Castello d'Albertis

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Coordinate: 44°25′07.4″N 8°55′29.5″E / 44.418722°N 8.924861°E44.418722; 8.924861

Castello d'Albertis
Museo delle culture del mondo
Museo delle musiche dei popoli
Ingresso al museo
Ingresso al museo
Tipo Castello, parco e museo etnografico
Indirizzo Corso Dogali, 18,
Genova, Italia
010 2723820
010 2723464
Sito Sito ufficiale


Il castello d'Albertis è una dimora storica di Genova, sede del Museo delle culture del mondo di Genova e Museo delle musiche dei popoli. È una delle case-museo più apprezzate del capoluogo ligure e fu in passato dimora del capitano di mare Enrico Alberto d'Albertis.

Dall'alto della collina di Monte Galletto (o Montegalletto), una delle alture del quartiere di Castelletto, al pari dell'omologo castello Mackenzie domina Genova affacciandosi con una vista a tutto campo sul mar Ligure.

Scrisse il cronista del Supplemento al giornale "Caffaro", 1 maggio 1892:

« Dalla torre maggiore si scorge Genova tutta, affascinante come odalisca addormentata »

Il toponimo Monte Galletto è da intendersi come monte delle ginestre, essendo la zona brulla e priva di alberi per il passaggio delle mura della città. Esso chiude a monte il sestiere di Prè, e faceva parte della parrocchia di San Tommaso. Quando venne costruito il castello, era stata qui da poco aperta la Circonvallazione a monte, una lunga concatenazione di viali che cingendo dall'alto la città erano stati destinati alle abitazioni della agiata borghesia cittadina.

Il castello è raggiungibile da piazza Acquaverde-via Balbi (stazione ferroviaria di Piazza Principe) con l'ascensore Castello d'Albertis-Montegalletto. Con autobus AMT delle linee 36, 39 e 40. Un particolare servizio favorisce il trasporto e la visita al museo da parte di persone disabili. In auto è raggiungibile per chi proviene dalle autostrade uscendo al casello di Genova-Ovest.

Cenni storicimodifica | modifica sorgente

Ideato dallo stesso D'Albertis - che ne fece sua dimora - con un gusto del collage architettonico in grado di mescolare castelli valdostani e palazzi fiorentini, il castello si richiama prevalentemente allo stile medioevale non disgiunto dal revival in auge nell'Ottocento e riguardante l'architettura neogotica e appunto neomedioevale.

Fu edificato dagli ingegneri Graziani e Francesco Parodi, con gli scultori Allegro e Marc'Aurelio Crotta (per la parte decorativa) e con la supervisione dell'architetto Alfredo d'Andrade sui resti delle antiche fortificazioni trecentesche e poi rinforzate nel XVI secolo (la torre a pianta quadrata era stata sostituita dal bastione cinquecentesco).

Il castello visto dall'area cittadina sottostante

Le opere di edificazione avvennero tra il 1886 e il 1892 e l'inaugurazione fu fatta coincidere con le celebrazioni per il quattrocentesimo anniversario della scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo. Si tratta di un castello in stile "archeologico", in quanto riprende e sintetizza vari particolari di edifici medioevali di Genova (torre degli Embriaci, polifore di palazzo San Giorgio e altri.)

Alla sua morte (1932) d'Albertis donò il castello e le sue collezioni alla città di Genova, che poté così beneficiare non solo della dimora dal capitano stesso fantasiosamente arricchita di rimandi esotici, neogotici ed ispano-moreschi, e ricca di reperti frutto di numerosi viaggi, ma anche di un pezzo di storia cittadina: un bastione della cinta muraria cinquecentesca contenente i resti basamentali di una torre della precedente cinta medievale, su cui è andata a poggiarsi la costruzione del castello stesso.

Un non meno importante truciolo di storia - come ebbe a sottolineare un anonimo cronista nel supplemento al "Caffaro" del 1 maggio 1892 - lega le mura fortificate di Monte Galletto alla storia locale. Fu su queste mura, infatti, che nel 1747 - come riferì il giornale - il popolo genovese trascinò (per l'ascesa di Pietraminuta) "i cannoni destinati a [far] battere la ritirata al nemico [austriaco]", a dimostrazione che, "anche strategicamente, [questa altura] è stata sempre un punto di grande importanza".



Il restauromodifica | modifica sorgente

Una copia della Venere di Milo nel piazzale d'ingresso del castello-museo

Dopo essere rimasto quasi in abbandono (durante negli anni settanta il suo parco veniva utilizzato nella stagione estiva, sull'onda delle serate romane a Massenzio, come café chantant), il castello è stato oggetto di un accurato intervento di restauro edilizio per l'adeguamento della struttura alle esigenze di una fruizione pubblica moderna.

In corrispondenza dell'apice geometrico del bastione è stata sostituita la copertura del tetto con una struttura in vetro ed è stato svuotato il bastione cinquecentesco dal riempimento di terra, liberando le strutture murarie al suo interno e recuperando in questo modo non solo un nuovo spazio espositivo, ma anche le diverse componenti architettoniche dell'intero complesso. Questo ha permesso inoltre di afferrare in un solo colpo d'occhio i resti trecenteschi, la sobria spazialità dell’architettura rinascimentale e, in alto, bene stagliate contro il cielo, le merlature e la torre di invenzione ottocentesca.

Alcune leggende girano tra le mura del castello d'Albertis. Pare ci sia una porta che, anche se lasciata sempre chiusa a chiave dai gestori del castello, di tanto in tanto, sempre di notte, sbatte violentemente e si apre, costringendo i custodi a tornare a chiuderla a chiave.

Un'altra leggenda dice che il capitano d'Albertis aveva fatto costruire un tunnel sotterraneo che conduceva dalle sue stanze direttamente al porto, alla sua nave, nel caso avesse dovuto fuggire improvvisamente. Tale tunnel sarebbe poi stato usato dalla resistenza durante la seconda guerra mondiale.

Le collezionimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo delle culture del mondo di Genova.

Bibliografia e fontimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.
  • Supplemento al Caffaro, 1 maggio 1892
  • Stefano Roffo ed Elena Donato, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Genova, Newton & Compton, 2000
  • Per una bibliografia più dettagliata riguardo al castello d'Albertis vedi anche: Enrico Alberto d'Albertis

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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