Castello Barbarossa
| Castello Barbarossa | |
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Scatto fotografico dell'artista Carlo Brogi: il castello Barbarossa con il continente sullo sfondo.
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| Informazioni generali | |
| Tipo | Castello |
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| Primo proprietario | Adelferio di Amalfi |
| Termine costruzione | X secolo |
| Demolizione | XV secolo |
| Condizione attuale | Visitabile tramite visite guidate |
| Proprietario attuale | Consolato svedese |
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Il castello Barbarossa, così chiamato a causa del soprannome del corsaro ottomano Khayr al-Dīn che lo espugnò nel 1535, è situato nel comune di Anacapri (NA), in Campania. La data di costruzione non è certa, ma risale forse alla fine del IX secolo.
La struttura, della quale rimangono solo dei ruderi, fu proprietà dal 1898[1] del medico svedese Axel Munthe che la donò poi all'omonima fondazione; inoltre nella struttura, il cui territorio adiacente si presenta ricco dal punto di vista botanico, ha sede una stazione ornitologica.
Indice |
Cenni storici modifica
La data di costruzione del castello risulta incerta, ma è da ascrivere forse alla fine del IX secolo;[2] in ogni caso era sicuramente esistente alla fine del secolo successivo,[3] edificato per volere degli amalfitani, i quali eressero la fortezza per controllare l'intera isola di Capri avvalendosi della scadente manodopera locale.[4][3]
Il maniero inizialmente era proprietà di Adelferio, figlio di Sergio di Amalfi,[3] il quale indicava la zona come Anglum ad Castellum (letteralmente «l'angolo nei pressi del Castello»).[5] Adelferio cedette il castello, così come gli altri suoi possedimenti ad Anacapri (quali Artimo, Orrico e Gradola)[5], il 15 novembre 988 a Giovanni Comite di Capri; nel documento è citato infatti «unam silvam ad angulum ipsum castellum».[3] Il territorio protetto dalla rocca risulta abitato abbastanza stabilmente sia nel X che nell'XI secolo.[6]
La conquista normanna della Campania obbligò gli amalfitani ad ammodernare la struttura per offrire maggior resistenza al nemico. Gli spazi interni della rocca furono quindi scanditi da nuovi ambienti, tra cui una cappella con volta estradossata.[3] Altri interventi, avvenuti nel XIII secolo, introdussero una torre cilindrica scarpata, due cortine, le mensole per le caditoie ed altri elementi che si resero necessari dopo l'evoluzione delle tecniche d'assedio e delle armi da fuoco.[3]
Nel XV secolo l'isola di Capri fu continuamente sottoposta agli attacchi dei corsari musulmani. Di conseguenza la popolazione caprese usò spesso la fortezza come rifugio, ma la rocca, dopo le incursioni del 1535 guidate dai pirati ottomani Khayr al-Dīn e Dragut, venne distrutta e chi vi aveva trovato riparo venne rapito o derubato.[7] Gli angioini tentarono di ricostruire la fortezza, ma senza successo, a causa della poca esperienza degli edili napoletani; quindi toccò agli abitanti di Anacapri a far fronte alla manutenzione della fortezza, che di conseguenza non venne mai ricostruita.[6]
Da questo momento il castello Barbarossa fu quasi totalmente ignorato fino al XVIII secolo, quando il maniero venne incluso in alcuni trattati di geografia.[8] Venne tuttavia utilizzato, agli inizi dell'Ottocento, per scopi militari, essendo stato potenziato sia dagli inglesi (1806), che costruirono delle caditoie per fucilieri ed una polveriera, sia dai francesi (1808), che realizzarono una cinta muraria che, partendo dal castello, raggiungeva il termine della scala Fenicia.[9] Nella metà dell'Ottocento, in seguito alla crescita tra i circoli letterari dell'interesse per l'ambiente mediterraneo e per i reperti archeologici,[8] alcuni viaggiatori eruditi descrissero il castello come «una rovina immersa in una natura selvaggia ed incantevole», e nella prima metà del Novecento la struttura divenne una tappa obbligatoria segnata in tutte le cartine e le guide turistiche relative a Capri.[4]
Il castello Barbarossa, come già accennato, fu acquistato insieme al territorio circostante dal medico svedese Axel Munthe, che detestando la caccia ne fece un «santuario degli uccelli». Munthe, infatti, condusse per tutta la sua vita una campagna per abolire la caccia e riuscì ad ottenere perfino una legge speciale, stilata da Benito Mussolini stesso, che la vietava nell'isola per tutto l'anno.[1]
Dopo la morte di Munthe, a partire dal 16 giugno 1950,[10] il castello fa parte della Fondazione Axel Munthe ed è di proprietà del Consolato Svedese che ha sede nella villa San Michele anacaprese.[9]
Descrizione e struttura modifica
Il castello Barbarossa è situato a 412 metri sul livello del mare su una spianata di 250 m²[11] che si apre su un fianco del monte Solaro.[2]
La pianta del castello è quadrangolare con una parete semicircolare. I ruderi della parte più alta, oltre a costituire il nucleo centrale della costruzione, corrispondono a quella che una volta era la zona residenziale del maniero; difatti qui vi è una cappella coperta a volta con abside, un campaniletto a vela ed una cisterna, che venne adibita a magazzino.[12] Un altro ambiente, sfalsato rispetto alla cappella, conserva numerosi elementi, tra cui una copertura a volta, una piccola feritoia murata solo in parte ed un'apertura ad arco.[12] Vi è infine un vano coperto da un solaio in travi di ferro.[12]
Per quanto riguarda la tecnica muraria è stata utilizzata, durante l'edificazione della fortezza, la muratura a sacco con pietra locale. Le coperture, come già accennato, sono composte da volte estradossate ed i pavimenti sono in maiolica.[12]
Gli elementi architettonici più significativi sono due torri, che testimoniano la funzione militare del castello. Una di esse, di pianta quadrata, è stata costruita in epoca sveva; l'altra, invece, è a pianta circolare ed è stata edificata in età angioina.[12]
Botanica modifica
Il territorio antistante la fortezza ha un repertorio di specie arboree che rappresenta una «macchia bassa tendente a gariga», ovvero una vegetazione capace di resistere anche alla siccità poiché povera di esigenze nutrizionali.[1]
Nella zona prosperano corbezzoli, coronille, euforbie, eriche, ginestre e mirto.[1] D'inverno, invece, fiorisce l'anemone, l'asfodelo, la brassica, il caprifoglio, il croco ed il cisto rosa e bianco.[1]
Vicino il castello, infine, vi sono alcuni esemplari di pini d'Aleppo. Lo svedese Axel Munthe infatti usò questi alberi per far crescere una pineta nel 1901, tuttavia gran parte della stessa andò persa durante gli incendi del 1972 e del 1987.[1]
Ornitologia modifica
Il castello Barbarossa è sede della stazione ornitologica di Capri. Infatti il monte dal quale si erge la fortezza costituisce un'importante tappa per gli uccelli migratori che, una volta aver nidificato in Europa, volano in Africa per lo svernamento.[13]
L'attività ornitologica italiana fu inaugurata dalla Lega Italiana Protezione Uccelli all'inizio degli anni ottanta, sostituita poi dal Centro di Inanellamento dell'Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale di Bologna. Gli uccelli migratori per essere studiati vengono catturati in una rete, classificati in base a sesso, età, specie e poi pesati e misurati. Viene inoltre misurata ad occhio la loro "riserva di grasso", utile per rivelare quanto essi abbiano immagazzinato durante il viaggio. Ogni volatile, infine, viene inanellato e monitorato per seguire il suo viaggio o scoprire il suo luogo di provenienza.[13]
L'attività svedese invece dipende dalla stazione ornitologica dell'isola di Öland e, sebbene inizialmente si concentrasse sulle migrazioni primaverili ed autunnali, la stessa porta avanti principalmente progetti specifici riguardanti ad esempio la capacità di orientamento dei volatili nelle migrazioni più lunghe, le cause delle malattie trasmesse dagli uccelli e studi sulla migrazione delle farfalle.[13]
Note modifica
- ^ a b c d e f De Angelis Bertolotti, p. 230.
- ^ a b Comune di Anacapri - Scoprire il territorio - Castello Barbarossa. Comune di Anacapri. URL consultato in data 30 aprile 2012.
- ^ a b c d e f Borà, p. 206.
- ^ a b Oebalus, volume 4, p. 175.
- ^ a b Oebalus, volume 7, p. 28.
- ^ a b Oebalus, volume 4, p. 176.
- ^ Borà, p. 208.
- ^ a b Oebalus, volume 4, p. 174.
- ^ a b Borà, p. 210.
- ^ (SV, DE, EN, IT, JA) L'Istituto di Cultura. Villa San Michele
- ^ De Angelis Bertolotti, p. 227.
- ^ a b c d e Antonella Grassia; Marianna Cretella; Viviana D’Orazi. Il Castello Barbarossa. Istituto Italiano dei Castelli.
- ^ a b c (SV, DE, EN, IT, JA) La stazione ornitologica di Capri. Villa San Michele.
Bibliografia modifica
- Oebalus, Conoscere Capri (in italiano), Vol. 4. ISBN 888909706X
- Oebalus, Conoscere Capri (in italiano), Vol. 7. ISBN 9788889097120
- Romana De Angelis Bertolotti, Capri. La natura e la storia (in italiano), Zanichelli, luglio 1990. ISBN 8808091236
- Salvatore Borà, Itinerari storici e monumentali di Capri ed Anacapri (in italiano), la Conchiglia, 2002. ISBN 8886443528










