Chiesa ortodossa bulgara

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Chiesa Ortodossa bulgara)
L'attuale patriarca Neofito di Bulgaria

La Chiesa ortodossa bulgara (bulgaro: Българска православна църква, Bălgarska pravoslavna cărkva) è una Chiesa cristiana ortodossa autocefala, con 6,5 milioni di fedeli in Bulgaria e un numero di fedeli tra 1,5 e 2,0 milioni nei restanti paesi europei, nelle Americhe e in Australia.

Il riconoscimento dell'autocefalia del Patriarcato bulgaro da parte del Patriarcato di Costantinopoli nel 927 fa della Chiesa ortodossa bulgara la più antica Chiesa ortodossa slava autocefala, la prima ad aggiungersi alla Pentarchia (i Patriarcati di Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme) e alla Chiesa apostolica autocefala ortodossa georgiana.

Nel XIX secolo la Chiesa ortodossa bulgara è stata considerata eretica dalla maggioranza delle Chiese ortodosse, perché professava il Filetismo, dottrina che sistematizza ciò che è prassi corrente circa i rapporti tra le Chiese: quando una nazione conquista l'indipendenza politica, anche la sua Chiesa ortodossa acquisisce l'autocefalia. Tale prassi ecclesiologica, pur diffusa e consolidata, non è un articolo di fede ufficialmente professato.

Attualmente la Chiesa Ortodossa bulgara è in comunione con le altre chiese ortodosse, ed è riconosciuta sia dal Patriarcato di Mosca che dal Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Capo della Chiesa bulgara è il patriarca Neofito, in precedenza arcivescovo di Ruse, eletto dal Santo Sinodo il 24 febbraio 2013.

La cristianizzazione della Bulgariamodifica | modifica sorgente

Quando Boris I di Bulgaria si fece battezzare, l'aristocrazia boiara si rivoltò e cercò di ucciderlo per ripristinare il paganesimo. Boris reagì prontamente e spietatamente; in seguito se ne rammaricò, attribuendo la sua conversione alle pressioni del clero bizantino. Ricevuta l'epistola del patriarca Fozio, che rimarcava il forte imperialismo bizantino, inviò nell'866 un'ambasceria a Ludovico II il Germanico, re dei Franchi, per richiedergli missionari; contemporaneamente richiese sacerdoti ed un patriarca al papa Niccolò I. Questi aveva tenuto un contro-sinodo a Roma nell'863 nel quale aveva scomunicato Fozio e i suoi seguaci; decise di inviare a Boris i due vescovi Formoso di Porto e Paolo di Populonia.

La cosa provocò l'indignazione di Fozio, che tentò di rimediare al voltafaccia di Boris convocando un concilio 867 nel quale:

La Bulgaria sotto papa Adriano IImodifica | modifica sorgente

In seguito fu Basilio I a deporre Fozio; tuttavia papa Niccolò I, che nel frattempo era morto, non poté venire a saperlo. Il suo successore, Adriano II inviò due legati (Marino - in seguito papa col nome di Marino I - e Leone) a Costantinopoli dove Ignazio, ritornato patriarca per ordine di Basilio, indisse un concilio (869-870). Nell'ultima sessione del concilio prese parte anche un'ambasceria bulgara che cercava di avere da Bisanzio ciò che non otteneva da Roma: i legati pontifici accampavano diritti sull'Illirico, che consideravano un proprio territorio canonico, mentre i bizantini lo rivendicarono fra i loro antichi possedimenti. La maggioranza orientale dei partecipanti ebbe la meglio; fu Ignazio dunque (cioè Costantinopoli) e non Adriano II (cioè Roma) ad inviare nuovi preti e consacrare un nuovo vescovo in Bulgaria.

La Bulgaria sotto papa Giovanni VIIImodifica | modifica sorgente

Papa Adriano II morì nel 872 e gli succedette papa Giovanni VIII, che riprese la politica precedente inviando due legati a Costantinopoli con i quali chiedeva a Ignazio I di sottoporsi al giudizio del papa a Roma. Ignazio però era morto; al suo posto di patriarca c'era nuovamente Fozio. Papa Giovanni lo venne a sapere; cambiò atteggiamento e promise di riconoscere Fozio come patriarca, a due condizioni:

  • che Fozio domandasse perdono pubblicamente per aver scomunicato papa Niccolò I;
  • che Fozio lasciasse la Bulgaria sotto il controllo papale.

La stragrande maggioranza dei quattrocento vescovi riuniti da Fozio a Costantinopoli nell'879 non tennero in alcun conto queste richieste del papa; di fatto Fozio ne uscì indenne, anzi ugualmente legittimato, tanto da essere salutato come pastore sommo. Papa Giovanni VIII, diplomaticamente, accettò senza ulteriori pretese il ritorno di Fozio come patriarca, anche perché aveva urgente necessità dell'esercito e della flotta bizantina contro gli Arabi.

Il contributo di Cirillo e Metodio alla cristianizzazione bulgaramodifica | modifica sorgente

Cirillo e Metodio erano due fratelli originari di Tessalonica, istruiti a Costantinopoli. Furono mandati da Fozio sul finire dell'863 in Moravia per cristianizzare i sudditi del re Rastislavo. La liturgia bizantina già si adattava ad essere celebrata nelle lingue più familiari ai luoghi in cui si celebrava: occorreva solo mettere dare alla lingua slava una forma scritta. Adoperando l'alfabeto greco con l'aggiunta di sei lettere inventate, riprodussero tutta la fonetica slavonica; con questa scrittura, chiamata alfabeto glagolitico, tradussero gran parte dei testi liturgici. Nell'864 Ratislao dovette sottomettersi a Ludovico e alla sua politica missionaria in Moravia, ma questi non sfavorì i missionari bizantini che, pur essendo appena giunti, già parlavano la stessa lingua degli indigeni.

Per cercare nuovi sacerdoti Cirillo e Metodio vollero partire per Costantinopoli via mare salpando da Venezia. Lì furono invitati a presentarsi a Roma da papa Niccolò I, che nel frattempo era venuto a conoscenza della loro opera missionaria attraverso il clero franco e latino. Niccolò morì durante il loro viaggio, perciò i due fratelli furono accolti da papa Adriano II nell'867 e vennero festeggiati come degli inviati da Dio: regalarono infatti le reliquie di san Clemente papa, trovate da Cirillo nella sua precedente missione tra i Cazari.

Cirillo morì nell'869; nello stesso anno Metodio, nominato vescovo di Pannonia, sotto la spinta del re del luogo Kocel, fu fatto titolare di Sirmio (l'attuale Sremska Mitrovica). Il papa di fatto dette scacco alla chiesa di Bulgaria e a quella bavarese dando un implicito placet alla costituzione della chiesa nazionale slava. Quando però Metodio giunse in Pannonia vi trovò come re Svatopluk, alleato dei Franchi che avevano deposto Rastislavo. Metodio fu processato e condannato da un sinodo locale nell'870 e restò in carcere per due anni; quando poi fu rimesso in libertà, gli venne proibito di adoperare la lingua slava fuorché nella predicazione. Nell'880 il suo lavoro fu riconosciuto e approvato da papa Giovanni VIII.

Metodio venne ugualmente screditato da Vichingo, vescovo di Nitra. Nell'881-882 tornò per cercare forse l'appoggio politico e ecclesiale - dopo quasi venti anni - a Costantinopoli, dove ritrovò Fozio.

La cristianizzazione in Bulgaria operata dal santo settenariomodifica | modifica sorgente

Metodio, ritornato in Moravia e sentendosi vicino alla morte, nominò Gorazd suo successore e indicò altri suoi quattro discepoli come future guide della nascente chiesa slava (questo gruppo - Gorazd e i quattro discepoli, insieme ai loro due fondatori Cirillo e Metodio - fu chiamato poi dalla tradizione "il santo settenario"). Metodio morì nell'884 ma Gorazd non poté sostituirlo alla sede episcopale poiché costretto a rifugiarsi in Bulgaria dall'oppressione crescente del vescovo Vichingo, ormai certo dell'appoggio del re Svätopluk e del nuovo papa Stefano V. La liturgia slava così, nata in Moravia, trovò il suo sviluppo in Bulgaria: questa nazione dunque si trovò a dare i natali a tutta la letteratura slava. Accolto con gioia da Boris, il santo Settenario elaborò un piano dettagliato per la slavizzazione della Bulgaria che allora si reggeva sull'instabile equilibrio tra slavi danubiani e bulgari turanici. Tra i rifugiati in Bulgaria c'era il prete Clemente che divenne, sotto il re Simeone nell'893, il primo fra gli slavi a ricevere l'episcopato.

L'episcopato di Clementemodifica | modifica sorgente

Clemente concentrò la sua attività missionaria ad Ocrida che divenne, grazie a lui e a Boris, la principale città della cultura slava. Naum e Angelario, compagni di Clemente, si stabilirono vicino a Preslav dove fondarono un'altra scuola di letteratura paleoslava mentre imperversava la guerra dell'894-896.

Presenza in Italiamodifica | modifica sorgente

La Chiesa ortodossa bulgara è presente in Italia con due parrocchie a Roma e Milano. La prima è intitolata ai santi Cirillo e Metodio ed è retta dallo ieromonaco Kliment Bobchev, la seconda, dedicata a sant'Ambrogio, è retta da Ivalin Slavov. Queste due realtà dipendono dalla Metropolita per l'Europa occidentale e meridionale con sede a Berlino. Vescovo vicario per l'Italia è Thion. Altra Chiesa bulgara presente in Italia con sede a Venezia è la chiesa sui iuris di rito orientale bulgaro in comunione ecclesiale con il Matriarcato d'Occidentesenza fonte, dal quale dipende. Il suo Patriarca Stefan II (Stefan Nedialcov Popdimitrov) ha il titolo di Arcivescovo Maggiore di Sofia.

Organizzazione ecclesiasticamodifica | modifica sorgente

Circoscrizioni ecclesiastiche bulgare.

Le circoscrizioni ecclesiastiche ortodosse in Bulgaria sono le seguenti:

Esistono due circoscrizioni ecclesiastiche fuori dalla Bulgaria e che dipendono dal patriarcato di Sofia:

  • Eparchia dell'Europa centrale e occidentale, con sede a Berlino
  • Eparchia dell'America, del Canada e dell'Australia, con sede a New York.

Lista dei patriarchi di Bulgariamodifica | modifica sorgente

Il patriarcato bulgaro, attivo fino al 1393, è stato restaurato nel 1953 e riconosciuto dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli.

  • Cirillo † (10 maggio 1953 - 7 marzo 1971 deceduto)
  • Massimo † (4 luglio 1971 - 6 novembre 2012 deceduto)
  • Neofito, dal 24 febbraio 2013

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente








Creative Commons License