Castrum

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Castrum
Castra layout.svg
Tipico castrum romano
  • 1: Principia
  • 2: Via Praetoria
  • 3: Via Principalis
  • 4: Porta Principalis Dextra
  • 5: Porta Praetoria (porta principale)
  • 6: Porta Principalis Sinistra
  • 7: Porta Decumana
Periodo di attività Repubblica romana e
Impero romano.
Località moderna a) lista di fortezze legionarie;
b-c) lista di forti/fortini ausiliari;
Unità presenti a) lista di legioni;
b-c) lista di auxilia;
Dimensioni castrum a) da 16 a 50 ettari per fortezze legionarie;
b) da 1 a 7,0 ettari per forti ausiliari (di unità complete);
c) fino a 0,7 ettari per fortini ausiliari (di vexillatio di unità);
Provincia romana province romane/limes romano
Battaglie nei pressi battaglie romane

Il castrum o castro in italiano (latino: singolare castrum, plurale castra) era l'accampamento o meglio, la fortificazione, nel quale risiedeva in forma stabile o provvisoria un'unità dell'esercito romano come per esempio una legione.

Definizione di castrummodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ingegneria militare romana.

Deve essere notato che l'utilizzo del termine castra, anche per il singolare, ha un'accezione chiaramente militare come riferisce il grammatico Servio[1], mentre castrum può essere adoperato ambiguamente anche per opere civili con scopi di protezione.[2][3][4][5] Sarebbe pertanto adeguato l'utilizzo del solo termine castra al singolare come al plurale per le installazioni di tipo militare come fortemente consigliato da Le Bohec[6] e Rebuffat[7].

Campo repubblicanomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica romana e esercito romano.

Accampamenti da marcia o da "campagna militare" (castra aestiva)modifica | modifica sorgente

Si racconta che l'esercito romano, dovendo condurre campagne militari sempre più lontane dalla città di Roma (a partire dalla fine del IV-inizi del III secolo a.C.), fu costretto a trovare delle soluzioni difensive adatte al pernottamento in territori spesso ostili. Ciò indusse i Romani a creare, sembra a partire dalle guerre pirriche, un primo esempio di accampamento militare da marcia fortificato, per proteggere le armate romane al suo interno.

« Pirro re dell'Epiro, istituì per primo l'utilizzo di raccogliere l'intero esercito all'interno di una stessa struttura difensiva. I Romani, quindi, che lo avevano sconfitto ai Campi Ausini nei pressi di Malevento, una volta occupato il suo campo militare ed osservata la sua struttura, arrivarono a tracciare con gradualità quel campo che oggi a noi è noto. »
(Sesto Giulio Frontino, Stratagemata, IX, 1.14.)

Al tempo di Polibio (fine del III secolo a.C.)modifica | modifica sorgente

Schema di un accampamento da marcia romano del II secolo a.C., descritto da Polibio.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda guerra punica.

Il primo castra romano da marcia o da campagne militare (castra aestiva[8][9]), ce lo descrive lo storico Polibio.[10]

Esso presentava una pianta rettangolare e una struttura interna adoperata anche nella pianificazione delle città: strade perpendicolari tra loro (chiamate cardo e decumano) che formavano un reticolato di quadrilateri.

Accampamenti semi-permanenti (hiberna)modifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Limes romano.

L'accampamento "semi-permanente" adottato dai Romani fin dei tempi della Repubblica (corrispondeva ai cosiddetti hiberna,[8] vale a dire a quel genere di castra che potesse permettere alle truppe, di mantenere uno stato di occupazione e di controllo militare/amministrativo continuativo nei territori provinciali ancora in via di romanizzazione). Si racconta che durante l'ultimo anno dell'assedio di Veio (inverno del 397-396 a.C.), anziché cessare l'assedio nei tempi soliti per permettere agli agricoltori di lavorare le loro terre, un esercito stipendiato poté essere tenuto indefinitamente sotto le mura della città etrusca. I comandanti romani fecero costruire per la prima volta dei quartieri invernali.[11]

A titolo di esempio si confrontino le descrizioni dei "quartieri invernali" che Cesare adottò al termine delle campagne militari annuali nel corso della sua conquista della Gallia. Ogni anno o quasi erano ricostruiti per trascorrervi l'inverno, a volte in località differenti, a volte nelle stesse, ma in nuove strutture magari poco distanti da quelle degli anni precedenti.

Campo alto imperialemodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riforma augustea dell'esercito romano.

Accampamenti da marcia (castra aestiva)modifica | modifica sorgente

Le dimensioni potevano variare notevolmente, anche se un esercito in marcia di due legioni e relative truppe alleate o ausiliarie, poteva utilizzare un'area complessiva di circa 50 ettari o più, come risulta dai numerosi campi da marcia rinvenuti ad esempio in Britannia durante la sua conquista.

Al tempo di Giuseppe Flavio (66-70 d.C.)modifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra giudaica.

Questa la descrizione che ci fa Giuseppe Flavio durante la prima guerra giudaica:

« I nemici non possono coglierli di sorpresa. [I Romani], infatti, quando entrano in territorio nemico non vengono a battaglia prima di aver costruito un accampamento fortificato. L'accampamento non lo costruiscono dove capita, né su terreno non pianeggiante, né tutti vi lavorano, né senza un'organizzazione prestabilita; se il terreno è disuguale viene livellato. L'accampamento viene poi costruito a forma di quadrato. L'esercito ha al seguito una grande quantità di fabbri e arnesi per la sua costruzione. »
(Giuseppe Flavio, guerra giudaica, III, 5.1.76-78.)

Giuseppe Flavio aggiunge che all'interno vi sono tutta una serie di file di tende, mentre all'esterno la recinzione (vallum) assomiglia ad un muro munito di torri ad intervalli regolari. In questi intervalli vengono collocate tutta una serie di armi da lancio, come catapulte e baliste con relativi dardi, pronti per essere lanciati.[12]

« Nelle fortificazioni si aprono quattro porte, una su ciascun lato, comode per farvi transitare sia animali da tiro, sia per l'utilizzarle in sortite esterne da parte dei soldati, in caso di emergenza, essendo le stesse molto ampie. L'accampamento, quindi, è intersecato al centro da strade che s'incrociano ad angolo retto (via Praetoria e via Principalis). Nel mezzo vengono poste le tende degli ufficiali (quaestorium) e quella del comandante (praetorium), che assomiglia a un tempio. Una volta costruito, appare come una città con la sua piazza (forum), le botteghe degli artigiani e i seggi destinati agli ufficiali dei vari gradi (tribunal), qualora debbano giudicare in occasione di qualche controversia. Le fortificazioni esterne e tutto ciò che racchiudono vengono costruite molto rapidamente, tanto numerosi ed esperti sono quelli che vi lavorano. Se è necessario, all'esterno si scava anche un fossato profondo quattro cubiti (pari a quasi 1,8 metri) e largo altrettanto. »
(Giuseppe Flavio, guerra giudaica, III, 5.2.81-84.)

Una volta costruito l'accampamento, i soldati si sistemano in modo ordinato al suo interno, coorte per coorte, centuria per centuria. Vengono, quindi, avviate tutta una serie di attività con grande disciplina e in sicurezza, dai rifornimenti di legna, di vettovaglie e d'acqua; quando ne hanno bisogno, provvedono ad inviare apposite squadre di exploratores nel territorio circostante.[13]

Nessuno può pranzare o cenare quando vuole, al contrario tutti lo fanno insieme. Sono poi gli squilli di buccina ad impartire l'ordine di dormire o svegliarsi, i tempi dei turni di guardia, e non vi è operazione che non si conduca a termine senza un preciso comando. All'alba, tutti i soldati si presentano ai centurioni, e poi questi a loro volta vanno a salutare i tribuni e insieme con costoro, tutti gli ufficiali, si recano dal comandante in capo. Quest'ultimo, come consuetudine, dà loro la parola d'ordine e tutte le altre disposizioni della giornata.[13]

Quando si deve togliere l'accampamento, le buccine danno il segnale. Nessuno resta inoperoso, tanto che, appena udito il primo squillo, tolgono le tende e si preparano per mettersi in marcia. Ancora le buccine danno un secondo segnale, che prevede che ciascuno carichi rapidamente i bagagli sui muli e sugli altri animali da soma. Si schierano, quindi, pronti a partire. Nel caso poi di accampamenti semi-permanenti, costruiti in legno, danno fuoco alle strutture principali, sia perché è sufficientemente facile a costruirne uno nuovo, sia per impedire che il nemico possano utilizzarlo, rifugiandosi al suo interno.[14]

Le buccine danno un terzo squillo, per spronare quelli che per qualche ragione siano in ritardo, in modo che nessuno si attardi. Un ufficiale, poi, alla destra del comandante, per tre volte rivolge loro in latino la domanda se siano pronti a combattere, e quelli per tre volte rispondono con un grido assordante, dicendo di esser pronti e, come invasati da una grande esaltazione guerresca accompagnano le grida, alzando le destre.[14]

Al tempo delle guerre marcomanniche (166-188)modifica | modifica sorgente

L'accampamento da marcia secondo Pseudo-Igino della fine del II secolo, all'epoca delle guerre marcomanniche di Marco Aurelio. In questo caso le aperture delle porte sono a forma di titulum (vedi sotto).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi guerre marcomanniche.

Qui viene invece rappresentato un accampamento da marcia al tempo delle guerre marcomanniche (166-188), che di viene descritto nel De Munitionibus Castrorum. Si tratta della più particolareggiata descrizione di un accampamento romano e della sua costruzione della fine del II secolo. Fu scritta, ormai lo si sa con certezza, al tempo di Marco Aurelio.[15]

« Conteremo quindi le unità (presenti nel campo) come segue: 3 legioni (pari a 15.000-18.000 legionari), 1.600 vexillarii, 4 coorti praetorie (pari a 2.000 pretoriani), 400 cavalieri pretoriani, 450 cavalieri singulares dell'imperatore, 4 ali milliarie (pari a 3.000 cavalieri) e 5 quingenarie (pari a 2.500 cavalieri), 600 cavalieri mauri, 800 cavalieri pannonici, 500 classiarii della classis Misenensis e 800 della classis Ravennatis, 200 esploratori, 2 coorti equitate milliarie (pari a 2.000 ausiliari) e 4 quingenarie (pari a 2.000 ausiliari), 3 coorti peditatae milliariae (2.400 ausiliari) e 3 quingenariae (1.500 ausiliari), 500 Palmireni,[16] 900 Getuli,[17] 700 Daci, 500 Britanni, 700 Cantabri e due centurie di statores»
(De munitionibus Castrorum, 30.)

Divisione interna: vie e portemodifica | modifica sorgente

Tra le strade interne all'accampamento, se ne distinguono due per importanza: il "cardo massimo" (cardo maximus) e il "decumano massimo" (decumanus maximus), che si incrociano in corrispondenza del praetorium (l'alloggio del comandante simile ad un tempio[18]) e che conducevano alle quattro porte dell'accampamento (le due strade hanno lo stesso nome di quelle delle città, dove invece si incrociano in corrispondenza del foro). Le "aperture" delle porte lungo i quattro lati, presentavano forme differenti, anche a seconda dell'epoca di appartenenza:

  • a Titulum, ovvero con l'apertura verso l'esterno, costruita in modo che di fronte alla porta di accesso all'accampamento vi fosse un vallum ed una fossa paralleli alla porta stessa (ad una distanza di 60 piedi); lo scopo era di rallentare l'impeto di eventuali assalitori, apparendo in modo schematico come segue __——__;[19] questa soluzione fu adottata per tutto il I e II secolo, almeno fino alle campagne in Britannia di Settimio Severo;[20]
  • a Clavicula (esterna o interna), in questo caso il vallo e la fossa potevano essere costruiti verso l'esterno (o l'interno dell'accampamento), costituendo un proseguimento delle mura dell'accampamento, che curvava fino ad una distanza di circa 60 piedi dalla porta, in modo da generare un'apertura non frontale ma laterale (che schematizziamo in questo modo __ \__; tale soluzione venne adottata principalmente durante il I secolo[20] fino al massimo alla metà del II secolo); lo scopo era che gli attaccanti esponessero il loro lato destro (quello privo di scudo) ai legionari, oltre ad impedirgli di attaccare frontalmente le porte dell'accampamento;[19]
  • stile Agricola, dove l'apertura era verso l'esterno, questa volta ad imbuto, con uno dei due lati dell'imbuto più lungo rispetto all'altro (__/ \__);[19] tale apertura fu utilizzata per la prima volta durante il periodo dei Flavi (non a caso il nome di questa tipologia di apertura prende il nome dai numerosi accampamenti riscontrati all'epoca delle campagne in Britannia di Agricola).

Strutture difensive: fossati, terrapieni e palizzatemodifica | modifica sorgente

Per quanto riguarda le strutture difensive dell'accampamento, queste comprendevano cinque tipologie:

  1. uno o più fossati (fossa), normalmente larga 5 piedi e profonda 3, la cui forma poteva essere:
    1. a V (vista di profilo) (detta fossa fastigata);
    2. oppure con la parete più esterna perpendicolare al terreno, l'altra inclinata normalmente (chiamata fossa punica) allo scopo di rendere più difficoltosa la ritirata degli assalitori;[21]
  2. un muro (vallum) era innalzato davanti al fossato con zolle di terra, sassi, pietre e pali di legno per una larghezza di 8 piedi ed un'altezza di 6;[22]
  3. triboli e tronchi ramificati chiamati cervoli (tronchi con ramificazioni laterali, accostati tra loro in modo da costituire un difficile ostacolo da rimuovere, poiché collegati gli uni agli altri);[22]
  4. la protezione con guardie armate disposte fino a quattro file di fanti, mentre alcune pattuglie di cavalleria forniscono un servizio costante di ronda;[23]
  5. il semplice terrapieno (agger), che può sostituire anche il vallum, purché sia costituito da pietre o materiale roccioso.[23]

Accampamenti permanenti (castra stativa e hiberna)modifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Limes romano.

Fu solo grazie ad Augusto (30-29 a.C.) che si ottenne una prima e vera riorganizzazione del sistema di difese dell'Impero romano, acquartierando in modo permanente legioni ed auxilia in fortezze e forti permanenti (stativa[8][9]), non solo quindi per l'inverno (hiberna[8][9]) lungo l'intero limes.

Fortezze legionariemodifica | modifica sorgente

Pianta della fortezza legionaria permanente di Carnuntum, lungo il limes danubiano.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Legione romana e Elenco delle fortezze legionarie romane.

Le fortezze legionarie permanenti derivavano la loro struttura dagli accampamenti di marcia o "da campagna". La loro struttura era pertanto similare, pur avendo rispetto ai castra mobili, dimensioni ridotte, pari normalmente a 16-20 ettari.[24][25] È vero anche che, almeno fino a Domiziano (89 d.C.), erano presenti lungo il limes alcune fortezze legionarie "doppie" (dove erano acquartierate insieme due legioni, come ad es. a Castra Vetera in 50 ettari ed a Mogontiacum in 36 ettari[25]), con dimensioni che si avvicinarono ai 40-50 ettari.[25] A partire però da Diocleziano e dalla sua riforma tetrarchica, le dimensioni delle fortezze andarono sempre più diminuendo, poiché le legioni romane erano state ridotte alla metà degli effettivi.

Al centro della fortezza si trovavano i Principia (il quartier generale) che davano sulla via Principalis e che formavano con la via Praetoria un T all'interno del campo. Tutte le altre strade erano secondarie rispetto alle prime due (es. la via Quintana). Lungo la via pretoria si trovavano la porta Praetoria e la porta Decumana, mentre lungo la via principalis si trovavano la porta Principalis dextera e la porta Principalis sinistra.

Sistema di difesa della fortezza: fossato, vallo, palizzata/mura, intervallum e portemodifica | modifica sorgente
La porta praetoria del forte di Pfünz in Germania, lungo il limes germanico-retico.

Le fortezze in questione erano costruite durante la dinastia dei giulio-claudi in terra e legno[26] ed avevano forma di un quadrilatero irregolare.[27] Fu solo a partire dalla successiva dinastia dei Flavi che le mura esterne, oltre agli edifici interni, cominciarono ad essere costruiti in mattoni (tegulae) e pietra,[26] mentre il castrum andava sempre più assumendo la forma di un rettangolo.[27] È solo durante il Basso Impero che troviamo dei castra tutte le forme compresa quella circolare.[26]

Il muro di cinta esterno (che poteva raggiungere spessori compresi tra i 2 ed i 3,5 metri[26]) era simile a quello già visto sopra del castra aestiva, dove troviamo una fossa (a volte anche due o tre[27]), un agger ed un vallum, dietro il quale si trovava un importante spazio libero: l'intervallum[27] abolito però durante il basso Impero.[26] Lungo le mura o la palizzata, vi erano poi le porte, accanto alle quali sorgevano due torri, la cui forma era quadrata o rettangolare nel II secolo; da Marco Aurelio in poi con forma arrotondata o pentagonale.[26] Le torri di avvistamento erano poi presenti lungo l'intero perimetro della fortezza (normalmente di 500x400 metri circa), distanziate le une dalle altre ad intervalli regolari (con misure variabili), mentre le prime torri ad angolo esterne al tracciato delle mura fecero la loro prima apparizione dopo le guerre marcomanniche, non in tutti i settori del limes.[26] Solo nel II secolo cominciarono ad essere un metodo di costruzione generalizzato in tutto l'Impero.[28]

Edifici interni alla fortezzamodifica | modifica sorgente
Modellino della fortezza legionaria di Deva in Britannia.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Principia (esercito romano), Praetorium, baraccamenti (storia romana), Valetudinarium, Horrea e Fabrica.

Vale la pena ricordare tra gli edifici principali delle fortezze legionarie i Principia, ovvero quegli edifici che ne rappresentavano il centro amministrativo, di fronte agli edifici dove era alloggiato il comandante della legione (legatus legionis), il Praetorium. Le dimensioni di questi primi due edifici variavano da fortezza a fortezza, anche se normalmente presentavano misure pari a 70x100 metri circa.[29] Accanto a questi edifici c'erano poi quelli dei tribuni militari e i baraccamenti dei legionari e dei loro centurioni. I baraccamenti era strutture atte ad alloggiare ciascuna centuria di legionari, pari a circa 80 uomini. Il centurione disponeva di una sua propria abitazione "in testa" alla struttura, mentre ogni contubernium (formato da 8 legionari ciascuno) era alloggiato in una stanza di 4x6 metri (dormitorio) abbinata ad una di uguale misura, dove erano invece depositate le armi.[30] Vi erano, infine, strutture di fondamentale importanza come il Valetudinarium (ospedale militare), l'Aedes (dove venivano poste le insegne e l'aquila), gli Horrea (granai), fabricae (fabbriche di armi) ed in alcuni casi anche le terme, un carcer (prigione) ed (esterni alle mura del campo) un anfiteatro.[31]

Edifici esterni alla fortezzamodifica | modifica sorgente
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Canabae.

Attorno a questi centri militari, che in tempo di pace svolgevano l'importante ruolo di romanizzazione dei territori conquistati, si svilupparono importanti centri civili, chiamati canabae, in alcuni casi divenuti prima municipi e poi colonie. Queste strutture avevano così, oltre ad un prioritario ruolo militare, anche quello di diffondere la cultura e le leggi imperiali, oltre a promuovere i commerci con il mondo dei barbari lungo le frontiere dell'impero romano.

Forti di truppe ausiliarie: i castellamodifica | modifica sorgente

Pianta del castellum di Theilenhofen (Iciniacum), struttura tipica del periodo alto imperiale.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Truppe ausiliarie dell'esercito romano, Elenco delle truppe ausiliarie romane e limes germanico-retico.

I forti delle unità ausiliarie (normalmente nominati castellum[8][32]), che ricordiamo potevano contenere cohortes di fanteria o alae di cavalleria o cohortes equitatae (unità miste), avevano misure molto diverse le une dalle altre, a seconda anche che contenessero unità quingenariae (di 500 armati circa) o milliariae (di 1.000 armati circa). Ad esempio una cohors peditata quingenaria (500 fanti circa) veniva alloggiata in 1,2-1,5 ettari, mentre un'ala milliaria poteva necessitare di uno spazio molto ampio per alloggiare 1.000 armati e altrettanti cavalli (3,5-7 ettari, come a Porolissum).[33][34]

Sebbene avessero dimensioni inferiori a quelle delle fortezze legionarie (vedi sopra), erano strutturate in modo analogo. Anche i forti ausiliari possedevano infatti i Principia (edifici amministrativi), il Praetorium (edificio del comandante, il praefectus di coorte o d'ala), i baraccamenti dei soldati ausiliari e dei loro ufficiali, le stalle per i cavalli, un Valetudinarium (ospedale militare) e gli Horrea (granai). A questi, in alcuni casi (soprattutto quando le unità erano milliariae), potevano aggiungere edifici termali, fabricae di armi, oltre ad un centro civile vicino.[35]

Un tipico esempio di forte ausiliario che vale la pena visitare per apprezzarne la struttura (grazie a tutta una serie di ricostruzioni realizzate ai primi del Novecento), lo troviamo in Germania, a Saalburg, lungo il sistema di fortificazioni del limes germanico-retico.

Campo tardo imperialemodifica | modifica sorgente

tipica struttura di forte ausiliario di epoca tardo imperiale.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riforma dioclezianea dell'esercito romano e riforma costantiniana dell'esercito romano.

Anche il sistema difensivo dei confini venne reso più elastico e "profondo": alla rigida difesa del vallum venne aggiunta una rete sempre più fitta di castella interni, collegati tra di loro da un più complesso sistema viario (un esempio su tutti: la strata Diocletiana in Oriente). In sostanza si passò da un sistema difensivo di tipo "lineare"[36] ad uno "più profondo" (sebbene non nelle proporzioni generate dalla crisi del III secolo, quando Gallieno e gli imperatori illirici erano stati costretti dai continui "sfondamenti" del limes a far ricorso a "riserve" strategiche molto "interne" rispetto alle frontiere imperiali), che vide un notevole ampliamento dello "spessore" del limes, il quale fu esteso da una fascia interna del territorio imperiale ad una esterna, in Barbaricum, attraverso la costruzione di numerose "teste di ponte" fortificate (anche oltre i grandi fiumi Reno, Danubio ed Eufrate), avamposti con relative vie di comunicazione e strutture logistiche.[37]

« Infatti, per la previdenza di Diocleziano tutto l'impero era stato diviso [...] in città, fortezze e torri. Poiché l'esercito era posizionato ovunque, i barbari non potevano penetrarvi. In ogni sua parte le truppe erano pronte a opporsi agli invasori ed a respingerli»
(Zosimo, Storia nuova, II, 34.1.)

Una conseguenza di questa trasformazione delle frontiere fu anche l'aumento della protezione delle nuove e vecchie strutture militari, che vennero adeguate alle nuove esigenze difensive (tale necessità non era così urgente nei primi due secoli dell'Impero romano, dedicati soprattutto alla conquista di nuovi territori). Le nuove fortezze cominciarono così ad essere costruite, o ricostruite, in modo più compatto nelle loro dimensioni (riducendone il perimetro complessivo), più solide nello spessore delle loro mura (in alcuni casi si passò da uno spessore di 1,6 metri a 3,4 metri, come nel caso della fortezza di Sucidava) e con un maggior utilizzo di torri esterne, per migliorarne la difesa.[37]

Diocleziano, in sostanza, non solo intraprese una politica a favore dell'aumento degli effettivi, ma anche volta a migliorare e moltiplicare le costruzioni militari del periodo, sebbene queste ultime siano risultate, sulla base dei ritrovamenti archeologici, meno numerose di quanto non abbiano raccontato gli antichi[38] ed i moderni.[39]

Dal castrum militare alla città/colonia romanamodifica | modifica sorgente

La Porta Palatina di Julia Augusta Taurinorum (Torino), città costruita sulla pianta dell'antico castrum militare.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Colonie romane.

Talvolta è successo che i castra stabili sia siano evoluti nel tempo fino a diventare città. Fra le città fondate a partire da un castro sono Torino, Como, Pavia, Belluno, Brescia, Bologna (il decumano massimo era la via Emilia) e Firenze (l'accampamento di Florentia fu fondato come base per l'assedio di Fiesole, città etrusca e ben difesa). In inglese la parola compare nel nome di numerose città in buona parte fondate a partire da un castro romano (spesso nella forma della terminazione chester): Chester, Lancaster, Manchester ecc.

Le grandi caserme, infine, che ospitavano i corpi militari stanziati a Roma (dalla guardia pretoriana ai vigiles, fino agli urbaniciani) erano anch'esse chiamate castra (vedi Castra di Roma antica).

Altre forme di castramodifica | modifica sorgente

Il "castra bizantino" è identificato come un gruppo di case oppure torri affiancate l'una all'altra in modo da formare una corona fortificata; le mura esterne in pratica sono di fatto le pareti delle case.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Servio, Ad Aen., VI, 775
  2. ^ Rumpf, Castrum, in "Enc. dell'Arte Ant.", II, 1959, pp. 412-416
  3. ^ Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, trad. it. Roma, 1992, pp.173-176
  4. ^ Milan, Le forze armate nella storia di Roma antica, Roma, 1993, pp. 239-249
  5. ^ Bejor, Castrum, in "Enc. dell'Arte Ant.", sup II, 1996, pp. 45-47
  6. ^ Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, pp. 13 e 208
  7. ^ Rebuffat, A propos du “Limes Tripolitanus”, in «Rev. Arch.», I, 1980, p. 113
  8. ^ a b c d e Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.208.
  9. ^ a b c Tacito, Historiae, III, 46, 4; Tacito, Annales, I, 16, 2; I, 30, 3.
  10. ^ Polibio, Storie, VI, 27-34.
  11. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, V, 2.
  12. ^ Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 5.2.
  13. ^ a b Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 5.3.
  14. ^ a b Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 5.4.
  15. ^ J.M. Carriè, Eserciti e strategie, vol.18, in "Storia Einaudi dei Greci e dei Romani", Milano, Einaudi, 2008, pp.104-105.
  16. ^ Troviamo numerose iscrizioni di unità militari di Palmyreni in Dacia romana prima e durante le guerre marcomanniche: AE 1914, 102, AE 1974, 565b, AE 2006, 1129, AE 1971, 404d, AE 1971, 405, AE 1977, 695, AE 2006, 1175, AE 1983, 795, AE 1983, 797, AE 1999, 1295, AE 1980, 755, AE 1960, 219, AE 2003, 1468, AE 1971, 389, AE 1972, 466, AE 1956, 217, CIL III, 14216.
  17. ^ Troviamo numerose iscrizioni di unità militari di Gaetuli in Mesia inferiore prima e durante le guerre marcomanniche: CIL XVI, 58, AE 2003, 1548, AE 1998, 1148, AE 1999, +01318, AE 2004, 1256, AE 1994, 1528, AE 2008, 1195.
  18. ^ Giuseppe Flavio, Guerra giudaiaca, III, 5, 2.
  19. ^ a b c P.Connolly, L'esercito romano, Milano 1976, p.14.
  20. ^ a b G.Webster, The roman imperial army, Oklahoma 1998, p. 174.
  21. ^ G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, p.252.
  22. ^ a b G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, p.253.
  23. ^ a b G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, p.254.
  24. ^ Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.215.
  25. ^ a b c Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.216.
  26. ^ a b c d e f g Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.211.
  27. ^ a b c d Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.210.
  28. ^ Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.212.
  29. ^ G.Webster, The roman imperial army, Oklahoma 1998, pp.193-197.
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Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Fonti primarie
Storiografia moderna
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  • 4th International Congress of Roman Frontier Studies, Durham 1959;
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  • 6th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di H.Schönberger, Colonia-Graz 1967;
  • 7th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di S.Appelbaum, Tel Aviv 1971;
  • 8th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di E.Birley, B.Dobson e M.Jarrett, Cardiff 1974;
  • 9th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di D.M.Pippidi, Bucarest 1974;
  • 10th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di D.Haupt e H.G.Horn, Colonia 1974;
  • 11th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di J.Fitz, Budapest 1977;
  • 12th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di W.S.Hanson e L.J.F.Keppie, Oxford 1980;
  • 13th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di C.Unz, Stoccarda 1986;
  • 14th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di H.Vetters e M.Kandler, Vienna 1990;
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  • 16th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di W.Groenman-van Waateringe, B.L.van Beek, W.J.H.Willems e S.L.Wynia, Exeter 1997;
  • 17th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di N.Gudea, Zălau 1999;
  • 18th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di P.Freeman, J.Bennett, Z.T.Fiema e B.Hoffmann, Oxford 2002;
  • 19th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di Z.Visy, Pecs 2003;
  • 20th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di Ángel Morillo Cerdán, León 2006;

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

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