Staffolo, Travagliati[1]
Comuni confinanti Asola, Castel Goffredo, Ceresara, Piubega
Altre informazioni
Cod. postale 46040
Prefisso 0376
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 020011
Cod. catastale B907
Targa MN
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 420 GG[3]
Nome abitanti Casaloldesi
Patrono Santi Gordiano ed Epimaco
Giorno festivo 10 maggio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Casaloldo
Posizione del comune di Casaloldo nella provincia di Mantova
Posizione del comune di Casaloldo nella provincia di Mantova
Sito istituzionale

Casaloldo (Casalòlt in dialetto alto mantovano[4][5]) è un comune italiano di 2.631 abitanti[6] della provincia di Mantova in Lombardia.

Si tratta di un paese di frontieraquale sarebbe questa frontiera?: è infatti posto nell'area dell’Alto Mantovano, non lontano dal confine con la provincia di Brescia, del cui territorio ha fatto parte fino alla metà del XIX secolo e della cui influenza ancora risente a livello culturale e linguistico. Un tempo il limite tra Brescia e Mantova passava proprio tra il territorio di Casaloldo e quello di Piubega, lasciando il primo nel Bresciano, mentre la seconda era inclusa nel Mantovano. Dominato per buona parte del Medioevo da una famiglia di signori feudali, i conti Casalodi, ha fatto successivamente parte di un distretto minore avente come capoluogo la vicina Asola, soggetto per 350 anni alla Repubblica di Venezia[7].

La pianura dell'Alto Mantovano è, come si intuisce facilmente, a forte vocazione agricola ma anche zootecnica, e tuttavia Casaloldo oggi è anche un centro industriale, con due zone industriali e artigianali: appartiene in particolare al distretto della calza di Castel Goffredo, in cui si producono calze da donna. Il comune oggi è inoltre fortemente multietnico[8][9].

Indice

Geografia fisicamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia dell'Alto Mantovano.

Territoriomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alto Mantovano.
La campagna a nord di Casaloldo

Il territorio di Casaloldo è compreso nella Pianura padana. Il comune è situato accanto al confine della provincia di Brescia, non lontano nemmeno da quello con Cremona, ed è inserito nell'area dell’Alto Mantovano, ovvero il territorio in parte collinare e in parte pianeggiante nella porzione nord-ovest della provincia di Mantova[10].

In particolare Casaloldo rientra nell’ambito geografico “Tre Fiumi” – il cui territorio è compreso tra i fiumi Oglio, Chiese, Osone – insieme ad altri 10 comuni[11].

Il comune confina a nord con Castel Goffredo, dal cui centro dista in linea d'aria 4,9 km, ad est con Ceresara, a 7,5 km, a sud-est con Piubega, a 5,6 km, a sud-ovest e ad ovest con Asola, a 6,1 km[12].

Il paese in linea d'aria dista 26 km dal capoluogo di provincia Mantova, 36 km da Brescia, 37 km da Cremona, 45 km da Verona e 50 km da Parma, le città capoluogo di provincia più vicine[13].

Morfologia e Geologiamodifica | modifica sorgente

Il paese è interamente pianeggiante. L'unica modesta altura è il dosso situato in centro storico, che è quanto attualmente rimane del terrapieno dell’antico castello. L’altitudine ufficiale, misurata in piazza Matteotti, è di 45 metri sul livello del mare, ma si va da un minimo di 40 m s.l.m. situato nella parte sud-est del territorio comunale ad un massimo di 47 m s.l.m. nella parte nord-ovest[14].

Il territorio della provincia di Mantova ha avuto origine dalle complesse vicende intervenute durante l’era quaternaria; la sua genesi si deve, infatti, prima alla dinamica glaciale e fluvioglaciale durante il Pleistocene (1,7 - 0,01 milioni di anni), poi a quella fluviale durante l’Olocene (a partire da 0,01 milioni di anni).

Per Casaloldo, l’assetto geologico è caratterizzato, come del resto in tutta la parte centro-occidentale della provincia, dalla piana proglaciale würmiana, nota come Livello fondamentale della pianura (LFdP), formatasi al termine dell’ultima glaciazione quaternaria[15].

Questo livello fondamentale della pianura è costituito da sedimenti di origine fluvioglaciale e fluviale, la cui granulometria passa dalla dominanza ghiaioso-sabbiosa nell'area prospiciente le colline moreniche del Garda a quella limoso-sabbiosa verso sud[16].

Il livello fondamentale descrive la pianura formata nella fase finale della glaciazione würmiana, all'esterno della cerchia morenica, tramite deposizione ed accumulo del carico grossolano trasportato dai corsi d'acqua alimentati dalle acque di fusione dei ghiacciai.

Proprio in funzione della granulometria dei sedimenti, nonché dell'idrologia superficiale e profonda, vengono individuati entro il livello fondamentale della pianura tre principali ambienti che si susseguono da nord verso sud; l’alta pianura ghiaiosa, la media pianura idromorfa - o zona delle risorgive - e la bassa pianura sabbiosa[17].

Casaloldo in particolare rientra nella bassa pianura sabbiosa, la quale ha un’estensione maggiore dell’alta e della media pianura, si sviluppa a sud di quest’ultima ed è quasi interamente compresa tra i corsi d’acqua dell’Oglio a occidente, del Mincio ad oriente e del Po a sud. Il territorio della bassa pianura è solcato in senso nord-sud da un fitto reticolo di incisioni, talora occupate da piccoli corsi d’acqua o canali, formatisi per organizzazione delle acque sparse dei fontanili: è il caso dei due piccoli torrenti che attraversano Casaloldo, Tartaro e Fuga. La bassa pianura è costituita da sedimenti a composizione limoso-sabbiosa ed ha una pendenza media inferiore allo 0,1%.[16].

Dal punto di vista del pedopaesaggio, i suoli della bassa pianura sabbiosa sono fertili, ben drenati o con fenomeni di idromorfia di lieve o moderata entità, equilibrati nelle proprietà chimico-fisiche. Essi hanno perlopiù tessitura media o moderatamente fine, con falda raramente riscontrata entro il primo metro di profondità. Hanno inoltre reazione neutra o più alcalina ed elevata saturazione in basi[18].

Per quanto riguarda il rischio sismico, Casaloldo è posto in una zona classificata a sismicità molto bassa - Zona 4 -[19], malgrado la vicinanza al Lago di Garda, area classificata a medio rischio - Zona 2 - dopo il terremoto del 24 novembre 2004[20].

Idrografia e idrogeologiamodifica | modifica sorgente

Il torrente Fuga nei pressi di Casaloldo

Casaloldo si trova nella parte settentrionale della bassa pianura mantovana, nella zona in cui le acque di risorgiva, provenienti dall'adiacente media pianura idromorfa, si organizzano in un reticolo fluviale a meandri, il quale diviene sempre più inciso nei terreni circostanti man mano che ci si avvicina alla piana di divagazione del Po[18].

Il territorio comunale è così percorso da due corsi d[acqua minori: il Tartaro-Fabrezza, che passa proprio in centro, di fronte al castello, di cui un tempo alimentava il fossato, per poi piegare verso la località Molinello, e il Fuga, che lambisce l’abitato ad ovest. Poiché entrambi i torrenti al termine del loro corso si gettano nel fiume Oglio, si può affermare che Casaloldo rientra nel bacino idrografico dell'Oglio[21].

Attraversa brevemente il territorio, nella zona nord-est, anche il corso del Corgolo, che, nato nei pressi della località Berenzi di Castel Goffredo, poi prosegue verso San Martino Gusnago e Piubega[22].

Numerosi e fondamentali per l'economia del paese sono anche i vari fossi e i canali artificiali, destinati all'irrigazione dei campi coltivati. Oggi il territorio del comune fa parte del Consorzio di Bonifica Alta e Media Pianura Mantovana[23].

Riguardo all'idrogeologia, nel Mantovano la diffusione di sedimenti di diversa natura e di diversa permeabilità comporta differenti tipi di circolazione idrica nel sottosuolo. L’alta permeabilità dei terreni nell’area centro-settentrionale, come quello di Casaloldo, e l’abbondanza di flussi idrici, determinano la presenza di una considerevole circolazione idrica sotterranea[24].

Il sottosuolo della provincia di Mantova è caratterizzato dalla presenza di un acquifero complesso, multistrato, rappresentabile schematicamente in due falde principali: la prima, freatica, semiconfinata - nella parte settentrionale della provincia -, è quella che riguarda anche Casaloldo.

In questo caso l'acquifero viene alimentato da un consistente flusso sotterraneo proveniente dai settori centro-settentrionali del territorio lombardo. Nella bassa pianura, ove è situato Casaloldo, la profondità della falda dal piano di campagna è compresa tra 1 e 5 metri[25].

Climamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Brescia Ghedi, Stazione meteorologica di Brescia Montichiari e Stazione meteorologica di Mantova.

Il clima è quello tipico dei comuni dell'alta Val Padana: l'estate è caratterizzata da caldo afoso con elevata umidità, mentre l'inverno è invece rigido e spesso nebbioso, con sporadiche nevicate durante i mesi più freddi. Il comune è classificato nella zona E.[26]

Quanto alle precipitazioni medie annue – pioggia e neve fusa - si può osservare, in un quadro generale di bassa piovosità, che fa di Mantova la provincia più arida della Lombardia, una maggiore piovosità nella parte nord-occidentale della provincia, in cui si trova anche Casaloldo: esso è in particolare situato nella fascia con precipitazioni dai 700 ai 750 mm l’anno, rispetto ai 600 mm del capoluogo Mantova.[27]

Ghedi[28] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 4 8 13 17 22 26 29 28 24 18 10 5 5,7 17,3 27,7 17,3 17
T. min. mediaC) -3 -1 3 7 11 15 18 17 14 9 3 -2 -2 7 16,7 8,7 7,6
Precipitazioni (mm) 60 54 64 69 92 75 73 85 62 84 79 54 168 225 233 225 851
Giorni di pioggia 6 6 8 9 10 9 6 8 6 7 8 6 18 27 23 21 89
Umidità relativa media (%) 86 81 75 76 73 71 72 72 75 79 85 86 84,3 74,7 71,7 79,7 77,6
Vento (direzione-m/s) WNW
5
W
5
W
5
W
5
W
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W
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W
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W
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5
WNW
5
WNW
5
WNN
5
5 5 5 5 5

Storiamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Casaloldo.
Le origini del nome
Casaloldo-Stemma del Comune.jpg

Composto di Casale e di alto che dovrebbe significare "complesso di case in posizione elevata". L’assonanza –oldo è dovuta al gergo bresciano.[29] Se l’origine del nome è chiara, meno assodato è il suo significato: alcuni pensano a “complesso di case piuttosto modesto ma in posizione elevata”[30]; altri intendono “alto” nel senso di “situato a nord rispetto ad Asola”.[31] Il paese ha dato il nome alla famiglia dei Casalodi o Casaloldi, conti rurali molto potenti nei secoli XII e XIII. Il nomignolo scherzoso "gabanotti" (gabanòt), applicato agli abitanti, ricorderebbe monete veneziane in uso nel XVI secolo.[32]

Simbolimodifica | modifica sorgente

Casaloldo-Stemma.png

Lo stemma del comune di Casaloldo è costituito da una torre – che verosimilmente richiama uno dei simboli architettonici del paese, la torre Casalodi – sormontata ad arco dalla scritta latina Casalis Alti Comunitas, “comunità di Casaloldo”[33].

Lo stemma solitamente attribuito alla famiglia Casaloditroncato: nel primo di rosso al leone rampante d’argento, nel secondo scaccato d’argento e di rosso - non compare nello stemma o nel gonfalone del comune di Casaloldo, né si trovano tracce di tale emblema in quello del comune in epoche successive al dominio dei conti.

Esso compare invece molto simile nello stemma e nel gonfalone della vicina Asola, nel Medioevo pure essa soggetta a vari rami dei conti Ugoni-Longhi. Secondo alcuni autori una variante dello stesso simbolo dei conti rurali – il leone rampante nero o blu in campo bianco – sarebbe stata assunta dalla città di Brescia alla metà del XIII secolo, dopo una lunga lotta per il predominio nella Bassa Bresciana orientale proprio contro il casato degli Ugonidi[34]. È dunque probabile che l’arma dei conti Ugonidi o di una loro ramificazione sia rimasta nella simbologia di Asola e forse addirittura in quella di Brescia, mentre invece in quella di Casaloldo essa sembra essere scomparsa[35].

Simboli del paese sono anche la chiesa parrocchiale, in particolare il campanile, e la torre Casalodi[36].

Monumenti e luoghi d'interessemodifica | modifica sorgente

Architetture religiosemodifica | modifica sorgente

Chiesa della Beata Vergine Maria Assunta e di Sant'Emilianomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa parrocchiale di Casaloldo.
Facciata Chiesa B.V. Assunta

È l’immagine di Casaloldo che rimane impressa in chi percorre la strada provinciale Asola-Mantova e costeggia la piazza centrale. L’imponente ed elegante edificio sacro, dedicato alla Beata Vergine Maria Assunta e a Sant'Emiliano, fu costruito fra il 1714 e il 1739 su progetto attribuito a Giovan Maria Borsotto, e consacrato nel 1774. Ad esso si accompagna, sul lato destro, il maestoso campanile, unico forse nel suo genere per eleganza, completezza ed altezza in tutto l’Alto Mantovano, e simbolo di Casaloldo. Si presenta con una planimetria ad aula unica, movimentata dall’apertura di cinque cappelle laterali, e con una facciata di misurata essenzialità. L’interno, sobrio e luminoso, è a navata unica con volta a botte e con lunette ai lucernai; le cappelle sono ricavate dagli sviluppi laterali, l’ampio presbiterio è rialzato e chiuso da una profonda abside semicircolare. Il suo titolo ricorda due chiese preesistenti: Santa Maria Assunta e Sant'Emiliano, andate distrutte, di cui alcune parti furono incorporate nell'attuale edificio, quali la cappella del Rosario, alcuni altari dell'intagliatore trentino Andrea del Pozzo, pile dell'acqua santa, alcuni quadri. Nell'interno si possono ammirare quadri di scuola bresciana, un crocifisso del XV secolo, confessionali del XVIII secolo, splendidi armadi settecenteschi nella sagrestia. Da notare inoltre l'altare maggiore, in marmo bianco e verde risalente al 1781, l’organo del XVIII secolo rimaneggiato alla fine del XIX secolo, due tele di Antonio Paglia di inizio Settecento, l’altare della "Presentazione al tempio", con pala di Luigi Sigurtà, la pala dell’altare maggiore cinquecentesca di scuola veneta, i preziosi paliotti marmorei degli ultimi quattro altari laterali, il quadro della battaglia di Casaloldo, due statue lignee attribuite alla bottega Zamara. Il tempio è stato sottoposto ad importanti lavori di consolidamento strutturale e restauro interno negli anni 2009 - 2011[37].

Edifici annessi alla chiesa parrocchialemodifica | modifica sorgente

La prima testimonianza di una casa canonica a Casaloldo risale al 1580: di essa sappiamo solo che sorgeva al di là della strada rispetto alla chiesa[38]. Oggi sorge su Piazza Giacomo Matteotti, dove prospetta anche la chiesa parrocchiale. L’abitazione del parroco è al piano superiore; sul retro è un portico con finestre ogivali. Negli anni novanta è stata sottoposta a interventi di risanamento globale: deumidificazione radicale – vista la forte presenza di umidità -, risanamento dei muri – spesso di sola creta senza calce e sabbia -, rifacimento dell’impiantistica, della pavimentazione, degli infissi. Ad opera compiuta, la parrocchia risulta dotata di un immobile che può prestarsi a diverse destinazioni[39].

Costruito negli anni ottanta del XX secolo per iniziativa di don Angelo Aroldi, ha l’ingresso sul piazzale posto sul fianco destro della chiesa parrocchiale, ed è dedicato a San Giuseppe.[40] Nonostante si tratti di un edificio pressoché nuovo, negli anni Novanta, in seguito a precoci segni di logoramento, l’oratorio è stato interessato da interventi di manutenzione abbastanza radicali, a una delle pareti esterne, al tetto – a causa di infiltrazioni d’acqua -, agli impianti, agli infissi.[41] Attualmente è impiegato per il catechismo parrocchiale, per incontri formativi, per attività ricreative rivolte soprattutto ai bambini.

Chiesa di S. Rocco e del Santissimo Sacramento (detta "dei Disciplini")modifica | modifica sorgente

Chiesa di San Rocco

È situata in piazza Giacomo Matteotti, sull’angolo con via Trieste, dall’altro lato della strada provinciale rispetto alla chiesa parrocchiale di Casaloldo, con ingresso sul fianco di quest’ultima. Sorge al limite dei fabbricati che formano corpo unico con via Dante Alighieri e via Trieste, un tempo “contrada del pozzo”: sul muro di una delle costruzioni di quest’ultima via si notano infatti le caratteristiche murarie di un pozzo per l’approvvigionamento dell’acqua.[42] È intitolata a San Rocco e al Santissimo Sacramento, come si legge sull’iscrizione sopra la porta d’ingresso[43], ma durante il XIX secolo fu dedicata all'Immacolata Concezione.[44]

Fu forse edificata già nel XVI secolo, in quanto è attestata per la prima volta nel 1580, e poi rimaneggiata nel XVII secolo con l’aggiunta di una facciata in stile barocco. Nel 1580 era detta “oratorio di S. Rocco o dei Disciplini”: era piccola e non consacrata, con un unico altare dove si celebrava messa dodici volte l’anno, con l’imposizione di una spesa annua di 30 lire, ed era retta da un priore, un segretario e due consiglieri.[45] La ricostruzione, in muratura, avvenne probabilmente nel 1621 su una proprietà della parrocchia.[46] In seguito la sua esistenza è testimoniata nel 1654, e di nuovo nel 1902, in entrambi i casi con l’intitolazione a San Rocco.[47] Probabilmente all'inizio dell'Ottocento fu incamerata dallo Stato, quindi riscattata dal parroco nel 1890 per dedicarla all'Immacolata. Fu perduta nuovamente, non dal punto di vista del possesso ma del culto, ad opera delle truppe tedesche d'occupazione, che la trasformarono in magazzino durante la seconda guerra mondiale.[48]

La facciata, delimitata da paraste con capitello corinzio, termina con una cimasa mossa coronata da pinnacoli di marmo e croce apicale. Il portale di ingresso barocco è ingentilito, come la finestra soprastante, da modanature e cornici in intonaco. Annesso alla chiesetta vi è un piccolo campanile seicentesco a doppia galleria. L'interno è andato completamente perduto. Unici reperti rimasti sono il gonfalone dei Disciplini, conservato nella chiesa parrocchiale di Casaloldo, e un'immagine in marmo del volto di Cristo, con il simbolo della disciplina, attualmente murato in una casa di via Trieste.[48]

La piccola chiesa di San Rocco è per lo più chiamata “dei Disciplini” in quanto anticamente era il tempio della confraternita dei Disciplini Bianchi, che si infliggevano penitenze, e questo a testimonianza della tenace identificazione dell’edificio con la confraternita alla quale appartenne.[49] Tale confraternita è testimoniata come presente nella parrocchia di Casaloldo per la prima volta nel 1566, insieme all’altra del “Corpo di Cristo” o del “Santissimo Sacramento”, e successivamente nel 1580.[50] In origine, oltre alla chiesa stessa, anche buona parte degli edifici confinanti erano di proprietà della confraternita dei Disciplini Bianchi ed in particolare, sul fianco sinistro, vi era una stanza annessa alla chiesetta che fu venduta nel 1892.[48]

Dopo la probabile riedificazione del XVII secolo, nel tempo la chiesetta non ha subito particolari trasformazioni esterne.[51] Oggi è sconsacrata. All’esterno, sul fianco destro, nell’angolo con la facciata, è stato murato un cippo miliario veneziano, dell’anno 1756, forse proveniente dal poco distante antico confine tra la Repubblica di Venezia e il territorio di Mantova; esso reca l’iscrizione: “178 1756”.

Lo stato di conservazione è buono per la struttura esterna, ma pessimo per l'interno; l'edificio è attualmente di proprietà ecclesiastica ed è normalmente chiuso al pubblico[52]; tuttavia viene aperto in occasione di particolari festività o sagre per ospitarvi la pesca di beneficenza parrocchiale.

Oratorio dei Santi Vito, Modesto, Crescenzia (detto della Madonna di S. Vito)modifica | modifica sorgente

Casaloldo, Oratorio di San Vito
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Oratorio dei Santi Vito, Modesto, Crescenzia (Casaloldo).

L’oratorio di San Vito si trova in mezzo ai campi della frazione San Vito di Casaloldo, al confine con il territorio di Asola; è di proprietà di quella parrocchia, anche se attualmente è officiato dal parroco di Casaloldo.[53]

La facciata, sovrastata dal timpano, è abbellita da un portale in marmo e da un rosone. Sul fianco l'elegante campanile con monofore. La chiesa, sino al XVII secolo, faceva parte della parrocchia di Castel Goffredo, per passare in seguito sotto quella di Casaloldo[54].

Chiesa di San Luigi Gonzagamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Molinello (Casaloldo).
Chiesa di Corte Molinello, appartenuta alle Vergini di Gesù di Castiglione delle Stiviere[55][56]

La chiesa di San Luigi Gonzaga si trova in località Molinello, entro un podere con corte appartenuto al Collegio delle Vergini di Gesù di Castiglione delle Stiviere. Fu eretta nel XVII secolo in onore del santo dalle nipoti Cinzia, Olimpia, Gridonia, fondatrici del medesimo istituto religioso. La chiesa fa parte di un complesso di edifici comprendente il palazzo ex convento, del XVII secolo[57].

Cappella dei morti del Crocionemodifica | modifica sorgente

Casaloldo, cappella del Crocione

È situata in fondo a via Risorgimento in direzione sud, su una strada campestre che corre parallela al vaso Tartaro-Fabrezza, accanto ad un rialzo del terreno. Sotto tale rialzo sono sepolte in una fossa comune le centinaia di vittime della peste portata ai primi del Seicento dai lanzichenecchi, mercenari al seguito degli eserciti scesi nel Mantovano.[53]

Cimiteromodifica | modifica sorgente

Si trova al termine di via don V. Mariotti, strada di campagna che congiunge il paese con Castelnuovo e dedicata al parroco che resse la parrocchia di Casaloldo dal 1910 al 1936. Essa è detta tuttavia anche ”viale del Cimitero”: si tratta infatti del viale alberato più suggestivo del paese, degno scenario per l’ultimo viaggio dei casaloldesi e per coloro che si recano a far visita ai propri cari[58].

L’attuale cimitero sorge nell’area dove nell’XI secolo fu eretta una chiesa dedicata a Sant’Emiliano; questa aveva forse accanto un ospizio per pellegrini, intitolato a San Gottardo, e fu la prima chiesa parrocchiale di Casaloldo. In essa fu tra l’altro firmato l’atto di nascita di Castelnuovo di Asola. Era corredata da alcuni quadri, affreschi e vestigia di valore, che andarono dispersi con la sua distruzione avvenuta tra la prima e la seconda guerra mondiale per allargare proprio il cimitero. Lo testimonia anche l’iscrizione posta sulla grande lapide dell’architrave del corpo centrale, dedicata in epoca fascista ai caduti della Grande Guerra.[59] Con il trasferimento della sede parrocchiale nel centro abitato di Casaloldo, e la conseguente perdita di importanza della chiesa di S. Emiliano, che venne progressivamente abbandonata, l’area attigua fu adibita forse all’inizio dell’Ottocento a camposanto – in ossequio alle nuove norme che imponevano di seppellire i morti lontano dagli abitati -, in sostituzione del precedente cimitero che, cinto da muro, doveva sorgere accanto alla chiesa di S. Maria Assunta, in paese.[60]

Dopo l’ampliamento di epoca fascista, l’attuale cimitero fu allargato nuovamente dopo la seconda guerra mondiale, con l’aggiunta di un corpo di fabbrica sul retro della vecchia struttura e con la costruzione di una piccola cappella. In essa sono riunite le salme sparse per il cimitero degli ultimi parroci di Casaloldo: don Cauzzi (+1896), don Barbera (+1910), don Mariotti (+1936) e don Angelo Aroldi (+1988); manca solo don Cavazzoli (+1964), che tornò nella sua Gonzaga.[61] Appena varcato l’ingresso principale, sulla sinistra, sono collocate alcune tombe monumentali: particolarmente solenni quella della famiglia Fario, ancora proprietaria della elegante corte San Girolamo, detta “Villa Fario”, e quella di membri della "Società Operaia di Mutuo Soccorso". Un nuovo ampliamento e la sistemazione del parcheggio sono stati realizzati all’inizio dell’attuale secolo[62].

Architetture civilimodifica | modifica sorgente

Edificio scolasticomodifica | modifica sorgente

Le scuole

Il complesso scolastico che ospita oggi la scuola primaria o elementare si trova alla convergenza di via Libertà, arteria principale del paese in direzione Mantova, con via Monte Grappa, che collega Casaloldo con il comune di Ceresara. È intitolato al poeta Dante Alighieri, che con il paese ha un legame particolare, in quanto ha citato i conti di Casaloldo nella “Divina Commedia”.[63]

L’edificio attuale, eretto nei primi anni trenta del XX secolo, è il primo stralcio di un complesso che doveva essere doppio di quello esistente. Infatti originariamente doveva ospitare un’affluenza di circa 200 alunni, comprendendo, oltre alle scuole elementari, la materna e le scuole professionali. In seguito la mancanza di fondi e lo scoppio della seconda guerra mondiale scoraggiarono la completa realizzazione del progetto iniziale.

Negli anni settanta l’incremento demografico ha determinato però l’esigenza di un ampliamento dell’edificio e di costruzione di altre strutture come la palestra polisportiva e la scuola materna indipendente, edifici più consoni al fabbisogno pubblico[64].

Oggi l’edificio delle scuole elementari si presenta come il risultato di una serie di ampliamenti e interventi minori, che si sono susseguiti nel corso del XX secolo.

Nel 1909 l’amministrazione comunale conferì all’ingegner Bodoni l’incarico per la realizzazione del plesso scolastico. Lo stesso nel 1910 predispose il progetto delle scuole elementari e identificò l’area nella quale esso doveva sorgere in una parte del locale beneficio parrocchiale, posta all’inizio dell’abitato tra la biforcazione della strada provinciale per Mantova e di quella per Ceresara. Il progetto del 1910 tuttavia non venne mai realizzato[65].

  • Edificio originario, 1920.

Nel 1915 l’ingegner Morotti portò a termine un secondo progetto per la realizzazione del complesso scolastico. Il piano terra doveva essere totalmente dedicato alle aule dell’asilo, ai servizi e alle palestre, mentre al primo piano si trovavano le aule per le elementari. Il secondo piano doveva essere invece adibito alle abitazioni dei custodi. La struttura progettata nel 1915 era molto più estesa di quella che poi venne realizzata, e presentava una chiara simmetria. I lavori per la costruzione delle scuole iniziarono negli anni venti e a causa di difficoltà finanziarie vennero terminati in due lotti distinti. Nel 1928 era stata realizzata solo la parte di edificio più alta a tre piani, e una piccola parte del corpo centrale più basso[66].

Monumento ai Caduti
  • Primo ampliamento, 1932.

Sempre nel 1928 venne incaricato il geometra Tessaroli a succedere al defunto ingegner Morotti per il completamento di un terzo lotto del complesso scolastico mediante l’aggiunta di ulteriori due aule al corpo centrale. L’esecuzione delle opere ebbe luogo nel 1932 e, visto l’utilizzo del progetto originario, la costruzione esteticamente risultò del tutto identica rispetto alla prima parte. Con l’intervento del 1932 vennero inoltre compiute le decorazioni di facciata mediante intonaco a sgraffito[67].

  • Secondo ampliamento, 1971.

La realizzazione della terza campata, anch’essa riportante le stesse caratteristiche estetiche delle prime due, venne terminata nel 1971 e portò all’incremento di nuove aule[68].

  • Monumento ai caduti.

È collocato davanti alla facciata dell’edificio scolastico, in uno spazio semicircolare recentemente rinnovato - nel primo decennio del secolo - insieme all’intera viabilità dell’incrocio tra la strada Mantova-Asola e la Casaloldo-Ceresara. L’epigrafe recita: Casaloldo / ai suoi figli / caduti / per la Patria / 1915-1918[69].

Teatro S.O.M.S.modifica | modifica sorgente

Casaloldo, il teatro.

Il teatro della Società Operaia di Mutuo Soccorso è una costruzione sfruttata fino agli anni sessanta del secolo scorso, passata in un certo momento dalla proprietà della Società al patrimonio comunale, come testimonia l’atto di trasferimento della proprietà dell’immobile dalla S.O.M.S. al comune: l’operazione avvenne fra il 1984 e il 1986, dopo un lungo periodo di inattività dell’organismo[70]. Il teatro si trova in via Roma, nell’area del vecchio castello di Casaloldo, non lontano dalla torre Casalodi, ed è attorniato da un lato dalla ex “casa del fascio” e dall’altro dall’edificio del municipio casaloldese, cui è collegato.

Nei primi anni dell’attuale secolo, l’amministrazione del comune ne ha deciso il completo restauro e recupero[36]. Presenta all’interno decorazioni ed affreschi tipici del periodo fascista, che durante l’ultimo restauro sono stati completamente recuperati[71].

  • Storia.

Nel 1864 l’amministrazione comunale di Casaloldo concesse il proprio patrocinio e un sussidio di 100 lire a un gruppo di attori dilettanti del posto, che aveva avanzato tale richiesta, al fine di poter completare il piccolo teatro che essi stavano allora erigendo.

Non vi sono documenti attestanti la coincidenza di quel piccolo teatro con l’edificio oggi esistente, né è stato ancora possibile ritrovare l’archivio della S.O.M.S., tuttavia fonti orali narrano che lo stesso gruppo filodrammatico che aveva voluto erigere il teatro, dopo qualche tempo di gestione del medesimo, si trasformò nel nucleo fondatore della locale Società di Mutuo Soccorso, trasferendo nel patrimonio di questa il proprio edificio teatrale[72].

La Società era nata nel 1881 sotto la presidenza di Alceo Pastore, della famiglia di ricchi imprenditori e politici di San Martino Gusnago e Castiglione delle Stiviere. C’era voglia di cultura e, tra l’altro, si facevano letture collettive di romanzi[73].

Secondo altre fonti invece il teatro odierno sarebbe stato costruito – ma forse solo restaurato - nel 1920-1921 dalla Società Operaia. Questa aveva deliberato già nel 1908 di edificare un teatro, ma quando vi riuscì, dopo la prima guerra mondiale, arrivò il fascismo che cancellò la S.O.M.S. e trasformò il teatro in granaio[36].

Adeguatamente gestito il teatro S.O.M.S. dopo la guerra è giunto in efficienza sin verso gli anni settanta del secolo scorso e per un certo periodo fu adattato a sala cinematografica; normalmente vi si tenevano commedie e recite scolastiche, nonché alcune feste di ballo, come quelle del veglione dei Tridui dei morti[74].

Municipio vecchiomodifica | modifica sorgente

Il Municipio vecchio

È situato in piazza Giacomo Matteotti, la principale del comune[75]. Nell’Ottocento, sulla facciata, fra le finestre del primo piano e il sottotetto, vi erano dei fregi decorativi a forma di conchiglia; non era presente l’attuale balcone – ove ora è infisso lo stemma in muratura del comune -, mentre il portone d’ingresso era ad arco e più ampio di quello odierno, che è invece architravato. Tali modifiche risalgono probabilmente agli ultimi anni del XIX secolo[76].

Durante il fascismo – 1935 - sulla facciata è stata collocata una lapide “a ricordo dell’assedio” subito dall'Italia e consistente in varie condanne ed embarghi comminati dalle potenze europee a motivo della guerra d’Etiopia[77].

Lapide commemorativa dell'assedio posta sul Municipio vecchio

Nel 1874 il comune di Casaloldo commissionò un progetto per la realizzazione di nuovi locali delle scuole elementari femminili e dell’asilo infantile, con unita l’abitazione della maestra, da eseguirsi nel municipio di Casaloldo dell’attuale piazza Matteotti. Si tratta di edifici ricavati nella parte posteriore del vecchio fabbricato comunale, dove fino al 2011 si trovava l’asilo nido ed un tempo la biblioteca[78].

L’edificio ha ospitato gli uffici del comune di Casaloldo fino ai primi anni dell’attuale secolo, quando il municipio è stato trasferito nel restaurato complesso di via Roma, nell’area del castello. Attualmente nel palazzo ha sede l’AVIS comunale, l’associazione di volontariato “Casalodi” e la biblioteca comunale; fino al 2011 vi trovava posto anche l’asilo nido comunale, e fino agli ultimi anni del XX secolo anche l’ambulatorio medico.

Corte Beffamodifica | modifica sorgente

Stemma dei Beffa-Negrini

Sorge lungo via Giustizia, il tratto della strada provinciale che attraversa Casaloldo in direzione Asola. L’elegante palazzo padronale è stato ristrutturato negli anni 2004-2005, ed oggi tra l’altro ospita una trattoria e una banca[79].

Prima degli anni sessanta del secolo scorso nella corte si trovava anche un porticato con stalla di proprietà della famiglia Beffa di Asola, da cui il nome, presente come proprietaria in quel fondo almeno da due secoli. Il fabbricato, riconducibile forse a metà Ottocento, presentava una nota caratteristica delle corti padronali, ma con più raffinatezza nelle finiture. La corte fu ampliata nel 1934-1935 dal signor Gardini, subentrato al precedente proprietario. Tale struttura è stata infine demolita e riconvertita nell’abitazione civile che oggi si può vedere nel 1965-1966[80].

Corte San Girolamo o Fariomodifica | modifica sorgente

Ingresso a Corte Fario

Si tratta di una villa di campagna di proprietà della antica ed illustre famiglia Fario, situata poco a nord del centro abitato, lungo il corso del Tartaro-Fabrezza, al termine di un viale alberato[81].

Il corpo centrale è costituito dalla elegante residenza padronale a tre piani e con due ingressi, fiancheggiata in modo simmetrico da ali a due piani e da due conclusive torrette neo-gotiche merlate. Davanti è un giardino all’italiana, mentre sui lati che lo circondano sorgono strutture tipiche delle corti rurali padane, come residenze coloniche, portici e barchesse; l’accesso al cortile avviene tramite una porta a torretta detta “colombara”, elemento tipico delle corti di pianura cintate[82].

In generale, sul territorio comunale, in particolare nelle frazioni, e nella campagna limitrofa, sorgono numerose corti rurali antiche, con dimore padronali, “colombare”, stalle, barchesse e portici caratteristici; alcune di esse sono ristrutturate ed ancora abitate, altre lasciate in abbandono.

Architetture militarimodifica | modifica sorgente

Torre Casalodimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Torre Casalodi.
Casaloldo, Torre Casalodi

La torre civica, detta anche impropriamente torre Casalodi, era l’unica parte del complesso del castello edificata in muratura, ed è quindi naturale che oggi costituisca tutto quanto rimane della zona fortificata dopo il suo smantellamento, eseguito alla fine del XVIII secolo[83].

La torre risale al XV secolo; la facciata principale in mattoni a vista è rivolta verso via Dante Alighieri, ed oggi risulta chiusa lateralmente fra edifici di costruzione posteriore – il macello e la ex “casa del fascio” -. Attraverso la torre e mediante un ponte levatoio sul fossato, ora interrato, si accedeva al recinto fortificato.

La struttura della torre si compone della porta in muratura e del sovrastante campanile. Essa in epoca medievale e moderna collegava il nucleo più antico – il castello – alla parte più recente – il borgo -[84]. Nella torre sono state ricavate, nel XX secolo, alcune stanze d’abitazione.

Il fabbricato mostra elementi costruttivi tipici delle torri portaie, quali i due accessi – uno carraio ed uno pedonale - prospicienti il Tartaro e il borgo, i grandi tagli nella muratura necessari allo scorrimento dei bolzoni del ponte levatoio principale e del ponticello pedonale, la struttura delle volte, poste a definizione plastica della porta. Poco conservati sono i resti di decorazione a fresco ancora presenti su alcune rientranze ricavate nella facciata[85]; sulla sommità corrono due serie di dentellature decorative in cotto, mentre sopra l’arco di accesso principale è stata collocata nel 1921 una lapide dedicata a Dante Alighieri e ai conti Casalodi[86]. Insieme ai fabbricati adiacenti del macello e dell’ex “casa del fascio”, a partire dal 2010 è in fase di restauro e di recupero da parte del comune[87].

Societàmodifica | modifica sorgente

Oggi il comune è anche un centro industriale, ma conserva ancora numerose tracce di vita contadina alla quale il paese è rimasto attaccato fino a non molti decenni fa[88]. Negli ultimi tempi nel comune è in atto una forte crescita di cittadini extracomunitari.

Evoluzione demograficamodifica | modifica sorgente

A Casaloldo, dopo un picco raggiunto negli anni trenta con il superamento di quota 2000 abitanti, lo spopolamento seguente la seconda guerra mondiale si è arrestato negli anni settanta; nel censimento del 1981 si registra infatti la ripresa demografica: 1878 residenti contro i 1757 del 1971, che aveva anche rappresentato il minimo storico per il XX secolo: per trovare così pochi abitanti bisogna infatti tornare a prima del 1911. Dal 1981 la popolazione è cresciuta in modo progressivo fino ai 2174 abitanti del censimento 2001 e soprattutto ai circa 2600 attuali. Casaloldo ha dunque vissuto una notevole crescita della propria popolazione negli ultimi dieci anni (+26,6%), situandosi al primo posto nell’Alto Mantovano per incremento demografico in tale lasso di tempo[89].

Attualmente gli abitanti sono distribuiti in circa 700 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 3 componenti[90].

L’incremento dell’ultimo decennio è certamente dovuto agli immigrati extracomunitari, che rappresentano poco meno di 500 unità, ma non solo. La presenza di posti di lavoro ha creato un forte movimento di lavoratori in entrata e anche di nuove famiglie che si sono spostate a Casaloldo da Asola, Piubega, Castel Goffredo o altri centri vicini, attirati dai costi minori e dalla maggiore convenienza per acquisire una casa rispetto alle zone circostanti, e dalla comodità della posizione e dei collegamenti stradali[91].

Abitanti censiti[92]


Etnie e minoranze stranieremodifica | modifica sorgente

Oggi il paese, come ormai molti altri dell'Italia e specialmente della Pianura padana, è diventato un centro multietnico con una presenza significativa di cittadini stranieri[8].

Casaloldo in particolare è uno dei paesi della provincia di Mantova con la più forte presenza di stranieri in regola, intorno al 18% della popolazione, pari a 500 persone su 2600 residenti[93]. Le nazionalità presenti sono ben 30, la società è dunque fortemente multietnica. Tra le comunità più rappresentate, in testa vi sono gli immigrati dal Bangladesh, seguono Macedonia, Cina, India, Nigeria, Ucraina, Ghana, Marocco, Pakistan[36][94]:

  1. Bangladesh Bangladesh, 188
  2. Macedonia Macedonia, 53
  3. Cina Cina, 52
  4. India India, 38
  5. Nigeria Nigeria, 26

Casaloldo è insomma un esempio concreto dell’Italia che sta cambiando: in certe zone del paese, come via Roma, l'atmosfera è quasi quella tipica del Bangladesh, mentre un po’ dappertutto si incontrano famiglie di immigrati, che sono impiegati principalmente nelle industrie, ma anche in agricoltura. Tuttavia ogni etnia, con le sue tradizioni e i forti legami familiari, tende ad isolarsi, anche se non si registrano problemi di convivenza[36].

Lingue e dialettimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto alto mantovano.

Sul tutto il territorio comunale la lingua ufficiale è unicamente l'italiano. Tuttavia è largamente diffuso anche l'utilizzo del dialetto, soprattutto nella popolazione più anziana, ma anche in quella più giovane, sebbene quest’ultima faccia uso per lo più di un vernacolo sempre maggiormente contaminato dall’italiano.

Il dialetto alto mantovano parlato a Casaloldo è in sostanza una variante di dialetto bresciano, molto simile in particolare a quello parlato nella Bassa Bresciana e nell’area gardesana, con influenze provenienti dal dialetto mantovano, data la relativa vicinanza con Mantova[95].

Religionemodifica | modifica sorgente

Santella in frazione Travagliati
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Mantova e Chiesa parrocchiale di Casaloldo.

La religione maggiormente praticata in paese è, come per l'Italia, quella cattolica; gli stranieri invece sono in prevalenza sikh, musulmani e induisti. Nel comune esistono anche diverse famiglie di Testimoni di Geova.

Sul territorio comunale esiste un'unica parrocchia, intitolata all’Assunzione della Beata Vergine Maria, appartenente alla diocesi di Mantova, sebbene fino all’inizio del XIX secolo la parrocchia di Casaloldo abbia fatto parte della diocesi di Brescia, mentre nel XVIII secolo essa fu aggregata alla giurisdizione dell’abbazia di Asola[96].

Attualmente fa parte del vicariato foraneo di San Carlo Borromeo, centrato su Asola, e dell’unità pastorale comprendente anche Castel Goffredo, Casalpoglio e Casalmoro. Il clero parrocchiale è formato da un solo parroco[97].

A Casaloldo esiste anche un centro di preghiera e ritrovo per persone di religione musulmana: si trova in via Monte Grappa ed è molto frequentato anche per finalità ludiche e di svago.

Volontariatomodifica | modifica sorgente

Il volontariato è la linfa vitale del paese: legate al comune operano associazioni quali i “Casalodi – Gli anziani insieme per Casaloldo”, che si occupano di assistenza agli anziani e a persone in difficoltà, organizzano serate danzanti, tombole, gite[98]; i “Giovani del Futuro”, che curano l'aggregazione giovanile[99]; l’AVIS comunale[100]; la Polisportiva Casaloldese[101], attiva nel centro sportivo comunale di via Monte Grappa; l’”Associazione spazio famiglie e bambini”[102].

Anche la parrocchia conta diversi gruppi di volontariato, come il coro parrocchiale, i giovani dell’oratorio, i genitori dell’oratorio.

Tradizioni e folcloremodifica | modifica sorgente

Triduo dei mortimodifica | modifica sorgente

La tradizione dei tridui dei morti risalirebbe alla visita nell’Asolano di San Carlo Borromeo, il quale, introducendo questi riti, ancora diffusi nel Bresciano, avrebbe inteso distogliere i fedeli dai bagordi eccessivi del carnevale. Del resto l’esigenza di pregare per i defunti era molto sentita anche perché si era in tempo di peste.

Così nella parrocchia] di Casaloldo, ogni anno, la terza domenica prima di carnevale si ricordano i defunti della parrocchia, il lunedì seguente i morti durante l’anno ed il martedì i parroci.

Per i Tridui, fin verso il 1970, la chiesa parrocchiale cambiava volto con tendaggi nero e oro e tantissimi ceri accesi[103]. Esisteva inoltre un enorme macchinario in legno che serviva a sostenere numerosi portaceri e candele, che formavano vari disegni di ispirazione religiosa; durante l’anno era normalmente conservato in un portico adibito a magazzino, un tempo situato sul lato sud del campanile. La macchina venne infine dimessa perché ormai vetusta, ed il ripostiglio abbattuto.

Fino agli anni settanta, la tradizione dei tridui era molto sentita anche al di fuori dell’ambiente parrocchiale: in occasione di quella ricorrenza si svolgeva una sorta di sagra, con veglioni e serate di ballo tenute nel teatro S.O.M.S.[104]

Sagra di San Luigi Gonzagamodifica | modifica sorgente

San Luigi Gonzaga è particolarmente venerato a Casaloldo, come del resto in un po’ tutta la diocesi di Mantova, ma qui si aggiunge anche il motivo della presenza sul territorio comunale di una chiesetta in suo onore e di un intero palazzo appartenuto alle nipoti del santo.

L'antica fiera, la più importante del paese, si tiene l’ultima domenica di ottobre, e nei giorni che la precedono e la seguono. Durante la festa il borgo si anima con giostre allestite dai giostranti itineranti in piazza Matteotti, mostre, eventi culturali, stand gastronomici, animazioni per bambini, pesca di beneficenza, con la partecipazione dei commercianti del paese che allestiscono un piccolo mercato, e con l’apertura domenicale degli esercizi commerciali.

Per l’occasione vengono spesso effettuate rievocazioni storiche che hanno come oggetto l’ambiente e l’epoca nei quali vissero i conti Casaloldi[105].

L’ultima grande rievocazione storica si è tuttavia tenuta il 10 maggio 2009, in occasione delle celebrazioni del cinquecentesimo anniversario della battaglia di Casaloldo, insieme ad un convegno di studi[106] e ad una mostra sui santi patroni[107].

San Luigi Gonzaga è anche festeggiato nella frazione Molinello il secondo lunedì di agosto, a motivo della presenza in loco di una chiesa a lui intitolata.

Festa dell’Avismodifica | modifica sorgente

Ha luogo nella prima settimana di luglio, ospita orchestre, gruppi musicali vari, ballo liscio, lotterie, e vede la partecipazione e la sponsorizzazione delle imprese del territorio.

Da qualche anno è preceduta, nel mese di giugno, dalla Festa dello Sport[108].

Festa dei santi patroni Gordiano ed Epimacomodifica | modifica sorgente

Ricorre il 10 maggio, giorno in cui nel 1509 ebbe luogo la battaglia di Casaloldo, in memoria del buon esito della quale furono scelti appunto come patroni del villaggio i santi che il calendario portava quel giorno, i martiri Gordiano ed Epimaco[109].

Il quadro votivo che rappresenta la battaglia di Casaloldo, collocato nella chiesa parrocchiale, nella scritta dedicatoria esprime con chiarezza l’origine della devozione per questi santi[110].

L’uso di commemorare eventi della storia di una comunità o di una nazione con la celebrazione liturgica difeste legate alla vita di Cristo, della Madonna e dei santi è tradizione consolidata. Ricorrendo il 10 maggio la memoria dei santi martiri Gordiano ed Epimaco, risultò naturale ed in linea con la tradizione consegnare a questa festa il ricordo della battaglia. Non è tuttavia dato conoscere quando la scelta dei patroni venne effettivamente formalizzata con un intervento dell’autorità religiosa.

A Casaloldo, tenendo conto del legame con i santi martiri Gordiano ed Epimaco, festeggiati il 10 maggio, la solennità patronale veniva celebrata nel medesimo giorno, almeno fino al 1778. In tale anno infatti l’abate ordinario di Asola, da cui allora dipendeva la parrocchia di Casaloldo, concedeva la facoltà di trasportare la solennità dei suddetti santi alla prima domenica di settembre. Tenendo conto di alcuni documenti dell’anno 1891, c’è tuttavia da ritenere che di fatto – anche se non si sa da quando – la festa patronale venisse nuovamente celebrata il 10 maggio. Poiché però l’amministrazione comunale dell’epoca riteneva che tale data fosse inadatta, come anche quella della prima domenica di settembre, la festa, appunto dal 1891, venne trasferita al 10 ottobre.

Nel 1965 don Angelo Aroldi indisse una sorta di consultazione circa l’opportunità di trasferire nuovamente la festa dei patroni al 10 maggio. Da allora Casaloldo è tornato a celebrare i suoi patroni proprio in quest’ultima data, giorno della festa originaria[111].

La festa patronale, riscoperta nell’ultimo decennio, specialmente grazie alle celebrazioni del cinquecentesimo anniversario della battaglia di Casalold], sta diventando un momento importante di incontro e di nuove esperienze di gioco, sport e spettacolo specialmente per i più piccoli, grazie anche alla sponsorizzazione delle imprese del paese[108].

Falò di Sant'Antonio Abatemodifica | modifica sorgente

Molto sentite a Casaloldo sono anche feste diffuse in generale nei paesi agricoli dell'Italia Settentrionale e legate alla tradizione contadina, come quella del patrono degli animali domestici Sant'Antonio Abate – 17 gennaio -, organizzata dagli agricoltori del territorio con degustazione di prodotti tipici e relativo falò propiziatorio – buriél -[108].

In passato anche a Casaloldo, come in altri paesi della Bassa Bresciana e del Mantovano, c’era la tradizione di salutare la fine dell’inverno e del carnevale bruciando la “vecchia” – detta vecia -, un fantoccio appositamente preparato, che prima di ardere doveva leggere il suo testamento. Di solito la cerimonia avveniva il località Morini, dal balcone del palazzo Bogarelli, tra una folla di gente mascherata che partecipava allegramente a questo evento. Si conservano ancora alcuni testi dello spiritoso testamento scritti in dialetto, risalenti all’incirca agli anni Sessanta[112].

Mercato settimanalemodifica | modifica sorgente

Il mercato, a Casaloldo, si svolge ogni martedì mattina in piazza Matteotti[113].

Culturamodifica | modifica sorgente

Istruzionemodifica | modifica sorgente

Bibliotechemodifica | modifica sorgente

La biblioteca comunale ha attualmente sede nei vecchi uffici al primo piano dell’ex municipio, in piazza Matteotti 16. Tuttavia è stato progettato ed è in fase di realizzazione un suo trasferimento nella restaurata torre Casalodi.
Fa parte delle biblioteche della provincia di Mantova, in particolare del Sistema Bibliotecario Ovest Mantovano, ed è in grado di prestare libri e multimedia, anche provenienti da altre biblioteche della provincia, tramite il prestito interbibliotecario[114]. Dispone di un buon numero di libri per ragazzi e di una postazione computer con internet[115].

Scuolemodifica | modifica sorgente

Sul territorio comunale esistono due strutture scolastiche, situate a poca distanza l’una dall’altra, entrambe in via Monte Grappa, in direzione Ceresara: la scuola elementare e la scuola dell’infanzia[116].

Il complesso scolastico che ospita oggi la scuola primaria o elementare si trova alla convergenza di via Libertà, arteria principale del paese in direzione Mantova, con via Monte Grappa, che collega Casaloldo con il comune di Ceresara. Oggi l’edificio delle scuole elementari si presenta come il risultato di una serie di ampliamenti e interventi minori, che si sono susseguiti nel corso del XX secolo.

Negli anni settanta in particolare l’incremento demografico ha determinato l’esigenza di un ampliamento dell’edificio e di costruzione di altre strutture come la palestra polisportiva e la scuola materna indipendente, edifici più consoni al fabbisogno pubblico[64].

Recentemente, all’inizio del 2012, è entrata in funzione anche la nuova struttura dell’asilo nido comunale, sita in via Paradiso, nella zona ovest, ivi trasferita dalla vecchia sede di piazza Matteotti[117].

Museimodifica | modifica sorgente

L’Ecomuseo “Tra il Chiese, il Tartaro e l’Osone: terra dell’agro centuriato della Postumia”, museo diffuso del Nord-ovest Mantovano istituito nel 2011 per iniziativa dei comuni di Piubega e Casaloldo, comprende anche quelli di Gazoldo degli Ippoliti, Redondesco, Castel Goffredo, Casalmoro, Asola, più le parrocchie di Gazoldo Ippoliti, Castel Goffredo e Casaloldo. Ha sede legale nel municipio di Piubega e sede operativa nel municipio di Casaloldo, in via Roma 8[118].

È impegnato nella valorizzazione del territorio, della storia, della |società, dell’economia dei comuni e delle parrocchie partecipi, con particolare riguardo al patrimonio artistico-religioso – chiese ed oratori campestri -, etnografico – castelli, torri e mulini; agricoltura di ieri e di oggi; la calza, l’industria tessile, l’imprenditoria diffusa -, artistico-museale – teatri, musei e collezioni private -, enogastronomico – prodotti tipici dal melone al salame mantovano -, naturalistico ed ambientale.

Il comune di Casaloldo inoltre aderisce all’ente intercomunale di promozione del territorio “Associazione l’Aquila e il Leone”, che comprende undici comuni del Medio-Alto Mantovano, finalizzato a valorizzare le locali risorse culturali, tradizionali, turistiche e ambientali[119].

Mediamodifica | modifica sorgente

Nel paese viene stampato annualmente, solitamente a Natale, un giornale per i parrocchiani, "Il Nostro Campanile", i cui principali argomenti sono di carattere religioso e culturale.

Il quotidiano di livello locale più diffuso, che riporta notizie anche da Casaloldo e dalla zona circostante, è la Gazzetta di Mantova.

Teatromodifica | modifica sorgente

Nei primi anni dell’attuale secolo, l’amministrazion] del comune ha deciso il completo restauro e recupero di quello che un tempo era il teatro della Società Operaia di Mutuo Soccorso: oggi l’edificio, con le sue eleganti decorazioni liberty, è ampiamente usato dal comune per serate, incontri pubblici e mostre; in esso è inoltre attivo il gruppo teatrale e musicale Persone Singolari[120], e vi si tengono corsi di teatro, ginnastica, ballo[36].

Il teatro si trova in via Roma, nell’area del vecchio castello di Casaloldo, non lontano dalla torre Casalodi, ed è attorniato da un lato dalla ex “casa del fascio” e dall’altro dall’edificio del locale municipio casaloldese, cui è collegato.

In passato erano operative in paese una Società Filodrammatica – XIX secolo[121] -, una banda musicale – epoca fascista[103] -, ed un club fotografico, chiamato gruppo “Foto Cine Club Casaloldo”, con sede nella rimessa dell’oratorio[122].

Archivimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa parrocchiale di Casaloldo.

Cucinamodifica | modifica sorgente

Chiacchiere di carnevale

Persone legate a Casaloldomodifica | modifica sorgente

Geografia antropicamodifica | modifica sorgente

Urbanisticamodifica | modifica sorgente

Il castellomodifica | modifica sorgente

Torre Casalodi prima del restauro

La parte più antica del centro abitato di Casaloldo è rappresentata da quanto rimane del castello in terra e legno edificato probabilmente tra la fine dell’XI secolo e l’inizio del XII, e certamente presente alla metà di quest’ultimo secolo, su un dosso – il casale altum - che costituisce il primo agglomerato del paese.

In particolare, il nucleo principale di tutto ciò che rimane del castello, oltre al terrapieno di forma vagamente semicircolare, ancora visibile e leggermente sopraelevato rispetto al terreno circostante, è costituito dalla cosiddetta torre Casalodi. Essa in epoca medievale e moderna collegava il nucleo più antico – il castello – alla parte più recente – il borgo -[129].

L’assetto più antico dell’abitato, inizialmente a prevalente carattere rurale – casale[130] -, si è definito nel periodo che va all’incirca dall’XI secolo al XV, principalmente sotto il dominio della famiglia dei conti di Casaloldo che, nel pieno delle facoltà feudali dell’epoca, traeva la propria potenza economico-politica dai territori signoreggiati[131].

La più antica mappa disponibile di Casaloldo risale alla metà del XVIII secolo: essa fornisce testimonianza di una lunga evoluzione della vita locale, iniziata sicuramente durante il periodo medievale, dominato dai conti Ugonidi, e poi sviluppatasi nei secoli successivi durante l’epoca di influenza mantovana – Gonzaga -, viscontea e infine veneziana[132].

Durante il primo periodo, intorno all’anno 1000, il nucleo abitato si definì agglomerandosi all’interno della zona fortificata – il dosso o “motta” che venne chiamato casale alto -, poi interessata dall’edificazione di un vero e proprio castello[133], vicino comunque a numerosi impianti agricoli che si trovavano appena al di fuori del “casale”.

Nelle cartografie più antiche è possibile rilevare che la zona occupata dal castello ha i bordi indicanti una lieve sopraelevazione – che ora appena si coglie – nei confronti della quota generale d’intorno, e che risulta completamente circondata da un ampio fossato, ora interrato ma inedificato, in passato allagato con l’acqua proveniente dal Tartaro, piccolo fiume che attraversa Casaloldo[134].

Il borgomodifica | modifica sorgente

Casaloldo, lapide indicante il paese.

La necessità di organizzazione sia del castello che delle aziende agricole, e l’espansione graduale del tessuto abitativo, dovettero in seguito, nel Basso Medioevo, dar luogo alla formazione di un apparato di stanziamento anche immediatamente al di fuori del recinto difensivo del castello: è quello che si chiamava “borgo”[135].

Già le prime cartografie registrano la configurazione del borgo, esterno al fortilizio, orientato lungo l’asta nord-ovest / sud-est, perpendicolarmente al tratto di corso del Tartaro che si colloca proprio tra le due aree fondamentali del centro storico di Casaloldo: la zona del castello ad ovest e l’insediamento di appoggio ad est.[136]

Il borgo che nel tempo si è venuto costituendo può essere in breve così descritto: il nucleo iniziale è rappresentato dal complesso di edifici che formano via Trieste, con le appendici senza uscita – attualmente sul fianco sinistro della chiesa parrocchiale -; in una fase successiva intervenne il congiungimento di questo primo insediamento sia con i complessi edilizi sull’attuale via Dante Alighieri, sulla sinistra del Tartaro e di fronte all’ingresso al castello, sia con il complesso alla destra del Tartaro e a nord del fortilizio, comprendente anche le case sparse lungo via Roma.

Un disegno abitativo che peraltro si forma in stretta connessione con la posizione dei torrenti e dei fossi della rete idrografica: il borgo era infatti circondato da uno studiato sistema di canali, ora in parte tombinati, che consentiva l’isolamento del borgo, oltre che del castello, per fini difensivi[137].

Sia entro l’area del castello che nel borgo sono numerose le abitazioni antiche, risalenti anche al Cinquecento e al Settecento, caratterizzate da vari elementi decorativi che ne ingentiliscono le linee, quali portali ad arco, finti bugnati, mensole nel sottotetto, fasce in mattoni a vista, finestre e balconi balaustrati, decorazioni a stucco. In una di queste eleganti dimore si trova anche un antico stemma scolpito della famiglia Poncarale[138], mentre in alcune, poste all’ingresso del centro storico, sono infisse lapidi “stradali” del XIX-XX secolo, con l’indicazione “Casaloldo - Prov. di Mantova - Distr. d’Asola".

Via Romamodifica | modifica sorgente

Il fiume Tartaro scorre nel centro abitato

Per molti anni via Roma è stata la più importante arteria di transito per la zona nord del paese. Fu aperta probabilmente tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX, come mostrano le mappe dell’epoca, tagliando in direzione nord-sud quanto rimaneva del terrapieno o dosso su cui si ergeva il castello, all’epoca in via di smantellamento.[139].

Fino a non molto tempo fa, quando le vie del paese non possedevano precisa nomenclatura, ma erano distinte in borgate, via Roma era suddivisa in due tronconi: quello a su era detto “contrada del castello”, il principale, perché faceva parte dell’antico complesso fortificato di Casaloldo; esso portava fino all’attuale incrocio con via Dante Alighieri. Il secondo troncone, a nord, era chiamato “contrada Mollina”, rappresentava la parte terminale della via e conduceva fino al ponte sul Tartaro di via Solferino.

A via Roma furono legate le prime importanti attività produttive e sociali che hanno garantito al comune un notevole incremento economico e un profondo sviluppo sociale. I successivi piani regolatori hanno trasferito da via Roma alle zone a ridosso del paese le attività industriali ed artigianali.

Attualmente altri assi stradali periferici hanno alleggerito il traffico di via Roma[140].

Su di essa, nella parte sud, si trova oggi il complesso del nuovo municipio, qui trasferito ristrutturando ed adattando alcuni edifici sorti forse nella seconda metà dell’Ottocento, non lontano dalla torre civica. Nel Novecento in questo stabile trovarono posto un’osteria e sul retro un impianto per il gioco delle bocce[141].

Accanto al municipio sorgono poi il teatro S.O.M.S., l’ex "casa del fascio" e il vecchio mattatoio, edifici risalenti probabilmente alla fine del XIX secolo[142].

Nel troncone nord invece oggigiorno vi è una forte concentrazione di residenti extracomunitari, tanto che tale tratto di via Roma è sovente chiamato popolarmente “strada degli indiani”, come in genere sono definiti anche i cittadini del Bangladesh[36].

Via Dante Alighierimodifica | modifica sorgente

Casaloldo, cippo confinario austriaco, 1756.

Anticamente il viale che costeggia il Tartaro - via Dante Alighieri -, su cui si affacciava il castello, e su cui ora prospetta la torre civica, si chiamava “contrada Molinella”, a motivo del mulino che era situato nella parte terminale della via[143].

Costruito forse nel primo Settecento, il mulino ad acqua consisteva in una macina azionata da una grande ruota mossa dall’acqua, grazie ad una piccola cascata creata appositamente dal canale Tartaro. Una ruota minore sempre azionata dall’acqua serviva per il meccanismo che separava la crusca dalla farina di frumento. Ristrutturato nel 1951-1952, era di proprietà comunale. Fu demolito verso il 1972-1973 per la costruzione di due appartamenti[144].

Lungo via Dante Alighieri si trovano 9 paracarri costituiti da un prisma quadrangolare sormontato da una sommità a piramide; in molti dei prismi su di una faccia vi è una rientranza circolare in cui precedentemente era forse scolpito il leone di San Marco, simbolo di Venezia, mentre al di sotto compaiono dei numeri, indicanti per lo più l’anno – 1756 -. Un altro di questi paracarri si trova murato in un angolo della facciata della chiesa di San Rocco.

Anticamente questi cippi miliari veneti si trovavano forse nella fascia est del territorio comunale verso Piubega e Ceresara, ad esempio in località Morini, e servivano probabilmente a segnalare il confine tra la Repubblica di Venezia ed il ducato dei Gonzaga[145].

Piazza Giacomo Matteottimodifica | modifica sorgente

Si tratta della principale piazza del paese, situata appena alla sinistra del torrente Tartaro e di fianco ad un tratto della strada provinciale Mantova-Asola. Nel XIX secolo e fino alla metà del secolo scorso era chiamata piazza XX Settembre; oggi è destinata principalmente a parcheggio.

Si sviluppa davanti alla chiesa parrocchiale, di cui dunque in origine dovette rappresentare forse il sagrato: poiché la chiesa ha origini molto antiche – medievali -, si può supporre che anche la piazza sia stata aperta, lasciando l’area inedificata, molti secoli fa. Essa esisteva comunque con una certa sicurezza nel XVI secolo, almeno a giudicare dal dipinto conservato nella parrocchiale, che rappresenta la battaglia di Casaloldo, e quindi anche il centro del villaggio.

Oltre alla chiesa parrocchiale e a quella di San Rocco o dei Disciplini, prospetta sulla piazza il vecchio palazzo municipale.

In fregio alla piazza fino al 1934-1935 erano collocati i binari della sede tranviaria della linea Mantova-Asola, costruita e gestita da una società belga verso la fine dell’Ottocento[146].

Sul ponte del Tartaro fino all’incirca alla metà del secolo scorso vi era un parapetto in ferro battuto di pregevole fattura, sostituito poi con lamiere da parte della provincia di Mantova[147]. L’antico ponte in laterizi sul piccolo corso d’acqua, su cui passa oggi la strada provinciale, è stato consolidato, includendolo in una nuova struttura, entro il primo decennio dell’attuale secolo, a seguito di cedimenti strutturali.

Altri edifici importanti che si affacciano sulla piazza sono l’ufficio postale, la casa canonica e l’oratorio parrocchiale; su di essa prospettano inoltre numerosi negozi ed attività commerciali.

Via Libertàmodifica | modifica sorgente

È l’asse viario principale che da piazza Matteotti in direzione est collega il centro con le località in direzione Mantova, innanzitutto Piubega. Fino alla metà del secolo scorso in questa direzione oltre le scuole e la ghiacciaia non esistevano che campi.

La ghiacciaia era un cumulo di terra vuoto all’interno dove venivano posti blocchi di ghiaccio raccolti d’inverno nei fossati o nelle rogge, allo scopo di avere ghiaccio a disposizione tutto l’anno per uso alimentare, medicinale e commerciale.

Fino a pochi anni prima della seconda guerra mondiale su un lato della strada correvano i binari del tram mosso da una motrice a vapore ed in seguito a gas. Oggi l’insediamento di abitazioni civili ed aziende artigianali, unitamente alla nuovissima zona industriale, collegano ormai il centro urbano con le frazioni limitrofe, in particolare Tavagliati e Molinello[148]. Nel 1945 i tedeschi chiusero gli accessi a Casaloldo con barriere anticarro in via Libertà, oltre che in via Giustizia e via Roma[149].

Piazza Virgiliomodifica | modifica sorgente

È chiamata anche “piazza nuova” per il fatto che è stata aperta non molto tempo fa, nell’ultimo decennio del secolo scorso, al centro di una nuova area residenziale sita di fianco ad un tratto di via della Giustizia e non molto distante da piazza Matteotti. Vi si trovano parcheggi, area parco giochi e area verde.

Recentemente risistemata, oggi ospita anche un punto di prelievo di acqua potabile detto “Casetta dell’acqua”, riservato ai cittadini di Casaloldo, che eroga gratuitamente acqua dell’acquedotto comunale con le opzioni dell’acqua gassata e refrigerata[150].

Nuovi quartieri e zone industrialimodifica | modifica sorgente

Nel secondo dopoguerra, il paese ha conosciuto una notevole espansione urbanistica, con abitazioni e stabilimenti artigianali che si sono disposti in particolar modo lungo la strada provinciale numero 1 – cioè via della Giustizia – in direzione Asola, fino ed oltre il corso d'acqua Fuga, e lungo la provinciale numero 8 – viale dei Caduti -, in direzione Castel Goffredo. Uno sviluppo urbano, seppur minore, si è avuto anche lungo via Libertà, vale a dire il tronco della strada provinciale verso Mantova.[151].

Tra la fine del secolo scorso e l’inizio dell’attuale, in concomitanza con una forte crescita demografica, nuove zone residenziali sono sorte: a sud-ovest di Piazza Matteotti, lungo via Risorgimento, strada che conduce verso la campagna a sud del paese; intorno a Piazza Virgilio, a sud-ovest del centro storico; a nord-ovest del centro, nell’area compresa tra via San Vito e via Solferino a nord e via Belfiore a sud, a cavallo del Tartaro e fino a via Piave verso ovest; a nord-est del centro, oltre via Trieste e via Piave; a sud-est del paese, tra il corso del Tartaro e la provinciale per Mantova. Molti di questi nuovi quartieri ospitano aree verdi e parchi gioco.

La prima zona industriale è sorta a nord del paese, e ad ovest della provinciale che conduce a Castel Goffredo; una seconda zona industriale si sta formando ad est del centro abitato sulla provinciale numero 1 in direzione Piubega.

Frazionimodifica | modifica sorgente

Già a partire almeno dal 1574 il territorio di Casaloldo era distinto in varie zone: quelle periferiche, designate come contrade, e il centro storico, detto semplicemente Casaloldo, ma con distinzione tra l’interno del castello e l’esterno.

Alcune contrade erano già bene individuate, e corrispondono alle borgate odierne, come Molinello, Travagliati, Bellaria; altre invece risultano difficilmente individuabili. Parecchie di esse prendono comunque il nome dalle famiglie che vi erano più numerose o che comunque le caratterizzavano.

Ad esempio la località Sant'Ambrogio corrisponde oggi alla frazione Squarzieri, cognome di una famiglia che la abitava e che soppiantò il nome Sant'Ambrogio quando si perse memoria dell’antica chiesa intitolata al santo milanese[152].

Nel 1902 si ha notizia della divisione del territorio parrocchiale nelle frazioni di San Vito, Molinello, Sant’Antonio, Travagliati[153].

Oggi le frazioni esistenti nel comune si dispongono prevalentemente nella fascia est di questo, verso i territori di Piubega e Ceresara: si tratta, da nord a sud, delle località di Squarzieri, Bellaria, Morini, Staffolo, Travagliati, Molinello, Pistoni. Poco più che semplici cascine sono invece Fiore, Pasinetti, Palazzo, Sant’Antonio, Sant'Anna. Nella zona ad ovest del centro si trova invece unicamente la frazione San Vito, più i cascinali Gerole e Bottino.

Molinello Sotto, Il mulino

Le località dotate di un luogo di culto – una chiesetta - sono Molinello e San Vito. Nelle altre sono comunque spesso presenti edicole sacre, chiamate "santelle", mentre in quella di Sant’Antonio esisteva fino alla fine del XIX secolo una piccola chiesa, come anche in quella di Squarzieri fino al XVI secolo[154].

In località Morini fino a qualche decennio fa si trovava il caseificio Morini o Bogarelli. Costruito nel primo Novecento, venne poi ristrutturato e completato con attrezzature moderne nel 1937. Vi si producevano Grana Padano e burro, e vi si allevavano maiali d’ingrasso. Il caseificio dava così lavoro a diverse persone. Fu infine demolito nel 1969-1970 perché ormai in disuso. Ora sulla stessa area sorgono Villa Elide di proprietà del dott. Bogarelli ed altre caratteristiche ville[155].

In località Molinello Sotto è ancora presente e intatto, anche se non più funzionante, il mulino attivo fino agli anni settanta dello scorso secolo, e da cui prende il nome la frazione[156].

Economiamodifica | modifica sorgente

Agricolturamodifica | modifica sorgente

Il territorio è oggi quasi interamente dedicato alla pratica dell'agricoltura, molti infatti sono i campi coltivati con mezzi intensivi tipici della Pianura padana e del nord Italia. I principali prodotti della terra sono costituiti dal mais e dal frumento ma, seppur in maniera minore, parte del raccolto è costituito anche dalla soia, dalla barbabietola da zucchero, dall’erba medica e da alcuni ortaggi. Qua e là rimane ancora oggi qualche vigneto.

L'allevamento bovino, quello di pollame così come quello suinicolo sono molto sviluppati.

L’agricoltura continua ad avere uno spazio importante, e dà lavoro anche agli immigrati, soprattutto a indiani e macedoni. Sul territorio si contano numerose aziende agricole; in località Molinello Sotto sorge il caseificio-latteria San Rocco, con annesso spaccio, che produce Grana Padano[91].

Fino agli anni sessanta l’allevamento del baco da seta – chiamato caalér - era un’attività largamente diffusa fra la popolazione rurale, poiché garantiva un reddito supplementare per il sostentamento delle famiglie, all’epoca assai numerose. L’allevamento del baco da seta occupava principalmente manodopera femminile e serviva spesso per arrotondare i bilanci familiari, con la vendita dei bozzoli prodotti dai bachi alle filande. I bachi venivano esclusivamente nutriti con foglie di gelsomur -, raccolte dalle donne e dai bambini: da qui la larga presenza di questo albero nella campagna di Casaloldo fino a non molti decenni fa[157].

Industria e artigianatomodifica | modifica sorgente

Casaloldo, zona industriale.

Casaloldo è un piccolo comune di 16 km2 circa, ma al centro del distretto industriale numero 6, detto “distretto della calza” per la produzione di calzetteria femminile, che ha la sua “capitale” nella vicina Castel Goffredo, e con una buona diversificazione produttiva[158].

Settore tessilemodifica | modifica sorgente

L'economia di Casaloldo e delle zone circostanti è dunque tradizionalmente legata al settore tessile. Al censimento 2001, Casaloldo era secondo solo a Castel Goffredo per numero di calzifici – 26 contro 196, seguiva Asola con 19 -, e al sesto posto per numero di addetti – 662 -, dopo Castel Goffredo, Castiglione delle Stiviere, Asola, Casalmoro e Ceresar. L’area industriale misura in totale 600.000 metri quadrati, ma sta per esserne realizzata una nuova in direzione Mantova[159].

L’industrializzazione di Casaloldo ha preso il via nel periodo d’oro dei calzifici, gli anni sessanta, dopo la chiusura dello storico NO.E.MI. di Castel Goffredo. Il primo calzificio del paese è stato quello che oggi si trova in direzione Piubega, fondato da tre soci di Casaloldo: Franzoni, Arisi e Peri. Franzoni e Arisi hanno continuato nel tempo, pur dividendosi: la fabbrica originaria è rimasta di Arisi e conta oggi circa 170 dipendenti, mentre Franzoni ha fondato un nuovo calzificio, sui 90 addetti.

Ma la vera svolta si è avuta negli anni ottanta, quando il comune ebbe il coraggio di mettere a disposizione terreni non soltanto residenziali, ma anche industriali, di fare cioè l’area Pip, Piano Insediamenti Produttivi. La giunta del sindaco Gianpietro Belluzzi in quell’occasione mostrò abilità e fiuto, visto che riuscì ad acquisire le aree e ad urbanizzarle senza provocare controversie. Fu un successo perché il comune attirò subito un'industria importante proveniente da Desenzano del Garda, che produce filati speciali in poliammide per calze e maglierie, la cui sede ora si trova nella zona industriale in direzione Castel Goffredo, a poca distanza da questo, ma con costi minori per le aree. Nel frattempo si consolidavano piccoli calzifici storici ed altri di medie dimensioni ne nascevano.

Altre industriemodifica | modifica sorgente

A parte le fabbriche della calzetteria, di cui Casaloldo rimane una piccola capitale, nel primo decennio del secolo, tra le imprese maggiori ne è arrivata una specializzata in assemblaggio e stoccaggio di pneumatici per camion, automobili e attrezzature agricole, con circa 80 dipendenti; un’altra, proveniente da Castel Goffredo, che produce attrezzi agricoli e miscelatori, con una trentina di dipendenti. Curiosa la produzione di un’azienda specializzata nella realizzazione di sedili plastici per water. Tutte questi ultimi impianti si trovano nella zona industriale posta a nord del centro abitato, sulla strada provinciale per Castel Goffredo.

Altre due aziende molto moderne sono state fondate nella zona industriale situata verso Piubega, una che realizza filtri, l’altra che si occupa di progettazione e stampaggio ad iniezione di materiali termoplastici, elastomerici e silicone liquido. Vi si produce ogni componente di arredo, in molti colori, con un forte contenuto di design e di ricerca[91].

Servizimodifica | modifica sorgente

Dall'aprile 2010 nel comune è attivo il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta, gestito dalla Tea di Mantova.

L'area ecologica si trova poco al di fuori del centro abitato, in direzione della località San Vito, nella via omonima[160].

Infrastrutture e trasportimodifica | modifica sorgente

Strademodifica | modifica sorgente

Casaloldo, Segnale stradale della seconda metà dell'Ottocento

Il comune di Casaloldo non è direttamente servito da strade a livello statale, ma il paese si sviluppa comunque intorno a un incrocio di strade importanti: la strada provinciale numero 1, Mantova-Asola, che oltre a collegare con il capoluogo di provincia permette anche di raggiungere in breve da Asola la strada per Cremona; la provinciale numero 8, Casaloldo-Pozzolengo, che proprio qui si incrocia con la precedente provinciale ed è la via per il Lago di Garda, toccando inoltre paesi importanti come Castel Goffredo, Medole, Solferino e finendo, come provinciale, al confine con la provincia di Brescia appunto a Pozzolengo, per poi proseguire fino a Desenzano del Garda.

Oggi, grazie ad una serie di nuovi collegamenti, circonvallazioni e cavalcavia, questa strada permette di arrivare da Casaloldo al Lago di Garda in venti minuti. Essa, grazie a vari collegamenti, consente di raggiungere comodamente anche due città importanti come Brescia e Verona, e facilita l’utilizzo del casello dell’autostrada A4 Milano-Venezia di Desenzano o di Sirmione.

Un’altra strada provinciale, sia pure meno importante, la numero 16, è quella che collega Casaloldo con Ceresara e Guidizzolo[161].

Casaloldo è dunque ben piazzato praticamente al centro del distretto industriale della calza e in uno snodo mediano tra le città di Mantova, Cremona, Brescia e Verona[162].

Mobilità urbanamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tranvia Medole-Casaloldo.

In fregio alla piazza Matteotti fino al 1934-1935 erano collocati i binari della sede tranviaria della linea Mantova-Asola (con diramazione per Medole) costruita e gestita dalla società belga Société anonyme d'entreprise générale de travaux verso la fine dell’Ottocento[146].

In paese c’era una piccola stazione dove veniva smistato il traffico tranviario: a ovest verso Asola e Cremona, a est verso Piubega e Mantova, a nord verso Castel Goffredo, Medole e Brescia. Gli orari affissi con tanto di cornice erano stampati come manifesti artistici secondo il gusto grafico del tempo. La linea venne soppressa nel 1933 e sostituita con un servizio di autocorriere della ditta fratelli Lazzi di Pistoia, quando ormai i mezzi su gomma cominciavano a diffondersi sempre più e il servizio pubblico con i pullman risultava più pratico e veloce del tram, che comunque ha segnato un’epoca[163].

Il servizio di trasporto locale è oggi assicurato da una società che opera in tutta la provincia di Mantova ed anche oltre, l’APAM di Mantova. Nel comune esistono diverse fermate per l’autobus, in particolare in via Asola, via Giustizia, piazza Matteotti sulle linee Mantova-Asola ed Asola-Desenzano, in Viale dei Caduti sulla linea Asola-Desenzano, in località Molinello sulla linea Mantova-Asola[164].

Piste ciclabilimodifica | modifica sorgente

Casaloldo è dotato di alcune piste ciclabili: la principale costeggia Viale dei Caduti, ossia il tratto urbano della strada provinciale numero 8 verso Castel Goffredo; altre ciclovie seguono i viali alberati di via Solferino e via Roma, con appendici in via Piave.

Amministrazionemodifica | modifica sorgente

Già nel 1179-1180 sono attestati consoli della comunità di Casaloldo agenti secondo la volontà degli abitanti, in via di emancipazione dalla preponderanza dei conti di Casaloldo; in compenso il piccolo comune da allora in poi entrò sempre più decisamente nella sfera di influenza del comune di Brescia. La presenza di consoli della comunità rurale è segnalata anche nel 1226.

In seguito non si hanno conferme circa l’organizzazione del comune di Casaloldo, il quale comunque dovette continuare ad esistere per tutto il Medioevo e l’età moderna, sia pure soggetto alla quadra di Asola e sotto il dominio ora dei Gonzaga, ora dei Visconti, e infine della Repubblica di Venezia[165].

Il comune di Casaloldo è entrato a far parte del Regno di Sardegna nel 1859 e del Regno d’Italia nel 1861: fino al 1868 si trovava inoltre nella provincia di Brescia. Nei primi nove anni, dal 1859 al 1867, non vi sono documenti che attestino in modo chiaro chi avesse assunto la carica di sindaco, ma solo alcuni contratti che portano la firma del “Deputato Sperindio Massimo” e del signor Agoggeri, di cui non si conosce la carica. Dal 1866 al 1867 nei documenti si trova la firma di Bonandi Marco, assessore municipale in assenza del sindaco. Solo a partire dal 1868 si trova in modo chiaro il nome del sindaco, Rizzardi Luigi.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Casaloldo.

Pietro Zaltieri (1905-1983), nato a Casaloldo, come cittadino ha un primato inconsueto: per ben 25 anni, dal 1956 al 1980, è stato sindaco del comune, essendo stato eletto per cinque consecutive tornate amministrative[166].

Elenco dei sindaci di Casaloldo dal 1868[167].

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1868 1870 Luigi Rizzardi Sindaco
1870 1881 Luigi Arcari Sindaco
1882 1889 Antonio Agoggeri Sindaco
1890 1901 G. Battista Giovanelli Sindaco
1902 1911 Antonio Agoggeri Sindaco
1912 1913 Alessandro Romazzotti Sindaco
1914 1917 Angelo Pezzana Sindaco
1918 1920 Pasquale Vitale Regio Commissario
1921 1921 Alessandro Romazzotti Regio Commissario
1921 1922 Antonio Arrighi Regio Commissario
1923 1928 Paolo Grazioli podestà
1928 1933 Ferruccio Romazzotti podestà
1934 1940 Emilio Fario podestà
1941 1941 sig. Martiradonna Commissario prefettizio
1942 1942 Nestore Grazioli Commissario prefettizio
1943 1944 Luigi Buzzago podestà
1945 1946 Antonio Fario sindaco
1946 1951 Remo Baroni sindaco
1951 1956 Ettore Pozzi sindaco
1956 1980 Pietro Zaltieri sindaco
1980 1985 Ferdinando Marcolini sindaco
1985 1986 Decimo Cerati sindaco
1986 2004 Gianpietro Belluzzi sindaco
2004 in carica Patrizia Leorati Lista civica sindaco

Sportmodifica | modifica sorgente

Ciclismomodifica | modifica sorgente

Dal 1936 si ha testimonianza di un’attività ciclistica a Casaloldo[168], e nel 1940 di una compagnia di corridori[169].

Calciomodifica | modifica sorgente

Una squadra di calcio di Casaloldo esiste almeno dal 1938: a volte gli incontri si tenevano anche in piazza Matteotti, allora sterrata. Squadre di calcio di Casaloldo sono successivamente presenti negli anni quaranta e cinquanta, quando esse cominciarono a giocare in un vero e proprio campo sportivo, all’epoca posto sulla strada verso Castel Goffredo[170].

Da alcuni anni nei mesi di giugno e luglio si tiene la "Festa dello Sport", che vede la partecipazione di oltre 250 atleti di ogni età e viene realizzata grazie alle sponsorizzazioni dei commercianti e delle imprese del territorio[108].

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Comune di Casaloldo.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2013.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 153.
  5. ^ Pierino Pelati, Acque, terre e borghi del territorio mantovano. Saggio di toponomastica, Asola, 1996.
  6. ^ Dato Istat al 31/07/2013.
  7. ^ L’area territoriale di riferimento, in Ecomuseo tra il Chiese, il Tartaro e l’Osone: terra dell’agro centuriato della Postumia.
  8. ^ a b Cittadini Stranieri - Casaloldo. URL consultato il 10 gennaio 2014.
  9. ^ Maria Antonietta Filippini, C’era una volta: Casaloldo, in Gazzetta di Mantova, 6 novembre 2007, p. 19.
  10. ^ Alto Mantovano, in Provincia di Mantova - Portale sul Turismo a Mantova; Territorio e aspetti demografici, in Ecomuseo.
  11. ^ Lettura aggiornata del territorio e aspetti morfologici e di sistema, in Ecomuseo.
  12. ^ Casaloldo, in Tuttitalia Lombardia.
  13. ^ Casaloldo, in Tuttitalia Lombardia; Comune di Casaloldo, in Comuni d'Italia.
  14. ^ Misura espressa in metri sopra il livello del mare del punto in cui è situata la Casa Comunale, con l'indicazione della quota minima e massima sul territorio comunale. L'altitudine media è dunque di 44 m s.l.m., mentre l'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 7 metri. Cfr. Casaloldo, in Tuttitalia Lombardia;Comune di Casaloldo, in Comuni d'Italia; Casaloldo, in Lombardia in dettaglio.
  15. ^ Suoli e paesaggi della provincia di Mantova, a cura di ERSAF, Milano, 2004, pp. 7-8.
  16. ^ a b Suoli e paesaggi della provincia di Mantova, p. 10.
  17. ^ Suoli e paesaggi della provincia di Mantova, p. 19; Lettura aggiornata del territorio e aspetti morfologici e di sistema, in Ecomuseo.
  18. ^ a b Suoli e paesaggi della provincia di Mantova, p. 22.
  19. ^ È la zona meno pericolosa, dove le possibilità di danni sismici sono basse. Cfr.Casaloldo, in Tuttitalia Lombardia.
  20. ^ Terremoto di Salò del 24 novembre 2004, in Garda Panorama.
  21. ^ R. Sarzi, Le acque nelle terre del Consorzio di Bonifica Alta e Media Pianura Mantovana, Mantova, Editoriale Sometti, 2002, passim; Enrico Paglia, Saggio di studi naturali sul territorio mantovano, Mantova, 1879.
  22. ^ M. Vignoli, Communitas Publicae. Vicende storiche di Piubega e del suo territorio, Comune di Piubega, Mantova, 2003.
  23. ^ Territorio e aspetti morfologici, in Ecomuseo; Lettura aggiornata del territorio e aspetti morfologici e di sistema, in Ecomuseo.
  24. ^ Suoli e paesaggi della provincia di Mantova, pp. 11-12.
  25. ^ Suoli e paesaggi della provincia di Mantova, p. 13.
  26. ^ Periodo di accensione degli impianti termici: dal 15 ottobre al 15 aprile (14 ore giornaliere), salvo ampliamenti disposti dal Sindaco. Gradi giorno: 2.420. Il Grado Giorno (GG) è l'unità di misura che stima il fabbisogno energetico necessario per mantenere un clima confortevole nelle abitazioni. Cfr.Casaloldo, in Tuttitalia Lombardia.
  27. ^ Suoli e paesaggi della provincia di Mantova, pp. 5-7.
  28. ^ Eurometeo, medie climatiche. URL consultato il 14 giugno 2011.
  29. ^ A. Bertolotti, I comuni e le parrocchie della provincia di Mantova. Cenni archivistici, archeologici, storici, artistici, biografici e bibliografici raccolti dal 1881 al 1892, Mantova, 1893, ristampa Sala Bolognese, Forni, 1984, voce "Casaloldo".
  30. ^ G. Tassoni, Toponomastica mantovana, Suzzara, Bottazzi editore, 1987, voce “Casaloldo”.
  31. ^ D. Olivieri, Dizionario topografico lombardo e dizionario di toponomastica lombarda, Milano, 1961, voce "Casaloldo".
  32. ^ TASSONI 1987; AA. VV, Casaloldo nel tempo. Appunti per una storia di Casaloldo dagli albori al secolo XV, Circolo didattico di Castel Goffredo – Comune di Casaloldo, 2002, p. 11.
  33. ^ Stemma del comune di Casaloldo, in Comuni Italiani.
  34. ^ G. Piovanelli, Casate bresciane nella storia e nell’arte del medio evo, Montichiari, Zanetti, 1981; R. Borio, C. Del Grande, Delle illustri ed antiche famiglie fiorenti od estinte di terra orceana, Montichiari, Zanetti, 1992.
  35. ^ CASALOLDO NEL TEMPO 2002, pp. 61-62.
  36. ^ a b c d e f g FILIPPINI 2007, p. 19.
  37. ^ Mariano Vignoli, Basta messe sotto la tenda: Casaloldo rientra in chiesa, in Gazzetta di Mantova, 6 gennaio 2012, pag. 27; Alberto Buoli, Piccola guida alla chiesa parrocchiale, in Il nostro campanile, Numero unico della parrocchia “Assunzione d. B. V. Maria” in Casaloldo, Natale 1994, pag. 2; Mario Gerola, Casaloldo: visite pastorali d’altri tempi, alla luce del Concilio di Trento, in Il nostro campanile, Natale 2011, pag. 5; FILIPPINI 2007, p. 22; In viaggio tra chiese ed oratori campestri. Castel Goffredo, Casaloldo, a cura di C. Bocchi e O. Catulini, Circolo didattico di Castel Goffredo - Gruppo San Luca - Publi Paolini, Mantova, 2002, pp. 26-29; Parrocchia di Casaloldo (Assunzione B. V. Maria), in Diocesi di Mantova, Parrocchie.
  38. ^ Mario Gerola, Casaloldo: visite pastorali d’altri tempi, alla luce del Concilio di Trento, in Il nostro campanile, Numero unico della parrocchia “Assunzione d. B. V. Maria” in Casaloldo, Natale 2011, pag. 5.
  39. ^ Don Alberto Buoli, Ancora…lavori in corso!!!, in Il nostro campanile, Natale 1997, pag. 2.
  40. ^ In una nicchia posta vicino all’ingresso è una statua del santo con la scritta: POSUI TE CUSTODEM (Ti ho posto come custode).
  41. ^ BUOLI 1997; Alberto Buoli, I recenti lavori in oratorio. Affari economici della Parrocchia: una corresponsabilità da “reinventare”, in Il nostro campanile, Natale 2001, pag. 2.
  42. ^ Calendario AVIS di Casaloldo 1996, Chiesa dei Disciplini;Ecomuseo “Tra il Chiese, il Tartaro e l’Osone: terra dell’agro centuriato della Postumia”. Patrimonio artistico e culturale della Parrocchia di Casaloldo
  43. ^ SANCTO ROCHO / ET / SS. o SACRAMENTO.
  44. ^ In viaggio tra chiese ed oratori campestri. Castel Goffredo, Casaloldo, a cura di C. Bocchi e O. Catulini, Circolo didattico di Castel Goffredo - Gruppo San Luca - Publi Paolini, Mantova, 2002, pag. 30.
  45. ^ M. Gerola, Casaloldo: visite pastorali d’altri tempi, alla luce del Concilio di Trento, in Il nostro campanile, Natale 2011, pag. 5; A. Lui, ”A laude di Dio e della corte cellestialle”: scuole ed aggregazioni laicali ad Asola nell’età post-tridentina, pag. 49, in AA.VV., I secoli delle Confraternite, Parrocchia di Asola, Asola, 2002, pagg. 37-67.
  46. ^ Inventario del 1621 presso l'Archivio Vescovile di Brescia. BOCCHI - CATULINI 2002, pag. 30.
  47. ^ G. Cobelli, Parrocchia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria (sec. XVI-1989) – Profilo, Istituzioni storiche, Lombardia beni culturali, Ultima modifica 24/12/2004..
  48. ^ a b c BOCCHI - CATULINI 2002, pag. 30.
  49. ^ M. A. Filippini, C’era una volta: Casaloldo, pag. 22 in Gazzetta di Mantova, 6 novembre 2007, pagg. 19-22; LUI in I SECOLI DELLE CONFRATERNITE 2002, pag. 43, pag. 57 n. 16.
  50. ^ GEROLA 2011;COBELLI 2004. All’epoca di San Carlo Borromeo – seconda metà del secolo XVI - non vi era comunità dell’Alto Mantovano – allora parte della diocesi di Brescia – che non avesse una o più scuole di Disciplini. Il movimento dei Disciplini Bianchi aveva infatti acquistato una diffusione capillare nel territorio bresciano nel corso del XV secolo. LUI in I SECOLI DELLE CONFRATERNITE 2002, pagg. 40, 57.
  51. ^ a b CALENDARIO AVIS 1996.
  52. ^ PATRIMONIO PARROCCHIA; BOCCHI - CATULINI 2002, pag. 30.
  53. ^ a b FILIPPINI 2007, pag. 22.
  54. ^ BOCCHI - CATULINI 2002, p. 31; G. Cobelli, Il territorio di Casaloldo e la questione di San Vito nelle carte dell’Archivio Storico del Comune di Castel Goffredo, pp. 71-72, n. 5, in Casaloldo e la battaglia del 10 maggio 1509, a cura di M. Vignoli, Comune di Casaloldo – Publi Paolini, Mantova, 2009, pp. 69-78.
  55. ^ Sistema dei Musei Mantovani - Casaloldo.
  56. ^ Carlo Gozzi, Raccolta di documenti per la Storia di Castelgoffredo e biografia di que' principi Gonzaga che l'hanno governato personalmente (1840), Mantova, 2000.
  57. ^ CALENDARIO AVIS 1996, Molinello.
  58. ^ CALENDARIO AVIS 1996, Viale del Cimitero.
  59. ^ "AI CADUTI DELLA GRANDE GUERRA. QUESTO SACRARIO. IL COMUNE DI CASALOLDO VOLLE. NEL XVIIIo ANNUALE DELLA VITTORIA. XVo DELL'ERA FASCISTA IIo DELL'IMPERO". CALENDARIO AVIS 1996, Viale del Cimitero.
  60. ^ GEROLA 2011.
  61. ^ FILIPPINI 2007, pag. 19.
  62. ^ Territorio - Cimitero, in Comune di Casaloldo.
  63. ^ Inferno, canto XX, vv. 94-96: “Già fur le genti sue dentro più spesse / prima che la mattìa da Casalodi / da Pinamonte inganno ricevesse.”
  64. ^ a b CALENDARIO AVIS 1996, L’edificio scolastico del comune di Casaloldo.
  65. ^ Casaloldo. Gente e luoghi di un po’ di anni fa, a cura di P. Leorati, I. Menegari, Comune di Casaloldo,Mantova, 2009, p. 34, d’ora in poi CASALOLDO 2009.
  66. ^ CASALOLDO 2009, p. 34-35.
  67. ^ CASALOLDO 2009, pp. 35-36.
  68. ^ CASALOLDO 2009, p. 35-37.
  69. ^ In lapidi laterali compaiono anche i nomi dei singoli caduti della prima guerra mondiale. Cfr. le immagini in CASALOLDO 2009, pp. 37, 79, 16.
  70. ^ CASALOLDO 2009, p. 45.
  71. ^ Patrimonio artistico e culturale del comune di Casaloldo, in Ecomuseo.
  72. ^ CASALOLDO 2009, pp. 45-46.
  73. ^ FILIPPINI 2007, p. 19; CASALOLDO 2009, pp. 50-51, Fondazione della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Casaloldo, e illustrazioni a pp. 45-46.
  74. ^ CASALOLDO 2009, p. 46 e illustrazioni pp. 48-49.
  75. ^ Comune vecchio - Galleria fotografia, in Comune di Casaloldo.
  76. ^ Lo si può dedurre da alcune fotografie d’epoca in CALENDARIO AVIS 1996, Piazza Matteotti già piazza XX Settembre; CASALOLDO 2009, pp. 17, 61, 154, 161.
  77. ^ Il testo della lapide è il seguente: “18 - NOVEMBRE - 1935 – (XIV) / A RICORDO DELL’ASSEDIO / PERCHÉ RESTI DOCVMENTATA NEI SECOLI / L'ENORME INGIVSTIZIA / CONSVMATA CONTRO L'ITALIA / ALLA QVALE / TANTO DEVE LA CIVILTÀ / DI TVTTI I CONTINENTI”.
  78. ^ CASALOLDO 2009, p. 33.
  79. ^ Per un'immagine vedi Edilizia Roverselli - Ristrutturazione fabbricato Casaloldo.
  80. ^ CALENDARIO AVIS 1996, Corte Beffa.
  81. ^ Una fotografia antica della villa si trova all'indirizzo Lombardia beni culturali - Fotografie.
  82. ^ CALENDARIO AVIS 1996; D. Nicolini, La corte rurale nel Mantovano, Mantova, 1986.
  83. ^ Torre - Galleria fotografica, in Comune di Casaloldo.
  84. ^ CASALOLDO NEL TEMPO 2002, pp. 39, 41; M. Vignoli, Casaloldo, 10 maggio 1509. Gli antefatti, il castello, la battaglia, in Casaloldo e la battaglia del 10 maggio 1509, a cura di M. Vignoli, Mantova, Comune di Casaloldo, 2009, pp. 79-111, d’ora in poi VIGNOLI in VIGNOLI 2009, p. 88, 96-97.
  85. ^ CASALOLDO NEL TEMPO 2002, p. 41.
  86. ^ Patrimonio artistico e culturale, in Ecomuseo.
  87. ^ La torre civica: un bene da valorizzare, a cura di S. Vincenzi, Comune di Casaloldo, Mantova, 2010.
  88. ^ CASALOLDO 2009, pp. 54-77.
  89. ^ Seguono Castel Goffredo (+22,7%), Ponti sul Mincio (+22,2%) e Castiglione delle Stiviere (+20,5%). Inoltre rispetto ai dati del 2007, nel 2011 la popolazione di Casaloldo è aumentata del +2,7%, mentre nel decennio 1991 - 2001 essa ha mostrato una variazione percentuale di abitanti pari al 12,83%. Cfr. Il contesto sociale del comprensorio del progetto, in Ecomuseo;Casaloldo, in Lombardia in dettaglio.
  90. ^ Dati arrotondati. Cfr.Casaloldo, in Lombardia in dettaglio.
  91. ^ a b c FILIPPINI 2007, p. 21.
  92. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  93. ^ Cifre arrotondate. Per l’intera provincia di Mantova, i comuni con la maggior percentuale di stranieri (dati al 31/12/2008) sono proprio Casalmoro (19,7%), Castel Goffredo (19,1%), Castiglione (18,8%) e Casaloldo (18,1%). Cfr. Il contesto sociale del comprensorio del progetto, in Ecomuseo.
  94. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2010 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 2 settembre 2013.
  95. ^ Vittore Colorni, Il territorio mantovano nel Sacro Romano Impero. Periodo comitale e periodo comunale, Milano, Giuffrè, 1959, pp. 111 ss.
  96. ^ G. Cobelli, ‘Parrocchia dell’Assunzione della Beata vergine Maria, sec. XVI-1989’, in Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, Ultima modifica 24/12/2004, con una storia della parrocchia.
  97. ^ Casaloldo - Parrocchia Assunzione B. V. Maria, in Diocesi di Mantova.
  98. ^ Associazione Casalodi, in Comune di Casaloldo.
  99. ^ I Giovani del Futuro.
  100. ^ AVIS comunale Casaloldo.
  101. ^ Polisportiva, in Comune di Casaloldo
  102. ^ Associazione Spazio Famiglie e Bambini, in Comune di Casaloldo; FILIPPINI 2007, p. 19.
  103. ^ a b c FILIPPINI 2007, p. 22.
  104. ^ CASALOLDO 2009, pp. 49, 154.
  105. ^ Turismo e cultura - Avvenimenti, in Comune di Casaloldo; FILIPPINI 2007, p. 19. Per un'immagine vedi Worldtravel - Casaloldo.
  106. ^ Casaloldo e la battaglia del 10 maggio 1509, Casaloldo, 9 maggio 2009.
  107. ^ Piccola guida alla mostra “Casaloldo e i suoi patroni: la battaglia del 1509” esposta presso il teatro SOMS. Vedi La battaglia di Casaloldo - Celebrazioni del cinquecentesimo anniversario, in Mantova Notizie.
  108. ^ a b c d Turismo e cultura - Avvenimenti, in Comune di Casaloldo.
  109. ^ Eventi e turismo, in Ecomuseo.
  110. ^ ”I Casaloldesi, resi liberi il 10 maggio 1509 per grazia di Dio e per intercessione di questi martiri, e memori di un così grande beneficio, fecero atto di affidamento e nel 1717, il 24 luglio, ebbero cura di realizzare quest’immagine”. Cfr. Alberto Buoli, I santi patroni di Casaloldo: Gordiano ed Epimaco, pp. 135-136, in VIGNOLI 2009, pp. 135–147; La battaglia di Casaloldo - Celebrazioni del cinquecentesimo anniversario, in Mantova Notizie.
  111. ^ BUOLI in VIGNOLI 2009, pp. 140-141, 144.
  112. ^ CASALOLDO 2009, p. 86: lettura del testamento de la vecia ai Morini Sotto, fotografia del 1951. Spesso alla “vecchia” si accompagnava anche un altro manichino, il “vecchio”: i due venivano messi a sedere su biciclette trainate e sembravano pedalare, poi venivano entrambi bruciati l’ultimo giorno di carnevale: FILIPPINI 2007, p. 22.
  113. ^ Territorio- Mercato settimanale, in Comune di Casaloldo.
  114. ^ Biblioteche della provincia di Mantova.
  115. ^ Scuole e biblioteche – Biblioteca, in Comune di Casaloldo.
  116. ^ Scuole e biblioteche – Plessi scolastici, in Comune di Casaloldo.
  117. ^ Scuole e biblioteche – Inaugurazione del nido comunale “I nani di Biancaneve”, in Comune di Casaloldo.
  118. ^ Ecomuseo “Tra il Chiese, il Tartaro e l’Osone: terra dell’agro centuriato della Postumia”.
  119. ^ Associazione l’Aquila e il Leone.
  120. ^ Associazione culturale Persone Singolari.
  121. ^ CASALOLDO 2009, pp. 45-46
  122. ^ BUOLI 1994.
  123. ^ CASTAGNA-PREDARI 1991-1993, voce “Poncarali”; GEROLA 2006.
  124. ^ VIGNOLI 2003.
  125. ^ Quanta schiera di gagliardi, a cura di M. Vignoli, Città di Castel Goffredo, 2011, p. 40-41, d’ora in poi VIGNOLI 2011.
  126. ^ VIGNOLI 2011.
  127. ^ CASALOLDO 2009, p. 23, pp. 45-47; Palazzo Pastore a Castiglione delle Stiviere. Storia di un palazzo e di una famiglia, a cura di P. V. Rossi.
  128. ^ FILIPPINI 2009, p. 19; CASALOLDO 2009, p. 25.
  129. ^ CASALOLDO NEL TEMPO 2002, p. 39; VIGNOLI in VIGNOLI 2009, p. 88, 96-97.
  130. ^ Il casale nell’Alto Medioevo indicava un insieme di case rurali della stessa circoscrizione fondiaria. Nell’VIII secolo non era, almeno generalmente, un’azienda molto grande, soprattutto per quanto riguarda l’area coltivata, poche decine di ettari. Si trattava di gruppi di fondi contadini accorpati e accentrati, ma privi di dominico, dipendenti da un signore, dove il lavoro non era utilizzato con altrettanta efficacia rispetto alla curtis. Tali poderi in effetti, rispetto alla corte, erano proiettati ad una conquista più timida dei boschi all’agricoltura; in essi lo spazio incolto doveva rimanere non poca cosa. Strutture di questo tipo hanno dato luogo a molti centri abitati che ancora ne portano il nome; oltre a Casaloldo, nei dintorni sorgono Casalpoglio, Casalmoro, Casalromano. Cfr. A. Bonaglia, Storia di Montichiari. Il Medioevo (476-1250), Montichiari, Zanetti editore, 1991, p. 104-106; V. Fumagalli, Terra e società nell’Italia padana. I secoli IX e X, Torino, Einaudi, 1976, p. 29.
  131. ^ CASALOLDO NEL TEMPO, p. 39.
  132. ^ VIGNOLI in VIGNOLI 2009, p. 96 e illustrazione a p. 83; CASALOLDO NEL TEMPO 2002, p.39.
  133. ^ Nei primi secoli del medioevo il termine castrum, da cui il nostro “castello”, indicava centri curtensi, in particolare dominici, fortificati con fossato, terrapieno e palizzata, piuttosto piccoli. I castra in seguito dovettero crescere di dimensioni; nei secoli XI-XII non furono più centri curtensi e residenze fortificate, ma villaggi che avevano attirato entro i loro recinti un numero alto di persone. Questo secondo tipo di struttura difensiva apparve per lo più a partire dal X secolo, durante il periodo delle incursioni degli Ungari: allora si presentava con un semplice fossato intorno e con all’interno un terrapieno, entro il quale stavano le catapecchie degli abitanti e la casa in muratura del signore; a volte vi trovava posto anche la chiesa. Questi primi elementari castelli sorsero sfruttando le accidentalità del terreno, l’andamento dei corsi d’acqua, le disposizioni delle foreste, oppure innalzandosi su alture artificiali, chiamate “motte”, da cui la tipologia del castello a motta, in cui si può far rientrare quello di Casaloldo. Cfr. BONAGLIA 1991, p. 107-108; A. A. Settia, Castelli, popolamento e guerra, in AA. VV., La storia, vol. 5: Dall’impero di Carlo Magno al Trecento, Milano, Mondadori, 2007, cap. VII., pp. 286-319.
  134. ^ CASALOLDO NEL TEMPO 2002, p. 41; VIGNOLI in VIGNOLI 2009, p. 96.
  135. ^ Il termine burgus nel Medioevo italiano assume il significato di “agglomerato indifeso”, sia come propaggine esterna di un centro murato, sia come abitato rurale indipendente da una fortificazione. Nella politica dei comuni cittadini, durante il XII e XIII secolo, “borgo” viene a caricarsi di un ulteriore significato giuridico: si tratta di luoghi già esistenti o di centri che i comuni fondano ex-novo, ai cui abitanti viene concesso uno status privilegiato, uguale a quello dei cittadini dei borghi extramurali della città. Castelnuovo di Asola fu fondato nel 1180 proprio come nuovo borgo o “borgo franco”, in territorio di Casaloldo, dal comune di Brescia. BONAGLIA 1991, p. 107.
  136. ^ CASALOLDO NEL TEMPO 2002, p. 39.
  137. ^ Tale circuito acqueo era chiamato cerca, cioè “cerchia”, un sistema di difesa diffusosi in età tardomedievale, e realizzato con lo scavo di canali che contornavano l’abitato in modo concentrico: in mezzo il castello e il fossato, ai bordi il borgo protetto dai cosiddetti redefossi. CASALOLDO NEL TEMPO 2002, p. 39-41; VIGNOLI in VIGNOLI 2009, p. 96; per la distinzione tra borgo e castello cfr. M. Gerola, Anagrafe parrocchiale: Anno Domini 1574, in Il nostro campanile, Natale 2006, pag. 2.
  138. ^ CASTAGNA-PREDARI 1991-1993.
  139. ^ VIGNOLI in VIGNOLI 2009, p. 96.
  140. ^ CALENDARIO AVIS 1996, Oggi via Roma; CASALOLDO 2009, p. 157.
  141. ^ CASALOLDO 2009, illustrazione p. 165.
  142. ^ CASALOLDO 2009, illustrazioni pp. 161, 167.
  143. ^ Tartaro - Galleria fotografica, in Comune di Casaloldo.
  144. ^ CALENDARIO AVIS 1996, Molino in via Dante Alighieri.
  145. ^ CALENDARIO AVIS 1996, La storia; CASALOLDO 2009, illustrazioni pp. 162-166.
  146. ^ a b CALENDARIO AVIS 1996, Piazza Matteotti già piazza XX Settembre.
  147. ^ CALENDARIO AVIS 1996, Piazza Matteotti già piazza XX Settembre; CASALOLDO 2009, p. 154, illustrazione p. 17.
  148. ^ CALENDARIO AVIS 1996, Via Libertà.
  149. ^ CASALOLDO 2009, p. 141.
  150. ^ Casaloldo rompe il ghiaccio, in Gazzetta di Mantova.
  151. ^ CASALOLDO 2009, immagine; FILIPPINI 2007, p. 21.
  152. ^ ”Stato d’anime”, o quadro di tutta la popolazione della parrocchia, con registri dei nomi dei battezzati e degli sposati, steso a partire dal 1571 dai parroci di Casaloldo, secondo le disposizioni del concilio di Trento: GEROLA 2006.
  153. ^ COBELLI 2004.
  154. ^ Alberto Buoli, Piccola guida alla Chiesa Parrocchiale, II parte, in Il nostro campanile, Natale 1995, pag. 2; M. Gerola, Casaloldo: visite pastorali d’altri tempi, alla luce del Concilio di Trento, in Il nostro campanile, Natale 2011, pag. 5.
  155. ^ CALENDARIO AVIS 1996, Caseificio Morini corte Bogarelli.
  156. ^ CASALOLDO 2009, pp. 63-64.
  157. ^ CASALOLDO 2009, pp. 58-59: ‘Temp de caalér’.
  158. ^ Il contesto sociale del comprensorio del progetto, in Ecomuseo.
  159. ^ FILIPPINI 2007, p. 21. Sempre nel 2001 risultavano insistere sul territorio del comune 81 attività industriali con 835 addetti pari al 74,49% della forza lavoro occupata, 47 attività di servizio con 111 addetti pari al 4,19% della forza lavoro occupata, altre 43 attività di servizio con 120 addetti pari al 9,90% della forza lavoro occupata e 12 attività amministrative con 40 addetti pari al 3,84% della forza lavoro occupata. Risultavano occupati complessivamente 1.121 individui, pari al 51,61% del numero complessivo di abitanti del comune. Cfr.Casaloldo, in Lombardia in dettaglio.
  160. ^ Territorio - Raccolta porta a porta e Area ecologica, in comune di Casaloldo.
  161. ^ Via Michelin - Casaloldo.
  162. ^ FILIPPINI 2007, p. 19; CASALOLDO 2009, pp. 16-17.
  163. ^ CASALOLDO 2009, pp 16-17.
  164. ^ Territorio - Trasporti, in Comune di Casaloldo.
  165. ^ G. Cobelli, Comune di Casaloldo (sec. XII – 1797), in Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, Ultima modifica 27/10/2002; LIBER POTHERIS 1899.
  166. ^ CASALOLDO 2009, p. 31.
  167. ^ CASALOLDO 2009, pp. 22-24: Elenco dei sindaci (o podestà) che hanno retto il comune di Casaloldo.
  168. ^ CASALOLDO 2009, p. 17: Corsa ciclistica nel 1936.
  169. ^ CASALOLDO 2009, p. 82.
  170. ^ CASALOLDO 2009, pp. 82, 84, 95.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

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