Castelletto (quartiere di Genova)

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Castelletto
Belvedere di Castelletto (Spianata)
Belvedere di Castelletto (Spianata)
Stato Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Provincia Genova Genova
Città Genova-Stemma.png Genova
Circoscrizione Municipio I Centro Est
Quartiere Castelletto
Altri quartieri Manin, San Nicola
Codice postale 16122 - 16125 - 16136
Superficie 1,99 km²
Abitanti 28,857 ab.
Densità 14,5 ab./km²
Mappa dei quartieri di Genova
Mappa dei quartieri di Genova

Coordinate: 44°24′49″N 8°55′59″E / 44.413611°N 8.933056°E44.413611; 8.933056

Castelletto (Castelletto in ligure, pron. castellettu) è un quartiere residenziale situato sulle alture che sovrastano il centro storico di Genova, compreso tra i quartieri Prè, Maddalena, Portoria e San Vincenzo a sud, Oregina a ovest e tre quartieri della Val Bisagno (San Fruttuoso, Marassi e Staglieno) a est.

Descrizione del quartieremodifica | modifica sorgente

L’ex circoscrizione "Castelletto" fa parte del Municipio I Centro Est e comprende le unità urbanistiche "Castelletto", "Manin" e "San Nicola", che insieme hanno una popolazione di 28.857 abitanti (dato aggiornato al 31 dicembre 2010).[1]

Toponimomodifica | modifica sorgente

Il quartiere prende il nome dal "Castelletto", un fortilizio in posizione dominante sul centro di Genova, per secoli cuore della difesa cittadina, di cui si hanno notizie fin dal X secolo, più volte distrutto e ricostruito e definitivamente smantellato nella seconda metà dell'Ottocento.

Territoriomodifica | modifica sorgente

Il territorio dell'ex circoscrizione di Castelletto si estende nella zona collinare alle spalle del centro storico di Genova, occupando la parte alta delle vallette di tre piccoli rivi, oggi tombinati, che scorrono sotto le vie del quartiere (il rio Carbonara, il rio Sant'Anna e il rio Torbido). La massiccia urbanizzazione di quest'area, rimasta per secoli all'esterno delle mura cittadine ed inglobata nella cerchia difensiva solo nel Seicento con la costruzione delle Mura Nuove, risale alla seconda metà dell'Ottocento. La delimitazione del quartiere verso il centro cittadino segue quello che fu il percorso delle mura trecentesche, comprendendo tutta la zona a monte di corso Dogali, corso Carbonara, piazza del Portello, piazza Corvetto e via Serra. Verso la Val Bisagno la delimitazione è costituita dal lato orientale delle seicentesche mura nuove, dalle mura dello Zerbino fino al Forte Castellaccio. L'asse di salita S. Barnaba e via Castellaccio divide Castelletto dal quartiere di Oregina.

Il principale asse di attraversamento è rappresentato dai viali alberati della circonvallazione a monte, mentre le vie più importanti che consentono di raggiungere il quartiere dalle altre zone della città sono via Montaldo (da Marassi), Corso Montegrappa (da S. Fruttuoso), via Assarotti (da Piazza Corvetto, nel quartiere di Portoria), via Brignole-De Ferrari (da Piazza della Nunziata), Salita della Provvidenza e via Sant'Ugo (dalla zona della stazione Principe). Altre vie di accesso di minore importanza sono via Palestro (da piazza Corvetto), via Martin Piaggio-Via Bertani (da Piazza Corvetto) e via Caffaro (da piazza del Portello).

Il quartiere è frequentato dai turisti per le viste panoramiche che offre da sulla città, in particolare dal belvedere Luigi Montaldo e dall'altura del Righi, poco sotto al Forte Castellaccio, raggiungibile con la funicolare, inaugurata nel 1897.

Storiamodifica | modifica sorgente

Le originimodifica | modifica sorgente

« … la villa di Carbonara che ha la chiesa di S. Barnaba, e venticinque case di cittadini con le sue ville. E viene poi Castelletto, nel qual territorio sono da venti case di cittadini per insino al luogo nominato le Chiappe: e ivi sono cinque case con la chiesa di S. Tèramo[2]. E poi si passa in Bachernia, dove sono diciassette case con la chiesa di S. Anna, e poi S. Rocco il quale comprende ventuna casa con due chiese, S. Bernardo e S. Bernardino. Si viene poi a Morteto, comprendendo la superiore parte degli archi[3]: e in questo tratto sono quarantuna casa di cittadini, con l'abbadia di nostra Donna del Ginbino[4], dell’ordine Cisterciense molto male in punto; il monastero poi dei religiosi di S. Bartolomeo degli Armeni; e poi il monastero di S. Giacobo e Filippo[5], nominato volgarmente il monastero nuovo, abitazione delle monache Osservanti dell’ordine dei Predicatori»
(Agostino Giustiniani, Annali della Repubblica di Genova, 1537)

Così il Giustiniani, vescovo e storico, descriveva la zona nei suoi "Annali", all'inizio del Cinquecento. Prima della grande espansione urbanistica dell'Ottocento nell'area collinare esterna alle più antiche cinte murarie cittadine si trovavano solo piccoli borghi, conventi e ville suburbane appartenenti a famiglie patrizie genovesi. Il celebre annalista nomina diversi borghi, in parte ancora riconoscibili, pur se inglobati nel tessuto urbano del moderno quartiere:

  • Carbonara, si trova nella valletta formata dall'ominomo rivo, dove un secolo più tardi sarebbe stato edificato l'Albergo dei Poveri; corrisponde all'attuale unità urbanistica di S. Nicola.
  • Castelletto, centro del moderno quartiere, era allora formato dalle poche case allineate lungo la salita S. Gerolamo, immediatamente a monte della storica fortezza costruita sul monte Albano.
  • Chiappe, la zona più alta del quartiere, oggi chiamata Righi.
  • Bachernia, borgo formato dalle antiche case attorno alla chiesa di S. Anna, raggiungibile da corso Magenta per la breve salita omonima; la piazza sulla quale si affaccia la chiesa, appartata e silenziosa, conserva inalterata l'atmosfera del primo Ottocento. Dalla piazza la crêuza continua in salita verso le mura di S. Erasmo con il nome di "Salita Bachernia".
  • San Rocco, borgo formato dalle case allineate lungo la ripida "Salita superiore S. Rocchino", che da corso Solferino raggiunge la chiesa di S. Bernardino e l'omonima porta nelle mura seicentesche.
  • Morteto, detto anche Mirteto o Multedo, si trova nella zona di piazza Manin; richiamato dalla moderna toponomastica con i nomi di "Salita Multedo" e "Passo Multedo".

La fortezza di Castellettomodifica | modifica sorgente

La collina di Castelletto, anticamente chiamata Monte Albano, è stata da sempre considerata una postazione strategica per il controllo della città e del porto.

Veduta di Genova intorno al 1490: il Castelletto, al centro dell'immagine, domina la città con le sue possenti torri

Le prime notizie di una fortezza in questo sito risalgono al 952, nel 1161 fu costruita la prima torre. Nel 1402 fu ricostruita, ampliando la primitiva fortificazione, dal maresciallo Doucicault, governatore di Genova durante l'occupazione francese, che ne fece la sede del governatorato francese.

Nel 1528, dopo che Genova ebbe riacquistato l'indipendenza, il Castelletto, simbolo e strumento di oppressione straniera, fu distrutto dal popolo e due anni più tardi le sue rovine furono completamente smantellate.[6][7]

Quasi tre secoli più tardi, nel 1819, il governo sabaudo, principalmente allo scopo di tenere sotto controllo eventuali rivolte della popolazione, affidò all'ingegnere militare Domenico Chiodo una nuova ricostruzione della fortezza, che venne poi definitivamente rasa al suolo dal popolo in rivolta durante l'insurrezione del 1849.[6][7]

L'area venne poi in parte frazionata e venduta in lotti edificabili, sui quali a partire dagli anni cinquanta dell'Ottocento furono realizzate case di abitazione signorili; il piazzale antistante questi condomini (Belvedere Luigi Montaldo) offre un'ampia vista sul centro storico di Genova e sul porto.

L'Ottocentomodifica | modifica sorgente

Anche dopo la costruzione sui crinali delle “Mura Nuove“, nel XVII secolo, tra queste e la cerchia del Cinquecento, immediatamente a ridosso della città medioevale, rimase un ampio spazio scarsamente abitato, che tale sarebbe rimasto fino alla grande espansione urbana avviata a partire dal 1850. La descrizione dei luoghi fatta dal Casalis nella prima metà dell’Ottocento non appare molto dissimile da quella del Giustiniani di tre secoli addietro; nel "Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna" lo storico piemontese, parlando del sestiere genovese di San Vincenzo, in cui era allora compresa l'area di Castelletto, si sofferma soprattutto sulle numerose ville signorili, le chiese, i conventi e le sedi degli enti caritativi presenti nella zona.[8]

L’espansione urbanistica ottocentescamodifica | modifica sorgente

Già fra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo era stata proposta una lottizzazione dell'area compresa tra l'attuale piazza Corvetto e la fortezza di Castelletto, prevedendo la costruzione, all'esterno della cinta muraria cinquecentesca, di “poco meno di quaranta palazzi, tutti principali, tutti posti tra loro in squadra, tutti con giardini con acqua corrente, con sole, con vista et prospettive mirabili.[6][9]

La proposta non ebbe a quel tempo alcun seguito, e solo due secoli dopo, con il “Piano di ampliamento delle abitazioni“ predisposto nel 1825 da Carlo Barabino fu pianificata un'espansione collinare residenziale, poi realizzata intorno alla metà del secolo, con l'edificazione dei primi caseggiati lungo le nuove vie Assarotti, Palestro e Caffaro.[6]

L'urbanizzazione della zona proseguì nei decenni successivi; negli anni ottanta dell'Ottocento, l'amministrazione municipale guidata dal sindaco Andrea Podestà fece realizzare la circonvallazione a monte, la serie di viali in quota che collegano tra loro le varie vie di risalita dal centro cittadino.[6][10] Nell'ultimo decennio del secolo per migliorare l’accesso ai nuovi quartieri residenziali furono realizzate le due funicolari di Sant'Anna e del Righi, nel 1909 entrò in funzione il primo ascensore pubblico da piazza del Portello al belvedere Montaldo (denominato Castelletto Levante), a cui seguirono nei decenni successivi quelli di Castelletto Ponente e di corso Dogali.[11]

Monumenti e luoghi di interessemodifica | modifica sorgente

Spianata di Castellettomodifica | modifica sorgente

Panorama sul centro storico dal belvedere Montaldo. Nell'immagine si distinguono da sinistra il Palazzo Ducale con la Torre Grimaldina, la Torre Embriaci, il campanile gotico a bande orizzontali bianche e nere della Cattedrale di San Lorenzo e quello romanico della chiesa di S. Maria delle Vigne, l'area del porto antico, con i Magazzini del Cotone e il Bigo, e sullo sfondo la Lanterna

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La stazione di arrivo dell'ascensore al belvedere Montaldo

L'area su cui sorgeva il Castelletto, divisa in lotti ed edificata alla metà dell'Ottocento, si estende tra la piazza Goffredo Villa, dove si trova il monumento ai Caduti del sestiere di S. Vincenzo, e il belvedere Luigi Montaldo, terrazza panoramica affacciata sui tetti del centro storico, sul bacino del porto antico, sui palazzi di “Strada Nuova“ (via Garibaldi) e sui sottostanti edifici con giardini pensili che ospitano gli uffici comunali, disegnati negli anni cinquanta da Franco Albini. Questa veduta panoramica, pubblicizzata da storiche foto del primo Novecento, è oggi una delle più conosciute ed autentiche immagini di Genova.[6][9]

Il belvedere Montaldo è collegato alla piazza del Portello con un ascensore pubblico, entrato in servizio nel 1909, la cui stazione di arrivo è ospitata in un caratteristico chiosco vetrato in stile liberty.[6][9]

Vedute dalla Spianata di Castellettomodifica | modifica sorgente

Immagini d'epoca riprese dal lato di ponente della spianata, confrontate con l'attuale veduta. Le fotografie riprendono il porto con la Lanterna, il quartiere di S. Teodoro e lo scomparso colle di S. Benigno che chiudeva a ponente l'area cittadina.

Righimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Righi.

Il quartiere collinare del Righi si trova a 302 m s.l.m. sul crinale che divide la vallata del Lagaccio dalla Val Bisagno, nei pressi della Porta Chiappe, aperta nelle seicentesche Mura Nuove ed a poca distanza dal Forte Castellaccio e dalla Torre Specola.[6] Vi si trovano diversi ristoranti, un osservatorio astronomico e il seminario di Genova. La località, un tempo chiamata Chiappe, o Porta Chiappe, dai primi decenni del Novecento fu comunemente chiamata Righi, dal nome di uno storico ristorante, oggi non più esistente, che aveva mutuato il nome dalla celebre montagna svizzera.

Tradizionale meta di genovesi e turisti, per gli ampi panorami che offre sulla città, sul porto, la Val Bisagno e le riviere[6], il Righi può essere raggiunto anche in automobile, percorrendo da piazza Manin la strada costruita lungo il camminamento delle mura, oppure da varie strade che risalgono la collina dalla “circonvallazione a monte“ o dal vicino quartiere di Oregina, ma il mezzo più caratteristico è la storica funicolare in partenza dal largo della Zecca, ricordata da una poesia di Giorgio Caproni dal titolo “Stanze della funicolare“.[12] Al poeta livornese è intitolato lo slargo davanti alla stazione di arrivo della funicolare.

Nella popolare canzone “Ma se ghe penso”, il Righi è uno dei luoghi di Genova rievocati con nostalgia da un genovese emigrato in Sudamerica (riveddo o Righi e me s'astrenze o chêu.).

Architetture civilimodifica | modifica sorgente

Albergo dei Poverimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Albergo dei Poveri (Genova).
L'Albergo dei Poveri in un acquerello di Luigi Garibbo

L'Albergo dei Poveri è un grande edificio nella zona di Carbonara, destinato in origine ad offrire ricovero ai poveri della città, costruito nella seconda metà del Seicento per iniziativa di Emanuele Brignole, nell'ambito di una politica assistenziale volta a contenere la piaga della povertà che affliggeva larga parte della popolazione del tempo.

L'Albergo dei Poveri durante i recenti lavori di ristrutturazione

La fondazione del complesso risale al 1655, ma i lavori per varie ragioni si protrassero per circa quarant'anni. Il progetto iniziale è attribuito a Stefano Scaniglia e Giovanni Battista Ghiso, ma secondo altre ipotesi vi cooperarono anche altri architetti (P.A. Corradi, G. Gandolfo e A. Torriglia).[13]

L'edificio, con una lunga facciata (175 m), ha pianta quadrata, divisa in quattro settori, ciascuno con un proprio cortile, da padiglioni a croce. Un'articolata suddivisione prevedeva settori per uomini, donne, ragazzi e invalidi. La chiesa, invisibile dall'esterno, si trova al centro dei padiglioni. Intitolata all'Immacolata Concezione, è parrocchiale, con giurisdizione unicamente sull'istituto stesso, come stabilito con un decreto del 1664 del cardinale Stefano Durazzo.[6][9][14]

La struttura, in grado di ospitare fino a 1800 persone, occupa un'area di 19600 m²; con la sua costruzione si rese necessaria la sistemazione idraulica del rio Carbonara, che vi scorre al di sotto.[14] Numerose statue, busti e targhe ricordano coloro che con finanziamenti o lasciti contribuirono alla costruzione e al mantenimento dell'ospizio, che conserva anche numerose opere d'arte (tra cui opere di Pier Francesco Sacchi, Giovanni Bernardo Carbone, Giovanni Andrea De Ferrari, Orazio De Ferrari, G.B. Paggi, Pierre Puget, Castellino Castello e G.B. Carlone, autore anche dell'affresco in facciata).[6]

L'Albergo dei Poveri, ancora attivo come ricovero di mendicità nella prima metà del Novecento, fu poi trasformato in casa di riposo. Nel 1985 fu assegnato all'Università di Genova, che dal 1995 vi ha insediato la facoltà di Scienze politiche.[6]

Conservatorio Fieschimodifica | modifica sorgente

La massiccia struttura del Conservatorio Fieschi

All'estremità orientale del quartiere, in posizione dominante, sopra le mura dello Zerbino, si trova il grande edificio che per quasi due secoli ha ospitato il cosiddetto "Conservatorio Fieschi", fondato per volontà del conte Domenico Fieschi. Il nobile genovese, morto nel 1762, aveva disposto nel suo testamento l'istituzione di una fondazione per l'accoglienza e la formazione di giovani ragazze genovesi, alla quale aveva devoluto in eredità l'intero suo patrimonio.[15]

Costruito tra il 1763 e il 1771 su progetto di Pietro Cantone, è costituito da un isolato composto da quattro corpi di fabbrica che si sviluppano attorno all'ampio cortile interno. La chiesa, interna al complesso, ha due navate, ortogonali fra loro, una riservata al pubblico, l’altra alle ospiti dell’istituto; è sormontata da una cupola all’incrocio delle due navate.[15]

Il Conservatorio dei Fieschi, che poteva accogliere fino a duecento ragazze ("di qualsivoglia condizione, e rango: purché di buona fama, e di onesti costumi", secondo le raccomandazioni del fondatore), operò fino agli anni trenta del Novecento. Le ragazze ospitate lavoravano a fare pizzi e ricami, ma soprattutto a fabbricare fiori artificiali molto apprezzati a quel tempo.[16]

Dopo la guerra divenne sede di istituti scolastici. Ristrutturato nel 2008, è oggi una residenza universitaria gestita dall'ARSSU.[17]

Parchi e ville suburbanemodifica | modifica sorgente

  • Villetta di Negro è un piccolo parco collinare ricco di arbusti e piante ad alto fusto mediterranee ed esotiche, con sentieri, grotte artificiali ed una cascata (visibile anche dalla rotonda di Piazza Corvetto); il parco, progettato carne orto botanico dal naturalista Ippolito Durazzo si estende sull’area del cinquecentesco bastione di S. Caterina. Nel 1802 fu acquistato dal marchese Gian Carlo Di Negro, che vi fece costruire una villa in stile neoclassico, che nel 1863, insieme al parco, divenne proprietà del comune di Genova. Al suo interno, nella moderna palazzina progettata da Mario Labò[18], che ha sostituito la villa, distrutta da un bombardamento nel 1942, è ospitato il Museo d'arte orientale Edoardo Chiossone in cui sono esposte più di 15000 opere e oggetti d’arte giapponesi, donati da Edoardo Chiossone al Comune di Genova.[6]
  • Villa Pallavicino, detta "delle Peschiere", costruita intorno al 1556 per Tobia Pallavicino. Secondo la tradizione l'edificio, simile nella struttura alla Villa Giustiniani-Cambiaso di Albaro, sarebbe stato progettato da Galeazzo Alessi. La villa si trova a breve distanza dalla via Assarotti, in via S. Bartolomeo degli Armeni, antica crêuza di risalita. La villa sorge a mezzacosta sul colle di Multedo, al sommo di un percorso di giardini terrazzati digradanti, con le vasche e i ninfei che le hanno dato il nome. La sistemazione dei giardini, oggi ridimensionati per l'apertura della sottostante via Peschiera, fu progettata da G.B. Castello "il Bergamasco", autore insieme ad Andrea Semino[20] e Luca Cambiaso della decorazione degli interni.[6][9]
  • Castello d'Albertis, che svetta nel panorama genovese con la sua torre, copia di quella degli Embriaci,
    Il Castello d'Albertis in una foto d'epoca
    fu costruito in stile neoromanico tra il 1886 ed il 1892 da Matteo Graziani e Francesco Parodi (con la supervisione di Marco Aurelio Crotta[21] e Alfredo d'Andrade)[22], sui resti del cinquecentesco bastione di Montegalletto, al limite occidentale del quartiere, per il capitano ed esploratore Enrico Alberto d'Albertis, che nel 1932 lo lasciò in eredità al Comune di Genova, insieme con le ricche collezioni raccolte nei suoi viaggi in Africa, America e Oceania. Queste collezioni hanno costituito il nucleo originario delle raccolte del Museo delle Culture del Mondo, ospitato all'interno del castello, e nel quale sono poi confluite anche quelle provenienti dal museo Lunardi.[6][9]
  • Castello Mackenzie, la più nota delle opere dell'architetto fiorentino Gino Coppedè, fu costruito tra il 1893 e il 1905 per conto dell'uomo d'affari fiorentino di origine scozzese Evan Mackenzie, fondatore della Alleanza Assicurazioni[23].
    Il Castello Mackenzie
    Il complesso sorge al limite orientale del quartiere, in posizione dominante sulla Val Bisagno, in corrispondenza della seicentesca porta di S. Bartolomeo ed a poca distanza dalla piazza Manin. L'edificio fu realizzato in due tempi: il nucleo originario è quello a levante, poi ampliato negli anni successivi verso ponente dallo stesso Coppedè. All'interno si trovano due grandi dipinti murali di Carlo Coppedè[24], fratello del più celebre architetto.[25] Il castello è oggi sede di una casa d'aste ed è utilizzato anche per iniziative culturali.[6]
  • Villa Gropallo, in Passo dello Zerbino, fu costruita per i Balbi nella seconda metà del Cinquecento, passò ai Durazzo nel Settecento ed infine ai Gropallo; realizzata nella classica tipologia alessiana, contiene pregevoli affreschi seicenteschi di Gregorio De Ferrari (il "Tempo" e le "Stagioni") e Domenico Piola. Nel Settecento Ippolito Durazzo affidò ad Andrea Tagliafichi la sistemazione del parco (con vasche, fontane, cascate, boschetti e busti marmorei di illustri personaggi), mentre lo stesso committente, appassionato cultore di botanica, si occupò personalmente dell'impianto delle specie vegetali, comprese numerose piante esotiche.[6][26]
  • Villa Piaggio, con l'annesso parco, fu costruita nel 1830 da Ippolito Cremona[27] sul sito del precedente palazzo Pinelli-Gentile. L'edificio, in stile neoclassico, disponeva di una vasta area verde, che oggi, alquanto ridimensionata, è parco pubblico.
  • Castello Bruzzo, dei primi anni del Novecento, altra opera del Coppedè, sorge a poca distanza dalla villa Piaggio.

Acquedotto storicomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Acquedotto storico di Genova.
Il ponte-canale dell'antico acquedotto in salita S. Gerolamo

Il quartiere era attraversato dall’antico acquedotto che riforniva Genova, prelevando l’acqua del Bisagno poco a monte di Prato, nella località detta appunto "La Presa" (nel comune di Bargagli). Il condotto, arrivato in piazza Manin con una lunga galleria, seguiva il percorso dell'attuale circonvallazione a monte; all'inizio di corso Magenta si divideva in due bracci: quello detto "di Castelletto" (risalente al XIII secolo), raggiunta la spianata di Castelletto vi passava al di sotto per poi scendere verso il centro storico e il porto, dopo aver alimentato alcuni mulini.

L'altra diramazione, detta "delle Fucine", costruita nel XV secolo, scendeva lungo le mura cinquecentesche ed andava ad alimentare le cisterne della zona di piazza Sarzano. Nel 1828 fu costruita una derivazione che alimentava la cascata di villetta Di Negro.

Molte strutture dell'acquedotto storico nel quartiere di Castelletto sono scomparse a causa dell'urbanizzazione; tra queste i due ponti-canale che consentivano l'attraversamento dei rivi Torbido e S. Anna, demoliti a metà Ottocento per la costruzione rispettivamente delle vie Palestro e Caffaro. Altre, pur frammentate e seminascoste tra case, cortili e strade, sono ancora visibili nell'area della circonvallazione a monte: quella meglio conservata è il ponte-canale che attraversa salita S. Gerolamo, nei pressi della spianata di Castelletto. Oltre a questo sono visibili alcuni tratti del condotto, con la classica copertura in lastre di pietra di Luserna, in "Passo dell'Acquidotto" (nei pressi della chiesa di S. Bartolomeo degli Armeni) e per un lungo tratto del marciapiede a valle di corso Solferino ed alcune arcate, inglobate nei muri di sostegno di corso Solferino, che si possono osservare dalla scalinata che chiude a monte via Palestro.[28]

Architetture religiosemodifica | modifica sorgente

Nella ex circoscrizione "Castelletto" si trovano sei chiese cattoliche parrocchiali, che fanno parte dell'omonimo vicariato dell'arcidiocesi di Genova; di queste la basilica di Santa Maria Immacolata e la chiesa di S. Paolo sono state edificate a seguito dell'espansione urbanistica tra il XIX e il XX secolo. Le altre, anche se ricostruite in epoca moderna, hanno origini antiche.

Oltre a queste chiese il quartiere ospita il tempio israelitico, la Chiesa Evangelica Valdese e altri edifici religiosi cattolici di rilevanza storica, che non sono attualmente sedi parrocchiali.

Chiese cattoliche parrocchialimodifica | modifica sorgente

  • Basilica di Santa Maria Immacolata. Affacciata sulla via Assarotti, è il maggiore esempio di architettura sacra in stile neorinascimentale a Genova. Fu costruita nell'Ottocento, nel contesto del piano di espansione collinare. Progettata dall'architetto Maurizio Dufour, che sviluppò in chiave revivalista l'iniziale progetto di Domenico Cervetto[6], fu inaugurata nel 1873 e completata nel 1882 con la costruzione della cupola. È sede del vicariato di Castelletto.
  • Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo. L'attuale chiesa, sita in corso Firenze, fu costruita su progetto di Maurizio Bruzzo tra il 1929 e il 1931. Il nuovo edificio sacro sostituiva come sede parrocchiale l'antica chiesa di S. Gerolamo, divenuta insufficiente per l'aumento della popolazione del quartiere. La vecchia chiesa, oggi non più esistente, sorgeva in Salita Superiore S. Gerolamo; costruita nel Quattrocento era stata eretta in parrocchia nel 1898.[29]
  • Chiesa di San Paolo. Si trova in via Acquarone. Il primo progetto fu elaborato nel 1937 ma i lavori di costruzione ebbero inizio soltanto nel 1956. La nuova chiesa fu inaugurata nel 1959 e consacrata l'anno seguente.

Altre chiese cattoliche e conventimodifica | modifica sorgente

  • Santuario della Madonnetta.
    Santuario della Madonnetta
    La chiesa di S. Maria Assunta, conosciuta come "la Madonnetta", si trova nella zona di Carbonara, a monte della chiesa di S. Nicola da Tolentino, con la quale è collegato da una ripida crêuza.
    Particolare del presepe
    La chiesa fu edificata dai monaci Agostiniani Scalzi tra il 1696 e il 1707 su disegno di Antonio Maria Ricca; è preceduta da un sagrato pavimentato a "rissoeu", con ciottoli bianchi e neri, disegnato nel 1732 da Bartolomeo Storace. Oltre che con la breve ma ripida salita pedonale, è raggiungibile anche con la funicolare Zecca-Righi o in automobile da via Ausonia. Alla semplice e spoglia facciata si contrappone la decorazione barocca dell'interno, formato da un'aula a pianta ottagonale irregolare con sei cappelle laterali, sovrastata da una cupola. Il presbiterio è sopraelevato e collegato alla navata da due scenografiche scale laterali. Sono presenti affreschi di Bartolomeo Guidobono e dipinti di artisti del Settecento tra i quali G.B. Paggi, Sebastiano Galeotti, Giovanni Raffaele Badaracco, Lodovico Brea e Domenico Fiasella. In un locale sotterraneo è allestito in permanenza un famoso presepe artistico, nel cui scenario sono collocati ambienti e personaggi della Genova del Settecento, con figurine attribuite alla scuola del Maragliano.[6][9][31]
  • Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni. Si affaccia sulla omonima piazzetta, distacco di corso Armellini, poco distante da piazza Manin. Fondata nel 1308 dai monaci Basiliani, subì un primo rifacimento nel 1595; passò nel 1650 ai Barnabiti, che tuttora la officiano. Nuovamente ristrutturata nel 1775, conservò un aspetto di chiesa rurale fino al 1883 quando fu quasi completamente inglobata in un edificio di civile abitazione che ne nasconde le strutture esterne, delle quali emerge soltanto il campanile. La chiesa è da secoli meta di devozione per la reliquia detta "Santo Volto", un antico sudario a cui la tradizione attribuisce l'impronta del volto di Cristo, dono dell'imperatore bizantino Giovanni V Paleologo al doge Leonardo Montaldo che morendo, nel 1384, l'affidò con lascito testamentario ai monaci di S. Bartolomeo. La chiesa custodisce notevoli opere d'arte di importanti artisti genovesi del XVI secolo.[6][9][33][34]
Chiesa di Santa Maria della Sanità
  • Chiesa di S. Francesco in Castelletto. Poco resta della chiesa di S. Francesco e dell'annesso convento, che si trovavano immediatamente sotto alla spianata di Castelletto. Il complesso era denominato "in Castelletto" per distinguerlo dagli altri conventi genovesi dei Frati Minori Conventuali dedicati al santo di Assisi, anche se l'area su cui sorgeva oggi ricade amministrativamente nel quartiere della Maddalena; il convento fu abbandonato a seguito della legge di soppressione degli ordini religiosi emanata dal governo della Repubblica Ligure nel 1797 ed in parte demolito nei primi anni dell'Ottocento per ampliare i giardini del sottostante Palazzo Bianco. Parte del chiostro e la sala capitolare, oggi sede di un laboratorio di restauro, sono stati invece incorporati in un palazzo ottocentesco, mentre dall'esterno è visibile solo il portale cinquecentesco.[36]
  • Monastero dei santi Giacomo e Filippo. Si trova nelle vicinanze di via Assarotti; il complesso monastico, fondato nel 1268 da un gruppo di monache domenicane, fu fiorente fino al XV secolo, quando subì un lento declino a causa del comportamento delle monache, che provocò diversi interventi delle autorità religiose del tempo. Tra il XVI e il XVIII secolo si ebbe un rifiorire della comunità, che visse momenti di grande floridezza, evidenziati da nuove decorazioni e continue migliorie a edifici e arredi. Rimasto indenne dalle leggi di soppressione napoleoniche, anche se vi confluirono religiose di altri ordini soppressi, il complesso fu parzialmente espropriato dal governo sabaudo nel 1851 ed alcuni edifici furono demoliti per l'apertura di via Assarotti. Nel 1859 le religiose abbandonarono il convento, poi gravemente danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. Una targa nella sala capitolare ricorda che il papa Pio VII nel 1815 celebrò una messa nella chiesa interna al convento.[37] Attualmente (gennaio 2012) il complesso è in ristrutturazione ad uso di uffici e abitazioni.[38]

Edifici religiosi di altri cultimodifica | modifica sorgente

Il tempio israelitico di Genova

A breve distanza da via Assarotti e dalla chiesa di Santa Maria Immacolata, si trovano la sinagoga, punto di riferimento per i genovesi di religione ebraica, costruita nel 1935 su progetto di Francesco Morandi. L'ultimo piano della Sinagoga ospita il Museo Ebraico di Genova, inaugurato nel 2004. Nel museo sono esposte alcune opere di Lele Luzzati dedicate al mondo ebraico.[6]

Sulla via Assarotti si affaccia la chiesa evangelica valdese, costruita nel 1960 da Giovanni Klaus Koenig.

Architetture militarimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mura di Genova e Forti di Genova.

Il territorio della ex-circoscrizione di Castelletto comprende parte delle seicentesche "Mura Nuove" ed il complesso del Forte Castellaccio, che sorge poco sopra al Righi ed ingloba la Torre Specola.

Mura seicenteschemodifica | modifica sorgente

Il limite orientale del quartiere è delimitato da un lungo tratto dalle mura seicentesche che lungo il loro sviluppo assumono denominazioni diverse. Procedendo dal basso si incontrano prima le "Mura dello Zerbino", poi, nei pressi di piazza Manin, superata la stazione della ferrovia Genova-Casella, iniziano le "Mura di San Bartolomeo", nelle quali si apre la Porta San Bartolomeo, oggi seminascosta tra il muro perimetrale del Castello Mackenzie e la stazione della ferrovia. Questo portello prendeva il nome dalla chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, da cui proveniva la via che l'attraversava, diretta verso Marassi.[39]

Porta S. Bartolomeo

Dopo il Castello Mackenzie, le mura fiancheggiano la chiesa di San Bernardino, della quale riprendono il nome. Nelle "Mura di San Bernardino" si apre la porta omonima, sulla strada che portava a Staglieno. La porta di S. Bernardino, considerata la più esposta agli attacchi di potenziali invasori, era uno dei più muniti punti di accesso alla città; era un tempo sovrastata dal locale del corpo di guardia, distrutto da un bombardamento nel 1942.[39]

Mura del Castellaccio

Proseguendo sul camminamento si incontrano le "Mura di Sant’Erasmo" e poi le "Mura di San Simone" (o "Mura delle Chiappe"). Nei pressi dell'osservatorio astronomico del Righi si trova la Porta di San Simone o delle Chiappe, che prendeva il nome da una cappella, oggi scomparsa, dedicata ai Santi Simone e Taddeo. Questa porta si apriva sulla strada diretta a Trensasco, ed anch'essa disponeva di un corpo di guardia, demolito negli anni trenta per l'apertura di via del Peralto.[39] Risalendo poco oltre si incontra il complesso fortificato comprendente la Torre Specola e il Forte Castellaccio, in corrispondenza del quale la cinta prende il nome di "Mura del Castellaccio", ultimo tratto di mura compreso nel quartiere di Castelletto, da dove la vista spazia sulla Val Bisagno e sulle fortificazioni di levante (forti Monteratti, Richelieu, Quezzi, con la vicina Torre Quezzi, e S. Tecla).[6]

Forte Castellaccio e Torre Specolamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Forte Castellaccio.
La caserma del forte Castellaccio vista da via del Peralto

Il forte ha origine da una primitiva opera difensiva costruita nel XV secolo. Fu riedificato nel 1530 e nel 1633, con la costruzione delle Mura Nuove, integrato nelle stesse.

Facciata della torre Specola

Negli anni venti dell'Ottocento, il governo sabaudo lo fece completamente riedificare, ampliandolo e facendone una vera e propria cittadella fortificata. Dismesso dal demanio militare all'inizio del XX secolo, fu utilizzato per scopi civili.[39]

Il recinto del forte comprende anche la Torre della Specola, un torrione in mattoni a vista, di forma ottagonale, costruito tra il 1817 e il 1825 su progetto dell'architetto militare Giulio D'Andreis, che dai primi del Novecento fino agli anni sessanta ha ospitato un osservatorio meteorologico dell'Istituto Idrografico della Marina.[39]

Oggi alcuni locali del forte e della torre Specola sono oggi utilizzati come archivio e magazzino dall’Istituto Idrografico, altri sono affittati a privati.[39]

Infrastrutture e trasportimodifica | modifica sorgente

Strademodifica | modifica sorgente

Viabilità anticamodifica | modifica sorgente

Anticamente, la zona collinare alle spalle del centro di Genova era attraversata da diverse vie di risalita (crêuze e mulattiere) che dal porto conducevano verso l'entroterra e i valichi appenninici. Con la costruzione delle Mura Nuove, in corrispondenza di queste vie furono aperte le porte di S. Bartolomeo, S. Bernardino e S. Simone (o delle Chiappe). Questi antichi percorsi sono in gran parte ancor oggi riconoscibili, pur intersecati e frammentati dalla moderna viabilità.[40] Partendo da ponente si individuano questi percorsi:

  • Salita S. Barnaba-Via al Castellaccio. Proveniente dalla Darsena questo percorso toccava il piccolissimo borgo di Pietraminuta e il convento di S. Barnaba e giungeva direttamente al forte Castellaccio.[41]
  • Salita S. Nicolò - Salita Madonnetta - Salita a Porta delle Chiappe. Questa via dal Ponte Calvi, nel porto di Genova, attraverso la salita Carbonara portava alla Porta delle Chiappe per poi proseguire come mulattiera verso i valichi appenninici[42]; divenne uno dei percorsi più importanti per raggiungere il valico di Trensasco, la Crocetta d'Orero e la Valle Scrivia e da qui proseguire verso le pianure del Piemonte e della Lombardia. Questa pista, ufficialmente chiamata "Via del Sale", per lungo tempo una delle principali vie di accesso a Genova, era battutissima sin da epoche remote e considerata di grande importanza strategica ed economica.[40] Un altro percorso, parallelo a quello ma poco più a valle (salita S. Simone), raggiungeva le mura dov'è oggi la stazione a monte della funicolare del Righi.
Uno scorcio di Salita superiore S. Rocchino
  • Salita S. Gerolamo - Salita E. Cavallo. Dal Portello questa via portava ad una pista diretta verso le alture di Staglieno (Cima di S. Pantaleo, Preli) da dove raggiungeva il valico di Trensasco collegandosi al precedente percorso. Con la costruzione delle Mura Nuove le autorità del tempo, ritenendo questo versante troppo esposto agli attacchi di potenziali invasori, decisero di non aprire alcuna porta nelle mura di S. Erasmo in corrispondenza di questa strada, che rimase così tagliata fuori dai percorsi viari.[40] Lungo questa via i condannati a morte venivano condotti al Castellaccio per essere giustiziati, perciò la salita era detta popolarmente "montâ dell'angonìa" (salita dell'agonia).[6][29][43]
  • Salita S. Anna - Salita Bachernia. Parallela ed alternativa alla precedente, anche questa ebbe chiuso lo sbocco verso la Val Bisagno con la costruzione delle Mura Nuove.[40]
  • Salita San Rocchino. Da piazza Corvetto sale alla Porta di S. Bernardino, dove si passava nella valle del Bisagno e, attraverso S. Pantaleo e Preli, si giungeva al valico di Trensasco.[40]
  • Salita S. Bartolomeo. Dalla porta dell'Acquasola raggiungeva la chiesa di S. Bartolomeo degli Armeni, dove erano possibili due alternative: lungo salita Multedo alla Porta di S. Bernardino, oppure direttamente alla porta di S. Bartolomeo da dove si scendeva nella valle del Bisagno a Marassi e una volta attraversato il torrente si poteva proseguire verso Bavari e la riviera di Levante.[40]

Viabilità modernamodifica | modifica sorgente

Le antiche mulattiere decaddero quando a partire dalla prima metà dell'Ottocento furono aperte le prime strade carrabili nelle valli del Bisagno e del Polcevera che consentivano un collegamento più comodo e veloce con l'entroterra e la pianura padana.

Oggi numerose strade urbane collegano Castelletto con gli altri quartieri del centro genovese e con la Val Bisagno. Questa moderna viabilità, sviluppatasi nella seconda metà dell'Ottocento con la progressiva urbanizzazione della zona, ha soprattutto una funzione di collegamento del quartiere con il centro cittadino ed i quartieri adiacenti.

Circonvallazione a montemodifica | modifica sorgente
Un tratto di corso Firenze

Il principale asse di attraversamento da levante a ponente è rappresentato dai viali alberati della "circonvallazione a monte", che attraversa tutto il quartiere con un sinuoso percorso a mezza costa dell'anfiteatro collinare che racchiude la città; l'itinerario, lungo il quale si affacciano caseggiati di abitazione alto-borghesi, si snoda alla quota di circa 90 m s.l.m. per oltre 3 km tra il Castello d'Albertis e Piazza Manin, con viste panoramiche sui sottostanti quartieri.

I vari tratti del percorso, da ponente a levante, prendono i nomi di "Corso Firenze", "Corso Paganini", "Corso Magenta", "Corso Solferino" e "Corso C. Armellini". Il tracciato divide in due tratti le antiche crêuze di risalita, identificate nell'attuale toponomastica come "Salita inferiore" e "Salita superiore" a seconda che si trovino a valle o a monte della strada.

La costruzione della circonvallazione, pianificata nel 1863 da G.B. Resasco, fu realizzata negli anni ottanta dell'Ottocento per collegare a monte tra loro i nuovi insediamenti costruiti lungo le vie che dal centro cittadino risalivano la collina e completata nel 1920 con l'apertura di Corso Firenze.

Inizialmente dal bastione di Montegalletto (dove qualche anno più tardi sarebbe stato costruito il castello d'Albertis) la strada scendeva all'Albergo dei Poveri, risalendo poi alla spianata di Castelletto (piazza G. Villa) attraverso Corso Dogali, Piazzale E. Brignole e Corso Carbonara. Tra il 1911 e il 1920 fu tracciato Corso Firenze, caratterizzato da edifici in stile eclettico, prosecuzione in quota della circonvallazione a monte, lungo il cui percorso si incontrano le chiese di S. Nicola e di N.S. delle Grazie e S. Gerolamo e le ville Bruzzo e Piaggio con i loro parchi.

Il vivaio comunale, nella valletta del rio Carbonara, alle spalle dell'Albergo dei Poveri

L'ampia curva che abbraccia la valletta del rio Carbonara, alle spalle dell'Albergo dei Poveri, si affaccia sulle serre del vivaio comunale. Alcuni tratti di questo lungo viale offrono inquadrature panoramiche sulla città storica e sul Porto Antico.[6][9]

All'estremità occidentale della circonvallazione si trova Piazza Manin, realizzata come raccordo tra la stessa circonvallazione, via Assarotti, che scende verso piazza Corvetto e via Montaldo, strada di collegamento con i quartieri della Val Bisagno.

Le vie di risalita dal centromodifica | modifica sorgente
Via Assarotti da piazza Corvetto
La scalinata monumentale che collega via Pertinace e corso Firenze

Le vie principali che dal centro salgono verso Castelletto sono via Assarotti e via Palestro, da Piazza Corvetto, via Caffaro (da piazza del Portello), via Brignole-De Ferrari e via Pertinace (da Piazza della Nunziata), salita della Provvidenza - via Sant'Ugo (dalla Stazione di Genova Principe); le principali vie di collegamento con la Val Bisagno sono via Montaldo in direzione di Marassi e corso Montegrappa verso San Fruttuoso.

Via Assarotti è l'asse portante dell'espansione urbanistica ottocentesca; larga 15 m, quindi assai ampia per quei tempi, fu progettata come strada residenziale per élite alto borghesi, con i prospetti degli edifici ispirati alle facciate manieriste del Cinquecento.[6]

Le altre strade di espansione urbana create nell'Ottocento (via Palestro, via Caffaro e via Pertinace) sono collegate alla circonvallazione a monte con scenografiche scalinate, uno dei più tipici elementi paesaggistici della città ottocentesca, oggi affiancate da collegamenti stradali.[6][9]

Autostrademodifica | modifica sorgente

I caselli autostradali più vicini sono quelli di Genova-Est sull'Autostrada A12, Genova - Livorno, nel quartiere di Staglieno, oppure Genova-Ovest sull'Autostrada A7, Genova - Milano, entrambi a circa 6 km dal centro del quartiere.

Ferroviemodifica | modifica sorgente

La stazione della ferrovia Genova-Casella, sullo sfondo del Castello Mackenzie

Le stazione ferroviaria della rete nazionale più vicina è quella di Genova Brignole, a circa 2 km di distanza.

Ferrovia Genova - Casellamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ferrovia Genova - Casella.

A poca distanza da piazza Manin, nei pressi del Castello Mackenzie, si trova il capolinea genovese della ferrovia Genova - Casella, linea a scartamento ridotto che collega il capoluogo ligure con Sant'Olcese, nell'alta Val Polcevera, e Casella, in Valle Scrivia. Entrato in funzione nel 1929, l'impianto ha oggi una funzione soprattutto turistica ma è utilizzato quotidianamente anche da lavoratori e studenti pendolari.

Funicolari e ascensori pubblicimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Funicolare Zecca-Righi, Funicolare Sant'Anna e Ascensori pubblici di Genova.

Altro elemento caratteristico del panorama urbano genovese sono stati e sono ancora oggi le funicolari e gli ascensori pubblici, gestiti dall'AMT, che collegano il centro cittadino ai quartieri collinari, costruiti tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, la maggior parte dei quali si trovano nella zona di Castelletto.

Il primo di questi impianti è stato la funicolare di Sant'Anna, che collega piazza del Portello a Corso Magenta, entrata in servizio nel 1891[44], seguita da quella Zecca-Righi, inaugurata nel 1897.[45] In origine la funicolare di Sant'Anna funzionava con un originale sistema di azionamento ad acqua[46]; l'impianto nel 1979 è stato completamente rifatto e convertito a trazione elettrica.

Diversi sono gli ascensori pubblici, entrati in funzione tra il 1909 e gli anni trenta[11]

  • Portello-Castelletto. Questo storico impianto che collega la centrale piazza del Portello con il Belvedere Montaldo, caratterizzato dalla torretta in stile liberty della stazione di arrivo, fu inaugurato nel 1909[47]. Noto comunemente come "l'ascensore di Castelletto", ha un dislivello di 57 metri. Come la funicolare del Righi, è citato in una poesia di Giorgio Caproni (1912-1990) dal titolo "L’ascensore".[48]
  • Galleria Garibaldi-Castelletto. Partendo a metà della galleria Garibaldi (che unisce piazza del Portello e largo Zecca), raggiunge il lato di ponente della spianata di Castelletto, con un dislivello di 61 metri.
  • Via Balbi-Corso Dogali. Detto anche "di Montegalletto", porta da via Balbi, a poca distanza dalla stazione di Genova Principe, a corso Dogali, di fronte al Castello d'Albertis. Costruito nel 1929, con i suoi 72 metri di dislivello è il più lungo tra gli ascensori pubblici genovesi.
  • Corso Magenta-Via Crocco. Con un dislivello di 49 metri collega corso Magenta con la zona più alta della circonvallazione a monte. La stazione di partenza dell'ascensore si trova nei pressi della stazione di arrivo della funicolare di S. Anna.
  • Piazza Manin-Via Contardo. Ha un dislivello di 32 metri e collega piazza Manin con la zona soprastante.

Persone legate a Castellettomodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Notiziario statistico della città di Genova 1/2011.
  2. ^ La chiesetta di S. Tèramo, ovvero Sant'Erasmo, costruita nel 1474 e oggi scomparsa, ha dato il nome all'omonimo tratto delle Mura Nuove. (G. Casalis, "Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna", vol. VII, 1840; F. Donaver, Vie di Genova, 1912)
  3. ^ Il riferimento è alle arcate dell'acquedotto medioevale, alcune delle quali ancora visibili nella zona di corso Solferino.
  4. ^ Il riferimento è alla primitiva chiesa di Nostra Signora della Consolazione, che sorgeva nella zona detta Zerbino, demolita nel 1684 per l'ampliamento delle mura e ricostruita nell'attuale sito, nella centrale Via XX Settembre.
  5. ^ Adiacente alla Via Assarotti, in abbandono da anni, attualmente (2012) in ristrutturazione ad uso uffici e abitazioni.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009
  7. ^ a b Storia della fortezza di Castelletto sul sito www.sullacrestadellonda.it
  8. ^ Goffredo Casalis, "Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna", vol. VII, 1840.
  9. ^ a b c d e f g h i j k l m F. Caraceni Poleggi, Genova - Guida Sagep, 1984.
  10. ^ Foto d'epoca di Castelletto sul sito www.laterzaeta.com
  11. ^ a b Storia degli impianti speciali AMT.
  12. ^ C. Parola, Id(r)a. Il mare, Sovera Multimedia srl, Roma, 2003.
  13. ^ Biografia di G.B. Ghiso e note sulla costruzione dell'Albergo dei Poveri (all'interno della biografia di M.A. Grigo) sul sito dell'Enciclopedia Treccani.
  14. ^ a b Descrizione di Genova e del Genovesato (vol. 3), Genova, Tipografia Ferrando, 1846, testo di G. Cristoforo Gandolfi.
  15. ^ a b Scheda del Conservatorio Fieschi sul sito www.liguria.beniculturali.it
  16. ^ Davide Bertolotti, Viaggio nella Liguria marittima, Tipografia Eredi Botta, Torino 1834
  17. ^ Sito dell'ARSSU
  18. ^ Biografia di Mario Labò sul sito dell'Enciclopedia Treccani.
  19. ^ Collezioni comprendenti oggetti d'arte e di uso comune di varie popolazioni del Sudamerica, raccolte dal vescovo Federico Lunardi.
  20. ^ Biografia di Andrea Semino sul sito dell'Enciclopedia Treccani.
  21. ^ Biografia di Marco Aurelio Crotta sul sito dell'Enciclopedia Treccani.
  22. ^ Scheda sul Castello d'Albertis sul sito www.direonline.it.
  23. ^ Storia del Castello Mackenzie.
  24. ^ Biografia di Carlo Coppedè sul sito dell'Enciclopedia Treccani.
  25. ^ Scheda del Castello Mackenzie sul sito www.liguria.beniculturali.it
  26. ^ G.B. Cevasco in "Descrizione di Genova e del Genovesato" (vol. 3), Tipografia Ferrando, Genova, 1846.
  27. ^ Biografia di Ippolito Cremona sul sito dell'Enciclopedia Treccani.
  28. ^ L'acquedotto storico sul sito www.acquedottogenova.altervista.org.
  29. ^ a b Storia della parrocchia di Castelletto
  30. ^ La chiesa di S. Bernardino sul sito dell'Arcidiocesi di Genova
  31. ^ Il santuario della Madonnetta sul sito www.liguria.beniculturali.it.
  32. ^ Biografia di Giovanni Battista Bissoni sul sito dell'Enciclopedia Treccani.
  33. ^ La chiesa di San Bartolomeo degli Armeni sul sito www.fosca.unige.it.
  34. ^ Storia del Santo Volto.
  35. ^ Biografia di Bartolomeo Carrea sul sito dell'Enciclopedia Treccani.
  36. ^ Storia del convento di San Francesco in Castelletto.
  37. ^ Storia del monastero dei Santi Giacomo e Filippo
  38. ^ "Monastero SS. Giacomo e Filippo, al via la ristrutturazione", articolo del 12 maggio 2010 sul sito di Primocanale.
  39. ^ a b c d e f Stefano Finauri, Forti di Genova.
  40. ^ a b c d e f Corinna Praga, "A proposito di antica viabilità genovese", Fratelli Frilli, Genova, 2008.
  41. ^ L'antico percorso del Castellaccio sul sito ww.arciprimomaggio.it/sannicola
  42. ^ L'antico percorso di Porta Chiappe sul sito ww.arciprimomaggio.it/sannicola
  43. ^ G.Dellepiane, Guida per escursioni nelle Alpi e Appennini Liguri
  44. ^ La funicolare di S. Anna sul sito dell'AMT
  45. ^ La funicolare del Righi sul sito dell'AMT
  46. ^ Sfruttando la forza di gravità, la vettura discendente, zavorrata con un cassone pieno d'acqua, trascinava tramite una fune l'altra vettura in salita; all'arrivo il cassone veniva svuotato e il ciclo si ripeteva. L'impianto in origine era alimentato con l'acqua dell’antico acquedotto civico (http://www.acquedottogenova.altervista.org/135-link%20funicolare.htm)
  47. ^ Storia dell'ascensore di Castelletto e iniziative per il centenario dell'impianto.
  48. ^ Testo completo della poesia "L’ascensore" sul sito http://www.genova-turismo.it./

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.
  • Guida d’Italia - Liguria, Milano, TCI, 2009.
  • Fiorella Caraceni Poleggi, Genova - Guida Sagep, SAGEP Editrice - Automobile Club di Genova, 1984.
  • Corinna Praga, A proposito di antica viabilità genovese, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2008. ISBN 978-88-7563-428-5.
  • Stefano Finauri, Forti di Genova: storia, tecnica e architettura dei fortini difensivi, Genova, Edizioni Servizi Editoriali, 2007. ISBN 978-88-89384-27-5.
  • Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, 1841.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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