Chen Yun

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Chen Yun

Chen Yun (cinese semplificato 陈云, cinese tradizionale 陳雲, pinyin Chén Yún; Qingpu, 13 giugno 1905Pechino, 10 aprile 1995) è stato un politico cinese. È considerato uno degli "Otto Anziani del Partito Comunista Cinese".

Biografiamodifica | modifica sorgente

Organizzatore comunistamodifica | modifica sorgente

Nato a Qingpu (oggi parte di Shangai), Chen Yun fu fin da giovane attivo nei movimenti operai, essendo egli stesso un operaio. Nel 1924 si iscrisse al Partito Comunista Cinese, ricevendo prevalentemente incarichi di organizzazione o inerenti all'ambito economico.

Quando Chiang Kai-shek ruppe l'alleanza con i comunisti nel 1927, Chen lasciò Qingpu, ma successivamente fece ritorno a Shangai in incognito; nel 1930 venne eletto membro aggiuntivo del Comitato Centrale del PCC. Rimase a Shangai fino al 1933, quando riparò a Ruijin, capitale dell'allora Repubblica Sovietica Cinese, responsabile per il lavoro clandestino nelle "zone bianche", ovvero quelle controllate dal Guomindang o comunque non sotto l'autorità dei soviet cinesi. Nel 1934 entrò nell'Ufficio Politico del Partito e, in questo periodo, anche nel suo Comitato Permanente.

Prese parte alla Lunga Marcia e, nel gennaio 1935, partecipò alla conferenza di Zunyi, che segnò la definitiva vittoria di Mao Zedong sulle fazioni del Partito a lui ostili. Chen tuttavia non completò la Marcia: in estate tornò a Shangai, quindi a settembre fu inviato a Mosca come rappresentante cinese al Comintern. Fece ritorno in Cina nel 1937, recandosi nella base comunista di Yan'an e venendo nominato, in novembre, direttore del Dipartimento d'Organizzazione del CC del PCC, restandovi fino al 1944. In questo periodo scrisse numerosi saggi sull'organizzazione dedicati al "movimento di rettifica". Fra il 1942 e il 1946 ebbe numerosi incarichi economici.

Nella repubblica popolaremodifica | modifica sorgente

Chen Yun

Con la vittoria della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, Chen venne nominato direttore della Commissione per l'Economia e la Finanza. Nel 1952 fu membro di una commissione, diretta da Zhou Enlai, incaricata di abbozzare il primo piano quinquennale; dopo che la bozza fu respinta dagli esperti sovietici, l'elaborazione del piano passò alla Commissione per la Pianificazione Statale.

Con la stabilizzazione della politica cinese e la fondazione dell'Assemblea Popolare Nazionale nel 1954, Chen venne nominato primo viceprimo ministro del Consiglio di Stato (o viceprimo ministro esecutivo). All'VIII Congresso del Partito Comunista Cinese divenne anche vicepresidente del Partito insieme a Zhou Enlai, Liu Shaoqi e Zhu De.

Verso la fine degli anni Cinquanta, Chen, come Mao, respinse decisamente l'idea di copiare meccanicamente l'esperienza sovietica, specialmente in campo economico. Nonostante questa comunione d'intenti nella critica, le soluzioni esposte dai due statisti cinesi erano radicalmente differenti: mentre Mao auspicava una maggiore partecipazione delle masse popolari e l'incremento delle misure socialiste (come la creazione delle comuni popolari), Chen era per una maggiore apertura al libero mercato e la decentralizzazione. In ogni caso la linea di Mao ebbe la meglio e nel 1958 fu lanciato il Grande Balzo in Avanti.

Il Grande Balzo fu al centro della contesa fra la fazione di Mao e quella di Liu Shaoqi. Chen fu subito critico del Balzo e pubblicò vari articoli esponendo la sua posizione. Tuttavia, dopo che Peng Dehuai (il maggiore critico del Balzo) fu destituito a seguito di un dibattito delle autorità centrali del Partito nel 1959, simultaneamente al lancio della campagna contro l'opportunismo di destra, Chen ritirò le proprie critiche.

Nel 1961, in qualità di vicepresidente del Partito, visitò la zona di Shangai, dove riprese la condanna dei provvedimenti economici di Mao. Successivamente, durante la Rivoluzione Culturale, fu accusato di avere detto, in questa occasione, che la situazione era assai meno peggiore sotto Chiang Kai-shek. Fra il 1961 e il 1962, gli furono dati nuovamente incarichi economici, presumibilmente in un tentativo di Liu di mettere fine alle politiche del Balzo.

Allo scoppio della Rivoluzione Culturale nel 1966, Chen venne criticato dalle guardie rosse come il principale responsabile della "via economica capitalista" dei primi anni Sessanta e quindi destituito dalla vicepresidenza del Partito. Nel 1965 era già stato sostituito da Lin Biao come viceprimo ministro. Nel 1969 venne rieletto membro del Comitato Centrale del Partito, ma non più dell'Ufficio Politico; in questo periodo lavorò in una fattoria presso Nanchang. Eletto deputato dell'Assemblea Popolare Nazionale nel 1975 e divenne anche vicepresidente del suo Comitato Permanente.

L'epoca del "socialismo di mercato"modifica | modifica sorgente

Con la morte di Mao Zedong e l'esautorazione della banda dei quattro, i sostenitori di Liu Shaoqi e nemici della Rivoluzione Culturale tornarono a guadagnare sempre più influenza. Nel 1977 Chen si fece promotore della riabilitazione di Deng Xiaoping, che effettivamente avvenne. Ad una conferenza di lavoro del Comitato Centrale nel novembre 1978 lanciò i primi attacchi contro l'epoca maoista, sollevando sei questioni da porre alla sessione plenaria del Comitato Centrale che si sarebbe dovuta tenere in dicembre (le "sei questioni" erano Bo Yibo, Tao Zhu, Wang Heshou, Peng Dehuai, l'incidente di Tiananmen del 1976 e gli errori di Kang Sheng); la sessione effettivamente fu molto importante perché rappresentò l'ascesa definitiva di Deng e dei suoi alleati. In occasione di questa sessione, Chen venne promosso a membro aggiuntivo dell'Ufficio Politico e del suo Comitato Permanente, nonché vicepresidente del Partito e primo segretario della Commissione Centrale per l'Ispezione Disciplinare.

Nel luglio del 1979 venne anche messo a capo di una commissione economica speciale del Partito, atta a mettere a punto le aperture al libero mercato. Sempre nel 1979 fu Chen a fare da apripista per Deng nelle sue critiche della Rivoluzione Culturale. Egli disse esplicitamente che, se avesse potuto prevedere della Rivoluzione Culturale prima del 1949, sarebbe passato dalla parte di Chiang Kai-shek; inoltre condannò i metodi dittatoriali di Mao e le condizioni di vita degli alti dirigenti del Partito. Nei primi anni Ottanta sostenne e, in certi casi, guidò la campagna di epurazione contro la sinistra del PCC.

Negli anni Ottanta, Chen sovrintese i dettagli delle riforme economiche di Deng e fu un sostenitore di una sempre più vasta apertura al libero mercato, mettendo in pratica ciò che aveva ipotizzato già negli anni '50. Sostenne però sempre il mantenimento dell'autorità del Partito, che doveva essere per lui un punto fermo. Nonostante le riforme, egli negò sempre il fatto che la Cina avesse intrapreso la via del capitalismo, ma anzi disse che le riforme di mercato dovevano essere applicate e coordinate in modo tale da impedire la caduta del socialismo. A questo scopo nel 1983 fu tra i principali promotori della campagna contro l'inquinamento spirituale, il cui obiettivo era proprio eliminare le influenze culturali occidentali. Fu anche il promotore di bonus speciali per gli operai delle imprese statali, che però si rivelarono inutili e soprattutto non risolsero il grave problema della crescente povertà dei lavoratori agricoli.

Più avanti, Chen cominciò ad opporsi all'allargamento delle riforme, che egli vedeva come una minaccia all'autorità del Partito. In particolare contrastò l'istituzione delle Zone Economiche Speciali, ma non si dichiarò mai totalmente contrario ad esse. Inoltre, non sfidò mai la legittimità di Deng Xiaoping.

Nel 1987 Chen lasciò l'Ufficio Politico ed il Comitato Centrale del Partito, ma venne comunque nominato presidente della Commissione Consultiva Centrale, che raggruppava i principali veterani del PCC, di fatto l'istituzione più potente del Partito. Il suo ruolo fu particolarmente evidente nel 1989, quando non si oppose alla repressione degli studenti che protestavano in piazza Tiananmen e sostenne l'elezione di Jiang Zemin a segretario generale del Partito.

Chen Yun scomparve dalla scena politica nel 1992, quando la Commissione venne sciolta, e morì il 10 aprile 1995. Le sue idee sulla centralità del Partito vengono a volte considerate un fondamento della teoria delle tre rappresentanze di Jiang Zemin, mentre la sua critica delle riforme pare essere alla base del concetto dello sviluppo scientifico di Hu Jintao, che mira ad una più stabile sistemazione delle riforme per evitare il caos economico degli anni Ottanta e Novanta.

Nel 2005, il centenario della nascita di Chen Yun fu celebrato dalla stampa cinese con numerosi articoli adulatori verso i suoi contributi per il Partito e lo Stato.

Predecessore Presidente della Commissione Consultiva Centrale Successore
Deng Xiaoping 19871992 Nessuno

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