Castello di San Giorgio (Mantova)

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1leftarrow.pngVoce principale: Palazzo Ducale (Mantova).

Castello di San Giorgio
Sistema difensivo di Mantova
Mantova-Castel San Giorgio.jpg
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Città Mantova
Coordinate 45°09′38″N 10°48′00″E / 45.160556°N 10.8°E45.160556; 10.8Coordinate: 45°09′38″N 10°48′00″E / 45.160556°N 10.8°E45.160556; 10.8
Informazioni generali
Tipo Castello medievale
Primo proprietario Francesco I Gonzaga
Funzione strategica difesa della città
Inizio costruzione 1395
Termine costruzione 1406
Costruttore Bartolino da Novara
Materiale Ciotoli, malta, laterizio
Condizione attuale visitabile tramite visite guidate
Proprietario attuale Ministero per i beni e le attività culturali
Visitabile
Occupanti famiglia Gonzaga
Eventi nel 1815 fu carcere politico
Sito web http://www.ducalemantova.org

senza fonte

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Storia e descrizionemodifica | modifica sorgente

Costruito sulle macerie della Chiesa di Santa Maria di Capo di Bove a partire dal 1395 e concluso nel 1406 su committenza di Francesco I Gonzaga e su progetto di Bartolino da Novara, è un edificio a pianta quadrata costituito da quattro torri angolari e cinto da un fossato con tre porte e relativi ponti levatoi, volto a difesa della città.

L'architetto Luca Fancelli, nel 1459 su indicazione del marchese Ludovico III Gonzaga, che liberò ambienti di Corte Vecchia per il Concilio indetto da Pio II, ristrutturò il castello che perse definitivamente la sua primitiva funzione militare e difensiva. Il maniero fu per lunghi anni la residenza di Isabella d'Este, moglie di Francesco II Gonzaga, tra le più celebri nobildonne del Rinascimento. Isabella volle presso la corte numerosi artisti e umanisti dell'epoca, quali Andrea Mantegna, il Perugino, Leonardo da Vinci, Ludovico Ariosto e Baldassarre Castiglione, facendo di Mantova una delle maggiori corti europee e centro artistico e letterario. Nelle prigioni del castello fu richiuso nel 1496 il condottiero Paolo Vitelli, fatto prigioniero da Francesco II Gonzaga.

Il castello, assieme ad altri edifici adiacenti, rimane residenza del principe per circa un secolo, fino al momento in cui Guglielmo Gonzaga trasferirà i propri appartamenti nella Corte Vecchia ristrutturata.

Nel 1810 fu rinchiuso nelle prigioni del maniero il patriota tirolese Andreas Hofer prima di essere giustiziato. A partire dal 1815 con l'occupazione austriaca della città, il castello divenne il carcere di massima sicurezza in cui vennero richiusi gli oppositori. Dal 1852 nel castello vennero rinchiusi alcuni patrioti legati ai Martiri di Belfiore.


Il terremoto dell'Emilia del 2012 ha provocato danni strutturali all'edificio.[1]

Le sale del castellomodifica | modifica sorgente

  • Sala del Sole, situata al piano terreno e abbellita da affreschi del Quattrocento
  • Sala degli Stemmi, alla quale si accede da una scala a chiocciola
  • Salone degli Affreschi, parallela alla Sala degli Stemmi
  • Sala delle Sigle, camera nuziale di Isabella d'Este
  • Sala del Fregio
  • Sala delle Cappe, con volta a botte
  • Sala dello Zodiaco, con tracce di dipinti di Giulio Romano, dove fu tenuto prigioniero Pietro Frattini, uno dei Martiri di Belfiore
  • Sala degli Sposi.

La Camera degli sposimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Camera degli Sposi.

La Camera Picta (Camera degli Sposi), meravigliosa stanza del piano nobile del torrione nord est del Castello di San Giorgio, è opera di Andrea Mantegna. Il Mantegna l'ha realizzata nell'arco di nove anni, dal 1465 (data incisa sulla parete) al 1475 (data incisa sulla lapide celebrativa all'ingresso della sala), e riadatta lo spazio angusto della stanza cubica con volte su lunette in un susseguirsi di realtà e finzione conferendo all'ambiente un'atmosfera en plein air (dando quindi un'idea di trovarsi in un finto loggiato). Lo spazio di ogni parete della camera è stato diviso dall'artista in tre aperture che trasmettono allo spettatore, attraverso ampi archi, paesaggi bucolici e tende mosse dal vento una forte antitesi con il ridotto ambiente architettonico. Gli affreschi sono stati realizzati sia a secco (parete nord; questa tecnica permette una cura minuziosa dei particolari) sia a fresco(parete sud; l'affresco obbliga il pittore ad optare per un gusto più sintetico). Due sono le scene dipinte raffiguranti componenti della famiglia Gonzaga, la "Scena dell'Incontro" e la "Scena della Corte". Con esse Mantegna rende omaggio ai mecenati che tante committenze gli hanno procurato. Nella stanza, non si può stare più di 5-10 minuti perché (usando la tecnica della pittura a secco) l'umidità e l'aria espirata, rischiano di staccare gli affreschi dai muri.

Galleria fotograficamodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Salviamo la Camera degli Sposi.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Maria Rosa Palvarini, Carlo Perogalli, Castelli dei Gonzaga, Milano, 1983.
  • Alberto Garlandini, I castelli della Lombardia, Milano, 1991.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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