Chiesa cattolica in Belgio

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Chiesa cattolica in Belgio
Emblem of the Holy See usual.svg
Anno 2010
Cattolici 7,7 milioni
Popolazione 10,4 milioni
Primate André-Joseph Léonard
Nunzio apostolico Giacinto Berloco
Codice BE
Mappa delle diocesi del Belgio

La Chiesa cattolica in Belgio è composta da una provincia ecclesiastica con 8 diocesi. L'arcivescovo ha il titolo di primate del Belgio.

Nel 2010 il 60% della popolazione si dichiara cattolica, pur essendo l'87% della popolazione nata in famiglie cattoliche.[1] Nel 1980 si dichiaravano cattolici il 72% dei belgi, scesi al 68% nel 1990 e al 65% nel 2005.

Storiamodifica | modifica sorgente

Ancien régimemodifica | modifica sorgente

Primo Ottocentomodifica | modifica sorgente

La situazione in Belgio dopo il Congresso di Viennamodifica | modifica sorgente

Il Congresso di Vienna aveva unito Belgio e Olanda, col nome di Paesi Bassi, sotto il monarca protestante Guglielmo I d'Orange. Dal punto di vista religioso, in Olanda vi era una maggioranza protestante ed una minoranza cattolica; mentre il Belgio era a maggioranza cattolica. In uno Stato religiosamente diviso, l’unica soluzione era la libertà e l’uguaglianza dei culti, così come venne imposta a Vienna. Ma mentre i cattolici olandesi considerarono la Costituzione del 1814 un progresso rispetto al passato, i cattolici belgi e soprattutto fiamminghi volevano che per le province meridionali venissero ristabiliti gli antichi privilegi (specialmente sull’insegnamento). Così, guidati dal focoso vescovo di Gand De Broglie, le autorità diocesane belghe condannarono l’indifferentismo della nuova Costituzione e vietarono ai cattolici di prestarvi giuramento.

Sorsero poi nuove difficoltà sulla ristrutturazione delle diocesi, sulla nomina dei vescovi, sulla libera formazione del clero (nel 1825 la Chiesa belga si oppose all’istituzione del collegio filosofico di Lovanio, perché sarebbe stato di controllo statale). In pratica il re attuava una politica vessatoria nei confronti dei cattolici (più per spirito regalista che anticattolico); in Belgio si era persuasi che il re volesse protestantizzare il paese.

La nascita del cattolicesimo liberalemodifica | modifica sorgente

Nel Belgio si fa strada intanto una nuova mentalità, destinata a fare il giro dell’Europa con il nome di liberalismo cattolico. Giornali cattolici belgi si fanno portavoci di questa linea politica, vista con diffidenza a Roma, ma appoggiata dal vescovo Méan, dal suo vicario e poi successore Sterckx, dal Van Bommel, dal De Ram (futuro rettore di Lovanio). Cattolici e liberali si trovarono così uniti contro la monarchia, i primi per difendere la libertà di insegnamento e la difesa del proprio culto, i secondi per la libertà di stampa e di effettiva rappresentanza in Parlamento.

Benché contemporaneo dell’Avenir, tuttavia il liberalismo cattolico belga non adotterà mai i principi del giornale lamennesiano; è un liberalismo puramente tattico, giustificato dalle contingenze e dalla situazione di fatto. Si possono distinguere tre tendenze nel liberalismo cattolico belga:

  • una minoranza che: condivide coi liberali l’entusiasmo per le grandi possibilità offerte dalla libertà dal punto di vista politico; inclina verso la repubblica; e rivendica una piena autonomia dei vescovi nel campo temporale;
  • all’estremo opposto stanno i conservatori, unionisti solo per il momento, in attesa di restaurare la tradizione monarchica e la religione di Stato;
  • fra i due schieramenti la cosiddetta "scuola di Malines", che non condivide interamente i principi del Lamennais, in quanto vuole combinare assieme i vantaggi del sistema liberale con quelli dell’ancien régime, nella convinzione che la libertà non deve escludere la protezione, né la protezione escludere la libertà.

Il Belgio indipendentemodifica | modifica sorgente

L’aver comunque fatto fronte unico rappresentò uno dei fattori decisivi per la vittoria della rivoluzione del 1830, che portò all’indipendenza del Belgio sotto un nuovo sovrano, il protestante Leopoldo I di Sassonia-Coburgo-Gota. Nel congresso riunitosi per stabilire la nuova costituzione, l’arcivescovo Méan scrisse una lettera a Roma, redatta dallo Sterckx, in cui non si chiedevano privilegi, ma libertà. Accanto a questa lettera, abbiamo anche l’opuscolo del De Ram, Considérations sur les libertés religieuses, largamente diffuso.

Di fatto la Costituzione belga riconobbe:

  • la libertà religiosa e la libertà di culto pubblico
  • che nessuno può essere costretto ad atti o cerimonie di culto
  • che lo Stato non deve intervenire nella nomina dei ministri di qualsiasi culto né impedire la libera comunicazione con i superiori
  • che il matrimonio civile precede quello religioso
  • che l’insegnamento è libero
  • che gli stipendi dei ministri della religione siano pagati dallo Stato (per compensare le confische subite durante la rivoluzione francese).

L’atteggiamento della Santa Sedemodifica | modifica sorgente

Roma dapprima fu diffidente verso la soluzione belga, poi, in seguito alla risposta dello Sterckx (non è vera e propria separazione, ma un modus vivendi che rappresenta la soluzione pratica migliore), mantenne il silenzio, anche dopo la Mirari vos.

Politicamente si susseguirono diversi cabinetti "unionisti" cattolico-liberali; religiosamente abbiamo lo sviluppo degli ordini religiosi, delle scuole, il riconoscimento dell’università di Malines voluta dall’episcopato, ma combattuta dai liberali e dal nunzio. Fu merito certamente del re e dello Sterckx, se la Chiesa poté realizzare quanto di meglio potesse.

Secondo Ottocentomodifica | modifica sorgente

Novecentomodifica | modifica sorgente

Struttura amministrativa attualemodifica | modifica sorgente

Nunziatura apostolicamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nunziatura apostolica in Belgio.

Luoghi della cattolicitàmodifica | modifica sorgente

Santuarimodifica | modifica sorgente

Statua della Vergine nel santuario di Banneux

Il santuario mariano più famoso è quello della Vergine dei Poveri di Banneux. In questo villaggio, vicino a Liegi, la Vergine apparve ad una bambina undicenne per otto volte dal 15 gennaio al 2 marzo. A differenza della maggior parte dei santuari, a Banneux c'è solo una piccola cappella e le celebrazioni si svolgono di regola all'esterno. Accorrono qui circa un milione di pellegrini ogni anno. Maria è venerata a Banneux con il titolo di Signora dei Poveri.

Altri santuari belgi sono:

  • Il santuario di Nostra Signora del Biancospino
a Beauring, vicino a Namur, dove ci furono altre apparizioni appena prima di quelle di Banneux.
  • Il santuario di Nostra Signora di Halle
fra Mons e Bruxelles, ritenuto il santuario nazionale del Belgio, dove dal 1257 si custodisce un simulacro della Vergine donato da sant'Elisabetta d'Ungheria a Matilde di Brabante, figlia di Enrico I.
esistente già prima del XIII secolo, non lontano da Lovanio, vanta una bella chiesa barocca

Beghinaggimodifica | modifica sorgente

Il beghinaggio di Diksmuide
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Beghinaggi fiamminghi.

In moltissime città del Belgio, soprattutto nelle Fiandre, sorgono uno o più beghinaggi, piccole città nelle città, circondate da mura, dove le beghine si ritiravano per una vita di meditazione e di preghiera, ma soprattutto di fattiva carità. Non si trattava di veri e propri monasteri, ma di comunità di laiche (fra le quali molte vedove), che ricevevano una piccola abitazione a titolo gratuito.

Prassi religiosamodifica | modifica sorgente

Devozione popolaremodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Un catholique sur trois a renoncé à sa foi

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • G. Martina, La Chiesa nella prima metà dell'Ottocento. Orientamenti generali: principi e realtà (liberamente scaricabile dal sito della Treccani [1])
  • Santuari belgi

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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